«Viva Menilicchi!». #Palermo a piedi contro il colonialismo, per coltivare la coesistenza.

Che ci fa un collettivo di scrittori a Manifesta 12, la biennale nomade d’arte contemporanea, inaugurata a Palermo nel fine settimana appena trascorso?
Se si giocasse a “Trova l’intruso”, nella lista dei 45 artisti coinvolti, la scelta sarebbe tra due nomi: il nostro e quello di Giorgio Vasta, anche lui scrittore (però palermitano, e quindi meno infiltrato di noialtri).
Il mistero s’infittisce visitando il Teatro Garibaldi, sede delle biennale, dove un pannello arancione annovera Wu Ming tra gli autori delle installazioni in mostra.
Ma che razza di installazione potranno mai produrre tre romanzieri di mezza età, senza particolari doti per la grafica, la fotografia, l’architettura e la danza?

Il dubbio è venuto a noi per primi, quando a luglio dello scorso anno, abbiamo ricevuto una mail da Lodovica Guarnieri, “designer and researcher”, e Bregtje van der Haak, “creative mediator” per Manifesta 12.
Anzitutto, siamo talmente ignoranti d’arte contemporanea, che nemmeno conoscevano l’esistenza di quest’autorevole biennale, giunta ormai alla dodicesima edizione. Né sapevamo che si sarebbe tenuta in Italia, con il titolo: Il Giardino planetario. Coltivare la coesistenza.
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Uccidi Paul Breitner, di Luca Pisapia. Calcio e capitalismo nella 12esima uscita di #QuintoTipo, collana diretta da Wu Ming 1

Uccidi Paul Breitner

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Riorganizzazione nazionale, così viene definita l’operazione perpetrata dai generali argentini negli anni Settanta, attraverso sequestri e desaparición. Mentre la repressione nel 1978 giunge al culmine dell’abominio, all’Estadio Monumental di Buenos Aires Olanda e Argentina giocano la finale dei mondiali di calcio. L’obiettivo del regime è che il grande evento distolga l’attenzione dal bagno di sangue in cui è immerso il paese.

Invano cerca di scomparire anche Arcadio Lopez, misteriosa figura costretta in un bunker che guarda la finale da un piccolo televisore, tormentato da urla strazianti e voci interiori.

Quasi quarant’anni dopo, e ancora nel sud del mondo, i mass media puntano i riflettori sui campi di calcio del Brasile, lasciando nell’ombra le proteste contro gli sperperi e le brutali operazioni di “decoro” del governo. Prosegui la lettura ›

La Spagna, un paese incantato che esiste solo in Italia. Da Viva Zapatero! al «bel gesto» sull’#Aquarius

L’abbagliante Pedro Sánchez, nuovo premier socialista spagnolo.

di Victor Serri *

Ancora una volta la Spagna riempie le prime pagine italiane. La mozione di sfiducia al conservatore Rajoy ha fatto diventare premier il socialista Pedro Sánchez e così per Left «la Spagna vede rosso», mentre per Il manifesto è semplicemente «Cambio».

Scompare la questione catalana, già passata di moda, e si torna alla visione idilliaca della Spagna pre-crisi del 2008. Dai mille feriti del referendum dell’1 ottobre ci separa meno di un anno, e sembra che tutto si sia già risolto con un nuovo governo. È chiaramente una narrazione distorta, che nega la complessità dei processi politici, istituzionali e di movimento.

Quest’idea della «Spagna felice» ha cominciato a formarsi una quindicina di anni fa. Prosegui la lettura ›

Dopo gli incendi, le frane di fango. Di nuovo sfollati in #Valsusa, un disastro annunciato

«E capirai che una sera o una stagione
son come lampi, luci accese e dopo spente.»
Francesco Guccini, Canzone della bambina portoghese

di Davide Gastaldo *

In valsusa quando si sono spente le fiamme dell’incendio si sono spente anche le telecamere, le voci e le penne.

Che il nostro sia un Paese che vive di emergenza e voyeurismo macabro non è una novità, ce lo raccontano tutte le catastrofi cosiddette ambientali degli ultimi decenni, in prima pagina per due giorni e poi subito relegate a trafiletti in terzultima: non stupisce, come non stupiscono le passerelle farcite di promesse dei vari big della politica che poi subito scompaiono rumorosamente.

C’è però chi nei luoghi toccati da queste sciagure continua a vivere, in alcuni casi sfidando l’abbandono in cui si trova, cercando di richiamare un po’ di attenzione, provando a ricostruire, in altri – incredibile dictu – conformandosi alla narrazione mainstream. Prosegui la lettura ›

Quale fascismo, quale antifascismo. Note sul Museo di #Predappio – di Sandro Bellassai

Predappio, 9 dicembre 2017. Frassineti, Flores e De Bernardi all’inaugurazione della mostra sul progetto per l’ex-Casa del Fascio. Mostra allestita nella casa natale del duce.


[La vicenda del museo del fascismo a Predappio va avanti, e occuparsene è sempre più importante: il nuovo quadro politico del 2018 ci offre un’immagine ad alta definizione del «senso comune post-antifascista», ci mostra quanta strada sia stata percorsa da quando, nel 2004, lo storico Sergio Luzzatto coniò quell’espressione. In un simile contesto, la partita che si sta giocando nella ex-«Betlemme del fascismo» si fa ancora più rischiosa.
Abbiamo raccontato i presupposti storici, la cornice radioattiva e le ambiguità del progetto di Frassineti, Flores e De Bernardi nell’inchiesta-reportage Predappio Toxic Waste Blues. In seguito abbiamo ospitato le concretissime obiezioni di uno storico e insegnante, Gianluca Gabrielli («Come ti organizzo la gita scolastica al futuro museo di Predappio»). Oggi proseguiamo la riflessione con il contributo di un valido storico contemporaneista, Sandro Bellassai, che conosce bene tanto l’argomento quanto il contesto, perché insegna a Forlì, quella Forlì che alcuni vorrebbero vendere turisticamente come «città del Duce» (sic), il cui comune confina con quello di Predappio. Buona lettura. WM]

di Sandro Bellassai *

Nel settembre del 2017 è stato reso noto il progetto su cui dovrebbe basarsi il Museo dedicato al fascismo da realizzare a Predappio, com’è noto, nella ex Casa del fascio. Nella relazione al progetto (ora scaricabile da qui) viene delineata per sommi capi l’impostazione storiografica che si è scelto di seguire per l’allestimento delle varie sezioni del Museo, oltre a una breve articolazione tematica in base alla quale, in concreto, dovrebbe strutturarsi la grande esposizione. Prosegui la lettura ›

Nella tempesta di merda. Franco Berardi “Bifo” su «Kill All Normies» di Angela Nagle e la cultura dei meme di destra

Kill All Normies


[Bifo ci ha inviato questa recensione/riflessione su un libro che abbiamo letto alcuni mesi fa, ma del quale non eravamo ancora riusciti a scrivere. È una buona occasione per parlarne, e volentieri pubblichiamo il pezzo. Bifo mette in fila spunti da discutere e sviluppare, su temi che da anni affrontiamo anche noi, seppure lungo diverse linee di ragionamento e spesso con diverse conclusioni. Buona lettura. WM]

di Franco Berardi “Bifo” *

Kill All Normies, il libro di Angela Nagle che molti stanno leggendo, non è una pietra miliare del pensiero filosofico, ma un utile resoconto di una vasta massa di messaggi che circolano online, riferibili in vario modo alla galassia dell’alt-right americana. Un continente emerso negli ultimi anni senza che ce ne rendessimo conto: un continente di caos mentale, di immiserimento sociale e diffusa sofferenza psichica che ha eroso ogni spazio di azione politica e di governo razionale, mentre i legami di solidarietà si disgregavano.

La minima base di consenso etico e linguistico necessaria per il consenso – e per il dissenso – politico è stata distrutta per effetto dell’aggressione info-nervosa alla mente sociale, e per effetto dell’umiliazione sociale. Al posto dell’egemonia che nasce dal consenso razionale è montata un’onda di nazionalismo e di razzismo che nasce dalla frustrata rivendicazione dei diritti sociali.

Quel che emerge dal continente del risentimento è un mix di vero nazionalismo e falso socialismo: un film che abbiamo già visto un secolo fa, ma dobbiamo prepararci a viverlo in versione postmodern. Prosegui la lettura ›

#Pasolini, #Salvini e il neofascismo come merce – Wu Ming 1 su Internazionale

Pasolini fascismo neofascismo

Screenshot della presentazione multimediale «Pasolini, fascismi, neofascismi», Forlì, 18 maggio 2018.

Il 24 febbraio 2018, nel comizio di chiusura della sua campagna elettorale, il futuro ministro degli interni Salvini citò una frase di Pasolini come pezza d’appoggio per attaccare l’antifascismo. La citazione era falsa. La scena fu un agghiacciante cortocircuito.

Pasolini va difeso dalle strumentalizzazioni di chi lo usa per minimizzare il fascismo. Per costoro, la pacchia deve finire.

Al tempo stesso, però, è necessario fare chiarezza, capire dove Pasolini sbagliò analisi e giudizi su un’ideologia, quella fascista, oggi pienamente attuale.

Sul sito di Internazionale potete leggere un intervento finora il più compiuto — di Wu Ming 1 su un groviglio di problemi e strumentalizzazioni del quale periodicamente tocca occuparsi. Un grosso nodo che è vano sperare di sciogliere: va tagliato con un colpo di spada. Prosegui la lettura ›

«Radio Alice è senz’altro anche il nome di una pizzeria»: il capitale & il settantasette, 2a parte

Milano, 13 aprile 2018. La polizia sgombera la sede della multinazionale Deliveroo, occupata dai lavoratori in lotta. Questa storia comincia con uno sgombero e prosegue nel segno degli sgomberi.

[La prima parte è qui]

di Wolf Bukowski *

Sulla pizzeria Alce Nero Berberè di via Petroni a Bologna si concentra, inevitabilmente, una notevole attenzione. Il locale si trova infatti al centro della zona universitaria su cui gravano progetti di gentrificazione, e, come abbiamo visto nella prima parte, altrettanto al centro di una luminosa costellazione di zie, coinquilini e cooperatori-che-contano.

A marzo 2017 Lucio Cavazzoni di Alce Nero minaccia di lasciare via Petroni perché non è ben frequentata:«la sera perfino io ho paura a girare in questa zona» e «lvocazione della strada non possono essere i cicchetti a un euro e mezzo», dice, invocando più «riqualificazione». Scopriamo così che si può usare il ‘77 studentesco come brand e allo stesso tempo lamentarsi delle bevute low cost degli studenti squattrinati: miracoli del marketing.

Il sindaco Virginio Merola risponde ad Alce Nero col piglio del colonnello: nella guerra contro il degrado «la diserzione non è ammessa». Poi, concesso il riposo, continua con tono cameratesco: Prosegui la lettura ›

«Radio Alice è senz’altro anche il nome di una pizzeria»: il capitale & il settantasette, 1a parte

di Wolf Bukowski *

Menù di Radio Alice, dettaglio, aprile 2018. Non manca la chiocciolina Slow Food.

«Il pericolo sovrasta tanto il patrimonio della tradizione quanto coloro che lo ricevono. Esso è lo stesso per entrambi: di ridursi a strumento della classe dominante. In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che è sul punto di soggiogarla.»

Walter Benjamin, Sul concetto di storia (1940)


Nel dicembre del 2016 viene inaugurata in Hoxton Square la pizzeria Radio Alice, «avventura» e «progetto londinese dei fratelli Matteo e Salvatore Aloe, creatori di Berberè». La zona del locale veniva descritta dal sito di Berberè come «uno dei poli più vivaci e dinamici della città grazie alla presenza di artisti e design». Lo definirei invece, molto più brevemente: hipster e gentrificato. Sei mesi dopo è la volta di una seconda apertura con la stessa insegna, «nel bellissimo villaggio/quartiere di Clapham», luogo di gentrificazione più recente.

Radio Alice, quella vera, trasmette per tredici mesi tra 1976 e 1977 da un sottotetto di via del Pratello 41, a Bologna. Su Alice, nel corso degli ultimi quarant’anni, si è detto, scritto e girato tantissimo: un elenco, necessariamente incompleto, di libri, tesi, documentari, film, trasmissioni radiofoniche… si trova qui. Su Giap uno dei protagonisti di allora, Valerio Minnella, scrive:

«Di solito la gente ci dice “Voi avete cambiato la storia della comunicazione” (vero), ma poi l’unica cosa che conoscono è che la radio fu chiusa dalla polizia e noi arrestati (un po’ riduttivo). Non sanno quasi nulla della realtà della radio […] L’unico aspetto noto a tutti resta quello eroico della chiusura, ma la percezione che dichiarano è che abbiamo cambiato la storia della comunicazione, come se essere arrestati fosse una metodologia di mediatica. Debbo dire che è un corto circuito che mi sconcerta: nonostante il riconoscimento e la stima che ci vengono attribuiti, anche dalle persone più improbabili, la vera essenza di Radio Alice è spesso sconosciuta. Però resta il mito.»

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Countdown To Go Up: verso la festa di Alpinismo Molotov, 1-2-3 giugno 2018

La locandina ufficiale di Diverso Rilievo 2018.

Ormai ci siamo. Tra pochi giorni, venerdì 1 giugno, ci ritroveremo nelle Marche, in pieno «cratere» del terremoto, ovvero sull’altopiano di Macereto, al confine del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Ci ritroveremo per inaugurare Diverso il suo rilievo 2018, la seconda festa galattica — «nazionale» lo abbiamo scritto prima e comunque, a pensarci, non è affatto una bella parola — di Alpinismo Molotov.

Per chi ancora non lo sapesse, la festa si svolgerà nell’azienda agricola di Marco Scolastici. Quella di Marco è una delle storie più note di resistenza al terremoto e alla «strategia dell’abbandono», cioè la strategia che lo stato sembra aver scelto per le Marche negli ultimi due anni. Un territorio meno abitato dà meno grattacapi. Un territorio meno abitato è un territorio meno presidiato, e puoi farci e farci passare quel che ti pare senza fastidiose opposizioni (almeno così sperano). Prosegui la lettura ›