L’arte di governare nel torbido. Due ipotesi su Green Pass e (assenza di) obbligo vaccinale

di Wolf Bukowski *

Se «non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore», dice Mario Draghi. Dunque per lui chi non si vaccina non è semplicemente un untore, ma un assassino.

Ora, secondo ogni logica, se il capo dell’esecutivo ha notizia che ci siano degli assassini in giro, deve ordinare ai birri di metterli in ceppi. Fuori dalla metafora odiosa a cui il primo ministro ci costringe, è chiaro che a un tale livello di allarme – che i governanti vi credano o meno non è dirimente – dovrebbe conseguire un obbligo vaccinale generalizzato, con esenzioni esclusivamente di ordine medico. Le note che seguono sono per spiegarmi perché ciò non avvenga.

Vorrei però in premessa fosse chiaro, anche a chi ha il vizio di leggere in fretta o di travisare a favor di social, che non sto auspicando l’obbligo vaccinale. In generale non lo auspicherei in nessun caso, e anzi ritengo siano le forzature in tal senso a generare diffidenza e sospetti. Quello dell’obbligatorietà rimane però un argomento sensato da dibattere; ciò che invece è sciocco negare è che esista uno specifico dei vaccini, perché i loro eventuali effetti collaterali colpiscono una persona che non ha contratto la malattia, e che magari non l’avrebbe mai contratta in vita sua. Ogni paragone da twitter con i farmaci – «Anche i farmaci che prendi potrebbero avere effetti a lungo termine che non conosci!» – è destituito di ogni fondamento, perché i farmaci curano, bene o male, e spesso con effetti collaterali, patologie già insorte; quindi il bilancio tra costi e benefici di un farmaco si fa sul corpo della stessa persona. Nel caso dei vaccini il bilancio si deve fare innanzitutto sull’ipotesi, non sulla certezza, che il soggetto contragga la malattia in forma grave, ma tale bilancio deve potersi fare anche sui corpi di persone diverse, perché qualcuno potrebbe evitare la malattia grazie al vaccino, ma qualcun altro potrebbe essere danneggiato dal vaccino stesso.

È evidente che dal punto di vista etico sono due questioni da trattare in modo separato, e quella dei vaccini è assai più spinosa. Ma sarebbe illusorio aspettarsi una discussione di livello anche solo decente in un contesto sociale e politico in cui si paragona con leggerezza, e ripetutamente, una pandemia (cioè una malattia) a una guerra (cioè all’atto deliberato di un governo), con tanto di raffronti sul numero dei morti, in cui alla cretineria etica si aggiungono i trucchetti per far dire ai numeri ciò che si vuole i numeri dicano.

Grasse risate.

Ancora più odioso il paragone, che ho visto condividere sui social anche da persone della fu “sinistra antagonista”, con gli estintori e il gas che contengono. In particolare ho in mente una vignetta in cui il protagonista, implicitamente un “novax”, è circondato dalle fiamme ma esita ad attivare l’estintore chiedendosi se il contenuto avrà effetti a lungo termine sulla sua salute.

La condivisione divertita di questa bestialità implica che l’epidemia in corso sia un incendio senza scampo, e quindi veicola una visione caricaturale quanto quella del presidente del consiglio («Muori… fai morire»); in subordine, implica che di norma non vengano fatte valutazioni tecniche e sanitarie sui gas estinguenti e sulla loro conservazione. Cosa che invece avviene, sia in fase di autorizzazione da parte dell’Unione Europea e degli stati, sia in fase di verifica puntuale da parte dei vigili del fuoco. Quindi l’interrogativo sulla sostanza estinguente è assolutamente legittimo, anche se alla fine ritengo che l’animaletto antropomorfo della vignetta finirà per usare la bombola per salvare la propria vita da un pericolo imminente, usandolo quindi come farmaco – salvo me stesso da un pericolo presente, anche correndo rischi futuri – e non come vaccino, che come detto sopra apre questioni più complesse.

Ovviamente c’è un modo brutale per sciogliere i nodi etici, ed è quello dell’organicismo: se si considera la società come corpo unitario, ciò che diventa determinante è che il potere sappia narrare e imporre il proprio progetto di salvare la società, e a fronte di questa (presunta) salvezza ogni sacrificio può essere chiesto agli individui. Per la sinistra marxista questa via dovrebbe essere quantomeno problematica, visto che già Marx avvertiva che salvare la società significa salvare il suo assetto di classe; ma in tanti sono pronti, mi pare, ad aderire al nuovo organicismo dandogli nuovi nomi, morbidi e accattivanti.

Fatte queste premesse, torno al punto: se la situazione è quella indicata dal governo, e se i vaccini sono la soluzione (sappiamo che tutto ciò non è vero su molti piani, ma continuiamo als ob), cosa impedisce la loro obbligatorietà? Tre sono le risposte date dai più, e le ritengo tutte inadeguate, prevalentemente perché sbagliano la lettura di contesto.

«La costituzione impedisce l’obbligo» (come impedisce il Daspo)

Prima risposta: non viene introdotto un obbligo perché esso non sarebbe costituzionalmente sostenibile. Questa è la posizione, per esempio, di un ottimo documento pubblicato sul sito della rivista di Magistratura Democratica, intitolato «Sul dovere costituzionale e comunitario di disapplicazione del cd. decreto green pass». Il testo parte dalle debolezze fattuali che stanno sullo sfondo del GP, ovvero che né vaccinazione né tampone garantiscono certezza di non contagiosità, e arriva ovviamente, come annunciato dal titolo, al punto focale: «soltanto una legge che imponga la vaccinazione obbligatoria […] potrebbe costituire valido fondamento giuridico al Green pass di tipo prescrittivo»; ma l’obbligatorietà del vaccino

«sarebbe comunque costituzionalmente discutibile, o comunque necessaria di seri e rigorosi approfondimenti, non solo in virtù della natura sperimentale dei vaccini utilizzati, ma anche dalla mancanza di prova circa la sua capacità di limitare il contagio (effetto sull’infezione e non solo sulla malattia)».

Ne deriva quindi, interpreto in modo atecnico quanto leggo, che col GP si aggira l’obbligo di legiferare direttamente in merito alla compressione di diritti costituzionalmente garantiti (e nella sua versione settembrina si impedirà anche di recarsi al lavoro ad alcune categorie di lavoratori), imponendo in modo surrettizio un obbligo vaccinale de facto.

Ora: è tutto vero e limpido; e fa pietà vedere i giornali “borghesi” assumere posizioni diverse da questa, quando non perdono occasione per mettere in piedi stucchevoli panegirici per festeggiare la costituzione. Ma è, come dicevo, la lettura di contesto a essere sbagliata, ovvero quella che vede sussistere il diritto positivo e una consolidata gerarchia delle fonti, e ne analizza il vulnus, che nella fattispecie è il GP.

Benigni saluta «ła più bella del mondo» mentre prende il volo (immagine da qui).

La verità è che questa lettura è spaventosamente in ritardo, mentre lo stile di governo attualmente (e da tempo) in costruzione – e che in questa pandemia ha concluso l’infanzia ed è entrato nella sua adolescenza, ovvero nel tempo della crescita tumultuosa e della foia incontenibile – non viene neppure sfiorato da queste obiezioni, e anzi riceve un piacevole solletico dalle critiche vintage, che ricordano il salotto di nonna. In questo stile di governo sono proprio le questioni che più implicano e plasmano la nostra vita materiale a essere decise da uno sfuggente complesso capitalista-statuale e non nell’ambito del diritto positivo.

La forza coercitiva del complesso capitalista-statuale ovviamente aumenta più si è socialmente deboli ed esposti al suo arbitrio. Se sei povero e non hai un biglietto vieni espulso dalla stazione ferroviaria in cui trovavi rifugio la notte. Lo ha deciso una legge? No: lo ha deciso il gestore privato-pubblico delle stazioni. Ti viene poi impedito di chiedere l’elemosina in centro tramite un Daspo, una “messa al bando” da determinate zone. L’ha deciso la legge? Sì, ma in modo torbido. Nel 2008 un decreto del ministro Maroni dava poteri smisurati in tal senso ai sindaci; questi poteri sono stati dichiarati illegittimi nel 2011 ma infine sono stati riaffermati da Minniti nel 2017, come se la sentenza 115/2011 della corte costituzionale fosse il consiglio di uno zia troppo tenera di cuore. Lo sentite il profumo di anice delle caramelle di nonna?

In questa stessa filiera di decreti “sicurezza” (Minniti, Salvini e la riforma del 2020) troviamo ogni tipo di forzatura giuridica possibile e immaginabile, che vede l’applicazione del Daspo verso persone che siano state solo denunciate per certi reati, e non ancora riconosciute colpevoli; la determinazione arbitraria delle «immediate vicinanze» dei luogo interdetto, lasciata alle forze di polizia, e altre perle quali la trasformazione delle violazioni delle misure amministrative in reati, utilmente riassunte da Rossella Selmini.

Gli esempi dello sfaldamento del diritto positivo sono potenzialmente infiniti, toccano persino i cittadini perfettamente integrati, ed eccedono persino i provvedimenti giustificati da questa o quella emergenza. Avere lo SPID è formalmente obbligatorio, per esempio? C’è stato un dibattito politico attorno all’introduzione coercitiva dell’identità digitale per ognuno e ognuna di noi, è stato valutato il suo rapporto di rischi e benefici, sono state valutate le ampie possibilità di discriminazione che seguono una tale decisione? No, perché tale decisione non è mai stata assunta: non è obbligatorio avere lo SPID, ma lo SPID è obbligatorio per accedere a servizi indispensabili della pubblica amministrazione, cioè per sopravvivere. Vi ricorda qualcosa? (Anche lo SPID, si noti, è un ibrido pubblico-privato).

Un altro esempio particolarmente gustoso di pervertimento dei fondamenti del diritto operato dallo stato, e che tocca chiunque, è quello del «patto formativo» fatto firmare ai genitori all’atto dell’iscrizione dei figli a una scuola. Esso non è in alcun modo un «patto» ma un documento indispensabile alle pratiche, su cui i genitori non hanno nulla da poter eccepire: o firmano o l’iscrizione non è perfezionata (e parliamo di scuole dell’obbligo). Se ricordate la vicenda delle «treccine blu» di Scampia, la linea di difesa dell’allucinante decisione della preside di sospendere il tredicenne per la sua capigliatura si fondava, sui social e sui giornali, proprio sull’avvenuta sottoscrizione del patto formativo».

Di fronte a questo livello di mistificazione operato dal potere, anche in un luogo delicato come le scuole, le scelte sono due: o indignarsi perché nei programmi è prevista un’«educazione civica» che con tutta evidenza non si rispetta neppure nelle sue istanze più elementari, oppure prendere atto che le strutture del diritto per come ci sono state tramandate non esistono più, che il contesto è irreversibilmente mutato.

«Non vogliono sborsare i soldi»

La seconda tipica risposta alla domanda «perché non viene introdotto un obbligo vaccinale?» suona più o meno così: perché facendo firmare la “liberatoria” e fingendo che si tratti di una libera scelta lo stato non rimborserà in denaro chi subisce danni dal vaccino. Il già citato documento Sul dovere costituzionale e comunitario…” ipotizza che

«non sia affatto scontata la corresponsione di un indennizzo […] ai sensi della legge 210/92 posto che ad oggi è sempre stato necessario un intervento ad hoc della Corte costituzionale per estendere la vigenza della legge succitata di volta in volta anche alle vaccinazioni non obbligatorie ma solo raccomandate. Ne deriverebbe quindi un paradosso insuperabile giacché il danneggiato da farmaco sperimentale, per di più caldeggiato al punto da costituire discriminante per l’esercizio di libertà fondamentali, e quindi surrettiziamente obbligatorio, godrebbe di trattamento deteriore rispetto al danneggiato da un qualunque vaccino raccomandato per il quale la Corte costituzionale sia già intervenuta […]»

Nonostante la compromessa situazione di legalità costituzionale di cui sopra, credo sia assai improbabile non vengano estesi gli indennizzi a questa vaccinazione, e questo lo sa anche il governo. Non sborsare i soldi poi non mi sembra l’istanza fondamentale, in questa fase di denaro dall’elicottero. Credo prevalga, anche qui, la scelta di/ stile di governo.

«Volevano evitare il pandemonio»

La terza spiegazione della scelta governativa sul GP è quella dell’evitare «che succeda un pandemonio». Essa mi pare poco sensata se applicata alle piazze: eventuali piazze contro l’obbligo vaccinale non sarebbero state molto diverse per dimensioni e combattività da quelle che si sono viste contro il GP. Inoltre, nessun governo sarebbe così scemo da introdurre un obbligo generalizzato e improvviso: esso, proprio come sta accadendo per il GP, sarebbe stato istituito per categorie e passaggi successivi sempre più allargati, creando un piano reso scivoloso dal principio della eguaglianza regressiva tanto amato dai governi degli ultimi decenni.

Un esempio vistoso di questo principio è quello dell’innalzamento dell’età pensionabile delle donne “per eguaglianza rispetto a quella degli uomini”. Contro provvedimenti complessi e subdoli come quelli assunti con il presente stile di governo è comunque difficile inventare una piazza da un giorno all’altro; l’auto-dissoluzione della “sinistra antagonista” ha fatto il resto.

Circola anche l’ipotesi che il «pandemonio» sarebbe scoppiato con la Lega, in caso di introduzione dell’obbligo vaccinale. Stento a credervi perché anche in quel caso, come sul GP la Lega si è intestata la “dirimente” esclusione dei ristoranti degli alberghi dall’obbligo di pass, anche per l’obbligo vaccinale avrebbe creato un finto fronte di resistenza che Draghi le avrebbe concesso, e tutto sarebbe finito lì.

Punire fuori dai contesti istituzionali

Due sono invece le ipotesi che propongo sul perché l’obbligo vaccinale sia stato introdotto in modo subdolo tramite il GP.

La prima è già chiaramente emersa da quanto detto: lo stile di governo presente agisce nel torbido. Evita la contrapposizione netta ma costruisce e modella premi e punizioni in modo frastagliato, apparentemente individualizzato ma in realtà algoritmico (come lo sono i social). Il tema del “credito sociale” e della “patente a punti” – non quella di guida, ma le diversificate patenti di cittadinanza che vanno emergendo – è già stato evocato nella discussione in calce al primo post sul GP.

I giornali sono stati abbagliati dal fatto che Draghi non abbia profili social, ma la verità è che in questa occasione il governo ha dimostrato di agire in modo compiutamente social. I renitenti al vaccino non-obbligatorio sono puniti prima di tutto dal disprezzo social, ma anche quando sono puniti dallo stato (puniti per non aver fatto una cosa facoltativa) questa punizione viene comminata in modo corrispondente alle fantasie oscene dei social.

Chi non si vaccina non riceve una convocazione obbligatoria a un centro vaccinale e un crescendo stabilito per legge di pressioni dal forte e amaro sapore istituzionale, ma viene tenuto fuori – anche dal proprio posto di lavoro – a causa del semaforo rosso emesso dalla app incaricata di interpretare la validità di un QR code, vedendosi la strada sbarrata non da un agente di PS ma da una guardia privata, molto di frequente privata anche nel caso si tratti della portineria di un ente pubblico. Si configura così una pena e una condanna che si svolge totalmente al di fuori dei contesti istituzionalmente preposti, delle loro procedure odiose ma certamente più garantiste di così, in una messa in scena ispirata al peggiore giustizialismo da social. Questo sistema, è quasi ozioso farlo notare, è modulare ed espandibile a piacimento, ben oltre la durata della pandemia.

Il bacino dei nemici pubblici non deve mai rimanere a secco

La seconda spiegazione “alternativa” che propongo è strettamente legata alla prima e al bacino di consenso social.

Un obbligo vaccinale vero e proprio avrebbe creato semplicemente delle persone in situazione di illegalità, che si sarebbero trovate quindi in uno stato definito dal diritto positivo, con tanto di sanzioni in chiaro, con minimi e massimi edittali eccetera. L’obbligo avrebbe recato con sé un’intrinseca gravità, quella resa dal motto implicito: lo stato esige di fare un’azione sul tuo corpo per un bene superiore. Un approccio di questo tipo non è facilmente sfumabile, né replicabile a piacimento domani e dopodomani per la prossima emergenza. Inoltre a un certo punto, passata la data stabilita per ottemperare all’obbligo, il bacino degli illegali si sarebbe staticizzato e i telegiornali avrebbero diffuso le cifre dei non vaccinati. La questione avrebbe perso dinamicità, interesse; alla fine sui social si sarebbe solo potuto applaudire le operazioni di polizia, ma più di qualcuno, che oggi magari sostiene acriticamente il GP, forse si sarebbe sentito a disagio nel ruolo di fan delle divise, e sarebbero cominciate le defezioni dalla canea urlante.

Al contrario la scelta di usare il GP come strumento di ricatto lascia la questione perennemente aperta, anche per l’illusoria porta-di-servizio dei tamponi – ovviamente è pura fantasia per un insegnante o equiparato farsi un tampone ogni due giorni – e quindi il bacino dei nemici pubblici rimane mobile, indefinito, magari calante a ondate successive ma senza una data di scadenza precisa, dunque c’è tanta ciccia da social da rosolare a fuoco lento, per alimentare gli hater di regime e la costruzione telematica del consenso. Creando così il capro espiatorio da passeggio perfetto per attraversare i prossimi mesi di prevedibili fallimenti nella delirante e devastante ricerca dello Zero contagi.

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* Wolf Bukowski scrive su Giap, Jacobin Italia e Internazionale. È autore per Alegre di La danza delle mozzarelle: Slow Food, Eataly Coop e la loro narrazione (2015), La santa crociata del porco (2017) e La buona educazione degli oppressi: piccola storia del decoro (2019).

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157 commenti su “L’arte di governare nel torbido. Due ipotesi su Green Pass e (assenza di) obbligo vaccinale

  1. Non credo si possa analizzare il comportamento del governo italiano (ma non solo), senza mettere al centro il fatto che i vaccini non fanno quello per cui sono stati pubblicizzati, ovvero evitare o ridurre i contagi. La frase di Draghi più che essere vomitevole per le sue implicazioni, lo è per la sua malefede. Lui stesso è senza dubbio al corrente del fatto che il Centre for Disease and Control ha esplicitamente affermato che un vaccinato trasmette il virus allo stesso modo di un non-vaccinato, come anche gli sarà giunta voce che gli scienziati pro-vax in America stanno gradualmente (direi finalmente) cascando dalle nuvole, facendo botti inauditi nello schiantarsi a terra, arrivando ad affermare l’ impensabile: che chi ha il vaccino si ammala quanto un non-vaccinato. Non trovi queste notizie su repubblica, ovviamente, e nemmeno devi andartele a cercare in qualche rabbit-hole “cospirazionista”, a patto che non si includa in questa categoria chiunque esprima dissenso. Sono lì, alla luce del sole, sul maledetto world wide web, dietro la cortina di ferro di facebook e twitter, basta spiccicare due parole di inglese, dedicarci un po di tempo e non cagarsi sotto di fronte al bullismo di stato, soprattutto se puoi “socialmente” permettertelo.

    Credo che i governi siano altamente consapevoli della bordata alla loro legittimità e credibilità che arriverà, (gli do tempo fino alla prossima primavera), quando nessuna coltre propagandistica potrà sviare l’attenzione dall’ evidenza del fallimento colossale della campagna vaccinale. Quando allora l’ imperativo sarà cercare evadere gli interrogativi sul perchè gli unici interessi ad essere stati portati avanti, tra lockdown, insulti e green pass, sono stati quelli delle case farmaceutiche. Draghi et al. hanno scommesso tutto sui “vaccini” come via al ritorno alla normalità e lo scapegoating sui “no-vax”, per cui il GP si rende strumento indispensabile, potrebbe ben essere l’ultima mano a loro disposizione prima che le carte vengano scoperte, contando nel frattempo che l’ “opinione pubblica” rimanga sugli attuali livelli di prostrazione, continuando a bersi qualsiasi percolato gli arrivi dagli organi di stampa mainstream.

    Non trovo altre spiegazioni per cui i governi, (con rare eccezioni, vedi l’ Islanda, certo ma chissene dell’ Islanda, quante medaglie olimpiche ha vinto?), stiano forzando la mano sui vaccini che, dati alla mano, non fanno assolutamente nulla di ciò che è indicato nel foglietto illustrativo. Che, a pensarci bene, non esiste.

    • Premessa: il mio post è su un metodo/stile di governo, e quindi, nonostante siano certamente interessanti, non intendo rispondere a punti fattuali tipo chi e quanto infetti più o meno di un altro, vaccinato o no. Il dato di fondo, su cui mi pare ci sia consenso diffuso, è che il vaccino non ferma la circolazione del virus, in che percentuale lo faccia o non lo faccia non mi pare dirimente per la sostanza del discorso.

      Il metodo/stile di governo di cui parlo incorpora e rende comunque possibile la mistificazione di ogni dato. Però appunto più del dato mi interessa il metodo, che opera (1) creando un bacino di consenso, in particolare social, e quando necessario (2) fornendo i necessari nemici per mantenere integro quel bacino di consenso. Qui volevo dimostrare come con lo stesso torbido metodo vengono affrontate diverse questioni, spesso emergenziali ma non solo (anche se in Italia è difficile che qualcosa non sia almeno un po’ emergenziale, al limite è “l’emergenza modernizzazione”, “l’emergenza produttività-del-lavoro” o altre trovate mediatiche e confindustriali).

      Non riesco a condividere le tue certezze su ciò che accadrà di qui a poco. Esperimento da fare: a, diciamo, maggio 2020 avremmo mai immaginato che nell’estate dell’anno successivo saremmo stati ancora a questo punto, con gli stessi temi con un nuovo vestito, il runner diventato no-vax eccetera? Io ammetto che non lo avrei immaginato, avrei pensato banalmente a una brutta novella distopica.

      Tu se intendo bene sei convinto che esistano “fatti”, di qualsiasi tipo essi siano, che metteranno in crisi questo stile/metodo di governo. Io invece temo che questo metodo/stile di governo sia in grado, almeno finché mantiene l’attuale prestanza, di venire a capo di qualsiasi “fatto”, riscrivendolo a suo vantaggio.

      • > Esperimento da fare: a, diciamo, maggio 2020 avremmo mai immaginato che nell’estate dell’anno successivo saremmo stati ancora a questo punto

        Santo cielo, sì, decisamente sì: io, personalmente, avrei immaginato esattamente una sedimentazione e sclerotizzazione dell’emergenza e il suo divenire nuovo stanco paradigma di società (“Luigino, metti la mascherina che è pericoloso fuori…”, “Caro cliente, i nostri ambienti sono sanificati quotidianamente per fare acquisti in piena sicurezza…”).

        Immagino in verità lo stesso anche l’anno prossimo, e fra due anni ancora, e…

        Tutto quello che vediamo, come giustamente osservi qui e altrove (e non so se tu possa incassare mai abbastanza plauso per la tua bravura) è del resto la manifestazione estrinseca di tendenze intrinseche al modo di governare e ai rapporti fra esseri umani in atto da _decenni_.

        Aggiungici, come osservano i WM altrove, che le emergenze si sedimentano e diventano “prassi”, e mi sembra plausibile che passeremo per le porte dei bar con la mascherina fino alla fine dei tempi, e se “gli ospedali scoppiano” sarà colpa de I Giovani o dei No Vax, a cui saremo addestrati ad augurare pubblicamente sofferenze atroci.

        Segnalo delizioso titolo da Il Gazzettino: “Ricoverati in ospedale dopo il contagio tre no vax si pentono e chiedono scusa”.

        • Ah chissà, forse hai ragione! Immaginario distopico e previsioni sociali sono così sovrapponibili da essere difficili da distinguere, sia come anticipazioni che ripercorrendo oggi ciò che pensavo ieri.

          In effetti proprio su questa rincorsa tra realtà e distopia ho scritto la postfazione alla nuova edizione 2021 di un mio racconto distopico del 2012 (Il grano e la malerba). Per alcuni aspetti il racconto è invecchiato, per altri – le logiche emergenziali, in quel caso applicate alla presunta scarsità di cereali- è perfettamente sovrapponibile a quella che sarebbe stata, otto anni dopo, la gestione del Covid. Non era profezia, ovviamente, ma il riconoscimento di un “nuovo paradigma di società”, come dici tu, che andava già allora definendosi.

    • Non è vero che il CDC ha detto che un vaccinato è contagioso come un non-vaccinato. Quello che hanno detto è che può succedere che nelle vie aeree superiori di un vaccinato ci sia la stessa carica virale che in un non-vaccinato. Ma hanno detto anche che non è un evento comune. E comunque la carica virale ha una durata inferiore, per effetto del vaccino. Sono tutti fattori che incidono sulla contagiosità a livello di popolazione. Il punto è che non può esserci la certezza che un vaccinato non sia contagioso. Che è importante, per carità. Ma si sapeva fin dall’inizio e l’errore è stato creare aspettative esagerate, su questo sono d’accordo. Resta il fatto che l’effetto sulla circolazione del virus i vaccini ce l’hanno eccome.

      Quanto all’Islanda, attualmente ha il 93% della popolazione over 16 vaccinata. Pensa se avesse forzato la mano…

      • Ecco, nel non voler scendere in dettagli sulla circolazione del virus e sul suo rapporto con il vaccino in realtà ho già detto troppo, e ringrazio Isver per le precisazioni.

        Voglio qui ricordare un’altro commento di Isver al primo post sul GP ( https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/07/come-rapportarsi-alle-grandi-mobilitazioni-contro-green-pass-et-similia-alcune-indicazioni-dalla-francia/#comment-43868 ), commento che avevo ripreso in una prima versione di questo post, ma che poi nella riscrittura è saltato. Ne riporto qui il punto determinante:

        «l’adesione alla campagna vaccinale è stata massiccia e senza bisogna di spinte […] tra gli ultrasessantenni si sfiora il 90%. E tra i vaccinabili fino a 59 anni, credo si arriverà tranquillamente al 70-75%. Il tutto malgrado una gestione scellerata del caso AstraZeneca. […] Secondo me non c’era nessun bisogno di obbligo di green pass e forzature del genere. E te lo dice uno che non è neanche pregiudizialmente contrario all’obbligo vaccinale. Ma su basi ben diverse.»

        Dunque: il metodo/stile di governo applica il soluzionismo, ma non gli interessano le soluzioni. I problemi, possibilmente resi inconprensibili da strati di finzione e quindi privati di soluzione, sono molto più utili alla conservazione del potere.

        • [/quote] Dunque: il metodo/stile di governo applica il soluzionismo, ma non gli interessano le soluzioni. I problemi, possibilmente resi incomprensibili da strati di finzione e quindi privati di soluzione, sono molto più utili alla conservazione del potere.[/]

          Hai riassunto in poche righe, impeccabili, quello che trovo uno strumento euristico fondamentale per leggere l’ attività del governo, e non potrei essere più d’ accordo con te. Allo stesso tempo credo che l’ oggetto specifico del metodo di governo (intendo la campagna vaccinale), apporti un ulteriore carattere qualitativo alla volontà di conservazione di potere, se vogliamo un “salto” di qualità particolarmente odioso, di cui la malafede è a mio parere solo il carattere più apparente. Non vado oltre, perchè intendo rispettare la tua volontà di non entrare nei punti fattuali sull’ efficacia o meno dei vaccini, che forniscono buona parte delle argomentazioni su cui baso la mia tesi.

          Per le stesse ragioni mi limito* ad “agree to disagree” con Isver (come con molti altri in questi giorni) sull’ efficacia dei vaccini. Non solo. In una discussione del genere, anni luce dall’ aver alle spalle anche un rudimentale consenso scientifico sul virus, ancor prima che sui vaccini, rischiamo tutti, io per primo, di cadere nella trappola del pregiudizio di conferma. Finendo poi per diventare strumentali al metodo di governo di cui sopra, per cui la guerra di opinioni tra vax contro no-vax costituisce parte della scenografia di finzione.

          Ancora meno rilevanti alla discussione sono ovviamente i miei vaticini sul futuro e la mia adeguatezza come Cassandra de noantri.

          * una precisazione sull’ Islanda la devo fare però, anche perchè mi rendo conto di aver contestualizzato male l’ esempio. Proprio il paese che ha raggiunto il 93% di vaccinazioni (prendo per buono il dato), ha visto un incremento tale delle persone ospedalizzate (anche vaccinate) da decidere di abbandonare l’ idea di raggiungere l’ “immunità di gregge” con la vaccinazione, ma lasciando il virus contagiare la popolazione non vulnerabile. Che poi era tecnicamente quello che “immunità di gregge” significava prima che il WHO ne cambiasse la definizione ad hoc. Esattamente il contrario della politica del green pass.

          qui il link (sito islandese, google translate fa un egregio lavoro) https://www.visir.is/g/20212140884d/na-thurfi-hjardonaemi-med-thvi-ad-lata-veiruna-ganga

          • Allora let’s agree to disagree sull’efficacia dei vaccini. Anche se così rischiamo di cadere comunque nella trappola. I vaccini sono efficaci poco o abbastanza – e non più sì o no, a questo punto – in funzione dell’obiettivo da raggiungere attrarverso la vaccinazione. Chiaro che se l’obiettivo, delirante, come giustamente lo definisce wolfbukowski, è zero contagi, allora i vaccini non saranno mai efficaci a sufficienza e si ritorna a bomba al focus della discussione. Il soluzionismo applicato sostanzialmente in astratto e potenzialmente all’infinito, perché il problema è sempre lì e sempre uguale. Mutato, come il virus e con il virus, ma uguale.

            L’efficacia dei vaccini, se non altro, entro certi limiti, anche “psicologici”, è misurabile. Una volta che hai dei numeri abbastanza solidi, diventa difficile ignorarli. Nel bene e nel male. Da qualcosa di reale bisognerà pur partire, credo, per inchiodare il (metodo/stile di) governo.

            Quanto all’Islanda, col 93% di over 16 vaccinati, non avrebbe avuto senso comunque cercare di aumentare ancora la copertura vaccinale. Noi però siamo al 60%.

    • Spiace doversi avvitare a noia su questi dettagli, visto il tono più generale e politico del pezzo di WB (e a mio avviso più interessante), ma come già altri fanno notare, a guardare un po’ di dati è quantomeno inesatto scrivere che il vaccinato contagi tal quale il non vaccinato, ed è una bella forzatura sostenere che i cdc lo abbiano detto. Hanno detto altro, come ti fanno notare.

      Su profezie di fallimenti epocali dei vaccini non mi pronuncio, ma insomma una cosa mi viene da dirla: tutto questo armamentario di argomenti a tinte un filo apodittiche e colpi di accetta vari, se prende piede, non temi allontani parecchi da un dibattito meno sbrigativo e altrimenti utile?

      Saltare troppo sbrigativamete da una cornice all’altra (dall’analisi di strategie politiche all’interpretazione perentoria di dati medici e sanitari molto parziali) non è un cattivo servizio reso alla comprensione delle importanti sfumature che, personalmente, vedo in tutta la macro-faccenda green pass e vaccini? Non cadiamo in uno schema binario un po’ troppo simile a quello oggetto di critica?

  2. Vado un po’ di traverso all’articolo (in principio, poi mi ricollego) per parlare dell’obbligo vaccinale.

    Capisco le obiezioni al Green Pass, ma continuo a non capire le obiezioni politiche all’obbligo vaccinale, o anche semplicemente al vaccino. L’obbligo vaccinale sarebbe una misura simile a tanti altri “obblighi”, o almeno io così la interpreto. Un vincolo sociale più che una forma di repressione/controllo.
    Se ci fermiamo al dato sanitario, contrariamente a quanto letto nell’articolo, un grandissimo numero di farmaci si basano su proiezioni ed ipotesi. Esistono una moltitudine di terapie e medicinali preventivi, anzi, la “prevenzione” se fatta bene è l’arma migliore di una sanità popolare. Il vero problema della prevenzione (quindi della medicina delle “ipotesi”) è che a tutt’oggi non è paritaria, non è equa, non è davvero democratica, come sappiamo benissimo.
    Chiaro: la rincorsa alla vaccinazione a tappeto non ha a livello sistemico nobili fini. Ha il solo obiettivo di far ripartire la giostrina dei consumi. Indubbiamente la fabbricazione e l’uso di vaccini avviene all’interno di un contesto in cui per prima cosa s’è mirato a speculare. Altrettanto reale è lo scarico di responsabilità verso il basso quando si tratta di trovare “cattivi” da additare.
    Eppure se immagino con grande sforzo una società assai migliore – ma non perfetta – fatico a trovare alternative più valide della vaccinazione per uscire da una pandemia. Alla vaccinazione e al “vincolo vaccinale”. E con “migliori” non intendo a livello di performance, ma soprattutto a livello politico/etico.

    Per quanto riguarda il cuore dell’articolo, a cui mi ricollego adesso, sono d’accordo. Non inserire un obbligo vaccinale ma ricorrere al ricatto del Pass (niente vaccino niente lavoro, niente vaccino niente ristorante, niente vaccino niente università), è stato funzionale all’apertura di uno spazio enorme di “non normatività” e deresponsabilizzazione istituzionali dentro alle quali si può muovere qualunque cosa. Non solo; in questo spazio si può licenziare a cuor leggero, si può rincorrere il “sogno” di scuole ripulite, si può combattere il degrado, escludere persone indesiderate, si può muovere un gran mercato di dispositivi securitari, si può serrare un confine fingendosi dispiaciutissimi, ecc.

    Ps: Visto che è il mio primo commento (anche se vi leggo da secoli) approfitto per ringraziarvi tutti del dibattito che sempre trovo (quasi solo) qua e che sempre tanto mi fa riflettere/discutere me stessa
    :)

    • Premetto che non voglio discutere della bontà o meno dell’obbligo vaccinale. Questo è un articolo su un metodo/stile di governo, ho inserito una nota sull’obbligo vaccinale, sostenendo che è una questione di cui ritengo sensato discutere, ma non credo che la mia opinione sul punto abbia la minima importanza, né che possa sostituire o persino “innescare” la discussione pubblica che non c’è e che non ci può essere, visto che il tema è impossibile da maneggiare serenamente ormai da anni a questa parte.

      Sui farmaci ho operato una semplificazione, è ovvio che le aree di sovrapposizione tra questioni etiche dei farmaci e questioni etiche dei vaccini ci sono, non stiamo parlando di elefanti e stampanti laser, ma di prodotti che in ogni caso vengono iniettati/deglutiti etc in corpi umani per motivi sanitari. Anche qui il mio scopo era smontare la facile obiezione twitteresca (“anche i farmaci che prendi” eccetera) e non fare un compendio :)

      La parte centrale di ciò che dici però non mi convince, non perché sia sbagliata, ma perché fatico a maneggiare concetti come “salute popolare” o “società assai migliore” e relative soluzioni quando stiamo parlando di un fatto sociale (l’epidemia di Covid) in cui il livello di contaminazione mistificatoria, e di emergenzialismo globale (planetario) sparato a reti unificate, rende impossibile, almeno a me, sceverare eventi medici, virali, politici, propagandistici,furbizie spicciole, capri espiatori, eroi da elevare poi precipitare, pescecani da digitalizzazione… In una “società assai migliore” questa vicenda sarebbe stata abissalmente diversa, questa è la sola certezza che ho.

      • Eccomi (in ritardo).
        Sì, ammetto di aver tirato un po’ l’argomento dell’obbligo vaccinale “per la giacchetta” dentro alle tue considerazioni, forse proprio perchè non riesco a scindere le riflessioni in merito da quelle sul Green Pass. Limite mio penso.

        Hai pure ragione a dire che “in una società assai migliore” probabilmente questa vicenda sarebbe stata “assai diversa” sin dal principio e quindi boh, magari certe storture insanabili non si sarebbero proprio presentate. Diciamo che mi sarebbe piaciuto riflettere sui vaccini e sulle loro opportunità in un mondo diverso da quello in cui ogni volta tocca scegliere il male minore invece del bene.

  3. L’unica cosa che mi lascia perplesso della ricostruzione del post è la sensazione che possa lasciare l’impressione del “disegno”. Ho letto troppe cose dell’autore per non sapere che non è questa l’intenzione però secondo me va un po’ precisato e ribadito. Gli attori di governo (in senso ampio, anche se l’ammucchiata ha il pregio di rappresentarli per il meglio) partecipano alle decisioni andando abbstanza random, con strategie di corto respiro condizionate dagli interessi che si contrappongono e che prevalgono in modo a-sistematico (in questo ci leggo una lotta interna tra il nuovo capitalismo delle piattaforme e il vecchio capitalismo dei consumi che necessitano di movimenti). Sono tutte riduzioni ovviamente e non so se riesco a spiegarmi per bene ma il “torbido” nelle decisioni politiche è una costante.
    Una delle tre spiegazioni confutate da Wolf, il non volersi assumere la responsabilità, forse avrebbe bisogno di uteriori prove rispetto all’articolo di Magistratura Democratica, che è stato in qualche modo confutato in http://www.lacostituzione.info/index.php/2021/08/09/replica-al-documento-anti-green-pass-pubblicato-da-questione-giustizia/?fbclid=IwAR3ifhlPGQDCyFTVXsNLBFu3nu2_cfmO6dVMm3UOK0W0XIXDCOmkOdJuMCc, in cui si parla addirittura di “eversione costituzionale” anche se non nella parte relativa appunto agli obblighi di rimborso, che con questi chiari di luna però chissà, intanto la responsbilità me la prendo io, poi si vede.
    Fuori tema: negli ultimi 40 anni quale pandemia è stata “risolta” col vaccino? Non me ne viene in mente neanche una, ma chissà.

    • Certo che c’è un disegno! E il disegno è nel metodo/sistema e nell’emergenza. Come nella selezione naturale i provvedimenti/sparate del governo sono random, ma quelli che sopravvivono, cioè diventano effettuali, sono quelli che mostrano maggiore adattabilità rispetto al sistema di governo e all’emergenza.

      Per fare il primo esempio che mi viene in mente: qualcuno, nel governo (non ricordo chi) dice “tamponi a prezzo calmierato!”; ma questa voce si perde e Draghi annuncia tamponi a prezzo calmierato ma solo per i minori di 12 anni, altrimenti c’è il rischio che in troppo prendano il GP coi tamponi. Ma la razio del GP non era quella di non far circolare persone contagiose? (Altra cosa detta qui e là in altre fasi) No: la ratio che sopravvive alla selezione darwiniana delle cazzate dei governati è solo quella di far aumentare le vaccinazioni, e non quella *anche* di spingere le persone a fare tamponi, siano esse vaccinate o meno. Ecc ecc. Non è un “disegno” in senso complottista; chiamiamolo, se vuoi, “disegno intelligente” :D

      Sul secondo punto: il testo di lacostituzione.info è uno sfogo virocentrico tradotto in giuridichese. Potrebbe pure essere il pensiero prevalente tra costituzionalisti, non so, ma io ho citato quello della rivista di MD perché si collocava in un solco e in una storia, quella di considerare la costituzione un argine ai provvedimenti più palesemente vessatori; e per dimostrare perché aspettarsi che quell’argine regga è illusorio. I pareri “costituzionali” come quello che linki sono invece palesemente dalla parte del crollo dell’argine, ma quel crollo non necessita di essere ulteriormente dimostrato, purtroppo.

      • Giuro che ieri sera (notte) stavo scrivendo una risposta a robydoc citando “disegno intelligente” tra virgolette e l’evoluzione :))

        Poi ero di fretta, era tardi e avrei scritto stupidaggini, così l’ho annullato (non che adesso sia esente dal pericolo).

        Questo tuo però, mi permette di ritentare meglio: @ WB, se è così come dici tu (e penso anch’io che sia così!) non so come facciamo a “salvarci”.
        (dov’è la “proposta”, come direbbe AlexJC :-))

        Se questi meccanismi funzionano come l’evoluzione, come fai a pensare di “evitarli”? Non puoi. E’ come pensare di far evolvere i marsupiali in eurasia. O sperare che si evolva una civiltà di polpi o accorciare il collo alle giraffe, semplicemente non è successo.
        Quindi se lo stile di governo più distopico possibile è quello meglio adattato, ci troveremo quello indipendentemnte da qualunque cosa si possa fare o pensare, perché è così che va?

        Lo trovo realistico ma decisamente sconfortante.

        Preferirei a questo punto credere ai campi morfici, sapendo che il campo morfico della distopia è molto ben strutturato e coerente, ma sperando di riuscire a immaginarne / crearne collettivamente uno migliore.

        • Adesso la sparo grossa, e la sparo pure grezza (sono sicuro che ogni commentatore di questo spazio saprebbe raffinare il pensiero).

          È chiaro (e ce lo hanno detto non a caso numerose sirene lungo la via, con previsioni quasi sempre realizzate nella sostanza) che dai tempi della prima rivoluzione industriale il paradigma capitalista è stato _esattamente_ una corsa verso la distopia.

          Non può succedere altrimenti quando ti imponi un obbiettivo manifestamente opposto al benessere umano, quale può essere la massima _estrazione_ di valore (e _distruzione_ di risorse), come obbiettivo a cui la collettività deve tendere.

          Anzi, il mero _includere_ tale obbiettivo fra quelli perseguiti finisce col divorare tutti gli altri, che non sono in grado di aumentare la propria stessa forza e _agency_ se alimentati.

          Il sistema si riorganizza progressivamente tendendo a distopie sempre peggiori (sempre più funzionali all’obbiettivo), con occasionali boccate di ossigeno dovute a fattori estrinseci a cui segue sempre un’accelerazione della tendenza distopica (“negli anni ’90 non si stava così male [grazie alla sinergia delle conquiste degli anni ’60-’70, alla disponibilità di risorse a un oggettivo progresso tecnologico] _quindi_ il blairismo è un’ottima idea”).

          La cosa esilarante è che ogni critica al sistema presso il cittadino medio “ragionevole” incontra ancor oggi la risposta: “eh, ma questo sistema ci garantisce standard di vita materialmente più alti”.

          In moltissimi credono di vivere nell’_immagine_ con cui il sistema si autorappresenta (per capirci, quello dell’America degli anni ’60, di Mad Men) e hanno _rimosso_ completamente la discrepanza con la realtà capitalista (vivere in un allevamento intensivo gigante in cui _materialmente_ vieni ricacciato in casa alle 8 di sera coi manganelli e poi forse muori pure).

        • Due proposte.

          1) In omaggio al pensiero evolutivo contemporaneo – che valorizza la simbiosi e la collaborazione molto più della competizione – vi prongo di dare un altro nome alla strategia del governo emergenziale. Anziché “evolutiva”, potremmo chiamarla “malthusiana” (dal cognome del reverendo Malthus, padre della demografia, convinto che gli unici modi per tenere allineate la quantità di popolazione e la quantità di risorse fossero l’astinenza sessuale e le stragi periodiche). In un’ottica evolutiva moderna, sarebbe un grave errore sottostimare i marsupiali…

          2) Vi (e mi, soprattutto mi) propongo di uscire una volta per tutte dal paradigma riduzionista scientista, quello che ci impone uno sguardo disincantato all’insegna del “siamo soli in un universo ostile”. E’ vero che, a volte, l’evoluzione proceda in modo malthusiano – ma solo quando la situazione è talmente tragica che mors tua vita mea. In tutte le altre circostanze (e cioè, quasi sempre), sono in opera tutt’altre strategie. Che però non vediamo, oppure svalutiamo, oppure ci convincono poco. La domanda da farsi, allora, è questa: perché, da almeno 200 anni, nel mondo naturale sappiamo vedere solo la lotta di tutti contro tutti? Quali condizioni sociali piegano il nostro sguardo in questa maniera? (Se queste domande suonano troppo peace&love, ricordo che anche Marx trovava che le teorie darwiniane fossero proiezioni, sul mondo naturale, di uno schema sociale.)

          Ciò detto, mi sa che hanno ragione dude e filo a piombo: bisogna saltar fuori da questi schemi il prima possibile, evitando le narrazioni tossiche complottare e inventando altri modi di conoscenza, narrazione, condivisione. Un’altra poetica.

          • @SteCon, grazie per queste parole che sono un vero balsamo riparatore e per aver capito il senso profondo di ciò che volevo dire, a te in particolare, proprio perché trovo entusiasmante il tuo approccio. Allora alle volte capita di spingere il piede sull’ acceleratore per incentivare un gioco al rialzo che ci permetta di sognare. Intorno vedo, una neanche tanto sottile ma incredibilmente diffusa, forma di ” adattamento per rinuncia” che non riguarda più soltanto chi vive ai margini. Sconfitto dalla vita. Ma tutti noi che, per non incorrere in nessuna delusione, non solo non pretendiamo nulla di diverso ma abbiamo rinunciato a chiederlo e perfino a pensarlo. Allora il primo passo, come hai fatto notare tu tante volte, è pronunciare l’impronunciabile. Grazie Stefania.

          • Per chi fosse interessat*, consiglio questo saggio di David Wengrow e David Graeber, che è una delle cose più informative e illuminanti sul tema dell’evoluzione sociale e politica umana che mi sia capitato di leggere recentemente: https://bit.ly/3lRbgjJ

            Penso sia importante, soprattutto in questo momento storico, uscire dalla visione a tunnel imposta dalle circostanze e fare lo sforzo di guardare non solo “altrove”, ma anche… “indietro”. Per me personalmente, almeno, è sempre una bella boccata d’ossigeno, e aiuta se non altro a mettere le cose in una prospettiva più ampia (forse pure troppo, in questo caso… ma forse no).

            L’articolo avanza un’ipotesi molto interessante, che getta una luce differente su questioni su cui si sono spesi fiumi d’inchiostro: l’emergere della disuguaglianza nelle società umane; il carattere collaborativo o competitivo della “natura umana”; la questione dell’evoluzione della complessità sociale (che è stata a lungo concepita, erroneamente secondo gli autori, come transizione dall'”egalitarismo” delle popolazioni preistoriche di cacciatori-raccoglitori a forme più gerarchiche culminanti con la comparsa del potere centralizzato e di una società divisa in classi).

            Potrà sembrare OT ma secondo me non lo è. Non anticipo niente, perché è bello seguire l’argomentazione degli autori e farsi un’idea di prima mano delle prove che portano a sostegno della loro tesi, ma riporto la domanda con cui si conclude l’articolo: “If there is a riddle here it is why, after millennia of constructing and disassembling forms of hierarchy, Homo sapiens – supposedly the wisest of apes – allowed permanent and intractable systems of inequality to first take root?”

      • forse è OT, ma un dato bruto su cui be poco si è insistito è quello della liberalizzazione dei tamponi che, dal 20 di aprile, si possono acquistare in farmacia o al supermercato senza alcun obbligo di relazionare sui risultati. Le aziende di diagnostica hanno fatto pressione costante affinché ciò si realizzasse, e così è andata (dubito che vedremo mai prezzi calmierati).
        Ora, a prescindere da come la si pensi sul tracciamento, è evidente che questo sdoganamento del tampone ha mandato a gambe all’aria una delle coordinate principali del contenimento: curioso che tutto ciò accadesse nella fase ‘bellica’ di reclutamento dei vaccinandi. Ciò a segnalare un altro tassello di disordine sotto il cielo e rilevare come quella che tu giustamente chiami la forza coercitiva del complesso capitalistico statale si edifica sulla contraddizione e su strategie (in senso clinico) di breve, brevissimo respiro; anzi assume retoriche propagandistiche tanto più violente quanto più tende a celare le contraddizioni su cui si edifica, a partire dalla scelta di una campagna vaccinale primomondista a colpi di vaccini emergenziali su un virus mutante e quindi prevedibilmente capace di ‘resistere’ e trasformarsi. Scusa se ho divagato.

        • Non so, forse sbaglio, ma credo ci sia comunque un doppio binario sui tamponi: quelli che danno diritto al GP e quelli di autodiagnostica che si comprano anche in rete, come ormai tutti i presidi farmaceutici.

          Quelli di autodiagnostica immagino siano meno precisi di quelli fatti in farmacia, che pure non sono perfetti. Quindi ai fini sanitari sarebbe stato saggio disincentivare il fai-da-te calmierando il prezzo del tampone fatto dal professionista. Ma, proprio per quella “selezione darwiniana” dei provvedimenti del governo di cui in altro commento, calmierare il prezzo del tampone è divenuto un tabù.

          Smentitemi se ho capito male la storia dei tamponi.

      • Sarà che non mastico il Diritto, ma seppure comprenda e condivida lo spirito della tua osservazione, mi piacerebbe leggere qualche altro intervento a proposito degli aspetti giuridici legati al GP: non dico dirimente, ma che approfondisca un poco le considerazioni delle due scuole di pensiero (Osservatorio permanente per la legalità costituzionale e laCostituzione.info). Come avevo accennato commentando il post precedente, penso che se questo obbrobrio sarà mai smontato, ciò avverrà in un’aula di tribunale – coi soliti ritardi che hai denunciato nel pezzo a proposito del Daspo – e non in una piazza.

  4. Grazie. Infatti non sottovaluterei la portata delle parole riportate in incipit al testo qui, nella seconda parte del “fai morire”, senza “qualcuno”: “Non ti vaccini. Ti ammali. Contagi. Lui/lei muore”. Che sia un’ulteriore gradita a molti bastonata verbale a S. non ci deve fare perdere il lume della ragione. Grazie a tutti voi per questo anno e mezzo in cui siete stati un’ancora di lucidità e una salvezza per me che ci crediate o no. Mi spingo a partecipare solo per un dettaglio numerico di contesto che si sta secondo me perdendo: quanto è mortale oggi questa malattia, al di là dei problematici conteggi dei morti-Covid? Le fonti sono: Istat, https://www.istat.it/it/archivio/240401; Sismg – Ministero della Salute, https://www.salute.gov.it/portale/caldo/dettaglioContenutiCaldo.jsp?lingua=italiano&id=4547&area=emergenzaCaldo&menu=vuoto; e Euromomo a livello europeo, https://www.euromomo.eu/graphs-and-maps/. In questa pandemia in Europa le persone fino ai 45 anni di età non hanno mai subito nessun aumento di mortalità, poiché esso è andato tutto a carico dei più anziani; la “terza ondata” nei dati dei morti complessivi quasi non c’è stata in Europa ed è stata molto lieve in Italia, con sul territorio nazionale il numero di morti di maggio-giugno 2021 del 3% superiore rispetto alla media 2015-2019 (gli altri confronti 2021 versus media 2015-2019 sono gennaio +7%, febbraio +2%, marzo +15%, aprile +18%; tenete però conto che un minimo aumento percentuale rispetto al passato c’è sempre stato anche gli anni scorsi perché la popolazione nel frattempo invecchia ed è propensa a crescenti probabilità di morire); e le anticipazioni su luglio 2021 indicano mortalità perfettamente in linea con quelle del passato. E’ vero che potrà esserci un’ulteriore “ondata” da prevenire ma dal punto di vista della mortalità generale siamo da ormai parecchi mesi in linea con il passato, o almeno in una situazione molto migliore di altre passate inosservate gli anni scorsi e non in una condizione tale da portarci alle (a mio avviso) esasperazioni legislative odierne. Per ricollegarmi al testo a quando richiamava i rischi-benefici di un vaccino d’emergenza, non dovremmo razionalmente immaginarci oggi circondati da un imminente pericolo di morte da virus che calpesti ogni altro diritto.

  5. My usual 2 cents.

    Bello “sobering” sto pezzo.

    Direi che nel tentativo di recuperare energie vitali dopo la sbornia allora, sarebbe il caso di andarsi a rivedere, appena possibile, un importantissimo documento d’archivio, che per qualche bizzarra ragione trovo possa essere complementare all’intervento di WB e attualissimo. Mi riferisco all’esercizio 1 del Laboratorio di Magnetismo Rivoluzionario, Distinti ma Concordi, di Mariano Tomatis. Credo che sia facilmente visionabile sul canale YT di Mariano.

    Mi preme dire anche un altra cosa.

    Il lavoro è sempre fatica ma in questo momento, credo, impegnarsi a de-mistificare il quotidiano, il personale sia una delle attività più difficili e onerose. È incredibilmente impegnativo, a qualsiasi livello e per qualsiasi ruolo, categoria, gruppo sociale etc etc. Grazie quindi a chiunque fa lo sforzo, si ingegna e magari riesce pure a *non* fare «di necessità virtù».

  6. L’articolo fa scientemente la scelta di non occuparsi per nulla del contesto sanitario e delle sue basi scientifiche, ma a mio avviso questo è un errore. Errore tra l’altro presente anche nel citato “Sul dovere costituzionale e comunitario…”, dove si parla di un vaccino falsamente “sperimentale”, o si suppone falsamente che questo non abbia impatto sulle contaminazioni.

    Se le analisi del perché non si sia imposto l’obbligo vaccinale restano quindi valide, trovo invece che sia invalidata la tesi di un obbligo inserito surrettiziamente. Penso che per trarre questa conclusione, l’articolo faccia giocoforza delle implicite assunzioni scientifiche: potremmo prenderne a prova l’errata interpretazione del meme sul cane, dove l’autore ritiene che l’estintore si tramuti in farmaco; ma l’estintore non cura le ustioni! Serve sempre a prevenirle, e non può che essere metafora del vaccino.

    Ritengo quindi necessario considerare che il contesto in cui ci troviamo è quello della quarta ondata di contagi da Coronavirus. Già durante la terza ondata, la Germania ha mostrato che si può controllare l’aumento dei casi pur lasciando libertà di circolazione a chi risulti non contagiato (cioè, con un tampone negativo). In questo periodo, alla platea dei non contagiati si aggiunge la platea degli immunizzati: tutto qui. L’unica valida alternativa sarebbe un ulteriore lockdown.

    Il motivo di tutto ciò è che la malattia non ha ancora dimostrato di aver diminuito la sua pericolosità. La diminuzione delle ospedalizzazioni è finora giustificata interamente dalla minore pericolosità della malattia per i vaccinati.

    • Non mi pare di non aver affrontato il “contesto sanitario”, visto che tutto è “contesto sanitario” oggi, o almeno o dichiarato come tale. Quello che forse mi stai rimproverando è di non condividere il tuo approccio virocentrico, approccio che ha il suo fondamento retorico nell’eccezionalità della situazione, nel replicare la comunicazione ansiogena sulle “ondate” etc. Non trovo nulla di meglio che ricopiare la definizione di virocentrismo contenuta in LQdQ a pag. 329:

      «Insieme di pregiudizi cognitivi e fallacie logiche che falsano la percezione dell’emergenza Covid. La prima impressione ricavata in un momento di forte inquietudine e paura – «il virus ci ucciderà tutti!» – persiste e si rafforza: il pensiero è inesorabilmente catturato dal virus e dalla sua circolazione, ogni ragionamento gira intorno all’eventualità del contagio e ogni rischio che non sia il contagio passa in secondo piano. Nel pensiero virocentrico:
      1. Il virus non è un fattore scatenante ma la causa prima, se non l’unica, dei problemi insorti durante l’epidemia. Il virus è il Nemico supremo ed è sovente descritto in modo personalizzante, come se fosse dotato di soggettività e malvagie intenzioni;
      2. l’urgenza di contenere il virus mette in secondo piano ogni altra esigenza e diritto e giustifica qualunque provvedimento, anche misure il cui impatto complessivo sulla società e sulla salute collettiva potrebbe rivelarsi più grave di quello dell’epidemia stessa.»

      Con il «misure» citate nelle ultime righe non si intende il vaccino, ça (dovrebbe) andare sans dire, ma la riduzione degli spazi fruibili per lo sport, i ritardi accumulati dal sistema sanitario sulle altre patologie, la depressione diffusa anche grazie alle fobie indotte dall’alto…

      • Infatti, nmatteo, se cerchi le basi scientifiche anche nelle definizioni di “ondate”, esse nella loro ripetizione “terza” e (soprattutto) “quarta” non esistono nei numeri, osservandosi profili di mortalità generale durante il 2021 (non durante il 2020) in linea con quelli degli anni passati; esistono ancora solo nelle comunicazioni quotidiane ansiogene con cui è stato costruito il contesto sanitario odierno, per riprendere le parole dell’Autore. Per cui non esiste da parecchi mesi nessun incendio da spegnere (non nel senso che sei in immediato pericolo di vita), al di là della tristezza per i morti di tutto il mondo e per tutte le cause di cui siamo indirettamente responsabili per il solo modo di vivere così. Per cui l’uso improprio dell’estintore (se significa: non vita perenne, o vita ristretta) potrebbe fare più danni che benefici: è da valutare.

      • Trovo ingeneroso arruolare il commento di nmatteo al virocentrismo seguendo alla lettera la descrizione de LQDQ (andrebbe meglio chiarito quali pregiudizi e fallacie lo intaccano).

        Anch’io non sono molto d’accordo sulla vignetta: non solo trovo sbrigativo giudicare la metafora incendio come ennesimo tributo all’ansia mediatica virocentrica (è una vignetta, non un saggio di 20 pgg: che possa focalizzarsi in modo caricaturale su un aspetto, ingigantendolo, per evidenziare ironicamente e in un linguaggio sintetico contraddizioni di chi rifiuta il vaccino, è così strano o esecrabile?). L’incendio-contagio può essere locale, ormai circoscritto e non raccontato come apocalisse, ma c’è.

        Dicevo non solo la vignetta la leggerei con un metro diverso, ma fuor di metafora, l’equivalente di controlli e dovute valutazioni su estintore e sostanza estinguente, cui si accenna, mi pare presente nella realtà della campagna vaccinale! A occuparsene sono agenzie preposte nazionali e internazionali con un sistema condiviso e pre-esistente. Di tutto si può e si deve discutere, ma sul profilo scientifico e di sicurezza sui vaccini sono portato a fidarmi delle agenzie preposte, delle università coinvolte, di studiosi indipendenti che non giudico tutti al soldo dei produttori (penso neanche WB).

        Leggo che la vignetta “implica che di norma non vengano fatte valutazioni tecniche e sanitarie sui gas estinguenti (…) Cosa che invece avviene, sia in fase di autorizzazione da parte dell’UE e degli stati, sia in fase di verifica puntuale da parte dei vigili del fuoco. Quindi l’interrogativo sulla sostanza estinguente è assolutamente legittimo”

        ma l’interrogativo sulla sostanza-vaccino non è stato rimosso presso la comunità competente in materia.

        Condivido che il GP sia strumento controverso e di dubbia efficacia, ma leggendo poi “l’illusoria porta-di-servizio dei tamponi (…)pura fantasia per un insegnante o equiparato farsi un tampone ogni 2 gg”

        non posso non pensare che nel mio settore un test ogni 72 ore è la norma da gennaio. Tuttora, anche per i vaccinati. Protocollo abbracciato di buon grado da tutti – anche chi il vaccino lo ha finora rifiutato. Ha permesso a teatri, compagnie e troupe di continuare a vivere limitando inconvenienti dell’epidemia ed effetti a catena visti in precedenza, salvaguardando azioni e proposte culturali.

        Vero è che il pass non porta di per sé a un’impennata di test senza attivo impegno di Stato e operatori con test gratuiti o molto calmierati.

        • Quella vignetta, come gran parte della memetica in circolazione, è “sfottò fascistoide”, come Daniele Luttazzi ha definito la finta satira che anziché prendere di mira i poteri costituiti prende in giro i più deboli, i soggetti minoritari, i meno inclusi, i poveri ecc.

          In questo caso, si aiuta il mainstream nella sua campagna di demonizzazione
          1) ribadendo che il nemico pubblico (in realtà il capro espiatorio delle porcate governative) è il “novax”;
          2) sfottendo le preoccupazioni, le ansie, le angosce o anche solo i legittimi dubbi e le riluttanze di milioni di persone che da un anno e mezzo sono esposte a “doppi legami”, a una comunicazione delirantememte contraddittoria, a smentite e smentite-di-smentite anche e soprattutto in merito a questo vaccino (si pensi al casino fatto con AstraZeneca).

          Certo invece di interrogarsi su tutto questo è più facile innalzare cachinni. Il meme è il genere del pensiero veloce, è in tutto e per tutto limbico, arriva prima di qualunque ragionamento e ne fa le veci.

          • Può darsi che la vignetta rientri nel novero degli sfottò fascistoidi, certo intuisco sia armonica al canto di lapidazione che riempie molti titoli di giornali e tg – di meme so poco essendo a digiuno di social.

            Però dovessi giudicare dall’insieme di amici e conoscenti titubanti o variamente vaccino-scettici, faticherei a sovrapporlo a marginalità socioculturali o economiche, il quadro è composito – più di quanto mi aspettassi. Ma il mio resta un micromondo che rappresenta poco o nulla.

            Evidentemente sono marginali/minoritari in questa contingenza specifica e tanto basta a renderli ​bersaglio facile, pur se poveri o deboli non sono: semmai in gran parte convinti che “un Montagnier è per sempre”, parafrasando vecchie réclame di impenitenti schiavisti. (Oh, non dico per sfottere è che me lo citano quasi tutti i suddetti amici).

            Cerco di non etichettarli inutilmente, pur non condividendone alcune scelte (o meglio fonti-assunti-premesse su cui affermano di basarle, altrimenti pace). Sul pensiero veloce scarseggio, tendendo piuttosto al prolisso con un paio di loro facciamo lunghe chiacchiere. Non mi è ancora chiaro quanto pesi nelle scelte di ognuno di loro la schizofrenia mainstream cui ti riferisci, mentre vedo bene il peso si canali di controinformazione per me farlocca.

            Apprezzo lo sforzo analitico profuso nel blog su pass, vaccini e scaricabarili vari visto il terreno spinoso, minato e contaminato: ma chi ha sezionato così estesamente e con lucidità (parlo ora del tuo ultimo libro) la perversità pro-sistemica di paure, dubbi e ansie divenute pasto di algoritmi scavaspicci, lo vede chiaro che la via a ‘sto punto è tanto tanto stretta: esiste la spintarella paracula governativa e quella dei raccatta-click fantacospirazionisti. I primi ci complicano la vita anche ora che la situazione sanitaria migliora, approfittano del virus e ci propinano bollini – ma anche vaccini, che con tutti i se e i ma in tanti accettiamo perché pensiamo salvino culi. I secondi ci semplificano apparentemente la vita propinandoci papaya, se va bene 2-3 anni di attesa e poi vediamo. Ovviamente semplifico, in mezzo c’è il mondo, ma per uscire dal binario non tocca armarsi di pazienza e sorbirsi per es. uno stecchino sù per il naso quando richiesto? Tu di questo cosa pensi? Era un altro punto che criticavo del post di Wolf: ritenere che quella del tampone frequente sia una falsa alternativa in assoluto. Per me lo è solo se non viene agevolato il test.

            • “esiste la spintarella paracula governativa”

              O piuttosto il governo paraculo che inventa scenari in cui le spintarelle servono e soprattutto funzionano. Potendo contare su una sconfinata platea sciocca e/o sotto shock, che ignora ad esempio che la media giornaliera delle somministrazioni, nell’ultima settimana, è scesa a poco più di 300.000, ma non per effetto di un calo di prime dosi. Prima o poi un fallimento a scelta tra quello della campagna vaccinale e quello del green pass, bisognerà pure che ci entri nelle nostre analisi pragmatiche che più pragmatiche non si può. Altrimenti è un giochino un po’ stucchevole.

              • Ho letto… l’alpino nicchia, ma insomma si può anche ipotizzare che i numeri della settimana di ferragosto non siano il campione più adeguato per dedurre indicazioni o proiezioni valide. Vedo differenze fra una regione e l’altra.

                Comunque resto dell’idea che il pass nella forma attuale e in latitanza di altri interventi più inclusivi ed equi sia strumento di scarsa efficacia sull’incremento dell’immunizzazione, a fronte di casini e storture ingenerati.

                Non per questo ritengo da rigettare in assoluto ogni ipotesi di condizionamenti a vaccinazioni/test per l’accesso a luoghi pubblici affollati e/o eventi. Leggo che soluzioni in tal senso le stanno percorrendo in Austria, Danimarca, Portogallo, Grecia, alcuni land tedeschi, Irlanda, Olanda (per grandi eventi) e altri. Oltre naturalmente alla Francia, che pare il vero modello del gp italiano. Le sfumature locali non mancano, non so quanto, altrove, i dettagli siano meno schizogeni e le declinazioni meno videogamiche del gp italico.

    • I post di Ale M e di mmatteo mi fanno fare la seguente riflessione spero non troppo provocatoria.

      Credo che i dati delle morti della pandemia, presi da una fonte affidabile e riassunti da chi sa farlo (io no), siano un elemento oggettivo, sul quale tuttavia la “percezione” di quanto grande e veloce sia oggi l’incendio, per rimanere nella metafora, è diversa soggettivamente, come il breve scambio tra Ale M e mmatteo sembra dimostrare.

      Ora, il punto è: se, a partire da dati oggettivi, immaginiamo di posizionare le diverse percezioni soggettive* relative all’incendio in corso su una gaussiana al cui centro ci sia la posizione più equilibrata su cui riusciamo a metterci d’accordo (qua su Giap potremmo fare una sintesi fra quelle di AlexJC, WB e Isver?) possiamo immaginare che a destra (in senso grafico) della gaussiana ci sia chi ritiene che l’emergenza sia ancora veloce e rapida anche ora e a cui magari va bene il green pass, dalla stessa parte all’estremo destro i mezzi di informazione mainstream, mentre a sinistra del nostro centro (sempre in senso grafico) ci sia chi tende a ridimensionare l’emergenza in atto e poi via via all’estremo della curva i complottisti che addirittura negano l’esistenza della pandemia.

      Allora, 2 riflessioni:

      1) E’ possibile che il lato della gaussiana in cui c’è chi “esagera l’incendio” sia socialmente più accettabile di quello in cui c’è chi lo minimizza? Sono 2 “interpretazioni incomplete” della realtà a partire da dati disponibili, ma sembra che una sia socialmente accettabile (anche quando la si contesta, ciò viene fatto fra mille distinguo), mentre l’altra è territorio di pazzi e negazionisti, dai quali va presa la massima distanza possibile.

      2) Forse, per comprendere meglio le piazze di questi giorni, si potrebbe fare un esperimento di dis-disvisione, provando a fare proprie le premesse “percettive” di un normale cittadino, (o compagno) che dà una lettura “riduttiva” della pandemia, per vedere se le conclusioni che tira a partire da quelle premesse (fallaci) sono poi tanto diverse da quelle che tireremmo noi nello stesso contesto.

      * a cui sono legate (anche se non CORrelate in modo univoco) tutte le sfaccettature e le opinioni sulla correttezza delle misure prese e prendibili e che non sto a differenziare qui.

      • Grazie. Palmer, credo di essere d’accordo con te, mi fido del presidio vaccinale sia pure definirei d’emergenza (in modo ortodosso il passaggio dai trial alla commercializzazione non dovrebbe avvenire così, ma questa è un’emergenza e si sono stravolte molte cose probabilmente a ragione); per riallacciarmi a quanto ha scritto poi Cugino_di_Alf (su cui mi trovo d’accordo, anche se la forma non è una gaussiana, ma molto più pendente nel numero di persone a destra. Destra eh, e il perché è stato ben discusso da tutt* voi qui) quantomeno dal punto di vista della mortalità se il 2020 è stato (abbastanza) eccezionale (“eccezionalissimo” sì come dici localmente e nella “prima ondata”), il 2021 no, o meno (links al mio primissimo commento sopra): gennaio e febbraio hanno avuto numeri di morti in linea con quelli del passato; un po’ di più (+15/18%) marzo e aprile; e a maggio, giugno e luglio (e immagino agosto) siamo nuovamente in linea con il passato e con l’atteso. Non ho visto riflessioni su questo, ma solo sull’eccesso di mortalità del 2020, ma i dati del 2021 parziali ci sono (e contabilizzano anche i morti in più per il peggioramento dell’accesso alla cura pubblica per l’extraCovid, causato dal Covid, oltre che delle condizioni di vita in generale; chiaramente senza poter distinguere una causa dall’altra). Dopodiché che il virus sia ora dormiente e attaccherà nuovamente con la stagione fredda certo e meglio premunirsi. Però dobbiamo bilanciare bene le cose, per arrivare a giustificare filosofie che non avevamo mai immaginato possibili prima in Italia e che personalmente lascerei a situazioni davvero d’incendio ed estintore.

  7. Ritengo il pezzo di Wolf uno dei più lucidi che sia apparso e le considerazioni sull’operato del governo non possono che essere condivisibili .
    Detto questo e non addentrandomi su alcune questioni costituzionali e giuridiche che non sono il mio campo, un appunto.

    “ciò che invece è sciocco negare è che esista uno specifico dei vaccini, perché i loro eventuali effetti collaterali colpiscono una persona che non ha contratto la malattia, e che magari non l’avrebbe mai contratta in vita sua. […] quindi il bilancio tra costi e benefici di un farmaco si fa sul corpo della stessa persona.”
    ” se i vaccini sono la soluzione (sappiamo che tutto ciò non è vero su molti piani, ma continuiamo als ob)”

    Penso di avervi già detto tutto quello che potevo sul fatto che in un’epidemia virale i vaccini sono LA soluzione definitiva (quando funzionano) e tutto il resto (dalle insensate chiusure senza fine italiane all’efficacia dei TTT asiatici) sono soluzioni pro-tempore in attesa del vaccino.
    i farmaci antivirali spesso fanno più danni del virus stesso (vedi AZT per l’aids) e i virus per cui non si trova vaccino restano endemici nella società (vedi Aids, Herpes, mononucleosi etc) fino a che non ci si adatta ad essi fino a ritenerli ineluttabili, e si considerano le morti per essi come “accettabili”.
    Penso che Wolf abbia la possibilità di verificare quanto dico senza troppa fatica.

    Più volte si è detto della necessità di uscire dalla narrazione virocentrica – vaccino centrica, giusto! Ma se siamo i primi a dire che il vaccino (e quindi un virus) è un caso a sé rispetto ad “altro” non ne usciremo mai.
    Del resto indovinate un po’ chi arriva a cavalcare l’onda della protesta? I difensori dei bambini: https://www.quisenigallia.it/wp-content/uploads/2021/08/ANCONA-manifesti-vaccinazioni-800×445.gif

    E questo a chi ha letto LaQdiQ dovrebbe far subito comprendere chi c’è dietro certi movimenti di protesta.

    ps/ot non l’ho detto a tempo debito rimedio ora: solidarietà a WM4 per gli attacchi ricevuti, purtroppo il clima resterà così a lungo e sul web sarà peggio che mai.

    pps un po’ di sano pragmatismo fuori moda: https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/a-li-conti-famo-li-pianti-anche-in-assurdistan.html

    • Citi due passaggi del mio articolo che sono slegati. Ti spiego cosa volevo dire:

      1) la prima è una questione etica. Il vaccino rimanda continuamente a una dimensione sociale e non solo a una dimensione preventiva individuale, è un prodotto che ha una sua particolarità nell’ambito farmaceutico. Ha un suo “specifico” e non vedo il problema di dirlo, a meno che qualsiasi accenno anche solo teorico a un suo “specifico” possa essere interpretato come lesa maestà. Non intendo spiegare oltre questo punto.

      2) Il secondo è un passaggio che visto il contesto (Giap) non ritenevo necessario chiarire, ma che se necessario potei svolgere così:

      “se la situazione è quella indicata dal governo, cioè, per capirci, “muori… uccidi” come dice Draghi, e se i vaccini sono la soluzione,(sappiamo che tutto ciò non è vero su molti piani, e questi piani sono: il fatto che si sta tenendo in piedi un’emergenza in piena logica emergenziale *prima che* sanitaria; il fatto che con i vaccini non si riesce a raggiungere quello che pare essere il loro obiettivo, cioè lo Zero Contagi, il fatto che la narrazione è totalmente virocentrica e trascura tutto il resto di ciò che avviene anche nel campo della salute… ma continuiamo als ob)”.

      Ho letto, sempre qui, diversi commenti che hanno un approccio diverso da quello che hai detto e che sai (sto citando il modo in cui lo presenti). Non ho motivo per sposare l’una o l’altra tesi. Ripeto: non è questo il punto; e, inoltre, questa emergenza non è un’eccezione legata a questo unico e irripetibile virus, ma può essere letta (anche) attraverso il metodo/stile di governo applicato anche ad altre situazioni. Tutto qui.

      • Grazie per l’ampliamento: condivido ora in toto il punto 2; sul punto 1, non vuoi spiegare oltre, ok ne prendo atto ma ti dico solo che per me non è una questione di “lesa maestà” è una questione di approccio.
        E’ vero che il vaccino ha una sua peculiarità di azione stimolando la risposta del corpo ma poi se inquadri correttamente la questione medica in generale IMHO è evidente che poi tanto diverso non è da tutto il resto. Nè dal punto di vista preventivo (antiossidanti, integratori, corretta alimentazione, sono tutte cose che fanno parte della medicina e si fanno quando si sta bene per continuare lo stato di salute), nè dal punto di vista sociale (pensa solo a quando devi fare un corretto ciclo di antibiotici per evitare di selezionare batteri antibiotici-resistenti quando tu dopo un giorno al massimo due già staresti bene e non li prenderesti più).
        Tutto qui.

    • Ciao palmer eldritch, ma siamo proprio sicuri che sia un “protocollo abbracciato di buon grado da tutti”? E poi: da gennaio al tampone si è aggiunto il vaccino, perché ora le due cose non possono essere considerate alternative?
      In che modo vaccino più tampone permette “di continuare a vivere limitando inconvenienti dell’epidemia ed effetti a catena visti in precedenza” Ti risulta che ci siano statistiche che identificano i teatri come luoghi di contagio esponenzialmente più pericolosi di altri? Nessuno può più negare che all’ aperto (ed ora gli spettacoli sono quasi tutti all’aperto), distanziati, vaccinati e/o con tampone negativo il contagio è un’ eventualità remota. E che i vaccinati possono diffondere il contagio in maniera probabilmente molto molto esigua, quindi una percentuale molto alta di vaccinati all’interno di un gruppo di lavoro e in un teatro è una garanzia sufficiente anche per i non vaccinati con o senza tampone. Invece di andare verso una “semplificazione” andiamo incontro ad ulteriori restrizioni e difficoltà. Verso una vita invivibile fatta di protocolli. Poi non ti viene voglia di andare a teatro. È questo l’effetto del vaccino? Una infinita rincorsa alla misura di prevenzione più estrema sulla nostra pelle e sostanzialmente funzionale a non incrementare risorse pubbliche per sanità, trasporti, ecc? Fa proprio venire voglia di vaccinarsi… Le stesse prescrizioni saranno davvero richieste anche per salire sull’autobus o valgono in maniera speciale per il settore culturale? O il governo intanto la spara, per preparare il terreno ad una mansueta accettazione di altre più praticabili restrizioni? Per forgiare una memoria di passiva rassegnata obbedienza. Ma poi questi tamponi chi li deve pagare? Si dovrà lavorare per pagare i tamponi? Il sacrificio successivo qual è? Non è demenziale chiedere il GP per andare in spiaggia come scriveva Floria? Ma sei sicuro che tutto questo renda possibile la sopravvivenza delle attività culturali?
      Fino a ieri si poteva andare al ristorante senza nessuno di questi requisiti, c’ erano altre originali assurdità, in compenso. Se l’obiettivo è incentivare la vaccinazione, cosa c’entra l’introduzione del GP? Il GP sta al vaccino come la benzina sulla pastiglia “avvelenata”, per qualcuno. E per quanto dovremo vaccinarci come diceva bene Massimo Zanetti? È una prospettiva realistica e concreta?

      • Ah beh se pretendessi di avere una risposta per un quarto delle tue molte domande sarei un campione di presunzione… alcune non sono certo di averle ben comprese:
        “da gennaio al tampone si è aggiunto il vaccino, perché ora le due cose non possono essere considerate alternative?” Non lo penso e non l’ho scritto.

        “In che modo vaccino più tampone permette “di continuare a vivere limitando inconvenienti dell’epidemia ed effetti a catena visti in precedenza”. Posso solo dire che l’anno scorso su un progetto con 16 attori si sono contagiati 14, causando un lungo stop. Quest’anno, facendo tamponi frequenti, pochi casi sono stati intercettati subito permettendo contromisure alla produzione evitando chiusure generali del teatro. So di altri casi del genere.

        “Ti risulta che ci siano statistiche che identificano i teatri come luoghi di contagio esponenzialmente più pericolosi di altri” No, ma specie nella stagione invernale mi pare banale notare che siano attività di gruppo al chiuso e (per fortuna) un tenore o un attore non è tenuto a cantare o urlare con la mascherina in palcoscenico, anche se sta di fronte ad altri. Io di sputazzi volanti ne vedo un bel po’, il contatto fisico è parte del lavoro e tamponare, per me, aiuta a non calare il sipario ogni due per tre. E l’inverno ha questo vizio di tornare… per non parlare dei set dove ci si bacia o fronteggia correntemente in primissimo piano.

        Ho riportato un’esperienza sulla questione tamponi che per me (e le mie narici) è sinceramente il minore dei problemi, ma su cui non voglio affatto edificare generalizzazioni fuori luogo. Certo confermo che tutti i miei colleghi li hanno accettati, a me non risulta nessun problema, non ignoro però il tema dei costi che infatti citavo (nè quello ambientale).

        Ci sarebbe molto altro da dire ma non basta lo spazio. Io non sono sicuro quasi di nulla, tranne che l’accetta non sia lo strumento più adeguato e fine per affrontare temi complessi

  8. Condivido ogni rigo. Una piccola unica precisazione: il patto formativo per la scuola rientra senz’altro nei meccanismi descritti, ma non è obbligatorio: personalmente non l’ho mai controfirmato, senza alcun tipo di ripercussione sui figli. E per ora risco a lavorare e vivere senza SPID. La mia visione è simile a quella che avete recentemente segnalato (https://lundi.am/A-propos-du-Pass?fbclid=IwAR0Suz6VgvT74VHMfx1ARY6vH3Z1Wjf6modz5tdXj42AXf3_DrmsVwvNdMQ), ma certo è il lusso di chi, al momento, non si sta giocando la fonte di reddito perchè manca di GP.
    Ho diversi amici medici senza GP, ma non parlano volentieri delle prospettive che hanno davanti (di certo non dormono bene la notte, da mesi). Amici stretti, fra insegnanti ed universitari ne ho solo cinque, tutti senza GP ed altrettanto insonni. Concordo con Rinoceronte, l’anno scorso avrei scommesso che, ora, si sarebbe stati esattamente a questo punto. Il disegno è chiaro e ben descritto. Sanità e cultura, per primi, vengono “depurati” di tutto il personale ed i dirigenti non allineati al sistema, o soltanto dubbiosi. Con un DPCM di inizio agosto.

    • Grazie della notizia sul patto formativo. Diciamo che saperlo e quindi ottenere di non firmarlo è un lusso per pochi, bisogna avere nozioni e determinazione. Sui siti che ho guardato un po’ a caso di Istituti Comprensivi lo danno come parte necessaria dei documenti.

      Siamo quindi a una torsione ulteriore del governare nel torbido: approfittarsi del fatto che gran parte degli interessati non hanno la forza, il tempo, la determinazione, le competenze, spesso neppure la visione del problema… per contestare qualcosa che, nell’ultima istanza dello stato, la segreteria dell’istitituto, viene fatta passare per obbligatoria. Messa così direi che è ancora più grave di prima.

      Senza SPID invece non ce la puoi fare anche con tutta la buona volontà, vedrai :)

    • Userei però più cautela a introdurre, come tu fai seppur con eleganza, una corrisponenza biunivoca tra “senza GP” e “non allinati al sistema, o soltanto dubbiosi”. Le due cose non vanno di pari passo; i “non allinati” e i “dubbiosi” si trovano sia col GP che senza, sia tra i vaccinati della prima ora che tra gli esitanti che tra i riluttanti, che tra quelli che non possono permettersi di farsi “epurare” e quindi non possono continuare a riluttare ed esitare eccetera…

      Bisogna *ricomporre* la frattura, non approfondirla, per esempio distinguendo tra vaccinazione e GP come si prova a fare qui; certo senza nascondersi le ferite e le differenze. Questo ti direi in modalità vagamente speranzosa.

      Altrimenti ti dirò: questa dicotomia non è che l’ennesima, questa volta ci ha fratturato ben bene, hanno imparato la lezione e quindi le prossime saranno ancora peggio. Questo in modalità pessimista, cioè nel mio caso (lo confesso) sincera.

  9. Grazie Wolf per la lucida analisi, tra le pochissime cose sensate lette fin’ora sulla questione.

    Mi chiedo se non valga la pena di considerare più esplicitamente un aspetto del paradigma di governo dell'”uguaglianza regressiva” che descrivi, e cioè quello generazionale. Il GP, come il daspo (e mai paragone fu più azzeccato), discrimina in primis su base razziale e di genere: *casualmente*, le persone che avranno più problemi nell’essere identificate per entrare in un bar saranno proprio quelle razializzate o con identità di genere non conformi.

    Ma il GP divide anche in base all’età, e lo fa in maniera molto più sistematica di daspo e retorica del decoro. Dal 6 agosto, poco meno di 7 milioni (7 milioni!) di cittadini tra i 12 e i 40 anni è escluso dalle attività che sappiamo. Il GP ha quindi delle conseguenze pesantemente sbilanciate verso le fasce più giovani, così come le avevano lo “stare in casa” e la maledetta dad.

    Da notare la mistificazione in corso anche su questo aspetto: in molti paesi non si vaccinano nemmeno le persone under-16 non essendo chiaro il rapporto costi-benefici. (E diversi esperti hanno fatto notare come sia sostanzialmente criminale vaccinare i giovani occidentali *prima* delle categorie a rischio nel resto del mondo – ma qua si apre un altro capitolo…)

    È da tempo che cerco di riflettere in modo più strutturale sulla questione generazionale e di storicizzarla, e ancora non ne vengo del tutto a capo. Ogni spunto in questo senso è benvenuto…

    • @ SteCon

      Grazie prof.

      « […] riflettere in modo più strutturale sulla questione generazionale […] Ogni spunto in questo senso è benvenuto…»

      Al di là di speculazioni più o meno distopiche resta il dato di fatto che tanti piccoli pesciolini stanno *venendo al mondo* nuotando in questa melassa burocratica. In principio la troveranno magari appiccicaticcia e pesante ma si abitueranno presto ad andare di pinna piu o meno velocemente.

      La responsabilità la sento mia, e personalmente non me la sento di diventare una «pescat[rice] di Cefalù ».

      Citando Max Planck:

      “Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e al loro posto si forma una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari.”

      • dude: io mi trovo quasi sempre in consonanza con la tua sensibilità, quindi grazie.

        Comunque a mio avviso, i pesciolini trovano la stessa melassa almeno da 20 anni.
        E serve poi menzionare l’azione indottrinatrice di istituzioni quali la scuola e l’università?

        È difficile da comprendere per chi non vi è a contatto, ma tutte le peggiori vaccate neoliberali sono ivi assunte a sistema valoriale e ripetute fino al compiuto lavaggio del cervello.

        A costo di sembrare un vecchio ottuso, sono certissimo chi aveva quindici-vent’anni nel 1980, 1990, 2000 avrebbe offerto un enorme dito medio alla scuola sostituita con le VHS.
        Bifo scrisse che chi aveva quindici-vent’anni nel 1970 avrebbe fatto anche di più.

        Resta che l’ultima seria protesta diffusa che ho visto fu nel 2008, quando cortei anche grossi urlavano “la vostra crisi non la paghiamo” (spoiler: l’hanno pagata, e con gli interessi, e gli è piaciuto, fino all’ultimo stage non retribuito).

        Poi è successo qualcosa, il like ha sostituito tutto quanto e la naturale tendenza giovanile “luciferina” (*) è in qualche modo sussunta in una cosa “gialla”, sinergica e complementare alle summenzionate istituzioni indottrinatrici, tutti insieme contro i Leghisti Cattivi, gli Analfabeti Funzionali e gli Operai Ignoranti, per Innovazione, Progresso e qualche “battaglia” per i diritti civili “combattuta” a colpi di like.

        I WM si sono detti speranzosi circa il ruolo dei giovani.
        Io no: anche l’iniziativa “Friday For Future” ha sempre puzzato di greenwashing e populismo (vent’anni fa i ventenni avrebbero avuto bisogno di un’influencer e di un marchio?) e quei numeri non hanno saputo esprimersi nuovamente in funzione critica della svolta distopica.

        P.S.: Se ben interpreto il penultimo paragrafo, mi viene in mente l’ultima stanza di un brano anti-ratiosuprematista dell’insospettabile reincantatore / dad rocker Steve Hogarth, chètamente da _almeno_ 25 anni in prima linea sulle cause che ci interessano qui, intitolato “This is the 21st Century”.
        Se posso azzardare uno spunto, a questo propostio, credo che vada studiata la crescente mancanza di _incanto_ e di _incantatori_ fra i giovani: https://archive.is/wip/cyinW
        Dove sono tutte le sotto- e contro-culture giovanili viste dal 1968 al 2000, dove sono i ragazzini che suonano musica rumorosa e “gloomy”, si truccano con manate di nero e si professano “ribelli”, almeno esteticamente?

        (*) Felice ed illuminante espressione usata qualche link fa per riferirsi alla spinta a cambiare l'”assetto tradizionale-naturale”.

      • dude, ti confesso che quella frase mi mette i brividi, perché potrebbe essere anche parafrasata sostituendo “nuova verità scientifica” con “nuovo assetto sociale”, e funzionerebbe uguale.

        Se vogliamo darci una speranza dobbiamo sperare che quella frase sia falsa, che è ancora possibile ricomporre ciò che è infranto, ribaltare il moto apparentemente inarrestabile della storia, smontare la menzogna; dobbiamo sperare che esista una radice umana che può opporsi quando le idee dominanti convergono verso l’antiumano, e che questa radice sopravviva ad anni di propaganda scolastica, aziendale e mediatica.

        Non è detto che sia così, è assai probabile invece che quella frase sia vera. E questa è la vera tragedia, su cui spesso non osiamo neppure posare lo sguardo.

        • @ Rhino

          Anche io come te sono certissima di almeno una cosa: i capitalisti/neoliberali sono clinicamente paranoici; come potrebbero non esserlo: sopravvivono mistificando la realtà per occultare ogni sorta di depauperamento.

          Quindi attenzione, che la paranoia è appiccicosa come la gomma americana sulle suole delle scarpe.

          Immaginare che la totalità delle generazioni umane presenti sul pianeta continuerà ad infinitum ad accettare il capitalismo come unico possibile sistema economico e l’uber-liberismo come valida ideologia politica è un ipotesi infondata.

          Basterebbe storicizzare per rendersene conto.

          @ Wolf

          In primis grazie per il prezioso lavoro di analisi svolto.

          Forse è proprio *posando* ogni tanto lo sguardo e re-sintonizzando gli altri sensi che si potrebbe comnciare a “vedere” (no pun intended) la realtà; il dominio della vista all’interno della gerarchia dei sensi umani andrebbe analizzato a dovere.

          Sul «ribaltare il moto apparentemente inarrestabile della storia» sono del parere che “we need to talk about man”; senza un discorso serio sull’antropocentrismo a monte non credo si riuscirà ad affrontare il cambio di paradigma a venire. Mi sento però di azzardare la possibilità che qualcosa possa accadere altrove, non necessariamente in “occidente” e non necessariamente nel “nostro” tempo.

          A mio parere a queste latitudini abbiamo un netto problema di percezione: dove vivo io la povertà ad esempio è mantenuta tutt’oggi, magicamente, a livelli tollerabili per chi la vive, raramente degrada nella miseria. Quando accade la situazione è rapidamente assimilata come anomalia remota, sono in pochissimi ad avere il tempo, la volontà e gli strumenti adatti per rifletterci sopra.

          Comunicazione di servizio: dov’è sparito il bottone per le donazioni non-cash?

      • A livello di genesi del daspo, quindi come dispositivo punitivo applicabile nell’ ambito delle sottoculture (giovanili)ultras, noterei come il GP possa essere in effetti similare all’esperimento fallimentare della tessera del tifoso, che attribuiva uno status forse non discriminatorio ma sicuramente iniquo a chi avesse aderito alla policy di fidelizzazione rispetto ad un approccio piú genuino e radicato (nel campo del reale) al tifo sportivo. Nell’ ambito recentemente piú di mia conoscenza, anche in riferimento al patto formativo, mi viene il dubbio che possa costituirsi intorno all’ istruzione statale una bolla che non corrisponda al reale sentimento della popolazione interessata: ad esempio il personale sanitario é soggetto ad obbligo di vaccinazione; quello educativo, giá invece scalato ad obbligo di GP, include solo le scuole pubbliche o é piuttosto una clava per introdurre queste misure al dipendente pubblico tour court?

      • Il governare nel torbido, in pratica, per intenderci, significa innescare la microfisica del potere al fine di escludere, senza dire di no,ma dicendo sì.
        È una forma controllo biopolitoco volta positivamente a ottimizzare e normalizzare.

        Lo stile di governo che così facendo aggira la struttura del diritto positivo, allora, mi pare, si interpone nel discorso dell’emergenzialismo, indi, nella ferita di una guerra che impone l’eccezione, negli spazi di anomia, e lavora proprio per bandire, relegare. Il punto è che in questo quadro, chiunque si sposti e cerchi una prospettiva diversa viene a forza rimesso dentro le categorie della retorica dominante, ergo, definito come negazionista. Che sin dal termine è una offesa grave.
        Qual potrebbe essere, mi chiedo, una posizione strategicamente proficua per ribaltare lo schema?

  10. Articolo molto interessante, che stimola riflessioni. La prima: il governo emette provvedimenti che non spiega e il cittadino, trattato come un suddito, può tutt’al più cercare di immaginarne la logica. La seconda: chi è vaccinato è protetto dal vaccino non dal green pass. Io sono vaccinato, uso i mezzi pubblici, lavoro, etc. Perché dovrei preoccuparmi se incontro una persona non vaccinata? Il vaccino mi protegge dalla malattia. Semmai, poiché nonostante il vaccino potrei essere portatore del virus, potrei preoccuparmi per la persona non vaccinata. Di conseguenza il green pass non serve a proteggere me, ma a proteggere chi non è vaccinato dall’accedere a luoghi nei quali la circolazione del virus può essere intensa. Ora, se il non vaccinato ha consapevolmente scelto di correre il rischio, ha senso proteggerlo contro la sua volontà? Io non ho una vera risposta a questa domanda ma credo che la giurisprudenza non sia schierata per la protezione dell’individuo a costo di discriminarlo. La cosa certa è che la colpevolizzazione del non vaccinato come untore è fuori luogo, primo perché il non vaccinato che si contagia è vittima della malattia prima che colpevole, e secondo perché comunque anche chi si vaccina può essere portatore del virus.

  11. Sempre stimolante leggerti, interessante il passaggio su etica e organicismo, alcune considerazioni che mi hai fatto venire/tornare in mente:
    – di sicuro si tratterà di una casualità, ma il grosso delle notizie riportate ieri dai media generalisti parlava di EMERGENZA clima (metti caso finisca questa?)
    – vado un poco OT, ma vista la pletora di asintomatici a me sembra quanto meno singolare che la martellante esortazione a IMMUNIZZARSI (ormai il termine usato è questo) non sia accompagnata da un altrettanto forte invito a far precedere la pratica da un sierologico
    – posso riuscire a catalogare la dichiarazione di Draghi in incipit come iperbole; la successiva della stessa conferenza stampa (“[…] con la garanzia però di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”) mi risulta invece destituita di ogni fondamento: che nessuno lo abbia evidenziato con altrettanta visibilità rende la vicenda parecchio puzzolente.

    • L’immunità conseguita tramite contagio e guarigione mi pare sia davvero la Cenerentola delle immunità, tanto che è stata retrocessa a una durata di sei mesi quando, mi pare (anche qui invito a smentirmi se ho capito male), ci sono studi che la proiettano, ovviamente in ipotesi, avanti per anni. Ricordo inoltre con certezza che è è stato detto, da Speranza o altri, che un sierologico pieno di anticorpi non è considerato titolo per ottenere il GP. Perché?

      Allora, premettendo che gli aspetti medici di quanto detto sopra potrebbero essere sbagliati, cioè potrei aver non colto il punto, se non sono del tutto sbagliati ipotizzo che questa svalutazione dell’immunità raggiunta per contagio e guarigione trovi il suo corrispondente culturale nella demonizzazione “senza se e senza ma” della prassi di far incontrare i bambini per “fargli fare” le esantematiche.

      Finché ero piccolo io, anni settanta, era prassi comune, poi è stata nominata “virus party” ed è stata criminalizzata dai media in modo improvviso. Pur dando per scontato che ci siano consistenti motivi sanitari al fondo di questa criminalizzazione, mica lo nego, la cosa curiosa è che non sono mai stati spiegati, si è partiti con la criminalizzazione ex abrupto, trattando i genitori di colpo come potenziali criminali.

      Stigma invece di spiegazione; poi stigma amplificato dai social ma sempre in carenza di spiegazione. Se non è prassi di governo questa…

  12. Non sbagli, Nature recentemente (https://www.nature.com/articles/d41586-021-01442-9) ha schiaffato nel titolo “probably for a lifetime” come possibile durata degli anticorpi naturali contro il covid. Un sierologico “pieno di anticorpi” invece (e qui tocca dar ragione a Speranza) dimostra la copertura per molti, ma non per tutti (il titolo anticorpale pare cali piuttosto in fretta: rimangono le cellule T a difendere chi ha incontrato il virus, ma non possono essere titolate facilmente e a basso costo per tutti, quindi usare il titolo anticorpale non sarebbe equo e, se vogliamo ridere, democratico).
    I virus party, oggi non si possono più fare, perchè vallo a trovare un bambino che ne sta facendo una, di malattia esantematica..i vaccini le hanno praticamente eliminate (nell’infanzia: se si cerca in Italia, criminalmente, un malato di morbillo per un party, si scoprirà che, nella metà dei casi il “prezioso malato” avrà dai 15 ai 39 anni)*. Come ricorda WB, negli anni ’70 non era così, la malattia in età adulta era molto più rara.
    (*fonte http://www.salastampa.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2867

  13. Caro Wolf,

    tuttavia mentre Daspo, regolamentazioni “per il decoro urbano”, multe ed espulsioni di mendicanti, ecc. – sullo SPID sono meno d’accordo col tuo ragionamento perché molto semplicemente ed egoisticamente mi evita noiose file in uffici dove un tempo perdevo molto tempo ed ora non più, ma capisco che chi non ha accesso a internet ne è ingiustamente escluso – hanno chiaramente un obiettivo sociale di classe, colpiscono i più poveri direttamente e mi trovo perfettamente allineato ai tuoi ragionamenti, per il GP questo obiettivo non è così chiaro, anche perché esso è “interclassista”, colpisce, almeno “in teoria”, tutti, ricchi e poveri. Questo non vuol dire che l’odioso governo Draghi non sia liberale e borghese, certo che lo è, e non stia adoperando degli strumenti che in ambito lavorativo chiameremmo di “soft mobbing” per indurre la gente a vaccinarsi, però si ha l’impressione che il virus abbia agito come variabile indipendente rispetto alle strutture e alle sovrastrutture sociali, costringendo le classi liberali ad uno sforzo di pensiero collettivista. Di fatto stiamo parlando di politiche sanitarie volte a salvaguardare la salute pubblica, e l’establishment ha dovuto confrontarsi col problema perché sennò si bloccava la catena di produzione e consumo. Il virus e tutto ciò che ne deriva ha una forza “anticiclica” rispetto al sistema. Allora, come dici citando Marx, è vero che salvare la società è salvare l’assetto di classe, l’ordine costituito, ma d’altra parte rivendicare un totale “libero arbitrio” rispetto alla storia e a ciò che coinvolge l’umanità, è forse ancora più “liberale” ed “individualista”, dunque “borghese”. Non a caso, forse, per rimanere nella grottesca e prosaica cronaca paesana, Briatore è contro il Green Pass, interpretato come uno dei “lacci e lacciuoli” che impediscono al cavallo di razza della libertà di mercato, della produzione di profitto, di galoppare sui corpi degli altri uomini e delle donne confinati al grigiore della storia. Poi sulla costituzionalità o meno, ci sarebbe da discutere. Come è noto ci sono fior di costituzionalisti che lo considerano assolutamente costituzionale, ma hai ragione il problema è più di filosofia politica e filosofia della storia, è più sui fini, su chi è più borghese e chi meno: chii resta nella storia o chi se ne sente superiore e chiede più libertà

    • Ho riletto più volte il tuo commento. Non sono d’accordo su un solo punto, ma non ho davvero la possibilità di contestarteli tutti.

      – sul contenuto di classe ti prego di rileggere l’articolo. Io dico: ci sono provvedimenti che stanno passando sotto la legge, di traverso, e si fanno leggi che appartemente riguardano una cosa ma sostanzialmente ne riguardano un’altra. E dico: questo modo di normare la vita sociale è odioso e tipicamente colpisce più duro negli strati più deboli della società (qui faccio l’esempio del Daspo), ma poi, estendendosi, questo metodo ricattatorio colpisce tutti “anche i più integrati”. Ora non sto a riscrivere l’articolo: è già scritto lì, ed è chiaro che il GP colpisce tutti. Quindi la tua prima obiezione è destituta di fondamento.

      – Dici: “Di fatto stiamo parlando di politiche sanitarie volte a salvaguardare la salute pubblica”, e quindi assumo che pensi che tra la politica sanitaria di Speranza, Conte e Draghi e la salute pubblica ci sia identità perfetta. Ben per te, io dissento, e *since sping 2020*. Inoltre di concetti di “salute pubblica” ce ne sono anche di assai diversi…

      -Il virus non è “anticiclico” rispetto al sistema. Il virus non è un prodotto spurio e “oppositivo” del capitalismo, una sorta di figlio degenere, perché il virus in sé è un virus, sono i fatti sociali che produce che osserviamo, e quindi ciò che ci ha costruito intorno il capitalismo (che è fenomeno mondiale, quindi coincide con la realtà, con *tutta la realtà*) è un ridisegno dei propri conflitti interni, a favore dei pesci grossi e a danno dei piccoli, quindi peraltro in perfetta continuità con quanto accadeva già prima. Quindi Conte e Draghi non hanno “pensiero collettivista”, neppure obtorto collo, ma semplicemente hanno sposato il capitalismo vicente, e se ne fottono del capitalismo tamarro alla Briatore; che comunque cadrà in piedi, perché nella lotta intercapitalista spesso si concede l’onore delle armi.

      -Il “salvare la società” è il motto di ogni emergenzialismo, ed è sempre un pretesto per consolidare le diseguaglianze di classe, e questo accade anche quando l’emergenza è vera. Per evitarlo ci vorrebbe una gestione non emergenziale delle emergenze, ma campa cavallo.

      -Il tuo passaggio finale, che suggerisce che ci sia chi (suppongo anche io) si ritiene “superiore alla storia e chiede più libertà”, e dunque fa un accusa neanche tanto velata di superomismo, beh questo passaggio non merita commenti.

    • Ah, dimenticavo, sullo SPID. Se lo SPID fosse un’alternativa a sportelli fisici ben funzionanti a disposizione di chi li preferisca o non abbia competenze informatiche ben venga. Ma lo SPID è fatto per chiudere i pochi sportelli fisici sopravvissuti, non per affiancarli.

      Sono contento che tu passi meno tempo in posta. Non so e non mi interessa perché andavi in posta, ma ti posso dire due motivi per cui ci andavo io:
      -bollette assurde di enti tipo le “bonifiche”, o pagamento di strani contributi tipo la “tassa del pattume”.
      -mandare una raccomandata senza busta (sic) ogni anno per dire che anche quell’anno, come gli ultimi 23, non ho la televisione.

      Allora mi chiedo: il problema è la coda in posta? O il problema è lo stato che invece di chiedermi tutto con l’Irpef crea complicazioni assurde per farmi pagare tasse che potrebbe benissimo e più equamente prelevarmi con l’Irpef e poi redistribuirle a tutti gli enti che gli piace di creare, “bonifiche” “ente pozzanghere” ecc?

      Il problema è andare in posta o dover dire ogni anno che non ho il televisore, quando comunque anche questo, e più equalmente, se lo stato ritiene di dover avere dei canali televisivi, potrebbe essere risolto con la fiscalità generale?

      Questo è il trucco del “soluzionismo” tecnologico. Ti fornisce una soluzione così non ti chiedi più se “il problema” era quello giusto.

  14. Senza entrare nella questione della vaccinazione – che in questo pezzo mi pare sia solo considerata come quadro attuale che facilita l’affiorare di trend più generali, meglio o peggio dissimulati – vorrei aggiungere un piccolo tassello di “vita familiare” sugli effetti di una simile fumisteria (programmatica e improvvisata in egual misura).
    Mio padre, di professione commercialista, ha sempre dovuto combattere contro la tentacolare ramificazione del nostro ordinamento, tra leggi e leggine, decreti e minime correzioni di commi in cui la tal disposizione ministeriale di vent’anni prima vede di colpo una “e” trasformarsi in “o” con relativo capovolgimento di significato procedurale, eccetera. Ultimamente mi ha confidato che questa frustrazione, con cui ha fatto i conti per tutta la sua vita lavorativa, è arrivata a livelli insostenibili. Forse non sorprendentemente, insomma, questa politica del “non obbligatorio ma obbligatorio”, del “non sanzionabile ma trasversalmente sanzionato” è percolata anche dentro alle questioni fiscali, rendendo un ordinamento già spesso indistricabile di suo in un labirinto borgesiano indecidibile, in cui si resta in stallo traccheggiando in attesa del prossimo decreto – che si sa già che aggiungerà solo nuove biforcazioni.

    • Non ne dubito. C’è un ricordo personale assurdo, così assurdo da farmi pensare spesso che sia un falso ricordo, ma poi mi pizzico la pelle e dico “ma no, era davvero così”; ed è il ricordo di quando negli anni dieci in un importante liceo che ho conosciuto bene, *dopo il compimento del diciottesimo anno* di studenti e studentesse, segreteria e presidenza continuavano a chiedere firme dei genitori per questa o quella pratica o gita o simili.

      Ebbene: questo ci dice due cose, ovvero che persino dove non c’è motivo di profitto o di sfruttamento non valgono più neppure elementari diritti di legge; e che il modo in cui questi vengono traditi è schiettamente e banalmente burocratico e, per così dire, emergenziale/securitario: “meglio abbondare nelle firme, non si sa mai…”

  15. Qualche riflessione.

    Innanzitutto, una sensazione: ho come l’impressione che non ci si preoccupi molto del green pass in quanto la tendenza sia quella di pensare che la legge verrà applicata “all’italiana” (perdonatemi l’estrema semplificazione) …cioè, alla prima difficoltà, si fa finta di chiederlo…
    Già mi immagino ristoratori con ristoranti pieni che mettono in ingresso una persona dedicata a controllare green pass e documenti a tutti: ma tu bimbo sei così alto, davvero non hai 12 anni? Ma poi, (altra considerazione a latere) micca è obbligatorio avere un documento di identità prima dei 18 anni (o è cambiata la legge?), puoi farlo, se vuoi espatriare o guidare un motorino, ma micca DEVI averlo…adesso se hai 13 anni, ti vaccini, hai il GP ma non è detto che tu abbia la carta d’identità per confermare il GP…
    Oppure le code chilometriche all’ingresso di un concerto per controllare oltre ai biglietti anche il green pass e di documenti (3 cose da controllare assieme!).
    E poi mi immagino già i deliri delle scadenze del GP: magari ho comprato un biglietto per il teatro e non mi hanno contestualmente chiesto il gp, però me lo chiedono all’ingresso ma cavolo è scaduto 2 giorni fa e ancora non ho l’appuntamento per la terza dose oppure la farmacia sotto casa non aveva i tamponi…o mille altre problematiche…

    In realtà, questa sottovalutazione del problema, mi preoccupa quasi più del problema stesso. Infatti, è molto difficile spiegare perché si è contrari a questa imposizione, se la maggioranza dei tuoi interlocutori pensa che poi in realtà non verrà applicata.

    A pensarci bene, faccio onestamente fatica a pensare alle categorie che saranno senza GP da qui a settembre. Però faccio pochissima fatica ad immaginarmi come potrà essere utilizzato per discriminare i più deboli: già adesso si licenzia con un watsapp, figuriamoci se non si userà questa arma per fare mobbing o peggio.

    E poi, davvero, la domanda che mi tormenta è: fino a quando?
    Cioè, fino a quando dovremo vaccinarci TUTTI (il 100% della popolazione, see)? Già si parla della terza dose, poi ci sarà la quarta, la quinta…ogni sei mesi? E quindi, tra una vaccinazione e l’altra, non vado in ufficio, non prendo l’autobus, non entro nei locali pubblici? Boh …

    • Sono un po’ OT, ma cito:
      «in quanto la tendenza sia quella di pensare che la legge verrà applicata “all’italiana” (perdonatemi l’estrema semplificazione) …cioè, alla prima difficoltà, si fa finta di chiederlo»

      questa osservazione secondo me è molto pertinente, e dal mio punto di vista si lega benissimo anche al commento di Bizzarro Bazar sopra.

      In moltissimi campi (io mi occupo di tutt’altro ma la situazione è sovrapponibile) ormai la stratificazione normativa fra competenze delegate o trasferite alle regioni, normative statali facenti capo a 2 o 3 ministeri per lo stesso “argomento” visto da punti di vista diversi (es. ambientale e paesaggistico), normative regionali, circolari applicative, etc., fa sì che nemmeno i funzionari pubblici abbiano il quadro d’insieme, occupandosi ciascuno del proprio settore specifico / ristretto campo di applicazione.
      E in tutto ciò la politica fa una continua gara al rialzo del “sempre più difficile e restrittivo”, senza che poi però sul terreno, e in tempi certi, vi siano effettive ricadute e controlli puntuali e regolari, perché non vi sono le risorse per farli.

      Ebbene, credo che questo sia possibile proprio perché come si dice sopra i cittadini “sanno già” che l’applicazione di certe norme sarà nella migliore delle ipotesi casuale e randomizzata e si avrà la facoltà di “tirare a campare”.

      Forse se non ci fosse questo margine di manovra ad una norma palesemente assurda o inapplicabile seguirebbe la giusta protesta (anche solo da parte di sindacati e organizzazioni di categoria) e la norma verrebbe corretta.

      • Mi piacerebbe credere che sia così, ma l’aria che tira è diversa. Il 6 Agosto sera uno spettacolo che doveva iniziare alle 21 è cominciato alle 22 quasi.
        Ci si farà l’abitudine così come è stato per i controlli post 11092001.il sistema utenti-gestori si ricalibrera’ di conseguenza.
        vedo in questo giorni una città piena di turisti e ristoranti che hanno invaso marciapiedi contigui pur di espandere la platea di tavoli all’aperto e sfangarsela.
        Finché il clima è complice.
        Intanto so di palestre e piscine al chiuso che già hanno allertato gli utenti, per la nuova stagione (da Settembre).
        E persino di una spiaggia pubblica improvvisamente diventata “parco archeologico” e che quindi chiede il passaporto sanitario per l’accesso.
        La storia della Gaiola è uno pei più canonici esempi di privatizzazione silente di uno spazio pubblico e di esclusione dei poveracci.
        Per il resto la vedo dura per chi ha scelto di non vaccinarsi. E siamo apprna ad Agosto.
        PS @Wolf grazie per quanto scrivi. E, per inciso, vado alla pista per i tuoi stessi (assurdi) motivi. Ho solo 13 anni in meno di autocancellazione dall’equazione televisiva.

  16. Un saluto a tutti e grazie dei contributi. Mi accingo a scrivere qua per la prima volta, benché lettore di medio lunga data.

    Trovo che “torbidità”, termine col quale si potrebbe essenzializzare uno dei principali output della strategia governativa così come delineata da Wolf, possa essere un bel concetto chiave/grimaldello utile alla comprensione critica del presente. Non solo per quanto già detto, ma anche per il fatto che esso possa fungere da indicatore di intensità delle operazioni psicologiche (PSYOP) adottate dagli attori in campo in relazione ai molteplici e spesso anche confliggenti interessi, e in particolare perché credo che la suddetta “torbidità” possa veicolare un’immagine puntuale di una larga parte dei micro-incartamenti paralogico-cognitivi che ostacolano il “disvedere”. In questi ultimi tempi, del resto, mi è capitato sovente di lamentarmi delle “cortine di fumo” (o “false piste”) che tendono a saturare qualsivoglia dibattito sulla questione pandemica/emergenziale. Le frementi, polarizzanti e per certi versi inevitabili oscillazioni argomentative tra tematiche quali “obbligatorietà vaccinale”, “opportunità/non opportunità del passaporto vaccinale”, “sicurezza/insicurezza dei vaccini”, “autoritarismo”, “solidarietà e art. 32”, “democrazia ed emergenza”, “diritti e doveri”, promuovono un continuo rimestaggio dei sedimenti che vanno a congiungersi con una sempre rinnovata torba mediatico-istituzionale, per la quale non si distingue più chi/cosa è al nostro fianco e chi/cosa no. Il risultato è sempre l’isolamento, la cecità e il fiato corto. Tutto questo dovrebbe, a mio parere, portarci a riconoscere la necessità di non sacrificare “the pace for the peak” e viceversa. Detto altrimenti, dovremmo ambire alla costruzione di una sintesi il più possibile “fedele” e articolata, curando di accordarci, darci delle coordinate, su alcuni passaggi fondamentali con molta calma e attenzione. Pare un’ovvietà ma serve a sottolineare, alla luce/buio della torbidità di governo, la necessità di usare distensione e discernimento. Più si è bruschi più la finissima arena impiegherà tempo a scemare. E se per caso si fosse dei sub con un tot di ossigeno, l’assenza di visibilità potrebbe configurarsi come una questione di vita o di morte.

    • Al di là della drammatizzazione e per esempio, l’insaziabile aggiornamento delle posizioni individuali su una circostanziata auspicabilità del cosiddetto “green pass” in base a quotidiani e virali (molto social) rinvenimenti accademici, o pseudo tali, sulla percentuale di contagio da parte di “soggetti asintomatici vaccinati con una dose e mezzo” è assolutamente deleterio ai fini del conseguimento di un orizzonte comune e alla concretizzazione di un’azione idonea. E non si può di certo uscire dalla narrazione “virocentrica” con quella “vaccinocentrica”, come non si può sperare di venire a capo di una emergenza sanitaria credendola separata, o addirittura talvolta ontologicamente anteriore a, da quella democratica (politica) e, più in generale, umana. Emergenza democratica e sanitaria si compenetrano e si complicano a vicenda. Volerle separare o considerarle separatamente (cioè non simultaneamente, per quanto possibile) significa volere mettere la testa sotto la sabbia o, più verosimilmente, essere influenzati da una particolare ideologia. Non so se questa ideologia possa essere chiamata “virocentrismo”, probabilmente è virocentrica la sua declinazione in questo dato momento storico. Credo che il termine più adeguato sia quello che è possibile ricavare e riformulare “politicamente” dal concetto di “pop-epistemology” così come presentato recentemente da De Ridder in “Scientism: Prospects and Problems” («Nowadays…scientistic ideas are made available to a much larger audience in popular venues, such as popular science books, newspapers, blogs, and online discussion forums, which has led to what we could call a scientistic “pop- epistemology.” By that, we mean a somewhat simplified scientific epistemology that is articulated and embraced by many non-academics»), insomma, una forma di “scientismo popolare/populista” che è divenuto il cavallo di battaglia dei cosiddetti “competenti”, ducetti, tecnici, divulgatori e non, la pervasività delle cui idee andrebbe letta sullo sfondo di una generale “disaffezione”, chiamiamola così, ai processi democratici a questo stadio del capitalismo della sorveglianza.

      • @ Tzvi

        « una forma di “scientismo popolare/populista”».

        Non sono molto daccordo. Ancora una volta mi sembra l’ennesimo tentativo di scaricare le colpe verso il basso.

        Sulla pop-epistemología.

        A me sembra che, in questo torbido momento di polarizzazioni estreme, siamo un po` tutti bloccati in un gioco perverso nel quale qualsiasi argomentazione avanzata da una delle due parti nel tentativo di trovare una soluzione ad un problema viene considerata, dalla fazione opposta, come assurda, illogica, incoerente, irrazionale, pericolosa etc etc etc, e vice-versa.

        Ciò accade, molto probabilmente, proprio in ragione della totale mancanza di un epistemología scientifica comune, popolare. Domanda: chi si dovrebbe accollare il comptio di svilupparla questa epistemología scientifica?

        Sui processi democratici.

        Perdonami se mi permetto di evidenziare l’ovvio: la disaffezione nei confronti dello stato è *dovuta*. Questa classe dirigente se la merita tutta. Si è dimostrata troppo spesso incapace nella gestione della cosa pubblica. Il risentimento è quindi, a mio parere, ampliamente giustificato.

        • Ci sta. È possibile che io non sia conscio di questa mio orientamento di cui parli, lo metto in conto. Tuttavia, con la resa “scientismo popolare/populista” intendevo indicare una particolare declinazione politica di quella “pop-epistemology” oggi tanto in voga, che si configura spesso e volentieri come ultra-scientista (insomma, non è un discorso contro l’epistemologia popolare di per sé, bensì contro il dispositivo ideologico corrente, e mio avviso imperante e strumentalizzato, del “radical scientism” – mi riferisco sempre allo scritto che ho citato, a cui rimando perché non riesco a trasportare agevolmente la complessità dell’elaborazione in questa sede).

          Concordo, inoltre, abbastanza col tuo discorso, dude. Credo si sia verificata un’incomprensione, perché non intendevo riferirmi ad alcun tipo di “risentimento” né giustificare lo status quo o, anche in questo caso, scaricare la colpa verso il basso. Mea culpa se ho dato questa impressione. Con la forse ambigua espressione “disaffezione ai processi democratici” cercavo di rendere conto, a me stesso più che altro, di quella che a mio avviso è una graduale e sempre più generale forma di accettazione di determinate tendenze autoritarie. Senza alcuna condanna, aria di superiorità o volontà di polarizzare nuovamente il discorso. Ma, ti do ragione, in questo gioco “siamo un po’ tutti bloccati”. È anche il mio sentire.

  17. Ciao Wolf, sempre interessante leggerti. Da qualche giorno cerco di mettere assieme la tua proposta analitica sullo stile/metodo di governo che hai inquadrato. Potrebbe essere utile estendere il disciplinamento social che descrivi alle politiche “redistributive”. Nei tuoi esempi in effetti mancano i “Ricoveri”. Il Daspo, il patto educativo, il GP funzionano comunque dentro una promessa di poter continuare a “godere”. Bisognerebbe capire se la servitù volontaria che delinei trovi conferma nelle promesse di conservazione di una “vita” che i Recoveri sostengono. Se ho capito il tuo testo, le politiche di controllo in atto hanno fondamentalmente una natura preventiva che agisce nel cosiddetto “rischio di tenuta del patto sociale”, nella malaugurata ipotesi che la disoccupazione cresca esponenzialmente e per conservare l’assetto di classe perché “non c’è alternativa”. Azzardando una sintesi del tuo post allora, i dispositivi che si vanno affermando appaiono un governo dei big data fatto di imposizioni più o meno soft (via il credito sociale) che tagliano il godimento algoritmicamente (andare allo stadio, al ristorante etc.). Quegli stessi dispositivi assorbono poi il malcontento localizzato costituendo una comunità trascendentale e social prodotta dalla pandemia che è indefinibile utilizzando categorie politiche note come “la sinistra antagonista” e che è ordinata farmacologicamente e sanitariamente. Tuttavia, se le società post-industriali sono, come credo, “società signorili di massa” fondate su macchine desideranti edipizzate attraverso il consumo simbolico, e se i Ricoveri aspirano a sostenerle, allora lo stile/metodo di governo che inquadri include necessariamente la possibilità di nuovi processi coloniali. Al momento credo che le tue intuizioni spieghino bene l’attuale governo “senza opposizione” e l’incanalamento di ogni flusso non rappresentabile dentro traiettorie di esilio dalla polis. Senza un nuovo paradigma coloniale e/o di schiavitù però il sistema è destinato a collassare. Quindi mi pare necessario pensare anche quest’altra dimensione. In alcuni casi le risposte mancanti sono assorbite dai discorsi sulla conversione green, la sostenibilità etc. Comunque credo si possano e si debbano estendere i campi dello stile/metodo che descrivi.

  18. Ammetto che forse tra le righe del mio commento possa trasparire astio, tuttavia ti assicuro, Wolf, che è più dovuto alla sorpresa rispetto ad una posizione iperlibertaria.
    A mia discolpa posso dirti che ho anche letto i tuoi libri e ne ho sempre condiviso il contenuto, uno di essi l’ho addirittura citato in una tesi di master e ammetto che gli strumenti di legge utilizzati necessitano, per carità, una discussione e trovo comunque interessanti alcuni tuoi spunti.

    Tuttavia ci tengo a precisare che non ho mai scritto che il virus “è” anticiclico bensì che “ha una forza anticiclica”, suo malgrado, rispetto agli interessi del l’establishment. Nel senso che il virus è un intralcio ai meccanismi di produzione di profitto. Ma questo non vuol dire che il virus sia Lenin, perché come tu scrivi esso si limita a fare ciò per cui è al mondo senza alcuna consapevolezza. Forse potremmo dire (convenire?) che strumenti come il GP servono più a legittimare la convivenza tra necessità di produzione ed esistenza del virus e la sua pericolosità – sulla quale però mi limito a fidarmi di quanto ci viene detto dai medici e da chi, tra i conoscenti, dunque nei limiti scientifici dell’esperienza individuale, se l’è vista brutta – che non a normare la salute pubblica.
    Che queste siano norme di “salute pubblica” mi pare lapalissiano, che siano ben fatte o giuste lo possiamo discutere. Ecco io penso siano fatte semplicemente per salvaguardare il meccanismo di produzione e consumo, tutto qua. Che Draghi, o chi per lui, sia lì per questo. Forse non mi discosto tantissimo da quello che scrivi?

    Sull’ultimo punto, che tanto ti ha irritato, diciamo che sì, vedo una netta contrapposizione tra chi si preoccupa del vulnus alla libertà e chi invece, pur nei tanti dubbi che la situazione che viviamo ingenera, per spirito collettivo si sottopone al vaccino. Non sono convinto stia aderendo acriticamente al liberismo, credo ci sia un po’ più di complessità. Sono convinto che anche su questo possiamo convenire.

    Per essere più chiari: sono convinto che se chiedessimo ai migranti se vogliono fare il vaccino, bè questi non avrebbero tutti sti dubbi. E che le riflessioni sulla libertà individuale su questo tema riguardino solo noi, borghesia istruita del primo mondo. Antagonista o meno che sia.

    Scusa la franchezza, non c’è astio, continuerò a leggerti, se non ti dispiace, in genere ti ho sempre trovato interessante

    • Io trovo questo tuo commento semplicemente vergognoso. Che dopo un anno e mezzo si cerchi ancora di far passare la critica materialistica e di classe dell’emergenza pandemica – e della sua gestione sin dal principio intimamente neoliberale – espressa qui su Giap come “adesione al liberismo” (per giunta “acritica”!), “iperlibertarismo” e consimili idiozie si può spiegare solo in due modi: o con la pervicace volontà di non leggere perché tanto bastano le cazzate degli hater sui social, oppure con la malafede. Malafede che porta ad arrampicarsi sui vetri per non ammettere che da #iorestoacasa in avanti tutti i provvedimenti spettacolari a cui “da sinistra” si è aderito – qui sì acriticamente – sono stati parte di un dispositivo con cui i padroni, il governo (e qui c’è piena continuità tra Conte e Draghi, checché ne dica certa “compagneria” intenta ad autoassolversi) e la classe dirigente tutta hanno scongiurato la chiusura delle fabbriche, distolto sistematicamente l’attenzione dai luoghi dove davvero scoppiavano i focolai, deviato ogni attribuzione di responsabilità (e ogni falsante “soluzionismo”) verso il basso e verso i comportamenti individuali, fatto credere (del tutto infondatamente) che il pericolo fosse “là fuori” all’aria aperta ecc. Denunciamo tutto questo fin dalla primavera scorsa, attaccando Confindustria per la mancata zona rossa in val Seriana e #iorestoacasa come diversivo perché si continuasse a lavorare e consumare, e intanto i “compagni” con la coda di paglia, i compagni terrorizzati che questo dispositivo non lo vedevano o fingevano di non vederlo, incredibilmente spacciavano sui social la calunnia dei “Wu Ming che stanno con Confindustria” (!), in base a un pensiero binario stolto e fuorviante. Che dopo un anno e mezzo, seppur in forma più “felpata”, si esprimano ancora simili giudizi assurdi e disinformati, con tanto di accostamenti a Briatore, è veramente, inesorabilmente miserabile e miserando.

  19. Comincio a non capire piú i post scritti su Giap perció mi farebbe comodo un riassunto; il punto centrale dell’analisi quale sarebbe?

    – Lo Stato non ha il diritto di obbligare a vaccinarti?
    – Il Green Pass é un obbligo de facto ma non de jure perció ricade in un’area grigia?
    – Fare qualcosa che ti dice lo Stato é sostenere lo status quo perció non é etico?

    Scendendo nei commenti poi si leggono persino critiche al vaccino o alla sua efficacia… La cosa mi sembra che stia prendendo una piega strana.

    Personalmente credo che una situazione pandemica del genere non abbia precedenti in occidente (e nemmeno l’oriente era preparato perché SARS e MERS avevano avuto un effetto molto piú limitato). Questo ha generato una risposta caotica, confusionaria, violenta e antiscientifica che ha peggiorato di molto la situazione creando le condizioni perché questa si prolungasse (e diventerá endemica a mio parere). Gli Stati hanno agito male? Sicuro! Questo é fuori discussione, non c’é uno Stato al mondo che abbia fronteggiato decentemente una crisi di tale portata (forse solo Cuba).

    Peró… Al di lá delle pur giuste recriminazioni, c’erano alternative? Tutte le chiacchere sul modello Svezia hanno creato solo un mare di morti. La tecnología salvifica si é dimostrata la solita scatola vuota (Checché se ne dica la sorveglianza di massa non funziona, serve solo come giustificazione “scientifica” per prendersela con chi giá sta ai margini).

    E adesso? In questa situazione dove percentuali importanti di popolazione rifiutano una cura per posizioni ideologiche antiscientifiche quale sarebbe la via “da sinistra” per risolvere la situazione?

    Saró fesso io ma eticamente mi giustifico l’obbligo vaccinale da un punto di vista diverso, quello dell’empatia: semplicemente non voglio che altra gente muoia per qualcosa che puó essere facilmente evitato. E in un’analisi del genere il fatto che il punto di vista umano venga totalmente ignorato in favore di elucubrazioni e comparazioni anche stiracchiate non mi lascia una bella impressione di un sito che ho sempre considerato come affine.

    • E cosa si può, cosa si dovrebbe rispondere a un commento così, interamente costruito su un generico “non capisco” (non sempre se non si capisce un testo la colpa è del testo)? Dichiarazione di incomprensione da cui parte una filza di domande retoriche, vaghezze e generalizzazioni, giudizi espressi per sentito dire (su Cuba, ad esempio). Insomma, un curioso esercizio di “dislettura”, per uno che dice di aver sempre trovato questo sito “affine”. Il post qui sopra, che peraltro molte e molti dimostrano di aver capito, lungi da qualunque presunta “strana piega” è perfettamente inserito nel contesto delle analisi che portiamo avanti su Giap da molto tempo. Mi domando a cosa tu ti senta “affine” se questo contesto non lo cogli.

      • Ok, questa risposta mi stupisce ancora di piú.

        L’articolo é onestamente di difficile lettura e mischia in maniera un po’ confusa diverse situazioni tracciando paralleli anche un po’ forzati: come ad esempio accostare il GP ad una preside che decide di non far entrare un’alunna coi capelli colorati.

        Chiedere una spiegazione o chiarimenti su alcuni punti mi sembrava dovuto per chiarire alcuni passaggi che sembrano avere una sfumatura paranoica anarcoliberista. E dato che a leggere i commenti non sono stato l’unico ad avere questa idea avrei voluto avere un quadro piú chiaro prima di entrare piú a fondo nella questione.

        Mi sarei aspettato parecchie risposte ma evidentemente non questa, colpa mia scusate tolgo il disturbo.

        • “una sfumatura paranoica anarcoliberista”

          Ecco qui, come volevasi dimostrare. Un anno e mezzo di discorso e discussione, di contesto faticosamente costruito, bellamente ignorato a favore di una cazzata, sempre la solita, quella di chi usa “liberista” a vanvera proprio contro chi si impegna a decostruire la natura profondamente neoliberale della gestione pandemica.

          “A sinistra” troppi continuano a vedere solo il virus, ovunque il rischio del virus, e a ogni provvedimento – non importa quanto irrazionale e paraculo – l’occasione di sfoggiare facile civismo/altruismo “antivirale”. Chi cerca di fare un passo oltre e allargare il quadro sta automaticamente col nemico, e siccome per anni si è svuotato di senso il termine “liberista” facendone un vacuo epiteto da usare per indicare genericamente il nemico, ecco che chiunque non guardi solo al virus diventa “liberista”, mentre non si riconoscono i dispositivi neoliberali grazie a cui la gestione capitalistica della pandemia rafforza un sistema basato su disuguaglianze, esasperando e portando al parossismo tendenze che erano già in atto.

          Wolf spiega che sempre più l’emergenza come metodo di governo ci pone di fronte a “fatti compiuti” senza essere passata per la sfera propriamente legislativa e quindi aggirando il rischio dell’incostituzionalità formale, al contempo rafforzando la sfera dell’incostituzionalità sostanziale, cioè una realtà che viola de facto ogni principio sancito dalla costituzione. La sottigliezza è che, come rileva Wolf, si agisce sbordando in gran parte dal diritto positivo, facendo leva su incentivi e disincentivi, su pressioni indirette, sulla rapidità con cui ciò che tecnicamente è facoltativo diviene socialmente obbligatorio grazie alla politica neoliberale del “nudge”, la spinta (algoritmica) a compiere certe azioni.

          Tutto questo ancora non si era dispiegato quando scrivemmo “Nemici dello Stato” (1999), che si concentrava sulla legiferazione diretta, ma la tendenza l’avevamo intuita e indicata parlando di “molecolarizzazione”.

          Di questo e di molto altro non si riuscirà a parlare, finché perdurerà l’approccio virocentrico (questo sì piuttosto paranoico, se proprio vogliamo usare queste categorie) che porta a “disvedere” i processi in atto. Io non pretendo che si esca dal virocentrismo solo in virtù dei nostri discorsi, pretendo però rispetto e niente cazzate tipo “anarcoliberista” ecc.

          Per te vale in gran parte quanto ho già scritto a Ubik75: lui diceva che “prima” era d’accordo con noi su “tutto”, tu all’improvviso ti “stupisci” della presunta “piega” presa da un blog che “prima” trovavi “affine”. Peccato che non ci sia nessuna coupure o “svolta”, noi continuiamo a portare avanti il lavoro che abbiamo sempre fatto. La vostra è cattiva retorica, cambiatela.

    • “In questa situazione dove percentuali importanti di popolazione rifiutano una cura per posizioni ideologiche antiscientifiche”

      Il giorno in cui vi renderete conto che questa cosa non è vera ed è una copertura per l’inettitudine e la pusillanimità dei governi…. vabbe’, potrei scrivere qualunque cosa, tanto quel giorno non arriverà mai. Siete tutti fan inconsapevoli di Figliuolo, autore del miracolo laico di aver reso la campagna vaccinale totalmente ed esclusivamente dipendente dalla volontà del popolo bue di vaccinarsi.

      Fate analisi improntate a un pragmatismo che è ideologico esattamente come quello dei liberal. Siete quelli del “fare” in salsa antagonista.

  20. Ma veramente qui chi sta applicando un ragionamento binario sei tu, caro wu ming 1. Nonostante gli insulti gratuiti, ho letto tutto il tuo commento e sono persino d’accordo sulla similitudine Draghi/Conte (per me Renzi, Draghi, Conte, Letta… so più o meno la stessa roba) e sono anche d’accordo sul tema della Val Seriana e della chiusura delle fabbriche. In teoria anzi sarei un vostro ammiratore, almeno ho sempre condiviso tutto fino al giorno in cui avete cominciato a scrivere di Biopolitica, sul quale ho trovato un po’ “forzati” alcuni ragionamenti. Lo so che non siete confindustria, per carità. A parte la battuta su Briatore (per altro, vi segnalo sbagliata, proprio ieri Briatore ha detto di essere favorevole al GP), non mi pare di aver scritto che siete epigoni delle classi industriali. Semplicemente non condivido la vostra lettura del fenomeno che stiamo vivendo. Posso continuare a leggere Giap oppure bonariamente e binariamente ricevo la bolla papale di Wu Ming 1?

    • “ho sempre condiviso tutto fino al giorno in cui avete cominciato a scrivere di Biopolitica”

      Ecco, questa frase è totalmente priva di senso. A riprova del fatto che a tuttoggi non hai la più pallida idea non solo di come abbiamo impostato il discorso sull’emergenza pandemica, ma hai anche un’idea parecchio, parecchio vaga del nostro percorso. “Biopolitica” (concetto che dall’inizio della pandemia, una volta impostato il discorso, non abbiamo proprio utilizzato) è proprio la spia lessicale del fatto che ti sei fermato ai “riassuntini” social dei primi giorni. Guarda, qui non è aria, lasciaci proprio perdere.

      • In subordine, io non sopporto “frasi-lenzuolo” come “ero sempre stato d’accordo con voi su TUTTO”.
        È impossibile, non ha senso se non come falsa concessione, paraculata, finta leccata di terga. Messa come l’hai messa tu è plurimamente senza senso, perché

        1) la cassetta degli attrezzi di Foucault (è infatti a quella che alludi) l’abbiamo usata tante volte, insieme ad altre, ben prima della pandemia, io a Foucault ho dedicato vari articoli e brevi saggi e dunque è insensato dire che con Covid “ci siamo messi a scrivere di biopolitica”. Casomai è proprio con l’entrata in piena fase pandemica, nella primavera 2020, che ci siamo dati la constrainte teorica e stilistica di “aggirare” l’uso di certi concetti e termini, per svilupparne di più precisi e adatti alla situazione, e anche per non suscitare risposte pavloviane (che sono arrivate lo stesso e come hai appena dimostrato continuano ad arrivare);

        2) la nostra analisi della gestione pandemica è in coerenza con un lungo lavoro iniziato almeno venticinque anni fa e che ho ricostruito ne La Q di Qomplotto.

        Poiché non esiste alcuna drastica cesura o discontinuità tra i noi di “prima” e i “noi” di adesso, non si comprende come tu possa essere stato d’accordo con noi “su tutto” prima e al tempo stesso dire che con la pandemia ci saremmo “messi” a dire altro da quell’astratto, ipotetico tutto.

        Ah, ma nel tuo messaggio finito in coda di moderazione vedo che mi paragoni a… uno di Forza Nuova. Si vede che la maieutica funziona. Ti garantisco che qui non commenterai più. Ciao.

        • OT: Io continuo a non capire perché, di tanti pensatori evocati utilizzati, analizzati, sviscerati nel blog ce l’hanno tanto proprio con Foucault, oltretutto con l’ingenuità di venirvelo a dire in questo modo.
          Ce ne sono di ben più estremi.
          Perché alla destra oggi fa paura proprio lui? Forse perché rende più difficile ideologicamente mimetizzarsi rispetto al linguaggio para marxista o magari marxiano che molti adottano e che si riallaccia al vecchio stilema della cosiddetta « destra sociale »? O bisogna pensare a una profonda insicurezza di tipo psicologico che le posizioni di Foucault su temi quali l’autorità o la sessualità, sempre foriere di inquietudine, mettono in allarme?
          Tu/voi ve ne siete fatti un’idea?

  21. A riprova di quanto sia fuori strada chi vuole attribuire il numero dei non-vaccinati a “posizioni antiscientifiche”, si potrebbe citare il dato riportato pochi giorni fa dal NYT, secondo cui solo il 28% dei newyorchesi neri è vaccinato.
    Come sa chiunque si occupi di salute pubblica in maniera critica, la resistenza alle cure si riscontra quasi sempre in contesti di marginalizzazione e razializzazione consolidate storicamente, cioè dove lo Stato (con la scienza sottobraccio) ha sfruttato, disciplinato, ucciso.
    Il che è comprensibile: perché dovrei fidarmi di un’autorità che non ha fatto mai nulla per proteggere me e la mia comunità, anzi ha spesso usato la medicina come sistema di controllo? Tanto comprensibile, quanto difficile da far entrare nella percezione collettiva, anche a sinistra.
    In Italia, con buona pace dello spid, questo livello di dettaglio nella raccolta dati ce lo scordiamo. E così non possiamo nemmeno andare a leggere le geografie del vaccino per tentare un approccio critico. Ma se guardiamo ad esempio il rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione, secondo cui il 60% di chi è “ospite” (parola atroce) nei centri di accoglienza esiterebbe a vaccinarsi, penso sia possibile intuire che la questione non è dissimile da quanto si riscontra negli USA.
    Dunque anche chi parla di “interclassismo” è fuori strada, e alla grande: il green pass esclude da pezzi importanti della vita pubblica non solo la fascia demografica che, a partire dal 2008, si è maggiormente impoverita (cioè gli under 30) ma anche i gruppi sociali già marginalizzati e storicamente esclusi dalla modernità medica.

    • Prima di questo discorso, però, insisto, dovremmo fare chiarezza innanzitutto sull’entità della resistenza alla vaccinazione, almeno qui in Italia. Perché ad esempio leggevo poco fa che nel calo di somministrazioni di questi ultimi giorni, a calare sono le seconde dosi e non le prime. Come va letto questo dato? Sempre alla luce del 95% e oltre di dosi somministrate, sul totale di quelle consegnate.

      Pfizer doveva tornare a consegnarne 3 milioni a settimana da questa settimana, invece pare che abbia rimandato alla prossima. Ergo, man mano che smaltiamo i richiami tassativi, trovano spazio le prime dosi già prenotate (da tempo). Solo che avendo poche dosi a disposizione e sempre meno, il numero complessivo di somministrazioni che facciamo, inevitabilmente cala.

      Ovviamente nessuno parla di flop del green pass per il calo, malgrado nessuno parli neppure di mancanza di dosi. Bisognerebbe mettere in discussione o il miracolo del green pass o quello della campagna del generalissimo. Meglio parlare di chi deve controllare cosa e buttarla in caciara (all’italiana) denunciando le cose fatte all’italiana. Ovvero l’indignazione che non sposta nulla.

  22. Puro heckling. Nientaltro che heckling. Risolutamente, impunemete heckling. Gli manca solo l’audio, tutto quì.

    La tragedia latente in interventi come quelli di Ubik75 e Opellulo è che mi sembra rappresentino il manifestarsi, sempre più pervasivo, di una classe sociale/politica/intellettuale che si è autoconvinta del fatto che non ci sia nulla da contestare allo status quò, ai diretti responsabili di una gestione fallimentare sia delle’economia che di una pandemia. Interventi che suonano come rimproveri parrochiali:

    «semplicemente non voglio che altra gente muoia per qualcosa che puó essere facilmente evitato»

    «La cosa mi sembra che stia prendendo una piega strana»

    «ricevo la bolla papale di Wu Ming 1»

    …buttati lì pedissequamente per interrompere il flusso di una conversazione collettiva, esattamente come ad una “stand-up gig”.

  23. a_b

    Premesso che in Usa c’è un problema di razzismo – accettato per vari motivi anche dalle etnie oggetto di questo che auspicherebbero spesso praticare un razzismo al contrario verso gli altri – e che questo si ripercuote nella medicina (e lì infatti ci sono gli ultimi medici del mondo che pensano che non solo esistano razze umane ma che queste rispondano anche diversamente alle cure mediche). Quindi non paragonerei mai i SSN Usa e Italia anche per tutto il resto che sappiamo e che, di certo non auspichiamo.
    Premesso questo dicevo, mi spieghi esattamente come fa il GP ad escludere gruppi sociali se questi non si autoescludono?

    • Direi prima di tutto che “un problema di razzismo” esiste, come spero sia ovvio almeno qua su Giap, anche in Italia, e pure bello grosso. Non sono infatti per nulla stupito che persone in transito e richiedenti asilo – tra le categorie più razializzate in assoluto – mostrino livelli così alti di resistenza, non avendo proprio alcun motivo per fidarsi di uno Stato che ha tutto l’interesse a mantenerli in condizione di tale precarietà per permetterne lo sfruttamento.

      E poi, come ho scritto, il problema non è la linea del colore in sé (bianchi/neri) ma la marginalizzazione storica di specifici gruppi sociali e specifici territori.
      Il SSN, come tutte le strutture della medicina occidentale, ha per decenni messo al centro il soggetto maschio, bianco, eterosessuale. La stessa storia della medicina moderna si configura come un riposizionamento del sapere biomedico che, da comunitario e principalmente femminile, divenne nel corso del Novecento specialistico e affidato agli uomini.

      Le donne, le persone lgbtq, ma anche tossicodipendenti e malati di HIV sono tra i gruppi che fino a pochissimo tempo fa il nostro bel sistema sanitario trattava, se andava bene, con sufficienza e paternalismo – se andava male, non trattava proprio. Le storie in questo senso davvero si sprecano, e spero non sia necessario scendere nel dettaglio con esempi che rischierebbero di non finire più.

      Sull’aspetto territoriale è sufficiente ricordare, a livello storico, l’enorme divario economico e i meccanismi di sfruttamento del Nord verso il Sud del paese che seguirono l’unità di Italia (cfr. il Gramsci della questione meridionale) – una questione mai davvero elaborata pubblicamente. Anche solo per restare sul qui e ora, la criminale riorganizzazione regionale del SSN è servita a svuotare e definanziare le strutture sanitarie del sud, a tutto vantaggio di quelle del nord: mentre in Sardegna, Calabria, Basilicata si chiudono ospedali e ambulatori (molti comuni non hanno nemmeno più il medico di base), lo stato incentiva ufficialmente il “turismo sanitario” nelle strutture pubblico-private di Lombardia e Emilia-Romagna.

      Direi che non si può che partire da qui per capire sfiducia, resistenza, e propensione a cadere nella rete delle varie pseudoscienze.

      • Ri – premesso che: sono due cose diverse, gli Usa hanno un problema di razzismo supportato dalla medicina ufficiale e non solo accettato ma a volte usato al contrario dalle stesse etnie che subiscono razzismo che spesso non rivendicano la parità dei diritti ma la supremazia contro i bianchi e le le altre etnie.
        Qui da noi abbiamo un razzismo “culturale” ma per fortuna contro ogni legge dello Stato (o quasi) e ogni concezione della pratica medica, riferendomi solo alle razze. che poi ci siano altri tipi di problemi connessi ad altre situazioni non sono certo io a negarlo, anzi.

        Premesso anche che credo di essere abbastanza ferrato su tutti i problemi da te enunciati e che non è mia intenzione riapprofondire ora una questione così vasta, credo che la mia domanda sia semplice.
        Come fa il GP in Italia ad escludere gruppi sociali se questi non si autoescludono per loro scelta?

        (ovviamente, non parlo degli irregolari)

        • Ciao Alex
          «Come fa il GP in Italia ad escludere gruppi sociali se questi non si autoescludono per loro scelta?»

          Beh, dal punto di vista strettamente pratico, oltre a coloro che sono in attesa di vaccino ma non lo hanno ancora potuto fare, un gruppo sociale sarà certamente quello dei minori fra 12 e 18 anni figli di coppie “esitanti” o proprio contrarie ai vaccini come già detto da altri nel thread precedente. Conosco persone con Green Pass in quanto guariti, che non intendono far vaccinare * figli* adolescente perché preoccupati di eventuali controindicazioni.

          Questi minori non potranno più frequentare palestre o attività sportive o il resto a meno di continui tamponi, a differenza di coetanei figli di persone convintamente a favore del vaccino senza se e senza ma.

          Ma il punto per me è un altro: dal punto di vista etico dire che un gruppo sociale si è “autoescluso” non mi sembra una grande attenuante. Sarebbe come dire che i cattolici inglesi sotto Enrico VIII (perdonate l’esagerazione) si sono “autoesclusi” (che diamine gli costava diventare anglicani?), così, giusto per fare un’iperbole lontana nel tempo e senza andare a sgattare paragoni legati alla politica più recenti ma questi sì troppo iperbolici.

          Detto questo trovo molto interessante il dato suggerito da a_b
          «se guardiamo ad esempio il rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione, secondo cui il 60% di chi è “ospite” (parola atroce) nei centri di accoglienza esiterebbe a vaccinarsi, penso sia possibile intuire che la questione non è dissimile da quanto si riscontra negli USA»

          soprattutto se raffrontato all’affermazione di Ubik75 che
          «sono convinto che se chiedessimo ai migranti se vogliono fare il vaccino, bè questi non avrebbero tutti sti dubbi. E che le riflessioni sulla libertà individuale su questo tema riguardino solo noi, borghesia istruita del primo mondo.»

          Per dire di nuovo delle diverse “percezioni” dei fenomeni a seconda del punto di vista.

          • Sul primo punto no, perché c’è già il parere del comitato di bioetica che dice nel caso di vaccini conta la volontà dell’adolescente e non del genitore quindi si andrà verso quella direzione, I suppose. https://www.adnkronos.com/vaccino-covid-ragazzi-decide-adolescente-e-non-genitore_6TWAt1MrLpJ61ls09G0o41

            Sul secondo punto tu dici “perdonate l’esagerazione” però per l’appunto è un esagerazione e le cose, imho, non sono paragonabili e alla fine si arriva a cose molto meno eleganti come a paragonarlo alle leggi razziali.

            Continuo a pensare che il GP sia uno strumento a cui correggere molte storture e demenzialità ma da non boicottare e anzi usarlo per costringerli a porre fine all’emergenza e alla rimozione del resto dei provvedimenti. E mi sembra anche necessario che su questo punto la critica da “sinistra” debba differenziarsi da quella degli altri movimenti irrazionali e demagogici.

      • Mi segnalano che sui social adesso gira “Wu Ming è contro il servizio sanitario nazionale”. Suppongo si “basi” sull’ennesima luridina estrapolazione di un frammento di commento, nello specifico questo tuo commento, altrimenti non saprei, visto che del SSN noi abbiamo sempre denunciato lo smantellamento sotto forma di regionalizzazione e aziendalizzazione.

        Giusto per far vedere ancora una volta come funziona. E sono “compagni”, eh. Tossicodipendenti di like e ‘klout” e minchiate gamificanti varie, disonesti fino al midollo, di regime ormai in ogni fibra, ma “compagni”, perché sempre di vedetta contro i fiancheggiatori del virus. Una bancarotta morale cosmica.

        • Ho seguito la tempesta di merda della scorsa settimana da un’isola della Croazia senza internet (a parte il wi-fi del bar a sbafo ogni tanto).

          Complice il caldo, anch’io mi sono immaginato futuri distopici.

          futuro distopico n.1: i compagni(TM) per evitare il contagio si fanno digitalizzare completamente e trasferiscono tutti i propri dati cerebrali sui server di twitter.

          futuro distopico n.2: si scopre che i compagni(TM) di twitter esistono veramente. in una notte di caldo estremo escono dai server e cominciano ad aggirarsi per la città in cerca di sangue e wi-fi

          futuro distopico n.3: i compagni(TM) riuniti in assemblea (ovviamente su zoom) varano il protocollo da seguire nelle manifestazioni di piazza: per partecipare a una manfa bisogna mostrare il greenpass al servizio d’ordine, che poi comunicherà tutti i dati alla questura.

          (to be continued)

        • Non so altrove, ma su Twitter mi sembra ci sia solo un tizio che ha parlato di ‘sta cosa, mettendo insieme SPID e SSN senza logica apparente, con l’accento che però mi pareva decisamente più sul primo. E comunque non l’ha cagato nessuno.

          Tra parentesi, l’attacco al SSN lo stanno portando avanti proprio i compagnissimi per il bene comune, sia pur inconsapevolmente. In questo momento, per dire, c’è il povero Mauro Vanetti che lotta come un leone per difendere il principio di semplice buon senso alla base della decisione di non far pagare i tamponi agli insegnanti, contro un esercito di zeloti con la bava alla bocca. Ed è solo una delle tante discussioni simili in cui mi sono imbattuto e neppure la peggiore. E’ tutto un “non con i soldi delle nostre tasse!”, “vanno licenziati in tronco!”, “non possiamo lasciare i nostri figli in mano a gente che non crede nella scienza!” e l’immancabile, appunto, “dovrebbero pagarsi le cure se si ammalano!”.

          Ormai l’idea della cittadinanza a punti, se non proprio dell’umanità a punti, su base etica, ha fatto breccia. Non ci salveremo.

          • Il diversivo consistente nell’additare il nemico pubblico “no vax” sta funzionando, come l’anno scorso ha funzionato quello consistente nell’inventarsi il nemico pubblico “negazionista”.

            Il punto è che non sono solo diversivi: in linguistica si direbbe che hanno una funzione performativa, che stimolano un agire in modo diretto, producono realtà. Quella che producono è una realtà in cui potenzialmente ogni esclusione/disumanizzazione è accettabile e può essere propugnata a gran voce anche da persone che tempo addietro le esclusioni e disumanizzazioni le denunciavano.

            È bastato fare leva sull’ossessione per il virus e – con antifrasi perfettamente “newspeak” – dissimulare l’incitazione all’odio per mezzo di una retorica improntata al “civismo”, al “bene comune”, al progressismo comme-il-faut. “Che roba, compagna / sotto un tweet di Aldo / han linkato la protesta / di quattro ignoranti…”

            Quanto all’umanità “a punti”, è il logico ​esito ​della gamification che permea le nostre vite dopo quarant’anni di logiche neoliberali: competizione ovunque, “rating” ovunque, ciarle “meritocratiche” ovunque, verdetti ovunque, vota chi ti sta sulle palle e deve soccombere… È il reality show del tutti-contro-tutti, lotta che ha luogo orizzontalmente, il che non solo previene i conflitti lungo un’asse verticale, ma seleziona i più adatti a questa vita di merda sotto il capitalismo, e scarta gli inadatti.

            Logica che i social hanno esteso a ogni nostra minima interazione on line, e di cui la vita trascorsa su quelle piattaforme si imbeve senza sosta.

          • È soltanto una mia impressione oppure qualcosa si muove dal punto di vista del dissenso a livello culturale/politico? Noto per esempio che sono state lanciate petizioni alle quali sembra stiano aderendo numerosi personaggi, e in alcuni casi tutt’altro che personaggi reazionari. Ne linko una qui sotto:

            https://secure.avaaz.org/community_petitions/it/sergio_mattarella_presidente_della_repubblica_ital_green_pass_le_ragioni_del_no/?fbclid=IwAR3VKNR4xC9HCEulVRv-sRhHZJYTGy5hIYT_aUF13qRCpmtP5womFj1-7xY

            I miei familiari mi dicono inoltre che le manifestazioni sono in crescendo. Forse una probabilità che l’incatesimo si spezzi ancora esiste? Seguendo da lontano non posso farne esperienza diretta.

      • a_b mi sembra di capire che di queste cose ne sai, quindi forse puoi precisare, perché messe così a me le espressioni «SSN, come tutte le strutture della medicina occidentale, ha per decenni messo al centro il soggetto maschio, bianco, eterosessuale»; «Le donne, le persone lgbtq, ma anche tossicodipendenti e malati di HIV» trattati «se andava bene …. con sufficienza e paternalismo»; sembrano estremamente semplificatorie, e accostano cose probabilmente vere con cose ingenerose.

        SSN per come lo conosciamo nasce nel 1978, in una fase storica in cui il movimento delle donne era molto forte e credo sia stato presente anche nel plasmare il SSN o quantomeno le sue strutture periferiche; il servizio SN è attraversato da tensioni innovative e non solo in psichiatria, sulla tossicodipendenza procede per tentativi ma in alcune aree credo inventi buone prestazioni (in un quadro legislativo non certo ideale); poi sulla tossicodipendenza cala la scure della “tolleranza zero” e tutto va a pezzi; e sul SSN si abbatte la privatizzazione/aziendalizzazione e la riforma del titolo V (2001), cioè la regionalizzazione spinta, che fanno il disastro che conosciamo, e che pure, per la lunga inerzia delle strutture precedenti, ancora non si manifesta pienamente.

  24. Sarà che io per natura sono pragmatico e sono portato a pensare che anche gli altri lo siano. Sarà che non riesco a non pensare che tutti i Governi da 1 anno e mezzo a questa parte stiano agendo più per improvvisazione che non in seguito ad una reale riflessione. Sarà che sono pigro mentalmente…ma io nella scelta di non imporre l’obbligo ci vedo delle meri ragioni pratiche. Ogni obbligo (come del resto ogni divieto) implica delle sanzioni per chi non ottempera. Per cui il Governo della Nazione X stabilisce che il vaccino lo devi fare per forza altrimenti…altrimenti cosa? Ti multano? Ti arrestano? Ti sottopongono a TSO e ti vaccinano legato ad una sedia? E come si verifica? Ti fermano per strada i carabinieri e se non hai il certificato ti multano come succede per la patente? Le multe vengono automaticamente inserite sulle tasse dei non vaccinati come fa fede il codice fiscale? E chi non paga? Attenzione, non che lo Stato sia restio ad utilizzare il “braccio duro della legge”, lo abbiamo visto anche durante il lockdown, ma se lo devi fare con qualche milioncino di cittadini già esasperati il problema diventa abbastanza evidente. La soluzione più facile: se non ti vaccini non accedi ad alcuni servizi! Controllo decentralizzato, possibilità di “sfangarla” per gli oppositori più motivati che comunque aggireranno la legge senza problemi e non daranno problemi, forte incentivo per diverse fasce di popolazione. Lo si fa già per i vaccini infantili: il vero obbligo consiste nella non-iscrizione a scuola dei bambini non vaccinati. Conosco almeno un paio di coppie che hanno semplicemente iscritto i figli a scuole private proprio per questo motivo. Il fatto di non istituire un obbligo di legge in fondo si inserisce nel solco degli ultimi anni di “esautorare” il Parlamento da ogni decisione. Si inserisce per decreto il green pass e amen. Ripeto, magari sono io che la faccio troppo semplice, ma continuo a non riuscire ad immaginare uno scenario diverso. O meglio, lo scenario diverso sarebbe: chi vuole si vaccini e gli altri amen. Ma poi ad Ottobre chi glielo avrebbe detto a Confindustria che bisogna richiudere tutto perché gli ospedali hanno finito i posti?

    • “chi glielo avrebbe detto a Confindustria che bisogna richiudere tutto”

      “Ri-chiudere tutto” implica che le volte precedenti si sia chiuso tutto. Il resto della frase implica che ciò sia dispiaciuto a Confindustria. Ma non è successa né l’una né l’altra cosa. La verità è che hanno chiuso in casa noi – la popolazione in genere – proprio per non chiudere le aziende di Confindustria, che di questa “misdirection” è stata ben lieta, altro che spiacersi. Il cosiddetto “lockdown” all’italiana (chiudere il lungomare lasciando aperta la fabbrica, demonizzare l’aria aperta e lasciare gremiti i treni dei pendolari, dare alla presunta “movida” le colpe che invece erano e sono della classe dirigente, inseguire gli “untori” nei boschi coi droni ecc.) è stato il trionfo dello stesso padronato che si era opposto al blocco della produzione ad Alzano e Nembro. Durante il suddetto “lockdown” si poteva uscire di casa solo per essere sfruttati (e nel tempo libero nemmeno una passeggiata al parco, sennò “uccidevi gli anziani”) e per restituire ai capitalisti tramite la spesa al supermercato una parte del proprio salario. #iorestoacasa è stata la narrazione che ha deresponsabilizzato e agevolato i padroni. Coprifuoco e obbligo di mascherina all’aperto sono stati i due sequel di quella narrazione. Se adesso dicessimo a Confindustria che “si richiude”, saprebbero benissimo che a esser chiusi non sarebbero loro, ma noialtri.

    • Ti confesso che sì, la fai troppo semplice. Lo stato non è un parco giochi in cui se troppa gente fa una scorciatoia che non garba al gestore allora questo mette una rete così il flusso va altrove.

      Lo stato moderno, anche nella sua versione leviatanica, si impone ai sudditi con la forza della legge, che però deve essere positiva, rivolta allo scopo dichiarato (cioè non deve prendere in giro i sudditi). Nella sua versione «costituzionale» (che rimane leviatanica, ma dovrebbe essere “temperata”, diciamo), questo aspetto dovrebbe essere ancora più enfatizzato, al punto che le leggi sono discusse da un parlamento che, anche se ormai sappiamo benissmimo che è solo teatro scadente, dovrebbe “rappresentare” i cittadini.

      Il fatto che lo stato si comporti come appunto il gestore del luna park di cui sopra non mi stupisce, diversi paragrafi del mio testo sono per dire che non c’è nulla di cui stupirsi, ma non è neppure cosa che possa essere vista come acqua che scorre. E’ una trasformazione non nuovissima ma in qualche modo recente, e va analizzata per capirla, e per capire come va avanti la storia. Un’alzata di spalle non mi basta.

      A volte poi, perdonami, ho la sensazione che la parola Confindustria funzioni da drappo rosso per agitare gli animi, cosa di cui non sento il bisogno. “Confindustria” sta appiccicata in fondo al tuo discorso in modo un po’ posticcio, perché quello che tu stai dicendo è, almeno mi pare di capire – correggimi se sbaglio – o si accetta il GP o si ricomincia a morire «perché gli ospedali hanno finito i posti». Io in questa ipotesi/previsione, la fine dei posti in ospedale, vedo un milione di possibilità diverse e di approcci diversi sia sul piano della (tua) previsione che sul piano di fatto (il crudo fatto che prevedi si realizzerà a quel modo?), sia di modelli sanitari da applicare (pensiamo davvero ancora alla blindatura dei medici di base come *soluzione* a eventuale recrudecenza? Saremmo di nuovo al “tutti in PS!”?) e di tutto questo ci sarebbe da discutere (non qui, non ora), cioè ci sarebbe da discutere di tutto quello che la tua alternativa secca (*aut* GP *aut* PS pieni) lascia in ombra. Ma Confindustria? In quel discorso non c’entra molto; se non per il fatto implicito che Confindustria è d’accordo con chi vuole il GP per fare tutto, magari pure per pisciare ai cessi aziendali, quindi, se non ho capito male, è pure d’accordo con te.

      Sono molto stanco quindi potrei aver capito tutto male, e quindi mi scuso in anticipo se fosse così.

      • Qui sono confuso io, perchè accantonare Confindustria è un colpo di scena che non mi aspettavo.

        Non si dà forse il caso che soprattutto in Italia la crisi sanitaria sia stata gestita mettendo al primo posto gli interessi di Confindustria – oserei dire gestita _da_ Confindustria per tramite del potere esecutivo e del blocco medicatico – e non è lecito credere che vi sarà sostanziale continuità in questo senso?

        Non riesco a immaginare un altro motivo per chiudere in stalla le persone, terrorizzarle, aizzarle le une contro le altre e poi tirarle fuori alle 8 di mattina e mandarle in fabbriche e uffici fatiscenti – financo _call center_.

        E non riesco a immaginare che ogni risposta ad ogni crisi sanitaria futura sarà diversa – a meno di repentini cambiamenti nei rapporti di potere.

        Mi pare che WM1 riassuma benissimo nel post sopra.

        A margine, mi dispiace vedere reagire in questo thread a certe provocazioni più o meno consapevoli (as opposed to “filoguidate”) :-S

        • Guarda che non c’è alcuna contraddizione tra ciò che ti ho scritto io e quello che ti ha scritto WM1.

          WM1 ha enucleato dal tuo commento la frase su Confindustria, e ti ha risposto su quella frase, tra l’altro contestandotela per il contenuto suo proprio: «Se adesso dicessimo a Confindustria che “si richiude”, saprebbero benissimo che a esser chiusi non sarebbero loro, ma noialtri.»

          Io non l’ho enucleata ma invece ti ho fatto notare che quella frase mi sembrava un’aggiunta (un’aggiunta un po’ sfocata, come spiegato da WM1) in relazione al percorso logico del tuo commento, che non la necessitava; che insomma mi sembrava una postilla non necessaria, ma messa lì per “rinforzare il colpo”.

          Ti facevo inoltre notare che, nella frase stessa, veicolavi un assioma che non condividevo, ovvero che sarà ineluttabile, col fallimento del GP, correre verso un nuovo lockdown.

          In questo tuo nuovo mi accusi di «accantonare Confindustria»; col che mi confermi che parlare di Confindustria aveva non una necessità argomentativa nel tuo primo commento, ma era uno strumento eristico.

          Poco male cmq, su GP non siamo d’accordo; e a costo di essere riaccusato di «accantonare Confindustria» continuerà a pensare che per capire chi e come ha modulato a fondo la crisi bisogna guardare al securitarismo degli stati & a interessi capitalistici che in gran misura sopravanzano Confindustria (ma che ovviamente lambiscono anche Confindustria, che mica li ignora); e ancora, dobbiamo guardare al depositarsi di strati di tecnologia capitalistica che hanno reso possibile una gestione a questo livello assolutamente straordinario (altri potrebbero dire: smisurato) di emergenzialità; che è un po’ in concetto che qui https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/04/max-headroom-19-pandemia-e-societa-senza-corpi/ (al paragrafo 2) provavo a rendere con le parole:

          «Non è il lockdown che ha smaterializzato i rapporti umani, ma viceversa, sono le preesistenti condizioni di smaterializzazione (dettate dalle esigenze ideologiche e di profitto) che hanno reso possibile il lockdown.»

          Rimane il disaccordo, insomma, ma da parte mia non voglio appesantirlo parlando di «colpi di scena». Un disaccordo non è mai un colpo di scena.

  25. Buongiorno e grazie a Wolf per l’articolo, molto interessante, e come sempre ai compadres. Rispetto all’articolo, poco da aggiungere. si potrebbe alla fine sintetizzare i motivi del mancato obbligo vaccinale, con classismo? Perchè se sono l’operaio sarò statisticamente molto più legato alla vaccinazione rispetto agli abbienti, che se non vorranno vaccinarsi troveranno il modo per non farlo (mi vengono in mente i certificati medici).
    Mi sento solo di aggiungere che rispetto ai vaccini non c’è anche lì una dimensione rituale/simbolica del gesto, che va a aggiungersi ai rituali, soprattutto rispetto alla fenomenologia dei vaccini, legata in primo luogo alla crescita (penso alla serie di vaccinazioni infantili, che trovo eclatante, cfr. Semeraro, Bambini super-vaccinati)? Mi vengono in mente i rituali primitivi che prevedono tagli, (forse gli stessi tatuaggi hanno origine in questa dimensione rituale/iniziatica?) In questo caso partendo da questa matrice l’atto del vaccinarsi assume anche un significato in senso esorcistico…Si può scrivere meglio, ma spero di aver reso l’idea.

    • Scusaci, però seguendo simili congetture si andrebbe parecchio fuori fuoco rispetto al fulcro dell’articolo di Wolf.

    • Ti rispondo sul punto del classismo *diretto*, non mediato, non “sociale”, non relativo all’intera gestione emergenziale del Covid (dove di classismo ce n’è a palate), ma proprio direttamente legato al possesso del GP o meglio alla possibiltà, mi sembra di capire tu faccia riferimento a questa, di eluderlo.

      Sicuramente il lavoratore dipendente è molto esposto a para-obblighi; ora pare che quello del GP nelle mense sia in forse o persino caduto, ma molte squadre (operai di cantiere, o giardinieri) a pranzo mangiano al bar o, nelle località non turistiche dove ancora esistono, in trattorie economiche. Ecco che qui potrebbe configurarsi, con la fine del bel tempo, una forzatura rispetto al GP.

      L’altro lato della medaglia è che però la mobilità internazionale, il viaggio verso mete lontane più volte all’anno, sono il vero tratto caratteristico delle classi elevate contemporanee; e quindi proprio per non mettere in discussione questa mobiltà di svago/lavoro/+consumo posizionale, che per alcuni non si è mai fermata se non per quel breve intervallo della quasi sospensione dei voli aerei, penso che non ci sia alcun fastidio rispetto al sistema del GP. Invece i certificati medici di esenzione (che tu suggerisci come, diciamo, “generosi” e “lubrificati”, mi pare di capire, cosa che neppure so sia possibile) in un altro paese potrebbero valere ben poco.

  26. Ciao a tutt*. In questi mesi ho continuato come sempre a leggervi con estremo interesse, astenendomi dal commentare per non sentirmi inadeguata dato il livello degli interventi. Ma oggi le parole di Wu Ming 1 mi hanno fatto sentire come quando ho visto il film più bello della mia vita o letto un romanzo capolavoro. Non ho nulla da aggiungere, ma tale è l’ammirazione per voi che dall’inizio di questa storiaccia avete mantenuto uno sguardo lucido sugli eventi e coerente come nessuno al mondo credo che mi viene da piangere. Interpretate a pieno il mio pensiero. Credo che i due ultimi commenti di Wu Ming 1 siano da tramandare ai posteri. Grazie anche a chi commenta, in particolare a Filo a piombo che non scaricherà il GP pur avendone titolo ( almeno suppongo fino a che potrà), a WB per gli spunti sempre graditi, a Isver che mi strappa un sorriso amaro con la sua capacità di stigmatizzare le nefandezze dei padroni.
    Scusate per il commento che sembra un ringraziamento alla famiglia e agli amici dopo la cerimonia di laurea.

  27. Aggiungo un piccolo confronto/quesito riguardo ai cosiddetti autotest (che possono essere acquistati nei supermercati/negozi di igiene personale). Qui in Francia sono stati equiparati ai test antigenici, perciò per entrare in un qualunque luogo è sufficiente avere un autotest negativo effettuato nelle ultime 72h. Chiunque viva all’est della Francia può fare un salto in Germania ad acquistare gli autotest a 0,7€ l’uno (poco più di 90€ per 122 test, cioè 1 ogni 3 giorni per un anno). Nel resto della Francia costano leggermente di più, ma non si arriva ai prezzi del test antigenico realizzato dall’infermiere davanti alla farmacia (all’*attuale* prezzo, fino a due settimane fa erano gratuiti). Perché questa “concessione”? Molti dicono per alleggerire il lavoro delle farmacie, bombardate di richieste di test antigenici durante queste settimane. Ma il Ministro della Sanità ha spiegato che il test dovrà essere fatto “davanti al personale sanitario”, il che è volutamente ambiguo. il personale sanitario è il farmacista? È anche l’infermiere/specializzando in medicina che ti fa il test fuori dalla farmacia? Sono i laboratori? A oggi questo punto rimane un mistero.
    Oppure, come altri hanno ipotizzato, è un contentino per spaccare la popolazione, in modo che i manifestanti arrabbiati perché non possono andare al ristorante (soprattutto le destre) si sgancino dal resto del movimento, dal personale sanitario che non vuole/può vaccinarsi e che rischia di essere mobbizzato, da chi critica un pensiero totalizzante e un presidente che dice di voler tirare diritto costi quel che costi?

  28. Grazie Prato Verde
    la tua testimonianza mi è risultata preziosa, per il riferimento al contentino.
    Confesso di avere invidiato per qualche momento il costo del tampone in Francia, ma in definitiva, hai ragione, è proprio la mancanza di coesione ed empatia a dare luce a progressive applicazioni di discriminazioni e ingiustizie.
    silenzio, pressoché totale, davanti all:ormai stagionato obbligo vaccinale per il personale Sanitario.
    Adesso che tocca un po’ tutti, qua e là per motivi diversi, il costo del tampone potrebbe servire a sfilarsi dalla protesta. O semplice te a smettere di riflettere, accontentandosi della concessione dell’ora d’aria.
    Credo valga la pena si opporsi, per quanto difficile sia, senza cercare scappatoie, contraffazioni o esenzioni.
    Restare fedeli ad un principio, che questa subdola strategia di induzione alla vaccinazione, non fa che rafforzare.
    assumendosene i rischi e, del resto, continuando ad adottare le sempiterne precauzioni, da,, cui, attualmente, non è esentato nessuno.
    Ma l’equazione non vaccinato-assassino mi fa ribrezzo, tanto più se il suddetto è lasciato a piede libero.
    Resto dell’idea che la scelta dovrebbe restare spontanea, soprattutto con i numeri attuali, salvo l:indisponibilità di dosi.
    Ma sto consolidando l’idea che sia la questione vaccinazione o meno, solo un paravento o un catsluzzatore di reazioni.A mio avviso qualunque livello di controllo cui siamo assoggettati finora, più o meno consapevolmente, con eguaglia l’immagine di persone in coda ordinata agli ingressi di cinema e teatri e musei e palestre/piscine (per non parlare delle mense aziendali), che attendono di essere abilitate, a seguito verifica C19.
    Tutti luoghi in cui ci si rinforza a livello di spirito e di esperienza e di cassetta degli attrezzi. Non è casuale. Pudcine è palestre, poi, riaperte per ultime, peggio solo le didcoteche sono non essenziali. Peccato che non abbiano mai generato focolai significati i che i gestiti si sono adeguati, che gli utenti sono distanziati da una vita, nelle brevi finestre di riapertura. Peccato anche che un corpo sano faccia bene a sé stessi e alla comunità perché tende a garantire minor gravame sul SSN. Ma chissenefrega! D’altronde stare a casa è la soluzione per tutto (se non si tratta di uscire per farsi sfruttare o restituire porzioni di salario alla grande distribuzione).
    Va bene. Accingiamo i a fare a meno di un teatro ogni 3 mesi e di un abbonamento in piscina.Che non significa essere proprio benestanti. Ma certamente un tampone tre volte a settimana è fuori dalla mia portata.

  29. Intanto ieri 123.390 somministrazioni, numero che potrebbe salire un po’ per aggiornamenti tardivi. Ma non abbastanza per non essere tragicomico, visto il contesto pandemico da un lato, e l’isteria dilagante dall’altro.

    Un paio di esempi, anche se non ce ne sarebbe bisogno. L’amministratore di un (abbastanza) noto blog economico intitolato a Keynes, ha appena cinguettato che “chi non si vaccina non merita di far parte del consorzio umano”. Mentre il sempre prezioso Carlo Calenda ha annunciato per l’11 settembre – data evocativa, ma è fra un mese… – una manifestazione/mobilitazione contro “No Vax, Ni Vax e fiancheggiatori vari”. Notevole, oltre all’uso del termine fiancheggiatori, anche il riferimento ai Ni Vax, per fugare ogni possibile dubbio sul reale significato dell’iniziativa.

    Piccolo sfogo. Ora, io lo so che molto probabilmente, se negli hub si sono concessi una sorta di pausa ferragostana, è soprattutto perché le dosi scarseggiano e non ha molto senso terminarle uno o due giorni prima per poi girarsi i pollici. Senza contare le prenotazioni saltate perché il coglione di turno doveva andare in vacanza e non si è preoccupato di avvisare. Ma leggendo i commenti di quelli che invece non sanno che ci sono intoppi di questo genere e nemmeno lo immaginano, io davvero non mi capacito. Perché oltre ai soliti avvelenati che imputano comunque tutto ai no-vax, ci sono anche quelli accomodanti che invece trovano la cosa normalissima perché “a ferragosto ci sta”. Forse pensano in questo modo di difendere i lavoratori, anziché il governo. Anche perché molti si dichiarano critici nei confronti di Draghi. Quindi il problema dev’essere a monte.

    Perché io ripenso ai pomeriggi d’agosto – 15 compreso e pagato giustamente doppio – in cui lavoravo allo scarico di uno zuccherificio e all’una di pomeriggio spalavo terra da cui uscivano miasmi di barbabietole putrefatte. Esperienza olfattiva indimenticabile. Ma proprio non riesco a capire perché per la campagna saccarifera si potesse lavorare nei giorni festivi e per quella vaccinale no.

    Stento sempre più a credere che questa sia la realtà e non un sogno grottesco. O come si dice dalle mie parti, semplicemente, am par d’insugnàram.

    • «Forse una soluzione giusta (giusta per le persone giuste, cioè quelle persone eticamente responsabili verso gli altri e il bene comune) sarebbe quella di far pagare migliaia di euro al giorno un posto letto in ospedale ai non vaccinati.»

      Questo è un commento lasciato su Sinistra in Rete da uno che sicuramente si definisce “compagno”. E che magari fuma e/o beve, e se un giorno si pigliasse un cànchero o una cirrosi non vorrebbe mai pagare “migliaia di euro al giorno” per il proprio posto letto.

      La verità è che questi, nonostante sproloquino di “bene comune”, la sanità come servizio pubblico e universale non hanno proprio idea di cosa sia.

      Del resto, come potrebbero, se subordinano l’appartenenza stessa all’umanità a una certificazione su base etica da parte dello stato?

      • Forse sta cambiando qualcosa a sinistra?
        https://www.carmillaonline.com/2021/08/15/autointervista-sulla-gestione-della-pandemia-da-covid-19/
        Penso ogni bene di chi ha fatto il vaccino e per questo credo che abbia fatto bene a farselo, senza dubbi.
        Ma invece per me che a 66 anni non l’ho fatto, per me solo ingiurie, insulti, anche e sopratutto dal presidente del consiglio.
        Non mi dilungo a sostenere le mie “ragioni” perché non lo sono, sono dei semplici diritti.
        Sarebbero molteplici le parole, le frasi, che a suo tempo esprimevano concetti rappresentanti “terre sicure” dove impossibile perdersi, che invece oggi sembra ci sia passato un cancelletto, ne sia rimasta solo la traccia sbiadita sul territorio bruciato dall’abbandono. Ne cito uno:
        …solo nella misura in cui l’azione umana andrà via via foggiando in se e intorno a se un mondo umanizzato, fatto consapevolmente da uomini e destinato consapevolmente a uomini … potrà attuarsi un progresso della civiltà, altrimenti anche ciò che esteriormente si presenti come l’ultimo ritrovato della scienza e della tecnica, o come ineccepibile progetto di riforma, è destinato a corrompersi nell’attuazione e a riconvertirsi nel peggio. dice De Martino.

  30. “Diecimila in Lombardia, cinquemila in Veneto: i numeri dei daspo potenziali contro i sanitari no vax” https://archive.is/XAZsh

    E nessuno che si chieda quali siano le ragioni, motivazioni, argomentazioni di così tanti operatori della sanità definiti “novax”. Perché proprio tra chi ha una formazione medica/clinica e cura le persone, stando a quanto si legge, è così diffuso il dissenso sulle mosse del governo? Domanda da non fare, perché – a prescindere dalla risposta – farsi domande interromperebbe il pogrom virtuale, che è molto più divertente.

    L’anno scorso chiunque lavorava nella sanità era un “eroe”, questa – anche solo applicando la legge dei grandi numeri – è la stessa gente del 2020 ma nel 2021 è stata scelta come public enemy e nessuno sembra interessato ad ascoltarla.

    Così, “epurando” il settore di così tanta gente (decine di migliaia di persone!) si prepara la stessa catastrofe clinica che il governo dice di voler scongiurare, per affrontare la quale plausibilmente dirà che si deve “richiudere”, cioè ri-rinchiudere noi e ri-lasciare intatti gli interessi dei padroni.

    • “C’è il medico di base che lascia un intero paese senza assistenza”.

      “C’è il camice bianco ospedaliero che sguarnisce un reparto di trincea”.

      Premesso che in linea di principio non sono contrario all’autotutela del sistema sanitario, anche a costo di trasferire e demansionare i lavoratori – ma non di sospenderli senza stipendio e men che meno di licenziarli – mi pare che non siano i due suddetti reprobi a lasciare senza assistenza un paese o sguarnito un reparto ospedaliero, bensì chi li toglie dai loro posti.

      Ci sono alternative? Sì. Basta rimpiazzarli. Sono troppi da rimpiazzare? Dipende. Non ho dati aggiornati, ma due mesi fa erano circa il 2% del totale. Il problema, casomai, è che il totale era già scandalosamente inadeguato alla situazione e non solo. Ma non per colpa dei non vaccinati, che all’epoca non erano tali, essendo in regola con tutte le vaccinazioni richieste per l’assunzione.

      E’ che nel frattempo ci siamo dimenticati che bisognava aumentare gli organici, come ricordava recentemente robydoc in un commento. Non è stato fatto e non sarà fatto. D’altra parte l’UE è di manica larga finché le spese da finanziare sono spese straordinarie. Guai se cessano di essere tali.

      Sia come sia, di nuovo, mi viene da pensare a quando non c’erano i vaccini. Come abbiamo fatto a mettere in sicurezza gli ospedali e gli ambulatori prima che gli operatori sanitari avessero la possibilità di immunizzarsi? Eppure l’abbiamo fatto. Adesso però, col 60% di popolazione vaccinata e il 97-98% di operatori vaccinati, appunto, la situazione sembra essere peggiorata, anziché migliorare.

      Mi sembra di essere tornato indietro a quando c’erano “migliaia” di multe per violazione del lockdown. Poi andavi a guardare i numeri e le sanzioni erano sempre il 3-4% dei controlli. Il problema, quindi, non erano le tante persone in giro, ma solo le poche che non ci potevano stare.

      • Esattamente. Riportando la questione al dunque: se i professionisti della sanità che i media descrivono in blocco come “novax” sono tanti come dice questa campagna d’allarme, è stupido se non criminoso non chiedersi come mai ciò avvenga proprio nella sanità; se invece sono pochi, è stupido e criminoso accettarli come capri espiatori, rovesciando su di loro le colpe della situazione.

        (A monte c’è poi sempre da chiedersi quale situazione, vista la discrasia tra pandemia e narrazione della stessa.)

        • Questo è un punto importante, e ancora una volta “mancano” o non sono immediatamente “visibili” con un “Tweet” dei numeri.

          Quanti sono questi professionisti della sanità che esitano sul vaccino?
          E soprattutto, di quali “qualifiche” stiamo parlando?

          Un medico e un OSS vengono messi dal mainstream nel medesimo calderone, ma le competenze e i percorsi formativi sono ben diversi. Quanti medici sono scettici? Che età anno? Che esperienza hanno? Sono medici legali, di base o internisti?

          Come hai detto tu, se fossero veramente una percentuale significativa fra quelli con competenze adeguate, sarebbe stupido non tenerne conto e soprattutto non indagarne i motivi.
          Se invece sono pochi, beh, la campagna è la solita ricerca del capro espiatorio e dovrebbe essere messo in evidenza quanto siano ininfluenti.

  31. Buongiorno, seguo con assiduità da poco. Ho letto LQDQ con grande interesse e ha contribuito a farmi riformulare alcune interpretazioni sulla gestione pandemica nonché su alcuni degli irrazionalismi contemporanei. Dalla bolla in cui mi muovo chi è contrario ai vaccini non è un’ ‘oppresso’ ma in genere una persona mediamente privilegiata in termini di benessere e cultura che cerca approcci alternativi non fidandosi delle pratiche mainstream. Nella situazione attuale non mi sembra il caso di bullizzarli in quanto spesso sono persone attente alla loro salute e a atteggiamenti sufficientemente etici nei confronti del contesto in cui si muovono. Non riesco comunque a schiodarmi dall’idea che il vaccino sia la scelta più appropriata soprattutto per persone che lavorano in determinati contesti di cura. Mi domando che tipo di evidenze o convinzioni li spinga a evitarlo, e al contempo, che cosa motivi la maggioranza dei sanitari a caldeggiarne l’uso. È evidente che l’uso di farmaci in mancanza di bisogno immediato crea inquietudine ma è anche sufficientemente noto il vantaggio collettivo. Non per sacrificare hegelianamente l’individuo al tutto (soprattutto se esso è inteso come società tardo-capitalista) ma dal mio punto di vista che il singolo si prenda dei rischi (sufficiente moderati se si guarda alla statistica) per il benessere delle micro-collettività a cui appartiene, e della protezione fragilità altrui, ci può anche stare. Mi sembra una linea di pensiero maggiormente razionale ed empatica. Sicuramente questo contribuisce a perpetuare la totalità tardi-capitalista in cui siamo invischiati, ma mi domando se evitare il vaccino è una forma di ribellione o resistenza sufficientemente dialettica da innescare un cambiamento. Sbaglio io? C’è qualcosa che mi sfugge?

    • Ciao Taumi, grazie delle parole di apprezzamento per La Q di Qomplotto.

      Stando alla letteratura sociologica al riguardo, che però è tutta pre-Covid, la composizione sociale dei movimenti antivaccinisti* è la seguente: in maggioranza donne, molto spesso madri, appartenenti a piccola borghesia / ceto medio o comunque alle fasce più garantite della working class, tutte mediamente o altamente scolarizzate (istruzione superiore o universitaria).

      Ciò non vuol dire che non siano persone “oppresse”, per riprendere la tua espressione volutamente imprecisa, perché in questa società sono varie e incrociate le oppressioni che subiamo (culturali, di genere ecc.). Si può essere oppressi anche dalle proprie ansie, angosce, preoccupazioni. Si può vivere una condizione di oppressione a cui non si saprebbe dare un nome. Da quand’è iniziata l’emergenza pandemica, poi, la realtà – con relativa presunta realpolitik – opprime la stragrande maggioranza della popolazione.

      Fatta questa premessa, vado al punto, anzi, ai punti.

      Sono vaccinato e non ho mai subito l’incanto delle sirene dell’antivaccinismo*. Tuttavia, nelle discussioni su Giap e più compiutamente nel libro stesso argomento che l’antivaccinismo* non ci si può limitare a “smontarlo”: ne vanno compresi i nuclei di verità, va riconosciuto l’anticapitalismo – a volte esplicito, più spesso inarticolato e inconsapevole – che vi si esprime, per provare a prevenire la “cattura” di quel malcontento da parte del cospirazionismo, il suo essere incanalato in fantasie di complotto come quelle che nel libro, nondimeno, “smonto”.

      Che, “a sinistra”, allo sviluppo di quest’abbozzo di strategia si preferisca l’arrogante “blastaggio” per me è una tragedia, una débacle politica e umana. Tanto più in quest’emergenza, quando i suddetti nuclei di verità sono parecchio grossi e nessuno che si dica anticapitalista dovrebbe fingere di non vederli.

      Non dovremmo sorprenderci dell’esitazione/rigetto nei confronti di questi ultimi vaccini, stante la comunicazione incoerente e sensazionalistica con cui il governo e i media mainstream ne hanno accompagnato l’arrivo e la somministrazione, e stante che problemi comunque ne sono venuti fuori (cfr. il casino con AstraZeneca) e sul medio-lungo periodo potrebbero venirne fuori altri (spero di no, visto che in famiglia lo abbiamo fatto tutti, ma non posso escluderlo). Al contrario, dovremmo sorprenderci del fatto che, tutto sommato, tale esitazione resti minoritaria.

      A giudicare da titoli di giornali on line, servizi tv e campagne social, i “novax” ci tengono praticamente sotto assedio. Guardando i numeri, come ha più volte spiegato Isver, si vede subito che ciò è falso. Ma è proprio questo il punto: il nemico pubblico`«no vax» è un capro espiatorio, «i novax!!!» è l’ennesima falsa risposta data dal sistema alla domanda: «Perché non siamo ancora usciti dall’emergenza?».

      * Uso questo termine per comodità, ma non rende giustizia alle sfumature e alla complessità del fenomeno: se esistono soggetti ideologicamente contrari a qualunque vaccino in qualunque circostanza, non sono la maggioranza di quelli che il sistema chiama «no vax»; la maggior parte delle persone sono contrarie o quantomeno scettiche o anche soltanto titubanti di fronte ad alcuni vaccini somministrati in certe condizioni. Inoltre, da quando esistono i vaccini antiCovid le presunte schiere dell’«antivaccinismo» si sono ingrossate con l’afflusso di persone storicamente favorevoli a tutti i vaccini precedenti ma esitanti nei confronti di questi qui. Ecc. ecc.

      • Leggendo in giro posso confermare (ovviamente sempre per quel che vale) che quelli contrari a “qualunque” vaccino sono un minoranza ristretta nel campo (sempre minoritario) di quelli che sono contrari a “questo”.

        La spiegazione secondo me è dovuta al fatto che la narrazione di questa pandemia (dici bene sopra «c’è poi sempre da chiedersi quale situazione, vista la discrasia tra pandemia e narrazione della stessa»), con il mainstream a premere sul pedale dell’acceleratore dell’ansia e con i provvedimenti contradditori e diversivi di cui si è già detto, ha fatto da “attivatore” di una serie di inquietudini e “leggende” e fantasie di complotto già precedentemente diffuse nel mondo complottista, e prestandosi a “confermarle”.

        Mi riferivo a questo quando in altri commenti dicevo che occorrerebbe sentire anche quelli che si pongono sul lato “sinistro” della curva di percezione della pandemia per disvedere come disvedono loro e capirsi un po’ meglio.
        Nei vari siti “alternativi” sono ormai alcuni anni che emerge un sentimento “di attesa apocalittica” (anche in senso integralista cristiano ma non solo e non prevalente) dovuto forse alla “visione” della fase di crisi e rimodulazione del capitalismo in atto (esaurimento delle risorse fossili, crisi climatica, crisi del capitalismo “tradizionale” che si sta rimodulando per diventare capitalismo della sorveglianza e delle piattaforme, con una certa accelerazione nel portarci in un mondo distopico).
        Come dite Tu e SteCon, magari il complottista è solo più sensibile a queste tendenze (magari per i motivi sbagliati, magari solo perché si trova ai margini di questa società) di altri che pur professando idee di sinistra o di centro e avendo gli strumenti per valutarle in modo più corretto e razionale, sono invece così ben inseriti “nel sistema”, da essere legati allo “status quo” più di quanto vorrebbero ammettere.
        Per queste persone con questo substrato di narrazioni più o meno apocalittiche ormai già ben introiettato, la martellante campagna sui vaccini e le restrizioni che si stanno mettendo in atto per “stanarli”, licenziarli e rendergli la vita impossibile (o per dichiararli insani di mente. cfr articolo di ieri su un quotidiano) non è che una conferma (quindi assolutamente controproducente) delle loro fantasie di complotto.

    • A occhio ti sfugge che qui si parla del green pass e solo tangenzialmente del vaccino. Quanto al resto, nessuno considera rivoluzionario non vaccinarsi. E questo non solo qui. Oserei dire che non lo consideri rivoluzionario neppure chi è ideologicamente no-vax, che si vede piuttosto in opposizione a un cambiamento. In ogni caso qui mi sembra che siamo praticamente tutti vaccinati e concordi sull’utilità individuale e collettiva dei vaccini, questi compresi. Che cosa poi si voglia inferire dall’utilità dei vaccini, sul piano politico, è un altro paio di maniche. Mi sembra di non avere altro da dire in risposta alle tue domande, che d’altra parte non erano rivolte a me. Sulle questioni più alte, vedo che ti ha risposto Wu Ming 1.

      • Visto che siete tutti vaccinati eccomi, non lo sono e non lo sarò. Per qualche ragione. Il buon senso, che mi sono costruito leggendo e informandomi di tutto, ma anche ‘vivendo’ la mia città di residenza, Torino. Amici, parenti ma soprattutto il sociale che mi circonda. La vita quotidiana, se vissuta realmente, dimostra più di qualsiasi teoria o articolo ruffiano e infarcito di retorica fasulla. Fossi il capo indiscusso del governo, avrei chiamato alla vaccinazione solo gli anziani e i cosiddetti deboli, quelli con patologie, quelli già in cura per altre malattie. Avrei poi spinto, investito nelle strutture mediche territoriali e nella ricerca medico scientifica sulla cura più opportuna per chi si ammala con sintomi. Un’altra ragione è il mio rifiuto di eseguire gli ordini da parte di chi ha sempre dimostrato cialtroneria politica e si è sempre strafottuto delle diseguaglianze sociali che comprendono ovviamente anche il tema salute. Infine un ultimo motivo, che alcuni miei amici e ‘compagni’ hanno definito benaltrismo; la consapevolezza cioè, che le emergenze gravi, sociali, esistano da sempre, e spesso molto più gravi di questo virus, ma mai sono state affrontate con tale piglio e furore mediatico legislativo. p.s. mai stato no vax. Sul tema green pass completamente d’accordo con l’ottimo’articolo di Wolf

        • “Avrei poi spinto, investito nelle strutture mediche territoriali e nella ricerca medico scientifica sulla cura più opportuna per chi si ammala con sintomi.”

          L’idea che i vaccini siano (ritenuti) alternativi alle cure, è fondamentalmente sbagliata. Il punto è che lo stesso sforzo economico fatto per arrivare ai vaccini, e a quelli a mRNA in particolare, non è detto avrebbe dato risultati altrettanto buoni, o in tempi altrettanto brevi, se indirizzato sulla ricerca di cure specifiche per il Covid.

          Non possiamo ignorare il fatto che vaccinare la popolazione abbia un rapporto costi/benefici più vantaggioso. E la tecnologia a mRNA semplifica molto la realizzazione del vaccino, perché si basa su una sintesi chimica anziché biologica. Non c’è più bisogno di produrre virus in grandi quantità da utilizzare direttamente (attenuati o inattivati) o da cui isolare e purificare proteine e via dicendo. Inoltre ha enormi potenzialità per altri tipi di terapie, quindi si tratta anche di un investimento a lungo termine.

          Detto questo, la ricerca di una cura resta fondamentale e non si può dire non si stia procedendo anche in quella direzione, anche se l’attenzione è tutta rivolta ai vaccini. Trial clinici su scala mondiale sono organizzati direttamente dalla stessa OMS. Proprio in questi giorni ne sono stati aggiunti altri tre:

          https://www.who.int/news/item/11-08-2021-who-s-solidarity-clinical-trial-enters-a-new-phase-with-three-new-candidate-drugs

          Va detto che trial condotti in questo modo possono dare risultati discutibili, rispetto ai canonici studi randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo. Uno dei farmaci bocciati dall’OMS, ad esempio, il famigerato costosissimo Remdesivir, in altri trial aveva dimostrato una buona efficacia.

          Ecco, forse uno sforzo maggiore lo avrebbero potuto fare i governi per acquistare i pochi farmaci utili già disponibili, nonché i vari anticorpi monoclonali spuntati via via. Perché è vero che di farmaci game-changer, come dicono quelli studiati, in giro ancora non ce ne sono. Ma se è per questo non ci sono neanche regole di comportamento game-changer, eppure con la teoria delle fette di formaggio sovrapposte, negli ultimi 18 mesi ci hanno fatto una testa così.

          • …ci avranno pure fatto una testa così con la teoria delle fette (non la sento da mesi in verità)… ma se è quella che penso io, a un ignorante in materia come me ha trasferito qualcosa di utile: il ‘buco’ di protezione di un dispositivo o di un comportamento parzialmente efficace può essere tappato o almeno ridotto sovrapponendo più misure preventive ognuna forte su certi aspetti e debole su altri. Nessuna è perfetta, insieme migliorano il risultato. Banale si direbbe, cosa non ho capito?

            Non mi pare che il concetto abbia fatto diffusamente breccia, a giudicare da quanto spesso si annaspa alla ricerca (reale o retorica, ovvero al fine di dimostrarne il fallimento) di questo o quell’unico totem: tralasciando i DPI, oggi la dinamica è applicata a vaccino vs cure domiciliari. Mi pare molto chiara la tua spiegazione del perché trattasi di una falsa alternativa.

            Aggiungo che nessuno dei fiduciosi nelle seconde, mi ha fin qui spiegato in modo convincente come un Paese possa gestire diffusamente sul territorio queste pur auspicabili cure per centinaia o migliaia di nuovi casi sintomatici al giorno (ovvero quella frazione, pur minoritaria, delle decine di migliaia di infezioni giornaliere che si hanno quando l’epidemia galoppa in assenza di vaccini e/o confinamenti). Le peculiarità del ns territorio, dagli appennini alle isole, alla pianura padana, alle Alpi, già non aiutano, ma a prescindere da quelle: quale SSN può curare e monitorare a casa, sparsi ovunque, migliaia e migliaia di sintomatici con possibili insufficienze respiratorie, potenziali necessità di ossigeno etc etc? Qualcuno questo conto lo ha fatto?

            A meno che la cura (auspicabile certo ma ancora, ad oggi, non pervenuta) non sia una singola pillola-bomba che sterilizza magicamente il problema in mezza giornata (un farmaco totem appunto), a me pare che neanche investendoci 10 volte quel (poco) che si è speso, un sistema sanitario potrebbe seguire decentemente questa mole di sintomatici e sbrogliare un’epidemia del genere senza vaccinazioni. E senza vaccinazioni di massa. E senza coadiuvare queste con altro.

            Io nella mia personale ricetta del minestrone “buon senso” ci metto la pratica di chiedere al medico, meglio a un paio, su questioni di salute, e non optare per questo o quel rimedio in base alla percezione di mè stesso e del mondo, o in base ad assunti politici o filosofici.

            Per questo il buon senso citato da Ribio (in quel caso il suo, la sua ricetta) non mi pare strumento adeguato a scelte davvero consapevoli sul piano medico – per quel che si può.

            • Hai frainteso l’ultima frase. Io non contesto la teoria, ma la sua applicazione. O meglio, rilevo il bias alla base dell’incapacità di estenderla anche alle questioni cliniche anziché confinarla agli aspetti epidemiologici. I farmaci potevano/dovevano rappresentare l’ultima fetta di formaggio, e direi non ultima per importanza, visto il disastro.

              Invece nell’opinione pubblica si è incistata l’idea che una volta preso il virus, non restava che sperare in dio. E in tutti questi mesi, chi provava a sollevare il tema, veniva arruolato a forza nell’esercito nemico, quello dei nagazionisti, dagli stessi che spannavano ovunque quel cazzo di disegnino con le fette di formaggio. Evidentemente senza averne colto realmente lo spirito.

              Con uno sforzo in più per farmaci non miracolosi, certo, ma marginalmente efficaci, forse un paio di decine di migliaia di morti si potevamo evitare. Ma a quanto pare il morto evitato grazie ai comportamenti virtuosi vale più punti cittadinanza.

          • buongiorno a tutti,
            mai commentato su giap nonostante legga e tragga spunti molto stimolanti da anni, sopratutto perchè mentre sono piuttosto fiducioso nelle mie capacità logiche, non ho la cultura politica che i più dei commentatori mostrano di avere, e in ambienti di movimento mi è capitato di trovarmi in situazioni spiacevoli, per l’uso di termini sbagliati ma più spesso perchè l’uso del solo “buon senso”, se non filtrato da strumenti di pensiero e critica, porta a volte a dire semplicemente delle cazzate.
            in sostanza sono conscio del rischio di pestare una gigantesca merda, ma proviamoci: un tema che mi pare emergere è quello della concezione del malato come macchina. un malato si cura, una macchina si ripara e in questo senso il puntare sull’mrna mi pare anche la via per avere meno ospedali, tanto tranne ortopedia e chirurgia si ripara con l’inserimento nella macchina della giusta linea di codice. e sto parlando di come gestire i lavoratori/consumatori non del vaccino perchè a)non ho alcuna competenza scientifica b)due anni di “informazione” volutamente confusa e contraddittoria non mi permettono di credere praticamente a niente tranne il suddetto – e non sufficiente – buon senso, ma se parallelamente alla corsa al vaccino si fosse rifinanziata la sanità probabilmente oggi sarei più propenso a inocularmi la qualunque. cosa che non ho ancora fatto, e autorizzo tutti a ballare sulla mia tomba in caso di morte per covid. anzi lo pretendo! ultima cosa: leggere il pendolo di foucault da ragazzo e rileggerlo da adulto non mi ha immunizzato (pun straintended) da una fascinazione irrazionale (ossimoro, lo so) per le fantasie di complotto (anzi temo che la fascinazione sia nata proprio da lì) e colgo l’occasione per ringraziare WM1 per gli utilissimi anticorpi!

  32. Segnaliamo:

    Raoul Vaneigem, “Disobbedienza civile”
    (Sulla gestione pandemica e le mobilitazioni contro il pass)

    https://barraventopensiero.blogspot.com/2021/08/disobbedienza-civile.html

  33. Nel suo intervento dello scorso Dicembre pubblicato quì su Giap (https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/12/la-sinistra-che-trattiene-parte-seconda/) Wolf Bukowski descriveva il sistema capitalista come «religione polimorfa».

    «La città nuova che il capitalismo promette è la città globale delle tecnologie interconnesse: AI, IoT, modificazione genetica, la colonizzazione di Marte… »

    Credo sia da questa prospettiva propriamente “religiosa” che bisognerebbe provare ad analizzare ciò che stà avvenendo; nel caso del pass mi sembra infatti che si stia tentando di imporre per legge, a milioni di cittadin*, di *credere* non tanto nella farmacologia ma piuttosto nelle capacità “purificatrici” e lenitive di un programma software e, per proxy, nel sistema capitalista.

    Quì poi varrebbe davvero la pena riflettere sul valore simbolico e sui richiami culturali evocati dal sostantivo *capro espiatorio*, questo rito nodale all’interno di molte culture arcaiche, oggi completamente dimenticato. Personalmente ho la sensazione come se la collettività, o quantomeno una larghissima parte della popolazione mondiale, stia esprimendo un bisogno primordiale, irrazzionale di espiazione, nel tentativo di liberarsi, almeno simbolicamente, di qualcosa che pesa assai.

    • dude: ancora una volta “sentiamo uguale”.

      Mi risulta che anche tu abbia un piede in un altro Paese; a me pare che la società italiana – ma proprio anche al livello delle singole frasi buttate lì davanti ad una birra fra amici – abbia interiorizzato una necessità di penitenza molto più elevata di quella di altri Paesi, comunque presente.

      Una su tutte, sentita veramente in tempi molto recenti (non Marzo 2020), “mi sembra di cattivo gusto andare giocare a calcetto mentre la gente muore, fanno bene a vietare l’accesso all’impianto”.

      E trascuriamo il fatto che “la gente muore” a palate in giro per il mondo.

      A questo punto, visto che si parla di “penitenza”, dissotterro il termine “flygskam”, (parola del remoto anno 2018 per il FT), a dire che una narrazione “penitenziale” di fronte alle crisi, direi peraltro funzionale agli scopi dei padroni, era in atto da tempo.

      La mia particolare situazione è tale che nei mesi “caldi” del 2020 ero altrove e largamente disconnesso dei media italiani, ricevendo solo notizie largamente _oggettive_ dall’Italia (e non narrazioni compiute).

      Ritengo che deve esserci stato un momento in cui a governo e media è riuscito un compiuto e rapidissimo lavaggio del cervello: me ne vado via lasciando persone normali, torno dopo quattro brevi mesi e sono diventati tutti irreversibilmente _puritani_, al punto che il calcetto sembra di “cattivo gusto” a gente che trova le barzellette sugli ebrei divertenti?

      Io credo che questa cosa andrebbe verificata e poi indagata con molta più attenzione da chi ha la “cassetta degli attrezzi” adatta.
      Come, esattamente, si compie in modo massimamente efficiente una simile operazione?

      • 1 /2

        Ciao Rhino

        «la società italiana […] [ha] interiorizzato una necessità di penitenza molto più elevata di quella di altri paesi».

        Premetto; segue semplificazione estrema per questioni di sapzio/tempo.

        Personalmente ho passato buona parte degli anni della mia pre-adolescenza chiedendomi il perchè le mie compagni di scorribande sentissero il bisogno di dover confessare “peccati” a un estraneo ogni Sabato pomeriggio. Credo che per rispondere in maniera adeguata alla tua domanda sarebbe quindi sufficiente interrogare storia e costumi della società in cui si vive seguendo un approcio materialista.

        Per quanto riguarda gli altri paesi nei quali ho vissuto, quelli a matrice WASP, a me sembra che la maggior parte degli individui che si considerano perfettamente integrati nella società, non hanno fatto altro che sostituire al parroco italiano il bank manager; a certe latitudini il debito ha in pratica preso il posto della concezione religiosa del peccato originale.

        Sul “flygskam” condivido: l’impostazione narrativa è colpevolizzante. Discuterne ci porterebbe OT.

        • 2/2

          Sul «lavaggio del cervello» a cui accenni:

          Ancora una volta, credo, prima di tutto, che storicizzare potrebbe aiutare chiunque a farsi un idea delle dinamiche in atto attorno a noi.
          Vorrei proporre un’altro pensiero che spero possa tornare utile. Lo prendo a prestito da una compagna che me lo ha così esposto qualche luna orsono:

          il fatto che le destre siano in ascesa ovunque ce lo possiamo spiegare in vari modi:

          1 – I nazi hanno migliorato la loro retorica, si son fatti più persuasivi? Non mi sembra. I ragionamenti dei fasci sono ottusi oggi come lo erano a inizio secolo. Salvini docet. l’innesto tecnologico gli ha solo dato piu` spazio nel quale spandere la stessa merda.

          2 – Lo sviluppo tecnologico li ha dotati di uno strumento per controllare le menti? Su questo punto (a cui tu credo ti riferisca quando parli di «lavaggio del cervello») vorrei far notare che sarebbe come credere alle torture psicotroniche. Comodo farlo credere, specialmente da parte di big-tech, quando si è interessati a vendere hardware/software. Ci scommetterei uno stipendio sul fatto che qualche nazi ci è pure cascato (vedi il caso Cambridge Analytica).

          3 – Le condizioni di vita materiale della gente sono cambiate/stanno cambiando in maniera talmente drammatica/rapida da rendere la maggioranza degli individui, persino a sinistra, propensi a credere a certe dottrine, a stronzate nazional-socialiste ed a fascistelli di quartiere vari.

          I do hope you dig me.

          • > Lo sviluppo tecnologico li ha dotati di uno strumento per controllare le menti? Su questo punto (a cui tu credo ti riferisca quando parli di «lavaggio del cervello») vorrei far notare che sarebbe come credere alle torture psicotroniche.

            Io stavo immaginando una più semplice campagna stampa a reti unificate così persuasiva e violenta da produrre rapidissimamente gli effetti descritti, che sono per me ancora sorprendenti.

            Non so _e non saprò mai_ che clima si respirasse in Italia in quei primi giorni della svolta, da cui la mia curiosità ossessiva.

            Quella del credit score come giudizio di purezza nel mondo WASP è un’intuizione interessante, invece – anch’essa meritevole di ulteriore indagine OT, particolarmente sul perchè non sia veramente successo anche nei Paesi del Sud Europa.

          • Mi infilo in questo commento perchè non credo alle torture psicotroniche ma non derubricherei i metodi alla “Cambridge Analytica” rispetto alla capacità di creare campagne pubblicitarie per fini elettorali (eg. Brexit) o per generare consenso o dissenso sull’agenda governativa. Sempre per storicizzare, sulla questione “nazi” consiglio la lettura di questo testo: https://openlibrary.org/books/OL3184541M/The_Nazi_seizure_of_power
            Si tratta del racconto della presa di potere nazi in una piccola città tedesca del nord, vicina ad Hannover, socialdemocratica, e la cui vita quotidiana era articolata su sindacati, beer gardens e club hobbistici (eg. il poligono di tiro) oltre che su poche industrie locali (costruzioni, mattoni, mulini per luppolo etc) e divisioni di classe non fortemente diseguali. Ha sorprendermi nel racconto è la capacità organizzativa capillare dei nazi locali, tutti inizialmente ex militari, che letteralmente stalkeravano le singole persone fino a conoscerle così bene da stimolarle nei modi migliori per avvicinarli alle posizioni nazional-socialiste, farli votare in massa per il partito di Hitler e poi far loro accettare l’abolizione delle elezioni. E’ interessante anche il fatto che i cittadini continuavano a non avere posizioni radicali su temi come xenofobia, arianesimo etc. Erano dei moderati nazional-socialisti, scarsamente toccati anche dalla crisi economica degli anni ’20 proprio per assenza di attività economiche connesse (industrie). E’ chiaro che i paralleli tra totalitarismi e capitalismo della sorveglianza fondato sul plusvalore prodotto dai biscotti che ammassano dati sulle abitudini di vita dei singoli e le IA che li modellizzano, non sono così immediati. Però magari offre degli spunti in più per contestualizzare, ognuno nella propria realtà, quello che scrive Wolf quando afferma che “Non è il lockdown che ha smaterializzato i rapporti umani, ma viceversa, sono le preesistenti condizioni di smaterializzazione (dettate dalle esigenze ideologiche e di profitto) che hanno reso possibile il lockdown.”

            • Ciao RoccoSan

              «[la] capacità [di big-tech] di creare campagne pubblicitarie per fini elettorali (eg. Brexit) o per generare consenso o dissenso sull’agenda governativa».

              Bisognerebbe a mio avviso fare un importante distinguo, altrimenti si rischia veramente di credere che sia il mezzo, la tecnologia, a *creare* determinate situazioni, attribuendogli erroneamente *poteri* che non ha, “like a magic wand”.

              La tecnologia, in quanto settore di ricerca, può fornire *strumenti* per raggiungere determinati obiettivi, in questo caso politici; ma né li stabilisce, questi obbiettivi (anche se oggi le convergeze sono pericolosamente evidenti) né può garantirne l’esito. In questo senso qualsiasi technologia nasce neutra.

              Le «condizioni di smaterializzazione (dettate dalle esigenze ideologiche e di profitto) che hanno reso possibile il lockdown» (& Br-exit), per come l’ho letta io quella frase, sono quelle lavorative, di sfruttamento, che non sono mai *scomparse* dalla realtà materiale di milioni di esseri umani (e non), ma sono state semplicemente occultate dal campo percettivo.

              L’illusione è di classe.

              • Non so, credere che la tecnologia sia neutra mi lascia abbastanza perplesso, come fosse una bellissima illusione di classe. Si rischia di entrare negli scenari da cyberpunk fascistoide alla “Psicho-Pass – the movie”. L’hai visto? Parla di una grande IA che raccoglie i dati sulla “criminabilità” dI tutti i cittadini giapponesi. Si chiama Sistema Sibilla. E’ praticamente un oracolo infallibile che nel 2116 ha reso il Giappone, l’unico paese al mondo senza criminalità. Fondamentalmente si crea una relazione simbiotica tra umano e tecnologia, il cyborg appunto, per raggiungere il maggiore bene possibile per la maggior parte di persone. Chiaramente il plot alla Asimov include varie aporie tipo colpi di stato nella vicina South East Asia Union, vendita di armi etc. L’ultimo film che ho visto al cinema, l’anno scorso, sempre giapponese, si chiamava invece “IA Armageddon”. Parlava di un’altra IA che allungava la vita delle persone, capace di scovare cure per il cancro e programmi di fitness perfetti per diventare tutti biondi con gli occhi azzurri. Per ottenere tutta questa evoluzione in pochi anni bastava indossare un braccialetto che in tempo reale registrava ogni valore biometrico del soggetto e ti diceva quando andare a dormire o disattiva la tua vettura se eri troppo stanco o ubriaca. Anche qui i problemi nascono a causa delle imperfezioni degli uomini che hackerano il sistema e gli fanno uccidere qualche milione di persone. Magari sto futuro è davvero dietro l’angolo. Intorno a me ancora non lo vedo, manco le CCTV funzionano sulle strade. Cq neutralizzare la tecnologia significa non vederne questo aspetto illusorio, immagine di qualcosa che non esiste ma che si può realizzare “credendo”. Poi si dimentica anche la materialità che la produce, fino agli incantesimi che crea sulle persone in diversi contesti socio-culturali. C’è un bellissimo articolo di Alfred Gell al riguardo e un libro di Latour tutti molto datati ma ancora parecchio efficaci. Te li consiglio. Sulla Brexit non citavo le Big Tech ma proprio le campagne publicitarie che pare abbiano convinto tanti ex operai e labouristi delle Midlands inglesi a votare per l’uscita senza avere la minima idea di cosa significasse fino a quando poi sono usciti. Cose così diciamo.

                • Ciao Rocco,

                  siamo largamente OT quindi mi scuso con gli altri, sarò breve.

                  Credo tu mi abbia frainteso. Non ho mai sostenuto che la tecnologia «sia neutra». Ho scritto che «qualsiasi tecnologia *nasce* neutra»; ammetto però che l’equivoco è colpa mia, ho pezzato il verbo.

                  Diciamo allora che qualsiasi tecnologia *ha origine* neutra e ogni possibile sviluppo è sempre impresa aleatoria.

                  Sembra un dettaglio ma é a mio parere fondamentale: un prodotto tecnologico, per esmpio l’IA, non potrà mai *essere*. E qui mi fermo altrimenti si fà notte e il mio cane stà reclamando ad alta voce la sua libertà.

                  • Ciao Dude,
                    la chiudo qua perchè effettivamente il tema nello specifico (il non essere della tecnologia) è OT. Mi piacerebbe capire meglio cosa vuoi dire però. In generale questi temi mi sembrano comunque pertinenti. Il GP entra in un vasto campo di securitizzazione delle vite in cui ad ogni cittadino viene associato un codice QR che permette di accedere o meno a dei luoghi o a dei servizi o a dei fondi. Ci porta dentro una catena logistico/amministrativa che nello specifico nasce nell’emergenza pandemica ma che riguarderà sempre più la proiezione virtuale delle nostre vite burocratiche. Oggi molti scaricano il GP presi dall’illusione di un ritorno o di un arrivo in un luogo “igienizzato”. Nel frattempo impariamo collettivamente a segnalare la nostra “validità sociale”, qualche mese dopo aver provato piacere additando i “runner” sotto casa. Siamo indotti a ripensare il socius dentro categorie politiche del tutto nuove ma sempre più binarie ed escludenti per facilitare il data mining. Dalla necessità di vaccinarsi siamo passati a qualcosa di più profondo. Se quei film fascistoidi che citavo dicono qualcosa oltre alla fede nella tecnologia intrinsecamente positiva, è proprio questo allenamento ad immaginarsi cittadino-a che può partecipare alla sfera pubblica solo se possiede alcuni requisiti essenziali e certificati in maniera binaria dall’infallibilità tecnologica; un cammino che va dal permesso di soggiorno alla certificazione di non viralità. Come segnalava Isner la campagna vaccinale non sta mica andando male, anzi, tra un pò inietteranno la terza dose. Qual è la ratio del GP allora? Personalmente lo inquadro dentro un percorso molto più generale di progressiva accettazione della simbiosi umano-IA: un processo che trova alcuni paesi asiatici in uno stadio più avanzato rispetto al sud Europa, ad esempio. A me sembra che Wolf abbia notato tutto questo nei suoi articoli (includo anche il precedente che hai citato in un altro commento).

                • @ RoccoShi
                  rispondo qui al tuo intervento più sotto per motivi di format del blog.

                  Ti confesso che mi fai sentire come Al Pacino, nel film Il Padrino: Parte III

                  «Just when I thought I was out, they pull me back in!»

                  Proverò a restare in tema, anche se è difficile e faticoso.

                  «Qual è la ratio del GP»

                  Un programma software non ha “ratio”. È chi digita ad utilizzare il corpo e questa determinata qualità/caratteristica dell’essere umano per compilare moduli. Dovrebbero essere quì chiari i richiami alla burocrazia.

                  Il GP non «entra» ne «porta» in nessun *luogo* di per sè; ovunque ci stiamo dirigendo lo stiamo facendo con i nostri corpi oltre che con un computer in tasca. Razionalizzare ciò che stà accadendo attribuendo alla tecnologia colpe o *poteri magici* che non ha sarebbe, a mio parere, sciocco.

                  Personalmente ciò di cui mi sembra si stia facendo esperienza è l’atto di imposizione di un obbligo civico da parte di una classe dirigente (a-politica) nei confornti di quella subalterna (largamente a-politica anch’essa) attraverso l’uso di specifiche tecniche/tecnologie di dis-informazione.

                  Insomma, veniamo tutti spinti, in continuazione, a fare scelte in base ad una scala di valori che è, per la maggioranza, non ben definita e, oltretutto, deformata in continuazione da un informazione skizzogena, assorbita quotidianamente in dosi massicce.

                  • Ciao Dude,
                    la ratio riguarda i dispositivi di legge che permettono ad un software di segmentare la popolazione, non il software in se che agisce in automatico ed è una “macchina”. Sono certo mi stia esprimendo molto male, ma se il GP lo intendiamo come software allora certo non ci porta da nessuna parte, esegue solo un compito binario. Ora personalmente lo vedo produzione dell’ultim’ora di un dispositivo di potere più complessivo. Può darsi che lì dentro ci sia la cialtroneria di una classe politica impreparata, la necessità di seguire mode internazionali, l’intenzione di prevenire nuovi lockdown in certi settori economici e la semplice voglia di portare ordine e progresso. Il punto però è che non ci vedo solo l’imposizione dell’ennesimo obbligo civico, piuttosto (e per questo stiamo ancora su questo post) l’emergere di un metodo/stile di governo che al GP, associa altre macchine che tagliano e decodificano e macchinizzano il reale. Qui c’è uno spazio di interazione tra Stato e cittadino che non solo si automatizza ma entra in incontri e scambi in forme sempre più dettagliate pur rimanendo cialtrone, teatrale e/o schizzogeno in alto. Prevedere per legge che per poter andare al ristorante occorra l’autodichiarazione di “validità sociale” verificata da un cameriere ma eventualmente sanzionata dall’autorità preposta non è mica così banale se pensiamo ai rapporti Stato-cittadino, anche se basta una frazione di secondo per risolverla. Non c’è nessuna magia o potere magico della tecnologia. Ma sarebbe altrettanto sciocco non riconoscere alla tecnologia una capacità di agency che si mette in moto dopo aver “premuto il pulsante di avvio” ed iniziato processi automatici che già permeano la nostra quotidianità al di là delle visioni fantascientifiche delle IA alla H.A.L. o alla sistema Sibilla (citata sopra). Insomma oltre alla sintesi politica per la mobilitazione, c’è tutta sta cosa qua e molto altro che sta emergendo nella governance della pandemia in Italia che sa tanto di disseminazione di microfascismi quotidiani piuttosto che di grandi Stati del Male e credo che faccia molto bene su Giap descriverli e notarli.

  34. Per me la cosa era chiusa qui ma visto che nel frattempo sono stato accusato di Heckling (O.o leparolesonoimportani_aridaje.avi) e persino di essere fan delle guardie allora non ci sto che questo sia l’ultimo ricordo lasciato in una community dove ho militato per anni. Perció lo spiego meglio a quell’ala dell’assemblea che si riempie la bocca con Marx ma poi sparisce quando ci sono da fare gli attacchinaggi a le manifestazioni…

    1 – L’articolo é oggettivamente scritto male, spreca 18000 caratteri per spiegare un concetto semplicissimo come “Il GP é l’essesima dimostrazione di surveillance capitalism: una misura tecnica venduta come neutra ma in realtá studiata per offrire una giustificazione scientifica all’oppressione delle minoranze”. Si perde in attacchi personali, esempi iperbolici e fuorvianti per risultare infine in un pasticciaccio che invece glissa sul motivo principale del perché il GP é una stronzata… Che é il semplicemente fatto che NON FUNZIONA. Per essere efficace avrebbe bisogno di un controllo incrociato dei documenti che nessuno ha voglia o tempo di fare. Come tutte le misure copiate da un certo paese famoso per l’apartheid, il colonialismo e lo spionaggio dei telefonini, richiede un controllo del territorio che fortunatamente qui non esiste (ancora). Da uno scrittore in un blog di scrittori mi sarei aspettato di piú ma, al di lá della forma continuo spiegando il perché non sono d’accordo nemmeno nei contenuti:

    • Mi permetto di intervenire su questo commento. L’articolo può non piacere o risultare non particolarmente descrittivo di certi fenomeni che si stanno osservando, ma definirlo “oggettivamente scritto male, spreca 18000 caratteri per spiegare un concetto semplicissimo” mi sembra un tantino esagerato. Quel concetto semplicissimo che ripeti mi pare sia già assioma del discorso. Le domande che ci si pone sono altre. Può darsi che sia un articolo ancora introduttivo, un insieme di intuizioni che richiedono uno sviluppo migliore. Personalmente però prendo da questa lettura il tentativo di osservare un certo “campo globale di coesistenza” di Daspo, patto educativo e GP tra le altre politiche di sorveglianza e disciplinamento. La domanda che mi ha scuscitato Wolf è se siano osservabili dentro un’unica pragmatica del potere che ora si “pandemizza”, cioè si estremizza nella duplice produzione di paranoie e perversioni. Non mi sembra un tema affatto semplice e per questo l’articolo può risultare ostico e forse incompleto. Però sono questioni importanti visto che su queste traiettorie, alla lunga, si potrebbero autoprodurre democrazie che sono solo sistemi di scelta elettorale dei governi e nulla più. In questi giorni di paralellismi arditi tra Vietnam ed Afghanistan, nel testo di Wolf ho visto proprio un tentativo di discutere la possibilità che l’occidente dopo aver venduto tecnologie ed insegnato tecniche per la “sicurezza e la sorveglianza” si trovi a rincorrere certi modelli asiatici di “stato securitario” per non perdere la sfida competitiva. Tutti temi difficilissimi direi che meritano più di 18000 caratteri.

  35. 2 – Il GP E’ solo l’ennesimo “tema caldo” della pandemia: prima era il paziente zero, poi lo smartworking, poi i colori, poi ospedali da campo, poi la movida dei giovini etc… (e domani saranno i bus, il ritorno in ufficio e chissá che altro). Tutte misure che sono solo il tema del giorno da dare in pasto ai social; pezze d’appoggio su cui scornarsi per evitare di parlare del fallimento totale e sistemico della risposta alla pandemia. Trovo inutile schierarsi contro il GP perché tanto tra qualche settimana sará giá passato di moda (e d’uso) non lasciando traccia nel panorama comune, no, nemmeno per le connotazioni negative (Ricordate le discussioni sulla privacy per immuni? O per i dati lasciati alle piattaforme di elearning per la DaD? A proposito sta roba non interessa piú nessuno?).
    Non sono d’accordo a schierarsi contro il green pass perché qualsiasi obiezione (anche legittima, e ce ne sono parecchie) finisce solo per portare acqua al mulino delle destre e NON voglio partecipare a questa narrativa perché ritengo che una protesta da sinistra dovrebbe invece focalizzarsi sul FALLIMENTO TOTALE E CONTINUO della risposta alla pandemía. Che é stato un continuo “corre appresso a lu lepre” (come si dice dalle mie parti) in cui é mancata qualsiasi visione strategica o previsione al di lá del “tema del giorno”. Dove sono le discussioni sugli scenari futuri? Ci sono piani per una eventuale “variante Zeta” che sia piú contagiosa, piú mortale o resistente ai vaccini? Ci sono piani per considerare il passaggio permanente allo smart working o alla DaD? I budget per la sanitá pubblica prevedono una incidenza maggiore delle pandemie repiratorie? Intendiamoci, non credo che si sia arrivati a questo macello per una espressa volontá politica (semmai sono stati i gruppi piú organizzati come covindustria e le destre che hanno preso il controllo della narrativa nel vuoto pneumatico creato dalla mancanza di qualsiasi critica seria) ma ritengo piú utile proporre alternative e nuovi scenari invece che correre appresso al prossimo talking point della destra e dargli cosí credito.

    • Sollevi diversi punti interessanti, fondamentali e anche condivisibili, ad esempio il non correre dietro all’ennesima narraizone distrattiva (ma, va detto: su Giap si sono snocciolante _a fondo_ le questioni fondamentali dal primo minuto, e anzi diversi anni in anticipo, non mi pare insensato mettersi a svelare _anche_ la natura del GP).

      Tuttavia, mi fa un lieve orrore l’equazione “cambiamento climatico = complicità”.
      Voglio dire, nel sottolineare che non fa _solo_ più caldo ma ti becchi, non so, qualche bel tifone tropicale a Venezia, dove sta la complicità?

      Scrivi poi: “Ci sono piani per considerare il passaggio permanente allo smart working o alla DaD?”

      Qui ti rispondo io: eccome se ci sono, è il sogno bagnato dei padroni.
      Penso peraltro che le grandi piattaforme abbiano assegnato team fissi a lavorare sul pezzo, con grassi portafogli, dato che i soldi futuri stanno lì, con la complicità di governi, governicchi e padroncini.

      E se le parole sono importanti, scriviamo pure “passaggio all’outsourcing distribuito per il terziario, trasformato definitivamente in infilatori di perle con una connessione”, ed “eliminazione della scuola”, sostituita con videolezioni che riproducono l’unica parte in fondo trascurabile della scuola, che è un’istituzione nata _intorno_ all’insegnare a leggere e far di conto, ma _è_ l’intorno”.

      Mi viene in mente la recente la notizia dell’apertura di un pub in perfetto stile irlandese a Dubai… dove si serve solo cioccolata calda.

  36. In piú ritengo che sia pure tardi per questo tipo di considerazioni, siamo in una nuova fase della narrativa politica sulla pandemia, una in cui attori istituzionali soffiano espressamente a favore della sua permanenza per guadagno personale (penso a Floria, Texas ma anche Madrid). Magari era meglio parlare di questo invece di piccarsi perché un account vicino ha postato un meme di “this is fine”.

    3 – E riguardo i no-vax, anche il pur eccellente articolo del Post fa un errore: considerare come punto di vista principale quello statunitense. Sará che da lí vengono i casi piú eclatanti ma si sta parlando di una realtá che é arrivata a questo punto per una serie di specificitá (Sanitá privata, Tuskegee, chiesa evangelica) qui il discorso é differente e ne so qualcosa personalmente perché (Colpo di Scena!) la mia compagna ha rifiutato il vaccino!
    E non perché creda ai rettiliani ma perché, essendo insegnante, ha avuto l’appuntamento abbastanza presto, in un periodo in cui gli studi sugli effetti del vaccino su ciclo mestruale, gravidanza e allattamento erano piuttosto scarsi (e continuano ad esserlo perché se c’é un settore in cui il patriarcato mena forte é nella salute). Dato che questi aspetti sono fondamentali nei nostri piani famigliari e considerando che ci siamo entrambi contagiati lo scorso dicembre ha deciso di aspettare per vedere come si evolveva la cosa. Ma il suo caso come quello molti altri che hanno motivi anche comprensibili per non fare il vaccino (immunodepressi, senza documenti, logisticamente sfigati) NON SONO il problema. Questa é una percentale che é sempre esistita e che si protegge grazie all’immunitá di gregge. Il problema RIMANE quello dello scetticismo vaccinale: qualcosa che aveva giá assunto controni preoccupanti prima del Covid (i varicella party, gli asili dei boschi, le morti pediatriche per morbillo e varicella me li ricordo solo io?) che é solo peggiorato per, vedi punto precedente. C’é chiaramente un problema di produzione e distribuzione dei vaccini in cui la UE é responsabile di una politica omicida volta a mantenere i profitti di Pfizer. Ma allo stesso tempo c’é un problema ancora dal lato consumatore dove chi NON PUÓ fare il vaccino viene agitato come scudo da chi NON VUOLE fare il vaccino.

    • Opellulo qui però solleva una questione bella seria, circa l’essere “logisticamente sfigati”.

      La somministrazione dei vaccini funziona esattamente come ha sempre funzionato da trent’anni l’accesso alle prestazioni mediche: almeno in Veneto avviene prevalentemente in megacomplessi provinciali rarefatti, siti magari in zone industriali dismesse, del tutto irraggiungibili senza un’automobile privata, complici trent’anni di tagli alle linee.

      Ora, per tanti anni si è parlato molto di “mobilità sostenibile” e troppo poco di _mettere un dannato autobus_ per andare dove _la gente può trovare un lavoro_: penso che abbiamo _tutti_ un amico o una conoscente che hanno dovuto rinunciare a un lavoro perchè “non ho la macchina e non posso arrivare lì in zona industriale”.

      Sarebbe d’uopo riesumare il problema e parlare di quelle persone sole, non motorizzate, magari non più giovanissime, che esitano a farsi 40km di curve in bicicletta sotto il sole per andare a farsi bucare _in zona industriale_ e che non hanno i soldi per il taxi.

      Ho in famiglia qualcuno che all’epoca rinunciò al vaccino influenzale perchè era somministrato in un paesotto a qualche chilometro, c’era solo un turno disponibile e nessuno era disponibile ad accompagnare.

      Vabbè, ci diciamo: ci può stare.

      Ma questa… questa è un’emergenza, no?

      Dove diavolo sono le navette che connettono i centri vaccinali con tutti i centri minori?
      Il capo della logistica dell’esercito forse non ci ha pensato?

      Maledetti no car, mettono a rischio la campagna vaccinale!11111!

  37. 4 – E chiudo dicendo che da questo casino ne usciremo solo assieme… E non per qualche ingenuo motivetto positivista ma perché é cosí che funzionano i virus e le crisi globali; e invece vedendo il livello della discussione in un luogo dove le persone dovrebbero avere una ideologia piú o meno affine comincio ad avere il terrore per quando le stesse discussioni saranno a proposito del riscaldamento globale (solo i complici usano cambio climatico).

    Nelle parole di Natasha Lennard “Non possiamo semplicemente essere anti-fascisti, dobbiamo coltivare e praticare abitudini migliori, stili di vita. Invece di essere un sostantivo o un aggettivo “antifascista” é un gerundio. Uno sforzo costantepe per defascistizzare anche il fascismo che noi stessi teniamo.” E invece alla prima occasione ecco piovere insulti e sberleffi… Sinceramente che razza di scorreggia cerebrale e desiderio di puritá morale deve passare per la capoccia di uno che da dell’amico delle guardie in un area di sinistra antagonista?

    In ogni modo probabilmente continueró a leggere i vostri libri ma sicuramente non considereró piú Giap come un posto dove prendere idee e spunti per mantenere uno stile di vita sanamente antifascista.
    Farewell and thanks for the fish

    (e grazie pure per il limite delle 2300 battute per rispondere ad un articolo di 18000, spero di aver diviso bene il mio post come risposta innestata; in caso contrario per favore aggiustatelo voi… o no, tanto per quel che vale)

    • Ciao Opellulo, e intanto grazie per il lungo chiarimento. Premetto che non so niente della tua/vostra storia precedente su Giap e quindi intervengo proprio solo su quel che leggo in coda al post di WB.
      Due note (sulla DAD hanno già riposto altri).
      1) Lo scetticismo vaccinale è oggi, indubbiamente, prevalentemente di destra; ma ci sono ottime ragioni di scetticismo anche a sinistra. I gruppi rivoluzionari/marxisti/anarchici degli anni Settanta ritenevano che le comunità dovessero avere il massimo controllo possibile delle determinanti di salute (qualità delle arie, delle acque, dei terreni; sorveglianza sulla filiera del cibo; conoscenze di medicina di base; dispensari ecc.); e che la prima linea di difesa istituzionale contro gli eventi avversi fossero i terapeuti territoriali. Ora, nel caso del covid la sanità territoriale è stata (e continua a essere) attivamente impedita, in favore di un mezzo high-tech lasciato completamente in mano al circuito del plus-valore. Il che, a mio avviso, dovrebbe come minimo indurre qualche cautela.
      2) La propensione alla divisione fra compagn*, unita alla streghizzazione della dissidenza, mi fa molta paura. Lavoro nell’antropologia medica critica (e cioè, quella marxista) da un quarto di secolo, ho portato ragionamenti scomodi in tutte le circostanze possibili (incluso davanti a platee composte solo da medici) e ora, da un anno e mezzo, devo misurare col calibro ogni mia parola per evitare di sentirmi affibiare una serie di appellativi orrendi – una reazione isterica che diminuisce l’intelligenza critica globale. Non è il caso tuo, come mostrano questi ultimi commenti, ma nel primo che hai postato il timbro era effettivamente un po’ diverso, più seccamente accusatorio. Forse di queste cose dovremmo parlare prendendoci sempre un tempo lungo di argomentazione.

      • Sul punto 1, mi sta a cuore il distinguere fra la destra rappresentata da politicanti, testimonial, virologi ed oracoli (e lì il temine “indubbiamente” ci sta), e la collocazione politica delle piazze.
        In un commento su Giap qualche giorno fa è passato inosservata la considerazione che nelle piazze contro l’obbligo o il GP i fascisti siano “in realtà 4 gatti”; per la mia esperienza personale, non posso che confermarlo (a Cagliari, in una manifestazione oceanica per la media cittadina, ho visto sbeffeggiare in coro l’unico portatore di tricolore). In piazza mi pare di vedere, piuttosto, moltissime persone che su altri temi in questi anni non si sono mai mobilitate. L’etichetta di destra è ovviamente molto funzionale a scavare il solco fra pro e contro (in diversi qui hanno argomentato “in piazza non vado /in pubblico non parlo, per non mescolarmi con le destre”).
        Confermo invece anche nella mia esperienza personale l’incattivimento della sinistra (moderata e non) verso chi viene percepito come “indifferente al bene comune” (è l’argomento che fa più presa in quest’ambito: per quanto poco supportato dai dati epidemiologici – italiani o israeliani, a scelta).
        A settembre nelle scuole sarà guerra di trincea, spareranno i ragazzini; qualche insegnante farà anche da addestratore, la minoranza di insegnanti che già sente traballare il posto di lavoro perchè non si è sottoposto a trattamento, sarà ancora più cauta nell’esprimersi in classe e nel riportare su un piano critico accettabile il tenore dello scambio di opinioni (quel clima dei congressi medici del bel tempo che fu, cha a pochi anni di distanza SteCon si ritrova a rimpiangere).

    • Impariamo adesso che in questa community si “milita”. Pensavamo di essere qui a discutere dei post pubblicati. Ma tant’è. Sicuramente dubito che si sentirà la mancanza di commenti confusi e incoerenti come questi ultimi tuoi, in cui sostanzialmente dici che il GP è un provvedimento di sorveglianza panottica e però non funzionerà in questo senso perché in Italia siamo troppo cialtroni per fare il fascismo (anche se ne deteniamo il trademark, guarda un po’). Insomma il succo è che c’è ben altro di cui preoccuparsi, ovvero dell’atavica cialtroneria italica che ci impedisce di affrontare le emergenze seriamente e sistematicamente. Insomma ti sfugge che tendenze fascisteggianti e cialtroneria sono aspetti della stessa cultura della governance, per usare un parolone, ed è quello che il pezzo di Wolf spiega bene. La politica emergenziale in Italia è sempre stata anche cialtronesca, inefficace, e mai scevra di un’imponderabile eterogenesi dei fini. E’ chiaro che il GP non funzionerà e proprio per questo è l’ennesimo provvedimento scaricabarile verso il basso (e incostituzionale), l’ultimo di una lunga serie, in continuità appunto con le politiche emergenziali dell’ultimo anno e mezzo.
      Poi ci metti pure la ciliegina: non bisogna attaccare il GP per non portare acqua al mulino delle destre. Allora stiamo freschi! Sono due anni che la sinistra di movimento (salvo alcune encomiabili eccezioni) lascia le piazze e la critica legittima alle politiche cialtronesco-emergenziali alle destre… e bisogna continuare a lasciargliele! Perfetto, non fa una grinza.
      E pure la ciliegiona: dici che c’è un problema di “scetticismo vaccinale” e poi che “C’é chiaramente un problema di produzione e distribuzione dei vaccini in cui la UE é responsabile di una politica omicida volta a mantenere i profitti di Pfizer”, ma non riesci a mettere in collegamento le due cose. E anzi dici che “c’é un problema ancora dal lato consumatore dove chi NON PUÓ fare il vaccino viene agitato come scudo da chi NON VUOLE fare il vaccino” quando basta aprire la homepage di un qualunque giornale allineato e ti ritrovi il babau no vax sbandierato come i nuovi “negazionisti”. Ti manca proprio la capacità di connettere le cose del mondo che ti circonda. Decisamente il pezzo di Wolf non poteva fare per te.
      Quanto alla nemmeno troppo velata accusa di fascismo finale, non fa specie di fronte al cul de sac in cui tanta sinistra di movimento si è ficcata, e nel quale oggi muore. Se non sei in grado di capire che avallare certi provvedimenti liberticidi che scaricano le responsabilità della malagestione politica della pandemia sui cittadini e i lavoratori e chiederne ancora di più è precisamente tifare per le guardie, idem come sopra, c’è proprio un problema di percezione della realtà, oltreché di analfabetismo politico che forse fino a un anno fa mi avrebbe ancora meravigliato. Oggi non più. Per niente.
      Addio, senza rimpianti.

      • A me pare che in quella sinistra che sostanzialmente si riconosce nel Manifesto (non quello di Marx), gravita più o meno criticamente attorno a LeU, è da sempre dentro le università, sia ormai patrimonio comune, assioma, che le persone, tutto sommato, siano delle merde e che merde resteranno. Siccome noi non lo siamo e siamo tanto buoni dobbiamo pensosamente proteggerle perché sono dei poveracci e ci sono i cattivi che ne approfittano. A condizione però che non esagerino, perché insomma sempre merde sono. Questo disprezzo per la gente, attizzato dalla costante critica di “populismo” che arriva in particolar modo da luoghi di élite o che si sentono tali, si è saldato, per quello che vale, con una certa pratica di alcuni centri sociali, penso ad uno torinese, che aveva una discutibile strategia di scontri di piazza, in cui si finisce con il lasciare alla mercé degli sbirri la gente “non militantizzata” se si può dire così.
        A questi “la trasformazione dello stato di cose presente”, posto che gli sia interessata una volta, non interessa più: è cosí, “punto” come amano dire.
        Così diventa logico non entrare mai nelle discussioni perché che stai a discutere con le merde scusa? invocare più o meno inconsapevolmente maggiori controlli, affidarsi ai vaccini perché tanto il resto figuriamoci..in poche parole: affidarsi al nemico, perché dai, magari gli conviene non ammazzarci tutti, sai, per i consumi non per altro. Così il lockdown non serve? Pazienza se lo meritano. In Svezia? Tutti morti, avessimo fatto così chissà che strage. Il Green pass? Fallita perché so sa che gli italiani trovano la scappatoia. Le piazze inesorabilmente fasciste. E figuriamoci se parliamo con chi ha dubbi che o sono ignoranti o non capiscono. Sfugge forse che parlare con i vaccinomani non interessa poi tanto eh?

    • «[L’articolo] glissa sul motivo principale del perché il GP é una stronzata… Che é il semplicemente fatto che NON FUNZIONA».

      Se ne potrebbe dedurre quindi che “se funzionasse meglio andrebbe anche bene”. Dalle tue parole sembra trasparire l’idea che l’obiezione al pass debba focalizzarsi sui problemi “tecnici”, relativi alla sua adeguatezza tecnologica ed implementazione pratica.

      «che razza di scorreggia cerebrale e desiderio di puritá morale deve passare per la capoccia di uno che da dell’amico delle guardie in un area di sinistra antagonista? »

      Per capire, annusa un po` questa tua frase:

      «Per essere efficace [il GP] avrebbe bisogno di un controllo incrociato dei documenti che nessuno ha voglia o tempo di fare».

      Come sopra: se ne potrebbe dedurre quindi che, secondo te, basterbbe avere più guardie in giro e incrementare i controlli “incrociati” per risolvere la situazione.

      “tweak the code, get more security at the gates, et voilà”.

      Inoltre: per dovere di informazione, una certa sinistra antagonista ha cominciato a discutere di emergenza climatica alla fine degli anni 70 circa. Il lavoro di de-strutturazione e re-interpretazione collettiva delle cosidette narrazioni tossiche è cominciata da mó e va avanti, anche se a fatica, forse perchè è una delle poche prassi rimaste a disposizione di un individuo che non voglia cadere preda del “terrore” mediatico.

      Per chiudere, lancio un’altro 2 cents: estrapolo dal tuo primo commento più sù, dove affermi di «[…] non capire piú i post scritti su Giap».

      Scrivevi:

      «[…] eticamente mi giustifico l’obbligo vaccinale […]»

      A mio parere prima di agire bisognerebbe sforzarsi di riflettere, sopratutto a livello individuale, con se stessi, sul fatto che il “discorso interno” si stà discostando pericolosamente da uno sulla validità e adeguatezza o meno dello stato di diritto, nel quale ancora (forse per poco) viviamo, verso uno etico, che viene ora imposto.

  38. Io non penso di poter percorrere nemmeno un metro di strada politica in compagnia di chi butta là come se niente fosse che si dovrebbe passare in modo permanente e definitivo alla DAD. Chiunque abbia figli* o abbia a che fare con bambin* e adolescenti sa che piuttosto che tornare in DAD si butterebbero giù dal ponte.

    A proposito del “blog di economia abbastanza famoso”, il tizio nel gennaio scorso se la prendeva coi bambini dell’asilo che “si contagiano di nascosto e poi uccidono i genitori e i nonni”. Alcuni mesi fa invece aveva dato ragione a Pillon che parlava di predisposizione genetica degli uomini per l’ingegneria e delle donne per l’accudimento. Infine ieri ha dato del salviniano collaborazionista dei no vax a Mauro Vanetti. Inoltre ha detto che fa parte dei principi della nostra civiltà sacrificare la vita degli infetti per salvare la comunità.

  39. Grazie Wu Ming 1, cugino_di_Alf e Isver per le risposte che re-inquadrano il problema. È vero, nel mio intervento il focus era slittato dal green pass al vaccino, perché ho colto varie suggestioni dei commenti e perché anche alcune considerazioni di WB (sulla differenza tra vaccino e farmaco e i possibili effetti del primo) hanno suscitato in me maggior attenzione che altri aspetti del ragionamento. Mi sembra di osservare che comunque altri commentatori tent fino a riportare la discussione al vaccino, cosa che dimostra che davvero sembra che rimanga un po’ un nodo irrisolto. A me personalmente l’antivaccinismo suscita un po’ una knee-jerk reaction di fastidio, che è tanto più irrazionale quanto più è evidente che i problemi della gestione pandemica non sono causati dalle scelte dei singoli quanto dal mancanza di interventi strutturali nella sanità, nella scuola, nei trasporti, nei luoghi di lavoro. Quindi è evidente che siamo invischiati in un certo discorso da sinistra perbenista e autoproclamatasi detentrice del pensiero razionale e del bene comune che tutto sommato regge abbondantemente il gioco al neo-liberismo di Draghi. Quindi grazie per avere nuovamente inquadrato il problema. Occorrerà a mio avviso operare questo re-inquadramento regolarmente, perché dal mio punto siamo davvero tanto condizionati a vedere/reagire soprattutto a determinare parti del discorso.

  40. Nonostante partecipi quando posso alle manifestazioni contro il GP, sono consapevole della volontà da parte del sistema di governo a finalizzare l’utopico, direi io, controllo totale delle masse.
    Quindi vero è che il GreenPass rappresenti solo una piccola meta per il sistema, il GP non può certo arginare nessun virus, ma ha un suo valore di propaganda intrinseco per le nuove generazioni, quelle che comprano, vendono, si muovono, si nutrono, si abbeverano dalle nuove tecnologie. Interessante leggersi di Jean-Pierre Garnier ciò che viene tratto da una presentazione-dibattito tenuta all’osservatorio di Antropologia del conflitto urbano, Dipartimento di Antropologia sociale della facoltà di Geografia di Barcellona, giovedì 29 novembre 2018. https://smartcity.vado.li
    Sono solo poche pagine

  41. @wolf_bukowski: attenzione che io non sono Brigante! :-)

    Quando citi te stesso, comunque, con:

    > «Non è il lockdown che ha smaterializzato i rapporti umani, ma viceversa, sono le preesistenti condizioni di smaterializzazione (dettate dalle esigenze ideologiche e di profitto) che hanno reso possibile il lockdown.»

    …mi trovi perfettamente d’accordo, e non ho smesso di applaudire quello specifico passaggio da allora.
    Cito un mio vecchio commento per espandere oltre: https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/07/come-rapportarsi-alle-grandi-mobilitazioni-contro-green-pass-et-similia-alcune-indicazioni-dalla-francia/#comment-44086

    “Mi viene da immaginare che magari [nei tardi anni ‘90 – primi ‘00] negoziando come rapportarsi con l’Internet [in particolare chi di noi vedeva con fastidio l’arrivo di Facebook e, atrocemente, la sua investitura di “specchio della realtà ufficiale” da parte di politici e istituzioni] stessimo [solo parzialmente consapevolmente] negoziando un modello di società “in carne ed ossa”, portando alle estreme conseguenze il famoso XKCD 743: https://xkcd.com/743/“

    • Il punto è proprio questo: tradurre il dissenso in protesta. Separare nettamente il discorso sui vaccini dal discorso sul pass, distinguere chiaramente lo scopo del “certificato” da quello del vaccino. Discernere fra tutela della salute pubblica e profitto. Quindi creare occasioni organizzate per contestare l’esibizione del pass. Organizzare incontri pubblici conviviali e alternativi ai luoghi del consumo per offrire a tutti la possibilità di partecipare, senza controlli polizieschi e discriminazioni. La contestazione individuale è solo il primo passo ma in una strategia di autodifesa. Un esproprio proletariato è un atto politico che non può essere derubricato come furto proprio perché alla base della protesta c’è una rivendicazione collettiva. C’è un tentativo organizzato di invertire, anche solo in maniera estemporanea, i rapporti di forza. Almeno a livello microscopico. “Non fare, non richiedere e non esibire il green pass” è solo il primo passo. Il GP, come evidenziato, lede i diritti di chi è vaccinato anche perché utilizza subdolamente la “scusa” della della salute ma di fatto prescindendo da essa. L’ effetto propagandistico della “sicurezza percepita” ha superato quello della effettiva realizzazione dei presidi indispensabili per tutela della salute pubblica.
      Cito WB: “… smarrendo ogni riferimento di classe, […] la sinistra apre la strada all’egemonia di destra, […] e dove ogni rapporto e ogni conflitto, non potendo essere letto come rapporto tra sfruttati e sfruttatori, appare come un conflitto tra interni ed esterni
      alla comunità immaginata, tra civiltà e barbarie.”

    • Oooh.
      Era anche ora.

      Mi fa solo paura quel “siamo ancora in piena pandemia” che inizia a spuntare qua e là (vedi anche Carmilla più sopra).

      Se è un modo di evidenziare le promesse campate in aria e il “moving the goalposts” (“dai, ancora un po’… è solo temporaneo, insieme ce la faremo”) della classe dirigente-imprenditoriale, non mi sembra il migliore, perchè non opera la necessaria scissione tra epidemia e vessazioni.

      Sembra anche implicare che la durata della pandemia o la magnitudine del suo impatto in una comunità siano variabili del tutto incontrollabili, e temo che con una buona dose di retorica si possa usarlo come trampolino di lancio per riesumare la narrazione moralizzante dei “comportamenti virtuosi” e del “non possiamo permetterci una birra al parco, ce lo chiede LaScienza” che si cerca di lasciarsi alle spalle con fatica.

      Per illuminare bene _tutta la merda_ che abbiamo visto in un paio di anni, trovo comunque che due titoli di oggi siano utilissimi:

      1. “Caso di variante Delta ad Auckland. Ardern impone lockdown (*) per 7 giorni.”

      Qui “lockdown” vale nel senso reale della parola da manuale di epidemiologia, non nella distorsione semantica “all’italiana” diventata di moda in tutto il mondo, che trova un sinonimo, _letteralmente_, in “schiavitù” (lavorare e poi a casa e silenzio, e al parco col cazzo che ci vai).

      2. “Pil 2021, Italia e Spagna verso i massimi dagli anni ‘70.”

      Chissà com’è che due paesi a vocazione manufatturiera e che hanno mostrato il più alto livello di schiavitù negli ultimi due anni sono riusciti a sparare il PIL alle stelle…

  42. IMHO non vedevo un autogol del genere nella sinistra non allineata da quando quasi tutti decisero di assecondare Bertinotti nel 2004 nella sua follia egocentrica nella ricerca di un poso al sole.
    Si sceglie la pancia e l’irrazionalità e la follia a-scientifica che già ha fatto molti danni. Ne prendo atto, alzo le mani e mi consegno al nannimorettiano destino essere sempre una minoranza anche dentro qualunque minoranza.
    Mi taccio per un bel po’ sull’argomento, chi vivrà vedrà.

    p.s. come evidenzia Rino, quel “siamo ancora in piena pandemia” è l’evidenza di come il terrore speranzoso abbia fatto breccia e i lockdown ormai, rispetto ai vaccini, non facciano paura a nessuno. L’unico modo per tentare di proseguire l’emergenza (e gli sperperi ad essa collegati).

    p.p.s. Ultima battuta provocatoria consentitemela, il governo ce l’ha fatta, le uniche iniziative saranno incentrate su come boicottare il Green Pass e chi deve spendere il RF gongola.

  43. @ RoccoShi
    rispondo qui al tuo intervento lassù.

    Capisco benissimo il tuo discorso e concordo, in particolar modo sulla «disseminazione di microfascismi quotidiani»; il GP ne è l’ultimissimo esempio e anche abbastanza lampante per chiunque si ritenga antifascista.

    Perdonami se insisto però sul chiarire che, a mio parere, si commette un grosso errore nel “temere” la tecnologia di per sè, affibiandogli responsabilità che andrebbero invece ricercate nei finanziatori (il capitale) e programmatori (lavoratori). È il fine, non il mezzo, il problema.

    Qualsiasi classe umana dominante utilizza le tecnologie ad essa messe a disposizione per [wait for it] … dominare.

    Mi sono permesso di utilizzare la parola *sciocco* perchè ritengo sia, in questo momento storico, l’appellativo in lingua italiana più adatto e meno offensivo per descrivere l’atteggiamento di chiunque creda ancora di potersi affidare esclusivamente alla tecnologia per sfangarsela dal complesso e drammatico contesto ecologico nel quale ci siamo tutti, con entusiasmo, tuffati a metà del secolo scorso.

    È in questo senso che mi sembra di notare che in troppi stíano attribuendo, in maniera più o meno consapevole, alla tecnologia poteri occulti.

    Per il resto tutto quello che scrivi risuona molto familiare. Mi verrebbe solo da ri-evocare un concetto che ritengo essere molto attuale: «il confine tra la fatascienza e la realtà sociale è un illusione ottica».

    • > Perdonami se insisto però sul chiarire che, a mio parere, si commette un grosso errore nel “temere” la tecnologia di per sè, affibiandogli responsabilità che andrebbero invece ricercate nei finanziatori (il capitale) e programmatori (lavoratori).

      No, momento, qui ho fatto un salto sulla sedia.

      Ho capito bene?

      Vogliamo addossare qualsivoglia _responsabilità_ ai _lavoratori salariati_ che producono le tecnologie usate dai padroni per i propri fini?

      Perchè ero rimasto che la l’_agency_ del lavoratore salariato, in generale ingranaggio rimpiazzabile nella macchina produttiva (anche quando trattasi di “knowledge worker”) è, per usare un eufemismo, assai limitata, tant’è che gli viene in tasca una minuscola frazione del valore di ciò che produce.

      È un po’ la stessa fallacia (con le dovute proporzioni, ovviamente) che sta dietro una perla sentita di recente: “gli operai del settore tabacchi dovrebbero trovarsi un lavoro più etico anzichè lamentarsi”.

      • Ciao Rhino,

        «qui ho fatto un salto sulla sedia»

        Se l’hai fatto da un posizione eretta, a piedi uniti, e non ti sei fatto alcun male, ti faccio i complimenti e spero sia stato divertente oltre che utile nel mettere alla prova le tue capacità fisiche. Giudicando dal nick non ti facevo così atletico. L’ultima volta che ho provato a farlo in famiglia ci siamo ammaccati oltre che ammazzati di risate. Agevola video se possibile.

        Ritornando seri e tralasciando le *perle* di cui *parli* (ma che luoghi frequenti?); il thread ha come argomento il governare nel torbido e il GP, non l’etica del lavoro o la salute pubblica dal punto di vista del consumo di tabacco, quindi ci dobbiamo fermare quì anche se sono sicuro ne verrebbe fuori una discussion interessante.

        Riguardo al GP, al concetto di lotta di classe in relazione al termine di origine anglosassone «agency» mi limito a dire che il potere di azione di un operaio salariato, non atomizzato, all’interno delle dinamiche di una qualsiasi industria produttiva, non si limita(va) soltanto alla scelta binaria lavoro si – lavoro -no. Tra le “armi” a disposizione c’è (c’era?) lo sciopero.

  44. Interessante, pure se non ogni passaggio mi convince direi che sarebbe necessario leggerlo come contraltare ad una narrazione asfissiante.
    Due considerazioni: la retorica è insopportabile. Il vaccino non rende immuni, né protegge totalmente gli altri (non ora, non ancora, con diffusione molto maggiore chissà) : abbassa il rischio di finire in ospedale o t.i. Perché non dirla così? Visto che sembra tu rischi meno di pesare sul sistema sanitario, ti puoi godere situazioni di maggiore esposizione. Invece di dire che se ti vaccini salvi il mondo, se non lo fai sei un assassino.
    Seconda cosa che mi preme:siamo di fronte a una terribile deresponsabilizzaziome dello stato e della classe imprenditoriale. La sicurezza si scarica sulle spalle dei vaccinati. Io lavoro a scuola: nulla, nulla è stato fatto, ma ecco che se non ti vaccini improvvisamente diventi tu quello che obbligherà tutti alla Dad. Vergognoso quanta poca resistenza trovi questa narrazione. Idem nei settori produttivi. Investire in sicurezza, ad ampio spettro e anche per il covid, costa. Ripensare i ritmi produttivi, sia mai. Vaccinatevi e partite. Bonomi cavalca il green pass. Questa cosa mi pare molto significativa.

    • “La sicurezza si scarica sulle spalle dei vaccinati.”

      È proprio quello che diceva wolfbukowski quando parlava di “credito sociale” e di “patente a punti”. Il film “Caduta libera” della serie Black Mirror sta assumendo sempre più realismo e concretezza.

      In quell’episodio la protagonista Lacie vive nel prossimo futuro mondo, dove chiunque può votare la popolarità degli altri con telefoni intelligenti e lenti a contatto collegate, che consentono di visualizzare il nome e il punteggio corrente di tutti. In questo modo il potere scarica sulle persone la responsabilità di creare un rating, che permette ai singoli di usufruire, o meno, dei servizi emessi da privati. Di qui l’ossessione per essere popolari.

      Il Green Pass appare solo come il primo dei passi necessari per arrivare a questo sistema di social credit, che ricordo essere già in sperimentazione in alcune città cinesi.

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