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Internazionale

Affinità e divergenze tra #QAnon e… noi. La seconda puntata dell’inchiesta di Wu Ming 1 sulle nuove teorie del complotto

C’è chi vede una sequenza di 0 e 1… e chi vede una sequenza di LOL.

Da oggi sul sito di Internazionale si può leggere anche la seconda puntata del racconto-inchiesta di Wu Ming 1 intitolato → Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla. Ricordiamo che la prima è qui.
Il nuovo sottotitolo è: «Dal caso Pizzagate a QAnon, alla “fasciosfera” italiana: smontare le teorie del complotto è facile. Il difficile è far cambiare idea a chi ci crede. Ecco alcune indicazioni utili.»

L’inchiesta è aggiornata a venerdì 26 ottobre, all’arresto di Cesar Altieri Sayoc, accusato di essere il MAGAbomber, l’uomo che ha spedito pacchi-bomba a Soros, alla CNN, a Obama, Hillary Clinton, Robert De Niro e altri.
Soltanto un giorno dopo, la strage alla sinagoga di Pittsburgh ha segnalato per l’ennesima volta quali spiriti infestino la società americana e non solo.

Al contrario di quanto si è detto a caldo, Cesar Sayoc e Robert Bowers non sono seguaci di QAnon. Ciò che fa QAnon è rielaborare i due episodi all’interno della propria teoria del complotto, sostenendo che i pacchi-bomba e l’attacco alla sinagoga sono messinscene, parte di un’operazione false flag dei satanisti, dei pedofili, di Soros.

La narrazione di Wu Ming 1 prosegue da dove si era interrotta, andando avanti e a ritroso. In un coup de théâtre, entra in scena una nostra vecchia conoscenza: Luther Blissett.

E ce n’è anche un’altra. L’occhio di Carafa.

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Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla – di Wu Ming 1, su Internazionale, 1a puntata

Il role model di chi crede a QAnon?

True detective nella finzione: Rust Cohle.

Da oggi sul sito di Internazionale si può leggere la prima puntata di un racconto-inchiesta di Wu Ming 1 intitolato → Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla. Sottotitolo: «Dal caso Pizzagate a QAnon, alla “fasciosfera” italiana. Da dove viene l’idea che i leader del Partito democratico americano siano satanisti e pedofili? Capirlo è importante anche per noi.»

«QAnon» è una teoria del complotto nata nel 2017, forse partita come burla, che in poco tempo si è estesa fino a inglobare diverse teorie precedenti. Quando, nell’estate 2018, i mezzi di informazione mainstream si sono accorti che stava accadendo qualcosa, QAnon era ormai una superteoria del supercomplotto e una storia di successo. Successo non solo ideologico, ma anche commerciale. Nel frattempo, aveva già ispirato azioni armate e forse contribuito ad appiccare uno dei più gravi incendi della storia americana.

Ci sono tutte le condizioni perché una narrazione simile a QAnon – o una sua diramazione – faccia presa anche in Italia.

Pochi giorni fa, a Trieste, il consigliere comunale Fabio Tuiach – ex-Lega, ora Forza Nuova – ha proposto una mozione contro l’artista Marina Abramovic, definendola «nota satanista». È un riferimento a Pizzagate, teoria del complotto nata nel 2016, poi inglobata in QAnon. Da noi ha contribuito a diffonderla nei social Marcello Foa, oggi presidente della Rai. Giusto per far capire a che punto siamo. Prosegui la lettura ›

#Pasolini, #Salvini e il neofascismo come merce – Wu Ming 1 su Internazionale

Pasolini fascismo neofascismo

Screenshot della presentazione multimediale «Pasolini, fascismi, neofascismi», Forlì, 18 maggio 2018.

Il 24 febbraio 2018, nel comizio di chiusura della sua campagna elettorale, il futuro ministro degli interni Salvini citò una frase di Pasolini come pezza d’appoggio per attaccare l’antifascismo. La citazione era falsa. La scena fu un agghiacciante cortocircuito.

Pasolini va difeso dalle strumentalizzazioni di chi lo usa per minimizzare il fascismo. Per costoro, la pacchia deve finire.

Al tempo stesso, però, è necessario fare chiarezza, capire dove Pasolini sbagliò analisi e giudizi su un’ideologia, quella fascista, oggi pienamente attuale.

Sul sito di Internazionale potete leggere un intervento finora il più compiuto — di Wu Ming 1 su un groviglio di problemi e strumentalizzazioni del quale periodicamente tocca occuparsi. Un grosso nodo che è vano sperare di sciogliere: va tagliato con un colpo di spada. Prosegui la lettura ›

«Mettere insieme uguaglianza e biodiversità». Un’intervista con Gabriele Battaglia, autore di Buonanotte signor Mao.

Esce in questi giorni, per la collana Frontiere di Milieu Edizioni, il primo libro solista di Gabriele Battaglia, giornalista indipendente con base a Pechino, che in questi anni ha prodotto articoli e reportage per Internazionale, Asia Times, Popolare Network, Radio Montecarlo e molti altri. Insieme a Claudia Pozzoli ha realizzato il documentario Inside Beijing (2012, 50 min.) e a quattro mani con Nicola Longobardi ha scritto Fucili contro Burma. Giungla, oppio e religione: la guerra dei Kachin (Informant, 2014).

Soquanti anni fa, quando Giap era ancora una newsletter, Gabriele interveniva con lo pseudonimo Dejan, che immaginiamo fosse ispirato a Dejan Savićević, grande campione del Milan dal ’92 al ’98.
Nel luglio 2001, spedimmo agli iscritti e pubblicammo sul sito un numero speciale della newsletter intitolato Genova: una narrazione corale. All’interno, compariva una testimonianza firmata da Dejan/Gabriele, che aveva preso parte al corteo contro il G8, spalla a spalla con Wu Ming 4 e Wu Ming 2.
Quella testimonianza, rivista e ampliata, compare come prologo di Buonanotte signor Mao. Storie dall’estremo oriente. La scelta ci ha incuriosito, perché dal libro ci aspettavamo una raccolta di articoli sulla Cina, e invece quell’incipit parlava già una lingua diversa. Wu Ming 2 è partito da questo spaesamento per coinvolgere Gabriele in una lunga intervista, dove si parla di globalizzazione e uguaglianza, di grandi opere e Confucio, di democrazia e urbanistica, di socialismo e bikesharing. La chiacchierata – che riportiamo qui sotto – proseguirà mercoledì 27 settembre, alle 21.30, presso la Libreria Modo Infoshop di Bologna. In fondo al post, segnaliamo anche le altre date del tour di presentazioni. Prosegui la lettura ›

Il «Passante di #Bologna»: una disavventura urbana – di Wu Ming e Wolf Bukowski, 1a puntata

I piloni del cosiddetto «People Mover» di Bologna. Foto di Michele Lapini.

I piloni del cosiddetto «People Mover» di Bologna. Foto di Michele Lapini.

Da alcuni mesi facciamo inchiesta su una grande opera inutile e imposta: il cosiddetto «Passante di Bologna». Il caso è molto interessante e ha rilevanza nazionale, per diversi motivi.

Le ipotesi per risolvere i problemi di traffico del nodo bolognese si rincorrono ormai da vent’anni. Nel 2005 ha iniziato a consolidarsi quella del cosiddetto «Passante Nord», una bretella autostradale che doveva tagliare la campagna a Nord della città, collegando Anzola Emilia (A1), Altedo (svincolo A13) e San Lazzaro (Uscita A14). Quel progetto, già finanziato, è stato respinto l’anno scorso, grazie all’azione di un comitato e dei sindaci dei comuni interessati. Ma il comitato ha scelto di «non dire soltanto no» e ha proposto una “brillante” alternativa: l’allargamento di una corsia per senso di marcia dell’infrastruttura congiunta autostrada/tangenziale, che già ammorba la periferia bolognese. E così, un comitato che all’inizio contestava la ratio stessa del progetto, ha finito per scaricare il barile sui cittadini di un altro territorio.
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Blu, i mostrificatori e le sfumature di grigio. Una nostra riflessione su Internazionale

La cancellazione di Occupy Mordor, 12 marzo 2016

Bologna, XM24, 12 marzo 2016. La cancellazione di Occupy Mordor. Foto di Michele Lapini.

Sul sito di Internazionale, una sintesi della nostra posizione sulle ultime vicende bolognesi: street art, Blu, il potere a Bologna, la mostra Roversimonksy & Co. L’abbiamo scritta tenendo conto degli ultimi sviluppi.

Ringraziamo tutte le persone che da giorni stanno discutendo qui su Giap e in giro per la rete. I vecchi thread li abbiamo chiusi per evitare l’entropia, la discussione prosegue qui sotto.

Ovest. 25 anni di lotte #NoTav in Val di Susa – di Wu Ming 1, terza e ultima puntata

Venezia, Canale della Giudecca, 8 marzo 2016. Foto di Michele Lapini

Venezia, Canale della Giudecca, 8 marzo 2016, h.12:20. Foto di Michele Lapini. Clicca per vedere una galleria della battaglia navale (ma solo dopo aver letto il racconto!)

Quando si dice il tempismo: proprio mentre i carabinieri fanno nuove perquisizioni in Val di Susa e la Procura di Torino sottopone nuovi attivisti a misure cautelari, su Internazionale arriva l’ultima puntata della miniserie di Wu Ming 1 sui No Tav, con fotografie di Michele Lapini.

Stavolta si racconta di vigneti, di frane incombenti, di condizioni di lavoro nel cantiere-fortilizio, di gabinetti, del SAP che si lamenta dei gabinetti, di violenza poliziesca, di un compressore caduto per la patria, di una finta aggressione per le strade di Torino, di una delle più grandi collette di tutti i tempi, del Groundhog Day di Matteo Renzi e infine di una battaglia navale a Venezia, da dove rientriamo in camminata lunare, con dei salti di sei metri ci vedete avanzare.

Un sentito grazie alle compagne e ai compagni di Alpinismo Molotov, che hanno fatto da lettrici e lettori di prova, e anche qualcosa di più.

Solidarietà al Nucleo Pintoni Attivi, alla Credenza di Bussoleno, al presidio No Tav di Venaus e a tutte le colpite e i colpiti da questa nuova operazione.

WM1 sarà di nuovo in valle sabato sera e domenica mattina – 19 e 20 marzo – ed è disponibile per qualunque benefit o iniziativa di sostegno.
[AGGIORNAMENTO: Sabato 19/03 h.18:30 reading in Piazzetta del Mulino, Bussoleno]

Intanto, buona visione.

P.S. Per chi non le ha ancora lette, qui la prima e la seconda puntata.

Ovest. 25 anni di lotte #notav in Val di Susa – di Wu Ming 1, prima puntata. Su Internazionale

La Colombera. Foto di Michele Lapini.

La Colombera. Foto di Michele Lapini.

[WM1:] Dal 2013 sto scrivendo un libro sul movimento No Tav e, più in generale, sulla Val di Susa. Qualcosa che oscilla tra il romanzo di non-fiction e la canzone di gesta. Sono stato in valle tante volte, partecipando a marce, conferenze, escursioni al Cantiere. Ho intervistato decine di attivist*, compulsato archivi personali, raccolto annate su annate di giornali locali. Ho letto tutti gli altri libri pubblicati sull’argomento. Per chiarirmi le idee e testare il materiale, ho scritto e proposto ai lettori testi «di avvicinamento»: reportages narrativi o racconti di non-fiction.

Chi se ne intende dice che il 2016, per la lotta No Tav in Val di Susa, sarà un anno incandescente. Ci sono tutti i presupposti e in più «c’è qualcosa nell’aria».

In Italia ci sono tante lotte No Tav: “Terzo Valico”, Brennero, Vicenza, Firenze… Quella valsusina è la più longeva e radicata. È nata nel 1991, compie un quarto di secolo ed è ora di un nuovo sunto, di una sintesi. – Dopo venticinque anni, – mi sono chiesto – a che punto si trova il movimento?

Per rispondere, sto scrivendo una “miniserie”. Si intitola Ovest. È un racconto di non-fiction in tre puntate, che usciranno una alla settimana su Internazionale, illustrate dalle foto del compagno Michele Lapini.

La prima puntata è appena uscita.

La seconda la sto scrivendo.

Per la terza, andrò a Venezia l’8 marzo. La serie si concluderà col racconto di quella manifestazione.

Buona lettura.

«Cent’anni a Nordest»: prime recensioni e interviste #100anniaNordest

Cent'anni a Nordest

[Riportiamo su Giap l’intervista a Wu Ming 1 apparsa oggi sul Corriere del Trentino, la recensione di Cent’anni a Nordest apparsa sul corrente numero di Internazionale a firma di Giuliano Milani e i link a tre recensioni apparse on line negli ultimi giorni, compresa quella «propositiva» di Alpinismo Molotov, che si conclude con un invito a scarpinare sulle Alpi contro le guerre. Come suol dirsi: restate sintonizzati. Ricordiamo che Cent’anni a Nordest verrà presentato domani, 13/06, a Roma, alla Festa di Letteraria (con WM1 ci sarà Leonardo Bianchi) e il 22/06 a Bologna, h.21:30 a Scienze Politiche, Strada maggiore 45, nell’ambito della giornata contro la guerra organizzata dal collettivo Exarchia. Con Wu Ming 1 ci sarà Girolamo De Michele.]

Dal Corriere del Trentino, 12/06/2015:

CENT’ANNI A NORDEST
Wu Ming 1 studia il conflitto. «Inchiesta-travelogue al di là di ogni nostalgia»

di Jadel Andreetto

In questi giorni è approdato in libreria Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda (Rizzoli, 17 euro). L’autore Wu Ming 1, al secolo Roberto Bui e parte del collettivo omonimo di scrittori con base a Bologna, ha raccolto, ampliato e rivisto alcuni reportage che aveva scritto per il settimanale Internazionale. Partendo da Trieste, sua città d’adozione, Wu Ming 1 ha esplorato in lungo e in largo il territorio che una volta veniva chiamato Tre Venezie o Triveneto e che oggi viene identificato con un più generico e geografico Nordest. Il suo viaggio lo ha portato naturalmente anche in Trentino e in Sudtirolo e la sua riflessione parte dalla e ritorna alla Prima guerra mondiale quale evento fondamentale e fondante dell’Italia stessa. Il Nordest sarebbe allora un punto d’origine privilegiato su cui riflettere per capire il passato e il presente in cui viviamo. Prosegui la lettura ›