Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla – di Wu Ming 1, su Internazionale, 1a puntata

Il role model di chi crede a QAnon?

True detective nella finzione: Rust Cohle.

Da oggi sul sito di Internazionale si può leggere la prima puntata di un racconto-inchiesta di Wu Ming 1 intitolato → Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla. Sottotitolo: «Dal caso Pizzagate a QAnon, alla “fasciosfera” italiana. Da dove viene l’idea che i leader del Partito democratico americano siano satanisti e pedofili? Capirlo è importante anche per noi.»

«QAnon» è una teoria del complotto nata nel 2017, forse partita come burla, che in poco tempo si è estesa fino a inglobare diverse teorie precedenti. Quando, nell’estate 2018, i mezzi di informazione mainstream si sono accorti che stava accadendo qualcosa, QAnon era ormai una superteoria del supercomplotto e una storia di successo. Successo non solo ideologico, ma anche commerciale. Nel frattempo, aveva già ispirato azioni armate e forse contribuito ad appiccare uno dei più gravi incendi della storia americana.

Ci sono tutte le condizioni perché una narrazione simile a QAnon – o una sua diramazione – faccia presa anche in Italia.

Pochi giorni fa, a Trieste, il consigliere comunale Fabio Tuiach – ex-Lega, ora Forza Nuova – ha proposto una mozione contro l’artista Marina Abramovic, definendola «nota satanista». È un riferimento a Pizzagate, teoria del complotto nata nel 2016, poi inglobata in QAnon. Da noi ha contribuito a diffonderla nei social Marcello Foa, oggi presidente della Rai. Giusto per far capire a che punto siamo.

La convergenza tra l’immaginario reazionario americano e quello europeo è sotto gli occhi di tutti, basti pensare al guru del suprematismo bianco Steve Bannon – uno dei più grandi spacciatori di false notizie del pianeta – a spasso con Salvini e Foa durante le sue Italian holidays.

A unire le due sponde dell’Atlantico, tra varie cose, l’ossessione per George Soros, ubiquo babau delle destre neofasciste, “sovraniste”, “rossobrune”.

In questa prima puntata, Wu Ming 1 ricostruisce la genealogia della “scena primaria” al centro della teoria QAnon: politici e personaggi famosi che violentano bambini durante rituali satanici. Non può non venire in mente la prima stagione di True Detective, e infatti se ne parla.

Nella seconda puntata: oltre QAnon

Nella seconda puntata, che uscirà il 29 ottobre, la narrazione proseguirà in avanti e a ritroso, ed entrerà in scena una nostra vecchia conoscenza. Anzi, più di una.
Raccontando, proveremo a capire cosa sia e che funzione abbia la mentalità complottista, come mai i media non riescano a parlarne senza alimentarla a loro volta, come mai il cosiddetto “debunking” non riesca a impedirne la diffusione.

L'Armata Brancaleone di QAnon

False detectives nella realtà: Edgar Welch, Michael Lewis Arthur Meyer e Forrest Clark. Per conoscere le loro gesta, leggi l’inchiesta di Wu Ming 1 su Internazionale.

Cercheremo anche di mettere in fila elementi utili a distinguere un complotto politico immaginario da uno reale e storicamente accertato.

Infine, proveremo a tracciare una direzione da seguire per fare debunking in modo nuovo.

Questi, li avrete riconosciuti, sono i temi della lezione tenuta da WM1 alla McGill University di Montréal, ora ulteriormente sviluppati.

Il tutto, lo ricordiamo, nel trentennale de Il Pendolo di Foucault di Umberto Eco. Che nella seconda puntata verrà citato profusamente.

A proposito: domani sera, martedì 16 ottobre, h.21, Wu Ming 1 parlerà di tutto questo, partendo ancora una volta dal romanzo di Eco, alla biblioteca comunale Giulio Einaudi di Correggio (RE). L’incontro fa parte della rassegna «Il monastero del proprio spirito».

Detto questo, → buona lettura.

N.B. I commenti al racconto-inchiesta verranno aperti qui su Giap 72 ore dopo la pubblicazione della seconda puntata, per dare il tempo di leggere con calma e stimolare risposte meditate e, soprattutto, pertinenti.

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