#Hevalen. Perché sono andato a combattere l’#ISIS in #Siria. Con il libro di Davide Grasso ritorna la collana #QuintoTipo

Copertina di Hevalen

Hevalen, di Davide Grasso. Clicca per aprire la copertina completa, con quarta e risvolti (pdf).

Siamo fieri di annunciare l’imminente uscita di Hevalen di Davide Grasso, decimo libro di Quinto Tipo, la collana diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre.

Questo libro ha una storia che vale la pena conoscere. Ve lo si conta noi, com’è che andò.

Nel settembre 2016 appare in rete e comincia a circolare un perturbante video girato in Siria.

Sferzato dal vento del deserto, un italiano — uniforme mimetica, kalashnikov in mano, volto coperto da una cemedanî (la kefiah curda) — si presenta come volontario internazionale arruolato nelle Forze Siriane Democratiche e racconta, con lieve accento piemontese, della rivoluzione in Rojava e della guerra contro Daesh. Non dice il proprio nome, perché per ovvie ragioni tutte le combattenti e i combattenti delle forze di liberazione curde — come del resto i nostri partigiani nel 1943-45 — operano sotto pseudonimo, il cosiddetto «nome di battaglia». Il suo, scopriremo, è «Tirej».


L’anonimo si rivolge all’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, alla responsabile della politica estera UE Federica Mogherini e all’inviato ONU per la Siria Staffan De Mistura, denunciando le collusioni del governo italiano, dell’Unione Europea e della diplomazia internazionale con le potenze regionali che finanziano o usano Daesh: la Turchia di Erdogan e l’Arabia Saudita.

L’anonimo attacca anche Matteo Salvini, chiamandolo «sciacallo», denunciando la strumentalizzazione delle vittime dell’ISIS in chiave islamofoba e razzista, e rammentando al leader leghista una sparata del novembre 2015:

«Non avevi forse detto che saresti venuto qui in Siria in prima persona, a combattere l’ISIS? Io qui in Siria ti ho cercato, Salvini, ma non ti ho trovato.»

In Italia, segnatamente a Torino, il video scatena le ire di certi politici, che hanno riconosciuto nell’anonimo una propria “bestia nera”: un odiato No Tav. Qualcuno fa pubblicamente il nome sui social media, e la notizia dilaga. Gesto talmente sconsiderato e vendicativo che molti lo interpretano come delazione all’ISIS.

Sul piano oggettivo è così: si sono fatti sapere ai tagliagole nome, cognome e città di provenienza di una persona che li sta combattendo sul campo; sul piano soggettivo, probabilmente si tratta di pura irresponsabilità. Il che non è meno grave.

È così che veniamo a saperlo: Davide, conosciuto militante del centro sociale torinese Askatasuna e del movimento No Tav in Valsusa, è nel Kurdistan siriano e sta prendendo parte alla rivoluzione del confederalismo democratico.

A quel punto incrociamo le dita, sperando che — per colpa di chi ne ha fatto il nome — non ci tocchi vedere un giorno Davide in tuta arancione, legato e inginocchiato accanto a un carnefice vestito di nero, in attesa della lama sotto il mento.

La filosofia di Stefano Esposito (PD): non va bene nemmeno combattere contro l’ISIS, se a farlo è uno che ti sta sul cazzo.

Per fortuna, Davide ritorna qualche mese dopo, sano e salvo.

Nell’anno a seguire lo incontriamo molte volte, incrociandolo in varie città d’Italia. Va a raccontare la sua esperienza in centri sociali, atenei, convegni. Lo incontriamo anche a iniziative No Tav in valle: alla marcia Bussoleno-San Didero del 6 maggio 2017, sotto un acquazzone impietoso, e al festival Alta Felicità.

A un certo punto Davide ci rivela che sta scrivendo un libro, ci spiega i contenuti, dice che ha già mandato a tre o quattro case editrici la prima stesura di alcuni capitoli. Conosciamo i nostri polli, perciò lo avvisiamo: una simile patata bollente scotterà i polpastrelli e farà venire le vesciche a più di un funzionario.
Infatti, nei mesi a venire, tutti gli editori contattati rispondono — stoltamente — di no.

A quel punto, gli proponiamo di scriverlo per Quinto Tipo. Ne discutiamo e il progetto si amplia, si modifica, evolve. Durante l’estate scrive come un forsennato, mandando a WM1 un capitolo alla volta. Segue un periglioso editing autunnale a distanza, visto che nel frattempo Davide è tornato in Medio Oriente, dove si trova anche in questi giorni.

Il risultato è Hevalen. Arriva in libreria il 16 novembre. Qui sopra, la copertina completa, con quarta e risvolti. Qui sotto, riproponiamo i testi dei risvolti. Buona lettura.


Abbonati alla collana Quinto Tipo: con soli 45 euro – cioè con il 30% di sconto – i prossimi quattro «oggetti narrativi non-identificati» atterreranno a casa tua senza spese di spedizione. Il primo sarà proprio Hevalen
Puoi sottoscrivere tramite paypal usando questo bottone.

Per ulteriori informazioni (ad esempio per ricevere anche titoli arretrati), puoi scrivere a redazione@edizionialegre.it

Se invece vuoi acquistare solo Hevalen, puoi farlo con il 15% di sconto e senza spese di spedizione per l’Italia.



R
ojava
. In curdo vuol dire “ovest”, ma per arrivarci dobbiamo andare verso est, giungere nelle terre che un tempo chiamavamo Asia minore.

«Rojava» è il Kurdistan siriano, dove dal 2011 è in corso una rivoluzione, il grande esperimento delle comuni e del «confederalismo democratico». Un movimento di liberazione egualitario, libertario e femminista, ispirato al pensiero di Abdullah Öcalan e cresciuto come un bosco in pieno deserto, nel più devastato – e strategico – teatro di guerra del pianeta. Un processo sociale accerchiato da forze reazionarie e sanguinarie: l’Isis, il regime di Assad a Damasco e il regime del caudillo turco, Erdogan, appena oltre il confine.

Nel 2014 abbiamo trepidato per Kobane, città assediata dall’Isis e difesa da forze popolari chiamate YPG e YPJ. Abbiamo visto le immagini di donne guerrigliere sorridenti scalzare dai media quelle dei tetri tagliagole di Daesh, e poi la riscossa: da Kobane, divenuta la «Stalingrado del Medio oriente», è partita una controffensiva che ha meravigliato il mondo. Meno di tre anni dopo è stata liberata Raqqa, sedicente «capitale» dello Stato islamico.

Come non accadeva dai tempi della guerra civile spagnola, uomini e donne da tanti paesi hanno deciso di raggiungere la Siria e partecipare alla rivoluzione, armi alla mano. Uno di loro era Davide Grasso, militante del centro sociale torinese Askatasuna e del movimento No Tav. A fargli prendere la decisione è stata la strage al Bataclan di Parigi, il 13 novembre del 2015.

Hevalen, che in curdo significa «gli amici», «i compagni», è la storia – ibrida, ruvida, entusiasmante – del suo viaggio, della sua guerra, delle contraddizioni che ogni rivoluzione si porta dentro e deve affrontare.

Davide Grasso ha pubblicato reportage indipendenti dagli Stati Uniti e dal Medio oriente e diversi articoli di filosofia dell’arte e teoria della realtà sociale. Nel 2013 ha pubblicato New York Regina Underground. Racconti dalla Grande Mela per Stilo Editrice. Dal 2015 è attivo tra Europa e Siria in sostegno alla Federazione democratica della Siria del Nord. Nel 2016 si è unito alle Forze siriane democratiche per combattere l’Isis.

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Print Friendly, PDF & Email

Altri testi che potrebbero interessarti: