I fantasmi del colonialismo infestano le nostre città. A #Palermo un esorcismo di massa, viva Menilicchi!

Quello nella foto è un intervento di guerriglia odonomastica compiuto a Palermo, per dimostrare che i fantasmi del colonialismo italiano infestano le nostre città e raccontare una storia troppo a lungo accantonata: la storia dei crimini del “nostro” imperialismo.

È il primo intervento di una lunga e variegata serie: fa parte di Viva Menilicchi!, un Grande Rituale Ambulante contro il colonialismo, fatto di performance, installazioni, video, parole e camminate urbane, il tutto nell’ambito di Manifesta 12.

Siamo orgogliosi di aver preso parte, grazie all’impegno di Wu Ming 2, all’ideazione e organizzazione di queste giornate, e siamo felici di esserci.

Stasera, 19 ottobre, alle 20.30, al Teatro Garibaldi verrà proiettato il film-saggio di Alessandra Ferrini Negotiating Amnesia, incentrato sulla memoria (e l’oblio) del colonialismo italiano in Etiopia. Al termine, la regista discuterà con le ricercatrici Francesca Di Pasquale e Chiara Giubilaro.

Per tutta la giornata di domani, 20 ottobre, un serpentone di escursionisti-esorcisti scuoterà i fantasmi coloniali nel corpo di Palermo, unendo 37 luoghi infestati e officiando rituali di memoria civica. Si parte alle 8:30, sempre dal Teatro Garibaldi. Qui tutte le istruzioni per partecipare e materiali utili per “aumentare” l’esperienza.

Queste sono azioni scomode: ricordare che l’Italia è stata – e rimane – un paese imperialista è tabù, oggi più che mai. L’ideologia borghese italiana è fondata sul chiagni e fotti, cioè sull’esibito vittimismo. Troppo sconveniente ricordare che il Belpaese è stato quasi sempre dalla parte dei carnefici.

Ne è un chiaro esempio la storia del generale Vincenzo Magliocco (1893-1936). Fu uno dei protagonisti della guerra chimica in Etiopia, e bombardava «con spietato ardimento» (come da motivazione di una sua onorificenza), finché non fu ucciso dalla resistenza etiope mentre cercava di «affermare, col simbolo del tricolore, il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate».

Tre partigiani etiopi, i cosiddetti «Arbegnoch».

C’è qualcosa da celebrare in questa storia? Sì: l’azione della resistenza etiope, nella quale furono anche incendiati tre aerei. Da mesi gli aerei italiani scaricavano sull’Etiopia iprite, fosgene e arsine, e se fosse stato per Mussolini avrebbero scaricato anche batteri e virus letali. Fu Badoglio a sconsigliare al duce il ricorso alla guerra batteriologica, e non certo per umanitarismo, ma per ragioni tattiche.

Proprio il generale Magliocco ci fornisce un plastico esempio di quanto sia difficile rimuovere dalla toponomastica i nostri criminali di guerra.

Nel 1939 fu intitolato a Magliocco l’aeroporto militare di Comiso, in seguito divenuto base Nato.
Nel 2007, con la base smantellata e l’aeroporto ricostruito e divenuto civile, si decise di intitolare la struttura a Pio La Torre, deputato del PCI ucciso dalla mafia nel 1982. La Torre si era battuto anche contro l’installazione dei missili Cruise nella base di Comiso.
L’anno dopo, però, una giunta di destra reintitolò la struttura a Magliocco, sostenendo che il nome di La Torre «aveva riscontrato scarso gradimento tra i cittadini».
Nel 2013, tra i suddetti cittadini si raccolsero ben 35.000 firme per la rimozione dell’aviatore fascista e la reintitolazione al politico antimafia.
Nel 2014, finalmente, l’aeroporto tornò a chiamarsi «Pio La Torre».

Con l’intervento su via Magliocco a Palermo, si è ribadito che di certi “eroi” potremmo tranquillamente fare a meno.

Il nostro contributo a Viva Menilicchi! deve moltissimo all’esperienza maturata in questi anni a Bologna, nell’ambito del «collettivo di collettivi» e cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica. La guerriglia odonomastica l’abbiamo cominciata lì, cambiando i nomi delle vie o aggiungendovi informazioni.

Resistenze in Cirenaica

Clicca per vedere la galleria di foto.

Chi fosse interessato al nostro lavoro “geografico” può navigare la presentazione multimediale realizzata da Wu Ming 1 Cantare la mappa. L’esplorazione del territorio come scrittura collettiva, la scrittura collettiva come intervento urbano, che copre il periodo 2010-2017. Buone camminate.

P.S. Già che si trova a Palermo, oggi, 19 ottobre, Wu Ming 2 presenta in anteprima esclusiva il nostro romanzo Proletkult, che non è ancora in libreria (ci arriva martedì 23). Alle h. 18, sul palco dello Steri, nell’ambito del Festival delle Letterature Migranti, con Salvatore Cavaleri.

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One commento su “I fantasmi del colonialismo infestano le nostre città. A #Palermo un esorcismo di massa, viva Menilicchi!

  1. […] esempi di epifanie sono le immagini dei civili etiopi colpiti dall’iprite, comparse negli spazi pubblicitari di via Magliocco, e le scene di battaglia spuntate in Piazza […]

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