ALTAI
Il nuovo romanzo di Wu Ming

Il primo incontro, a Siena

Written on 23/11/2009 – 2:08 pm by Wu Ming 2

Siena5-300x214
Venerdì 20, WM2 & WM5 hanno presentato Altai all’Università di Siena, all’interno di una lunga serata a cura di Dimitri Chimenti, Massimiliano Coviello e Francesco Zucconi. A seguire, Marco Rovelli ha parlato del suo viaggio nell’Italia dei clandestini (Servi, Feltrinelli 2009) e il collettivo Scrittori Precari ha proposto un reading insieme a Vanni Santoni. Chi c’era, potrà dire se i tre ingredienti della serata si siano amalgamati bene tra loro e quale sia stato il fil rouge di tutta l’iniziativa, oltre alla volontà degli organizzatori di rompere la routine in un ateneo come quello senese, che hanno definito “in via di dismissione”, dominato dalla legge del “si salvi chi può”.

Per noi era la prima tappa di un lungo giro d’Italia, da Lugano alla Sicilia, che ci porterà in oltre 50 librerie, circoli, centri sociali, biblioteche.

Per l’occasione, abbiamo fatto una bella chiacchierata con Vanni Santoni e Gregorio Magini di Scrittura Industriale Collettiva. Quello che Vanni è riuscito a battere in diretta sulla tastiera del suo laptop, potete trovarlo qui.

A Siena, ma anche altrove, sul web e per e-mail, alcuni lettori ci hanno domandato se il prezzo di Altai (19.50 euro) non ci sembri eccessivo.
La nostra risposta è sì, e nei prossimi giorni interpelleremo il settore commerciale della casa editrice per capire meglio quali calcoli abbiano portato a una scelta del genere.
Purtroppo è l’unico aspetto, nella produzione dei nostri romanzi, sul quale non abbiamo ancora nessuna voce in capitolo.

Manituana, il nostro romanzo precedente, uscito nel marzo 2007, costava 17.50 euro per 613 pagine. Altai con il 33% di pagine in meno, costa l’11% in più. Per quanto ci riguarda, possiamo dire che non è aumentato l’anticipo che abbiamo ricevuto per lavorare, mentre le nostre royalties si aggirano sempre intorno al 10% del prezzo di copertina ( e quindi, in questo caso, aumenteranno di 20 centesimi lordi a copia, ovvero 5 centesimi a testa).

Che è successo, allora?

Tra il 2007 e oggi si è palesata la crisi economica, che nel settore dell’editoria si è fatta sentire in maniera molto forte soprattutto nel primo semestre di quest’anno.
Alzare i prezzi dei libri, tuttavia, non ci sembra un modo per contrastare la crisi, ma piuttosto per assecondarla.
E’ vero che ormai sono molto diffusi gli sconti, le tessere, e quindi l’editore sa che i 19.50 euro diventano facilmente 16, e magari anche 14 in periodo di promozione, però anche questo ci sembra un ragionamento vizioso, che strozza le piccole librerie, quelle che non hanno margine per fare sconti, tessere et similia.

Questo è quanto, finora, ci siamo riusciti a spiegare. Se avremo altri dati, ve li faremo conoscere.

P.S.: Il giorno stesso della presentazione senese, sul Venerdì di Repubblica è uscita un’intervista intorno ad Altai, firmata da Loredana Lipperini, che l’ha riportata sul suo blog, scatenando un dibattito piuttosto interessante.

Comments:

  1. Leonilde Bartarelli, autrice del romanzo storico “Il fiore degli abissi”, ha pubblicato sul suo blog un commento sulla presentazione senese, soffermandosi su un tema affiorato durante la serata: scrittura e genere, personaggi femminili etc.
    http://www.ilfioredegliabissi.com/?p=621

  2. Una piccola curiosità che mi è venuta ora:

    quale libro tra Q e Altai vi ha richiesto più lavoro e perizia storica? Q è più lungo ed è stato scritto dieci anni fa (magari alcune fonti erano più difficili da reperire) mentre Altai è sì più breve, ma ha molto a che fare con la cultura ebraica e islamica, a noi meno conosciute.

  3. Secondo me non c’è storia, Altai è stato il libro più difficile da scrivere, sotto ogni punto di vista.

  4. Ho finito di leggere Altai… Prime impressioni: Altai è diverso da Q(!) e non poteva non cambiare tutto: in Q c’era l’Occidente, un mondo affastellato di città, uomini, stati, tutti in competizione, angusto anche geograficamente. In Altai c’è un altro mondo, l’Oriente con spazi geografici e mentali che sono molto più ampi – è un fatto. Guardando la mappa alla fine del libro mi sono meravigliata della lontananza effettiva fra alcuni luoghi, mentre per me la percezione delle distanze, leggendo, era minore, diversa. La neve all’inizio è familiare, mi ha stupito. Poi la neve se ne va, e si allontana anche l’orizzonte narrativo dell’Occidente. Insomma, un mondo diverso all’inizio è sempre e anche nuovo – non ci si può portare appresso tutto il bagaglio (punti di vista, filtri) con cui si è letto Q, non la voglia di leggere un secondo Q per riprovare le stesse sensazioni. Questo per chiarire con Q. Allora, Altai mi è piaciuto molto, tra l’altro perché per me è stato proprio tramite il ritmo della narrazione diverso ( e le storie, gli umori dei personaggi, le loro riflessioni, i colori e i profumi e gli ambienti diversi ) che un altro mondo mi è venuto incontro. Un po’ malinconico sì, le figure femminili, precise e determinate, come chi ha molto da fare e non gli interessa di farlo vedere (nel senso che si vedono i risultati). Più ‘ femminile’ di Q, per me – come nella riflessione di Cardoso sul vestito sontuoso di Dana… “allora i rovesci della sorte vanno accolti come ospiti di riguardo”. Se c’è un ‘question time’, ho alcune curiosità – tipo, perché la febbre di Ismail alla fine della 2^ parte?
    P.S. Ho visto ora la recensione di Binaghi, finalmente, qualcuno che ha letto tutto il libro!

  5. Que viva Binaghi! :-)
    La febbre del secondo interludio serviva a far irrompere Q (cioè il passato di Ismail) dentro Altai. Volevamo far sentire al personaggio il contraccolpo di fine stesura, dopo anni passati a scrivere le proprie memorie (cioè a scrivere… beh, si tratta più o meno di Q!). Come quando ti cala l’adrenalina dopo una grossa impresa, un esame, una cerimonia, e le forze ti abbandonano all’improvviso, vacilli, il corpo reagisce brusco alla repentina mancanza di scopi, così reagisce Ismail.

  6. Ok, grazie. Urge seconda lettura. E magari qualche parere femminile sulla questione del ‘femminile’ in Altai ;-))

  7. Sì, infatti, non lasciateci soli a sproloquiare! Help! :)

  8. @Paola: sì, la neve a Istanbul ha colpito anche me.

    Poi, ne “Il mio nome è rosso” di Pamuk che sto leggendo (ringrazio Leonilde Bartarelli per il suggerimento) la ritrovo.
    Neve e ghiaccio sulle rive del Bosforo.
    In effetti forse abbiamo dell’Oriente un’immagine un pò stereotipata.

  9. Dalia, a volte non ce lo ricordiamo e basta, magari l’abbiamo letto e studiato, ma lo stereotipo è una droga! E pensa a tutti quelli che non vediamo…

  10. Ho appena finito di leggere Altai, e mi resta una curiosita’ innocente: a cosa sono dovute le numerose citazioni di stelle, costellazioni e telescopi ante litteram? Si vuole strizzare l’occhio a chi sa che dagli studi di balistica che diedero la vittoria a Lepanto ai veneziani a Galileo il passo e’ breve, e’ un omaggio dei Wu Ming al 2009 anno internazionale dell’astronomia, o cos’altro?

  11. @ Plutogno: per quanto possibile cerchiamo di evitare le strizzate d’occhio e gli ammicchi, tipiche del romanzo storico di impostazione postmoderna.
    In Altai abbiamo provato invece a sviluppare un discorso sulla tecnica e sul suo rapporto con l’utopia (vedi i cannoni). Il telescopio rientra in questa riflessione e non è un inserto ante litteram. Trent’anni prima di Galileo, l’inventore siriano Takiyuddin (o Taqi Al Din) descrisse il cannocchiale in un trattato di ottica (il Kitab Nur), sostenendo di averne già costruiti alcuni esemplari.

Trackbacks/Pingbacks:

  1. Link: Trauma cronico – Appunti « Scrittori precari
    Date: 29/11/2009
    Time: 2:08 am

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.