Il giorno dopo, ringraziamenti ad #AltaFelicità. Viva la lotta #notav!

30 luglio 2017, l’arrivo del primo gruppone al Seghino. Si erano iscritte alla camminata-racconto 256 persone. La mattina, se ne sono presentate almeno altre cento. Mariano ha preparato e stampato un libretto con le storie narrate durante l’escursione; erano solo cinquanta copie e sono finite subito, ma cliccando sulla foto puoi leggere/scaricare il pdf.

[WM1:] Troppo, e troppo presto per riuscire a raccontare.

Arrivato a Venaus alla vigilia del festival, riparto dopo l’ultima notte senza più un filo di voce, coi postumi di una lunghissima sbornia, un’ubriacatura di chiacchierate, di dibattiti, di interventi, di telefonate e messaggi per organizzare, aggiornarsi sui cambi di programma, trovarsi nella moltitudine, una sbronza di musiche, di libri, di camminate, sei giorni di rimpatriate e nuove amicizie, di convivialità e conflitto, di applausi e lacrime («lucciconi» è la parola che usa Alessia nella prima frase che mi rivolge).

Alta Felicità è pura vita, e non si può capire senza esserci stati. Ti stanca fisicamente, ma al tempo stesso ti ricarica le batterie per molti mesi a venire.

Dal primissimo «ciao» di questa permanenza – quello di Davide venuto a prendermi mercoledì alla stazione di Susa – fino all’ultimo sorriso esplosivo dell’albergatrice No Tav – El Dorado, frazione S. Rocco di Novalesa, consigliatissimo – al momento di andarmene, è stata una quasi-settimana incredibile.

Ci sarà tempo per raccontare in modo dettagliato. Sarà il prossimo récit d’ascension collettivo di Alpinismo Molotov. A proposito, che bello vedere tutte quelle T-shirt rosse con le montagne in bottiglia!

Per ora solo questo ringraziamento a tutto campo, sapendo che è impossibile nominare tutte e tutti.

Grazie a chi ha accolto, accompagnato, rifocillato, regalato momenti di pura comunità umana a me, alla mia compagna, a mia figlia.

Grazie a Mauri per l’incredibile sbattimento, grazie a Chiara, Rita, Maurizio, a tutte e tutti quelli che hanno reso viva l’area dibattiti.

Grazie a Radio No Tav e Radio Sonar (ecco l’audio dell’intervista a Mario Cavargna e al sottoscritto, 27/06/2017).
Radio No Tav, intervista a WM1, 27/06/2017

Grazie a Terre in Moto, a Michela Murgia, a Omar Onnis, a Simona Baldanzi e a tutti quelli che erano con me a parlare di territori aggrediti.

Grazie ad Alpinismo Molotov e ad Alta Molotovità (chi ne fa parte sa cos’è :-))

Grazie alle più di trecento persone che erano con me e Mariano Tomatis al Seghino ieri mattina.

Grazie a chi era con me e il Bhutan Clan sotto il tendone dell’area jazz durante il reading da Un viaggio che non promettiamo breve.

30 luglio 2017, ore 16. Il tendone dell’area jazz poco prima dell’inizio del reading di Wu Ming 1 & Bhutan Clan.

Grazie a chi era con me, di qualunque momento si tratti.

Grazie anche a chi non ho incontrato.

Grazie, e per sempre, alla lotta No Tav.

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2 commenti su “Il giorno dopo, ringraziamenti ad #AltaFelicità. Viva la lotta #notav!

  1. Vorrei esprimere un grande ringraziamento a Wu Ming 1 e ai vari autori della WM Foundation per la giornata di domenica al Seghino, per avere messo nero su bianco, amplificato a voce e condiviso i ricordi e le sensazioni legate a quella giornata.
    Vedere quei tornanti non occupati dalle camionette, ma ripopolati da un corteo festoso e rilassato, e allo stesso tempo attento, curioso, concentrato sulle memorie che animano quel luogo, rispettoso della dimensione montana… è stato davvero una fonte preziosa di energia, riflessione e forza collettiva che schiacciano la sopraffazione e la paura. Perché sì, il 31 ottobre 2005 ci fu anche molta paura, soprattutto quando iniziò a calare il sole. Infatti i truffatori della mediazione politica, di cui si conoscono bene nomi e cognomi, riuscirono a lucrare solo al tramonto, non prima.
    Quel giorno ero sul ponte e il ricordo più forte che continuo a conservare è quello del tornante e del rettilineo sottostanti, intasati da quella fila impressionante di camionette blu chiaro e blu scuro che avrete visto in decine di foto dell’epoca. Quella colonna era chiusa da una ruspa, termine che nel nostro immaginario divenne lugubre già da allora, prima ancora delle manovre di Sanna a Venaus, delle razzie della Maddalena o dei deliri salviniani di anni più recenti.
    Quella fila manifestava un senso di sorpruso, di intrusione davvero difficile da esprimere, e che fu persino superata da gesti di immane meschinità da parte delle forze dell’ordine, come il taglio del guardrail sui due lati del ponte, lasciandolo pericolosamente senza protezione (poi, per ulteriore sfregio ambientale e simbolico, lo gettarono nel ruscello di sotto) e il loro sgraziatissimo tentativo di salire i sentieri con i loro ingombranti scudi.
    Per me il senso del movimento sta proprio nell’impietoso confronto tra la colonna cupa del 31 ottobre e lo sciame del 30 luglio, con il suo vociare sparpagliato che osserva il suo intorno poi si riordina sul lato per far passare le auto dei residenti. Tra i poliziotti invasori che scivolavano sul sentiero e il ragazzo non del posto che, subito dopo la lettura di Roberto, ci chiede sottovoce, sommesso ma ispirato e determinato: “Scusate, come si arriva su questo monte Rocciamelone?”
    Grazie davvero, e ai prossimi sentieri da percorrere. A sara dura!
    K.

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