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Nicoletta Bourbaki

Il PD del Friuli-Venezia Giulia e le bufale storiche su Rommel: un cortocircuito

Parigi, giugno 1940. Rommel, comandante dell’invasione, saluta Hitler in visita. Nicoletta Bourbaki mette in fila mitologie d’accatto sul personaggio, a contrasto con le verità storiche. Clicca sulla foto per leggere l’articolo.

Una corsa in montagna intitolata a un pilastro del Terzo Reich, con sponsorizzazione di organismi regionali del Friuli-Venezia Giulia e contributo regionale di quasi diecimila euro.

Friuli-Venezia Giulia: regione a guida PD, governata da Debora Serracchiani.

Erwin Rommel: personaggio storicamente abietto, responsabile di stragi e deportazioni, ma «ripulito» a colpi di bufale e circondato da un alone di falsi miti. Miti più volte smontati dagli storici, ma sopravvissuti nella pop culture.

Alle legittime perplessità sulla scelta, i vertici del PD friulano-giuliano rispondono in modo piccato e inanellando falsi storici e concettuali.

Cent’anni dopo Caporetto, un cortocircuito tra prima e seconda guerra mondiale.

Cent’anni a Nordest: ignoranza, revisionismo, cerchiobottismo e, sullo sfondo, l’austronostalgia presente in quei territori.

È una storia paradigmatica. La racconta sulla sua pagina Facebook Nicoletta Bourbaki. → Buona lettura.

#Barcellona, #Minniti, aviatori neri, Bus de la Lum. La Wu Ming Foundation prosegue il lavoro antifascista

Barcellona oggi e cinquant'anni fa

di Wu Ming 1

Barcellona resiste di nuovo, in massa, a una violenza poliziesca, militare, di derivazione chiaramente franchista e con espliciti elementi di fascismo. In questo modo torna a essere, come ottant’anni fa, centrale per le sorti d’Europa. Barcellona ci chiama a gran voce e ci chiede di prendere posizione.

Faccio notare questo prima di e a prescindere da qualunque valutazione sul referendum dell’1 ottobre, su tattiche e strategie dell’indipendentismo catalano ecc. Prima ci si schiera contro la violenza di stato che soltanto ieri ha lasciato per le strade quasi un migliaio di feriti, poi si discuterà del resto. Mi limito a far notare che l’indipendentismo catalano ha precise ragioni storiche e ha al proprio interno rilevanti forze internazionaliste, antifasciste, antirazziste, che hanno già rigettato più volte la finta solidarietà dei nostri Salvini, e dunque – al netto delle legittime perplessità – non meritano improvvidi paragoni con le miserie di casa nostra.

Ironia della sorte: più o meno nello stesso momento in cui la Guardia Civil cominciava a irrompere nei seggi elettorali, nelle edicole d’Italia arrivava il Corriere della Sera, con dentro un’intervista al ministro degli interni Marco Minniti.

Minniti era fresco reduce dalla festa di Fratelli d’Italia, dove aveva fatto il piacione ricordando di aver lavorato dietro le scrivanie di Mussolini e Italo Balbo, nonché lodando un celebre motto machista di quest’ultimo.

Nell’intervista, si poteva e si può leggere questo scambio (le sottolineature sono mie): Prosegui la lettura ›

Che cos’è Giap, che cos’è la Wu Ming Foundation

3 giugno 2017, escursione ai Quattro Denti, Chiomonte, Val di Susa. Un momento clou della prima festa nazionale di Alpinismo Molotov, primo evento di questo tipo organizzato da un collettivo della Wu Ming Foundation.

Era tempo di fare un punto della situazione. Da tempo il progetto Wu Ming era diventato ben più esteso e complesso dell’originario «collettivo di scrittori».

Nel 2016, commentatori che non seguivano il nostro lavoro da anni hanno scritto: «Sono rimasti in tre». In realtà non siamo mai stati così numerosi.

La realtà ha superato le vecchie descrizioni e oggi molti chiedono una “mappa”.
Chi è Nicoletta Bourbaki?
Che cosa vuol dire «Alpinismo Molotov»?
Cos’è Quinto Tipo?
Come si partecipa a Resistenze in Cirenaica?
Che differenza c’è tra Wu Ming e Wu Ming Contingent?

Insomma, era necessario aggiornare, rielaborare e migliorare la pagina di autopresentazione «Che cos’è la Wu Ming Foundation». Ora ci sembra molto più «narrata» e chiara.

È un lavoro che andrà fatto periodicamente. E serviranno traduzioni in altre lingue. Tempo al tempo.

Intanto, buona lettura.

Il caso #GiuseppinaGhersi. Incongruenze, falsi e zone d’ombra. (Una prima ricognizione)

Savona, 2012. Uno dei manifesti affissi dal partito «La Destra» e dall’associazione «Ragazzi del Manfrei». L’uccisione di Giuseppina Ghersi vi appare arricchita di dettagli che non si trovano in alcun documento giudiziario conosciuto, né in alcuna testimonianza resa all’epoca dalla famiglia. A rendere pubblici alcuni di questi documenti sono stati proprio i neofascisti, che però non hanno scrupoli nel divulgare versioni alterate, più «cariche» e turpi, per suscitare emozioni facili. Giuseppina è vittima non solo dei suoi carnefici, ma anche dei suoi “beatificatori”. Fare inchiesta è una necessità, per restituire alle storie il loro senso. Una necessità vitale. Buona lettura.

di Nicoletta Bourbaki *

La grande maggioranza dei commentatori che negli ultimi giorni si sono precipitati a esprimere giudizi indignati ed emettere sentenze a dir poco tardive sul caso Giuseppina Ghersi, non ne aveva mai sentito parlare prima del 15 settembre scorso, quando ne ha scritto – e vedremo in che modo – il Corriere della Sera.
Altri ne avevano forse un vago ricordo, per aver letto Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, che dedica alla storia mezza paginetta.
In realtà, nel Savonese le polemiche durano da oltre vent’anni. Il caso Ghersi è da tempo il cavallo di battaglia dell’estrema destra locale.

Anche stavolta, a rialzare il polverone sono stati i neofascisti. Le polemiche su un’annunciata targa in ricordo della tredicenne presuntamente uccisa «dai partigiani» hanno saturato i media locali, per poi travalicare i confini della Liguria. Quando lo “scandalo” è diventato nazionale, la narrazione tossica era già confezionata, pavloviana, perfetta, pronta per scatenare il linciaggio mediatico. «L’ANPI di Savona giustifica chi stuprò una bambina! Vergogna! «Chiudete l’ANPI di Savona!», ha intimato più di un pennivendolo, e gli attacchi velenosi all’ANPI nel suo complesso si sono sprecati, da parte non solo di fascisti ma anche di quelli che io-sono-antifascista-ma.

Si tratta – come dimostrato in modo meticoloso da Yadad de Guerre – di una «bufala nella bufala»: l’ANPI Savona non aveva dichiarato niente del genere. Ma smentite e precisazioni sono state ignorate, e a peggiorare la situazione è giunto un comunicato dell’ANPI nazionale scarno e tutto sulla difensiva.

A completare il quadro, la diffusione virale di una foto che – pure questo lo vedremo – si riferisce a tutt’altro luogo, tutt’altra circostanza, tutt’altre dinamiche, ma che è stata ripubblicata in modo ossessivo. Nella convinzione che mostrasse Giuseppina «portata via dai partigiani», l’immagine è stata brandita come «prova» di non si sa bene cosa, forse di qualunque cosa.

Tutto ciò senza verifiche né approfondimenti, senza mai la richiesta di una fonte, prendendo semplicemente per oro colato quanto, sulla morte di Giuseppina Ghersi, raccontano – ogni volta aggiungendo dettagli – i neofascisti.

Come spesso accade, la matrice neofascista dello “scandalo” è stata occultata. Sui giornali tale Roberto Nicolick – estremista di destra espulso dalla Lega Nord e finito persino in un’inchiesta della Procura di Roma sui contatti europei del Ku Klux Klan – diventa un semplice «insegnante in pensione» (e chi legge può pensare che insegnasse storia, mentre era educazione fisica); tale Enrico Pollero, consigliere comunale di Forza Nuova, è definito – bell’eufemismo – «di centrodestra».

Praticamente nessuno, nei giorni scorsi, si è posto questioni di merito e metodo che a noi sembrano imprescindibili. In fondo, di Giuseppina Ghersi non frega niente a nessuno, è solo l’ennesima palla da cogliere al balzo, l’ennesimo cadavere da strumentalizzare, l’ennesima donna su cui si sfidano branchi maschili, l’ennesimo stupro da rinfacciare all’Altro, da usare per parlare d’altro. Anche questa è cultura dello stupro. Prosegui la lettura ›

No, nessun Comune è costretto a dare sale pubbliche ai nazi. Se lo fa, è perché lo vuole.

Esponente di un certo «associazionismo» cacciato in malo modo dal municipio di Arco (TN).

di Nicoletta Bourbaki *

Come è stato scritto su Giap alcuni giorni fa, l’inchiesta sui rapporti tra il PD e i neofascisti ha provocato i primi scossoni. Il caso che ha smosso le acque è quello di Nereto – allargatosi velocemente al teramano, da Bellante alle esternazioni xenofobe su FB del segretario del PD di Alba Adriatica – dove si sono registrate diverse iniziative organizzate dall’associazione Nuove Sintesi (che fa parte del network di Lealtà Azione) in comuni amministrati da sindaci del Partito democratico.

Diversamente da quanto successo in precedenza, quando il PD aveva reagito alle nostre segnalazioni minimizzandole o, peggio, rispondendo sulla falsa riga del sindaco di Predappio Giorgio Frassineti, queste ultime segnalazioni sono state accolte diversamente sia da parte di alcuni deputati PD – Emanuele Fiano e Marco Miccoli – che da Andrea Catena, dirigente regionale (Abruzzo) del PD.

Catena, in particolare, si è subito attivato, coinvolgendo il segretario generale del PD Abruzzo, Marco Rapino: prima inviando una nota “circolare” ai sindaci PD abruzzesi per “avvisarli” della natura dell’associazione Nuove Sintesi, poi predisponendo il deferimento al comitato dei garanti per il sindaco di Bellante e per gli altri componenti della giunta che avevano deliberato i patrocini alle iniziative organizzate da questa associazione. Il deferimento potrebbe portare all’espulsione dal PD perché, parole dello stesso Catena, «se un sindaco Pd partecipa a iniziative neofasciste è prevista l’espulsione» [Sì, ma hai voglia a espellerli tutti… Non attiviamo il frame delle “mele marce”: come ha ribadito ieri WM1 a Radio Onda d’Urto, l’andazzo parte dall’alto e da lontano, N.d.R.]. Sempre Catena si è anche detto favorevole al commissariamento dell’intero coordinamento provinciale PD di Teramo.

È possibile però non agire solamente a fatti avvenuti (e dopo una campagna di denuncia) ed evitare che queste iniziative si svolgano in spazi pubblici? Prosegui la lettura ›

Alla buon’ora, l’inchiesta sui rapporti tra PD e neofascisti comincia a produrre scossoni

Ci è voluto un episodio in apparenza “piccolo” ma più vistoso ed emblematico di altri. Un episodio di grande densità simbolica.

Forza Nuova e l’associazione Nuove Sintesi – parte del network di Lealtà Azione – organizzano un evento nella sala comunale «Salvador Allende» di Nereto, provincia di Teramo, paesino amministrato dal Partito Democratico. Si tratta di una serata “a tema storico” sulla Repubblica di Salò, con fascio littorio in bella evidenza. Commentatori fascisti ci scherzano sopra sui social, parlano di «karma», dileggiano il presidente socialista cileno ucciso dai golpisti di Pinochet.

Il cortocircuito di riferimenti è tale da fulminare l’impianto elettrico del PD. Prosegui la lettura ›

Il sindaco di Predappio Frassineti (PD) risponde «sobriamente» all’inchiesta su PD ed estrema destra

Giorgio Frassineti, la foto di gruppo. Accanto a lui, Antonio Canessa di Lealtà Azione

Teatro del Casinò di Sanremo, 9 novembre 2016. Il sindaco di Predappio Giorgio Frassineti (PD) partecipa alla presentazione di un libro di Edda Negri Mussolini, nipote di Benito. Insieme a Frassineti ci sono Antonio Canessa dell’associazione «Memento», parte della rete di estrema destra Lealtà Azione (da più parti definita tout court neonazista) e Francesca Bosso dell’associazione «Et Ventis Adversis», altro sodalizio dello stesso network. Questa foto è stata caricata sulla testata on line Sanremo News con il nome «Tavolo dei relatori 9 novembre 2016» e ripresa sulla pagina Facebook di «Et Ventis Adversis». Frassineti è il terzultimo da destra, accanto a lui Canessa di Lealtà Azione. Per avere maggiori informazioni su Lealtà Azione, clicca sull’immagine. Ma solo dopo aver letto, qui sotto, come ha risposto il sindaco di Predappio a chi gli chiedeva conto di tale “vicinato”.

Con un certo ritardo, ma anche con un certo stile, il sindaco di Predappio Giorgio Frassineti (PD) replica e fornisce spiegazioni sull’evento che lo riguarda incluso nell’inchiesta CasaP(oun)D. Rapporti con l’estrema destra nel ventre del partito renziano. Nella didascalia qui sopra ricordiamo brevemente di cosa si tratta. Ecco la risposta di Frassineti, con annesse spiegazioni. Prosegui la lettura ›

«Boia chi molla!» Mitologie, tradizioni inventate e fandonie sul più celebre motto neofascista

Roberto Mieville (1919 – 1955), vero coniatore del motto «Boia chi molla!»

di Nicoletta Bourbaki *

«Da “Boia chi molla” a “Dux”, registrati al Mise i marchi del Ventennio.»
Titolo ADN Kronos, 17 luglio 2017

«E a Santa Fè, al tubercolosario erano stati avviati parecchi dei soldati costretti ai lavori nelle fonderie. E nel campo 6 da quaranta giorni, all’aperto, trecento sottufficiali vivevano a pane e acqua e non mollavano. E nel campo ufficiali era la medesima cosa: Boia chi molla!»
Roberto Mieville, Fascists’ Criminal Camp, Roma 1947.

«”Boia chi molla!” Sfatiamo un mito! e la disinformazione mediatica! Si tratta di un’espressione diventata famosa come un motto fascista; tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848. Stampa e tv giocano sempre sporco!»
Angelo Tofalo, deputato M5S, 29 gennaio 2014

L’11 aprile 2015 sul Secolo d’Italia, ex-organo ufficiale del Movimento Sociale Italiano da tempo ridotto all’ombra di ciò che era (che pure non era granché), appare un articolo dal titolo: «60 anni fa moriva Roberto Mieville, inventò il motto “Boia chi molla!”».

Nel pezzo si legge: Prosegui la lettura ›

Il camerata Storace diffonde una foto taroccata sulle #foibe, fa una figuraccia, poi querela e gli va male

Francesco Storace

di Nicoletta Bourbaki *

Lo scorso 6 giugno, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma ha archiviato una querela per diffamazione presentata da Francesco Storace, ex presidente della regione Lazio, ex candidato sindaco di Roma, fino al febbraio 2017 alla guida de “La Destra”, un partitino d’area «post»-fascista. Le persone denunciate erano la giornalista Ilaria Lonigro, collaboratrice de ilfattoquotidiano.it, e il direttore responsabile della testata, Peter Gomez. Questa la vicenda in seguito alla quale il politico ha deciso di ricorrere senza successo alle vie legali. Prosegui la lettura ›

Sede Rino Daus, ovvero: come gli squadristi diventano eroi su #Wikipedia

L'erompere dell'inconscio - Rino Daus

Tra scelte grafiche infelici e involontari calembour: la sfortunata locandina di Forza Nuova.

Un’inchiesta de Il lavoro culturale e Nicoletta Bourbaki

«Tutti noi desideriamo di morire così, tutti noi vorremmo essere come oggi tu sei nel cuore della Patria. Tu sei veramente l’eletto.»

Con queste frasi — cioè, se le parole hanno un senso, augurandosi di essere ammazzati — i neofascisti di Forza Nuova Siena chiudevano un comunicato del 22 aprile scorso, in cui annunciavano l’inaugurazione della nuova sede Rino Daus.

– Inaugurazione del sederino? Non capisco.

– C’è uno stacco: sede – Rino – Daus. È un nome. Il nome della loro nuova sede di Siena.

– E chi sarebbe ‘sto Dino Raus?

Rino Daus.

– Sì, scusa, un lapsus. Quello là, insomma. Chi cazzo è? Prosegui la lettura ›