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Un viaggio che non promettiamo breve

A ottant’anni dalla morte di H.P. Lovecraft. Lovecraft, l’Italia, la Valsusa, il Polesine

La prima tavola di Lovecraft nel Polesine di Aleksandar Zograf

La prima tavola di Lovecraft nel Polesine del fumettista serbo Aleksandar Zograf, opera abbinata all’omonimo album di Jet Set Roger (Snowdonia, 2016).

di Wu Ming 1

Oggi cade l’ottantesimo anniversario della morte di Howard Phillips Lovecraft, morto all’età di 46 anni il 15 marzo 1937.

Quasi sconosciuto in vita, nei decenni dopo la sua morte Lovecraft fu riscoperto e ottenne una celebrità postuma prima in alcune nicchie e poi presso un pubblico sempre più vasto, fino a divenire un «classico». Le sue opere hanno influenzato gran parte dell’horror e della fantascienza del XX secolo, e anche nel XXI il suo mondo continua a ispirare il cinema, i videogame, le arti visive e, non ultima, la musica. Soprattutto nel metal, HPL si aggira nei territori delle sonorità più estreme.

A lungo ritenuto un mero cacatore di «monnezzoni», nonché — per via dello stile ipotattico e carico di aggettivi — uno scrittore sgraziato, anno dopo anno l’eremita di Providence colleziona attestati di stima. Nel 2005 una raccolta di suoi racconti è stata pubblicata, a cura di Peter Straub, dalla prestigiosa casa editrice Library of America.
A un esame attento e non pregiudiziale, lo stile di Lovecraft rivela infatti una sorprendente, singolare maestria.
Soprattutto, l’immaginario che ha costruito risulta sempre più attuale.

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Una voce si ode da Rama. Pensieri su «Un viaggio che non promettiamo breve» #WM1viaggioNoTav

Rama

Una raffigurazione di Rama, il mondo dispiegato sulle pareti interne di un’immensa astronave cilindrica cava, narrato dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.
Per coincidenza (il nome è preso dal pantheon induista), quel mondo si chiama come una città menzionata nella Bibbia e come una grande città megalitica che secondo alcune teorie fringe sarebbe esistita in Val di Susa intorno al 3000 a.C.
La Val di Susa è una valle glaciale, ha un profilo a U e può ricordare la metà residua di un paesaggio cilindrico esistente in quel luogo nella notte dei tempi. Nell’ammirare le ricostruzioni della Rama di Clarke, è difficile non sovrapporvi immagini e chimere della Rama valsusina.

[Il tour di Un viaggio che non promettiamo breve si avvicina alla sua conclusione. Stasera a Vigevano e domani a Pavia si terranno, rispettivamente, la trentesima e trentunesima presentazione del libro. L’ultima sarà a Vittorio Veneto il 19 marzo. Da lì all’estate le occasioni di parlarne saranno più rade, fuori dal tour vero e proprio. Invitiamo, come sempre, a seguire il nostro calendario. Dopo l’estate, ci sarà qualche presentazione al Sud e il recupero di alcune date primaverili “saltate”.
Intanto prosegue la discussione intorno all’opera e ai temi che affronta. Non ci riferiamo agli impotenti mugugni di Casapound, ma a interventi ben più seri. Sul numero attualmente in edicola de L’Indice dei Libri del Mese, Franco Pezzini firma uno dei più begli interventi sul libro scritti sinora. Lo riproponiamo qui sotto. Segnaliamo anche la lunga intervista a Wu Ming 1 apparsa su un altro mensile, A Rivista Anarchica. On line qui. Buona lettura.]

Una voce da Rama 

Franco Pezzini

Franco Pezzini

Un’inchiesta può essere – senza perdere in rigore o in veridicità – anche un grande romanzo? Si tratta di intendersi sulle categorie adottate, ma alla luce delle continue trasformazioni delle forme narrative mi pare si possa offrire alla questione risposta affermativa. Che calza a questo Viaggio che non promettiamo breve, diluviale racconto di vicende di singoli e comunità, insieme epos e Commedia umana, weird tale e atlante, travelogue e testimonianza memoriale. Nel resoconto in cinque parti di Venticinque anni di lotte No Tav i toni possibili, adeguati e necessari ci sono tutti, dal comico al dolente, dal malinconico al grottesco; c’è l’assedio e c’è il ritorno, come un tornare a casa in vari sensi possibili. Ma persino il resoconto puntuale di argomenti in genere poco digeribili – dati tecnici, viluppi burocratici, proclami politici – riesce a incalzare con efficacia il lettore. L’autore riesce a cucire tutto questo in un affresco corale di cui colpisce l’ampiezza di respiro: non solo per l’entità del lavoro che ha preso forma poco a poco nel corso di anni, ma per la capacità di portare alla luce le qualità di un incredibile laboratorio collettivo, ridotto da certa (non-)informazione a covo di strambi banditi. Di qui la narrazione particolareggiata delle lotte, attraverso montagne di articoli, filmati, voci non sforbiciate; e una quantità di incontri con testimoni, ricordi di persone scomparse, ricostruzioni di dibattiti, anche ripensamenti autocritici (dolorosi, severamente onesti) su certe dialettiche fallimentari tra diversi linguaggi di opposizione. Prosegui la lettura ›

Casapound contro «Un viaggio che non promettiamo breve» di Wu Ming 1 #WM1ViaggioNoTav

No Tav e antifascisti

A Casapound di Ostia non piace che Wu Ming 1 presenti il suo ultimo libro al Teatro del Lido. Si tratta della serata di venerdì 3 marzo (i dettagli sono qui).

A esprimersi contro l’evento è stato il leader del partitino neofascista presso il X Municipio di Roma, Luca Marsella. La sua presa di posizione è stata riportata – e sposata in toto – su Il Quotidiano del Litorale [avevamo scritto «del Littoriale», corretto refuso, N.d.R.] da tale Gianmarco Monaco, che ha aggiunto alcune considerazioni sui No Tav «violenti».

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Cinque volte Turi Vaccaro, un reading musicale tratto da Un viaggio che non promettiamo breve #WM1ViaggioNoTav

Turi Vaccaro in una foto di Michele Lapini, settembre 2015.

[WM1:] Come preannunciato nello scorso speciale dedicato al libro, il tour di Un viaggio che non promettiamo breve finirà a marzo anziché a giugno, per causa di forze minori. A malincuore, ho dovuto disdire tutti gli impegni fuori Bologna-e-dintorni da aprile all’estate inoltrata.

Quasi tutti: l’8 aprile sarò al Festival del giornalismo di Perugia, a parlare di nuove frontiere del reportage narrativo con Zerocalcare e Leonardo Bianchi… e ho mantenuto due eventi di quelli che mi mozzerei il dito medio della mano destra piuttosto che non esserci: la prima festa di Alpinismo Molotov (Avigliana, Valsusa, primo weekend di giugno, dettagli a seguire) e la seconda edizione del festival Alta Felicità (Venaus, Valsusa, dal 27 al 30 luglio).

Nel frattempo, però, il tour continua. Colgo dunque l’occasione del doppio impegno romano del 3 marzo – h.18 a Casetta Rossa, quartiere Garbatella; h. 21 al Teatro del Lido di Ostia, via delle sirene 22 – per dire qualche parola in più sul reading/concerto che sto portando in giro insieme a Luca Casarotti, avvocato e pianista, nonché “lettore di prova” e consulente legale durante la stesura di Un viaggio che non promettiamo breve. Prosegui la lettura ›

#NoTav e #Terremoto. Dalla Val di Susa all’Appennino centrale passando per il Brennero #WM1viaggioNoTav

Contro la «mano nera».

di Wu Ming 1

Stasera a Verona il tour di Un viaggio che non promettiamo breve toccherà la ventiquattresima tappa. Siamo più o meno a metà del cammino previsto, ma la fatica comincia a farsi sentire, e con la fatica bisogna fare i conti per tempo, in anticipo, non aspettare di ritrovarsi al lumicino.

Non ho mai pensato di poter reggere, nel corso del 2017, una tournée monstruosa come il Point Lenana Tour de Force del 2013. Quella volta misi in fila ottanta presentazioni in un anno, spesso abbinate a escursioni, ascensioni a tema, arrampicate… A quella lunga marcia, per giunta, ne seguì subito un’altra, quella del RévolutiontouR per L’Armata dei Sonnambulicentoventuno presentazioni nel periodo 2014-2015… Stavolta, per fortuna, suddivise tra i membri del collettivo. Prosegui la lettura ›

«Non cedere all’adesso». Un viaggio che non promettiamo breve prosegue il suo viaggio #WM1viaggioNoTav

Un viaggio che non promettiamo breve

Si avvicina la terza edizione di Un viaggio che non promettiamo breve. Clicca sull’immagine per aprire la copertina completa con un nuovo testo sull’aletta (PDF).

Mentre Un viaggio che non promettiamo breve procede verso la nuova ristampa, ecco un nuovo speciale, lungo il filo delle recensioni apparse e delle riflessioni fatte, pescate, condivise in quest’inizio di 2017.

Il tour di presentazione oggi a Bolzano tocca la ventiduesima data e domani a Trento la ventitreesima, e la strada è ancora lunga e impegnativa.

L’immagine del libro che ci consegnano i primi tre mesi on the road sembra proprio quella – oltremodo foucaultiana – della «boite à outils», la cassetta degli attrezzi. Questa l’espressione usata più volte durante la presentazione al centro sociale Sisma di Macerata. In quella serata si è usato il libro per illustrare il rapporto tra il sistema delle grandi opere e la «strategia dell’abbandono» che stanno subendo le zone montane del centro-est colpite dal terremoto.

Quasi a ogni tappa del tour, la presentazione di Un viaggio che non promettiamo breve è diventata l’occasione per ragionare sui conflitti locali e il futuro dei movimenti contro le grandi opere e/o per il «diritto alla città». Nelle ultime settimane è successo a Vicenza – qui l’audio della serata, con introduzione di Nicoletta Dosio – e a Firenze; in questi giorni accadrà nel Trentino-Alto Adige dove si lotta contro il Tunnel di base del Brennero (BBT); la prossima settimana avverrà a Verona, dove va crescendo un movimento No Tav, poi a GenovaArquata Scrivia, nelle terre dei No Tav Terzo Valico.

Più in generale, presentare il libro diventa l’occasione per fare il punto sulla centralità della cementificazione nella fase attuale del capitalismo italiano, com’è avvenuto in quest’intervista rilasciata a Ernesto Milanesi in quel di Padova. Prosegui la lettura ›

Vedi alla lettera Q. Il trasversale viaggio di Un viaggio che non promettiamo breve #WM1viaggioNoTav

Cantiere in Val Clarea, 5 settembre 2015. Poliziotti allibiti di fronte a Turi Vaccaro. Episodio raccontato nella quinta parte di Un viaggio che non promettiamo breve, intitolata «Serenata per un satellite (2012 – 2016)». Foto di Michele Lapini.

A quanto ricordiamo, non era mai accaduto che un nostro libro venisse citato e mostrato da un deputato in Parlamento.

È accaduto per la prima volta il 20 dicembre scorso, durante il dibattito sulla ratifica dell’ennesimo «storico accordo» tra Italia e Francia sul Tav – il solito dopo il quale «non si torna più indietro» ecc. ecc. – quando Giorgio Airaudo ha sventolato una copia di Un viaggio che non promettiamo breve.
Il video dell’intervento è incorporato in calce a questo post. Il libro appare al minuto 8’28”.

A dirla tutta, il giorno prima il libro era stato recensito live al Senato, benché non in aula. È avvenuto durante un convegno nella Sala ISMA, grazie allo storico Tomaso Montanari. Ne parliamo qui sotto.

Del resto, non era nemmeno mai accaduto che un nostro libro fosse recensito (o reticensito) dal più famoso magistrato italiano

Insomma, attorno a Un viaggio che non promettiamo breve stanno succedendo varie e strane cose. Come minimo, il libro fa discutere. Sono anche arrivate – per canali privati – minacce di querela, e vedremo se si concretizzeranno. Nel caso, ci sarà parecchio da divertirsi.

Nel frattempo, vi offriamo una nuova rassegna di recensioni, interviste e pareri sul libro. La prima del 2017. Buona lettura. Prosegui la lettura ›

Contro la politica della paura, «rovesciare passando da sotto»! #WM1ViaggioNoTav

Nicoletta Dosio e la sua tartaruga. Prendersi il proprio tempo.

a cura di Wu Ming 1

«Fuori dagli Stati maggiori dei partiti come dai cervelli dei Clausewitz radicali, può nascere una nuova intelligenza sociale, attraverso l’elaborazione spontanea e brancolante di una strategia sovversiva che eviti le vecchie trappole […] Se la sovversione aggira, “passa sotto” la violenza dello stato, non è soltanto per necessità tattica. È perché è innanzitutto, fin dai primi balbettii, il contrario di una guerra nella quale il nemico, l’altro, non esiste. L’arma principale della sovversione è la trasformazione sociale. Trasformazione che si rivolge tanto a coloro che la mettono in atto quanto a quelli con i quali essi si confrontano. Perché è immediatamente affermazione di un rapporto sociale diverso dal rapporto capitalista.»

Serge Quadruppani

Così scrive Serge Quadruppani nel suo La politica della paura (Lantana, Roma 2013).
Con l’espressione che dà il titolo al libro, il nostro compagno d’Oltralpe descrive l’uso strumentale dell’emergenza-terrorismo, la costruzione di sempre nuovi «nemici pubblici», lo spaccio all’ingrosso e al dettaglio di un immaginario securitario sempre più pervasivo, il tutto allo scopo di normare, sorvegliare e controllare meglio la nostra società.
Una società mai così sondata, interrogata, misurata, scansionata, eppure mai così incomprensibile ai poteri costituiti, mai così misteriosa e incline a divenire riottosaingovernabile.

La paura di cui scrive Serge, infatti, non è solo quella che viene iniettata nei governati – paura di attentati, paura del «degrado», degli zingari, dei migranti, dell’«invasione», di questo o quel complotto… – ma anche quella che hanno in corpo i governanti, sempre più ritirati nelle loro cerchie, a frequentarsi tra simili, “scollati” dal mondo, estranei alla realtà e dunque privi di ogni immaginazione.
Lo stiamo vedendo nella parabola del renzismo. I governanti sono autoreferenziali, e quindi pavidi di fronte alle contraddizioni, ai conflitti. Perché nei conflitti, anche quelli più modesti, l’Uno autoreferente è costretto a diventare (almeno) Due. Prosegui la lettura ›

La sconfitta di Renzi, le vittorie #notav e una «reticensione» di Gian Carlo Caselli #WM1ViaggioNoTav

Caselli su Un viaggio che non promettiamo breve

Gian Carlo Caselli recensisce Un viaggio che non promettiamo breve.

«…È stato, io credo, per l’assenza da tempo in questa storia di una sinistra che difendesse proletari e reietti invece di schierarsi ciecamente con i concreti sostenitori e impositori di un’idea di sviluppo supina agli interessi della grande finanza, che mai è stata così cieca nei confronti degli interessi collettivi e così disinteressata a quelli degli ultimi, dei “perdenti”.»

Sono parole di Goffredo Fofi. Stava commentando il risultato del referendum costituzionale e le ragioni per cui la controriforma Boschi-Renzi è stata respinta? No, queste frasi sono state pubblicate il 2 dicembre. Fofi stava recensendo Un viaggio che non promettiamo breve e spiegando come mai la lotta No Tav non ha ancora il posto che merita nell’immaginario nazionale, nemmeno dopo venticinque anni di lotte, di tenace resistenza di massa, e di successi. Prosegui la lettura ›

Speciale #WM1ViaggioNoTav: #maxiprocesso, reazioni pavloviane, una riffa di solidarietà, recensioni e altro sui #notav

Un viaggio che non promettiamo breve, foto di Simona Vinci

Foto di Simona Vinci, pubblicata su Twitter.

In Un viaggio che non promettiamo breve, tra le numerose storie raccontate, c’è quella del cosiddetto «maxiprocesso» contro i No Tav: com’è nato e per volontà di chi; dove si è svolto e secondo quali logiche; cos’è accaduto in carcere ad alcuni dei 53 imputati; come ha risposto la popolazione valsusina; cos’hanno detto i PM nelle loro requisitorie… Fino alla sentenza di primo grado.

Proprio mentre usciva il libro è iniziato il processo d’appello, che è giunto a sentenza in tempi record… ma in quei tempi ne abbiamo sentite di tutti i colori. Le condanne sono 38, nove in meno rispetto al primo grado, ma comunque un esito grave. Un sunto si trova su notav.info.
Del tutto ovvia la nostra massima solidarietà a tutte le condannate e i condannati.

Nel commentare con gioia la sentenza, il senatore del PD Stefano Esposito e il vicepresidente del PD torinese Raffaele Bianco, dichiarati arcinemici dei No Tav, hanno subito pensato di tirarci in ballo, con chiarissime allusioni a Un viaggio che non promettiamo breve. Un riflesso condizionato rivelatore, che si aggiunge a segnali raccolti nei giorni scorsi, nel sottobosco del cronismo sìTav embedded. A quanto pare, il libro di Wu Ming 1 non è per tutti gli apparati digerenti. Forse contiene troppa capsaicina (C18H27NO3)?  Prosegui la lettura ›