A che punto è Wu Ming? Riprendiamo i fili dei discorsi (e delle prassi)

Buoni viaggi alle navi che salvano vite. Lusingati per la citazione, ringraziamo Mediterranea e salutiamo la Mare Jonio che il 10 giugno ha ripreso il mare.

INDICE

0. Introduzione

1. Libri già scritti che continuano a viaggiare
1a. Speciale L’Armata dei Sonnambuli in Germania
1b. Altai e Proletkult nello Stato Spagnolo
1c. Messico: cinque uscite future, grazie a Paco Ignacio Taibo II
1d. Le voci di Cantalamappa: due diverse letture (Yamunin e Leggere : Forte!)

2. Scritture in corso, nuove uscite e altri progetti
2a. Il romanzo che stiamo scrivendo insieme: La grande ondata del ’78
2b. La battaglia della merda, di WM2 e Giuseppe Palumbo
2c. Un libro di WM1 sulle teorie del complotto
2d. Il progetto di WM1 sul clima: Blues per le terre nuove
2e. Tolkien e dintorni: i Quaderni di Arda e un convegno a Trento
2f. Il sentiero degli dei, un’extended version in uscita da Feltrinelli
2g. Ritorna Quinto Tipo: Stradario Hip-Hop di Giuseppe Nexus Gatti

3. On The Road Again? Non è così semplice…
4. Wu Ming Foundation e dintorni
4a. Le inchieste di Nicoletta Bourbaki: Montanelli e il caso Giuseppina Ghersi
4b. I monumenti e la guerriglia odonomastica
4c. Alpinismo/Appenninismo Molotov
Postilla tecnosociale

Introduzione

Il va sans dire che dall’ultimo punto della situazione sul nostro lavoro, datato 1 gennaio 2020, tante cose sono accadute, e molte altre non sono potute accadere. Ogni percorso ha conosciuto rallentamenti e deviazioni, ogni programma ha subito drastiche modifiche, alcune pubblicazioni sono state rinviate. Decine di iniziative dal vivo – presentazioni, reading, conferenze, scarpinate, la festa di Alpinismo Molotov – sono saltate. Con pochissime eccezioni, abbiamo scelto di non sostituirle con eventi «a distanza», virtuali, perché per noi nessuna soluzione del genere può rimpiazzare un evento ideato come incontro live e corporeo, e anche perché la nostra politica sull’immagine pubblica  – niente riprese video, niente foto ecc. – avrebbe causato ulteriori disagi a noi e agli eventuali organizzatori.

Eppure, persino nello sconquasso e nel vituperio dell’emergenza Covid-19, alcuni viaggi sono proseguiti: nostri libri sono approdati in nuove lande, abbiamo firmato contratti, avviato collaborazioni, rifinito progetti, avuto nuove idee. Nelle ultime due settimane abbiamo cercato di riprendere i fili interrotti, abbiamo ripreso a lavorare a spron battuto al nuovo romanzo collettivo e stiamo ripianificando le altre uscite e attività. In questo post cercheremo di aggiornarvi su tutto quanto (o quasi).

Partiamo da cosa sta accadendo ad alcuni dei nostri libri già esistenti.

1. Libri già scritti che continuano a viaggiare

L’Armata dei Sonnambuli in Germania

Nel febbraio scorso Assoziation A ha pubblicato l’edizione tedesca de L’Armata dei Sonnambuli: intitolata Die Armee der Schlafwandler. Nel catalogo della casa editrice di Berlino/Amburgo c’erano già Q, Asce di guerra, 54, Manituana e Altai. Ben sei nostri titoli in tre anni, tutti tradotti dall’infaticabile Klaus-Peter Arnold a parte Q, splendidamente tradotto già nel 2001 da Ulrich Hartmann (1953-2012), uscito per Piper nel 2002 e ripubblicato da AA nel 2019.

A lungo la Germania è stata il nostro “buco nero”: dopo Q, che pure vendette bene e fu ripubblicato in tascabile, per quindici anni nessun nostro libro era più stato tradotto in tedesco. Grazie all’impegno di Assoziation A, in poco tempo la situazione si è capovolta, e al momento la Germania è il paese straniero dove sono disponibili più titoli di Wu Ming. Nello Stato Spagnolo, tra castigliano e catalano, ci sono state più traduzioni, ma i titoli più vecchi sono fuori catalogo.

Tutte le nostre uscite alemanne hanno ottenuto un buon successo di critica, e Die Armee der Schlafwandler non fa eccezione. Le recensioni sono state molte, e continuano a uscire. Qui ne mettiamo a disposizione un florilegio: stralci tradotti da WM2 e – quando disponibili – link ai testi integrali in lingua originale.

«Alla luce di quest’ambiziosa pubblicazione da parte dell’editore Assoziation A, Wu Ming meriterebbe di apparire più spesso nei radar letterari. E forse, a questo proposito, bisogna anche menzionare Klaus-Peter Arnold che ha tradotto Die Armee der Schlafwandler in maniera ammirevole, con tutte le sue sfumature stilistiche: a volte la lingua è quella dei pamphlet, poi di nuovo è il popolo a parlare. Un grande “Buona fortuna” a questo romanzo folle, intellettuale, strabordante.» (Jana Volkman, Tagebuch, 27/03/2020)

«Questo romanzo ricco d’azione, nel quale uno crede davvero di sentire le grida scandite dai lavoratori che protestano contro il rialzo dei prezzi degli alimenti e dove la marmaglia solidale combatte contro i drughi della controrivoluzione, si può anche leggere come  un’allegoria dell’attualità. I sonnambuli come folla ideologicamente narcotizzata, che si lascia strumentalizzare e dirigere a piacimento, e marcia priva di empatia per la controrivoluzione, sono una metafora da incubo della Nuova Destra, ma anche di altre correnti populiste, come il Movimento Cinque Stelle in Italia.» (Florian Schmid, Neues Deutschland, 26/03/2020)

«È impossibile rendere conto, anche solo per sommi capi, di tutte le trame, sottotrame e sottosottotrame di questo mattone da 670 pagine. La lettura offre un repertorio di colpi di scena, punti di vista obliqui, interpretazioni originali e soprattutto una sorprendente combinazione di elementi apparentemente scollegati, senza mai rinunciare all’alterità – una fondamentale differenza di qualità rispetto al dilagante storicismo di maniera e di mercato. Un affascinante thriller storico-politico, contro ogni convenzione.» (Thomas Wörtche, Culturmag, maggio 2020)

«Gli eventi sono descritti quasi senza interruzione dal punto di vista delle cosiddette “persone comuni”. La sarta Marie, l’attore Léo, il medico e mesmerista D’Amblanc: tutti aspirano a una rivoluzione “Zucchero e Libertà”, tutti verranno messi da parte. La seduzione delle masse, ma senza deriderle. Al contrario. Questi sono i personaggi che vengono ritratti con maggiore simpatia. E quando Léo, in particolare, esalta l’arte e la letteratura, forse le sue parole non sono sempre sincere , ma di certo coraggiose. Inoltre, le immagini che il collettivo di autori trova per le lotte intestine di potere, per l’infiltrazione di spie nella società, per la repressione e la follia sottolineano l’universalità di questi meccanismi.» (Christiane Pöhlmann, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 04/04/2020)

«Il collettivo, nato nel 1994 dall’underground bolognese, rompe con il tradizionale racconto della storia di Francia, la “Grande Nation”. Piuttosto, Die Armee der Schlafwandler fa i conti con un mondo di uomini, i cui tentativi di rimodellare la società si scontrano con le tattiche della vita quotidiana e degli intrighi di potere.» (Hubert Holzmann, Titel Kulturmagazin, 21/03/2020)

«L’incalzare degli eventi viene raccontato a volte da un punto di vista neutrale, altre invece viene commentato dalla voce del popolo e altre ancora discusso da posizioni contrapposte. La rivoluzione è allo stesso tempo follia collettiva e teatro di strada, dove un audace vendicatore come Scaramouche diventa una popstar. L’attivismo delle donne mette paura a molti progressisti. In definitiva, come tutti i protagonisti e le protagoniste della Rivoluzione, esse si battono soltanto per la propria sopravvivenza. In questo romanzo Wu Ming ha di nuovo indagato con esattezza lo sfondo reale di una storia avvincente. Brevi digressioni con estratti dai verbali del parlamento, appelli del popolo e articoli di giornale restituiscono il significato della Rivoluzione per la storia mondiale. Alla pubblicazione dell’originale italiano, nel 2014, il quotidiano di sinistra “Il Manifesto” ha lodato i Wu Ming per “le storie di sconfitti che, invece di demoralizzare, suscitano speranza e ridanno fiducia”. Questo è vero, e forse in modo particolare, per Die Armee der Schlafwandler.» (Jens Renner, Analyse & Kritik, n.660, 19/05/2020)

La rassegna stampa completa è qui.

Altai e Proletkult nello Stato Spagnolo

A settembre Proletkult uscirà in castigliano da Anagrama, che già aveva pubblicato L’Armata dei Sonnambuli, e in catalano da Tigre de Paper, che ha da poco pubblicato Altai.

Clicca per ascoltare la presentazione di Altai per Radical May.

Proprio sull’edizione catalana di Altai è incentrato un quasi-strappo alla nostra regola di non sostituire eventi dal vivo con eventi a distanza. Più che uno strappo, si è trattato di un aggiramento: il 23 maggio avremmo dovuto presentare il romanzo alla fiera Literal di Barcellona, saltata per via delle note vicende. Ci è stato chiesto di registrare un podcast per Radical May, la rassegna on line che ha rimpiazzato il festival. La voce è quella di Wu Ming 2, attivabili i sottotitoli in catalano.

Messico, si rinnova il sodalizio con PIT2

Il Fondo de Cultura Económica è un gruppo editoriale non-profit in gran parte finanziato dallo stato messicano per promuovere la lettura. I titoli che pubblica sono distribuiti in tutta l’area ispanoamericana.

Dal 2018, a dirigere il FCE è nientepopodimeno che Paco Ignacio Taibo II, nostro collega, antico compagno di scorribande e – soprattutto – ispiratore. Grazie al suo interessamento, nei prossimi tre anni il Fondo pubblicherà ben cinque nostri titoli: Altai, L’Armata dei Sonnambuli, Stella del Mattino, Point Lenana e L’Invisibile Ovunque.

Clicca per vedere Desde el Fondo #68.

Paco conduce con Rocio Martinez la trasmissione settimanale del FCE dedicata ai libri. Si chiama Desde el Fondo. La puntata n. 68 include anche una lunga chiacchierata con noialtri, durante la quale Paco presenta ai lettori ispanofoni il nostro progetto e ci fa domande sui libri di cui sopra. Comincia al minuto 42. Buon ascolto.

Le voci di Cantalamappa

Durante l’emergenza coronaviru, ci è giunta la bella, duplice notizia di ben due versioni ad alta voce del nostro libro Cantalamappa.

La prima la sta realizzando il nostro amico e compagno Luigi Chiarella aka Yamunin, attore e scrittore, come dono alla propria «nipotanza». Ecco come descrive il proprio approccio:

«Ho tolto dal cassetto il microfono con l’interfaccia audio e ho iniziato a leggere come se ce li avessi lì intorno i bambini, e con loro o la va o la spacca. La cosa importante è mantenere un’attitudine punk. A un certo punto ho sentito il bisogno di un sottofondo musicale, qualcosa che riempisse un po’ e così ho imbracciato il mio basso e ho iniziato a suonare qualche accordo.»

Le letture di Yamunin sono qui (racconti 1-4) e qui (racconti 5-7).

L’altra versione ha la voce di Andrea Mancini ed è stata registrata nell’ambito di «Leggere: forte! Ad alta voce fa crescere l’intelligenza», un progetto della Regione Toscana e dell’Università di Perugia. Tutti i racconti si trovano qui.

È divertente e intrigante sentire lo stesso racconto letto prima da Luigi e poi da Andrea (o viceversa), cogliere le diverse enfasi e sfumature.

2. Scritture in corso, nuove uscite e altri progetti

La grande ondata del ’78 (titolo di lavoro)

La nazionale olandese ai Mondiali d’Argentina del 1978.

È il nuovo romanzo collettivo. Siamo tornati a lavorarci a pieno ritmo. Per tutto il resto del 2020, scriverlo sarà la nostra attività principale.

Da anni giriamo intorno a questa storia: il primissimo nocciolo narrativo risale al 2006 e nasceva da Mater Materia, un’improvvisazione narrativa condotta col collega Giuseppe Genna.

Non è un segreto che un altro nostro romanzo (Proletkult), diversi post e articoli e persino una canzone del Wu Ming Contingent (Italia mistero cosmico) siano nati dalle ricerche preliminari per questo progetto, come Asce di guerra nacque dalle ricerche per 54.

È proprio la formula di 54 quella che stiamo rivisitando e modificando alla luce degli esperimenti condotti nel frattempo. Più storie incrociano la Storia nel corso di un anno, che stavolta è il 1978. Da noi questo significa: sequestro Moro, avvicendarsi di tre papi, legge 194 sull’aborto, legge 180 («Legge Basaglia») che impose la chiusura dei manicomi, l’arrivo in TV di Goldrake (che si chiamava Goldrake solo in Italia)…

…E l’ondata.

Complotti

Nel biennio 2018-2019 Wu Ming 1 – sintetizzando e proiettando in avanti un lavoro di molti anni, partito ai tempi del Luther Blissett Project – ha dedicato alle teorie del complotto un’inchiesta/reportage con focus su QAnon (uscita sul sito di Internazionale in due puntate), svariati post di Giap e un corso universitario one-shot all’Università Roma 2 di Tor Vergata. Due lezioni sono disponibili in video qui.

Su proposta delle Edizioni Alegre, sta mettendo insieme tutti gli spunti e gli appunti per trarne un libro. La vicenda Covid-19, ovviamente, ha fornito una pletora di nuovi materiali. Ci vorrà ancora tempo, ma quel libro vedrà la luce, plausibilmente prima della fine del 2020.

Blues per le terre nuove, un progetto transmediale sul clima

Blues per le terre nuove è un progetto la cui fase preliminare è partita nel 2017 e che terrà impegnato WM1 ancora per diversi anni, forse per tutti gli anni Venti. È imperniato sulla storia e geografia del grande Delta del Po – in particolare del Basso Ferrarese – e sui modi in cui i cambiamenti climatici ci fanno riconsiderare tale storia. Quei territori, infatti, sono destinati a essere sommersi – con un’ingressione dell’Adriatico fino a trenta chilometri nell’entroterra – da qui alla fine del secolo. Dove la terra fu strappata all’acqua in secoli di bonifiche e “ingegnerizzazione” del territorio, l’acqua tornerà a “regolare i conti”.

Il “tabellone da cantastorie” della conferenza multimediale Blues per le terre nuove, portata in tour da WM1 nel 2018-2019. Questa è la versione aggiornata al dicembre 2019.

Blues per le terre nuove è partito come idea per un libro – un «oggetto narrativo non-identificato» sulla scia di Point Lenana e Un viaggio che non promettiamo breve – ma pian piano si è trasformato in un progetto più articolato e transmediale, fatto di performances, esplorazioni, reportages, laboratori di scrittura, autoproduzioni letterarie e audiovisive, opere «di avvicinamento» che includono persino un sequel de La macchina del vento. Un racconto intitolato Polykenos – l’aggettivo greco da cui deriva il nome «Polesine», terra «dalle molte interruzioni» – è già stato letto in pubblico tre volte e verrà riproposto durante la scarpinata appenninica del 21 giugno.

Da un laboratorio di scrittura svoltosi nel 2018-2019 alla biblioteca comunale «Mario Soldati» di Ostellato (FE) è nato il collettivo Moira Dal Sito (anagramma di Mario Soldati, appunto), composto da una ventina di persone e autore di un onirico «romanzo a mosaico» – racconti collegati tra loro – dove si immagina la vita nel Basso Ferrarese durante e dopo la grande sommersione. Il romanzo si intitola Quando qui sarà arrivato il mare e ne stiamo programmando la pubblicazione, con un testo introduttivo di WM1.

Il sentiero degli dei, extended edition

A dieci anni dall’uscita in libreria con Ediciclo, Wu Ming 2 ha deciso di riprendere in mano Il sentiero degli dei, per pubblicarlo in una versione profondamente rinnovata. Come contrappunto al testo originale, che rimarrà integro e riconoscibile, si aggiungeranno nuovi paragrafi – con aggiornamenti e riflessioni critiche.

La revisione prenderà le mosse, in modo particolare, dal ruolo che il libro ha avuto nel far conoscere la Via degli Dei, che oggi è uno dei cammini più percorsi d’Italia, con almeno quindicimila presenze all’anno.
Questa extended edition dovrebbe vedere la luce nella primavera del 2021, con la casa editrice Feltrinelli.

La battaglia della Merda, di Wu Ming 2 e Giuseppe Palumbo

In occasione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, era prevista l’uscita di La battaglia della merda, un libro di Wu Ming 2, illustrato da Giuseppe Palumbo, e pensato per lettori dagli 8 anni in su. Si tratta del racconto di un episodio leggendario che sarebbe avvenuto nel 1334, quando i bolognesi cacciarono dalla città il legato pontificio Bertrando del Poggetto, dopo averlo assediato nel suo castello per dieci giorni di fila e senza usare armi convenzionali.

La fonte storica dell’avvenimento è nel capitolo V della Cronica dell’Anonimo Romano, che alcuni identificano con Bartolomeo di Iacovo da Valmontone. Dario Fo ne trasse ispirazione per l’ultimo dei tre monologhi del Fabulazzo Osceno (1982), intitolato appunto «Il tumulto di Bologna».

Il libro vedrà la luce dopo l’estate, nella collana Fatterelli bolognesi dell’editore Minerva.
È una storia locale che affronta il tema universale di come ribellarsi ai soprusi e resistere ai prepotenti – simile in questo al racconto Dolcino e Margherita che compare in Cantalamappa.

Tolkien e dintorni

Nel dicembre scorso è stato pubblicato online il primo numero dei Quaderni di Arda, la rivista di studi tolkieniani e sul fantastico della quale Wu Ming 4 è caporedattore.

Con mesi di ritardo, a causa della pandemia, è da poco disponibile anche l’elegante edizione cartonata per collezionisti e amanti del buon vecchio cartaceo, pubblicata da Eterea Edizioni (€35, p. 344).

Nel corso del tempo sono esistite almeno altre due riviste tolkieniane in Italia, e un’altra ancora resiste online, ma tutte con un taglio molto diverso da I Quaderni di Arda, che è una rivista di livello accademico e si basa su numeri monografici. Il secondo numero, previsto per l’inizio dell’anno prossimo, prenderà le mosse dal convegno internazionale che si dovrebbe tenere a Trento il prossimo dicembre, se gli atenei riapriranno regolarmente. Il tema sarà quello della traduzione e vedrà a confronto studiosi e traduttori dell’opera di Tolkien e non solo.

Nel frattempo è stato riconfermato il laboratorio di analisi del testo letterario tenuto da WM4 nella stessa università, previsto per febbraio 2021. Dopo Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, sarà la volta del Silmarillion.

Stradario Hip-Hop di Giuseppe Nexus Gatti

Nexus

L’ultima uscita che annunciamo è in realtà la più imminente: è questione di pochi giorni, e finalmente tornerà in libreria la collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per Edizioni Alegre. Faremo un post ad hoc, ma vi diciamo già che il nuovo titolo è il lungamente atteso Stradario Hip-Hop di Giuseppe «Nexus» Gatti.

Affrontai il provino con disinvoltura. «Chi sa girare sulla testa, lo faccia». Lo feci. Fui assunto dalla compagnia di danza. Molte prove, molte buste paga. Scarso reddito. Mi trasferii a Roma. Era il 2006, avevo ventidue anni. Insegnavo break dance fuori dal raccordo, tipo a Tor Bella Monaca. Mi accasai con quattro breaker calabresi nel quartiere dormitorio di Colli Aniene. Dopo tre settimane il mio pc, Darkness i, si spense. Così fece lo scooter, fuori dal raccordo. Entrai a far parte degli Urban Force, storico gruppo di break dance romano. Insieme a me c’erano Pumba da Montesacro, Timon dal Pigneto, Er Trauma dal Divino Amore, Spina da Spinaceto, Ino dal Quarto Miglio e il mio compaesano Stefano da Terni, detto “Braccyu”, per via del grande bracciu. La missione: vincere tutto. Perdemmo tutto, in primis contro la squadra capitanata dai coinquilini calabresi.
Mio padre: «Ti do al massimo sei mesi».
Passò un anno.

3. On The Road Again? Non è così semplice…

Un’attività che non riprenderà subito a spron battuto sarà quella on the road. Comprensibilmente, riceviamo molte richieste di recuperare le date saltate e molti nuovi inviti. Visto il lavoro che abbiamo fatto sul blog durante l’emergenza Covid-19, spesso ci viene chiesto di partecipare a convegni e tavole rotonde sul tema. Se accettassimo queste proposte, non faremmo nient’altro per chissà quanto, e non possiamo permettercelo: dopo lo sbattimento da febbraio a maggio, abbiamo bisogno di tempo e concentrazione per scrivere e seguire tutti i progetti su cui vi stiamo aggiornando.

Vasi/Sturba.

Al momento, da qui alla fine dell’anno abbiamo solo una manciata di date e sono tutte di natura musicale/performativa. Niente dibattiti, niente conferenze né presentazioni.

Per ora segnaliamo l’unica data estiva già sicura al 100%: il 12 agosto a Cattolica (RN), nell’ambito del Rapsodia Festival, Wu Ming 1 racconterà l’epopea di Franco Battiato da Fetus (1972) a L’arca di Noè (1982), introducendo sette brani del maestro riarrangiati ed eseguiti da un duo di polistrumentisti d’eccezione: Vincenzo Vasi e Valeria Sturba aka OoopopolooO. Altri dettagli a seguire. Per prepararsi all’evento, oltre ad ascoltare gli album del Battiato anni ’70-inizio ’80, si può anche leggere questo libro: Fabio Zuffanti, Battiato: la voce del padrone. 1945-1982: nascita, ascesa e consacrazione del fenomeno, Arcana, Roma 2018.

4. Wu Ming Foundation e dintorni

Nicoletta Bourbaki: le inchieste in corso

Soprattutto due inchieste hanno tenuto impegnato – anche nei mesi dell’emergenza – il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, nato qui su Giap nel 2012.

La prima è quella cominciata nel 2017 sul caso Giuseppina Ghersi e vari episodi collegati. Dopo la lunga fase delle ricerche in vari archivi di stato, e non poche scoperte di quelle che nei fumetti farebbero saltare il cappello dalla testa, nel 2019 Nicoletta ha cominciato a scrivere un libro, che plausibilmente sarà finito in autunno. Sarà un vero e proprio smontaggio del modo in cui neofascisti e mestatori vari confezionano bufale storiche. Per ora non anticipiamo altro.

Sempre a proposito di bufale, la seconda inchiesta, anch’essa iniziata non da ieri, riguarda un hot topic: Indro Montanelli. È un peccato che il testo non fosse già pronto in questi giorni, ma era davvero impossibile finirlo in tempo.

Partendo dalle scoperte sul suo conto della storica Renata BrogginiPassaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelli, Feltrinelli, Milano 2007 – e dalla maxi-biografia del giornalista scritta da Sandro Gerbi e Raffaele LiucciIndro Montanelli: una biografia (1909-2001), Hoepli, Milano 2014 –, il gruppo di lavoro sta approfondendo alcuni snodi e passaggi della vita e dell’autopropaganda montanelliana.

Non si tratta di un mero «campionario di balle», ma di un’analisi
1) della logica di queste balle e della loro congenialità al quadro politico della Prima Repubblica;
2) dei motivi per cui Montanelli è divenuto, in vita e ancor più post mortem, la personificazione del «grande giornalismo»;
3) delle strategie discorsive con cui Montanelli viene difeso ogni volta che emerge qualcosa di compromettente.

Il testo verrà pubblicato su Giap a puntate, a partire forse già dai primi di luglio.

Monumenti e guerriglia odonomastica

In queste settimane di tumulto globale si è tornati a parlare di monumenti e memoria pubblica, della toponomastica tossica, dei retaggi fascisti e colonialisti nello spazio urbano. Su questi temi, negli ultimi anni abbiamo scritto (e agito) molto – come Wu Ming (si veda ad esempio l’inchiesta su Predappio) e nell’ambito di progetti come Resistenze in Cirenaica e Viva Menilicchi! – e continueremo a occuparcene.

Negli ultimi giorni non abbiamo potuto commentare gli eventi in presa diretta, ma Wu Ming 2 e Mariana E. Califano di RIC hanno rilasciato un’intervista a Euronews, nella quale riepilogano il nostro approccio.

Alpinismo Molotov

La festa 2020 di Alpinismo Molotov è saltata, ma durante l’emergenza il sodalizio ha tenuto vivo sul proprio blog un prezioso spazio di testimonianza, grazie alla serie Quarantena Molotov in cui si documentavano «evasioni», camminate che in quei giorni erano per definizione disobbedienti. Insomma, di scarpinare non si è mai smesso, nonostante i minimi termini ai quali tale attività era costretta. Ora abbiamo ripreso le escursioni sull’Appennino, riprenderanno anche quelle sull’arco alpino.

L’altro momento in cui tradizionalmente Alpinismo Molotov si riuniva, cioè il festival Alta Felicità del movimento No Tav valsusino, è saltato nella sua versione consueta, ma probabilmente avrà luogo in forma ridotta a fine agosto/inizio settembre. Conferme e dettagli a seguire.

Postilla tecnosociale

Stiamo per disattivare i bot del nostro vecchio profilo Twitter, tagliando anche l’ultimo filo del ponte di corda che ancora ci collegava al social network dell’uccellino. Niente più notifiche automatiche, già ora il profilo ha un nuovo nome: «Archivio dei tweet di Wu Ming 2009-2019». Quel canale, dunque, non potrà più essere usato per seguire le discussioni su Giap.

Le alternative valide non mancano: si può collegare il feed dei commenti a uno dei molti aggregatori di notizie disponibili, come spiega Ca. Gi. in questo tutorial di poco tempo fa. Stiamo anche facendo esperimenti con un canale Telegram dedicato. Vi faremo sapere.

Il nocciolo è questo: non siamo più su nessun social.

Nel settembre scorso avevamo aperto, sempre a titolo di esperimento, un nostro profilo sull’istanza Bida di Mastodon. Ecco cosa scrivemmo qui su Giap: «Stiamo usando Mastodon, senza battere il tamburo, guardandoci intorno con tutta calma. Bassa intensità, vedremo come va.»

Nove mesi dopo, non è proprio andata. Per limite nostro e burnout nei confronti dei social, non ci è venuto in mente nessun utilizzo del profilo e del mezzo che non scimmiottasse quel che facevamo una volta su Twitter e che abbiamo rigettato una volta per tutte.

Da quel che avviene là sopra, non abbiamo tratto nessuna ispirazione. Non vogliamo dire che altre/i non possano trarne: è un discorso che vale solo per noi, probabilmente abbiamo maturato un rigetto totale verso i social media – qualunque di essi, non importa se accentrato o decentrato, corporate o indipendente, che giri su software libero o proprietario – e le loro dinamiche.

Non ce ne siamo andati da Twitter (solo) perché era “corporate” e centralistico, ma perché non riuscivamo più a interagire in modo sensato dentro quella cornice, in quel frastuono, con quei ritmi. E durante l’emergenza coronavirus abbiamo tirato più volte sospiri di sollievo: – Pensa se in questo frangente fossimo stati ancora su Twitter…

Alla fine, abbiamo chiuso l’account.

Ripetiamo: buon lavoro a tutte e tutti, se si sviluppano sistemi indipendenti e decentrati va benissimo, però se quei sistemi sono social media, per noi non è più cosa.

Free at last, free at last, thank God almighty, we’re free at last.

Andiamo avanti.

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32 commenti su “A che punto è Wu Ming? Riprendiamo i fili dei discorsi (e delle prassi)

  1. Un romanzo sul ’78: mi basta solo vederlo scritto in cifre, quell’anno, o qualunque anno tra il ’75 e l”81, perché mi invada potentissimo il flusso dei ricordi dell’infanzia, dalla scuola al calcio, dalla grande cronaca orecchiata nei discorsi dei grandi fino al più dimenticato degli odori, dei suoni e dei colori. Per me è così da un po’, dalla morte dei miei genitori, o forse dalla svolta dei cinquant’anni. E’ così anche per voi? e se sì, come fate a non soccombere a una cosa del genere, a gestire la violenza dell’infanzia che ritorna dal passato?

    • Abbiamo messo una distanza tra noi e i personaggi del romanzo, lasciando fuori i bambini, cioè la nostra generazione. Non è stato premeditato, ma credo un meccanismo inconscio. Vedremo che effetto farà…

    • Caro Tuco, che cosa meravigliosa che hai scritto! Anche io più o meno dopo i cinquanta o dopo la morte dei miei sono vittima di queste incursioni violente di ricordi di infanzia, che appartengono inevitabilmente agli anni 70, ricordo in particolare l’annuncio della morte di Moro da parte di un professore, molto provato, che riuscì ad angosciarci senza farci capire nulla. Questi ricordi sono un po’ come i Giant Hogweed che infestano la nostra coscienza. Come si resiste? Come non soccombere? Per ora in qualche modo si resiste, poi ad un certo punto si soccombe: a quel punto pare che in un istante tutti i ricordi invadano la coscienza e poi si muore. In tal caso la morte sarà una liberazione.

  2. Il titolo di lavoro lo farei diventare definitivo. Lo trovo suggestivo, carico di aspettative, con quel rimando immediato ad anni belli e tragici (e lascio stare che anch’io sono sull’orlo dell’abisso dei cinquanta e quindi, come tuco, particolarmente sensibile quando si parla di quel periodo), alle passioni, alle lotte, agli sconvolgimenti. Non sapendo cosa avete in mente (se l’affresco, o se far rimanere l’ambiente sullo sfondo, se raccontare piccole storie alla Schulze, o raccontare la Storia), è immediata la curiosità: “come se la caveranno adesso questi a maneggiare materia così mobile, fluida e pericolosa?” Buon lavoro.

  3. In bocca al lupo a tutti i progetti della Wu Ming Foundation e grazie per la menzione a #StradarioHipHop: le miglia sono state lunghe, ma le promesse mantenute ;-)

    Segnalo anche il nostro ciclo di video letture di Cantalamappa per il progetto Storie cucite a mano (traslato in #Storiecuciteacasa, sigh!) che – insieme alla scrittura della bonus track del libro – ci hanno tenuti piacevolmente occupati durante i mesi di lockdown.

    Qua sotto il link alla playlist con letture tratte da “Da Monte Scrocchiazzeppi a Monte Kenya”, “Il cane Glastonbury”, “Paperelle”, “Il cinema del deserto” e “È tempo di partire”:

    Letture da «Cantalamappa» di Wu Ming (Garofoli/Nexus, 2020)

    • Grazie al duo Garofoli/Nexus per queste letture da Cantalamappa che nel compilare il post ci erano sfuggite! Così per alcuni racconti abbiamo (almeno) tre versioni. È stato probabilmente uno dei libri più gettonati durante l’emergenza Covid, su questo ci sarà da interrogarsi :-D

  4. Non sono sicuro al 100% che il calciatore in basso a sx nella foto dell’Olanda sia Johan Cruyff, anche se spesso faceva quella cosa, cioè non guardare nella direzione di chi fotografava. Inoltre, potrebbe non esserlo anche perché la fascia di capitano ce l’ha il grande Ruud Krol (ma anche su questa faccenda della fascia circolano molte storie). Ma se fosse Cruyff, la foto non è del mondiale di Argentina, al quale il profeta del gol non partecipò per ragioni pare legate ad un tentato sequestro ai danni suoi e della sua famiglia a Barcellona, alla dittatura,e ad altre cose cui accenna in interviste di 30 anni dopo. Ma aspetto il vostro lavoro sul ’78 con gioia.

    • Secondo me è Johan Neeskens, ma potrei sbagliare.

      • Anche a me sembra Neeskens.

      • Anche Rensenbrink assomigliava molto a Johann Cruyff, col taglio alla “Beatles” che avevano un po’ tutti a quel tempo, ed era infatti la mia prima scelta alternativa a Cruyff, per così dire. L’ostentata scelta di non guardare al fotografo mi porterebbe invece a credere che sia Cruyff, ma è chiaro che un po’ tutti tendevano a seguire l’esempio e non solo in Olanda: persino il mio prino allenatore faceva boccacce in ogni foto! Probabile che sia uno dei due, se la foto è effettivamente del mondiale argentino. In ogni caso, attendo di leggere l’impasto che state mettendo assieme, Cruyff o meno.

        • Potrebbe essere la formazione che giocò a Cordoba contro la Germania Ovest il 18 giugno. Se è quella allora si tratta di Rensenbrik (Rep dovrebbe essere quello accanto a Krol). La partita finì 2-2, poi l’Olanda batterà l’Italia e andrà in finale, anche se le sarebbe bastato il pareggio, visto che aveva una differenza reti migliore. Haan fece anche a Mayer quello che farà a Zoff. Neeskens non giocò quella partita, mi pare si fosse fatto male nella famosa sconfitta contro la Scozia e rientrerà solo per la finale che finì come tutti sanno

        • Johan Cruijff non partecipò ai mondiali del 1978, quindi non può essere lui. D’altronde, se fosse nella foto sarebbe lui il capitano, non Ruud Krol (in piedi a destra, con la fascia al braccio sinistro). L’olandese accosciato a sinistra è Rensenbrink; il dubbio sulla somiglianza con Neeskens (che però aveva i capelli leggermente più chiari, e non aveva una semi-frangetta, come invece Rensembrink nel 1978) si scioglie osservando che non c’è un altro giocatore simile nella foto: ma Rensembrink giocò in tutte le partite, Neeskens saltò le due del girone di qualificazione alla finale di Cordoba contro Austria e Germania, dopo essersi infortunato nei primi minuti della partita contro la Scozia. Quindi è la foto di una di quelle due partite, ma dal momento che la formazione dell’Olanda fu nelle due identica non è possibile capire quale. Johnny Rep è in alto a sinistra, accanto al portiere, non al fianco di Krol. Neeskens, purtroppo, la partita contro l’Italia la giocò: nel primo tempo in marcatura su Paolo Rossi, nel secondo tornò al suo ruolo di centrocampo determinando lo spostamento in avanti del baricentro di 20 metri, dietro i quali l’Italia, per inesperienza e per la cattiva prestazione di Claudio Sala, si lasciò schiacciare.

          • Secondo me è quella del 18 giugno contro la Germania, perché la partita cominciò alle 16.45, mentre 4 giorni prima contro l’Austria iniziarono due ore dopo e quindi dovrebbe esserci meno luce. Vero che Rep è il primo da sinistra (quello accanto a Krol forse è Wildschut) e che Neeskens rientrò contro l’Italia e non in finale. Non ricordo francamente che giocò su Paolo Rossi, ma quella fu una partita strana, sia per il gioco durissimo degli olandesi che per la sostituzione di Causio dopo il primo tempo. Bearzot disse che voleva conservarlo per la finale ma non mi pare plausibile. Poi le polemiche per la squadra stanca per non avere mai riposato, lo scoop di Brera ed ecco che dovrei essere arrivato al minimo sindacale di battute :-)

            • Mi sa che hai ragione sulla lettura della luce, 18 giugno in Argentina è un po’ inizio autunno. Se rivedi l’azione del primo goal, l’olandese che Paolo Rossi lascia sul posto per fare l’assist a Bettega è proprio Neeskens: che è stato un grandissimo, in grado di giocare sia come difensore che come mezzala, tal quale Tardelli del resto. Non la definirei strana, come partita: gli olandesi erano alla fine del ciclo, ma al tempo stesso alla terza competizione internazionale in 5 anni, quindi veterani: come già con Scozia e Germania, e poi con Argentina, andarono in difficoltà perché non erano più l’Arancia Meccanica del ’74, mantennero la calma con l’esperienza contando sulla presenza di talenti individuali in grado di risolvere il problema, e i talenti fecero il loro dovere. La sostituzione di Causio non fu così strana: sembrava dvvero che la partita fosse già vinta, e c’era il timore che il gioco duro degli olandesi azzoppasse Causio, dopo che l’arbitro con l’ammonizione aveva già tolto Benetti dalla finale; Claudio Sala in Italia era un funambolo della fascia, meno regista ma più punta di Causio, in teoria l’ideale per il contropiede del 2-0. Purtroppo ai piedi non corrispose la testa, il calcio è anche psicologia, ci sono giocatori che in nazionale non riescono ad essere sé stessi. Quella nazionale era migliore, sul piano tecnico, di quella del 1982, ma in Spagna c’erano più esperienza e convinzione, e anche un po’ di scaltrezza in più (adesso però la finiamo qui, sennò il capitolo sull’estate del ’78 ai Wu Ming finisce che lo scriviamo noi ;-)).

              • Ma sai che…:-) Un racconto di quella partita andrebbe scritto, grazie a questo scambio ho un po’ cercato in rete e non trovo niente di serio, e neanche la partita su youtube, solo scampoli. Io ho trovato ad esempio quest’intervista a Bearzot https://storiedicalcio.altervista.org/blog/italia_78_biagi_3.html e poi solo il raccontino stereotipato (il vantaggio, i tiri di Brands e Haan e stop), associato alla partita col Brasile. Ho pure trovato una cosa di Brera che racconta della famosa questione dei cambi contro l’Argentina, pare che gliel’avessero comunicato in via ufficiosa (avrebbero riposato Rossi, Bettega, Cabrini, Antognoni e Causio) lui lo scrisse ma poi Bearzot non cambiò nulla, forse per una questione di premi, va a sapere. Tutto questo c’entra con l’Olanda e quella partita perché – mi pare – da una parte l’Italia si alienò un po’ le simpatie dell’organizzazione (e quindi il gioco duro impunito degli olandesi, che poi vennero ripagati dall’Argentina nella finale arbitrato da uno chiacchierato come Gonella) e dall’altra la stanchezza fu forse la concausa di questo arretramento di 20 m di cui parli anche tu. Poi l’Olanda era quella che “non mi sentivo così felice da quando Gemmil segnò al 38*” di Trainspotting…
                Tu non è che hai qualche suggerimento su qualcosa che posso leggere/guardare?

                • No, non mi risulta niente di utile da leggere, ma in realtà non è che abbia cercato. Questione di memoria, avevo 16 anni, il 1978 è un anno particolare per l’Italia, lo è stato per me anche a livello personale, forse il più importante dell’adolescenza, così capita che mi ricordi cose associate a momenti topici. Poi dell’Arancia Meccanica mi ero innamorato a 12 anni, mi sembrava incredibile che si giocasse così, e anche adesso che il calcio cosiddetto moderno mi fa abbastanza schifo quando sento dire che c’è un mondiale senza l’Olanda mi sembra che manchi qualcosa. Sul 1978 fra calcio e politica ha scritto il suo romanzo d’esordio Cosimo Argentina, “Cuore di cuoio”, ma si parla del Taranto (incrociato con Aldo Moro), non dell’Olanda. E cmq, quello di Gemmil è stato un gran goal, e Trainspotting gran romanzo (benché non il migliore di Welsh) e gran film.

                  • Sul 1978, fu anche l’anno dell’ One love peace concert in Jamaica: c’ è un premiato romanzo giallo di Marlon James, “Breve storia di sette omicidi” che alla fine del 1976 ne ripercorre gli antefatti con la “guerra civile” nella capitale jamaicana e la manipolazione della CIA.
                    Poi, sto sul pezzo, la seconda coppa dalle grandi orecchie vinta dal( primo) grande Liverpool di Bob Paisley.
                    Sempre sul punto 2, sarei curioso di sapere a cosa si fà riferimento nel commento all’uscita di domenica, sul murale di Blu nell ‘interpretazione tolkieniana, per favore .

  5. Per qualche tempo ho seguito il fenomeno Mauro Biglino su YT. Questo traduttore torinese, per chi non lo conoscesse, traduce i testi dell’Antico Testamento “letteralmente” utilizzando l’espediente ermeneutico “facciamo finta che” per spiegare il contesto storico attuale come il risultato diretto delle scelte politiche trascritte nei testi biblici. In sintesi, noi saremmo un OGM. Yahweh e altri, alieni fondatori del nostro corpo e del Capitalismo.
    Alla fine gli ho rubato la lente ermeneutica: se “facciamo finta che” il modello alieno-capitalista sia il modello imperituro dell’Uomo, non servirebbe né il socialismo in un solo paese, né un comunismo in seno alla società più sviluppata ma…un cattso di anarco-comunismo infra-inter-cosmico-planetario che fondi il suo Altro.
    Poi, due giorni fa, ho finito Proletkult. Top.
    La notizia di un nuovo progetto, stavolta ambientato in Italia, che riprende temi non distanti da quelli (L’ondata che veniva dallo spazio) non può che proseguire e approfondire un sentiero fruttifero a livello di costruzioni mitico-narrative e socio-politiche scardinanti e sguscianti. Un tema che, vediamo, è presente tra i “nuovi proletari del web”.
    Per concludere, sull’istanza Bida dopo la chiusura del vostro account si è aperta una discussione. Io ho ancorato il vostro logout al fatto che non aveste più le forze di evitare il vortice famelico social-e, ossia il burnout di cui sopra. A ciò collegavo la critica seconda la quale il mondo oggi è anche sui/dei social e che in essi bisognerebbe provare ad essere pugnaci. Ma, io in primis non sono riuscito, per suppurazione crono-cerebrale, a ricrearne uno su IG, TW o FB.
    Comprendo allora meglio la vostra scelta, alla luce delle tante azioni che portate avanti. Non essere sui social è una scelta che non significa non vivere il mondo ibrido e divenente del web quale agone contemporaneo. E il vostro blog lo dimostra contro le critiche a sé stanti, come la mia su Bida – e come ho voluto autosmentirmi qui.
    Poi, si può pure stare sui social – scelta personale. Ma senza un piano d’azione critico-propositivo la scelta è poi davvero così personale? (vd. Ippolita + Zuboff et al.]

    • Mi sembra una lettura di Biglino un po’ troppo benevola: come illusionista, sono piuttosto sensibile all’uso dell’artificio del “facciamo finta che”, ma nel caso del biblista non riesco davvero a vederlo in azione; dove sarebbero i segnali espliciti di finzione nel suo discorso?
      Sull’argomento ho trovato molto interessante “As If”, il libro in cui Michael Saler analizza il “facciamo finta che” nei lavori di Tolkien, Lovecraft e Conan Doyle, prendendo in esame le strategie testuali con cui i tre autori tengono chi legge alla giusta distanza dalla credulità e dal distacco (producendo l’Enchanted Disenchantment/Disenchanted Enchantment).
      Il discorso di Biglino mi sembra, al contrario, piuttosto torbido – come mostro in questo thread: https://nitter.net/marianotomatis/status/1162346705246986240
      “Piccola guida per negare l’Olocausto senza infrangere la legge che lo vieta. In cattedra, Mauro Biglino”

      • Lungi dall’essere benevolo, intendevo che se persone come lui dicono determinate cose – allora un comunismo intergalattico, ovvero altro e radicale, è una giusta via da percorrere.
        Non ho messo sul banco la “questione ebraica” ritradotta da Biglino, più che per il suo essere torbido, proprio per la sua “soluzione finale” che tu ben analizzi punto per punto.
        Per quanto riguarda il “facciamo finta che”, non essendo il mio ambito di interesse magari mi sono espresso alla buona – ovvero, male. Approfondirò la questione partendo proprio da “As if”_

        • Mauro Biglino. Fino a ieri non sapevo nemmeno chi fosse, poi leggo l’incomprensibile (per me) intervento di auan, e rimango (non biglianamente) dubbioso. Arriva in aiuto Tomatis, e leggo la trascrizione dell’intervento di Biglino da lui linkata (insieme alle puntuali confutazioni). Cosa avrebbe da insegnare uno che dice che la verità rende schiavi? Uno che dice che “il governo non vuole” come l’ultimo degli avventori del bar dello sport? Uno che per corroborare le sue tesi propone giochetti numerici (enigmistici, dice Tomatis, che cita Eco, e ricordiamo come lo stesso Eco, nel Pendolo di Foucault, dimostra che con i numeri si può fare qualunque cosa, anche dimostrare il significato esoterico del chiosco di un’edicola).
          Leggo che l’autorevolezza di costui deriverebbe dal fatto che eminenti teologi avrebbero certificato il valore filologico del suo lavoro. Ma che autorevolezza dovrebbe avere uno che spaccia per sconvolgenti rivelazioni banalità conosciute da secoli, tipo che il 25 dicembre è invenzione della chiesa? L’arcangelo Gabriele messo di un capo alieno. Degli stessi alieni che hanno fabbricato l’homo sapiens. Gesù che potrebbe avere avuto un gemello. E queste cose vengono dette senza paura del ridicolo, anzi vantandosi del fatto che sono frutto della coltivazione del dubbio. Che sono il risultato del coraggioso lavoro dell’uomo solo che sfida le convenzioni, in una stucchevole retorica autocelebrativa.
          E se la stella rossa di Bogdanov è la finzione dichiarata di un sognatore che sbriglia la fantasia, la lettura biblica dell’olocausto è solo ruffiano delirio a buon mercato per i tempi nostri. E il facciamo finta che, in mano sua, sa solo di artificio per coprire l’excusatio non petita, come fa giustamente notare Tomatis.

          • Auan ha riconosciuto di essersi espresso male, se ho capito bene, parlava di un proprio utilizzo di Biglino contro Biglino stesso, di un rovesciamento ironico o di una specie di ju-jitsu dell’immaginario, in cui tutto l’impeto reazionario di quelle esegesi capziose venga usato per trarre una conclusione sulla necessità e inevitabilità del «comunismo intergalattico».

            • Non ce l’avevo con auan, il quale dice esplicitamente che non voleva essere benevolo nei confronti di Biglino. Nel suo primo intervento era chiara la stigmatizzazione (e anche una certa presa in giro) delle tesi complottarde del traduttore. Biglino, nel mio caso, era poco più che un pretesto per prendermela con questi predicatori da strapazzo ai quali i media (più o meno mainstream) consegnano patenti di attendibilità che non hanno. Tanto che il paragone immediato che mi era venuto in mente era Panzironi. Ma qui, come ci ha fatto notare Tomatis, siamo su un livello diverso e più pericoloso di ciarlataneria, perché se nel caso dei telepredicatori di professione sappiamo che siamo di fronte a degli imbonitori facili da disinnescare, nel caso d(e)i Biglino le farneticazioni vengono ammantate di credibilità scientifica, di positivismo. Non so se Biglino creda davvero a quello che scrive e che dice, ma non si può mandare tutto in vacca, non si può ridere di tutto. Ma forse, molto più semplicemente, ha trovato un’onda redditizia da cavalcare.

              • Beh, tieni conto che quasi tutti gli esponenti del cospirazionismo ammantano le loro teorie di «credibilità scientifica». Pensa ai “truthers” del 9/11, i loro discorsi sono un guazzabuglio di meccanica, ingegneria strutturale, fisica termodinamica, chimica degli esplosivi, fotografia forense… Per non dire dei teorici del complotto sui vaccini: un sacco di terminologia immunologica… Poi ci sono gli esperti di balistica (con una sola l) secondo cui un certo massacro non può avere avuto luogo perché dalla tale angolatura Tizio non poteva colpire Caio e Sempronio, che in realtà non sono morti, anzi, non erano mai esistiti, si trattava di «crisis actors» e anche questo viene spiegato “scientificamente” ecc.

                • Lubrificare di scienza le teorie complottiste permette di incul(c)are più subdolamente il cittadino medio.
                  Se a qualcuno dici che le torri gemelle sono venute giù perché lo volevano gli USA, questo ti guarderà strano e manco ti starà ad ascoltare.
                  Se invece gli dici che gli USA cercavano un pretesto per la guerra in Iraq, gli fai vedere grafici e dati ingegneristici che, dopo qualche giravolta numerica, negano la possibilità che un aerero tiri giù un edificio del genere e dimostrano che il crollo è avvenuto in modo controllato con esplosivi posti su travi in acciaio, e che l’esplosivo utilizzato, guarda caso, viene prodotto proprio negli stabilimenti in cui il capo è un ebreo che ora ha gli appalti per la ricostruzione, ecc. ecc. Forse ti ascolterà e penserà, data la verosimiglianza e l’incapacità di interpretare i dati, che non si può escludere sia andata proprio così.
                  Chi soffre di un complesso di inferiorità è incapace di un buon adattamento alla realtà e al mondo sociale e sviluppa dei tratti caratteriali quali la diffidenza, l’aggressività, l’invidia.
                  Per assicurarsi una certa superiorità sugli altri, si costruisce delle compensazioni.
                  La sua idea a riguardo della faccenda non era proprio la sua, quanto quella che passavano alla tv.
                  Questa nuova teoria invece, lo rende protagonista, perché non tutti la conoscono ancora e lui dovrà impegnarsi per difenderla dai poteri forti e diffonderla ad altri cittadini ancora ipnotizzati dalla tv. È una grande e bellissima compensazione.

  6. Supporto la vostra scelta di liberazione dai social media e riconosco quegli elementi tossici di design (che voi stessi riconoscete) nel software di Mastodon, pur con effetti molto meno intensi e con finalità opposte a Twitter.

    Vorrei chiedervi conto di quando scrivevate questo: «Una nuova blogosfera post-social è possibile […] diversa da quella pre-social, perché potrà avvalersi di nuovi strumenti, e perché la situazione è diversa da quella degli anni Zero.» Qua sotto riprendete con: «se si sviluppano sistemi indipendenti e decentrati va benissimo». Eppure, nei commenti a un’altra discussione, WM1 rispondeva così: «L’idea di federare tra loro vari blog era interessante in astratto, ma di blog che ci interesserebbe federare tra loro ce ne sono venuti in mente troppo pochi […]».

    Mi sembra che WM1 descriva più un webring anni ’90 che un sistema decentrato. C’è poi un’incomprensione di fondo su cosa vuol dire adottare lo stesso protocollo per più programmi e piattaforme, per cui lascio un video e vi rilancio la proposta di adottare in via sperimentale un plugin per WordPress.

    In futuro, quando avrete ingranato di nuovo con le vostre attività, fateci un pensiero più ponderato.

    • In realtà la questione è semplice da riassumere: ci sono cose possibili in linea teorica e altre anche all’atto pratico, ma in entrambi i casi non possiamo farle noi. Una nuova blogosfera diversa da quella pre-social è possibile, ma non possiamo costruirla noi se non tenendo alto l’esempio che anche oggi un blog può essere vivo, attivo e punto di riferimento. Non possiamo metterci a lavorare sul trasformare Giap in un’istanza Mastodon. Non abbiamo tempo né energie né lucidità extra per fare anche questo, già la mole di lavoro e progetti in corso è impressionante persino per noi, quando la passiamo in rassegna.

      Quando abbiamo scritto che ben vengano network decentrati – o «decentralizzati» come spesso si dice con un brutto calco dall’inglese di cui non c’era necessità perché il termine itallano già c’era – lo intendiamo veramente, ma al tempo stesso non ci basta che un network sia decentrato. Bisogna anche vedere a cosa serve e se il suo essere decentrato cambia la consapevolezza e l’esperienza di chi lo usa. C’è troppa gente che è migrata da Twitter a un’istanza Mastodon per poi comportarsi esattamente allo stesso modo, riproducendo le stesse dinamiche. Che un social network sia decentrato e libero anziché accentrato e proprietario non necessariamente incide sulla percezione di chi lo usa (a parte un maggior numero di bug da risolvere, interruzioni del servizio ecc.) e sicuramente di per sé non produce soggettivtà e relazioni migliori. Anzi: l’effetto è di primo acchito peggiore, perché è sconcertante che le dinamiche di cui sopra si riproducano anche senza algoritmi che le incentivino per profitto. Verrebbe da dire che ha ragione l’antropologia negativa, quella che in soldoni dice «non ce la possiamo fare», ma non siamo intenzionati ad arrenderci a questo.

      • Ciao, prendo questo commento per quello che è: una risposta per liquidare la questione qualche ora dopo.

        Mi dispiace per come ti sei bruciato su Twitter, ti sono solidale e supporto le vostre scelte di liberazione dai social media. Poiché rispetto il lavoro che fate, esprimo la mia solidarietà anche sottolineando che hai scritto una cazzata – a casa tua, dove imbandisci la tavola e io sono un semplice commensale: un plugin di WordPress non è «trasformare Giap in un’istanza Mastodon». Sul resto sorvolo proprio perché è inutile a queste condizioni.

        Non ci sono i margini per parlarne adesso e spero ci sarà il modo di parlarne ai margini di un’iniziativa anche l’anno prossimo (ho scritto: «in futuro»).
        Chiudo.

        • Intanto cerchiamo di non trascendere: qui nessuno sta scrivendo «cazzate». Faccio notare che
          1) rivolgendoti solo a me, stai rendendo personale una decisione – fuggire dai social – che è stata strategica e collettiva;
          2) io avrò anche dato una risposta rapida, ma pure la tua lettura non è stata da meno: ho fatto un riferimento preciso al progetto di cui si era parlato a suo tempo (dicembre 2019). Cito testualmente dalla discussione in calce a L’AÈFICN:

          «Si tratterebbe, tagliando con l’accetta, di costruire un “social network di blog”. Non possiamo ancora immaginare nei dettagli come sarà, ma possiamo continuare a buttare giù appunti su come si potrebbe costruirlo..

          Ciascun blog sarebbe un nodo (o “istanza”, come si dice su Mastodon). Ci sono questioni tecniche e concettuali da risolvere, ma c’è un punto di partenza, un primo esperimento da tentare: fare in modo che questo stesso blog diventi anche un’istanza di Mastodon. Non perché Mastodon sia la soluzione a tutto, ma perché è un social decentrato e federato che permette di fare questa mossa.

          Nota bene che per “blog” intendiamo quelli che sono tecnicamente tali, non solo quelli che nella chiacchiera quotidiana sono associati al termine. Ad esempio, sono blog anche siti come Jacobin Italia, Dinamo Press, Infoaut, Global Project ecc… Col che non intendiamo dire che andranno coinvolte solo testate di movimento: la blogosfera sopravvissuta alla devastazione dei social include blog personali, blog monotematici, siti di artisti e quant’altro. E ne nasceranno di nuovi.»

          Ora, ci sarà stata qualche imprecisione tecnica allora e un suo strascico stamane, però non stavamo parlando semplicemente di installare il plugin di ActivityPub: parlavamo di un lavoro molto lungo e complesso.

          Ecco, abbiamo valutato che quel lavoro non riusciamo a farlo.

  7. A proposito di psichiatria e anni 70, nel 1977 esce il libro di Mario Mieli “elementi di critica omosessuale”, un libro fondamentale per la comunità lgbt italiana.
    All’interno del libro, mieli critica in maniera molto aspra la psichiatria,ufficiale e non, di allora, definendoli psiconazisti.
    Se non lo conoscevate, vi considero di leggerlo perché, al di là di evidenti teorie anacronistiche, fonde in maniera interessante la teoria rivoluzionaria marxista con quella freudiana.
    Poi mieli stesso, assieme al fuori (fronte unito omosessuali rivoluzionari italiani) ha partecipato anni prima alla prima manifestazione dj gay dichiarati in Italia proprio contro un convegno di psichiatria a Sanremo in cui si affermavano teorie riparative (tra cui l’uso dell’elettoshock)

    • Conosciamo, sì. Figura importantissima, su cui è stato girato da poco un film, Gli anni amari, di Andrea Adriatico, che non è potuto uscire per via dell’emergenza Covid. Il manifesto del film è rimasto affisso per mesi in tutta Bologna, l’ho sempre considerato un segnale, un’icona di resistenza a quanto stava succedendo. Lessi metà di Elementi di critica omosessuale nella vecchia edizione Einaudi trovata al Centro di Comunicazione Antagonista di via Avesella, Bologna, non lo finii perché il libro scomparve. Era il 1991. Ricordo che Mieli polemizzava con Bifo chiamandolo «la Bifo».

  8. Ciao Paololiu, qui è OT ma ecco il link sull’ “interpretazione tolkieniana” del murale di Blu. È stato, nel suo “piccolo” ( non tanto piccolo però), un momento ” storico”. Forse anche perché ora Xm non esiste più. Anche lì, una comunità di persone,non formalmente costituite ma trasversalmente unite, si è ritrovata per difendere, con la sua presenza, un luogo fisico e mentale di sopravvivenza. Il pretesto era l’ennesima provocazione dell’ amministrazione comunale per annientare uno spazio di resistenza in un quartiere da “riqualificare”. Hanno cominciato sostenendo che il muro su cui c’era il bellissimo murale di Blu doveva essere sacrificato, per fare spazio ad una rotonda di importanza vitale… Hanno cominciato rubando metri di terra ( come fanno i colonizzatori) ed hanno finito con lo sgombero di Xm. Perché, si sa, tutto ciò che è alternativo a questo modello economico/ sociale equivale a ” degrado”.
    https://www.wumingfoundation.com/giap/2013/04/occupymordor-sintesi-video-audio-completo-fotografie-e-resoconti/

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