Archives for 

Libri

#RadioGiap Rebelde | Yo Yo Mundi, Wu Ming 1, Luca Casarotti, Live in #Pavia, 04/02/2018

54 degli Yo Yo Mundi

Il 4 febbraio scorso, una domenica sera, allo Spaziomusica di Pavia si è rinnovato un sodalizio, quello tra Wu Ming e i nostri “cugini” Yo Yo Mundi. Sodalizio che nel 2004 diede vita all’album 54, tratto dal nostro romanzo di due anni prima.

Abbiamo riproposto dal vivo un brano di quell’album, Ettore (Stella Rossa vince), per la prima volta con Wu Ming 1 alla voce recitante. Un ritorno, e un ricordo del collega (collega di tutti noi: scrittore e musicista), compagno e amico Stefano Tassinari, che nel 2002 fece conoscere le due band. Prosegui la lettura ›

Un tricolore lungo un chilometro, ovvero: deturpare le montagne per festeggiare un’immane strage

Un tricolore sull'Adamello

Il discorso di fine anno di Sergio Mattarella, coi riferimenti alla «Vittoria» e ai «Ragazzi del ’99», fa presagire — ma l’avevamo presagito da un pezzo — che il 2018, centenario della fine della Grande guerra, sarà molto peggio del 2015, centenario del suo inizio (per l’Italia).

Nel 2015 il Paese celebrò la sua entrata in guerra, cosa di per sé già stridente, ché non si dovrebbe festeggiare l’inizio di una carneficina, semmai la sua fine.

Per giunta, quella dell’Italia – come può confermare qualunque storico – fu una guerra di aggressione, anche se da cent’anni viene spacciata alle masse come guerra di difesa. Aggressione perpetrata rovesciando le proprie alleanze. Prosegui la lettura ›

Scarica «Difendere la Terra di Mezzo» di Wu Ming 4 (Pdf, ePub, Mobi, Azw3) #DlTdM #Tolkien

Difendere la Terra di Mezzo


Nel 2013 Wu Ming 4 fece tesoro del lavoro e del dibattito prodotto su Giap intorno a J.R.R. Tolkien, alle sue opere, al suo mondo. Raccolse gli scritti e gli audio pubblicati sul blog, li rielaborò, estese e rivide, poi ne aggiunse di completamente nuovi.
Il risultato fu Difendere la Terra di Mezzo, un saggio diviso in due parti: la prima riguardava il fenomeno letterario; la seconda trattava la poetica di Tolkien, entrando nel merito dei testi. Il libro è un’introduzione all’opera dell’autore inglese da un’angolazione non scontata in Italia, che fa riverberare tra loro le interpretazioni dei maggiori studiosi anglosassoni.
Ora, finalmente il libro è scaricabile, come al solito gratis e senza DRM. Prosegui la lettura ›

Buon anno a #IlPiccoloRegno

Il 2018 è cominciato con una buona notizia per Il Piccolo Regno: la quarta ristampa.

A quasi due anni dall’uscita la tiratura arriva così a 12.000 copie.

È evidente che non siamo in presenza delle tirature e delle vendite dei romanzi collettivi, e nemmeno di quelle di alcuni romanzi solisti, ma data la particolarità del libro e il target di riferimento – insomma il suo essere un unicum per ora nella produzione di Wu Ming – c’è di che esserne fieri. Così come fa piacere che le scuole medie continuino a invitare l’autore per parlarne. Prosegui la lettura ›

Cantare la mappa. L’esplorazione del territorio come scrittura collettiva, la scrittura collettiva come intervento urbano

Cantare la mappa

Clicca per navigare «Cantare la mappa». La visione ottimale è su computer a schermo intero.

Iniziamo il 2018 pubblicando la versione italiana di Singing The Map, il mapparacconto presentato per la prima volta da Wu Ming 1 al Medialab Prado di Madrid lo scorso 14 dicembre, nell’ambito del workshop CocTELL#3.

Quella di Madrid è stata un’ottima occasione per fare il punto sull’insieme di scritture e progetti della Wu Ming Foundation incentrati sul camminare, il perlustrare, il mappare e l’evocare fantasmi. E anche per raccontare come si è evoluto il nostro progetto negli ultimi 8-9 anni.

Una ricapitolazione utile anche in Italia, per chi non ci segue da un po’ di tempo, o lo fa saltuariamente, e conosce alcuni aspetti ma non altri.

Perché parliamo così tanto di fantasmi? Che cos’è un fantasma?  Prosegui la lettura ›

Tre anni di incontri ravvicinati del #QuintoTipo, dieci libri volanti alieni al mainstream

Dieci incontri ravvicinati del Quinto Tipo

Ebbene sì: Quinto Tipo, la collana diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre è arrivata a dieci titoli. Da Diario di zona a Hevalen sono passati tre anni esatti, e in questa fine d’anno li festeggiamo – ché non era scontato! – con una campagna dieci per cento… che fa mille. Mille di questi oggetti narrativi non-identificati!

Da oggi al 31 gennaio 2018, con cento euro si possono comprare tutti i dieci libri: Diario di zona di Luigi Chiarella (Yamunin), Il derby del bambino morto di Valerio Marchi (e Claudio Dionesalvi), Il tenore partigiano di Lello Saracino, PCSP di Alberto Prunetti, Al palo della morte di Giuliano Santoro, Settantadue di Simone Pieranni, Tabloid Inferno di Selene Pascarella, Al centro di una città antichissima di Rosa Mordenti, La santa crociata del porco di Wolf Bukowski e, infine, Hevalen di Davide Grasso. Buon contatto!

Conversando con Anthony Cartwright. Le città di ferro e la letteratura operaia

Anthony Cartwright

Qualche mese fa su Giap ci siamo occupati della nuova letteratura working class, pubblicando un pezzo molto interessante di Alberto Prunetti. In quell’articolo si parlava, tra i molti autori, anche di Anthony Cartwright, romanziere inglese pubblicato in Italia dall’editore 66thand2nd.

Originario di Dudley, nelle Midlands Occidentali – capoluogo di quello che un tempo era noto come «Black Country», per via dell’impatto che l’industrializzazione ebbe sul paesaggio di quella regione-, Cartwright è uno dei più interessanti autori britannici della sua generazione. Le sue storie raccontano e indagano la condizione esistenziale della working class post-fordista e interetnica, figlia della sconfitta del vecchio laburismo, dopo il tramonto dell’epica operaia novecentesca. Le rovine industriali, il terreno intriso di ferro, i fumi di antichi e nuovi incendi, gli stadi e i campi da calcio delle categorie minori, compongono un paesaggio che sfugge alla dicotomia metropoli/countryside nella quale spesso l’immagine del Regno Unito resta impigliata. Prosegui la lettura ›

Nazistelli, giù le mani da Felice Benuzzi e da Fuga sul Kenya! #PointLenana #AlpinismoMolotov

Felice Benuzzi sul Mount Barney, Queensland, Australia, 1954

Felice Benuzzi in cima al Mount Barney, Queensland, Australia, la mattina del 18 settembre 1954. L’autore della foto è Peter Barnes. Clicca per ingrandire. Ringraziamo ancora Michael Meadows, storico dell’alpinismo e dell’escursionismo in Oceania. Nel 2013, Michael fece da tramite tra noi e Barnes e ci mandò un pacchetto di preziose foto, che caricammo subito sulla bacheca Pinterest di Point Lenana.

Ieri abbiamo assistito a un nuovo cortocircuito tra la cialtroneria ignorante dei fascisti e il pressapochismo e provincialismo dei media italiani.

Ricapitoliamo: ci stanno tre nazisti del gruppuscolo «I lupi delle vette», virgulto della pianta OGM chiamata «Lealtà Azione», a sua volta emanazione del network neonazista e virulentemente antisemita «Hammerskin».

In ambito alpinistico, questi sedicenti lupi — che ai lupi somigliano pochissimo — contano meno di zero, ma servono a Lealtà Azione per accreditarsi come network di uomini veri, gente dedita alla maschia conquista delle vette, secondo una certa retorica alpinazi che purtroppo va riaffiorando. Quella retorica che Alpinismo Molotov contrasta coi suoi debunking e le sue azioni di «decontaminazione delle vette».

I tre camerati leggono Fuga sul Kenya di Felice Benuzzi, ci capiscono poco o niente, e soprattutto non si informano.

Già il fatto che noi ci avessimo scritto sopra Point Lenana; che la ripubblicazione del 2012 sia avvenuta in una collana dell’editore Corbaccio diretta da Cecilia Perucci che due anni prima era con noi su Point Lenana; che l’agente letterario delle eredi Benuzzi sia Roberto Santachiara, cioè uno dei due autori di Point Lenana… Beh, tutto questo avrebbe dovuto metterli all’erta, no? Prosegui la lettura ›

Un viaggio che non promettiamo breve: una «mappa illustrata» a cura di Graphic News. #notav

Un viaggio che non promettiamo breve rivisitato da Brochendors Brothers su Graphic News

Un viaggio che non promettiamo breve rivisitato da Brochendors Brothers su Graphic News. Clicca e naviga.

[WM1:] Sono lieto e onorato di segnalare la «mappa illustrata» che Brochendors Brothers e la redazione di Graphic News hanno realizzato in omaggio al mio Un viaggio che non promettiamo breve. 25 anni di lotte No Tav (Einaudi, 2016). È on line qui.

Questa bellissima rivisitazione a fumetti è divisa in dieci capitoli, apribili dal menu sulla barra laterale o cliccando sulle immagini della mappa:
Ouverture — Al Seghino non passa il celerino! — Dialogo in Valle — Il barbiere di Bussoleno— Oggi come allora: la Resistenza— ‘Cause I’m CMC, I’m dynamite! — Corridoio n.5 — La Bestia — Mare forza nove — Pendolino mon amour. Prosegui la lettura ›

#ScheggeDiShrapnel e fucilazioni a Nord Est. Da Marano Vicentino a Marano di Valpolicella, passando per Noventa Padovana.

Giovedì 30 novembre, all’Auditorium Comunale di Marano Vicentino, il Wu Ming Contingent suonerà dal vivo Schegge di Shrapnel, lo spettacolo di parole e musica collegato a L’invisibile ovunque e composto a partire da diari, testimonianze, cartelle cliniche e poesie scritte durante la Prima Guerra Mondiale.

Tra i testi proposti, ci sarebbe stato bene anche questo articolo de L’Avanti!:

«Noventa di Padova, 3.11.1917 ore 16.30 circa. Il generale Graziani di passaggio vede sfilare una colonna di artiglieri da montagna. Un soldato, certo Ruffini di Castelfidardo, lo saluta tenendo la pipa in bocca. Il generale lo redarguisce e riscaldandosi inveisce e lo bastona. Il soldato non si muove. Molte donne e parecchi borghesi sono presenti.

Un borghese interviene e osserva al generale che quello non è il modo di trattare i nostri soldati. Il generale, infuriato, risponde: “Dei soldati io faccio quello che mi piace” e per provarlo fa buttare contro un muricciuolo il Ruffini e lo fa fucilare immediatamente tra le urla delle povere donne inorridite.

Poi ordina al T. colonnello Folezzani (del 280 artiglieria campale) di farlo sotterrare: “È un uomo morto d’asfissia” – e, salito sull’automobile, riparte. Il T. colonnello non ha voluto nel rapporto [porre] la causa della morte. Tutti gli ufficiali del 280 artiglieria campale possono testimoniare il fatto.»

Prosegui la lettura ›