
Dori, Giulio e Carlobianchi sull’orlo dell’anticlimax con Genio.
di Wu Ming 1
INDICE
1. «Cosa c’è in questo film che spinge a rivederlo?»
2. Un cinema working class
3. Un cinema col «pallino» del territorio
4. Un cinema di genere, nel senso di gender…
5. Un cinema «macchina per elaborare il lutto»
Finalmente metto in ordine i miei appunti sul cinema di Francesco Sossai. Non solo su Le città di pianura, ma anche sul film d’esordio Altri cannibali (2021), più alcuni riferimenti al corto Il compleanno di Enrico (2023).
A rigore dovrei dire: il cinema di Sossai e Adriano Candiago, perché – deformazione professionale – mi concentrerò sulla scrittura, che nei lungometraggi è a quattro mani.
La faccenda dei David di Donatello ha attirato a Le città di pianura antipatie snobistiche e, soprattutto, tardive. La pioggia di premi è arrivata quando da tempo il film aveva toccato le corde di una moltitudine di persone, che erano tornate a vederlo più volte.
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