Dopo #Proletkult, La macchina del vento. Un romanzo ambientato a Ventotene dal 1939 al 1943

La spada-fiamma di Giustizia e Libertà, lo scudo di Atena e il tridente di Poseidone nel Tirreno del mito intorno a Ventotene.

di Wu Ming 1

Nel 2005, pochi mesi dopo l’uscita di New Thing, mi venne l’idea di un romanzo ambientato al confino politico di Ventotene. Per svilupparla, mi misi a leggere ricostruzioni storiche e svariate memorie e biografie di confinati e confinate. Una pubblicistica vasta, in gran parte fuori catalogo, ma che si stava riaffacciando in libreria. Il tema del confino era da anni “passato di moda”, ma stava conoscendo un revival anche “grazie” a Silvio Berlusconi.

Nel settembre 2003, in un’intervista alla rivista inglese The Spectator, l’allora presidente del consiglio aveva dichiarato: «Mussolini non ha mai ammazzato nessuno. Mandava la gente a fare vacanza al confino.» Parole che avevano scatenato polemiche e riacceso l’interesse per l’argomento.

Il confino non è certo un capitolo marginale, nella storia di questo Paese. Non solo i confinati furono parecchie migliaia, ma tra di loro vi furono molti futuri dirigenti della Resistenza, membri dell’Assemblea Costituente e in generale protagonisti della vita politica italiana. Il primo nome che viene in mente: Sandro Pertini. E ancora: conobbero il confino nomi importantissimi della letteratura italiana a venire, come Cesare Pavese, Natalia Ginzburg e Carlo Levi. Quest’ultimo avrebbe raccontato la sua esperienza in uno dei capolavori del Novecento italiano: Cristo si è fermato a Eboli.

Giorgio Braccialarghe (1911-1993)

Un anno e mezzo dopo la boutade di Berlusconi, quando mi misi a cercare materiale, erano già usciti nuovi titoli, sia accademici sia divulgativi, come La villeggiatura di Mussolini di Silverio Corvisieri, ed erano tornate in libreria  testimonianze di confinati, come Ventotene di Alberto Jacometti o Nelle spire di Urlavento di Giorgio Braccialarghe.

Terminata la prima fase di ricerca, buttai giù un rudimentale «soggetto», che inviai al nostro agente Roberto Santachiara. Non riuscii però a inserire il progetto nel fitto calendario di Wu Ming: stavamo già scrivendo il romanzo che sarebbe diventato Manituana, uscito poi nel 2007, dopodiché venne Altai, e dopo Altai il lungo lavoro per L’Armata dei sonnambuli, con tutte le false partenze, le pause e le difficoltà di cui abbiamo raccontato altrove.

Nel frattempo, inoltre, il focus del mio lavoro “solista” e delle mie collaborazioni “collaterali” si era spostato sugli UNO, gli «oggetti narrativi non-identificati». Nel 2009 Santachiara mi aveva coinvolto nel progetto che sarebbe diventato Point Lenana, e negli anni a venire lavorai in quel solco, e ancora ci lavoro.

Ogni tanto, però, ripescavo il vecchio soggetto, facevo un supplemento di ricerca e prendevo nuovi appunti, chissà mai che un giorno… Finché, nel 2017, non lo ripescai una volta per tutte e dissi a Santachiara che era giunta l’ora. Per molte ragioni.

La storia che avevo in mente mi sembrava più attuale di quando l’avevo concepita. Sentivo l’urgenza di scriverla, e di scriverla in un certo modo. Dopo aver usato nella scrittura di vari UNO quel che avevo imparato scrivendo romanzi, era tempo di usare nella scrittura di un romanzo quel che avevo imparato scrivendo gli UNO. Come collettivo, del resto, avevamo già cominciato a farlo ne L’Armata dei Sonnambuli e in tre racconti de L’Invisibile Ovunque.

Inoltre, come Wu Ming ci stavamo muovendo dal «romanzo metastorico» all’ibridazione di quest’ultimo con la narrazione fantastica/fantascientifica, come si sarebbe visto con Proletkult. Anche la mia storia di confino andava in quella direzione.

Infine, volevo scrivere il romanzo prima di imbarcarmi definitivamente nel lungo progetto di UNO su storia e geografia della mia terra d’origine – il basso ferrarese / Delta del Po – e sul cambiamento climatico, progetto che ha come titolo di lavoro Blues per le terre nuove.

Ho dunque ripreso a documentarmi e mi sono messo a “scalettare” fittamente.

Fabio Masi

Nel maggio 2018 ho trascorso una settimana a Ventotene, decidendo l’esatta ambientazione di ogni scena e tracciando tutti gli spostamenti dei miei personaggi, la cui principale attività quotidiana è in fondo camminare. Camminare è quel che ho fatto anch’io, da mane a sera, per le vie del paese e da un capo all’altro dell’isola, e sempre col taccuino in mano, perché, come diceva Majakovskij, «il taccuino è tutto».

Ringrazio il libraio ed editore Fabio Masi, per l’incredibile disponibilità, la mole di materiali aggiuntivi che mi ha fornito, le storie che mi ha raccontato, il periplo dell’isola che mi ha fatto fare in barca, i contatti che mi ha passato. È stata anche la chiusura di un cerchio: nel 2004 fu proprio Fabio a far ripubblicare le memorie di Jacometti e Braccialarghe, i primi due libri sul confino a Ventotene che avrei ordinato e letto.

Il romanzo ha poi trovato un titolo: La macchina del vento. Da allora lo sto scrivendo e al momento sono in piena tirata finale. La consegna all’Einaudi è ormai imminente: fine di gennaio / inizio febbraio 2019. L’uscita è prevista per aprile.

Copertina provvisoria. Clicca per ingrandire.

La macchina del vento è stato presentato alle librerie, per le prenotazioni, in una scheda con copertina provvisoria – realizzata da Andrea Alberti, che sta lavorando alla definitiva – e i seguenti “strilli” in grassetto:

«Tutti hanno sentito parlare di Ventotene, “dove nacque l’idea di Europa”. Wu Ming 1 racconta l’isola con un approccio visionario.»

«Pertini, Secchia, Spinelli, Terracini, Di Vittorio… Padri della patria, futuri partigiani, costituenti, utopisti: ma tra i confinati c’è chi sogna ancora più in grande di loro.»

Sono quattordici anni che questa storia mi accompagna. La stessa età di mia figlia, che quest’anno andrà al liceo! È tempo di regalare ai giapster, e in generale alle lettrici e lettori, qualche parola in più. Ecco una versione aggiornata e rivista della scheda inviata alle librerie. Spero vi incuriosisca. Buon 2019.

Isola di Ventotene, colonia di confino degli antifascisti, 1939. Mentre in Europa comincia la Seconda guerra mondiale, dal piroscafo Regina Elena sbarca un nuovo elemento.

Giacomo Pontecorboli è un fisico romano e ha un segreto: è reduce da un esperimento che lo ha sconvolto, culminato in una doppia scomparsa. Quella di un amico, e quella dell’unico prototipo esistente di una macchina rivoluzionaria.

Erminio Squarzanti è un giovane socialista ferrarese, ex-studente di lettere classiche a Bologna. Quando lo hanno arrestato stava scrivendo la sua tesi: «I mari d’Italia nei miti greci». Da due anni è al confino «nell’isola in mezzo alle onde, ov’è l’ombelico del mare» (Odissea, 1,50).

Un giorno del 1940 Giacomo rivela il proprio segreto ad alcuni compagni di confino, tra i quali Erminio. Sulle prime lo ritengono un folle, ma pian piano si fa strada l’idea che, se Giacomo dice il vero, si potrebbe compiere una grande impresa. Tentar non nuoce, e per tentare l’isola sembra il posto perfetto.

Magari con l’aiuto degli dei.

Anzi, delle dee.

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3 commenti su “Dopo #Proletkult, La macchina del vento. Un romanzo ambientato a Ventotene dal 1939 al 1943

  1. […] Chiudiamo con un’anticipazione: a primavera uscirà anche – sempre per Einaudi – il nuovo romanzo solista di Wu Ming 1 La macchina del vento, ambientato al confino di Ventotene tra il 1939 e il 1943. Finora su Giap avevamo pubblicato solo un’allusione, qui, quarto capoverso. A gennaio daremo l’annuncio con tutti i crismi. Aggiornamento 02/01/2019: ecco l’annuncio. […]

  2. […] Quella di colpire attiviste e attivisti con misure che ne ledono la libertà di movimento – da quelle già menzionate fino al «DASPO urbano» – introdotto dal Decreto Minniti, è una strategia nazionale. Ha trovato un’applicazione più intensa in Valsusa, ma ci sono esempi ovunque. Per un’analisi di questa strategia, rimandiamo al recente opuscolo Sorveglianza speciale e misure preventive (pdf qui). La situazione rende necessario un supplemento di riflessione, e rende più che mai attuale sondare il parallelismo storico che in molti abbiamo fatto, quello con il confino fascista. […]

  3. […] La macchina del vento, come spiegavo a gennaio, l’avevo in testa dal 2005, e quasi non mi pare vero che questa storia stia per esistere come […]

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