Il #PointLenana Tour de force è un’opera totale transmediale. Ascensioni, foto, musiche, video etc.

WM1 in arrampicata

Vallunga, Val Gardena, mattina del 7 settembre 2013. Wu Ming 1 sulla parete da cui precipitò Emilio Comici. Foto di Flavio Pintarelli. Clicca per ingrandire.

Pochi giorni fa, l’amico Maurizio Vito (che aveva già commentato acutamente Point Lenana subito dopo l’uscita) ci ha regalato al volo un appunto importante e toccante. Eccolo.

[MV:] Vedendo le foto della tomba di Comici, delle altre tombe (Balletto [in Tanzania], Benuzzi a Dro), le foto della scalata-tributo a Comici, mi è venuta in mente la tesi VI di Benjamin:

Walter Benjamin

«Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo “come propriamente è stato”. Significa impadronirsi di un ricordo come esso balena nell’istante di un pericolo. Per il materialismo storico si tratta di fissare l’immagine del passato come essa si presenta improvvisamente al soggetto storico nel momento del pericolo. Il pericolo sovrasta tanto il patrimonio della tradizione quanto coloro che lo ricevono. Esso è lo stesso per entrambi: di ridursi a strumento della classe dominante. In ogni epoca bisogna cercare di strappare la tradizione al conformismo che è in procinto di sopraffarla. Il Messia non viene solo come redentore, ma come vincitore dell’Anticristo. Solo quello storico ha il dono di accendere nel passato la favilla della speranza, che è penetrato dall’idea che anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha smesso di vincere.»

Messianismo a parte, l’azione di messa in sicurezza dei “nostri” morti (dalla sopraffazione conformista ad opera del nemico) che caratterizza Point Lenana e il corollario “keep your ass on the road” tour è straordinaria, a dir poco. [/MV]


Non c’è stata una soglia attraversata con cognizione di causa, nessun momento preciso in cui il tour di presentazioni di Point Lenana si è trasformato – puf! – in qualcos’altro. E’ accaduto gradualmente, tra ascensioni a tema, reading musicali, interazione costante su Twitter, partecipazione dei lettori, deviazioni verso i luoghi del libro e autentiche “epifanie” sulle vette (es. il bagliore sulla piana friulana visto dalla cima del Mangart). Oggi, dopo quattro mesi e mezzo (e quarantotto presentazioni su settanta in calendario, qui le date fino a fine ottobre), il tour è diventato la prosecuzione del libro con altri mezzi, un’opera transmediale collettiva. Point Lenana è nato prima dal racconto poi dalla ripetizione di una scarpinata in quota, è stato scritto scarpinando, infine ha preso corpo in questa lunga scarpinata in giro per l’Italia.

“Keep your ass on the road!”, tieni il culo in strada, questa l’esortazione che WM1 fa a se stesso su Twitter mentre si sposta da una città all’altra, da una valle all’altra, da un rifugio all’altro. Ma non è solo il suo culo a stare in strada. Il Point Lenana Tour è in tutto e per tutto un’opera collettiva: c’è chi lo segue e influenza e modifica a distanza usando la rete (Twitter, Tumblr, Pinterest etc.), chi organizza le presentazioni traendo spunti dai resoconti o dalle registrazioni degli eventi precedenti, chi viene alle escursioni a tema e ne propone di ulteriori, chi va in montagna per i casi suoi e fotografa il libro sulle rocce oppure – ultima idea in ordine di tempo – ne mima la copertina, etc. etc.

In questo speciale non procederemo in ordine cronologico, ma per connessioni tematiche e geografiche. Cominciamo dalla foto che vedete qui sopra: è testimonianza di quello che Flavio Pintarelli, nel suo bel resoconto con foto, ha definito un “pellegrinaggio laico”. Siamo andati dove Emilio Comici trascorse l’ultimo anno di vita, cioè in Val Gardena.

Comici e noi, con Wu Ming 1 sui luoghi di Point Lenana

Di Pintarelli, nei prossimi giorni, pubblicheremo una riflessione – stimolata dalla lettura di Point Lenana – su colonialismo, urbanistica e fascismo in Alto Adige.

Esattamente una settimana prima, domenica 1 settembre, una ventina di persone aveva percorso altri luoghi di Comici, quelli della Val Rosandra / Dolina Glinščice, 8 km. a est di Trieste.

Cippo Comici

Il cippo in costruzione, anno 1941.
Sul cippo Ernesto Butti, in piedi Virgilio Zuani detto Sonz.
Foto inedita, scattata da Mario Rauber – proprietà archivio Paolo Rauber. Cliccando si raggiunge il blog “Carso segreto”. Grazie a Marco Garbaccio per la segnalazione.

L’1 settembre, WM1 e una brancaleonesca comitiva di giapster e lettori, tra i quali l’imprescindibile Lo.Fi., il libraio Alberto Volpi (ideatore dell’escursione), la storica e giornalista Claudia Cernigoi e il poeta Matteo Danieli, hanno percorso il sentiero 13. I più “ossigenati” sono saliti fino allo Spigolo Verde, per arrivare al cippo eretto in memoria di Emilio nel 1941, un anno dopo la sua morte. Nella foto a sinistra lo si vede in costruzione.

In Val Rosandra, alla fine degli anni Venti, Comici e i suoi compagni del GARS (Gruppo Alpinisti Rocciatori Sciatori) aprirono la scuola di arrampicata che esiste tuttora. In Val Rosandra, Comici cercò repliche “miniaturizzate” dei grandi “problemi” alpinistici dell’epoca, sperimentando innovazioni nelle tecniche d’arrampicata che poco dopo gli permisero di aprire nuove vie in tutte le Alpi orientali e centrali. Se non vi fidate della nostra parola, qui è la valle stessa a raccontarcelo in prima persona.

Ed ecco il cippo com’è apparso a noi.


Emilio Comici

Emilio Comici

Queste camminate sulle orme di Comici servono a riflettere ancora, e più in profondità, su un personaggio complesso, sfaccettato, lacerato. L’esigenza è sentita, et pour cause. Wu Ming 1 e i Funambolique (feat. Claudia Finetti alla voce) stanno lavorando a un reading/concerto sulla vita del grande scalatore triestino. Per tutto il mese di agosto hanno eseguito delle “prove aperte” in piazze, locali e rassegne in giro per il Nord-Est. Veri e propri appunti sonori e recitativi presi in pubblico. Continueremo a lavorarci in autunno, a distanza e ogni tanto incontrandoci. La suite che ne verrà fuori ha già il titolo Emilio Comici Blues. La porteremo in giro nel 2014. Quella che vi proponiamo è la registrazione molto low-fi della prova-con-spettatori tenutasi il 26 agosto presso l’osteria “Ai Kankari” di Marano (VE). Il tutto era ed è ancora molto grezzo, ma intanto potete farvi l’idea. Grazie ad Alessia per avere registrato col suo smartphone. E’ un bootleg come quelli di una volta.

LE ALI DELL’ANGELO – 14:47
LE ALI DELL’ANGELO – 14:47

LA FALCIATA DELLA MORTE – 11:21
LA FALCIATA DELLA MORTE – 11:21

IL CORDINO MARCIO DI  MOHOR – 13:41
IL CORDINO MARCIO DI  MOHOR – 13:41

Wu Ming 1 – voce recitante;
Luca Demicheli – basso;
Ermes Ghirardini – batteria;
Paolo Corsini – tastiere;
Sebastiano Crepaldi – flauto.
[Mancava Claudia Finetti – voce cantante.]
Per contatti, date etc. Luca Demicheli, bassluka@yahoo.it


Della pratica di fotografare Point Lenana sulle cime avevamo già parlato nello scorso speciale sul libro. In quell’occasione avevamo scritto:

«Le foto di #PointLenana sulle cime sembrano dire che, anche in tempi di ebook, l’oggetto-libro mantiene una sua forza simbolica e specificità. Specificità. Ci sono alcune cose che si possono fare con un libro elettronico e non si possono fare con uno di carta, ma qui ci concentriamo sul “viceversa”.»

Ecco alcune delle immagini circolate su Twitter nei giorni scorsi:

Durante l’escursione alle Pale di S. Martino documentata nelle ultime due immagini è nata l’idea di mimare la copertina del libro:

All’ascensione al Monte Paterno (Dolomiti di Sesto, 2476 mt.) di Silvia Fabbi e Luca Barbieri (solo il giorno prima, quest’ultimo era in Vallunga con WM1, Pintarelli e Arnoldi) è legato uno dei momenti più surreali del tour di Point Lenana.
Fabbi e Barbieri non erano solo in gita di piacere: da bravi cronisti del Nord-Est, erano sulle tracce del ministro dello sviluppo Flavio Zanonato, sempre lieto di mostrarsi nella sua veste d’alpinista e posare per commoventi fotoreportages tipo Mao che nuota nel fiume.
E’ in quel frangente che Barbieri ha regalato al “Caro Leader” – così soprannominato per i ben quindici anni trascorsi come sindaco di Padova – una copia di Point Lenana. Ecco il tweet con foto, seguito dal nostro commento.


A seguire, alcune recensioni di Point Lenana, interviste a Wu Ming 1, riflessioni ispirate dal libro.

[Nella sua rubrica on line “Il criticone” (autoironico riferimento alla sua stazza) il critico Pietro Cheli ha espresso un giudizio convintamente positivo su Point Lenana. Vale la pena far notare, come già fatto per Goffredo Fofi, che Cheli non aveva mai recensito un nostro libro prima d’ora. Ecco il suo pezzo.]

Pietro CheliUno dei modi migliori e più affascinanti per capire la storia d’Italia del secolo scorso ruota intorno al monte Kenya. E lo racconta questo libro, uscito qualche mese fa e già recensito molto bene in uno dei blog di questo portale da Claudio Castellacci. A scriverlo uno dei più bravi agenti letterari italiani, Roberto Santachiara, e uno dei tanti scrittori del collettivo del collettivo Wu Ming 1. Arrivo in ritardo per dire loro che sono bravi, decisamente, bravi. Attraverso la voce di Felice Benuzzi, realmente esistito, raccontano la Trieste cosmopolita asburgica, l’impero, l’Istria, le due guerre mondiali, fascismo e antifascismo, il colonialismo italiano (con tutte le sue efferatezze). E poi la guerra fredda e molti dei problemi che ci trasciniamo ancora oggi. Tutto parte da una fuga di Benuzzi e due amici (assolutamente vera) da un campo in cui erano prigionieri 70 anni fa degli inglesi, per andare a scalare il monte Kenya. Un flusso di memoria, documenti, sapienza narrativa che quando inizi a leggere ti travolge. L’ho fatto, come ho già detto, con ritardo ma ora lo consiglio a chi ama le pagine dove l’intelligenza si muove con disinvoltura.


[Una recensione molto bella l’abbiamo trovata sul blog La librettante]

IL METODO STRASBERG DELL’ACTOR’S STUDIO A 5000 METRI

Lo stupore del corpo chiamato a uno sforzo nuovo, stremato di emicrania, espropriato di sonno, gelato dalla notte che schiaffeggia ed esaspera la stanchezza, la fatica anche solo di dormire e respirare.

La memoria emotiva attende, come un lievito lento, di gonfiarsi e prorompere, finalmente esibita in gesti, voce, parossismi esatti – ricordare e vivere, non recitare. Ma se il corpo è quello di uno scrittore, ogni avanzo di emozione resta già impigliato tra le pagine di appunti instabili abbarbicati ansanti in quota. Mentre misura i limiti, del suo corpo e del suo mestiere, perché il Kilimangiaro di Hemingway si staglia di fronte a lui come il monito di un rimpianto, a insinuare che l’avventura è lunga, e prosegue oltre la scalata.

Daniele Bergonzi legge il Prologo di Point Lenana, e immediatamente il ricordo scritto diventa vita vissuta e voce, immagini di stelle e nebulose e albe carminio e sassi grigi dentro la nostra testa e i nostri occhi, ed è estremamente sensata la presentazione di questo libro in questo spazio di teatro, dove siamo raccolti e attenti, al distillato di inchiostro di un’impresa nuova e remota insieme.

PROLOGO – 5’46”
PROLOGO – 5’46”

Wu Ming 1 – tutto il contrario di un alpinista, anzi un’«anima di palude bonificata»! – sul monte Kenia come Felice Benuzzi che, nel ’43, fuggì da un campo di prigionia inglese con due compagni, per andare a realizzare un sogno estemporaneo di libertà e umanità contro il tempo immobile e insensato della cattività di guerra, dove la vita è disordinata sopravvivenza, dove si è affastellati gli uni agli altri sempre e sempre infestati di ricordi.

Nel libro la densità è alta: c’è il tempo dilatato della prigionia, quello teso dell’avventura, quello paziente della ricerca, dell’ascolto – le interviste ai parenti di Benuzzi – del confronto tra lo scrittore e il suo agente letterario nonché coautore Roberto Santachiara, ispiratore del progetto, c’è la restituzione della storia, e anche delle sue omissioni.

Il libro, “oggetto letterario non identificato”, svela i meccanismi del montaggio e del suo farsi, nella piena consapevolezza che le storie sono tutte necessarie, e che anche i titoli di coda,  – 50 pagine, circa – alla fine, vanno letti.


Giuseppe Volpi

Proprio nel giorno della chiusura dell’ultimo Festival di Venezia, il giornalista e scrittore Checchino Antonini – appena riemerso dalla lettura di Point Lenana – ha posto pubblicamente una domanda che a noi ronza in testa da sempre, e viene posta, ancorché in modo implicito, anche nel libro: ma non sarebbe il caso di cambiarle nome, alla cazzo di Coppa Volpi? Giuseppe Volpi (nella foto) era un ricco fascista che grazie al fascismo e alle leggi razziali diventò ancora più ricco, nonché uno dei principali responsabili politici – in quanto governatore della Tripolitania – della sanguinosa “riconquista” fascista della Libia, catena di eventi che culminò nella deportazione di massa della popolazione della Cirenaica e nel conseguente genocidio in quella regione. Perché dobbiamo continuare a onorare un simile puzzone?
Il festival fu una sua idea? Ci mise un sacco di soldi? E chi cazzo se ne frega! La cultura è ricchezza sociale, va sottratta alle recinzioni, anche alle recinzioni che impediscono l’accesso alla memoria storica e alla rielaborazione critica del passato nazionale.
E magari quelli che non dicono nulla sulla Coppa Volpi hanno firmato petizioni contro il Vespasiano di Affile dedicato a Graziani…
Scrive Antonini:

«Ancora oggi il premio al miglior attore e quello alla miglior attrice (le “Coppe Volpi”) della Mostra del Cinema di Venezia portano il suo nome. Ma quella Coppa è colma del sangue di quelle guerre e quella dittatura. Chissà se stasera, al Gran Gala, i premiati (l’italiana Elena Cotta sarebbe in pool position) se ne renderanno conto. Magari se glielo chiedi risponderebbero che l’Arte non è né di destra né di sinistra.»

Ecco il suo pezzo, buona lettura.


Il 25 agosto scorso WM1 ha presentato Point Lenana al Film Festival della Lessinia. Era appena rientrato da un’escursione tra Bosco Chiesanuova e Bocca di Selva insieme al giornalista e alpinista Beppe Muraro, quando lo staff di videomaker del festival lo ha intervistato in stile “ombra di se stesso”.

Torniamo indietro di qualche settimana: WM1 era appena sceso dal Monte Vettore, con i suoi 2476 metri la cima più alta delle Marche, quando Sara Bonfili lo ha intervistato per il sito del dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali dell’Università di Macerata. L’intervista è in pdf e si trova qui.


Règaz, lo sappiamo pure noi che è strano, ma per un motivo o per l’altro abbiamo vinto il Premio della Montagna di Cortina d’Ampezzo. “Meglio non indagare”, ci siamo detti. Alla cerimonia c’è andato Santachiara, una scena da ragionier Calboni che arriva a Courmayeur e finge di conoscere la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare. Nella foto, il premio. Non fate pettegolezzi.

l comandante Cienfuegos mostra agli amici la scultura ricevuta in premio a Cortina.

Il comandante Cienfuegos mostra agli amici la scultura ricevuta in premio a Cortina.

E’ stato anche piantato un albero (un pino cembro) intitolato a WM1 e Santachiara.

L'albero

Con quest’immagine terminiamo lo speciale. Grazie a tutt*, ci si vede in giro.

Libreria universitaria IBSUnilibro
InMondadoriAmazonLaFeltrinelli

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19 commenti su “Il #PointLenana Tour de force è un’opera totale transmediale. Ascensioni, foto, musiche, video etc.

  1. Il pino cembro è un gran bell’albero. Ha un odore che apre i polmoni, il suo legno repelle i tarli (è quindi un legno pregiato per la costruzione di mobili che passano indenni attraverso i secoli), e con i suoi aghi si fa una grappa dal colore scuro e dal gusto strepitoso – e non parlo per sentito dire. Che mille pini cembri sboccino!

  2. Sempre più belli questi speciali, assieme alla pinboard, a qualcosa raccolto sul tumblelog, alle foto dei lettori e a tutti i contenuti extra sarebbe bello realizzare qualcosa, un ebook? Forse non è un formato abbastanza multimediale… Sarebbe l’esatto opposto del making of… la reception experience?
    Riguardo al Premio Cortina avete chiesto discrezione, ma guardando la scultura non riesco a non pensare a “Tetsuo” di Shinya Tsukamoto… piuttosto distante dalla montagna come concetto…

    • Molto azzeccato, direi, l’accostamento alla trivella dell’uomo di ferro.. :-) e distante dalla montagna (e da Point Lenana) più o meno quanto alcuni dei componenti della giuria…
      Direi che il fil rouge che “Lega” Tetsuo/trofeo/giuria non è affatto peregrino! :-)

    • Comunque l’idea di realizzare un lavoro di sintesi e racconto sul #PointLenana tour (dove “tour” non sta più per il semplice giro di presentazioni ma per tutto quello che lo circonda e riguarda la ricezione del libro, la partecipazione dei lettori, i contributi transmediali etc.) è buona, è un’esigenza che comincia a farsi sentire… Qualcosa che non sia solo un ulteriore sito. Bisogna capire che cosa. L’ebook non si presta perché, appunto, è un po’ “povero”. Una tesi di laurea, forse :-) O di dottorato :-D

      • … o un documentario, ma anche in questo caso il formato riuscirebbe ad esprimere solo una parte dello spettro “transmediale” della Point Lenana Experience, lasciando ai margini la sua eminente natura letteraria. Ci vorrebbe una wunderkammer :D

        • un web-doc potrebbe avere una maggiore e più ampia fruibilità di una tesi e non richiederebbe (forse) lo sforzo produttivo di un documentario andando ad utilizzare prevalentemente materiali multimediali già presenti in rete

          capisco però che sarebbe omunque necessario un team di lavoro… tempo e risorse…

          • Finora ogni tentativo di fare un documentario su/intorno/riferito a Wu Ming o a un progetto di Wu Ming si è scontrato con una barriera: noi possiamo prendervi parte solo con la voce fuori campo. Se fai un video breve, una clip, un servizio per una web tv o che altro, puoi anche aggirare temporaneamente la barriera con una soluzione creativa – vedi nel post qui sopra l’effetto ombra cinese – ma sulla media e lunga distanza diventerebbe stucchevole, e la soluzione diventerebbe prima “soluzione” e poi vero e proprio problema.
            Anche un web-doc incentrato sulle prassi di lettura attiva e i materiali prodotti dalla ricezione partecipata di Point Lenana prima o poi impatterebbe con la barriera di cui sopra, oltre al fatto che lascerebbe fuori le escursioni di questi mesi, perché (proprio per via del risaputo discorso) nessuno le ha filmate.

  3. Quando uscì qui su Giap lo Speciale #PointLenana precedente a questo, scrissi un tweet in cui – più o meno – dicevo: se Point Lenana fosse una montagna sarebbe una montagna rovesciata, in cui l’orogenesi ha lavorato a un massiccio la cui base è più stretta rispetto alla cima; volevo indicare con quest’immagine proprio l’accumulo di materiale che ha segnato la diffusione di Point Lenana dalla sua pubblicazione ad oggi, per il suo perigrinare lungo l’arco alpino – e non solo – fino a che “il tour è diventato la prosecuzione del libro con altri mezzi, un’opera transmediale collettiva.” La montagna che immagino non corrisponde a quella dalla forma stilizzata del tringolo, ma piuttosto rassomiglia a quelle disegnate e dipinte da Dino Buzzati, con pinnacoli e torri che – in questo caso, a figura rovesciata – rappresenterebbero i punti di appoggio da cui è scaturita la dinamica che ha portato alla costruzione della narrazione contenuta in Point Lenana. I tempi qui non sono però quelli lenti e indifferenti della geologia, tanto meno quelli dell’opera transmediale collettiva Point Lenana, ma sono piuttosti quelli di una pianta in crescita rigogliosa; così è subentrata un’altra immagine, a cui sono legato da affetto, che è quella precisa del Ficus macrophylla di Piazza Marina a Palermo: alto 30 metri, una circonferenza alla base del tronco pari a 21 metri, una chioma dal diametro di 50 metri, ma soprattutto con la particolarità di radici pensili che crescono scendendo dall’alto della chioma fino a quando raggiungono la terra e lì si radicano, si rinforzano e divengono poi pilastri che sostengono a loro volta la crescita della chioma (http://bit.ly/1689atK).

    Niente più che un divertissement questo mio, che però mi fa pensare alle difficoltà di trovare la forma e il modo di rinchiudere una dinamica – che spero sia ancora lontana dallo spegnersi – in una rappresentazione di sintesi che sappia rendere la ricchezza e il moto in divenire di quella che @Lo.Fi nomina Point Lenana Experience.

    Ma sono solo difficoltà, sono fiducioso che qualche idea verrà :)

  4. Dunque, andiamo per esclusione. Non è possibile creare un documentario per le motivazioni che stanno alla base della prassi wuminghiana. Né un lungo-medio-cortometraggio per gli stessi motivi. Per quel che riguarda le possibilità esclusivamente digitali, la Rete sta già facendo il suo sporco lavoro tra sito, blog, recensioni, presentazioni e reading musicali raccontati a chi non c’era, attraverso la condivisione di testo, immagini, audio. Ma è evidente che tale massa di materiale, proprio per come funzionano i nodi della rete, tende ad un allargamento teoricamente infinito, con il rischio di “perdersi”. Paradossalmente, ci troviamo nella condizione di dover aggregare qualcosa che a livello digitale sta gonfiandosi.
    Mi chiedo se il linguaggio teatrale, corredato da materiale multimediale, possa fare al caso di PointLenana. Occorrerebbe una sceneggiatura ( e degli attori che naturalmente non sono i Wu Ming) in grado di mostrare il lavoro e la fatica compiuti per portare a termine il libro, le ascensioni, le passeggiate, il giro d’Italia delle presentazioni, e i vari tentacoli che si sono dipanati dall’uscita del libro in poi. Ciò che è inerente al “lavoro fisico” tanto per capirci. Mentre la parte audio-video-immagini potrebbe aiutare come una sorta di rumore di fondo, riproponendo i contenuti più significativi di questa transmedialità, mostrando la stupenda “eterogenesi dei fini” che PointLenana sta producendo.
    Possono questi due livelli stare assieme nella forma di uno spettacolo teatrale secondo voi? Me lo sto chiedendo in questi minuti, e se ho scritto una cazzata….dicetemelo :-)

    D.

    • Per quel che vale, a me sembra una grande idea. Permetterebbe l’utilizzo della valanga di diversi materiali già prodotti, con in più la fisicità del palcoscenico che dovrebbe essere spinta molto. Con persone in gamba ne verrebbe fuori qualcosa di molto bello.
      L.

  5. secondo me potrebbe funzionare al livello di teatro di narrazione in stile Baliani-Celestini e altri.

  6. Scusate, va bene tutto, apprezzo l’entusiasmo e ancor più la riflessione sui linguaggi, ma non vi sembrerebbe *un filino* (giusto un filino) onanistico uno spettacolo teatrale nemmeno su Point Lenana, adattamento che avrebbe senso, ma sulla ricezione di Point Lenana? :-D Non esageriamo.

  7. Ok, mi sono spiegato male, lo ammetto. Ricominciamo.

    Premetto che non sono un fautore dell’arte autoreferenziale, che si guarda l’ombelico, che si specchia nelle miriadi di parole ed immagini che, anche e soprattutto i social network, tendono a soffocare l’opera d’arte stessa. La mia proposta vuole andare in senso contrario.

    L’idea dello spettacolo teatrale comprende due livelli che non si escludono a vicenda: uno, chiamiamolo di “teatro standard” (ma è solo per intendersi), è legato ai contenuti del libro e serve a diffondere le storie contenute in PointLenana. Attori con corpi e voci mettono in scena ciò che viene narrato nel libro.

    Contemporaneamente, questo livello evoca e ne prepara un altro: quello dell’allargamento transmediale che questo libro ha suscitato. Per fare un esempio, l’ascesa del tal Benuzzi diventa un’ascensione documentabile di lettori e amanti della montagna, un testo “normale” diventa musicato, un Comici in ascesa diventa un passo di danza mimato sul palco, etc.

    L’obiettivo è: testimoniare questo allargamento – voluto, sperato, ma anche inatteso – che il libro sta provocando. Mostrare che questo libro, all’indomani della sua uscita, non è un libro chiuso, finito, ma sta camminando – letteralmente – sulle gambe di altri.

    Oscillare di continuo tra i contenuti del libro (la Storia, le storie raccontate) e ciò che è stato partorito a partire dal libro, compattando il tutto attraverso uno spettacolo che sia assieme recitazione/musica/materiale multimediale.

    Il linguaggio teatrale è solo il mezzo: permette la messa in scena di un insieme di storie e di legarle attraverso una sceneggiatura e una forma artistica, prevede la fisicità e PointLenana è anche una riflessione sui corpi, sul loro uso, e sulla percezione – privata, pubblica – che se ne ha.

    Non credo vi sia nulla di onanistico, semplicemente bisogna raccontare la potenza di questo libro e la bellezza del suo allargamento attraverso l’esperienza di chi lo sta facendo camminare.

    D.

  8. […] speciale su Point Lenana e tutto quel che lo circonda e accompagna. Nella scorsa puntata abbiamo definito il tour (de force) “un’opera transmediale” che vive di vita […]

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  10. […] volte nel corso del Point Lenana Tour de force sono emerse comunanze e risonanze tra i due libri. Forse sono più che “cugini di primo […]

  11. […] diversi post sul blog del sito di Wu Ming, Giap, avete definito Point Lenana, o meglio, il tour una “opera totale transmediale”. Ci vuoi spiegare cosa intendi tu con questo […]

  12. […] Point Lenana parla di confini individuali (il desiderio umano di superare i propri limiti, che si incarna nel corpo e nelle azioni degli alpinisti di cui si raccontano le vicende), racconta arbitrari confini etnici (il concetto di “altro” e di rappresentazione dell’ “altro” viene reso attraverso esempi concreti che solo la narrativa può rendere umanamente palpabili); Point Lenana è un libro che supera i confini del mezzo “pagina di carta” e diventa un’opera transmediale nella sua fase di promozione. […]