#NoTav e #Terremoto. Dalla Val di Susa all’Appennino centrale passando per il Brennero #WM1viaggioNoTav

Contro la «mano nera».

di Wu Ming 1

Stasera a Verona il tour di Un viaggio che non promettiamo breve toccherà la ventiquattresima tappa. Siamo più o meno a metà del cammino previsto, ma la fatica comincia a farsi sentire, e con la fatica bisogna fare i conti per tempo, in anticipo, non aspettare di ritrovarsi al lumicino.

Non ho mai pensato di poter reggere, nel corso del 2017, una tournée monstruosa come il Point Lenana Tour de Force del 2013. Quella volta misi in fila ottanta presentazioni in un anno, spesso abbinate a escursioni, ascensioni a tema, arrampicate… A quella lunga marcia, per giunta, ne seguì subito un’altra, quella del RévolutiontouR per L’Armata dei Sonnambulicentoventuno presentazioni nel periodo 2014-2015… Stavolta, per fortuna, suddivise tra i membri del collettivo.

A questo giro, sapevo di non poter ripetere un’impresa del genere. La cavalcata dell’anno scorso per finire il libro, l’organizzazione e l’avvio del tour senza un giorno di stacco, un multitasking turbinoso e incessante, la pressione degli impegni quotidiani… Partivo con meno energie delle altre volte, sorretto più che altro dall’autodisciplina.

Ad ogni modo, speravo di reggere almeno una sessantina di date da novembre a giugno. Ma dopo un’attenta cogitazione sulle energie disponibili, sono sicuro di non esserne in grado. Anzi, mi è già toccato, a malincuore, disdire svariati impegni tra i meno prossimi. Spero di poterne recuperare alcuni più avanti, dopo l’estate. Mi scuso con tutt* per questa défaillance.

Detto questo, seppure ridimensionato, il tour prosegue, incrociando anche la via di alcuni «cattivi maestri». E con il Point Lenana Tour de Force ha in comune, se non la mole, almeno il fatto di essere la prosecuzione del libro con altri mezzi, un susseguirsi di occasioni per fare inchiesta.

Centro sociale Sisma, Macerata, 3 febbraio 2017.

Nello scorso speciale si parlava dell’utilizzo di Un viaggio che non promettiamo breve come una «cassetta degli attrezzi» da usare nelle varie situazioni. Si ricordava che il libro sta toccando particolari corde nelle zone del terremoto appenninico.
Ebbene, se ne è avuta una nuova dimostrazione un paio di giorni fa, quando il centro sociale Sisma di Macerata ha pubblicato l’audio della presentazione del 3 febbraio scorso. La rivista locale Piceno Oggi ha subito ripreso la parte di dibattito sulla «strategia dell’abbandono» che quelle zone stanno subendo. L’articolo, al momento, ha quasi mille condivisioni su Facebook.

In cosa consiste la strategia dell’abbandono? Qual è il prerequisito per una resistenza popolare a tale strategia? Chi è Enzo di Pescara del Tronto? Cos’è la «mano nera»? Per saperlo, leggere e ascoltare.

E se qualcuno vuole partecipare a un momento della resistenza auspicata e forse già cominciata, può andare ad Ancona la mattina di mercoledì 22 febbraio (qui l’evento su FB).

Anche a Bolzano, sebbene il tono non fosse dei più ottimistici, il libro è stato usato come «cassetta degli attrezzi». L’Alto Adige, se si va oltre i clichés turistici, si rivela un territorio inquinato e azzannato da grandi opere inutili, a cominciare dal BBT, la galleria di base del Brennero.
La presentazione, per giunta, si teneva nel quartiere Oltrisarco, il più intossicato di Bolzano, il più soffocato da asfalto e smog.

La domanda di fondo è stata: perchè in questa città tutti fanno finta di nulla?
Ad esempio, perché del BBT – opera che non manterrà nessuna delle strombazzate promesse, anzi, aggraverà i problemi esistenti – se ne parla a nord del Brennero e a sud di Salorno, ma in mezzo no?

Mutatis mutandis, la domanda è estendibile all’intero Paese. Perché non riusciamo a far capire che l’aria avvelenata è un problema dei più gravi, un problema politico, molto più politico delle cazzate perbeniste sul «degrado» e il «decoro»? Lo smog causa tumori, danni neurologici, nascite premature… Tutto questo sembra meno importante di qualche scritta su un muro, o dell’orario d’apertura di un kebabbaro.
E mentre il popolo abbocca all’amo di ogni più banale diversivo, politici e potentati economici, imperterriti, continuano a progettare nuove autostrade, nuovi ampiamenti di autostrade e tangenziali, nuove colate d’asfalto.

L’audio della discussione bolzanina, con Flavio Pintarelli, Lorenzo Vianini dell’associazione Dada Rose e Claudio Campedelli dell’associazione Ambiente e Salute, si trova qui, insieme ad altri materiali sulla – e intorno alla – serata.

Chiudo questo speciale segnalando «Val di Susa senza Euridice», riflessione apparsa su Alfabeta2 a firma di Serena Carbone, a partire dalla lettura di Un viaggio che non promettiamo breve e del libro di Marco Aime Fuori dal tunnel. Viaggio antropologico nella Val di Susa (Meltemi, 2016).

Buon tutto, e ci si vede in giro. Se non in questi mesi, further on up the road.

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7 commenti su “#NoTav e #Terremoto. Dalla Val di Susa all’Appennino centrale passando per il Brennero #WM1viaggioNoTav

  1. A proposito di #Bolzano e dintorni, segnalo il reportage di Flavio Pintarelli Diario di uno scavo sotto la perfezione dell’Alto Adige, apparso su Internazionale.

  2. Quando parla di strategia dell’abbandono in relazione al terremoto mi viene da pensare alle situazioni che vivo quasi tutti giorni nei piccoli comuni dove svolgo una parte del mio lavoro. Sono enti fino a 3000 abitanti, spesso ricchi di storia e cultura, con paesaggi ancora ben conservati. Tuttavia da 15 anni a questa parte sono oggetto di uno strisciante ma inesorabile attacco da parte dell’Amministrazione Centrale. Si tratta soprattutto di una riduzione di fondi statali che ha portato molti comuni sull’orlo del fallimento.

    Ma si tratta anche di vincoli di spesa che impediscono di fare investimenti anche in presenza di riserve economiche adeguate. Ma non basta, molte nuove normative impongono una serie di complicazioni organizzative che i piccoli enti non possono sopportare, sia per mancanza di personale ma anche per infrastrutture scadenti (soprattutto reti con banda adeguata e dotazioni HW e SW).

    Da non dimenticare anche che molte di queste nuove normative riportano un comma che sembra di buon senso ma che non lo è: ” Dall’attuazione della presente legge e dei decreti legislativi da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, e ad essa si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente”.

    Come si può pensare che nuove procedure, spesso più lunghe e complesse delle precedenti, possano essere a costo zero? Perché nessuno si prende la briga di calcolare le ore di lavoro di un dipendente pubblico? Perché, soprattutto, non ci si ferma a considerare che molte delle ore passate a portare a termine questi infiniti adempimenti sono sottratte alla funzione principale dei dipendenti comunali: fare servizi ai cittadini e al territorio!
    Potrei andare avanti a lungo a descrivere gli ostacoli che si trovano davanti questi “eroici custodi del territorio”.

    La conseguenza di tutto ciò è che ormai stremati i piccoli comuni subiscono l’odioso ricatto economico che premia le cosiddette “fusioni” ovvero chiusura dei piccoli e storici enti per creare entità amministrative senza radici, che nascono solo perchè premiate economicamente proprio da chi (la Pubblica Amministrazione Centrale) per anni ha sottratto risorse. Appaiono così nuovi comuni senza centro o periferia, pieni di problemi che ricadono di nuovo sui cittadini.

    Trovo la cosa tremenda, frutto di una logica che non ha senso, se non quello del denaro, senza la minima considerazione dei cittadini che si troveranno ad abbandonare le zone più periferiche di questi nuovi comuni a causa della mancanza di servizi. Chi penserà ad una strada piena di buche in altra collina che magari serve solo due famiglie? Chi si preoccuperà se per portare figli a scuola si dovranno fare ancora più chilometri? E via dicendo.

    Vedo anche in questo fenomeno una tendenza volta a permettere che il territorio venga esposto a nuove aggressioni. Si moltiplicheranno aree abbandonate, senza tutele.

    Volevo condividere questa riflessione che è frutto di analisi e discussioni iniziate ormai da più di 10 anni.

    Luca

  3. Ciao Luca,
    La tua ottima riflessione tocca numerose questioni tremendamente attuali nelle zone montane dei Sibillini e dell’entroterra marchigiano, che il terremoto ha scoperchiato in maniera eclatante e ha messo in risalto lacune decennali. A mio avviso gli ultimi custodi di questi spazi erano e sono gli allevatori, i pastori, che ogni stagione vigilano il patrimonio, vista ad esempio la soppressione del Corpo Forestale dello Stato. Purtroppo oramai sono anziani, che fortunatamente ho avuto il piacere di conoscere, con un pochissimo ricambio generazionale da parte di giovani autoctoni e una presenza stagionale straniera non indifferente, che garantiscono questi lavori secolari.

    I primi ad essere abbandonati dalle istituzioni nel momento di maggior bisogno.

    Le amministrazioni comunali del nostro entroterra, ma penso in numerose zone d’Italia, da 20-30 anni non ricevono gli adeguati finanziamenti a livello centrale o se li ricevono vanno a privilegiare gli Enti come nel caso dei Parchi Nazionali,lche si per carità sono importantissimi valori da tutelare come la biodiversità e il paesaggio, ma spendere milioni di euro dall’UE per la reintroduzione di animali selvatici a discapito ad esempio della cura delle strade (per la maggior parte di gestione dell’Anas o provinciali che in inverno non vengono aperte per l’impossibilità di mezzi adeguati o la mancanza del sale) e della adeguata promozione turistica a livello nazionale e regionale, mi sembra pura follia.

    Per non parlare del quadrilatero la SS77 Civitanova Marche-Foligno, lavori che sono iniziati nel 2006 e terminati il 30 giugno 2016, con numerosi ritardi dovuti (voluti o non voluti) e alla denuncia ai microfoni di Report, da parte di alcuni operai anonimi, i quali denunciarono l’utilizzo di quantitativi di cemento inferiori a quelli necessari nella realizzazione del tunnel. Sul caso la procura della Repubblica di Spoleto ha aperto un fascicolo e disposto una serie di accertamenti, anche attraverso il Noe e il Ros dei carabinieri. La denuncia ha fatto scattare anche una serie di verifiche da parte di Anas e Quadrilatero attraverso società specializzate che hanno confermato la presenza di vuoti e sottospessori, ma non i rischi statici delle galleria. l problema risiede nelle modalità di appalto della Legge Obiettivo, che prevede un contraente generale e subappalti con ribassi eccessivi, oltre ad una frammentazione produttiva che si ripercuote sul lavoro.
    Il nuovo tratto comprende 13 gallerie per un’estensione complessiva di ben 21 km (pari a oltre il 60% del tracciato aperto). Tutte le gallerie sono realizzate a doppia canna (una per ogni senso di marcia). La galleria più lunga è la galleria “Varano”, di 3,4 km, nel comune di Serravalle.

    Purtroppo la strada già esisteva. Si era a una corsia, lenta, quando c’erano i camion si formavano code, ma non era un grosso problema. Adesso sicuramente fermarsi nei piccoli centri abitati lungo la SS77 è molto difficile, perché non vi nessun motivo (per di più queste zone erano state colpite dal terremoto del 1997), l’importante è raggiungere il mare nel più breve tempo possibile. Costo 1.5 miliardi di euro e sti cazzi dei danni irreparabili per sempre a livello idrogeologico e sulle popolazioni locali.

    C’era anche una nota positiva. Ad esempio, negli ultimi 5 anni, i gestori dei Rifugi di montagna nei Monti Sibillini, grazie alla tenacia, pazienza e pazzia, vedendo nella crisi economica, che ha colpito migliaia di famiglie, un’opportunità e la risposta l’hanno trovata in un turismo sostenibile e responsabile dei fine settimana ed estivo di alta quota,(pasti prodotti a km 0 utilizzando ingredienti e ricette locali, utilizzo di strutture e materiali ecosotenibili e senza impatto negativo per l’ambiente, passeggiate e ciaspolate, escursioni con guide alpine o di media montagna).
    Purtroppo il terremoto ha messo in ginocchio l’intera economica locale e senza la presenza forte e adeguata del Governo (a tratti sembra imbarazzante la gestione) e la forte presa di posizione da parte dei Sindaci, si rischia veramente il totale abbandono a discapito di aziende e interessi lontani anni luce dalle tradizioni e vocazione prettamente agricola e enograstronomica, turistica e culturale, che i Sibillini e il loro piccolo ma tenace popolo, da sempre hanno svolto e devono continuare a farlo.

  4. Riporto l’intervista comparsa su Lipperatura, blog di Loredana Lipperini.
    La cosa si fa a tratti grottesca e paradossale.

    Giudicate voi. Davvero, giudicate voi. Riporto qui l’intervista che Pier Paolo Flammini ha fatto per Piceno Oggi a Cesare Spuri, responsabile ufficio ricostruzione Marche. Voi leggete e poi vi fate un’idea.

    “Certo, confermo che è meglio scegliere di andare a vivere in un appartamento piuttosto che in una casetta di legno. Posso spiegare anche perché”: così Cesare Spuri, responsabile dell’Ufficio per la Ricostruzione delle Marche, torna su una sua dichiarazione precisandone meglio i contenuti.
    “In qualche caso, come ad esempio San Severino, la cosa è possibile mentre ad esempio a Visso risulta difficile – spiega Spuri – A Visso non c’è un’offerta di abitazioni private che possiamo invece avere a San Severino o in altre città dell’entroterra”.
    E perché preferire questa soluzione alle casette?
    “Perché le casette vanno acquistate, poi vanno eseguiti lavori di urbanizzazione, e devono essere infine smaltite. Tutti lavori non necessari per appartamenti già disponibili. Ovviamente non stiamo parlando di trasferire una comunità magari in 150 appartamenti di Civitanova, dove l’offerta di abitazioni c’è sicuramente. Le persone dovranno trovare posto nel loro comune o nelle immediate vicinanze”.
    In che modo questo avverrà?
    “La Regione Marche sta predisponendo un bando in base al quale, attraverso fondi della Protezione Civile, la Regione acquisterà degli appartamenti che poi saranno messi a disposizione delle famiglie che hanno la casa inagibile. Bisognerà ovviamente trovare un punto di incontro tra domanda e offerta. Per quanto riguarda l’offerta di appartamenti sappiamo che è buona, occorrerà poi sapere se quegli appartamenti troveranno persone disposte a recarvisi”.
    Chi stabilirà i prezzi di vendita? E secondo quale forma ne usufruiranno coloro che ci andranno ad abitare?
    “Il costo per la Regione Marche sarà ricavato dai prezzi stimati dell’edilizia residenziale e dell’Agenzia delle Entrate, mentre queste abitazioni saranno comunque di accoglienza temporanea per i richiedenti, esattamente come le casette. Saranno una sorta di case popolari con lo scopo di accogliere chi ha subito danni a causa del terremoto”.
    Sa dare indicazione sul numero di abitazioni che saranno acquistate? Capisce bene che se fossero dieci, cento o mille le cose sarebbero ben diverse.
    “Al momento non sono in grado di valutarlo, ma presto il bando sarà pubblicato e avremo tutti i dati”.
    A proposito delle casette di legno, lei ha affermato che nel caso se ne fossero state ordinate troppe, avreste corso il rischio di commettere un “danno erariale”. Ma non crede che già pochi giorni dopo la scossa del 24 agosto si potesse stimare il numero di quelle necessarie, almeno nelle aree colpite dal primo evento sismico?
    “Ma a settembre come facevamo a saperlo? Al momento sono in produzione 700 casette, ne abbiamo in prenotazione almeno 1700, ma prima di decidere abbiamo dovuto effettuare dei sopralluoghi ed avere la dichiarazione di inagibilità. Se un sindaco ci avesse detto che serviva un certo numero di casette e poi non fosse stato così?”
    Eppure si conosceva il numero della popolazione coinvolta, le zone distrutte…
    “Guardi, abbiamo 85 mila segnalazioni di danno, se stimiamo che il 40% siano inagibili siamo su numeri troppo alti e stimare diventa un azzardo. Inoltre le casette non sono tutte uguali, la loro dimensione varia sulla base del numero di persone che compone il nucleo familiare. Per questo motivo i tempi si allungano: perché le abbiamo ordinate sulla base delle esigenze che sono arrivate”.

  5. Oggi alle 15 su Fahrenheit a RadioRai Tre, si parlarà della non-ricostruzione e gestione imbarazzante del post-terremoto condotto da Loredana Lipperini in cui interverranno numerose persone.

    “A sei mesi dal terremoto di Amatrice, quasi quattro da quello delle Marche e dell’Umbria, quasi uno da quello che ha colpito di nuovo Abruzzo e Lazio. 18 casette assegnate su un fabbisogno di 3000. Molti sfollati ancora sulle coste. Sembra lontana la promessa di una sistemazione provvisoria entro Natale 2016, perché molti sindaci parlano ormai di Natale 2017. Alle 15 ne parliamo con Carlo Pappaianni, che ha realizzato il servizio di Presa Diretta in onda lunedì su Rai3, Simone di Terre in Moto Marche, che da novembre presidia il territorio, e con Sergio Serafini, bibliotecario di Amatrice.”

    Per chi volesse ascoltarla può trovare qui link alla diretta:
    http://www.radiorai.rai.it

  6. […] Come preannunciato nello scorso speciale dedicato al libro, il tour di Un viaggio che non promettiamo breve finirà a marzo anziché a giugno, per causa di […]

  7. Segnalo questo evento pubblico di Terre in Moto che si terrà nella bellissima Amandola in provincia di Fermo, giovedì 9 marzo ore 21:
    https://www.facebook.com/events/1795607664097384/

    A più di sei mesi dalle prime scosse faremo il punto della situazione sulle problematiche legate al sisma, anche alla luce del presidio effettuato in regione il 22 febbraio, e sulle prossime attività della rete.

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