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No Tav

A Ivan Cicconi, 1947 – 2017 – #notav

Ivan Cicconi

Ci è arrivata ieri la notizia della morte di Ivan Cicconi.

Ivan Cicconi è l’autore di libri fondamentali come La storia del futuro di Tangentopoli (1998) e Il libro nero dell’alta velocità, ovvero il futuro di Tangentopoli diventato storia (2011), quest’ultimo interamente disponibile on line. Libri fondamentali per i movimenti contro le grandi opere inutili, in primis per il movimento No Tav. Prosegui la lettura ›

#NoTav e #Terremoto. Dalla Val di Susa all’Appennino centrale passando per il Brennero #WM1viaggioNoTav

Contro la «mano nera».

di Wu Ming 1

Stasera a Verona il tour di Un viaggio che non promettiamo breve toccherà la ventiquattresima tappa. Siamo più o meno a metà del cammino previsto, ma la fatica comincia a farsi sentire, e con la fatica bisogna fare i conti per tempo, in anticipo, non aspettare di ritrovarsi al lumicino.

Non ho mai pensato di poter reggere, nel corso del 2017, una tournée monstruosa come il Point Lenana Tour de Force del 2013. Quella volta misi in fila ottanta presentazioni in un anno, spesso abbinate a escursioni, ascensioni a tema, arrampicate… A quella lunga marcia, per giunta, ne seguì subito un’altra, quella del RévolutiontouR per L’Armata dei Sonnambulicentoventuno presentazioni nel periodo 2014-2015… Stavolta, per fortuna, suddivise tra i membri del collettivo. Prosegui la lettura ›

«Non cedere all’adesso». Un viaggio che non promettiamo breve prosegue il suo viaggio #WM1viaggioNoTav

Un viaggio che non promettiamo breve

Si avvicina la terza edizione di Un viaggio che non promettiamo breve. Clicca sull’immagine per aprire la copertina completa con un nuovo testo sull’aletta (PDF).

Mentre Un viaggio che non promettiamo breve procede verso la nuova ristampa, ecco un nuovo speciale, lungo il filo delle recensioni apparse e delle riflessioni fatte, pescate, condivise in quest’inizio di 2017.

Il tour di presentazione oggi a Bolzano tocca la ventiduesima data e domani a Trento la ventitreesima, e la strada è ancora lunga e impegnativa.

L’immagine del libro che ci consegnano i primi tre mesi on the road sembra proprio quella – oltremodo foucaultiana – della «boite à outils», la cassetta degli attrezzi. Questa l’espressione usata più volte durante la presentazione al centro sociale Sisma di Macerata. In quella serata si è usato il libro per illustrare il rapporto tra il sistema delle grandi opere e la «strategia dell’abbandono» che stanno subendo le zone montane del centro-est colpite dal terremoto.

Quasi a ogni tappa del tour, la presentazione di Un viaggio che non promettiamo breve è diventata l’occasione per ragionare sui conflitti locali e il futuro dei movimenti contro le grandi opere e/o per il «diritto alla città». Nelle ultime settimane è successo a Vicenza – qui l’audio della serata, con introduzione di Nicoletta Dosio – e a Firenze; in questi giorni accadrà nel Trentino-Alto Adige dove si lotta contro il Tunnel di base del Brennero (BBT); la prossima settimana avverrà a Verona, dove va crescendo un movimento No Tav, poi a GenovaArquata Scrivia, nelle terre dei No Tav Terzo Valico.

Più in generale, presentare il libro diventa l’occasione per fare il punto sulla centralità della cementificazione nella fase attuale del capitalismo italiano, com’è avvenuto in quest’intervista rilasciata a Ernesto Milanesi in quel di Padova. Prosegui la lettura ›

#Terremoto, un viaggio che non promettiamo breve. Rapporto dalle Marche a cinque mesi dalla prima scossa

Campagna di San Ginesio (MC). Foto di Michele Massetani.

di In Punta di Sella

«Se mettevi in guardia prima, eri parte della solita “Italia del no”.
Se protestavi durante, quando i lavori causavano già problemi e danni, forse avevi ragione ma ormai non si potevano lasciare le cose a metà.
Se denunciavi dopo, eri uno che non sapeva lasciarsi il passato alle spalle.»
Wu Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve

Dove eravamo rimasti? Ah sì, circa due mesi fa eravamo rimasti che non ci sarebbe stato nessun post terremoto. Questa previsione si è rivelata esatta, non solo perché il terremoto non ha mai smesso di romperci i coglioni (consentitemelo, sono 5 mesi, quarantottomila scosse, non potrei dirlo diversamente), ma perché tutte quelle «operazioni» che solitamente ci si aspetta di vedere a seguito di eventi cataclismatici non si sono assolutamente viste.

D’altra parte, stiamo vivendo un momento storico cruciale per il territorio della terra di mezzo. Le faglie accumulano energia per anni, decenni, e poi la liberano in pochissimi secondi. Nel cratere e nelle zone limitrofe interessate dalle scosse di questi cinque mesi la storia ha imitato questo meccanismo.

Le aree interne di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo sono zone lontane dalle cronache, in cui apparentemente non succede mai niente. L’immaginario pubblico non le posiziona neanche troppo bene geograficamente: ancora solo qualche giorno fa per un noto TG nazionale Teramo era una «provincia marchigiana». Ma da cinque mesi a questa parte in questo territorio misconosciuto ai più si stanno concentrando tutte le contraddizioni, l’inefficienza, i limiti, i conflitti, la voracità, l’intolleranza del nostro sistema politico economico. Da questo punto di vista ciò che sembra uno stato di eccezione è in realtà il disvelamento della norma: l’emergenza porta a galla, mette a nudo il processo di anni di svendita ai privati, smantellamento del welfare, rincorsa del capitale alle grandi opere, distruzione delle identità locali. La (non)gestione del dopo sisma prefigura quelli che sempre di più saranno i problemi che le popolazioni si troveranno ad affrontare ogni giorno. Prosegui la lettura ›

Il #Passante di #Bologna, quinta puntata | Dai facilitatori ai buttafuori.

di Wolf Bukowski e Wu Ming.

1.

Facciamo un passo indietro.
Il 15 dicembre 2016, sul sito ufficiale del comune di Bologna, alla sezione “comunicati stampa”, compare questo testo (tuttora on line):

«Domani, venerdì 16 dicembre, alle 14 in sala di Giunta a Palazzo d’Accursio, verrà illustrato l’accordo sul Passante di Bologna sottoscritto in sede di Comitato di Monitoraggio, coordinato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e composto da Regione Emilia-Romagna, Città Metropolitana di Bologna, Comune di Bologna e Autostrade per l’Italia […]
Si prega di considerare la presente come invito.
Cordiali saluti.»

A quella data, il “confronto pubblico” sul Passante di Bologna è terminato e l’accordo che verrà illustrato in Sala di Giunta ne costituisce l’indegno epilogo: sindaco, assessori e consiglieri, a braccetto con l’amministratore delegato di Autostrade, spiegheranno quali mirabolanti migliorie abbiano arricchito il progetto, grazie al contributo dei cittadini bolognesi e dei facilitatori di Avventura Urbana.

Intanto, sul sito di Internazionale, sono già uscite la prima e la seconda puntata della nostra inchiesta sulla Grande Opera. Stiamo terminando gli ultimi ritocchi alla terza e non ci dispiacerebbe piazzare, come ciliegina sulla torta, un piccolo reportage dell’incontro in Comune. Purtroppo, invitati con un solo giorno d’anticipo, non riusciamo a liberarci da altri impegni, e l’occasione sfuma. Prosegui la lettura ›

Vedi alla lettera Q. Il trasversale viaggio di Un viaggio che non promettiamo breve #WM1viaggioNoTav

Cantiere in Val Clarea, 5 settembre 2015. Poliziotti allibiti di fronte a Turi Vaccaro. Episodio raccontato nella quinta parte di Un viaggio che non promettiamo breve, intitolata «Serenata per un satellite (2012 – 2016)». Foto di Michele Lapini.

A quanto ricordiamo, non era mai accaduto che un nostro libro venisse citato e mostrato da un deputato in Parlamento.

È accaduto per la prima volta il 20 dicembre scorso, durante il dibattito sulla ratifica dell’ennesimo «storico accordo» tra Italia e Francia sul Tav – il solito dopo il quale «non si torna più indietro» ecc. ecc. – quando Giorgio Airaudo ha sventolato una copia di Un viaggio che non promettiamo breve.
Il video dell’intervento è incorporato in calce a questo post. Il libro appare al minuto 8’28”.

A dirla tutta, il giorno prima il libro era stato recensito live al Senato, benché non in aula. È avvenuto durante un convegno nella Sala ISMA, grazie allo storico Tomaso Montanari. Ne parliamo qui sotto.

Del resto, non era nemmeno mai accaduto che un nostro libro fosse recensito (o reticensito) dal più famoso magistrato italiano

Insomma, attorno a Un viaggio che non promettiamo breve stanno succedendo varie e strane cose. Come minimo, il libro fa discutere. Sono anche arrivate – per canali privati – minacce di querela, e vedremo se si concretizzeranno. Nel caso, ci sarà parecchio da divertirsi.

Nel frattempo, vi offriamo una nuova rassegna di recensioni, interviste e pareri sul libro. La prima del 2017. Buona lettura. Prosegui la lettura ›

Contro la politica della paura, «rovesciare passando da sotto»! #WM1ViaggioNoTav

Nicoletta Dosio e la sua tartaruga. Prendersi il proprio tempo.

a cura di Wu Ming 1

«Fuori dagli Stati maggiori dei partiti come dai cervelli dei Clausewitz radicali, può nascere una nuova intelligenza sociale, attraverso l’elaborazione spontanea e brancolante di una strategia sovversiva che eviti le vecchie trappole […] Se la sovversione aggira, “passa sotto” la violenza dello stato, non è soltanto per necessità tattica. È perché è innanzitutto, fin dai primi balbettii, il contrario di una guerra nella quale il nemico, l’altro, non esiste. L’arma principale della sovversione è la trasformazione sociale. Trasformazione che si rivolge tanto a coloro che la mettono in atto quanto a quelli con i quali essi si confrontano. Perché è immediatamente affermazione di un rapporto sociale diverso dal rapporto capitalista.»

Serge Quadruppani

Così scrive Serge Quadruppani nel suo La politica della paura (Lantana, Roma 2013).
Con l’espressione che dà il titolo al libro, il nostro compagno d’Oltralpe descrive l’uso strumentale dell’emergenza-terrorismo, la costruzione di sempre nuovi «nemici pubblici», lo spaccio all’ingrosso e al dettaglio di un immaginario securitario sempre più pervasivo, il tutto allo scopo di normare, sorvegliare e controllare meglio la nostra società.
Una società mai così sondata, interrogata, misurata, scansionata, eppure mai così incomprensibile ai poteri costituiti, mai così misteriosa e incline a divenire riottosaingovernabile.

La paura di cui scrive Serge, infatti, non è solo quella che viene iniettata nei governati – paura di attentati, paura del «degrado», degli zingari, dei migranti, dell’«invasione», di questo o quel complotto… – ma anche quella che hanno in corpo i governanti, sempre più ritirati nelle loro cerchie, a frequentarsi tra simili, “scollati” dal mondo, estranei alla realtà e dunque privi di ogni immaginazione.
Lo stiamo vedendo nella parabola del renzismo. I governanti sono autoreferenziali, e quindi pavidi di fronte alle contraddizioni, ai conflitti. Perché nei conflitti, anche quelli più modesti, l’Uno autoreferente è costretto a diventare (almeno) Due. Prosegui la lettura ›

La sconfitta di Renzi, le vittorie #notav e una «reticensione» di Gian Carlo Caselli #WM1ViaggioNoTav

Caselli su Un viaggio che non promettiamo breve

Gian Carlo Caselli recensisce Un viaggio che non promettiamo breve.

«…È stato, io credo, per l’assenza da tempo in questa storia di una sinistra che difendesse proletari e reietti invece di schierarsi ciecamente con i concreti sostenitori e impositori di un’idea di sviluppo supina agli interessi della grande finanza, che mai è stata così cieca nei confronti degli interessi collettivi e così disinteressata a quelli degli ultimi, dei “perdenti”.»

Sono parole di Goffredo Fofi. Stava commentando il risultato del referendum costituzionale e le ragioni per cui la controriforma Boschi-Renzi è stata respinta? No, queste frasi sono state pubblicate il 2 dicembre. Fofi stava recensendo Un viaggio che non promettiamo breve e spiegando come mai la lotta No Tav non ha ancora il posto che merita nell’immaginario nazionale, nemmeno dopo venticinque anni di lotte, di tenace resistenza di massa, e di successi. Prosegui la lettura ›

Il #SentieroLuminoso arriva in Sicilia, senza bisogno del Ponte sullo Stretto.

Il torrente Lavino striscia sotto l'A14

Il torrente Lavino striscia sotto l’A14

In questi mesi d’autunno, mentre tra Bologna e Milano calava un sipario umido e grigio, ci sono arrivate molte richieste per portare Il Sentiero Luminoso fuori dal territorio della Grande Pianura: Valdastico, Prato, Pescara, Roma, Palermo, Catania, Siracusa. E’ un buon segno che l’idea centrale del libro – quella di percorrere a piedi sentieri non segnati per ripensare la nostra relazione con il paesaggio – interessa e stimola lettori e lettrici al di là dell’esempio pratico di una viandanza da Bologna a Milano.
In occasione del minitour siciliano – con la prima volta di Wu Ming a Siracusa – vi segnaliamo tre interviste a Wu Ming 2 intorno alle tematiche del sentierismo libero e del pianurismo molotov. A seguire, il calendario degli incontri luminosi da qui alla fine dell’anno.

A Radio Francigena (dura 17’36”):
«Per quale motivo esseri bipedi costruiscono luoghi irraggiungibili su due zampe?»

Su Libreriamo, a cura di Dario Boemia:
«La proprietà privata di un fondo si traduce nel diritto di escludere chiunque da un terreno.» Prosegui la lettura ›

Speciale #WM1ViaggioNoTav: #maxiprocesso, reazioni pavloviane, una riffa di solidarietà, recensioni e altro sui #notav

Un viaggio che non promettiamo breve, foto di Simona Vinci

Foto di Simona Vinci, pubblicata su Twitter.

In Un viaggio che non promettiamo breve, tra le numerose storie raccontate, c’è quella del cosiddetto «maxiprocesso» contro i No Tav: com’è nato e per volontà di chi; dove si è svolto e secondo quali logiche; cos’è accaduto in carcere ad alcuni dei 53 imputati; come ha risposto la popolazione valsusina; cos’hanno detto i PM nelle loro requisitorie… Fino alla sentenza di primo grado.

Proprio mentre usciva il libro è iniziato il processo d’appello, che è giunto a sentenza in tempi record… ma in quei tempi ne abbiamo sentite di tutti i colori. Le condanne sono 38, nove in meno rispetto al primo grado, ma comunque un esito grave. Un sunto si trova su notav.info.
Del tutto ovvia la nostra massima solidarietà a tutte le condannate e i condannati.

Nel commentare con gioia la sentenza, il senatore del PD Stefano Esposito e il vicepresidente del PD torinese Raffaele Bianco, dichiarati arcinemici dei No Tav, hanno subito pensato di tirarci in ballo, con chiarissime allusioni a Un viaggio che non promettiamo breve. Un riflesso condizionato rivelatore, che si aggiunge a segnali raccolti nei giorni scorsi, nel sottobosco del cronismo sìTav embedded. A quanto pare, il libro di Wu Ming 1 non è per tutti gli apparati digerenti. Forse contiene troppa capsaicina (C18H27NO3)?  Prosegui la lettura ›