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Nicoletta Bourbaki

Nascita della foibologia. Come una fantasia di complotto antipartigiana è divenuta verità di Stato

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari

In questi giorni gli attacchi delle destre a Tomaso Montanari – che ha tutta la nostra solidarietà – hanno riportato in auge (per una volta fuori stagione, cioè lontani dal 10 febbraio ) la querelle sulle foibe. In rete molte persone hanno linkato le inchieste e ricerche apparse su Giap nel corso degli anni, soprattutto a opera del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki.

A lungo siamo stati davvero in pochi a contrastare – sfidando l’assurda accusa di «negazionismo»* – la narrazione “foibologica”. Narrazione risalente alla propaganda dell’occupante nazista in Istria, poi ripresa e rifinita negli atelier del neofascismo postbellico e divenuta storia di Stato a metà degli anni Zero del XXI secolo, con l’istituzione del Giorno del Ricordo.

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I due Maraun, ovvero: il nazista e il suo doppio. A proposito di un libro tossico

Uno dei due Maraun. Un raffinato, una gran testa. L’altro Maraun è quello vero.

di Mr. Mill
con una premessa del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki *

«Il partito nazionalsocialista sfruttava a proprio favore la paura della gente verso gli ebrei e nei confronti del Comunismo, accrescendo non di poco le proprie adesioni. Gli ebrei tedeschi di quel periodo erano effettivamente più istruiti e meglio retribuiti della media della popolazione e chi non era ebreo li percepiva come sfruttatori di stato. I nazisti, inoltre, con il loro modello di stato sociale, eliminando la disoccupazione, incrementando i lavori pubblici, reprimendo il crimine, distribuendo contributi familiari e sovvenzioni per l’agricoltura, riuscirono a conquistare la quasi totalità del popolo tedesco. Il NSDAP fu il primo grande partito popolare in Germania che coese il proprio popolo come non mai, aumentandone l’autostima, offrendo benessere e generando una tale forza di integrazione mai esistita prima di allora. Oltre a tutto ciò, il Nazionalsocialismo pretendeva ci fosse sempre un colpevole esterno per i problemi del paese: il capitale straniero, i banchieri ebrei, i bolscevichi russi, la Borsa di Londra ecc. In sostanza, i nazisti non sostenevano l’altrui inferiorità, ma il fatto che i tedeschi fossero di gran lunga superiori a tutti gli altri, e questo pensiero, quello di appartenere a una razza di superuomini, univa ricchi e poveri.» (Andrea Cominini, Il nazista e il ribelle)

Nei giorni scorsi, sul suo blog, Mr Mill ha recensito il libro di Andrea Cominini, Il nazista e il ribelle. Una storia all’ultimo respiro, pubblicato da Mimesis con una prefazione di Mimmo Franzinelli.

A queste latitudini, Mr Mill è di casa: giapster di lungo corso, componente tra i più infaticabili del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki e del collettivo Alpinismo Molotov, è un pilastro della Wu Ming Foundation. Se oggi ripubblichiamo qui su Giap la sua recensione, però, non è per via del curriculum vitae di chi l’ha scritta. La ripubblichiamo perché è una riflessione importante, che va ben al di là del contenuto del libro di Cominini. Quel libro è un caso, e come tale va studiato. Un caso che, come tanti altri, rivela una tendenza più generale di certi lavori sulla storia (ci sembra eccessivo chiamarli tout court “storiografici”, come diremo tra poco). Prosegui la lettura ›

Quindici anni di Giorno del Ricordo: veleni e antidoti

Clicca per leggere il post di Nicoletta Bourbaki. Qui sotto, una premessa di Wu Ming.

Il Giorno del Ricordo, che si celebra dal 2005, è una ricorrenza ideata e imposta dalla destra «post»-fascista in risposta alla Giornata della Memoria.

Lo scopo dei camerati era contrapporre alla Shoah una propria narrazione vittimistica. Una narrazione nella quale il collaborazionismo coi nazisti diventasse «eroismo» e «martirio» – con tanto di medaglie a veri e propri criminali di guerra – e scomparissero i crimini di guerra italiani nei Balcani.

La strategia consisteva nel trasbordare nel mainstream e – forti dello «sdoganamento» politico del vecchio MSI – nell’ufficialità istituzionale un insieme di narrazioni squinternate e odiose, ricostruzioni storiche infondate e vere e proprie leggende metropolitane che fino a quel momento erano rimaste confinate nelle cerchie di estrema destra. Una sorta di sottogenere letterario, la «foibologia», di cui su Giap abbiamo ricostruito le origini. Prosegui la lettura ›

Nicoletta Bourbaki ricorda Giampaolo Pansa, cantore di narrazioni tossiche, sdoganatore di bufale storiche neofasciste

Giampaolo Pansa

Clicca sull’immagine per leggere «In morte di Giampaolo Pansa».

Il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki ricorda di cosa si è reso responsabile Giampaolo Pansa dal 2003 – anno della prima pubblicazione de Il sangue dei vinti – a oggi, e segnala le inchieste e gli “smontaggi” durante i quali ci è toccato occuparci anche di lui.

Niente ipocrisie: de isto mortuo malum.

→ Buona lettura.

Nicoletta Bourbaki è un gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico in rete, sulle false notizie a tema storico e sulla riabilitazione dei fascismi in tutte le sue varianti e manifestazioni. Il gruppo si è formato nel 2012 in seguito a una discussione su questo stesso blog e ha al suo attivo molte inchieste e diverse pubblicazioni. Lo pseudonimo collettivo «Nicoletta Bourbaki» è un détournement transfemminista di «Nicolas Bourbaki», maschilissimo gruppo di matematici francesi attivo dagli anni Trenta agli anni Ottanta del XX secolo.

Ronchi senza i legionari. Memorie di una città e di un nome che non la rappresenta

Ronchi dei Partigiani

Nicoletta Bourbaki parla del libro Ronchi dei Partigiani (KappaVu, Udine 2019). Clicca sulla foto per leggere la recensione.

Sei anni fa pubblicammo un articolo di Marco Barone intitolato Da Ronchi «dei Legionari» a Ronchi dei partigiani. Di cos’è il nome un nome? Il tema era tipico di Giap e delle nostre esplorazioni: il rapporto tra toponomastica e (sovente cattiva) memoria pubblica. Nello specifico, si parlava di un complemento di specificazione aggiunto in epoca fascista al nome di una città del Friuli-Venezia Giulia, Ronchi. Città da cui, per puro caso, nel 1919 era partita la spedizione di D’Annunzio verso Fiume.

Quel complemento  è rimasto come un fardello, a falsare la storia di Ronchi, città meticcia, proletaria, antifascista e partigiana. Città che rimase estranea alla cosiddetta «Impresa di Fiume» (non vi prese parte nessun ronchese), al razzismo antislavo che la permeava, all’imperialismo italiano del quale i «legionari» furono pattuglia d’avanscoperta. Prosegui la lettura ›

Un’altra bufala storica neofascista: la «colonia degli orrori» di Rovegno / Seconda puntata (di 2)

di Nicoletta Bourbaki*

[La prima puntata dell’inchiesta è qui.]

INDICE DELLA SECONDA PUNTATA

1. Quanti? Dove? Quando? Prima nota sul metodo
2. I caduti a Rovegno e alla colonia
3. Numeri e corpi: problemi di metodo
4. Come ti gonfio il numero dei morti alla Colonia
5. Come ti invento le torture alla «Colonia degli orrori»
6. Come ti trasformo i partigiani cattolici in belve comuniste
7. Come ti invento l’esecuzione di «civili innocenti»
8. Perché questa storia fa paura ai fascisti
■ Post Scriptum
■ Post Scriptum 2

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Un’altra bufala storica neofascista: gli «orrori» della Colonia di Rovegno / Prima puntata (di 2)

La colonia di Rovegno in una cartolina dei tardi anni Trenta.

[Mentre prosegue il lavoro di ricerca e analisi dei documenti relativi alla vicenda di Giuseppina Ghersi, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki continua a prendere in esame narrazioni che hanno in comune col caso Ghersi non solo la zona in cui sono ambientate (l’Appennino Ligure tra Genova e Savona), ma anche autori, propagatori, incongruenze e problemi metodologici.
Il quadro che ne emerge è impietosamente in linea con tutta la produzione narrativa sui fantomatici «orrori partigiani», produzione nella quale ricorrono sempre gli stessi elementi: dicerie mai sottoposte a verifica e anzi prese per oro colato; dettagli sempre più macabri, assenti da ogni fonte documentale reperibile, aggiunti a piene mani ogni volta che si racconta la vicenda; fosse comuni vuote, introvabili e addirittura “mobili”; vittime non solo mai trovate ma addirittura mai esistite – come la fantomatica «Jolanda Crivelli», della quale è stato inventato persino il nome; uso sensazionalistico di immagini shock estranee alle vicende narrate; partigiani descritti come indemoniati che non hanno nulla di umano, immancabilmente stupratori se le vittime sono donne – Giuseppina Ghersi, Norma Cossetto… – e in ogni caso crudi torturatori.
Dopo essersi interessata al mai avvenuto «eccidio di Monte Manfrei», questa volta Nicoletta Bourbaki si occupa della Colonia di Rovegno, un edificio che qualcuno racconta come un luogo dell’orrore, ma…
Buona lettura. WM
]

di Nicoletta Bourbaki *

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA
1. Bambini e partigiani (e una lapide)
2. Il mito della «colonia degli orrori»
3. La logica della «controrappresaglia»
4. Controrappresaglie alla colonia di Rovegno
5. Seicento cadaveri?

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