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No Tav

Per Dana, per Stefano e per tutte quanti. Il «diritto penale del nemico» non fermerà la lotta No Tav

I tentacoli dell’Entità. Il disegno che Zerocalcare ha dedicato a Dana. Clicca per leggere l’ottimo riassunto della vicenda e le acuminate riflessioni del collettivo Alpinismo Molotov.

Tante volte abbiamo scritto dei modi in cui il braccio giudiziario del «Sistema Torino», si accanisce contro la lotta No Tav.

Nel corso degli anni dieci la magistratura del capoluogo piemontese ha sviluppato un vero e proprio «diritto penale di lotta» – o «diritto penale del nemico» – il cui fine non è vagliare i fatti per stabilire le responsabilità concrete di un imputato, ma criminalizzarne il carattere e le scelte di vita, le abitudini e predilezioni, le amicizie e frequentazioni.

Volta per volta, si prende di mira lo stile di vita di un singolo per tentare di isolarlo dalla comunità. Si punta a disarticolare il movimento No Tav, che è fatto soprattutto di relazioni, mutuo appoggio, convivialità. Tanto le misure cautelari quanto le sentenze di condanna riflettono questa strategia di fondo. Si è arrivati addirittura a criminalizzare la scelta stessa di risiedere in Valsusa: non andare a vivere altrove è ritenuta – citiamo testualmente – un’«aggravante». Di fatto, un intero territorio è considerato complice dei crimini che presuntamente vi sono commessi. Prosegui la lettura ›

La piccola (ma libera) Repubblica dei Mulini. Un racconto della nuova onda No Tav e di come si è formata

di Wu Ming 1 *

La sera del 5 luglio, tornando dalla “battitura” al cancello della zona rossa, il pensiero: qualcuno avrebbe dovuto scriverne, di quella nuova generazione No Tav. Ventenni e anche adolescenti che avevano imparato a stare insieme e organizzarsi nei campeggi del festival Alta Felicità, s’eran fatti le ossa nelle grandi mobilitazioni per il clima del 2019, nella primavera 2020 avevano partecipato ai flash mob planetari seguiti all’uccisione di George Floyd, e al principio di quell’estate erano i protagonisti della rinascita del movimento valsusino. L’ennesima rinascita, dopo alcuni anni difficili.

Chi seguiva le vicende in Valsusa aveva già visto un grosso spezzone «Giovani No Tav» aprire la marcia da Susa a Venaus dell’8 dicembre 2019. Che era stata un successo: perfino La Stampa aveva dovuto scrivere «gli organizzatori […] sono riusciti a portare nella borgata simbolo della lotta No Tav una marea di persone».

Quel giorno Alberto Perino aveva dedicato il suo discorso ai «ragazzi in prima linea».

E adesso erano anche più avanti. Da due settimane tenevano un estremo avamposto in val Clarea: il presidio permanente ai Mulini. Prosegui la lettura ›

«Aiutiamoli a casa loro». Cosa stanno facendo Impregilo e CMC in Sudafrica?

[Con questo articolo di Luca Manes prosegue la nostra collaborazione con l’associazione Re:Common intorno alle imprese neocoloniali delle aziende italiane in Africa. In questo caso si parla del Sudafrica e delle attività di due ditte molto note a chiunque si interessi di Grandi Opere Dannose, Inutili e Imposte: Salini-Impregilo e CMC. Quest’ultima, con sede a Ravenna, è anche un prodotto d’esportazione del «modello economico emiliano-romagnolo», di cui tanto s’è parlato negli ultimi mesi. Le fotografie sono di Carlo Dojmi di de Lupis. Buona Lettura.]

di Luca Manes

Ladysmith è una cittadina della provincia sudafricana del KwaZulu-Natal, a metà strada tra Johannesburg e Durban, teatro di uno degli eventi più famosi della Seconda Guerra Boera. Qui fra il 2 novembre del 1899 e il 28 febbraio del 1900 le truppe boere assediarono quelle britanniche, senza riuscire a espugnare l’avamposto nemico. Davanti al municipio di Ladysmith ci sono ancora due dei cannoni usati in quei giorni, mentre il vicino hotel è una sorta di museo non ufficiale di quel conflitto, che vide l’esercito di sua maestà imporsi sui coloni boeri e vendicare l’onta della sconfitta nel primo conflitto. Ma in tutta l’area intorno al centro abitato risuona ancora l’eco delle sanguinose battaglie svoltesi sulle tante colline che movimentano il panorama.

La più celebre è la Spion Kop, su una collina che si raggiunge tramite una stradina stretta e ripida dopo una mezz’ora di macchina da Ladysmith. La strenua resistenza e le tante vittime (243), in buona parte originarie del Lancashire, colpirono così tanto l’immaginario collettivo inglese che molte “curve” degli stadi di calcio allora in costruzione furono rinominate Spion Kop. Poi abbrevviate in Kop, come quella del Liverpool che anche i meno appassionati di football conoscono. Prosegui la lettura ›

Spettri nei boschi ed entità perturbanti. Come raccontare la lotta No Tav in Valsusa (a Berlino)


[WM1:] Ecco il video del keynote speech che ho tenuto a Berlino il 20 settembre 2019, su invito di Tatiana Bazzichelli, in apertura della conferenza «Citizens Of Evidence: Independent Investigations for Change», organizzata dal Disruption Network Lab.

La questione su cui si incentrava la conferenza era: «Nell’attuale contesto di disinformazione e deliberata messa in circolazione di false notizie, ha ancora senso riferirsi ai dati di fatto riscontrabili [evidence] come prove dirette della verità fattuale? Come possono giornalisti, narratori e attivisti generare consapevolezza rendendo pubbliche informazioni nascoste, quando il confine tra i significati di ciò che è falso e ciò che è vero si fa sempre più sfumato?»

Rispetto a tale domanda, il mio intervento è stato, se non fuori fuoco, quantomeno sghembo. Obliquo, per direzione di provenienza, tema svolto e modalità di esposizione, fin dal titolo, che tradotto in italiano suona così: «Spettri nei boschi ed entità perturbanti. Come mi sono ritrovato a raccontare il movimento No Tav».

Qualcuno ha definito il keynote «molto poetico» e «so airy», cosa che in un consesso di giornalisti e ricercatori può essere parsa bizzarra, e che forse alcuni avranno trovato disfunzionale. Prosegui la lettura ›

Luca Abbà, o della semilibertà. La criminalizzazione dei #notav e le nuove lotte ambientali

[In questo «Friday for Future», vogliamo ricordare che in Italia c’è una lotta ambientale, quella No Tav, che ha pagato – e sta pagando – la propria coerenza e radicalità con quasi duemila indagati, valanghe di arresti e misure restrittive (ad esempio i fogli di via) e centinaia di anni di carcere irrogati in decine e decine di processi.
Processi, va sempre fatto notare, istruiti e giunti a sentenza in pochi mesi, mentre i procedimenti aperti per le violenze delle forze dell’ordine si perdevano in un porto delle nebbie, come si vede nel documentario Archiviato narrato da Elio Germano.
L’ultimissimo, paradigmatico sviluppo in ordine di tempo: l’attivista Luca Abbà, raggiunto da una condanna per un episodio di poco conto risalente a dieci anni prima, è stato preso dai carabinieri e portato al carcere torinese delle Vallette. La richiesta di affidamento ai servizi sociali è stata respinta con motivazioni scritte che “scansionano” e giudicano il suo stile di vita, le sue idee politiche, le sue frequentazioni.
Xenia Chiaramonte si occupa di diritto e criminologia e studia da anni l’impatto tra movimenti sociali e macchina giudiziaria. Al caso No Tav ha appena dedicato un libro importante, Governare il conflitto (Meltemi, 2019). La sua tesi, corroborata da un’enorme mole di materiale documentario, è che con la repressione della lotta in Valsusa si sia imposto un nuovo modello di criminalizzazione tramite il diritto penale. Un modello che lei chiama «neopositivistico», perché risuona con teorie d’antan come quelle, famigerate ma mai davvero cadute in disuso, di Cesare Lombroso.
Con questo meccanismo potrebbero presto dover fare i conti i nuovi movimenti che agiscono dentro la crisi climatica. Anche per questo è importante capire come funziona. Abbiamo dunque chiesto a Xenia di commentare per Giap quel che sta accadendo a Luca. Buona lettura. WM]
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Non c’è lotta al negazionismo climatico senza lotta contro le «grandi opere» – Wu Ming 1 su Jacobin Italia

24 giugno 2019, il partito trasversale del capitale. Lega, PD e lobby di riferimento festeggiano l’assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali 2026. Fuori dall’inquadratura festeggia anche il M5S. Per capire come mai riproponiamo questa foto, cliccaci sopra.

Esistono varie forme di negazionismo climatico. La più pericolosa la mette in campo chi finge di occuparsi della crisi in corso ma, anziché affrontarla per quel che è – ovvero la crisi che contiene tutte le altre – la riduce a uno dei tanti temi su cui fare promesse a vuoto, mentre va avanti con le politiche e le scelte di sempre.

Scelte che tutelano gli interessi dei capitalisti che ci stanno spingendo nel baratro, dunque sono negazionismo climatico applicato. E nulla incarna il concetto meglio delle grandi opere inutili e imposte. Soprattutto in Italia.

Quella contro le grandi opere è da decenni la lotta più avanzata dentro la crisi ambientale. Non solo la più avanzata, ma la più sovversiva: i movimenti contro le grandi opere mettono le dita nelle piaghe giuste, per questo il potere si impegna a diffamarli e reprimerli, ma nessuna bufala o calunnia, nessuna denuncia o arresto può far cessare un conflitto endemico e inestirpabile.

Se il nuovo e giovane attivismo sul clima, che da mesi riempie le piazze, incrociasse la strada dei movimenti contro le grandi opere, che da anni mettono bastoni tra le ruote del sistema, entrambe le mobilitazioni farebbero un grande salto di qualità, e darebbero al potere negazionista serissimi grattacapi.

Ne parla Wu Ming 1 in → un articolo appena uscito su Jacobin Italia. Buona lettura.

La bufala grillina sui «#notav che votano Lega», la «mozione No Tav» del #M5S e altre storie di disonestà intellettuale

di Davide Gastaldo * e Wu Ming 1

Sono nuovamente momenti caldi per i No Tav. Gli attacchi e la demonizzazione del movimento sono ripresi, come sempre accade in concomitanza di eventi significativi – in questo caso il Festival Alta Felicità e alcune scadenze legate ad appalti per l’opera. Torna in auge la «violenza No Tav», cosa ampiamente pronosticata da uno di noi nell’intervento «Fuori dalle secche», risalente al marzo scorso.

Quest’anno però la campagna denigratoria si è arricchita di un’accusa, nuova per forma e sostanza: quella di essere «leghisti» e «traditori del movimento 5 stelle».

Ma andiamo per gradi. Prosegui la lettura ›