Il #Passante di #Bologna, quinta puntata | Dai facilitatori ai buttafuori.

di Wolf Bukowski e Wu Ming.

1.

Facciamo un passo indietro.
Il 15 dicembre 2016, sul sito ufficiale del comune di Bologna, alla sezione “comunicati stampa”, compare questo testo (tuttora on line):

«Domani, venerdì 16 dicembre, alle 14 in sala di Giunta a Palazzo d’Accursio, verrà illustrato l’accordo sul Passante di Bologna sottoscritto in sede di Comitato di Monitoraggio, coordinato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e composto da Regione Emilia-Romagna, Città Metropolitana di Bologna, Comune di Bologna e Autostrade per l’Italia […]
Si prega di considerare la presente come invito.
Cordiali saluti.»

A quella data, il “confronto pubblico” sul Passante di Bologna è terminato e l’accordo che verrà illustrato in Sala di Giunta ne costituisce l’indegno epilogo: sindaco, assessori e consiglieri, a braccetto con l’amministratore delegato di Autostrade, spiegheranno quali mirabolanti migliorie abbiano arricchito il progetto, grazie al contributo dei cittadini bolognesi e dei facilitatori di Avventura Urbana.

Intanto, sul sito di Internazionale, sono già uscite la prima e la seconda puntata della nostra inchiesta sulla Grande Opera. Stiamo terminando gli ultimi ritocchi alla terza e non ci dispiacerebbe piazzare, come ciliegina sulla torta, un piccolo reportage dell’incontro in Comune. Purtroppo, invitati con un solo giorno d’anticipo, non riusciamo a liberarci da altri impegni, e l’occasione sfuma.

Un nutrito gruppo di cittadini, però, si presenta puntuale, “venerdì 16 alle 14 in Sala di Giunta a Palazzo d’Accursio” per assistere all’illustrazione dell’accordo. Scoprono così che la penultima riga del comunicato stampa, “si prega di considerare la presente come invito”, era una burla, l’ennesima bugia di una vicenda che in pochi mesi ne ha già messe in fila una brutta collezione.

Ad attenderli, sull’uscio della Sala, ci sono due addette stampa del Comune. Ma invece di far accomodare gli invitati, le due comunicatrici bloccano loro l’ingresso.
Non si passa, l’incontro è riservato ai giornalisti.
Incredula, una delle presenti accende il registratore del suo telefono. La situazione è talmente assurda che vale la pena documentarla.
– Qual è il vostro problema, adesso? – domanda la voce di una delle improbabili buttafuori – Fare casino perché non potete entrare?

Strana considerazione, perché a giudicare dall’audio, nessuno degli invitati-per-finta sta facendo casino. Non si sentono urla, il tono delle voci è pacato, la protesta è civilissima. Viene da pensare che l’addetta stampa abbia lo stesso vizio dell’assessore Irene Priolo, che pochi giorni prima ha dichiarato di aver preso “i pomodori in faccia”, durante un dibattito sull’Opera fatto di addomesticatissime e urbanissime serate. Gente così tanto allergica al conflitto, che appena ne sente l’odorino subito pensa a chissà quali folle inferocite.

– Lei sta dicendo che noi vogliamo fare casino? – chiede una voce maschile – Signora, ma sta scherzando?
– Noi vogliamo capire – dice un’altra – Era sul sito di Iperbole!
La signora col registratore domanda all’usciera improvvisata come si chiama.
– Mi chiamo Frontera. Paola Frontera. Mi sta registrando?
– Sì, la sto registrando.
– Ufficio stampa, gabinetto del Sindaco.

Per Paola Frontera, quello a Palazzo d’Accursio è un ritorno recente: portavoce del sindaco Cofferati, poi ufficio stampa della Fondazione del Monte, da maggio 2016, con la nuova giunta, lavora di nuovo nelle stanze del Comune.
– Quindi lei dice che noi non possiamo entrare?
– Io sto dicendo che si tratta di una conferenza stampa…
– Pubblicata sul sito con su scritto “si prega di considerare la presente come invito”.
Si sente un frusciare di carte. Di fronte ai fogli stampati, l’addetta definisce i cittadini “persone pretenziose” – forse perché “pretendono” di entrare – quindi invoca l’intervento dei vigili e conclude:
– Questo è un ufficio riservato, per cortesia.

Rapido batti e ribatti, una porta sbattuta, ed ecco intervenire anche la seconda addetta. Se fossimo in questura, le spetterebbe il ruolo dello “sbirro buono”.
– E’ una conferenza stampa, signora. – ribadisce in tono professionale.
– Ma noi abbiamo chiamato ieri per informarci, qua, eh? Ci hanno detto che era libero.
– E con chi avete dialogato?
– Io non lo so, comunque l’ufficio informazioni vostro, il call center.
– E comunque, signori, – aggiunge un’altra voce – qui non parla di conferenza stampa. Dice: “Domani, venerdì 16 dicembre, alle ore 14…”
La lettura del comunicato procede senza interruzioni.
Quindi la seconda addetta, su richiesta della registrante, si identifica con nome e cognome.
– Mi chiamo Giusi Marcante. Questa è una conferenza stampa.
– Sì, ma dov’è scritto?
– Noi abbiamo inviato una convocazione ai quotidiani e ai giornalisti.
– E l’avete pubblicata su Internet, sul sito di Iperbole.

E qui, dopo tre minuti e trentadue secondi di diverbio, finalmente si capisce per quale motivo l’invito ai giornalisti è stato pubblicato sul sito del comune, come se fosse rivolto a tutti i cittadini. Un errore? Una svista? Nient’affatto:
– Per trasparenza! – chiarisce una delle due addette.

Quindi l’invito non era per invitare, ma per informare che altri erano invitati. Come se io spedissi una mail ai miei amici, scrivendo: “Carissimi, siete tutti invitati stasera, a casa mia, per festeggiare il mio compleanno”. Poi, per informare i vicini che nel mio appartamento ci sarà confusione fino a tarda ora, appendo il testo della mail nella bacheca condominiale: “Carissimi, siete tutti invitati, eccetera”. La sera, quando l’inquilino del piano di sotto si presenta alla mia porta per partecipare, gli dico che non ha capito niente e lo rispedisco a casa. Chi è l’idiota? Io o il mio vicino? E non sarebbe quantomeno giusto, a quel punto, farlo accomodare con gli altri, visto come s’è generato il malinteso? Con la differenza che il quiproquo di Palazzo d’Accursio non è il semplice prodotto di verbi performativi come “invitare” usati in maniera infelice o di citazioni fatte senza virgolette. Da parte dei cittadini era legittimo aspettarsi che l’illustrazione dell’accordo sul Passante di Bologna fosse un incontro pubblico, dato che il Comune stesso presenta quell’accordo come il risultato di uno straordinario percorso di partecipazione. Il problema vero non è linguistico, è politico. L’errore del Comune non sta nell’aver fatto un uso idiota del proprio sito e di un comunicato stampa, ma nell’aver trattato da idioti i cittadini. I quali invece stupiscono l’ascoltatore per la loro continenza.
Nel faccia a faccia davanti alla Sala di Giunta, non vola nemmeno una parolaccia. Il termine più scurrile è quello usato all’inizio da Paola Frontera: casino.
La voce maschile sentita prima lo riprende:
– L’avete scritto per trasparenza e non ci fate entrare? Noi siamo sempre stati civilissimi, non abbiamo mai fatto confusione e lei, signora, non può permettersi di dire che noi vogliamo fare casino.

Di fronte a quest’ulteriore obiezione, la linea Maginot davanti alla porta della sala cambia ancora. Non si può entrare perché non è il momento dell’interlocuzione. La partecipazione è finita, andate in pace.
– Va bene, allora è il momento di ascoltare. – insiste un’altra voce – Possiamo ascoltare? Ci hanno invitato.
No. Non si può. Perché non solo è finita la partecipazione, ma è finita anche la trasparenza, evocata appena qualche secondo prima.
– Le conferenze stampa si ascoltano quando i giornalisti le raccontano. Lei è una giornalista? Che fine fa questa registrazione?
– Mah, poi lo vediamo, lo vediamo che fine fa.
– Questo non è un posto pubblico, in questo momento. Lei non può diffonderla. – intima una delle due respingitrici.
Noi invece siamo convinti che quella registrazione sia di pubblico interesse e che diffonderla sia nel pieno diritto di chi l’ha raccolta. Per questo la rendiamo disponibile qui su Giap, per permettere di ascoltarla e di confrontarla con il nostro racconto.

Passante di Bologna – 16 dicembre 2015 – I cittadini non possono entrare.
i cittadini non possono entrare

La scena termina con l’arrivo dei vigili, che invano tentano di dare all’accaduto una spiegazione razionale  (“Può essere che non ci sia posto”). In realtà, non c’è conclusione più coerente per il confronto pubblico inscenato dal Comune nell’autunno dello scorso anno. L’illustrazione dell’accordo che si presume sia scaturito da quel percorso, si risolve con i cittadini tenuti fuori dalla porta, goffi richiami alla “trasparenza”, malintesi, trucchi buoni per un pesce d’aprile e il ricorso finale alla forza pubblica, senza nemmeno il pretesto della violenza o di pericolosi anarchici infiltrati.

Da sinistra: la ferrovia Direttissima, la Variante di Valico, l’Autosole A1 e il torrente Setta. Foto G. Pellegrini, 2012.

2.

Facciamo molti passi indietro.

Nel 1985 i consigli comunali dei comuni appenninici di Monzuno, Sasso Marconi e Grizzana approvano mozioni contro il progetto della Variante di Valico: una nuova infrastruttura, scrivono, “creerebbe insopportabili alterazioni ambientali con l’aggravamento dei livelli di inquinamento”. Questi comuni sono governati dal Pci, l’opera è fortemente voluta dallo stesso partito, ma i militanti comunisti e gli amministratori locali si schierano coi cittadini che vi si oppongono. La “fronda” ambientalista è maggioritaria persino in diverse sezioni della città di Bologna, e inquieta i dirigenti della federazione provinciale del partito fino al 1991, quando si sbriciola rapidamente. Quell’anno, lo stesso in cui viene presentato il progetto Tav, il patto tra Pci-Pds-Ds-Pd e Grandi Opere viene saldato definitivamente, siglato nel cemento.

A metà degli anni Ottanta, però, un solo comune del primo Appennino, tra quelli toccati dal progetto di Variante di Valico, non si mette di traverso: Marzabotto. Il suo sindaco, dal 1985 al 1993, si chiama Romano Franchi.

E’ proprio Romano Franchi – di nuovo sindaco a Marzabotto – che nel novembre 2016 presenta Val di Setta a bassa velocità, “progetto partecipativo dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese [che] si ripromette di valorizzare e riqualificare il territorio della Val di Setta, segnato in questi anni dai lavori per l’Alta velocità ferroviaria e dalla realizzazione della Variante di Valico.” Il percorso sarà curato da Ciclostile architettura srl e partirà proprio dai “punti critici lungo l’alveo in cui l’ambiente è stato compromesso […] per rimettere i cittadini al centro delle trasformazioni del territorio, rendendoli protagonisti di un piano condiviso di riqualificazione della vallata.”

Non si potrebbe immaginare una parabola più istruttiva di questa. Quando, negli anni Ottanta, i cittadini della valle del Setta vogliono decidere del proprio futuro e si oppongono alla Variante di Valico, trovano, schierati contro di loro, i grandi giornali e i principali partiti della “Prima Repubblica”. Perdono la loro battaglia e dopo anni di pace apparente, in cui governo e Autostrade cercano un accordo finanziario, la val di Setta è devastata dalla nuova infrastruttura. Poiché le strade alimentano il traffico, raddoppiata l’A1 si vuole allargare anche la sua rotonda in direzione nord, quella che ruota attorno a un intossicato spartitraffico: Bologna. Il Passante voluto da Merola è anche la conseguenza di quella sconfitta di un quarto di secolo fa.

Poi, trent’anni dopo essere stati derubati della possibilità di decidere sulla propria valle, i cittadini della val di Setta vengono chiamati a diventare “protagonisti di un piano condiviso di riqualificazione della vallata”, a giocare a fare gli amministratori del disastro. Ma non si illudano: ancora una volta non sono loro al centro della trasformazione. Il feticcio che la classe politica propone alla pubblica adorazione non ha più i tratti impresentabili dell’automobilista frettoloso, ma quelli morbidi del turista slow:

“l’obiettivo è quello di utilizzare strumenti di progettazione partecipata inclusivi e trasparenti che portino a stilare una serie di indicazioni e suggerimenti sulle attività da intraprendere per sviluppare un piano di marketing di territoriale [sic] unico e sovracomunale. Solo partendo dalla comprensione e dalla conoscenza di questi luoghi, infatti, sarà possibile migliorare e rendere conosciuta l’offerta turistica e culturale estremamente varia della val di Setta.”

Ai cittadini verranno forniti strumenti “inclusivi e trasparenti”, una “piattaforma web che raccolga dati, materiali e proposte” e soprattutto la soddisfazione di aver contribuito a “valorizzare e riqualificare il territorio […] segnato in questi anni dai lavori per l’Alta velocità ferroviaria e dalla realizzazione della Variante di Valico” (ma la linea TAV corre più a oriente e viene tirata in ballo solo per sciatteria o per evocare la Grande Opera per antonomasia). Il tutto per la modica cifra di 30 mila euro, 20 mila provenienti dalla regione Emilia-Romagna grazie alla legge sulla “Partecipazione” e 10 mila dai comuni interessanti. La Variante di Valico, le cui conseguenze il progetto slow ambisce a mitigare, è costata più di 4 miliardi di euro.

3.

Abbiamo parlato della “fronda” nel Pci degli anni Ottanta. Che ne è invece della “fronda” odierna, tra i consiglieri Pd nel consiglio comunale di Bologna? Quella che l’assessore Priolo rimprovera di essersi esposta criticando il Passante solo dopo il famoso, e mai avvenuto, lancio di pomodori? Fin qui è ben poca cosa. Semplicemente, alcuni eletti del Pd hanno votato una mozione procedurale per portare in consiglio (e non in commissione) un ordine del giorno, presentato da Amelia Frascaroli, che chiede maggiore coinvolgimento dei consiglieri sui temi del Passante, nonché maggiori garanzie ambientali per i cittadini. Il vero e proprio voto su quell’odg deve ancora aver luogo.

Intanto, va in scena lo spettacolo di un’amministrazione che sbatte le porte in faccia ai cittadini dopo averli invitati e di un partito che “processa” i presunti dissidenti, pur decidendo di non applicare nei loro confronti alcuna sanzione. Visto che il tribunale si è riunito nella sede Pd di via Rivani, a poche decine di metri dall’uscita 11bis della Tangenziale, ci domandiamo quale potesse essere la pena generosamente condonata. Forse dieci giri di corsa dell’isolato, in un giorno senza vento?

Viadotto della Variante di Valico in località La Quercia (BO), uno degli “hubs a bassa velocità” del progetto partecipativo in Val di Setta – Foto di Giuditta Pellegrini, 2012.

***

Nel frattempo, Iolanda Romano – fondatrice di Avventura Urbana e Commissario governativo per il Terzo Valico – ha dato una risposta alle domande dei No Tav. Analizzando quella risposta – e i suoi silenzi – i No Tav hanno fatto una scoperta interessante: il dialogo paga, ma la Grande Opera paga due volte.

E la Grande Opera che paga Iolanda Romano per farsi portare a termine, è la stessa di cui parla Ettore Pagani, vcepresidente del Cociv, intercettato in una conversazione telefonica. A un sottoposto che gli pone il problema dell’amianto nelle montagne da scavare, risponde serafico: “Tanto la malattia arriva fra trent’anni”.

Questa sera, giovedì 19 gennaio, con inizio alle 20.30 – preceduti dalla cena popolare genuina & clandestinapresenteremo la nostra inchiesta a XM24, in via Fioravanti 24, Bologna. La serata avrà come tema principale quello della partecipazione, visto che ci troveremo alla Bolognina, un quartiere che ha già conosciuto un “percorso partecipativo”, studiato per nascondere la speculazione.

Domani, 20 gennaio, a partire dalle 18, presso la Rete Sociale “ForiMercato” di via Gran Bretagna, 133 a Firenze, incontro sulle Grandi Opere tra Val di Susa, Bologna e piana fiorentina. A seguire, presentazione di Un viaggio che non promettiamo breve. Con Wu Ming 1, Wolf Bukowski e Davide Gastaldo.

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3 commenti su “Il #Passante di #Bologna, quinta puntata | Dai facilitatori ai buttafuori.

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  2. […] gli scrittori Marcello Fois e Giampiero Rigosi, il presidente del Quartiere Navile Daniele Ara, Giusy Marcante e la […]

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