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QAnon

Blank Space QAnon. Sul successo di una fantasia di complotto come gioco collettivo di interpretazione testuale

English version here.

di Florian Cramer e Wu Ming 1

QAnon – il movimento secondo cui Donald Trump combatte una guerra segreta contro élites sataniste e pedofile – non è la solita credenza complottistica, ma funziona come un gioco collettivo di interpretazione testuale. Questo è anche il motivo della sua spropositata diffusione, che ora abbraccia i soggetti più diversi, dai Reichsbürger tedeschi [convinti che il Reich esista ancora e che la Repubblica Federale di Germania sia una compagnia senza basi legali registrata a Francoforte] a chi nega che sia in corso una pandemia. Il fatto che la premessa narrativa di QAnon derivi da un assemblaggio di fonti letterarie e della cultura pop – tra le quali un romanzo del 1999 scritto anche da uno dei due autori di quest’articolo – non suscita dubbi nei seguaci.
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Il mondo di QAnon: come entrarci, perché uscirne. Su Internazionale, la seconda puntata dell’inchiesta

Il mondo di QAnon

È on line su Internazionale la seconda puntata dell’inchiesta di Wu Ming 1 su QAnon e altre fantasticherie di complotto.

La prima puntata era un resoconto il più possibile dettagliato di come QAnon vede e descrive il mondo; questa va più in profondità, affrontando la questione da un punto di vista anticapitalista e al tempo stesso basato sulle scienze cognitive.

Cosa succede nella mia mente mentre scivolo nella «buca del coniglio»? Perché QAnon ha una simile presa? Perché si sta ibridando con – tagliando con l’accetta – il mondo New Age? Come mai cedono a QAnon et similia anche persone un tempo (o che ancora si pensano) di sinistra?

Wu Ming 1 esplora anche quelle che ha chiamato «le cinque dimensioni di QAnon», propone un’inquadratura a volo d’uccello di QAnon in Italia ed espone il ruolo-chiave avuto dal Movimento 5 Stelle negli anni dieci. È stato il M5S a “traghettare” molte persone dalla sinistra al cospirazionismo in stile QAnon.

M5S o meno, il problema, come si spiega nella puntata, è che a sinistra c’è già una predisposizione alle conspiracy fantasies. Di tale predisposizione dobbiamo liberarci, perché fa il gioco del sistema.

→ Buona lettura.

Il mondo di QAnon: come entrarci, perché uscirne. Su Internazionale, la prima puntata di una nuova inchiesta

Questi, ad esempio, dicono che Trump deve invadere la Germania e instaurare il Reich. Non è una battuta né un’iperbole: è quello che dicono. I tuoi amici e le tue amiche, o genitori o parenti, che stanno scivolando nella “buca del coniglio” di QAnon si ritrovano costoro come compagni di strada, anzi, fratelli di culto. La Germania è solo qualche metro avanti a noi. Nel febbraio scorso, a Hanau, un tizio ha ucciso dieci persone, compresa la propria madre, poi si è suicidato. Nel suo ultimo video su YouTube denunciava l’esistenza di basi sotterranee dove si adora il diavolo e si tengono schiavi bambini per succhiarne il sangue. Queste basi sono ovunque! Negli USA formano un continuum che va dalla California a New York! Anche in Italia abbiamo gente che ci crede. A questo e a molto altro. Due anni fa vi avevamo avvisati. 🙄

Da oggi sull’edizione online della rivista Internazionale trovate la prima puntata di una nuova messa a punto di Wu Ming 1 su QAnon, cospirazionismi, pandemia e social media. Citiamo dall’introduzione:

«Con ogni probabilità partito come una burla, QAnon sta giocando un ruolo importante nella campagna elettorale americana, sta mettendo in difficoltà gli amministratori delle grandi piattaforme social ed è a tutti gli effetti una rete – o una setta, a cult, come sempre più spesso è definito – globale.

Del tema mi sono occupato più volte. In particolare, nell’ottobre 2018 ho scritto un’inchiesta in due puntate dove segnalavo le strane risonanze tra QAnon, le controinchieste sugli “abusi rituali satanici” condotte dal Luther Blissett Project negli anni Novanta e il romanzo Q, uscito in Italia nel 1999 e pubblicato negli Stati Uniti cinque anni dopo.

Nel 2019 il fenomeno è sembrato calare di intensità. In realtà ha continuato a estendersi e a ramificarsi. Poi sono arrivati il nuovo coronavirus e i lockdown. La situazione si è evoluta e aggravata, ed è necessario rifare il punto. Prosegui la lettura ›

La riapertura di Giap, le prossime uscite, i progetti in corso, la strada chiama

«Butta la tua statua giù e resta giù, / resta giù!» (Area, Ici on dance!, 1978).

Rieccoci. Dopo la pausa d’agosto – pausa solo per Giap, non per noi –, annunciamo la ripresa delle pubblicazioni, aggiorniamo sui progetti in corso e le prossime uscite,  segnaliamo alcuni appuntamenti di settembre e ottobre.

Durante l’estate abbiamo continuato a lavorare insieme al romanzo La grande ondata del ’78 – che consegneremo all’Einaudi nella primavera 2021 – e ciascuno per conto proprio ai vari progetti solisti. Non dovendo più seguire alcun profilo sui social– a settembre sarà un anno tondo che abbiamo abbandonato Twitter – e con il blog rallentato e poi sospeso, abbiamo raggiunto un livello di coordinazione e ottimizzazione degno del Toyotismo. Una Toyota senza dipendenti, dove il management lo fanno tutte e tutti.

La scelta di “allentare” Giap non era dovuta solo alle esigenze di scrittura, ma anche alla necessità di una decongestione dopo il flusso impressionante e ingestibile della primavera. Ora riapriamo e vedremo come andrà. Prosegui la lettura ›

Giap in «modalità estiva», noi no. Siamo in maratona di scrittura, ma ecco un po’ di novità e aggiornamenti

1978, a Viareggio si vendevano ancora cartoline così, ma era un'altra epoca.

Viareggio, 1978…

Se in queste settimane, dopo una primavera a 360 bpm, Giap va avanti con lentezza non è perché siamo in ferie, anzi. Stiamo studiando e facendo riunioni e scrivendo da mane a sera, dediti al romanzo collettivo La grande ondata del ’78, la cui stesura – dopo un lungo lavoro di impostazione e un grande accumulo di scalette e “bibbie” dei personaggi – procede spedita. Contiamo di finirlo nella primavera 2021.

Nel mentre, proseguono anche i lavori sugli altri progetti elencati nel giugno scorso. Qui sotto troverete news e aggiornamenti, oltre a un calendario delle nostre prossime uscite pubbliche. Che nel 2020-2021, lo anticipiamo fin da ora, saranno più rade. Non solo per il fantasma del Covid che ancora spauracchia l’Italia: centri sociali che non riapriranno, eventi “contingentati” ecc. No, c’è dell’altro.

Abbiamo riflettuto, e concluso che non potremo riprendere l’attività on the road con l’intensità e la frequenza di prima. Un po’ perché dobbiamo scrivere, e molto perché gli ultimi anni sono stati forsennati.

Nondimeno, tra agosto e settembre faremo qualche apparizione. Oltre a questo, ci sono novità che riguardano direttamente noi e/o la nostra comunità allargata. Eccole. Prosegui la lettura ›

Coronavirus e teorie del complotto. Un vademecum e una lezione su #QAnon

di Wu Ming

Da quando, nel febbraio 2020, in Italia e poi nel resto d’Europa e dell’Occidente è cominciata l’emergenza coronavirus, sempre più persone, sottoposte a un vero e proprio bombardamento mediatico, hanno concluso che i mezzi d’informazione mainstream erano inaffidabili. La narrazione predominante di quanto stava accadendo è stata giudicata incongrua, strumentale, capziosa, organica a poteri costituiti ed élites economiche non solo reticenti ma responsabili dello stato in cui la pandemia aveva trovato i nostri sistemi socioeconomici.

Per i movimenti anticapitalisti, quest’insoddisfazione diffusa – e fondata – nei confronti dell’establishment politico-mediatico è stata in gran parte un’occasione persa. Per vari motivi che non sono oggetto di quest’articolo, non sono stati loro, non siamo stati noi a intercettarla.

Più spesso, l’ha intercettata il cospirazionismo: il virus è stato prodotto in laboratorio e diffuso intenzionalmente dalla Cina, o dalla Russia, o da Soros, o da Bill Gates. Quest’ultimo manovra a piacimento l’OMS per «controllare il mondo coi vaccini». Anzi, no, il virus si è diffuso per colpa del 5G. Anzi, no, la pandemia è una creazione di una lobby satanista che in America controlla il «deep state». Ecc. ecc. Prosegui la lettura ›

Affinità e divergenze tra #QAnon e… noi. La seconda puntata dell’inchiesta di Wu Ming 1 sulle nuove teorie del complotto

C’è chi vede una sequenza di 0 e 1… e chi vede una sequenza di LOL.

Da oggi sul sito di Internazionale si può leggere anche la seconda puntata del racconto-inchiesta di Wu Ming 1 intitolato → Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla. Ricordiamo che la prima è qui.
Il nuovo sottotitolo è: «Dal caso Pizzagate a QAnon, alla “fasciosfera” italiana: smontare le teorie del complotto è facile. Il difficile è far cambiare idea a chi ci crede. Ecco alcune indicazioni utili.»

L’inchiesta è aggiornata a venerdì 26 ottobre, all’arresto di Cesar Altieri Sayoc, accusato di essere il MAGAbomber, l’uomo che ha spedito pacchi-bomba a Soros, alla CNN, a Obama, Hillary Clinton, Robert De Niro e altri.
Soltanto un giorno dopo, la strage alla sinagoga di Pittsburgh ha segnalato per l’ennesima volta quali spiriti infestino la società americana e non solo.

Al contrario di quanto si è detto a caldo, Cesar Sayoc e Robert Bowers non sono seguaci di QAnon. Ciò che fa QAnon è rielaborare i due episodi all’interno della propria teoria del complotto, sostenendo che i pacchi-bomba e l’attacco alla sinagoga sono messinscene, parte di un’operazione false flag dei satanisti, dei pedofili, di Soros.

La narrazione di Wu Ming 1 prosegue da dove si era interrotta, andando avanti e a ritroso. In un coup de théâtre, entra in scena una nostra vecchia conoscenza: Luther Blissett.

E ce n’è anche un’altra. L’occhio di Carafa.

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