Grazie a noi, Bruno Vespa fuori dalla Top 10
Classifica a cura di Demoskopea, settimana dal 16 al 22 novembre.
La settimana prima, Vespa era undicesimo. La nostra improvvisa comparsa in cima (nostra, di Licia Troisi e di V. M. Manfredi) ha tenuto fuori dalla Top 10 l’uomo del plastico di Cogne.
Non siate timidi, ditelo: siamo i vostri eroi.
Da Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa, sabato 28 novembre (grassetti nostri):
AI PUNTI / Il romanzo si impasta con la Storia
LUCIANO GENTA

Si conferma la triade al vertice, Brown-Baricco-Ammaniti, con modesta variazione in discesa del valore in copie vendute dei 100 punti, ora poco sotto le 12 mila copie. Al quarto posto sale la favola apologo di Erri De Luca, al quinto entra Altai di Wu Ming: un ritorno alle origini. Dieci anni fa, i quattro moschettieri si firmavano Luther Blissett ed esordirono con Q, affresco rutilante che si apriva e chiudeva nella Istanbul del 1555, ripercorrendo a ritroso l’Europa e le guerre interne alla cristianità. Ora si parte da Venezia 1569, con l’incendio dell’Arsenale, e si fugge a Costantinopoli per un altro viaggio fantasmagorico, fino alla Battaglia di Lepanto, 1571: ancora intrighi, sangue e guerre, questa volta tra potenze e religioni ciascuna con il proprio Dio e la propria «civiltà». Ammiccamenti alla contemporaneità, ma alla fine prevale il fumettone. Anche se il collettivo è pur sempre «allievo» di Eco, la fantasia rispetta la Storia. E’ invece puro fantasy il romanzo per ragazzi di Licia Troisi, sequel del Destino di Adhara, la ragazza guerriera in lotta contro il male, altra puntata di quel «Mondo Emerso» tra elfi, draghi e cavalieri creato dall’autrice, che il successo ha sottratto agli studi di astrofisica. Mescola storia, scienza e fantasia anche Tracy Chevalier, nota per La ragazza con l’orecchino di perla: in Strane creature rievoca una giovane «collega» di Darwin, tra oscurantismo dei dogmi e lumi della ricerca. Ed è sempre la ricerca, lo scavo dell’archeologo, a condurre V. M. Manfredi sulla tomba di Alessandro Magno. Con questi 4 ingressi scompare dalla tabella dei primi 10 la saggistica, dove Vespa si prende la rivincita su Fini e salgono la conversione di Brosio, la saga famigliare di Lerner, la filosofia di Mancuso. Chi cerca vera simbiosi di storia e letteratura la trova nei tascabili con I racconti della Kolyma di Salamov. E chi non sopporta l’extralong, deve uscir di tabella: al n. 19 della narrativa straniera ci sono i Romanzi in tre righe a di Fenéon, l’alternativa a sms e Twitter, l’unica cosa «breve» che di questi tempi ci va di applaudire.
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Date: 28/11/2009
Time: 10:32 am
Fumettone!?! è una settimana che mi naviga dentro senza trovare approdi definiti. Vi siete calati nel Mediterraneo con uno stile limpidissimo e un lirismo inaspettato. Un ritorno al vostro ambiente naturale, dove ha prevalso uno sguardo più sensibile e poetico, non voglio dire meno strutturato e ragionato eh! tutto fila alla grande.
Mmmm… l’impressione è che abbiate aperto il cuore in Altai, con un pizzico di malinconia propria dei grandi narratori del Mediterraneo.
Date: 28/11/2009
Time: 1:32 pm
Sono d’accordo con subcom, molti concetti sono spiegati con una sensibilità introspettiva molto spiccata. La spiegazione del tahammul mi è piaciuta parecchio… anzi, leggevo tra i ringraziamenti quelli fatti a Orsan Ocak sull’interpretazione. Quindi esistono diverse scuole di pensiero? Potrebbe essere vista diversamente? La citazione della torre di babele mi è sembrata comunque molto adeguata e suggestiva. (argh, non so se è questo il post più giusto per fare domande simili :-\)
ps – ora tutte le volte che vedo la pubblicità del libro di vespa me la rido di molto. :D
Date: 28/11/2009
Time: 1:46 pm
Beh, dipende dal fumetto. se la pietra di paragone è Corto Maltese in storie come la Casa dorata di Samarcanda, probabilmente ci azzecca (e dico probabilmente solo perchè non ho ancora letto Altai…). Come per Manituana paragonato a Ken Parker. Effettivamente, il termine fumettone rimanda di più ai polpettoni Marvel, paragone un pelo infelice (a meno di non tirare fuori dal cilindro la questione “pop”).
p.s. nota a margine sulla questione prezzo/font/etc. Appunto per Einaudi: la rilegatura della collana, adesso, considerando che sono quasi tutte prime edizioni, è terribile. Settimana scorsa stavo rileggendo Manituana e si è staccata una pagina a metà. Considerate che non l’avevo più aperto da un paio d’anni. Ho riletto Q credo quattro volte e non è mai successo nulla.
p.p.s. ma quindi Vespa quanto vende? 100 copie a settimana?
Date: 28/11/2009
Time: 2:00 pm
Al volo: delle pagine di Manituana che si staccavano ce ne occupammo diffusamente due anni fa, su Giap, in due puntate. Segnalammo la cosa a vari livelli, si scoprì che c’era una partita “fallata” di 2000 copie, un errore nell’incollatura. Invitammo a restituire il libro in libreria, se si era conservato lo scontrino. Nulla del genere si è più ripetuto. né con Stella del mattino né con New Italian Epic né, finora, con Altai.
Date: 28/11/2009
Time: 2:40 pm
Un ulteriore vantaggio (poco enfatizzato) del copyleft è anche questo: ti si rompe una pagina? Puoi scaricarti il libro in formato testo dal sito, ristamparla e incollarla.
Chi ha i bambini piccoli sa cosa intendo….
Ma non solo, c’è chi si trova bene con un font oppure con un altro, mentre chi ha seri problemi con la vista potrebbe ristamparsi l’intero libro con un carattere extralarge, PUO’ farlo.
Il fatto che permettete di scaricare in formato testo (rtf) e non solo con il solito pdf, formattato in maniera furbina è importantissimo! E’ una questione di accessibilità alle *storie*.
Date: 28/11/2009
Time: 4:34 pm
@Derf: sul tahammul ti risponderà magari WM4, che si è “portato a casa” il concetto da un viaggio a Damasco. Sulla Torre di Babele, l’interpretazione del passo biblico risale a Bruno Quercetti, un frate dei Servi di Maria molto inviso alla curia bolognese. A sua volta, padre Bruno era un ammiratore di David Maria Turoldo, e non mi stupirei se la lettura rovesciata del “castigo divino” risalisse fino a lui.
Date: 28/11/2009
Time: 4:39 pm
@Cletto: purtroppo Vespa di punti ne ha comunque 36, è il primo della saggistica nella rilevazione Demoskopea, quindi venderà circa 4000 copie a settimana.
Date: 28/11/2009
Time: 5:21 pm
@Derf: Ersan Ocak è un urbanista turco di Ankara, nonché videomaker per passione. Non è un filologo, quindi, e infatti si è premunito di specificarmi che si trattava della sua personalissima interpretazione del termine in questione (derivato dall’arabo). Non ho idea quanto possa essere fondata, però senz’altro è molto suggestiva e a noi è piaciuta.
Date: 29/11/2009
Time: 3:06 pm
Il libro di Vespa è uscito da quasi un mese, se non erro. Posso azzardare che finora abbia venduto non più di ventimila copie reali. Per un libro scritto da un personaggio potentissimo, opinion-maker tra i più noti (nonché mefistofelici) e di cui si favoleggia venda libri a milionate, non mi sembra un grande risultato. Questo libro è stato promosso con l’artiglieria pesante, in tutte le trasmissioni televisive e anche a colpi di pseudo-scoop e anticipazioni finite nei titoli di prima pagina. Penso che siamo autorizzati a parlare di floppazzo. Che si sappia, quanto vendono davvero certe ciofeche.
Ieri sera a Crema grande presentazione, io e Ricky siamo molto, molto contenti. Circa centoventi persone molto motivate e attente, e quando abbiamo dato la notizia di cui a questo post, c’è stata una grande ovazione :-D Magari nei prossimi giorni buttiamo giù qualche nota.
Date: 29/11/2009
Time: 4:55 pm
Comunque volevo dire che secondo me “fumettone” non è dispregiativo, tuttalpiù c’è una presa in giro bonaria. A me i fumettoni piacciono! Mi viene però in mente che per alcuni cittadini agés “fumetto” sta in realtà per fotoromanzo e quelli sì, erano abbastanza urendi, per quanto anche qui valga il de gustibus…
Date: 30/11/2009
Time: 5:42 pm
@WM2 ah, avevo sbagliato parecchio i calcoli. Cmq ha ragione WM1, 4000 copie a settimana per un libro che è comparso ovunque sono un flop.
@WM1 nota che il Tedoldi cita Massimo Ciavarro, re incontrastato dei fotoromanzi ‘80 (e qui, uno come Labranca potrebbe fare una lectio magistralis…). Anche se non credo che Ciavarro, su Grand Hotel, abbia mai interpretato l’eroe dibattuto fra oriente e occidente, al massimo fra una bionda e una bruna.
Date: 01/12/2009
Time: 4:09 pm
@WM2 Sulla Torre di Babele
“[...] Egli [Dio] vide che l’uniformità li [gli uomini]
rendeva superbi… allora si rese conto che
l’umanità aveva bisogno di un correttivo e ci fece dono
delle differenze…”
Ho incontrato questa idea già nel 1994 in un libro di Erri De Luca:
«Per essere chiamato con molti nomi Dio disfece la torre, la grandezza posticcia di uomini ridotti a maestranze. Scelse di essere nominato in mille lingue perché non si esaurisse la ricerca.
È ancora lì, alla superficie del caos.
Dio demolì a Scin’ar la pretesa di agguantare per virtù di tecnica, di ingegneria, l’universo. Non ne siamo rimasti persuasi. La dispersione lì avvenuta delle lingue e delle fedi da parte di Dio costituisce prova di una provvidenza che non è stata ancora apprezzata »
(E. De Luca, Una nuvola come tappeto, Feltrinelli 1994, pp.18-19). citato da
http://www.sullasoglia.it/interventi-casati/torre.htm
Date: 02/12/2009
Time: 1:35 pm
@Giovanni Ridolfi: Nel testo di De Luca mi sembra che ci sia comunque l’idea di un castigo divino, per quanto provvidenziale: è per demolire le pretese dell’uomo che Dio disperse le lingue “perché non si esaurisse la ricerca”.
L’interpretazione di Nasi, in Altai, è abbastanza diversa, molto più sociale: non ci fu un vero e proprio castigo divino e quel che Dio voleva annientare non era tanto la superbia degli uomini (che Nasi, d’altronde, incarna alla perfezione), quanto la loro unanimità. Le differenze, quindi, non sono “il rovescio della medaglia” di una punizione. Sono un dono, punto e basta. E questo secondo me fa una certa differenza.
Date: 04/12/2009
Time: 12:34 pm
Allora compagni, ho riflettuto un’intera settimana sulla mozione del compagno Marco Bascetta in “Alias” di sabato scorso, e ho elaborato un piano. Dunque: ad una data e ora X, prefissate e concordate nella prossima riunione del C.C., i compagni Evangelisti, Genna, Lucarelli e Wu Ming inviano contemporaneamente il fax di recesso dai loro contratti con la multinazionale imperialista Einaudi/Mondadori. Contemporaneamente, il loro agente plenipotenziario Igor (nome di battaglia) varca il portone della Minimum Fax e sottoscrive il nuovo contratto d’esclusiva quinquennale. La notizia, immediatamente diffusa dal Kominform, causerà infallibilmente il cedimento dei titoli Mediaset, e a seguire il tracollo degli indici Mib e Dow Jones; nella fase attuale, il sistema non reggerà il colpo e la conseguente caduta del saggio di profitto indurrà il crollo del capitalismo nel giro di due o tre settimane. Tutto chiaro? Bene, allora in alto i cuori e procedete: il futuro del proletariato è nelle vostre mani!
Date: 04/12/2009
Time: 2:21 pm
Ottimo piano, compagno Salvatore. L’unico intoppo è che noialtri con Einaudi non abbiamo nessuna esclusiva, si decide un libro dopo l’altro, per non annoiarsi troppo. Forse se fin d’ora firmiamo con Minimum Fax per il seguito di Altai, magari uno scossone al sistema glielo diamo lo stesso, che dici?
E poi, mozione d’ordine: non è che ci riassumeresti l’intervento del compagno Marco, così, a grandi linee, che qui c’era parecchia gente che s’è distratta?
Date: 04/12/2009
Time: 3:41 pm
@ Wu Ming 2:
sì, mi rendo conto che, essendo il “bersaglio” Marco Bascetta e non voi, avrei dovuto postare il commento in calce al suo articolo e non al vostro. L’unico problema è che “Alias” non pubblica on line i suoi pezzi, men che meno con la possibilità di commentarli: quindi, grazie per l’ospitalità e provo a spiegarmi meglio. Il supplemento del “manifesto” di sabato scorso riportava alcuni interessanti articoli di analisi sullo stato attuale dell’industria italiana del libro, preceduti purtroppo da un editoriale, a mio parere molto superficiale e ideologico, nel quale Bascetta, senza fare nomi ma in modo abbastanza esplicito, se la prendeva con gli autori di sinistra che pubblicano con Mondadori e con Einaudi, quasi facendoli passare per oggettivamente corresponsabili di ogni nefandezza commessa dal loro editore. Siccome l’argomento ricorre spessissimo (ultimamente ad es. su Nazione Indiana nei commenti a un articolo di Paolo Nori), siccome mi sembra una discussione impostata in modo rozzo e infantile, e infine siccome questo genere di critiche mi annoiano molto, ho provato a decostruire il discorso di Bascetta. P.S.: non lavoro per Minimum Fax, ho menzionato un piccolo editore a caso fra quelli che “il manifesto” pubblicizza di più.
Date: 04/12/2009
Time: 4:01 pm
Errata corrige: la discussione su Nazione Indiana era a proposito di un romanzo di Ammaniti, ma ad un certo punto l’argomento è diventato Nori e la sua collaborazione a “Libero”, equiparata da parte di alcuni al pubblicare con Einaudi (mentre a mio parere questi due modi di pubblicare le proprie cose non sono confrontabili, il primo è inammissibile e il secondo no). L’articolo è questo http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/che-la-festa-cominci/
Date: 04/12/2009
Time: 5:03 pm
Ah, ecco, siamo alle solite… e che noia, hai ragione. Ho il presentimento che il compagno Bascetta farebbe meglio a tacere e a pensare alla propria rogna, invece di fare le pulci agli altri. Ma davvero pensa che la soluzione per l’editoria italiana sia l’emigrazione di massa degli autori di sinistra dal gruppo Mondadori ai piccoli editori? E chi l’ha detto che i piccoli sono meglio dei grandi? Come se certe dinamiche “aziendalistiche” non si riproducessero anche nella piccola-media editoria, e spesso in forma di emulazione fallita delle majors. E poi perché una cosa dovrebbe escludere l’altra? Noi ad esempio pubblichiamo da sempre sia per Einaudi sia per piccoli e medi editori: vedi “Nemici dello Stato” (DeriveApprodi), “Havana Glam” (Fanucci), “Asce di Guerra” 1a ed. (Marco Tropea), “Ti chiamerò Russell” (Bacchilega), “Previsioni del Tempo” (Verdenero), “Arzèstula” (Minimum Fax), prossimamente uscirà un testo anche per Il Melangolo, e sicuramente sto dimenticando qualcosa. Lo stesso accade all’estero dove pubblichiamo anche con editori piccoli e medi, vedi Acuarela in Spagna, Metaillé in Francia, Verso in Gran Bretagna e Stati Uniti. Sentirmi ancora dire che, dopo aver sdoganato il copyleft e la carta ecosostenibile nella grande editoria e avere guadagnato una credibilità con tutti i nostri interlocutori, dovremmo buttare all’aria dieci anni di relazioni professionali proficue, è davvero stucchevole. E tutto questo per cosa, poi? Per poterci vantare del bel gesto e sentirci meno “complici” di Mister B.? Ma mi faccia il piacere, compagno Bascetta…
Date: 04/12/2009
Time: 6:08 pm
Altai stasera me lo vado comprare, e per giunta in una libreria Mondadori che ha aperto da poco qui a Vigevano; la titolare è una signora molto brava che gestisce da anni una piccola libreria e che ultimamente ne ha aperta un’altra in piazza Ducale, in franchising con l’editore di Segrate. E stamattina ho preso in edicola un romanzo della serie Urania. Il problema di fondo è che in Italia “non dare soldi a Berlusconi” è materialmente *impossibile*. Ha le mani in pasta dappertutto e una percentuale di ogni prezzo per ogni cosa che acquistiamo gli arriva sempre tramite la pubblicità. Bisognerebbe non comprare nulla, e consumare solo alimenti coltivati nel proprio orticello. Magari c’è qualcuno che fa così, e ha tutto il mio rispetto, ma forse si possono trovare anche altri modi per fare opposizione.
Date: 05/12/2009
Time: 12:06 am
Ma poi, oltre a dare i soldi a Berlusconi, vogliamo pure lasciare la casa editrice Einaudi in mano ad autori e direttori di collana e tipografi berlusconiani? E perché allora non lasciargli l’Italia intera e condannarci da soli al confino, come suggerisce Celli a suo figlio giusto per raccomandarlo un po’ in giro?