Stasera a «Su la testa!», il n.3 dei «Quaderni di Cirene»: cosa fare dei relitti fascisti?

Quaderni di Cirene n.3, numero speciale sui relitti fascisti.Oggi alle h.18:30, al Vag61 di Bologna, con la presentazione del libro di Davide Conti Gli uomini di Mussolini comincia il festival antifascista «Su la testa!».

Questa prima serata è interamente gestita da Resistenze in Cirenaica. E infatti, dopo la cena di autofinanziamento, presenteremo anche la nostra nuova autoproduzione, il n. 3 dei Quaderni di Cirene, interamente dedicato ai «relitti fascisti» nelle nostre città: architetture, monumenti, nomi di vie e piazze.

QdC#3 ha 138 pagine, è aperto da Predappio Toxic Waste Blues di Wu Ming 1 ed esibisce in copertina la partigiana bolognese Irma Bandiera, «Mimma», 1915-1944. Leggendo si capirà il perché.

Chi non può essere a Bologna in questi giorni può ordinare il terzo quaderno qui.
(Volendo, anche i primi due.)

Dopo la presentazione, reading/concerto con Wu Ming 1 e Bhutan Clan Electro Dept. Letture da Predappio Toxic Waste Blues e da Un serpente in giugno di Jadel Andreetto.

Ecco un assaggio delle musiche composte ad hoc per l’evento, seguito dall’editoriale di QdC#3.

Bhutan Clan Electro Dept – Predappio Walking
Bhutan Clan Electro Dept
Predappio Walking

Relitti fascisti

«I frammenti del nostro passato occidentale, culturale e ideologico, di cui il fascismo si servì per i propri scopi, sono pronti e attendono ancora di essere plasmati in una nuova sintesi, anche se in modo diverso. Il nazionalismo, la forza essenziale che in primo luogo rese possibile il fascismo, non solo sopravvive ma acquista vigore: è sempre la principale forza coesiva tra i popoli e le nazioni. Quegli ideali di politica di massa su cui il fascismo costruì il suo stile politico sono vivissimi, pronti ad assorbire e a sfruttare i miti idonei.»

Così scrisse lo storico George L. Mosse, tra i massimi studiosi dell’immaginario fascista, nel suo classico L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste (Laterza, 1982). Quel monito non solo conserva la sua fondatezza e attualità, ma nell’Italia e nell’Europa di oggi fa squillare il campanello d’allarme con molta più forza di quando fu scritto.

Tra gli elementi che il fascismo storico utilizzò per costruire il suo «stile», e che ci ha lasciato come insieme di frammenti oggi potenzialmente utilizzabili per nuove sintesi fasciste, ci sono edifici, monumenti, nomi di vie, parchi e quartieri. Intorno a questi segni urbani, circondati di cattive memorie, amnesie selettive e rinnovata propaganda, si combatte una guerra, o almeno una guerriglia semiologica. Monumenti sono stati abbattuti, altri sono ancora al loro posto. Edifici hanno cambiato uso, altri sono in stato di abbandono, altri sono oggetti di discordia. Vie e piazze sono state rinominate, altre hanno ancora i vecchi nomi fascisti e coloniali.

Il progetto Resistenze in Cirenaica è nato anche per riflettere su questo, in un rione di Bologna il cui toponimo ancora evoca oscure imprese d’Oltremare, dove però nel Dopoguerra le vie dai nomi coloniali furono ribattezzate con nomi di caduti antifascisti. Resta via Libia. Nel settembre 2015 la ribattezzammo dal basso «via Vinka Kitarovic» (vedi il n.1 dei Quaderni di Cirene). I nuovi cartelli furono subito rimossi da solerti tutori dell’ordine. Poco tempo dopo, anonimi/e aggiunsero al nome «via Libia» la specificazione: «Luogo di crimini del colonialismo italiano».

Ma in altri contesti, e al cospetto di altri relitti, fare la guerriglia è più difficile. Cosa fare dei relitti fascisti nelle nostre città? Qual è la strategia da adottare?

Questo terzo numero dei nostri Quaderni esplora le implicazioni di queste domande, e racconta storie da Bologna, da Predappio, da Bolzano/Bozen, nel tentativo di rispondere.

Buona lettura.

[Il programma completo del festival è qui.]

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