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Siria

È più pericoloso Erdoğan o chi ha combattuto l’Isis? Un intervento di Davide Grasso + Appello internazionale di solidarietà con il #Rojava

di Davide Grasso *

Mentre Erdoğan bombarda quartieri e civili in Siria per costringere alla fuga i curdi;
mentre l’Isis ne approfitta per alzare la testa con azioni, rivolte e attentati, e puntare a una rinascita;
mentre dal mondo intero sale la voce che chiede rispetto per la pace relativa conquistata dalla Siria, dilaniata da otto anni di guerra che hanno causato mezzo milione di morti;
mentre il mondo guarda con orrore ai centomila profughi provocati dalla guerra scatenata contro le Ypg-Ypj, che hanno perso 11.000 caduti sconfiggendo lo Stato islamico…

Mentre avviene tutto questo, in Italia, per iniziativa della procura di Torino, si convocano in tribunale gli italiani che hanno preso le armi contro l’Isis al fianco dei curdi siriani.

Una donna e due uomini, per essersi battuti in diverse forme e periodi contro l’Isis e il fondamentalismo islamico, dovranno comparire davanti a una sezione speciale del Tribunale di Torino martedì 15 ottobre.

Quali le accuse? Nessuna.

Quali i reati contestati? Nessuno. Prosegui la lettura ›

Ipocrisie del secolo: la criminalizzazione italiana delle #Ypg. Solidarietà a Luisi Caria

Luisi Caria

di Davide Grasso *

Questo mese di marzo, oltre ad essere il primo anniversario della caduta della città rivoluzionaria siriana di Afrin e il primo mese senza califfato in Siria, sarà il mese della tentata criminalizzazione degli italiani che il califfato, in Siria, lo hanno combattuto. Proprio mentre migliaia di jihadisti e jihadiste dello Stato islamico invocano la possibilità di tornare nei nostri paesi «per ricostruirsi una vita», l’amico Luisi Caria, detto «Luiseddu», un ragazzo sardo della provincia di Nuoro, viene proposto dalla procura di Cagliari per la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, già proposta anche per me e per altri quattro torinesi, per essere andato a combattere in Siria contro il sistema di morte e persecuzione che quelle persone avevano messo in piedi. Quasi tutti, tra i proposti per la sorveglianza speciale a Torino e Nuoro, siamo stati parte delle Unità di protezione del popolo (Ypg) nel Rojava e nella Siria del nord. Prosegui la lettura ›

Lettera di Piersante Paneghel, zio di Valeria Solesin, ai 5 internazionalisti di #Torino che hanno lottato contro l’ISIS in #Siria

Valeria Solesin, vittima dell’ISIS.

[WM: Oggi al Tribunale di Torino si terrà l’udienza per stabilre se Paolo, Eddi, Jak, Davide e Jacopo, i cinque italiani che hanno sostenuto la lotta all’ISIS in Siria, siano o meno «socialmente pericolosi». La richiesta della Procura è di metterli sotto «sorveglianza speciale». Ne abbiamo parlato qui. Alle h.9:30, davanti al tribunale, si terrà un presidio di solidarietà.
La cosa, ribadiamo, ci tocca molto da vicino, perché tra gli «indizi fattuali» della «pericolosità» di uno dei sorvegliandi, Davide Grasso, c’è il suo libro Hevalen. Perché sono andato a combattere l’ISIS in Siria, uscito nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre.
Nei giorni scorsi sono state numerose le prese di posizione e le iniziative a sostegno dei cinque compagni. Alcune sono quiA riassumere meglio la questione è stato, come spesso gli capita, Zerocalcare.
Ieri abbiamo ricevuto e diffuso una lettera aperta di Piersante Paneghel, zio di Valeria Solesin, la studentessa uccisa dall’ISIS al Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015. La riproponiamo qui come post. Vi terremo aggiornati sull’esito dell’udienza.]

Cari Paolo, Eddi, Jak, Davide e Jacopo,

volevo ringraziarvi e scusarmi con voi per non avervi scritto prima.

Ho provato diverse volte ma non ci sono riuscito, non potevo, ora devo. Prosegui la lettura ›

Per Hîwa Bosco, morto al confine tra Siria e Turchia, primo caduto italiano nella rivoluzione in #Rojava

Hîwa Bosco (Giovanni Francesco Asperti)

È la notizia che da tempo temevamo di ricevere. La morte è sempre stata ai margini del quadro, sottesa a ogni discorso, a ogni aggiornamento sulla situazione, da quando compagne e compagni hanno cominciato a partire per la Siria del Nord con l’intenzione di dare un contributo alla rivoluzione del confederalismo democratico.

Va sempre ricordato, che c’è una rivoluzione. Non si è mai trattato “solo” di combattere contro l’ISIS – che già non sarebbe poco, da qui le virgolette –, ma di farlo in nome di una nuova società in costruzione, di un’esperienza comunitaria innovativa e preziosa.

Senza quella molla, la lotta di YPG e YPJ contro Daesh non sarebbe stata tanto efficace. Di più: senza quella molla, YPG e YPJ non esisterebbero.

Occorre avere presente la genealogia di quell’esperienza, per capire cosa spinga i combattenti autoctoni, i volontari internazionali e l’intera popolazione del Rojava. Prosegui la lettura ›

La Procura di Torino chiede la sorveglianza speciale… per chi ha lottato contro l’ISIS

Due giorni fa la Procura di Torino ha notificato una richiesta di sorveglianza speciale – con divieto di dimora a Torino – per «pericolosità sociale» nei confronti di cinque attiviste e attivisti dei movimenti cittadini. L’udienza si terrà il 23 gennaio.

Tre di questi «socialmente pericolosi» li conosciamo di persona, e almeno uno lo conosce anche chi segue Giap e le attività della Wu Ming Foundation: Davide Grasso, autore dei libri Hevalen. Perchè sono andato a combattere l’ISIS in Siria – uscito nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre – e Il fiore del deserto. La rivoluzione delle donne e delle comuni tra l’Iraq e la Siria del Nord – uscito da poco per Agenzia X.

La copertina di Hevalen – lo apprendiamo direttamente da Davide, che ha scritto un primo commento qui – è inclusa nel fascicolo con cui la PM Emanuela Pedrotta – vecchia conoscenza di chi segue la lotta No Tav in Valsusa – accompagna la sua richiesta. Si tratta di una raccolta di «indizi fattuali» sulla pericolosità sociale di Davide e degli altri: Paolo, Eddi, Jack e Jacopo.

La loro “colpa”, infatti, è aver preso parte, in varie modalità, alla rivoluzione in Siria del Nord, ovvero alla lotta dei popoli del Rojava contro l’ISIS. Prosegui la lettura ›

Un viaggio per gli amici: #Hevalen su e giù per lo Stivale. Di cosa parliamo quando parliamo di #Siria?

Presentazione di Hevalen all’Università L’Orientale di Napoli, 21 marzo 2018.

di Davide Grasso *

A fine novembre 2017 atterravo per la seconda volta in un aeroporto europeo dopo essere stato in Siria. Questa volta avevo lasciato due amici alle spalle: Eddi e Jacopo erano restati a difendere e portare avanti la rivoluzione del nord. Sarei giunto a Torino di notte e, la sera dopo, avrei raggiunto piazza Santa Giulia, dove avrei osservato – ancora una volta – la movida di una grande città con negli occhi una zona di guerra. Non che la Siria del nord – o Rojava – sia semplicemente una zona di guerra. È il luogo dove oggi, nel primo quarto inoltrato del ventunesimo secolo, si sviluppa il più grande movimento rivoluzionario della terra, in un mondo senza rivoluzioni. Ancora una volta, dopo due mesi di viaggi mesopotamici, assemblee, riunioni e seminari sostenuti a ritmo marziale – come se fossimo vivi, come se stessimo provando a cambiare il mondo – non potevo che guardare con perplessità il me stesso riflesso in tutti i cocktail e i sorrisi di quel venerdì sera. Perché non stavamo organizzando qualcosa di grande anche qui, anziché strillare senza scopo con delle birre in mano? Prosegui la lettura ›

#Kobane, la rivoluzione oltre il mito

Kobane, giugno 2018. La scuola e convitto per orfani «L'arcobaleno di Alan», finanziato dalla provincia di Trento nell'ambito di un progetto di Docenti Senza Frontiere e dell'Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia (UIKI).

Kobane, giugno 2018. La scuola e convitto per orfani «L’arcobaleno di Alan», finanziato dalla provincia di Trento nell’ambito di un progetto di Docenti Senza Frontiere e dell’Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia (UIKI).

di Tommaso Baldo *

«Quando siamo venute qui, un mese dopo la liberazione, era tutto distrutto», mi dice Patrizia Fiocchetti mentre il furgoncino su cui viaggiamo entra a Kobane. «C’erano macchine scagliate dalle esplosioni al terzo o quarto piano dei palazzi. Ma la gente aveva già iniziato a tornare e ricostruire. Ricordo un uomo, il proprietario di una ferramenta completamente distrutta che assieme ai suoi due figli piccoli frugava tra le macerie del suo negozio per raccogliere le viti, i chiudi e i bulloni sparsi in giro.»

Gli abitanti di questa cittadina di 40mila persone erano tornati appena finita la battaglia, varcando in massa il vicino confine turco e mettendosi all’opera per ricostruire la propria città. Potevano contare solo sull’aiuto fornito loro dalle amministrazioni rette dall’HDP (il Partito democratico dei popoli) nel Kurdistan settentrionale, cioè nella vicina Turchia. Da quando Erdogan le ha fatte commissariare e i loro co-sindaci sono stati arrestati anche quel sostegno è venuto meno.

Patrizia e Carla Centioni avevano varcato clandestinamente il confine turco per venire qui nel febbraio 2015. In quel momento il 48 per cento degli edifici di Kobane era completamente distrutto. Secondo i dati elencati nel «Report sulla situazione attuale a Kobane», diffuso nel marzo 2017 dall’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, dopo la cacciata dell’Isis dalla città di 4.284 case non restavano che cumuli di macerie, altre 5.864 erano state danneggiate in modo più o meno grave e solo 630 non avevano subito alcun danno. Tra le officine e i negozi quelli completamente distrutti erano 1.604, 2.182 quelli danneggiati e 1.882 quelli intatti. Prosegui la lettura ›

#Afrin (non) è sola? – di Davide Grasso #BreakSilenceOnAfrin

Conferenza stampa dei rappresentanti del cantone di Afrin e delle forze YPG/YPJ, 18 marzo 2018.

di Davide Grasso *

Nella giornata di ieri, 18 marzo, milizie jihadiste sostenute dall’esercito turco hanno fatto ingresso in alcuni quartieri di Afrin, prendendoli sotto il loro controllo. Hanno umiliato e torturato civili, decapitato pubblicamente due combattenti, saccheggiato le abitazioni. Le forze confederali della Federazione del Nord o Rojava, per fortuna, avevano appena evacuato migliaia di civili, che si trovano adesso nella vicina regione di Sheeba, sempre nei pressi di Aleppo. Questi eventi sono arrivati dopo due mesi di strenua resistenza da parte delle unità popolari e femminili YPG-YPJ, che hanno il compito di difendere la rivoluzione delle donne e delle comuni, nelle campagne attorno alla città, pur nella disparità di mezzi. Le forze rivoluzionarie hanno dichiarato che questi eventi segneranno il passaggio dalla guerra aperta alla continuazione della resistenza sotto forma di guerra di guerriglia. Prosegui la lettura ›

Facebook censura l’informazione sulla guerra sporca di Erdogan in Rojava – di Davide Grasso

Davide Grasso

[Due giorni fa Facebook ha rimosso, senza preavviso e senza fornire informazioni, il profilo di Davide Grasso, autore di Hevalen. Perché sono andato a combattere l’ISIS in Siria, uscito di recente nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre.
La mannaia griffata Zuckerberg è calata anche su altri profili e pagine – su tutte, quella di Uiki, l’Ufficio di Informazione sul Kurdistan in Italia – che informavano sulla situazione in Rojava e nel resto della Siria, sulla rivoluzione del confederalismo democratico, sulla città libera di Afrin attaccata dall’esercito del dittatore turco Erdogan, e sull’arresto a Praga del compagno Saleh Muslim, presidente del PYD.
Quest’ultimo episodio, recentissimo, non può non ricordarci le responsabilità italiane nell’arresto del compagno Abdullah Öcalan. Correva l’anno 1998 e il capo del governo era Massimo D’Alema, oggi riciclatosi come campione di una presunta «sinistra-sinistra».
Riportiamo qui di seguito le parole di Davide Grasso a commento della grave censura subita. WM]

Mi chiamo Davide Grasso. Il mio profilo Facebook è diventato più popolare da quando ho scelto di andare a combattere l’Isis in Siria nel 2016 nelle fila delle Ypg. In quei mesi ho utilizzato il mio profilo per informare la community di fb su quanto fosse drammatica la situazione in Siria, ed anche per sensibilizzare su quanto migliaia di ragazze e ragazzi arabi, curdi, cristiani, internazionali stessero facendo per combattere il califfato, che nel frattempo continuava a seminare morte sia nel mondo musulmano che nelle nostre città, da Parigi a Nizza, da Manchester a Londra e Barcellona. Prosegui la lettura ›

#Hevalen. Perché sono andato a combattere l’#ISIS in #Siria. Con il libro di Davide Grasso ritorna la collana #QuintoTipo

Copertina di Hevalen

Hevalen, di Davide Grasso. Clicca per aprire la copertina completa, con quarta e risvolti (pdf).

Siamo fieri di annunciare l’imminente uscita di Hevalen di Davide Grasso, decimo libro di Quinto Tipo, la collana diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre.

Questo libro ha una storia che vale la pena conoscere. Ve lo si conta noi, com’è che andò.

Nel settembre 2016 appare in rete e comincia a circolare un perturbante video girato in Siria.

Sferzato dal vento del deserto, un italiano — uniforme mimetica, kalashnikov in mano, volto coperto da una cemedanî (la kefiah curda) — si presenta come volontario internazionale arruolato nelle Forze Siriane Democratiche e racconta, con lieve accento piemontese, della rivoluzione in Rojava e della guerra contro Daesh. Non dice il proprio nome, perché per ovvie ragioni tutte le combattenti e i combattenti delle forze di liberazione curde — come del resto i nostri partigiani nel 1943-45 — operano sotto pseudonimo, il cosiddetto «nome di battaglia». Il suo, scopriremo, è «Tirej». Prosegui la lettura ›