ALTAI
Il nuovo romanzo di Wu Ming

Wu Ming a Bergamo: “Cosa vuol dire marxismo in questo momento?”

Written on 04/02/2010 – 10:38 pm by Wu Ming 1

banner_pacipacianaChi ha avuto occasione di incontrarci in più tappe dei nostri tour sa che ogni presentazione è diversa dall’altra. Certo, vi sono domande ricorrenti o addirittura immancabili (“Come fate a scrivere in quattro?”), e alcune risposte possono essere simili, toccare gli stessi punti. Nel complesso, però, ogni dibattito fa storia a sé: cambiano i contesti e le atmosfere, cambia la rappresentanza del collettivo, e prima o poi giunge la domanda inattesa che sposta il dibattito lungo strane direttrici. Una presentazione può essere più tesa e “politica”, la seguente più distesa e letteraria; gli scambi possono essere rapidi e ridanciani, oppure meditati e serissimi; possono esserci applausi a ogni frase (!) o rispettoso silenzio fino alla fine. A volte leggiamo dei brani, a volte no. Dipende da tanti fattori.

Il centro sociale “Pacì Paciana” di Bergamo ci ha spedito l’mp3 della presentazione del 15 gennaio scorso. Dopo averlo ascoltato, abbiamo deciso di proporvelo. E’ stata una serata particolare, con domande mai compiacenti, anzi, alcune fasciate in guanti di sfida, soprattutto nella seconda parte. Sfida intellettuale, s’intende. Voglia di sapere “come la mettiamo” su certi argomenti e certi aspetti del nostro lavoro.
Inoltre, è stata una discussione tutta maschile. Di solito le questioni più importanti, le domande più intriganti, gli input più stimolanti vengono dalle donne. Stavolta, invece, nel “Che fare?” di alcune domande echeggia un’inquietudine da orfano che ci sembra molto maschile, uno smarrimento della dimensione “militante”/militare. E proprio con aneddoti militari risponde il collettivo (*). C’erano Wu Ming 2 e Wu Ming 5. Dura un’ora e cinquantuno minuti. Potete scaricare il file zippato (133 mega) oppure ascoltarlo in streaming.

Per la cronaca: stasera – venerdì – WM2 e WM5 sono a Parigi, WM1 – più modestamente – a Livorno (per i dettagli cfr. il calendario).

* L’aneddoto sul generale Li, narrato da Anne Louise Strong nel suo reportage Cina rossa (1949):
«I Giapponesi circondarono di sorpresa il Quartier Generale di Li ed egli dovette tagliare subito la corda durante la notte. “Alleggerite il vostro bagaglio”, ordinò. “Buttate via tutti i libri. Buttate via Marx, buttate via Lenin e Stalin, buttate via Mao Tze-tung. Seppellite i libri, li recupererete dopo.” Alcuni soldati mormorarono: “Ma dobbiamo portare con noi il nostro marxismo.” “Compagni”, disse Li, “che cosa significa marxismo in questo momento? Significa proprio che quando occorre darsela a gambe bisogna correre più in fretta.»
Qui “marxismo” sta per qualunque strategia vitale, proprio come in Altai gli ebrei – lo ricorda WM2 nella presentazione – siamo tutti noi.

Una recensione nel ventre della Bestia

Written on 02/02/2010 – 2:23 pm by Wu Ming 1

[Sul sito del TgCom (!)tgcom Maria Rosaria Iovinella recensisce Altai. A integrazione dell'articolo, un'intervista a noialtri stesa su tre schermate, in cui diciamo cose che, immodestamente, riteniamo di qualche interesse (almeno alcune)...]

ALTAI, IL “NON SEGUITO” DI CLASSE
Prova di forza letteraria per Wu Ming

Con “Altai”, ultimo lavoro edito per Einaudi, Wu Ming, collettivo di scrittori giunto alla fama con lo pseudonimo Luther Blissett, torna con un romanzo storico ad alto impatto, segno di una continuità di successo, pur nel cambiamento degli assetti interni e delle ambizioni letterarie. Con “Altai” compie una scommessa narrativa ma anche l’atto di una partita finale con il suo primo clamoroso successo, “Q”.
Muovendo dal desiderio di riconnettersi allo spazio temporale del primo libro, Wu Ming ripropone una vicenda storica complessa, spostando il baricentro degli eventi nel Mediterraneo delle contese tra Venezia e Costantinopoli. Il biennio di eventi politici e militari tra il 1569 e il 1571, che culminerà nella battaglia di Lepanto , è palcoscenico per chi sogna l’utopia di una nuova Sion e per chi cerca, tra le pieghe della storia, il senso a una vita lacerata, piegata a disegni di più grande portata. Il protagonista del romanzo, Manuel Cardoso, compie un percorso di personale ricognizione storica e psicologica, cercando nella causa cipriota di Giuseppe Nasi, potente ebreo alla corte del Sultano, il riscatto di una vita dominata dalla mancata accettazione delle origini e da una distorta adesione alla logica di Stato.

Il legame col mondo di “Q” si rivelerà importante ma non decisivo, avallando la perfetta autonomia del romanzo: una scelta che fa onore a Wu Ming. Il pubblico che ha amato il primo romanzo non ne avrebbe compreso una contaminazione forzata con un seguito molto diverso per atmosfera e dinamiche. Con un andamento narrativo incalzante ma fluido, dotato di quella forza intrinseca che viene dalla capacità di gestire una materia vasta con un uso apparentemente semplice dei mezzi espressivi, “Altai” è un buon esempio di grandezza per sottrazione: più contratto dal punto di vista narrativo, suona disteso e polifonico pur essendo minore il numero dei protagonisti sulla scena. Peculiare si rivela l’osmosi intellettuale ed umana tra i protagonisti, forse la vera spina dorsale di un libro dove nessun personaggio rinuncia alla possibilità di schiudere all’altro un orizzonte di crescita umana e disvelamento culturale.

Solo apparentemente meno virtuosistico, conferma la capacità di unire in una miscela credibile la fiction con il vero storico; occhio ai dettagli e ai protagonisti “minori”: un antologico Mimi Reis, esempio del lavoro sulla lingua, atto a perseguire anche una rappresentazione credibile della koiné linguistica in uso nel Mediterraneo dell’ epoca; ai quadri singoli dotati di un forte lirismo ( la partenza del carrubo di Dana e lo struggimento interiore di Manuel), alle morali suscettibili di attualizzazione (la parabola di Ismail, il protagonista di “Q”, sulla difficoltà di conseguire fini virtuosi con un uso opportunistico dei mezzi). Finale con nessun vincitore e molti vinti; si salva solo chi riesce a costruirsi un’utopia altra, svincolata dalla logica fagocitante del Potere .
TgCom ha intervistato il collettivo: “Altai”, ma non solo. Prosegue qui.

La riconquista di Mokha + Una lettera da Costantinopoli

Written on 19/01/2010 – 11:09 pm by Wu Ming 1

mocha[E' merito - o colpa? - di Luca Crovi, conduttore del programma radio Tutti i colori del giallo, se abbiamo deciso di aprire il cassetto e tirare fuori questo lungo antefatto mokhese. Ci lavorammo intensamente nell'autunno 2008, ma a un certo punto decidemmo di non inserirlo nel libro, e di cogliere Ismail più in medias res.
Sabato scorso, poco prima di andare in onda su Radio 2, Luca ci ha chiesto un inedito per il blog della trasmissione. Detto fatto, e ieri lo ha pubblicato in anteprima assoluta. Oggi lo si pubblica anche noi.
Qui raccontiamo la riconquista incruenta di Mokha da parte della flotta ottomana, dopo la rivolta zaydita, e il ruolo che Ismail gioca nell'evento. In pratica, è grazie a lui se non viene sparso sangue. Poi c'è uno stacco, doveva esserci una scena in cui qualcuno giunto da Costantinopoli consegna a Ismail la lettera di Gracia. Nell'ultimo paragrafo mostriamo il vecchio mentre, in casa sua, legge la lettera per la prima volta. Intanto, giù in strada, un cantastorie racconta la favola sufi del fiume che voleva attraversare il deserto, favola che viene raccontata (in altri modi) anche in altri punti del romanzo. Buona lettura.]

PRELUDIO
Al Mukha, 27 Dhu al-Hijjah 976

Le galee del sultano giunsero in vista di Mokha sul far della sera. L’alito del monsone gonfiava le vele di un’aria viscosa, pesante come una tunica intrisa d’acqua bollente.
Sulla riva, una striscia di muri bianchi affiorava appena dalla sabbia, tra il mare accaldato e lo sfondo di montagne da cui erano scesi i ribelli.
Le notizie in possesso dell’ammiraglio dicevano che la città si era arresa senza colpo ferire. Gli abitanti avevano rifiutato di combattere, la guarnigione ottomana era fuggita e i mercanti indiani avevano spinto le loro feluche in Abissinia, sull’altra sponda del Mar Rosso.
- Siamo a mezzo miglio, pasha – avvisò il bombardiere – Dove volete colpire? Read the rest of this entry »

Tutti i colori del giallo, Radio 2

Written on 16/01/2010 – 1:19 am by Wu Ming 1

Luca Crovi

Aggiornamento 18 gennaio 2010: la trasmissione è ora ascoltabile / scaricabile in mp3 qui (30 mega, dura 25 minuti). Grazie a Beppe Vergara per la registrazione e l’editing.

***

Alle h.13 di oggi, sabato 16 gennaio, potete ascoltarci su Radio 2, alla trasmissione Tutti i colori del giallo, condotta dal rubicondo Luca Crovi (nella foto). In studio WM1, WM4 e i Maxmaber Orkestar. Potete ascoltare in streaming qui. Se invece intendete ascoltarci via etere e trovare subito la frequenza senza “zappare” lungo la scala, qui c’è la mappa interattiva.

N.B. Ci sarà anche il commento via Twitter, in tempo reale, direttamente dallo studio, o almeno ci proviamo.

E’ la terza volta che andiamo da Crovi.
La prima fu nel settembre 2008 per Stella del mattino (puntata ascoltabile qui).
La seconda fu nel dicembre 2008, quando WM5 e Yu Guerra! accompagnarono la presentazione del romanzo Y di Serge Quadruppani (qui l’audio della puntata; invece qui c’è un servizio fotografico sulla puntata, WM5 not included).

E stasera, chi può, venga a Lugano. Presentazione di Altai al CSOA “Il Molino”, Viale Cassarate 8. H. 20:30.

Leggere con le orecchie: Mompracem, Pietro Perna, la playlist di Altai…

Written on 10/01/2010 – 1:37 am by Wu Ming 1

tigri_mompracem_dellavalleTre segnalazioni, e hanno tutte a che fare con l’udito.

Il falco sull’isola della tigre. Il 13 dicembre scorso Mompracem, “settimanale avventuroso di letteratura” in onda ogni sabato sull’emittente bolognese Radio Città del Capo, ha dedicato un’intera puntata ad Altai. Ospite in studio: Wu Ming 4, intervistato da Jadel Andreetto alias “Kai Zen J”. L’mp3 è stato messo on line soltanto ieri, la puntata ci sembra ben riuscita, la conversazione tocca molti argomenti, insomma… Buon ascolto.

Pagella interpreta Perna. La presentazione di Altai a Torre Pellice (TO) dello scorso 5 dicembre è stata per molti versi memorabile. Intanto, l’abbiamo fatta dentro il tempio valdese. Non avevamo mai fatto una presentazione dentro un luogo di culto. Sì, ci è capitato di farne dentro ex-chiese, luoghi da tempo sconsacrati che avevano cambiato destinazione d’uso (l’ultima volta è stato a Perugia, nella bellissima ex-chiesa di S. Benvignate), ma mai in un luogo di culto attivo, epicentro di una comunità di credenti. Anni e anni a dare l’8 per mille ai valdesi, e alla fine qualche bonus arriva…
Inoltre, a introdurci e dialogare con noi c’era Micaela Procaccia, storica e archivista di stato, esperta di storia della comunità ebraica romana e di dialetto giudeo-romanesco, che ha dedicato parole commoventi a Manuel Cardoso e alla famiglia Nasi.
Infine, c’era l’amico Fabrizio Pagella, attore che da anni collabora con noi. Fabrizio è una delle voci dell’album 54 degli Yo Yo Mundi, ed è la voce del concerto-spettacolo tratto da quell’album. Da brividi l’interpretazione di Se muoio stanotte (Ettore alla Battaglia di Porta Lame), registrazione live al Leoncavallo, dicembre 2004.
A Torre Pellice, Fabrizio ha letto due brani da Altai: l’incendio all’Arsenale e l’apparizione in sogno di Pietro Perna (secondo intermezzo, “Tre giorni di febbre”). Read the rest of this entry »

Considerazioni politiche su Altai, nel decennale della nascita di Wu Ming

Written on 01/01/2010 – 2:38 pm by Wu Ming 1

IstanbulEsattamente dieci anni fa, il primo giorno di gennaio dell’anno 2000, nasceva il collettivo Wu Ming. Eravamo all’indomani del “Seppuku”, il suicidio simbolico del Luther Blissett Project. Q era uscito da dieci mesi. La “battaglia di Seattle”, primo rintocco di un’intensa stagione di conflitto, era freschissima nei ricordi di tutti (da quel 30 novembre era trascorso appena un mese).

Poco tempo dopo, mettemmo on line il nostro sito ufficiale, lo stesso sul quale – in questo preciso momento – leggete queste frasi. Dieci anni di ininterrotta presenza sul web, di discussione e confronto, di comunità aperta, di repubblica democratica dei lettori. Grazie a tutt* voi per averlo reso possibile.

Continuità e discontinuità tra allora e adesso. Modi diversi in cui Q (opera di ieri) e Altai (opera di oggi) elaborano lo spirito dei tempi.  Modi diversi di essere romanzi politici.
Bella questione. E’ la vibrazione di fondo di due recensioni di Altai uscite nei giorni scorsi. Read the rest of this entry »

Miscellanea

Written on 29/12/2009 – 6:38 pm by Wu Ming 2

georg-flegel-tavola-imbanditaUltimo post dell’anno, per ripassare in un fritto misto quel che s’è cucinato intorno ad Altai nel periodo natalizio.
Per cominciare, un tris di recensioni:

La prima, è di Leonilde Bartarelli:

“Il Mediterraneo nel XVI secolo: questo è in sintesi il tema centrale di Altai.
E il Mediterraneo riempie e alimenta ogni pagina, diventa dimensione quasi simbolica dove promiscuità, contrasti, commerci, adattamento e fusione di genti, lingue, culture si accompagnano a una ricerca spasmodica di conservazione della propria identità nazionale e religiosa.
Concepito come potere ma anche come fuga o realizzazione di utopie…”

La seconda è di Simone Sarasso, che si è riletto Q (per la quinta volta?) e poi di seguito Altai in un ponte dell’Immacolata dedicato ai libri.

“…se Q è un romanzo gelido come l’acciaio, grigiazzurro come gli occhi del capitano Dal Pozzo, ALTAI è rosso fuoco. E oro.
…Uno stendardo biforcuto, azzurro come il ghiaccio, rosso e oro come il luogo dove sorge il sole. Ecco che cos’è per me questa storia: dieci anni e due libri in un’immagine sola. Oriente e Occidente, maschio e femmina, figlio e padre.” Read the rest of this entry »

Wu Ming, Falcones, Lerner: una lettura comparata – da L’Unità

Written on 23/12/2009 – 4:49 pm by Wu Ming

Gad LernerDa L’Unità del 23 dicembre 2009:

ROMANZI, SE LA TOP TEN PREMIA MARTIRI, VIAGGIATORI E RIBELLI
Tre autori. Il collettivo Wu Ming, Falcones e Lerner e il singolare filo rosso tra le loro opere

Tommaso De Lorenzis

Sono storie di perseguitati e proscritti, di esuli e dissidenti. Sono racconti di carneficine e massacri, di fughe precipitose e peregrinazioni estenuanti. Compongono le trame di tre titoli che, a dispetto della diversità di generi e stili, si richiamano in un gioco di suggestive assonanze, piazzandosi ai piani alti delle rispettive classifiche di vendita. Se l’accostamento tra La mano di Fatima dello scrittore spagnolo Ildefonso Falcones e Altai dell’atelier Wu Ming può risultare ovvio, inaspettata appare la corrispondenza tra la coppia di romanzi e Scintille, l’ultimo lavoro del giornalista Gad Lerner. Le analogie sul versante romanzesco dell’ipotetico trittico narrativo sono evidenti. Falcones e Wu Ming scelgono il XVI secolo come ambientazione dei loro intrecci, con uno scarto temporale praticamente nullo: in un caso siamo nella Spagna del 1568, nell’altro a Venezia nell’anno del Signore 1569. I due libri, quindi, si collocano agli antipodi del medesimo scacchiere politico. Le rivolte dei moriscos andalusi trovano un’eco nella Costantinopoli di Altai, mentre la presa di Cipro e la battaglia di Lepanto causeranno – anche se indirettamente – la sconfitta della sollevazione musulmana in Spagna. Tuttavia, al di là della pur significativa consonanza di contesto, suona stupefacente la somiglianza dei protagonisti. Read the rest of this entry »

Alessandro Barbero recensisce Altai su Tuttolibri

Written on 20/12/2009 – 10:07 pm by Wu Ming 1

Alessandro Barbero[Dopo Adriano Prosperi e Mario Galzigna, un altro storico si occupa di Altai, stavolta sul supplemento "Tuttolibri" del quotidiano La Stampa (edizione del 19 dicembre 2009). Barbero è docente di Storia medievale all'Università del Piemonte Orientale, oltre a essere un collega romanziere. Si è occupato anche di impero ottomano e di Solimano il Magnifico. Più volte, nello scrivere Altai, ad alcuni di noi sono venute in mente certe sue riflessioni su Carlo Magno, su Europa e Mediterraneo, sull’inizio della separazione tra oriente e occidente. Una sua splendida lezione sull'incoronazione di Carlo Magno, tenuta qualche anno fa all'Auditorium di Roma, è disponibile in mp3 sul sito delle Edizioni Laterza. Il riassuntino del dibattito sul New Italian Epic si poteva escindere dalla recensione senza che questa ne serbasse memoria, ma la recensione stessa è empatica, calorosa e non ha per niente il "braccino corto". Barbero è entrato in sintonia con il libro e con chi l'ha scritto, è bello che riconosca la nostra pietas nei confronti dei personaggi, ed è come minimo un atto di coraggio intellettuale (forse addirittura una provocazione punk) definire “meritatissimo” lo scuoiamento di Bragadin.]

Due gondole volano in cielo: è l’apocalisse di Venezia

Dieci anni dopo Q, i Wu Ming tornano ad affrontare in un romanzo, Altai, il calderone ribollente delle guerre e delle utopie cinquecentesche, in cui è sempre più facile riconoscere uno specchio dei nostri tormenti.
In questo decennio zeppo di eventi sinistri alcune cose sono cambiate, ed altre no. Il gruppo si è ritrovato al centro del dibattito su un «New Italian Epic» che riunirebbe molti diversi romanzi degli ultimi anni, fra cui opere degli stessi Wu Ming. Ad accomunarli, il rifiuto della frigidità postmodernista, l’accettazione senza complessi d’inferiorità dell’appartenenza ad un genere, come il giallo o il romanzo storico, e la capacità di parlare anche dell’Italia di oggi, direttamente o per la via obliqua del passato. Fra dibattiti, convegni, seminari e tavole rotonde, il nuovo romanzo esce portandosi addosso un bagaglio teorico e una visibilità virtuale che il primo non aveva, e non è facile leggerlo con la stessa freschezza e la stessa sorpresa. Read the rest of this entry »

L’Unità: “I Wu Ming ripartono da Q e riscoprono psiche e femminilità”

Written on 18/12/2009 – 7:33 pm by Wu Ming 1

testata_home[Su L'Unità on line di oggi. Titolo roboante! E anche impegnativo, non c'è dubbio. Ci ha un po' spaventati, e da buoni zotici abbiamo commentato su twitter: "Urge riequilibrio: gara di rutti su Skype!".
A parte le cazzate (ma "le cazzate sono importanti", diceva quel tale), la recensione di Monica Mazzitelli getta ponti, stabilisce collegamenti, è intrigante e merita di essere commentata.]

Due potenze a confronto: la Serenissima e l’Impero Ottomano di Selim II (Solimano II*) alla vigilia della battaglia di Lepanto, che segna l’inizio del tramonto dell’Impero d’Oriente. Il celeberrimo romanzo “Q” firmato Luther Blissett e scritto dall’ensemble narrativo che ha poi preso il nome di Wu Ming, si concludeva a Costantinopoli 15 anni prima dell’inizio di Altai (Wu Ming, Einaudi Stile Libero, 411 pagine, € 19.50). Ne condivide l’atmosfera e in parte la storia, senza esserne un seguito. Il protagonista è un nuovo personaggio che, come avveniva in “Q”, cambia nome e identità per ragioni di sopravvivenza ma anche di scelta: Emanuele De Zante, ebreo figlio di un ricco gentile veneziano, e agente segreto della Serenissima, è costretto a fuggire dalla sua città e rifugiarsi a Costantinopoli, dove riprende il suo nome d’infanzia: Manuel Cardoso. Lì è accolto dall’arcinemico di Venezia, l’ebreo Giuseppe Nasi, al quale finirà per dare supporto nel tentativo di costruzione di un regno per gli ebrei transfughi nel mondo. Read the rest of this entry »

Svarioni storici in Altai? “Botta” del Corriere del Veneto, risposta di Wu Ming

Written on 17/12/2009 – 12:52 pm by Wu Ming 1

Arsenale di Venezia[Si comincia a entrare nel merito, e noi ci andiamo a nozze! :-)
Sul Corriere del Veneto di oggi, 17 dicembre 2009, Beppe Gullino recensisce Altai. Lo recensisce positivamente dal punto di vista letterario, ma lo critica dal punto di vista ideologico, ed elenca alcune presunte sviste ed errori storici. Su un punto di natura lessicale ha ragione, e siamo d'accordo con lui. Su tutti gli altri punti, lo svarione non è nostro bensì, temiamo, del recensore. Ecco l'articolo e, a seguire, la risposta che abbiamo spedito al giornale.]

LA SERENISSIMA DI ALTAI E GLI SVARIONI STORICI
L’analisi del romanzo di Wu Ming sull’ «11 settembre» dell’Arsenale

Qualche giorno fa, su queste pagine, c’è stata un’intervista all’autore del recente, fortunato romanzo Altai. Ho detto autore, ma in realtà si tratta di un collettivo di quattro bolognesi che un tempo si firmavano «Luther Blisset» e ora «Wu Ming», forse in omaggio all’antica sentenza per cui «nemo propheta in patria», oppure all’incoercibile esterofilia di noi italiani. Ho letto questo romanzo perché parla della guerra di Cipro (1570-1573), di Bragadin, di Lepanto. Tutte cose che non possono non interessare a un veneziano, senza dimenticare che Cipro è questione europea, visto che, dopo la caduta del muro di Berlino, l’ultima cortina di ferro che resiste sul nostro continente è, appunto, il muro che divide in due l’isola di Caterina Cornaro: da una parte la Cipro greca, dall’altra quella turca. Read the rest of this entry »

Da Repubblica: METODO WU MING, di Michele Smargiassi

Written on 16/12/2009 – 11:09 am by Wu Ming 1

L'articolo di Smargiassi nel paginone cultura di Repubblica, 15 dicembre 09

L'articolo di Michele Smargiassi nel paginone Cultura di Repubblica, 16 dicembre 09

La Repubblica, 16 dicembre 2009 – CULTURA, pag. 60

“Scriviamo in quattro come una band”
Da “Q” ad “Altai” ecco come sono stati realizzati i romanzi del collettivo di autori

BOLOGNA.  Tutto comincia sempre (e tutto sempre obbligatoriamente finisce) attorno al concretissimo, paleo-tecnologico tavolo ovale, un modesto Ikea comprato nel ‘99 coi soldi di Q, il primo folgorante romanzo della band letteraria che allora si chiamava ancora Luther Blissett. È l’unica proprietà comune del collettivo di scrittura Wu Ming, ma è anche il suo oggetto sciamanico e rituale, come la tavola rotonda dei paladini. Ora si trova a casa di Wu Ming 1, ha cambiato indirizzo diverse volte, comunque è ancora in servizio creativo permanente effettivo. Lì attorno è stato concepito e poi partorito anche Altai, quinta recentissima opera dei quattro co-autori “senza nome”, e tutto è iniziato come le altre volte: un Wu Ming solfeggia un’idea, un altro la riprende, uno la rilancia, il quarto l’aggiusta…
Facile a dirsi, meno a farsi, ancor meno a spiegarsi. Comodamente stesi sui divani lisi di una libreria alternativa bolognese, la richiesta di raccontare il laboratorio Wu Ming è accolta dai quattro cavalieri della tavola ovale con educato scetticismo. «Non c’è un metodo». Ed è vero. Sulla tecnica di scrittura collettiva nessuno ha mai scritto un manuale, tantomeno loro che l’hanno inventata e praticata per primi, mai però teorizzata, sennonché a ogni presentazione pubblica c’è una domanda dal pubblico che non manca mai: «Ma come fate? Chi scrive cosa?». E adesso che sulla loro scia si moltiplicano i collettivi di scrittura come Sic o Kai-Zen, fenomeno tutto italiano, forse è ora di dare una sistematina alla materia, che dite? «Non c’è un metodo», conviene WM4, «ma dopo dieci anni di lavoro assieme, in effetti, c’è una pratica sperimentata». Read the rest of this entry »