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L’amore è fortissimo, il corpo no. 2009 – 2019, dieci anni di esplorazioni tra Giap e Twitter / 1a puntata (di 2)

Dopo una spedizione lunga un decennio, Twitter addio.

«Il lago dev’essere ampio un miglio, e al suo centro sta un basamento di ghiaccio, basso e largo; io ebbi la netta impressione, o sogno, o nozione, che inciso tutt’intorno nel ghiaccio vi fosse un nome, o comunque un vocabolo, che non riuscii mai a leggere; e sotto quel nome una lunga data. E il fluido del lago mi pareva roteare in preda a una tremula estasi, tra spruzzi e rapidi guizzi, intorno al basamento, sempre da occidente verso oriente, seguendo la rotazione della terra; e giunse a me – non so proprio dir come – la coscienza che quel fluido era la sostanza di una creatura vivente; ed ebbi la sensazione, mentre perdevo i sensi, che fosse una creatura dai molti occhi, occhi sbiaditi e angosciati, e che, in preda alla sua brama di rotazione perenne, tenesse gli occhi sempre rivolti al nome e alla data sul basamento. Ma dovette essere la mia pazzia…» (Descrizione del Polo Nord in: M. P. Shiel, The Purple Cloud, 1901; traduzione nostra)

Questa è una miniserie in due puntate, da leggere con lentezza e aplomb. Non è un testo breve, né poteva esserlo. È il resoconto di una spedizione lunga un decennio, e la sintesi di vent’anni di riflessioni sul nostro stare in rete. È anche l’annuncio di un cambio di strategia che andava spiegato con la massima chiarezza. Il titolo cita una canzone – e un album – di Nada (il riferimento sarà chiaro alla fine). Apriremo i commenti in calce alla seconda puntata, che sarà on line dal 19 dicembre. Buona lettura, e grazie a chi ci ha accompagnati sin qui.

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA
1. Stare in rete per stare in strada
1a. Il “crinale” del 2009/2010
1b. Buonanotte ai suonatori
2. Perché non siamo su Facebook (e due parole sui social in genere)
2a. Non tutte le critiche ai social sono uguali
2b. La promessa dei social media e la realtà di fatto
2c. Ieri e oggi: la crisi del feticismo della merce digitale
2d. Facebook, gamification e azzardopatia
2e. Narciso che fa la cacca
2f. FOMO chimica e tempo rubato al vivere
2g. Tenere la parte
2h. L’acqua di Facebook, le branchie dei complottisti
2i. Il tempo delle illusioni è finito
2l. La vera «grande sostituzione»: Facebook e i media indipendenti
2m. E noi, che cazzo avremmo mai potuto combinare là sopra?

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Altai dieci anni dopo. Uno speciale con colonne sonore

Altai, l'album di Skinshout e Xabier Iriondo

La copertina di Altai, album degli Skinshout & Xabier Iriondo (Improvvisatore Involontario, 2010). Clicca sull’immagine per scaricarlo (cartella zippata, mp3 320k).

INDICE

1. Ieri e oggi
Altai «partì in salita». Una riflessione su com’è cambiata nel tempo la ricezione del romanzo e su come è stato accolto in altri paesi.

2. Due gondole volano in cielo, è l’apocalisse di Venezia
Una delle migliori recensioni di Altai scritte “a caldo”: quella di Alessandro Barbero.

3. Il taglio e l’urlo della pelle
Uno speciale-nello-speciale dedicato all’album Altai, possibile colonna sonora del romanzo incisa nel 2010 dal duo Skinshout con Xabier Iriondo (tra le varie cose, storico chitarrista degli Afterhours). L’album è ascoltabile in streaming traccia per traccia e/o scaricabile in un’unica cartella.

4. Dalle orchestre di varie contrade
Altre sonorizzazioni di Altai: Maxmaber Orkestar, Compagnia Lirica di Milano e Contradamerla.

5. Il preludio fantasma
Un prologo di Altai al quale lavorammo a lungo ma che poi decidemmo di tagliare. Si svolge a Mokha, oggi città dello Yemen, dopo la rivolta zaydita del 1569. Prosegui la lettura ›

Un’altra bufala storica neofascista: la «colonia degli orrori» di Rovegno / Seconda puntata (di 2)

di Nicoletta Bourbaki*

[La prima puntata dell’inchiesta è qui.]

INDICE DELLA SECONDA PUNTATA

1. Quanti? Dove? Quando? Prima nota sul metodo
2. I caduti a Rovegno e alla colonia
3. Numeri e corpi: problemi di metodo
4. Come ti gonfio il numero dei morti alla Colonia
5. Come ti invento le torture alla «Colonia degli orrori»
6. Come ti trasformo i partigiani cattolici in belve comuniste
7. Come ti invento l’esecuzione di «civili innocenti»
8. Perché questa storia fa paura ai fascisti
■ Post Scriptum
■ Post Scriptum 2

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Un nuovo partigiano in Cirenaica: RIC intitola un giardino pubblico a Lorenzo Orsetti

Da oggi nel rione Cirenaica di Bologna c'è il giardino Lorenzo Orsetti.

Da oggi nel rione Cirenaica di Bologna c’è il giardino Lorenzo Orsetti.

[Riportiamo il comunicato col quale Resistenze in Cirenaica rivendica l’azione di guerriglia odonomastica portata a termine ieri sera sul confine ovest del rione Cirenaica di Bologna.]

La sera del 7 novembre 2019 Resistenze In Cirenaica ha reso omaggio al combattente internazionalista Lorenzo Orsetti, caduto in Siria il 18 marzo 2019. Abbiamo dato il suo nome a un giardino ancora privo di intitolazione all’inizio di via Sante Vincenzi. Ora si chiama Giardino Lorenzo Orsetti detto Orso – Partigiano (1986 – 2019).

Nel rione Cirenaica di Bologna la maggior parte delle vie porta nomi di partigiani caduti per la Liberazione; anche Lorenzo è stato un partigiano ed è così che lo ricordiamo, tra le combattenti e i combattenti di tutte le liberazioni. Prosegui la lettura ›

A Taranto nemmeno i morti sono al sicuro. Su Ilva/AlcelorMittal e lo pseudo-dibattito in corso

Teschio di fumo a Taranto

Un beffardo teschio di fumo s’innalza dall’Ilva/AlcelorMittal. Foto di Maria Rosaria Suma.

di Girolamo De Michele *

1. Archeologia del presente

Ci sono tre testi che tutti quelli che parlano di Ilva-Mittal dovrebbero conoscere, e per la più parte dicono di averli letti: le inchieste di Antonio Cederna del 1972 e di Walter Tobagi del 1979, e il romanzo La dismissione di Ermanno Rea.

Cederna, con due lunghi articoli sul Corriere della sera [«Taranto in balia dell’Italsider», 13 aprile 1972; «Taranto strangolata dal “boom”», 18 aprile 1972], evidenziava il nesso fra l’insediamento industriale attuato senza alcun rispetto per gli equilibri ambientali, la devastazione del territorio, e un’urbanistica impazzita:

«Una città disastrata, una Manhattan del sottosviluppo e dell’abuso edilizio, tale appare Taranto allo sbalordito visitatore. Stretta nella morsa della speculazione privata e di un processo di industrializzazione che si realizza al di fuori di qualsiasi piano di interesse generale, essa può ben essere presa a simbolo degli errori della politica fin qui seguita per il Mezzogiorno».

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Bologna, 15-16-17 novembre 2019: ritorna il festival Contrattacco!

Tre giorni, dal 15 al 17 novembre, per parlare di libertà, razzismo e antifascismo, di punk e transfemminismo, del diavolo e altre cose innominabili; di sinistra, destra, sovranismo e populismo, decoro e gentrificazione; di apocalisse, di clima e di ambiente, di rivolta e libri; del pane e delle rose.

Passeranno al Contrattacco: Marie Moïse, Marta Panighel, Mujeres Libres, Sabrina Marchetti, Antar Mohamed Marincola, Filo Sottile, Selene Pascarella, Girolamo De Michele, Wu Ming 1, Mauro Vanetti, Wolf Bukowski, Sarah Gainsforth, Valerio Monteventi, Dj Ilic, Jacobin Italia, Giulio Calella, Gaia Benzi, Lorenzo Zamponi, Andrea Ghelfi, Marta Sottoriva, Maysa Moroni, Giuliano Santoro, Cox18, Cande Marzinotto.

Al Vag61, via Paolo Fabbri 110, rione Cirenaica, Bologna.

Venerdì 15 novembre

Donne fasciste.

h. 18
Presentazione in anteprima del libro di Sara Farris
Femonazionalismo. Il razzismo nel nome delle donne
(Alegre, in libreria dal 28 novembre)

Intervengono:

Marie Moïse (traduttrice)

Marta Panighel (traduttrice)

Collettivo Mujeres Libres, Bologna

Sabrina Marchetti (sociologa femminista) Prosegui la lettura ›

Un’altra bufala storica neofascista: gli «orrori» della Colonia di Rovegno / Prima puntata (di 2)

La colonia di Rovegno in una cartolina dei tardi anni Trenta.

[Mentre prosegue il lavoro di ricerca e analisi dei documenti relativi alla vicenda di Giuseppina Ghersi, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki continua a prendere in esame narrazioni che hanno in comune col caso Ghersi non solo la zona in cui sono ambientate (l’Appennino Ligure tra Genova e Savona), ma anche autori, propagatori, incongruenze e problemi metodologici.
Il quadro che ne emerge è impietosamente in linea con tutta la produzione narrativa sui fantomatici «orrori partigiani», produzione nella quale ricorrono sempre gli stessi elementi: dicerie mai sottoposte a verifica e anzi prese per oro colato; dettagli sempre più macabri, assenti da ogni fonte documentale reperibile, aggiunti a piene mani ogni volta che si racconta la vicenda; fosse comuni vuote, introvabili e addirittura “mobili”; vittime non solo mai trovate ma addirittura mai esistite – come la fantomatica «Jolanda Crivelli», della quale è stato inventato persino il nome; uso sensazionalistico di immagini shock estranee alle vicende narrate; partigiani descritti come indemoniati che non hanno nulla di umano, immancabilmente stupratori se le vittime sono donne – Giuseppina Ghersi, Norma Cossetto… – e in ogni caso crudi torturatori.
Dopo essersi interessata al mai avvenuto «eccidio di Monte Manfrei», questa volta Nicoletta Bourbaki si occupa della Colonia di Rovegno, un edificio che qualcuno racconta come un luogo dell’orrore, ma…
Buona lettura. WM
]

di Nicoletta Bourbaki *

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA
1. Bambini e partigiani (e una lapide)
2. Il mito della «colonia degli orrori»
3. La logica della «controrappresaglia»
4. Controrappresaglie alla colonia di Rovegno
5. Seicento cadaveri?

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