La scuola è di tutti: ripensarla, costruirla, difenderla

Roma, 24 novembre 2010: il Book Bloc

Oggi su Lipperatura c’è un audio-post molto particolare.
E’ una collaborazione Lipperatura / Giap.
La settimana scorsa abbiamo consultato un meteorologo.
“Uscite vestiti a cipolla e con un ombrello portatile”, ci ha detto.
Pochi giorni dopo, l’arrivo del tifone ha sorpreso molti ma non noi.
Omnia sunt communia.

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54 commenti su “La scuola è di tutti: ripensarla, costruirla, difenderla

  1. È per strada che si svolge la sconfitta e la vittoria
    I passi disattenti sottratti alla memoria
    I passi che hanno riportato i più alle proprie storie e abbandonato
    gli altri rimasti a terra freddi e pronti a ricevere i fiori e le scuse
    e i ripensamenti tardivi. I primi corsi d’acqua, i primi movimenti, i primi che non lo sono mai,
    che nascono già in moto, che sono la ripresa di una rivoluzione che non ha mai smesso di farsi perché non può smettere, come non si può smettere di creare l’esistenza e di cercare il benessere.
    Arrivano i giovani, tornano.

    Comunque grazie, per la foto che è un capolavoro e per il resto.

  2. Ieri la mia buchetta delle lettere è stata omaggiata della oramai celebre foto (un mesto B/N) di Bersani in posa rassicurante: sorriso sornione, maniche di camicia arrotolate che dovrebbero – secondo i creativi del PD – alludere a concetti quali, dinamismo, grinta e determinazione. Quel volantino è, al contrario, la quintessenza del vecchiume. Pessima grafica, non un briciolo di originalità o freschezza, non una traccia o almeno, sottotraccia, di inventiva.
    L’opuscolo è stato gettato all’istante nella campana riciclona. Mi è salita una tigna…
    Ecco, foto come queste sono un balsamo per lo spirito, riescono a riequilibrare i picchi di malumore.

  3. Anna Luisa, pensa a me che per anni non ho comprato camicie estive con la maniche corte, perché mi bastava arrotolare le maniche sopra il gomito, e adesso…

  4. No dico… ora per via di Bersani, l’elettore di sinistra deve pure rifarsi il guardaroba estivo!

  5. Ci sono un paio di foto che da sole riaggiornano “Fahrenheit 451” di Bradbury: il pulotto che si accanisce col manganello su “L’isola di Arturo”, e quello che cerca di arginare il “Satyricon”…

  6. @girolamo: bellissimo :)

    Complimenti a chi ha organizzato questa protesta (e si è preso le botte, nonostante l’assetto pacifico). E’ una lotta che si gioca, contemporaneamente, sul piano simbolico, dell’immaginazione, e su quello molto concreto della strada e dei corpi. Colpisce. Ogni colpo ricevuto è un colpo inferto.

  7. l’educazione è un tema assolutamente cruciale. non vedo l’ora di ascoltare il podcast.

    sulle foto: d’accordo con blepiro, l’immagine di un poliziotto bastonando un’idea, un libro, vale più di tanti discorsi.

    mi ha fatto tornare in mente un’azione fatta a Barcelona qualche anno fa: http://www.flickr.com/photos/orianomada/2416301917/in/set-72157604558049471/
    http://www.flickr.com/photos/orianomada/2417123294/in/set-72157604558049471/

    a sua volta era una reinterpretazione (migliorata e corretta) di un’azione fatta in Argentina “tatuando” delle immagini sui marciapiedi…

    il book bloc dimostra che le buone tattiche non muoiono mai. semmai si aggiornano.
    omnia sunt communia.

  8. A proposito di forme di lotta intelligenti, una proposta…

    Faccio l’insegnante; sabato sera, alla libreria Trame di Bologna, ho comprato “La scuola è di tutti (ecc…)” di Girolamo De Michele. Ne avevo letto una buona recensione su “Internazionale”, e poi, in quarta di copertina, c’era un “richiamoi” di Wu Ming1…

    Bene, raramente mi è capitato di trovare in un libro tante idee, tanto condivisibili, e per giunta argomentate in un modo così efficace e convincente.
    Insomma, mi è venuto da pensare a come sarebbe bello organizzare una lettura integrale non stop a più voci del libro, un modo per denunciare tutte le nefandezze, le falsità o, quantomeno, le semplificazioni di cui è vittima la scuola, soprattutto quando se ne parla sui media.

    Ho preso anche qualche misura: se non ho completamente sbagliato i calcoli, una lettura integrale ad alta voce delle circa 300 pagine del testo potrebbe durare dalle 13 alle 15 ore al massimo: insomma, da mezzogiorno all’una/due di notte di un qualunque giorno della settimana (un sabato? o un venerdì?), facendo alternare alla lettura insegnanti, studenti, universitari, ricercatori, precari…

    Il tutto organizzato spontaneamente, attraverso il “tam tam” di internet, con pochissime strutture: uno sgabello stile “speakers’ corner”, uno o due leggii, un piccolo amplificatore a batterie, in un luogo aperto e “simbolico”, ad esempio in largo Respighi, sotto le finestre dell’Ufficio Scolastico Regionale, a due passi dall’Università e dal Teatro Comunale (con la possibilità di coinvolgere anche qualche maestro orchestrale con il suo strumento)…

    Cedo volentieri la paternità/maternità dell’idea a chiunque sia in grado di organizzarla: se si farà, però, mi prenoto per uno dei primi turni di lettura…

  9. Socmel.
    Perchè non abito a Bologna?
    A me questa cosa qui della maratona di lettura mi piacerebbe un sacco.

  10. Prometto di esserci, se succede. E offro una branda e una bottiglia di vino buono a Valter, se viene anche lui.

  11. Nessuno lo ha ancora fatto notare, ma siamo *gli unici autori del presente*, gli unici viventi, che hanno avuto l’onore di stare nel Book Bloc. Gli altri (Deleuze, Lenin, Melville, Elsa Morante, Petronio, Henry Miller, Cervantes, Platone) sono tutti classici e già passati alla storia. Superfluo dire che siamo lusingati, per noi questo è un “Nobel della strada”. E’ ancora meglio di quando, durante l’esproprio proletario al Mel Bookstore di Bologna (dicembre 2004), New Thing risultò il libro più scelto dai manifestanti:
    http://www.wumingfoundation.com/ourbooks/news.php?item.27

  12. WM, gran bella soddisfazione! :-)
    Ma mi è venuta spontanea un domanda assurda, e mi scuso per l’OT: ma se vinceste davvero il Nobel, magari anche fra trent’anni, alla cerimonia a Stoccolma come vi comportereste? C’andreste? Chiedereste di lasciar fuori le telecamere? Che fareste insomma? :-)
    (si fa per ridere, eh!)

  13. Per quel che conta posso dire che martedì 30 ci sarà una manifestazione a Bruxelles degli studenti italiani. I cervelli in fuga (o meglio, in esilio) vogliono dire la loro. Contro la “riforma” Gelmini, per un sistema scolastico diverso. Dalla scuola materna all’università.
    Ho proposto di usare come tipo di manifestazione quello del BOOK BLOC dopo averlo visto sul vostro sito e la cosa è stata accettata all’unanimità. Per quel che mi riguarda andrò con la copertina di Q. Il mio Nobel-della-strada ce l’avete già, grazie di tutto.

  14. @ eFFe
    ma che cazzo di domande sono? :-D

    @ superpu
    penso di poter parlare anche a nome dei miei compadres: siamo commossi.

  15. WM1, hai ragione, scusa, m’ero fatto il trip di voi 4 con la mascherina in faccia a prendere il Nobel… :-D

  16. @ WM1: manderò foto della manifestazione al vostro indirizzo e-mail o li linkerò diretamente sul sito. Certo è che si sente una gran voglia di cambiare le cose, più che nel 2008 nonostante il bellissimo lavoro dell’Onda. Ci siamo rotti i coglioni. Se poi si capirà che gli studenti, i ricercatori, i precari, il movimento per l’acqua pubblica, gli ambientalisti, gli operai, i pastori e tutti gli altri stanno protestando per gli stessi motivi, allora un grosso passo in avanti sarà stato fatto. La cultura non è un’appendice da tagliare quando serve, ma la linfa da cui la società prende vita. Ancora grazie per il lavoro che fate, così ad ampio raggio, così poco retorico. Anche all’estero vi assicuro che vi si segue con attenzione. Oggi al solo menzionare Q scorrevano brividi sotto la pelle e si vedevano sguardi d’intesa. Avete scritto un “classico” e sarà meglio che qualcuno vi renda merito di questo.

  17. @WM1
    Spiace doverlo ammettere, ma anche Luther Blissett è morto quanto Platone. Anzi, quanto Mishima ;-)
    Si vede che il Nobel della strada Wu Ming non se l’è ancora meritato.

  18. @ WM2
    beh, senz’altro è morto quel nome d’arte, ma non sono morti quegli scrittori, che infatti continuano, vivi e vegeti, a rispondere a domande su quel romanzo e, recentemente, sono pure tornati sul “luogo del delitto”. E per delitto non intendo il suicidio del nome d’arte :-))) Il “Nobel della strada” ce lo siamo guadagnati con anni di lavuràz, altro che!

  19. […] This post was mentioned on Twitter by punco x, ji. ji said: RT @Wu_Ming_Foundt Una considerazione (da scrittori) sul Book Bloc al corteo dell'altro giorno http://bit.ly/hg38ot […]

  20. @ WM1 e WM2.
    Anche io mi associo a wm2, il mio primo pensiero leggendo il commento di wm1 in merito a *gli unici autori del presente* è stato: caspita! ma anche Luther Blissett è morto! :)

    Secondo la mia umilissima e personalissima analisi penso che quell’autore abbia deciso di congedarsi di fronte al mare, dopo aver assaggiato e calpestato la terra e la polvere del conflitto. Forse non possedeva i mezzi per andare avanti e buttarsi in acqua. Forse c’era bisogno di cambiarli quei mezzi. Forse il suo percorso si era esaurito. Forse era nato a Pinerolo e non sapeva nuotare.
    La certezza è che la sacca leggera gonfia di lettere di Luther Blissett non si è smarrita cosiccome la sua semina; Wu Ming ha saputo fruire del raccolto, ha acquisito la consapevolezza di poterlo solcare quel mare e di potercisi immergere, è andato oltre Luther.
    Il *lavuràz* di cui parla WM1 è l’incessante e stremante remare che vi ha reso e vi rende onore ogni giorno.

    Luther Blissett vi osserva sepolto dalla terra, Wu Ming solca quotidianamente il mare, affronta tempeste e conati di vomito, punta alle stelle.
    Proporrei dunque il ‘nobel della terra’ per Luther Blissett e lascerei a Wu Ming l’onore di puntare ancora più in alto, al ‘nobel delle stelle’.

  21. Simone, io ti ringrazio, però per carità, lasciamolo perdere certo lirismo agiografico, fa davvero troppo “culto dell’Autore”, imbarazza noialtri e rischia di imbeccare i detrattori in agguato.

    Comunque è interessante questa cosa che dici della terra e del mare. “Luther Blissett” era un personaggio senz’altro più terricolo che marittimo. Una volta fu anche detto in maniera esplicita, ad Antennacinema ’97 (vedi il punto “Cosa te ne fai a Denver di una barca?”):
    http://www.lutherblissett.net/archive/230_it.html
    Da qui un certo disprezzo per l’etichetta banale di “pirata”.
    E’ significativo che, in Q, Gert *non* riesca a imbarcarsi per l’Inghilterra. Il romanzo ha ancora bisogno di lui in terraferma.

    Come l’ho aperta, vorrei chiudere la digressione sulla nostra presenza nel Book Bloc. Scusate la nota di soddisfazione in quel commento, ma c’è anche un altro motivo, più legato alla nostra autocritica su Genova, Tute bianche etc. Provo a spiegarmi, anche se sarò confuso.

    L’utilizzo di quel libro, l’appropriazione diretta di Q nell’orizzontalità di una lotta (*in nostra completa assenza* e a nostra completa insaputa) mi sembra segnalare che i tempi sono cambiati rispetto a dieci anni fa. Non ci viene più chiesto di mediare tra lotte e narrazioni, di fare da “tecnicizzatori” di miti pret-à-porter per i movimenti. Noi ci muoviamo su un certo piano, con le nostre pratiche, e quel piano è sì anche politico e incrocia le lotte, ma non si confonde con quello di una militanza agit-prop. Chissà se mi sono fatto capire…

  22. Più che lirismo agiografico lo definirei commento di pancia di lettore grato. Mi giustifico così: erano le 3:30 am e mi sono lasciato un po’ trasportare :). Comunque sia mi scuso non era mia intenzione perpetrare alcun culto dell’autore. Inizialmente avevo pensato a ‘nobel del mare’ ma poi ho volato alto.

    Per quanto riguarda terra e mare, ho pensato proprio a Gert che non riesce ad imbarcarsi per l’Inghilterra ma anche alle immagini frequenti di polvere, fango e terra che caratterizzano Q.

    Il cambiamento dei tempi e della vostra azione metaforicamente può forse inserirsi nel dualismo terra-mare, se Luther Blissett media il conflitto narrando e tecnicizzando. Wu Ming è dentro il conflitto, dentro la contraddizione, immerso nel mare, non è solo mediatore ma attore cosciente, maturo.

  23. Interessante la deriva terra/mare che ha preso questa vicenda. Vorrei intervenire in merito (“Terra e mare” sono le prime 3 parole del titolo della mia tesi di dottorato…), ma la farei lunga. E allora, ricordo solo che anche Zenone Ligre non si imbarca per l’Inghilterra, e rimane per andare incontro al suo destino, nel bellissimo libro della ghost-writer delle memorie imperiali che piacciono tanto a Zaia, (il quale pare non ne abbia capito una iota).

  24. Ho ascoltato l’audio della presentazione. Dite una cosa molto giusta: e cioé che manca in questo momento una narrazione comune delle diverse lotte in gioco, studenti, precari, pastori, rifiuti, acqua, Aquila…

    In realtà, una narrazione comune c’é, la stanno costruendo: quella del “complotto internazionale” di Frattini (che sfiora quasi il ridicolo, con echi di pluto-giudaico-massonico). O quella del Tg1, che mischia accortamente immagini delle manifestazioni studentesche e delle proteste all’Aquila.

  25. Intervista a “Il Fatto quotidiano” sul Book Bloc, le lotte in corso, la fase attuale:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/proteste-studenti-wu-ming-senza-una-nuova-narrazione-ogni-battaglia-e-persa/79292/comment-page-2/#comments
    L’intervista è decente. Invece i commenti in calce (come sempre accade sul sito di quel giornale) sono al 90% merdaio, modello “Indymedia 2004” ma in versione legalitaria :-D

  26. […] I aquesta setmana ha estat el torn d’Itàlia: s’han ocupat monuments emblemàtics com la Torre de Pisa o el Coliseu a Roma, i un imponent moviment estudiantil i del món investigador recorre tota la península. A Roma, els estudiants s’enforntaven als policies amb escuts amb títols de llibres: és el “Book Bloc” (Q dels Luther Blisset inclòs). La lluita, a tot arreu, és la mateixa. La scuola è di tutti: ripensarla, costruirla, difenderla. […]

  27. Salve a tutti, vi scrivo da Gerusalemme, dove sto facendo un periodo di volontariato.
    Ho appena finito di leggere sul sito del fatto quotidiano la vostra intervista e l’ho trovata molto acuta e propositiva, come al solito con i vostri scritti.
    Vengo poi sul vostro sito e vi trovo scritto che l’intervista e’ decente mentre i commenti, come sempre accadrebbe su quel sito, sono al 90% merdaio…
    Ora, dato che l’intervista consisteva semplicemente nel farvi dire quello che pensavate, con domande che, piu’ che altro, sembrano assist, definirla decente denota umilta’ e di cio’ bisogna rendervi atto.
    Volevo pero’ domandarvi perche’ i commenti sarebbero al 90% merdaio? La stragrande maggioranza e’ di commenti di pura e semplice lode a voi e agli studenti, oppure si limita a suggerire ulteriori libri, tra cui Petrolio di Pasolini e 1984!
    Al di la’ di un paio di interventi un po’ confusi, ce n’e’ solo uno (all’ora in cui scrivo) contro la manifestazione degli studenti.
    Quindi, qual’e’ il vostro problema? Non vi piace il fatto quotidiano? A posto: non leggetelo e non accettate interviste.
    Ma se le fate, e venite lodati da intervistatore e lettori, definire merdaio i suddetti lettori, il sito del fatto e, implicitamente, il quotidiano stesso… Beh, e’ proprio quello che si chiama farla fuori dal vaso!
    Come molte altre persone leggo il fatto, le vostre opere e Giap e non ci vedo alcuna contraddizione, ne’ mi sento un borghesuccio legalitario con tendenze radical chic, come forse considerate i lettori del fatto.
    Pur leggendo Giap dall’inizio, non avevo mai lasciato un commento prima d’ora, e forse me la sono presa un po’ troppo, ma sentire definire merda gente che ha avuto l’unico torto di essere d’accordo con voi, nonostante non rientrino nella vostra angusta definizione di vero militante, mi ha fatto saltare la mosca al naso… Non vogliatemene, ma credo che un po’ piu’ di umilta’ e di rispetto per gli altri vi farebbero bene…

  28. @ Aldo,

    riporto dal thread in oggetto:

    ***

    tarellonero scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:43

    Volante Rossa ho appena finito di mett..rlo in cu..lo a tua madre….quella gran ba..ga..scia

    *
    volante rossa scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:44

    Come me lo ciucci tu ti farei la mia piccolina preferita.

    *
    volante rossa scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:45

    Ti piace così tanto ciucciarmelo, carina ?

    o
    volante rossa scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:48

    Succhi meglio di quella ***** della tua madonna vergine e benedetta.

    E quando godo lo sai mi esce solo un grido
    VIVA ANCORA PIAZZALE LORETO !!!

    +
    volante rossa scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:49

    Guarda come dondola, guarda come dondola, il tuo ducetto appeso come un maiale a testa in giù insieme alla sua tro-ia a PIAZZALE LORETO.

    iciano scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:53

    mah…tarellonero…
    puo’ essere che sia la tua quella madre
    e manco te ne sei accorto
    pensaci un attimo prima di dire assurdità

    TMSO scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:20

    Che fare, guardatevi il loro blog. Pochi click per vedere come al solito da chi è egemonizzata questa protesta

    *
    Pepe scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:22

    Massoni, Baroni, Alieni?

    o
    TMSO scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:27

    Esatto dal pianeta ROSSO

    +
    Pepe scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:30

    Ah, i comunisti: ecco chi mancava! Dopo il complotto internazionale dei rossi riescono a mettere d’accordo comitati di studenti di sinistra destra e cattolicic. Convinto tu..

    +
    TMSO scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:33

    Che fare l’ha scritto il papa è vero e sul loro blog wu ming sono assolutamente distanti dal quel tipo di idee basta verificare con il link dell’articolo come tu sicuramente hai fatto. Convinto tu..

    o
    Pepe scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:38

    Eh infatti i comitati di studenti di destra sono diventati no global grazie alla capacità dei rossi e della loro incredibile macchina propagandistica. D’altronde sono talmente potenti che non hanno neanche bisogno di essere rappresentati in Parlamento. Ah, la fede dei semplici..

    +
    Reyes scrive:
    28 novembre 2010 alle 19:41

    E se l’ha scritto il Papa allora è vero. Un sillogismo perfetto direi.. In effetti come analisi fa un po’ ridere data la vastità del movimento..

    #
    TMSO scrive:
    28 novembre 2010 alle 20:11

    La tua velocità di ragionamento mi sta sconvolgendo per favore vai più piano sto prendendo appunti

    #
    TMSO scrive:
    28 novembre 2010 alle 20:12

    x sharon

    sono abbastanza furbo per non andare a provocare un celerino pronto a manganellare

    Sharon scrive:
    28 novembre 2010 alle 20:14

    Quindi non ci sei mai stato? Ah, bè allora..

    #
    Reyes scrive:
    28 novembre 2010 alle 20:16

    Ah, bene e ricordati: dopo il punto ci va la maiuscola..

    # TMSO scrive:
    28 novembre 2010 alle 20:16

    Si non sono un cuor di leone come te e le tue amiche

    Paolo82 scrive:
    28 novembre 2010 alle 18:21

    ma come mai i caschi in testa? sono andati in motorino al senato?

    *
    moreno’s scrive:
    28 novembre 2010 alle 18:23

    Perchè loro alla testa,ci tengono!.

    BLU scrive:
    28 novembre 2010 alle 17:17

    Se uno solo di questi manifestanti ha letto uno solo di questi testi mi faccio prete.

    *
    moreno’s scrive:
    28 novembre 2010 alle 17:20

    Farai fatica.Per farsi prete,bisogna leggere,e anche molto.

    o
    BLU scrive:
    28 novembre 2010 alle 17:25

    Non ci vuol molto a leggere più di certi scansafatiche.

    BLU scrive:
    28 novembre 2010 alle 17:27

    Evidentemente le manganellate non sono mai abbastanza.

    *
    Lucio scrive:
    28 novembre 2010 alle 17:30

    Un po’ come i cretini fascistoidi..

    #
    Buonanotte scrive:
    28 novembre 2010 alle 16:37

    Chissà chi avrà imbrattato i cartelli a sti analfabeti

    #
    andrea da bologna scrive:
    28 novembre 2010 alle 16:36

    spero ke i berludalemiani vengano colti dalla peste per almeno tre generazioni di fila…w la democrazia

    ***

    E mi fermo qui.
    Ora: che c’entra l’essere contro o a favore degli studenti? Quella è una questione di schieramento, mica di qualità degli interventi.
    Il problema del sito del Fatto quotidiano è che il livello della discussione è in genere bassissimo, anche quando non è solo scazzo emotivo senza filtri, è comunque quasi tutto *tifo*, forza ragazzi!, abbasso Silvio!, è rara la vera discussione argomentata, e la cosa non riguarda il thread in oggetto, è quello che accade quasi sempre. Non si discute davvero, non si portano elementi nuovi etc., ma si partecipa a un rituale in cui ciascuno conferma la propria identità in contrapposizione a qualcosa e qualcuno.

    Questa dinamica da “tifo” diventa un riflesso condizionato, si ripropone a tutti i livelli ogni volta che si menziona “Il Fatto quotidiano”. Sembra per forza che ci si debba schierare totalmente pro o contro il giornale, pro o contro il suo sito, pro o contro i suoi lettori. Qualunque commento non allineato diventa un’aggressione al giornale, al popolo che lo legge etc. Una dinamica manichea e populista che anche tu riproponi nel tuo commento:

    “Quindi, qual’e’ il vostro problema? Non vi piace il fatto quotidiano? A posto: non leggetelo e non accettate interviste.
    Ma se le fate, e venite lodati da intervistatore e lettori, definire merdaio i suddetti lettori, il sito del fatto e, implicitamente, il quotidiano stesso… Beh, e’ proprio quello che si chiama farla fuori dal vaso!”

    Ergo: se noi, dopo aver letto commenti come quelli riportati sopra e dopo aver constatato che il livello medio è molto basso, usiamo la parola che ci sembra pertinente, veniamo accusati non di avere constatato una situazione ben precisa e riscontrabile (è tutto nero su bianco), ma di aver attaccato i soggetti stessi etc. Dire che la dinamica dei commenti fa schifo significa attaccare il quotidiano, i suoi lettori etc. (*)
    Questa è una logica che noi combattiamo con tutte le nostre forze, ed è un altro esempio di introiezione dello stesso “personalizzare” e dello stesso “scattare come una molla” che sta alla base del berlusconismo.

    * Tra l’altro, ragionare così significa dichiarare implicitamente che quelli che si azzuffano nel commentarium del sito siano tout court “i lettori” del giornale, e che tutti i lettori del giornale siano come quelli che tengono basso il livello delle discussioni on line.

  29. Wu Ming 1

    Chiedo scusa: avevo visto solo la prima pagina di commenti e, per mancanza di praticita’, non mi ero accorto ce ne fossero altre… Mea culpa!
    Il fatto e’ che, come giustamente dici tu, il livello dei commenti, agli articoli del fatto quotidiano come al contenuto di praticamente qualsiasi altro sito, e’ molto basso: forza ragazzi o siete delle merde, senza ragionamenti o aggiunte. Percio’ di solito leggo un articolo e salto a pie’ pari i commenti.
    Faccio eccezione per Giap, perche’ da poco mi sono accorto che quello che scrivete all’inizio continua e viene sviluppato nei giorni seguenti.
    Percio’ scusate ragazzi se sono scattato cosi: avrei dovuto accorgermi che c’erano altre pagine, e, visto il livello, purtroppo in linea con i commenti a quasi qualsiasi altro sito, vi avrei dato sicuramente ragione!

  30. @ Aldo,

    no problem, anzi, grazie, perché mi hai dato modo di chiarire e sviluppare ulteriormente.

  31. Come promesso vi mando le foto. Ieri doppia mobilitazione degli studenti italiani a Bruxelles contro la “riforma” Gelmini. All’Université Libre de Bruxelles e al Parlamento Europeo. Queste due sono finite su Repubblica e Corriere della Sera.

    http://www.corriere.it/cronache/cronisti_per_caso/protesta-studenti/gallery.shtml?pagina=1&id_foto=id_img_152746

    http://www.corriere.it/cronache/cronisti_per_caso/protesta-studenti/gallery.shtml?pagina=1&id_foto=id_img_152746

    Foto non troppo belle ma le migliori avevano un tizio in prima fila con la scritta “Se FOSSI un uomo. Primo Levi”… Improponibili.

  32. la numero 15/25…

  33. Su Repubblica, studiosi dissertano sul Book Bloc (e non “Block” come scrive chi non sa l’inglese):
    http://bit.ly/eV9LSW
    Discutibile anche questo continuo coniugare al plurale: “i” Book Bloc. “Bloc” è parola singolare e unitaria per eccellenza.
    E per l’ennesima volta Mille piani viene attribuito al solo Deleuze, quando la maggior parte dei concetti di quel libro si deve a Guattari :-)

  34. E devono per forza sminuire gli studenti, dire che quei libri sono stati suggeriti da chissà chi, non sono loro vere letture etc. Questa cosa li ha veramente colti tutti di sorpresa, e li ha lasciati balbettanti.

  35. non voglio rompere la scatole ma se cercate bene nelle foto c’è anche, per fortuna, Gomorra di Saviano. Non siete gli unici viventi insomma…

  36. Sì, grazie Pino, lo avevamo già segnalato su Twitter ma qui non avevamo ancora fatto la correzione, hai fatto bene a farlo notare. Nelle foto del 24 novembre (data a cui ci riferivamo noi) “Gomorra” non si vedeva, ma nei video dell’1 dicembre sì.

  37. bè, sì, il risvolto più triste è proprio quello che hai segnalato, WM1.
    “Chissà se li hanno veramente letti…”
    “No, non li hanno letti, sono i titoli che comunque si devono citare…”
    Al prossimo corteo, magari li interrogheranno pure, per verificare l’esatta conoscenza del testo!
    Ma è anche un risvolto bellissimo.
    Dice, più di 1.000 parole, la dirompenza di questa lotta. La necessità di questa lotta. L’urgenza.

  38. Repubblica, come la polizia, cerca sempre un responsabile.
    L’idea del Book Bloc non può essere scaturita da un’assemblea o da una discussione collettiva, ma è Pietro, studente lavoratore, che lo ha inventato, lui deciderà poi quali altri titoli aggiungere….e poi Simone De Beauvoir sarà sicuramente il suggerimento di qualche professoressa, perché alle studentesse dell’Università italiana non può certo interessare la storia del femminismo.

  39. […] sempre è interessante leggersi l’intero post su Giap, e i mille commenti. Ma soprattutto moltiplicare l’idea e portarla in ogni […]

  40. Molto patetico in particolare il pezzo del filosofo Ferraris. Una pochezza estrema. L’aver ridotto a “liceo” l’università italiana, funziona soprattutto nella testa di osservatori e commentatori. E’ di ‘bambini’ che parlano, in qualsiasi caso, sia i solidali che i fieri avversatori dei centrosocialisti immaginari. Uno spettacolo peraltro in piena linea con l’incomprensione totale del presente che i medesimi rivelano a ogni livello e settore dell’analisi.
    Trovo notevole, invece, per riferimenti, sintassi e conclusioni, la lettera di Elisa, studentessa di Lettere alla Sapienza, al premier. Scorgo un piano di consapevolezza elevato, che se apparterrà alla maggioranza di questo movimento lascerà un segno profondo quanto necessario.
    Oggi questa rivolta segna la sua vittoria più importante: il rinvio del voto al Senato a dopo la fiducia del 14, di fatto mette la presunta riforma con un piede e tre quarti nel baratro. E’ un successo enorme, impossibile senza la mobilitazione di questi giorni, di cui va fatto tesoro. Deve diventare carburante per proseguire. Perchè sono sicuro che studenti e ricercatori sanno bene che in ballo c’è molto di più, molto altro, che il contrasto a una legge mortificante.
    E’ in gioco la rilevanza, la stessa possibilità di vita, di almeno un paio di generazioni, sulla scena pubblica e quella personale per i prossimi dieci o vent’anni. E’ un compito molto grande, molto difficile, e va ben oltre le scalcagnate pretese ‘epocali’ di un testo mediocre quanto la sua sponsor.
    Sono d’accordo con Elisa: credo il momento sia quello del “precario che si sta facendo classe”. Un divenire cruciale, delicato come altri mai, una potenza enorme e in stato avanzato di definizione ma non ancora atto compiuto.
    Il momento in cui si disvela la comprensione di sè, ciò che è comune, e ci rafforza, e ciò che distingue, e ancor più ci rafforza se sappiamo costruire relazione su quel comune.
    Spetta ai ‘cognitivi’ di questo tempo il ruolo di raccontare e spiegare come e perchè “tutte le lotte sono una”, qui e ora, oggi e da noi. Non è del loro angusto futuro che si stanno occupando, ma del futuro di tutti e di questa terra.
    Responsabilità davvero imponente, che ancor più sarà accelerata dagli eventi che stanno per avere luogo e presentano un conto molto, molto, salato. Per tutti.
    Chi non ha in programma di emigrare, o non ha la possibilità di farlo, tenga nel massimo conto, e nel proprio cuore, la sorte, e le produzioni, di questi giovani cittadini.
    L.

  41. OT su Book Blockers,
    a proposito di tattiche: figa l’occupazione dell’incrocio fatta oggi a Milano dagli studenti di Brera e il modo con cui sono riusciti a spiazzare il cliche dello “scontro con gli sbirri”

    http://tv.repubblica.it/edizione/milano/gli-studenti-occupano-le-strisce-pedonali/57580?video=&pagefrom=1

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_dicembre_2/studenti-brera-protesta-incrocio-piazza-scala-1804293750028.shtml

    ciao!

  42. Tra i commenti, davvero patetica la professoressa bolognese che ritiene “L’isola di Arturo” un suggerimento: chi mai oggi legge ancora Elsa Morante? Lo stesso si potrebbe pensare su un “Una notte del ’43″+Bassani, fuori Ferrara: eppure dentro Ferrara non c’è (quasi) studente che non l’abbia letto, e spesso amato. Ogni città ha i suoi autori, che i professori propongono, certo: ma che poi gli studenti adottano (se devo farmi uno scudo, ci scrivo su quello che piace a me, non i compiti del giorno dopo). Così, non mi stupisce Elsa Morante ancora letta e amata a Roma: mi rattrista l’onfalocentrismo della professoressa, che, come direbbe una mia studentessa, “guarda solo il proprio ombellico e non la pancia che c’è intorno”.

  43. Questo è l’intervento di Tariq Ali al SOAS di Londra occupato, qualche giorno fa:

    http://www.coalitionofresistance.org.uk/2010/12/tariq-ali-speaks-at-the-soas-occupation-december-1st/

    A volte viene da chiedersi a cosa serva un comunista. Ad esempio a fare un discorso di verità:

    – Non dovete credere a chi vi dice che non ci sono soldi per lo studio e per la salute: quando si tratta di salvare una banca o di fare la guerra i soldi li trovano sempre.
    – Il problema non è governo liberal-conservatore contro governo laburista, perché le politiche dei tagli sono iniziate con la sinistra al governo.
    – Senza lottare non si è mai ottenuto nulla, il luogo comune della “moderata e conservatrice” Inghilterra confonde strumentalmente la moderazione con la repressione delle rivendicazioni sociali. L’Inghilterra è il paese dove per la prima volta è stata tagliata la testa al re; dove è nato il movimento operaio; quello per i diritti della donna, etc. La lotta collettiva, gli scioperi, gli atti organizzati di disobbedienza civile, sono ciò che ha portato alle conquiste formali e sociali. Quindi la lotta paga.
    – E’ vero che la riforma in parlamento è passata: ma è meglio essere sconfitti dopo aver lottato che essere sconfitti senza lottare. Perché se lotti e vieni sconfitto, torni a casa e ci rifletti sopra, capisci dove hai sbagliato e sei pronto a tornare a lottare.
    – Gli studenti dei vari istituti devono coordinarsi tra loro e poi coordinarsi con i sindacati e con i pensionati. Non bisogna mai commettere l’errore di relegare la propria lotta a se stessi, di pensare che si sta lottando soltanto per la propria condizione o categoria, perché le lotte di tutti sono collegate: quindi c’è bisogno di una cornice/narrazione comune.

  44. Grazie dell’ultimo link: è importante porre l’attenzione anche su quanto accade fuori dall’Italia. Penso infatti che quanto sta accadendo in UK, il disastro italiano e la situazione catastrofica delle discipline umanistiche negli USA (e non solo quelle, a conoscere meglio il funzionamento della “corporate university” c’è da mettersi le mani nei capelli) non siano elementi separati, ma strategie diverse per ridefinire il ruolo e la natura dell’istruzione post-secondaria. E’ in corso un attacco alla nostra sovranità e alla nostra capacità di pensare il futuro (la famosa “big picture”), da parte di un neoliberismo ancor più rampante e disperato, e questo attacco ha le proprie radici in una crisi di legittimità, di condivisione, di motivazione, oltre che in un cambiamento sociale che interessa il ruolo degli atenei (con estrema semplificazione si potrebbe dire che è venuto meno il ruolo dell’università come fabbrica di ceti medi, compresa la sua declinazione globale per quanto riguarda i sistemi us — in larga parte privato e fondato sull’indebitamento — e uk — pubblico e finora, fondato sui prestiti d’onore).
    Sarà banale dirlo, ma Berlusconi è un male tutto italiano, il neo-liberismo no. E questo vale anche per scuola, ricerca e formazione.

  45. […] This post was mentioned on Twitter by ji and punco x, Daniele Micci. Daniele Micci said: RT @Wu_Ming_Foundt A cosa serve un comunista [ http://bit.ly/ggmZAv ] #nogelmini #studenti […]

  46. E oggi è apparso un Book Bloc anche a Genova:
    http://bit.ly/fPmgOs

  47. A proposito del Book Bloc inglese, qui si invitano i lettori a fare “come i Wu Ming”, cioè trarre un messaggio dai titoli dei libri sugli scudi:
    http://www.criticallegalthinking.com/?p=938

  48. Nella rappresentazione pubblica dei movimenti, mai s’era data ai libri una tale importanza.
    http://bit.ly/fUP8pj