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Libri

Speciale #Proletkult: seconda ristampa e nuove recensioni


Proletkult
è alla sua terza edizione in meno di due mesi, e continuano ad arrivare recensioni. Dopo gli speciali del 3 novembre, del 16 novembre e del 4 dicembre scorsi, ecco la quarta ondata. Buona lettura.

«Come sempre accade con la fantascienza migliore, siamo davanti a un’opera politica e non dovrebbe sorprendere che rechi la firma, sebbene sotto pseudonimo, di autori italiani. Il collettivo Wu Ming, che con il suo attivismo si colloca in una precisa area politica, facilmente identificabile quanto scarsamente rappresentata, non poteva scegliere dimensione migliore per inaugurare il nuovo corso dopo la fase del romanzo storico. Gli omaggi dichiarati a Ursula K. Le Guin e a Walter Tevis (ma anche a David Bowie e al suo Uomo che cadde sulla Terra, alla cui figura il personaggio di Denni è inequivocabilmente ispirato), oltre che alla fantascienza di Aleksandr Bogdanov, impreziosiscono una linea di ascendenza diretta con il filone più politico del genere.»
Giovanni De Matteo, «Comunismi paralleli e altri viaggi nell’utopia», Quaderni d’altri tempi→ recensione integrale qui. Prosegui la lettura ›

I marziani e i titoli di coda. Fonti, spigolature e approfondimenti dall’officina di #Proletkult

– E i titoli di coda? – ci hanno domandato lettori e lettrici al termine delle presentazioni di Proletkult, – Ve li siete dimenticati?

Detta così, può sembrare che una sezione con quel titolo sia tanto consueta in un romanzo quanto lo è al termine di un qualunque film. O quantomeno che si tratti di un marchio di fabbrica del collettivo Wu Ming.

In effetti, il primo libro che abbiamo firmato con lo pseudonimo cinese – Asce di Guerra, anno 2000 – conteneva quattro pagine dedicate alle fonti, ai libri e agli incontri che ci avevano permesso di costruire la vicenda, impastando spunti d’archivio e finzione narrativa. Li chiamammo appunto «Titoli di coda».

Anche 54 (Einaudi, 2002) aveva una sezione omonima e pure in qual caso le pagine erano quattro, con un paragrafo dedicato a ciascun personaggio della storia.

Da allora, nessuno dei nostri romanzi collettivi ha più ospitato uno spazio di quel tipo, un «dietro le quinte» che permettesse di assaggiare gli ingredienti della nostra cucina, di accendere fornelli, scaldare alambicchi, scottarsi con le pentole e annusare il profumo degli scarti. Prosegui la lettura ›

La sfida di #Proletkult: il futuro non è scritto – Cinque recensioni.

«Sconfiggi i bianchi con il cuneo rosso», litografia di El Lissitzky, 1919.

Segnaliamo e linkiamo le più recenti recensioni di Proletkult uscite in rete. Ci sembra che tutte colgano aspetti del romanzo, sfaccettature e temi che ci siamo sforzati di metterci dentro. Questo non può che farci grande piacere.

Dalla pagina Facebook Vento Storico:

«Forse l’intento degli autori è semplicemente quello di andare oltre a schematiche contrapposizioni storiche. Non è un caso forse che nella narrazione venga rievocato il X Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, fonte di tafferugli e scontri tra l’opposizione e il governo. Al dì là del fascino del protagonista, infatti, Bogdanov non sta né con l’opposizione né con Stalin. Forse i Wu Ming vogliono semplicemente dirci che a poco più o poco meno di un secolo dagli eventi narrati abbiamo bisogno di riappropriarci di quelle suggestioni, del sogno di società socialiste sviluppate e di quel clamoroso fermento culturale che caratterizzò l’epoca storica delle rivoluzioni proletarie.
E, se come nella scienza dell’organizzazione di Bogdanov “L’arte serve a organizzare le esperienze” questo ne è sicuramente un ottimo esempio.»
Recensione integrale qui.

Dal sito Resistenze Internazionali:

«Le discussioni tra Bogdanov, Lunaciarskij e Nadezhda Krupskaja, vedova di Lenin, forniscono ad esempio, lo spunto per interessanti riflessioni sulla natura dell’arte sotto al socialismo, sul carattere “proletario” della nuova cultura statale, sul ruolo e sulla libertà dell’individuo nella produzione artistica.»
→ Recensione integrale qui. Prosegui la lettura ›

#Proletkult, prima ristampa. Grazie a tutte quanti!


La mattina del 6 novembre, a quindici giorni dall’uscita in libreria, Einaudi Stile Libero ha deciso di ristampare Proletkult, dopo una prima tiratura di 35.000 copie. Questo non significa che siano state tutte vendute, ma certo la maggior parte è stata distribuita, su e giù per lo Stivale, ed è già un risultato incoraggiante, per il quale ringraziamo giapsters, lettrici e lettori.

Nel frattempo, è partito anche il ProleTour, con incontri molto partecipati e forieri di novità, mentre si è iniziato a parlare del romanzo in radio, sulla carta stampata e negli spazi online che si occupano di libri.

Qui di seguito, la rassegna di quel che è uscito finora, dopo le primissime recensioni e interviste che già segnalammo ai primi di novembre. Prosegui la lettura ›

Speciale #Contrattacco! Audio di tutti gli eventi + interviste e fotoracconti

Contrattacco, terza serata, presentazione di Jacobin Italia

Vag61, terza serata di Contrattacco, domenica 11 novembre 2018. Comincia la presentazione del primo numero di Jacobin Italia, intitolato «Vivere in un paese senza sinistra». Clicca per aprire lo speciale di Vag61 con le registrazioni di tutti gli eventi.

Dobbiamo ancora riprenderci dopo la gioiosa fatica dei tre giorni, il frastornante senso di comunità, la nube energizzante di chiacchiere, le riunioni-fiume da mane a sera, l’affollarsi di immagini, le agnizioni sorprendenti, vieni qui un momento, ti presento X, su Twitter la conosci come @Y, e il vorticare di libri e riviste, le musiche, i corpi, il caldo umido durante i pienoni, e la voce che la prima sera era squillante si fa sempre più gutturale e raschiata, e i dischi volanti, Posadas, Kolosimo, Angela Davis, le rimpatriate di senzapatria, cazzo, ancora ti vesti da skin come a vent’anni.

La seconda sera, sabato, al Vag61 non potevano esserci meno di cinquecento persone. La Brigata Cucinieri ha servito più di trecento pasti, la fila era lunghissima e per non farla molti si sono sparpagliati per le pizzerie, trattorie e piadinerie della Cirenaica, che non è la regione della Libia ma il rione di Bologna di cui vi abbiamo parlato tante volte qui su Giap. Molti altri sono arrivati dopo cena. E la sera dopo, domenica, c’era ancora un botto di gente.

Il calo di adrenalina è avvenuto a balzi, come una discesa in corda doppia da una vetta alpina. È uno spleen da alpinista tornato in pianura. Grande stanchezza, ma con le ultime energie si scrive il récit d’ascension.

Siamo stati all’altezza della sfida. «Siamo» chi? Siamo noi. «Noi» chi? Noi Alegre, Jacobin Italia, Vag61, Wu Ming Foundation, la metaradio, insomma: noialtri.

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Il vichingo che ride… nella Terra di Mezzo

[Oggi in libreria, per i tipi della casa editrice bolognese  Odoya, c’è una doppia uscita. Vita e morte dei grandi vichinghi, l’ultimo libro di Tom Shippey, filologo germanico e studioso di letteratura medievale, nonché discepolo e massimo conoscitore dell’opera J.R.R.Tolkien, e la nuova edizione di Difendere la Terra di Mezzo di Wu Ming 4. Questa coincidenza è stata l’occasione per restituire il favore a Shippey, che a suo tempo concesse un proprio articolo da pubblicare in appendice al libro di WM4. Lo stesso Wu Ming 4 infatti ha scritto la prefazione al nuovo libro di Shippey, un saggio divulgativo e originale sulla mentalità vichinga, indagata con ogni mezzo necessario, e scritto con la prosa ariosa e lo stile ironico tipici dello studioso inglese. Sul sito dell’AIST si può leggere una parte dell’introduzione di Shippey. La prefazione invece la riproduciamo qui sotto.]

Prefazione all’edizione italiana
di Wu Ming 4

Il vichingo che ride

C’è un uomo in fondo a una fossa piena di vipere. Mentre viene attaccato dai serpenti, declama una poesia, che si conclude con le criptiche parole: «ridendo io morirò». O piuttosto rivolge a chi lo ha gettato là sotto un verso ancora più oscuro: «Strepiterebbero i porcellini se sapessero della morte del vecchio verro». Prosegui la lettura ›