Da Bologna a Milano per il diritto al paesaggio. Il #SentieroLuminoso in libreria dal 28 aprile.

il sentiero luminoso cop2

Clicca sulla copertina per scaricare la scheda del libro

Sono passati trentacinque mesi dalla prima volta che l’idea di un cammino da Bologna a Milano si è affacciata su Giap.
Trentacinque mesi passati a tracciare quel sentiero, a illuminarlo grazie ai consigli disseminati in questo spazio, agli incontri con altri viandanti, ai siti di comuni e province. Trentacinque mesi a raccogliere le storie che permettono di capire e raccontare la Grande Pianura, oltre gli stereotipi da finestrino. Un anno fa la partenza, sei settimane prima dell’inaugurazione di Expo 2015. Quindi la scrittura, le bozze, la scelta della copertina e due reportage dell’ultimissima tappa.
Trentacinque mesi dopo quel primo annuncio, Il sentiero luminoso è entrato in tipografia e il 28 aprile raggiungerà le librerie.
Esce per Ediciclo, una casa editrice di qualità che non ha certo lo stesso spazio di Einaudi o Rizzoli. Ed è un libro ibrido, un oggetto narrativo che potreste trovare nello spazio “guide di viaggio”, “geografia”, “saggi”, “storia” e chissà cos’altro. Per questo sarebbe molto utile che chi desidera leggerlo lo ordinasse dal suo libraio di fiducia, per esser certo di vederlo arrivare.
Di seguito, vi proponiamo le prime pagine del libro, con le mappe del percorso disegnate – come la copertina – da Emanuele Lamedica.

Stradello alberato

Preparativi

Se avete letto un libro che s’intitola Il sentiero degli dei, allora già ci conosciamo, ben ritrovati.
Se non l’avete letto, nulla di male: mi chiamo Gerolamo e in quel libro me ne andavo a piedi da Bologna a Firenze, lungo un sentiero che in cinque tappe porta da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria.
Io camminavo, ma il racconto del cammino non era scritto con parole mie, perché le parole – come l’acqua e le persone – non appartengono a nessuno. Inoltre, per non inquinare il paesaggio con i fumi dell’ego, avevo affidato la penna a un amico scrittore. Odio i libri d’esplorazione dove il territorio rimane sullo sfondo, mentre l’autore giganteggia in primo piano. Troppi viaggiatori partono solo per vedersi tornare e lungo il tragitto, usano il mondo come specchio per studiarsi le rughe. Per carità, liberissimi. Non sono qui per infangare la travel therapy. Però, gente: mica sono il vostro psicanalista. Se giunti a Samarcanda vi siete torturati per l’amore perduto, non c’è bisogno di imperniarci un reportage sulla via della Seta. Scattatevi un selfie con la faccia triste e mettetelo su Facebook.
Ecco perché, nel Sentiero degli dei non ci sono io che dico “io”, ma un narratore che mi chiama “Gerolamo”. “Gerolamo cammina, Gerolamo si ferma, Gerolamo dice”. Eppure, siccome i libri di viaggio sono sempre in prima persona, molti hanno pensato che “Gerolamo” fosse un alter ego dello scrittore e hanno finito per confonderci l’uno con l’altro, attribuendo a lui certe mie debolezze. Ad esempio, l’aver dormito una notte in albergo invece di montare la tenda – riprovevole cedimento alle lusinghe della civiltà – oppure l’aver troppo faticato, lamentando le pene del cammino – volgare carenza di virilità e spirito viandante. Quest’ultima critica non è andata giù al mio amico, che si fa vanto di essere un montanaro di lungo corso, mentre per me la traversata fino a Firenze era la prima esperienza da pedone nomade – mal di piedi e acido lattico inclusi.
Così abbiamo stabilito che questo nuovo pellegrinaggio, da Bologna a Milano, lo racconterò da me, per non confondere gesti e responsabilità. Queste ultime, infatti, sono piuttosto gravi. A querela delle persone offese, potrei essere accusato di violazione di domicilio, invasione di terreni, ingresso arbitrario in zone di interesse strategico.
L’istigazione a delinquere, l’apologia di reato e il danno all’immagine dell’Italia conto invece di guadagnarmeli con le prossime righe, sperando che il mio caso possa servire anche a voi, quando deciderete di uscire a piedi dalla vostra città, lungo strade non battute, scampando gli autotreni e la periostite, per raggiungerne un’altra a forza di gambe, e come me vi troverete a profanare cantieri e proprietà, ad agitare il vostro diritto al paesaggio e alla viandanza, e per questo vi giudicheranno pericolosi criminali.

Mappa Sentiero Luminoso - 1

L’idea di attraversare la Grande Pianura, zaino in spalla e bordone in pugno, nasce come scongiuro, rito apotropaico fatto di passi.
Sul’Appennino tra Bologna e Firenze, il sentiero degli Dei si è rivelato un prodigioso amuleto, capace di respingere gli angeli del Disastro.
Primo esorcismo: appena fuori città, oltre il colle della Guardia, il percorso incappava nel cancello di una villa. Le sbarre interrompevano una mulattiera che è parte della viabilità storica, documentata nel Catasto Pontificio fin dal 1780 e punteggiata dalle stazioni di una via crucis. Per almeno duecento anni lo stradello, detto dei Bregoli, aveva collegato Casalecchio di Reno con la Basilica della Madonna di San Luca, ma nel 1983 un privato se n’era preso un pezzo, per trasformarlo nel viale d’accesso di casa sua. Al tempo del mio passaggio, solo una larga deviazione consentiva di proseguire il cammino. Poco più tardi, nel giugno 2010, dopo ventisette anni di cause in tribunale, il proprietario della villa ha dovuto cedere, aprire un passaggio nella rete e restituire il sentiero ai camminatori.
Secondo esorcismo: al confine tra Emilia e Toscana, proprio lungo il divini tragitto, due impianti eolici dannosi, inutili e imposti si sono visti negare il via libera definitivo, sul monte Gazzaro e sul monte dei Cucchi. Quest’ultimo, minacciato da ventiquattro aerogeneratori tripala alti cento metri, è diventato parte della Rete Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale e Sito d’Interesse Comunitario.
Terzo esorcismo: dopo tre sentenze, due appelli e un annullamento in Cassazione, i giudici hanno riconosciuto colpevoli diciannove imputati per lo smaltimento irregolare degli scavi, il traffico dei rifiuti, l’omessa bonifica e l’inquinamento dei corsi d’acqua durante i lavori della ferrovia ad Alta Velocità, i cui cantieri funestarono anche la via degli Dei. E’ chiaro che i passi dei camminatori hanno influito sul verdetto finale, componendo un’enorme incantesimo collettivo.
I sentieri sono talismani del diritto al paesaggio.
Perché allora muovere i tacchi solo negli scenari da cartolina e non in quelle terre che più di tutte avrebbero bisogno di un antiveleno? Nella Grande Pianura, i lavori per l’Alta Velocità non hanno innescato forti opposizioni, com’è accaduto in Val Susa, e nemmeno lunghi strascichi giudiziari, come in Mugello. Sento spesso dire che il nuovo treno, tra Bologna e Milano, non ha potuto combinare grossi danni, perché «tanto il territorio era già devastato». Mi pare una logica miope, come se venti frustate fossero meno orribili, sulla schiena di un moribondo. E poi, siamo sicuri che il morbo sia così diffuso e fatale? L’immagine di un’inarrestabile megalopoli padana corrisponde davvero alla realtà? Il cammino potrebbe regalarci un’ecografia migliore.
Percorrere a piedi un territorio non lo allontana dalle malattie, ma lo avvicina allo sguardo, alla pelle, ai ricordi. Misurarlo a passo d’uomo non è una terapia, ma una misura di profilassi indiretta, come lavarsi le mani. Nessun vincolo tracciato sulla carta riesce a trattenere la speculazione. Chi vuole opporle un confine, deve imparare a scriverlo col corpo.

Il torrente Lavino sotto l'Autosole

Quando ho iniziato a immaginare questo nuovo sentiero, pensavo che tra sogni e segni sulla mappa, avrei ottenuto una traccia simile alla Via degli Dei. Invece, dopo mesi di ricerche per individuarlo, dopo averlo camminato per otto giorni e poi di nuovo con gli occhi sullo schermo, ho capito che un risultato del genere non è nemmeno auspicabile. Certo, la traccia esiste, tappa dopo tappa, e chiunque lo desideri potrà percorrerla di nuovo, ma nessuna istituzione si prenderà la briga di stampare la mappa ufficiale, di tenere il passaggio pulito dai rovi o di facilitare il transito dei viandanti. Molti sterrati che ho seguito a fine inverno, potrebbero essere impraticabili in primavera, per via di piante o recinti. I terreni che ho attraversato indenne, potrebbero nascondere cani o padroni ringhiosi. Chiunque decidesse di calpestare le mie orme, potrebbe incorrere nei miei stessi guai, commettere i miei delitti, esporsi a eventuali ritorsioni. Per questo , le pagine che state sfogliando non formano una guida al Sentiero Luminoso. Sono invece un’esortazione per aspiranti sentieristi. Terminata la lettura, non sarete in grado di riprodurre sulla mappa il mio sentiero da Bologna a Milano, ma forse vi prenderà la voglia di tracciarne uno vostro, tra due città di vostra scelta. Se questo accadrà, invece di mille viandanti che percorrono lo stesso sentiero – protetto, delimitato e curato – ne avremo forse cento che camminano cento tracce diverse, si intrufolano in cento diversi terreni, scorgono cento diversi focolai di rovina, discutono con cento diversi proprietari e pongono, con i passi e le parole, cento diverse domande di diritto al paesaggio.

Mappa Sentiero Luminoso - 2

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Print Friendly, PDF & Email

Altri testi che potrebbero interessarti:

3 commenti su “Da Bologna a Milano per il diritto al paesaggio. Il #SentieroLuminoso in libreria dal 28 aprile.

  1. […] di Bologna dai nazifascisti – 21 aprile 1945 – vi proponiamo un secondo estratto da Il sentiero luminoso, oggetto narrativo firmato Wu Ming 2, che planerà in libreria la prossima […]

  2. […] (a piedi) il medesimo luogo. Oggi, mentre esce il n.3 di Letteraria, pubblichiamo un estratto da Il sentiero luminoso, dedicato alla viandanza (apotropaica) verso la Grande Opera dell’archistar di […]

  3. […] arriva fino a piazza della Signoria a Firenze, e quello più ambizioso raccontato nel “Sentiero Luminoso“, viaggio alla riscoperta della pianura Padana, da Bologna a Milano, delle sue storie e della […]

Leave a Reply