Cinque volte Turi Vaccaro, un reading musicale tratto da Un viaggio che non promettiamo breve #WM1ViaggioNoTav

Turi Vaccaro in una foto di Michele Lapini, settembre 2015.

[WM1:] Come preannunciato nello scorso speciale dedicato al libro, il tour di Un viaggio che non promettiamo breve finirà a marzo anziché a giugno, per causa di forze minori. A malincuore, ho dovuto disdire tutti gli impegni fuori Bologna-e-dintorni da aprile all’estate inoltrata.

Quasi tutti: l’8 aprile sarò al Festival del giornalismo di Perugia, a parlare di nuove frontiere del reportage narrativo con Zerocalcare e Leonardo Bianchi… e ho mantenuto due eventi di quelli che mi mozzerei il dito medio della mano destra piuttosto che non esserci: la prima festa di Alpinismo Molotov (Avigliana, Valsusa, primo weekend di giugno, dettagli a seguire) e la seconda edizione del festival Alta Felicità (Venaus, Valsusa, dal 27 al 30 luglio).

Nel frattempo, però, il tour continua. Colgo dunque l’occasione del doppio impegno romano del 3 marzo – h.18 a Casetta Rossa, quartiere Garbatella; h. 21 al Teatro del Lido di Ostia, via delle sirene 22 – per dire qualche parola in più sul reading/concerto che sto portando in giro insieme a Luca Casarotti, avvocato e pianista, nonché “lettore di prova” e consulente legale durante la stesura di Un viaggio che non promettiamo breve.

Cinque volte Turi Vaccaro sarà eseguito ancora due volte: una, appunto, la sera del 3 marzo a Ostia; l’altra il 10 marzo a Pavia.

Il concerto per voce e tastiere consiste in un’unica lunga suite, suddivisa in cinque movimenti; questi ultimi corrispondono ad altrettanti passaggi del libro che vedono protagonista Turi Vaccaro, il quale appare per la prima volta a pagina 159 e viene introdotto così:

«Quand’era arrivato alla Maddalena il 25 maggio, Turi Vaccaro aveva deciso di digiunare e stare in silenzio per sette giorni. Rinuncia al cibo e rinuncia alla parola, a parte gli interventi in assemblea. Una pratica di purificazione.
Turi era siciliano, originario di Marianopoli, provincia di Caltanissetta. Si era trasferito a Torino da ragazzo ed era stato operaio Fiat. Aveva cinquantasei anni, lunghi capelli e barba selvatica. Girava scalzo e sovente a torso nudo. Viveva tra Italia e Olanda, dove aveva una figlia ventenne di nome Annekie.
Turi aveva preso parte alla lotta per l’obiezione di coscienza, alla mobilitazione contro gli euromissili a Comiso, alle battaglie antinucleari, a tutte le più importanti campagne nonviolente degli ultimi trent’anni. Purché vi fosse azione diretta. Perch. Turi era un uomo da azione diretta. Anzi, da gesto profetico, testimonianza concreta e viva, fatta col corpo e affrontandone le conseguenze.»

La musica di Cinque volte Turi Vaccaro si basa sul concetto di «improvvisazione formale» o «composizione istantanea», due espressioni all’apparenza quasi antifrastiche che in pratica vogliono dire questo: nulla di ciò che Luca suona è preparato, non c’è una sola nota scritta; ma l’ambizione è di dare alle melodie, alle armonie, ai rumori e ai ritmi improvvisati di volta in volta una disciplina e uno sviluppo che li avvicinino ad un’idea compositiva, senza rinunciare alla spontaneità e ai rischi dell’esecuzione estemporanea.

Ogni esecuzione è perciò – sottilmente o marcatamente – diversa dalla precedente. Qui sotto potete ascoltare la più recente, andata in scena il 12 gennaio scorso al centro sociale SOS Fornace di Rho.


N.B. A Pavia, e soltanto in quell’occasione, il concerto terminerà con una cover della canzone di Marco Mengoni L’essenziale, con i versi “curvati” dall’Entità (cfr. UVCNPB, pag. 489).

«Prima che le guardie potessero battere le ciglia due volte, [Turi] si era messo nella posizione yoga del Sîrsâsana o, piú prosaicamente, “la verticale”. Mentre lo abbrancavano, dall’altra parte delle recinzioni il fotografo Michele Lapini aveva colto l’attimo. Nel suo scatto, Turi era seduto a terra, la schiena all’indietro, mezzo avvolto nella bandiera bianca, e intorno a lui le tre guardie. Lo stavano trascinando via, ma le pose davano l’impressione che lo aiutassero a sdraiarsi. Sembrava in tutto e per tutto una deposizione di Cristo. In rete ne avevo trovata una quasi uguale, dipinta da Antoon Van Dyck nel 1634. – Alla faccia degli alleati cosmici! – avevo esclamato, ridendo da solo come un cretino.» (UVCNPB, pag. 581)

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2 commenti su “Cinque volte Turi Vaccaro, un reading musicale tratto da Un viaggio che non promettiamo breve #WM1ViaggioNoTav

  1. […] A Casapound di Ostia non piace che Wu Ming 1 presenti il suo ultimo libro al Teatro del Lido. Si tratta della serata di venerdì 3 marzo (i dettagli sono qui). […]

  2. Visto l’interessamento di casapound per la presentazione di Un viaggio che non promettiamo breve al Teatro del Lido di Ostia, abbiamo deciso che anche domani l’esecuzione di 5 volte Turi Vaccaro terminerà con un bis (o – come dicono i frequentatori dei concerti di musica classica – un encore). In questa occasione però non sarà l’Entità a parlare, impadronendosi dei versi di Marco Mengoni. Evocheremo invece un noto episodio di antifascismo spontaneo… E di più non vi diciamo. :)))

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