Il maquillage di André Breton: dall’#InvisibileOvunque a #ScheggeDiShrapnel

André Breton fotografato da Man Ray nel 1924

André Breton fotografato da Man Ray nel 1924.

Cominciamo da oggi una serie di nove post settimanali, ognuno dedicato a un brano di Schegge di Shrapnel, il nuovo album del Wu Ming Contingent dedicato alla Grande Guerra.
Il pezzo che abbiamo scelto di raccontarvi si intitola Maquillage e ha un legame molto stretto con L’invisibile ovunque.

Il testo (che pubblichiamo in fondo) è composto a partire da tre scritti di André Breton: 1) Sujet  (1918), 2) Exposition X…, Y… (1934) e 3) Entretiens (1952).
Tutti e tre hanno a che fare con lo stesso episodio, un incontro casuale, che il padre del Surrealismo considerava al pari di un’illuminazione decisiva.
1) Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, André Breton si è appena iscritto alla facoltà di medicina. Due giorni prima del suo diciannovesimo compleanno, il 17 febbraio 1915, viene assegnato al 17° reggimento d’artiglieria, in una caserma della Bretagna che ricorderà come “una cloaca di sangue, di stupidità e fango”. Diventato infermiere, a luglio del 1916 ottiene un incarico presso il Centro Neuropsichiatrico di Saint-Dizier.

Il mio compito era esaminare i trasferiti dal fronte per problemi mentali, nonché parlare coi destinati alla corte marziale per valutarne la capacità di intendere e di volere. Lungi dall’usare le loro parole per aggiungere peso a un piatto della bilancia, presto mi appassionai agli apparenti sproloqui, alle visioni e ai sogni. Là ho potuto sperimentare le tecniche della psicanalisi, in particolare la trascrizione dei sogni e dei pensieri senza controllo. Questi sogni, queste associazioni, costituiranno, all’inizio, quasi tutto il materiale surrealista.

A Saint-Dizier, Breton incontra un uomo il cui delirio consiste nel rifiutare la realtà della guerra, considerando i bombardamenti, i cadaveri e gli assalti come una grande messinscena studiata apposta per ingannarlo.
Quest’individuo potrebbe essere il “soldato B.“, citato in una seduta della Società Medico-psicologica, datata 26 maggio 1919 (il resoconto è pubblicato negli Annales médico-psychologiques, la più importante rivista psichiatrica dell’epoca).

Il soldato B., che considera fittizia la guerra alla quale ha preso parte, è ben lontano dall’aver combattuto per tutta la durata delle ostilità: il rifuto d’obbedienza, per il quale dev’essere giudicato, risale infatti al luglio 1915. Tuttavia B., per quanto non abbia partecipato ad azioni importanti, si è comunque trovato sulla linea del fuoco; non lontano da lui sono esplose le granate; ha sentito il fischio delle pallottole; ha visto case distrutte. Nondimeno, ha creduto si trattasse di una commedia, di una fantasmagoria – come dice lui – e un giorno ha deciso di non parteciparvi più

Il soldato B., dopo 6 mesi di osservazione a Clermont, arriva a Saint-Dizier all’inizio del 1916. Il dottor Leroy, direttore dell’ospedale, scrive nella sua perizia:

Tutto ciò che egli ha osservato gli dimostra che la guerra non è reale. Intorno a sé non ha mai visto dei morti o dei feriti, o meglio: uno l’ha visto, ma s’era ferito da solo, lanciando una granata. Un giorno una palla si è piantata di fronte a lui: ha scavato, ma non ha trovato nulla, il che è piuttosto strano. Più volte, di giorno come di notte, è montato sul parapetto della trincea e non è stato ferito, cosa che di certo non sarebbe successa, se avesso avuto di fronte veri nemici.

E’ il “soldato B.”, l’uomo che rimarrà impresso per sempre nei ricordi di Breton?
Non lo sappiamo, ma è quantomeno possibile.
Di certo, alla fine di agosto del 1916, André riceve una lettera di Paul Valéry, con il quale corrispondeva già da un paio d’anni.

Mi fa piacere leggere che vi appassionate ai vostri matti. Ventidue anni fa, ho trascorso ore, in provincia, a frequentare la demenza del luogo. Ho anche preso degli appunti. Credetemi: abbiate riguardo dei vostri soggetti, e riservate un momento quotidiano ad annotare, il più precisamente possibile, le curiosità del giorno.

Si può immaginare che Breton butti giù il testo di Sujet proprio in seguito al consiglio di Valéry di “avere riguardo” dei suoi “soggetti”.
A fine novembre, André viene spedito al fronte come barelliere, concludendo così l’esperienza di Saint-Dizier. Sujet viene pubblicato nell’aprile del 1918, sul numero 14 della rivista Nord Sud. Secondo alcuni, è il primo testo in prosa pubblicato da Breton. Altri lo considerano un “poema”. Si tratta del flusso di coscienza, in prima persona, di un uomo – il soldato B? – che non crede alla guerra e ritiene che il sangue, i cadaveri e le granate siano un trucco da teatro. I morti sono soltanto figuaranti che escono di scena. “Che ci vuole – si chiede nell’ultima riga – a far sparire poco a poco un’intera compagnia?”

2) Exposition X…, Y… nasce nell’aprile del 1929 come prefazione al catalogo della mostra di Delbrouck e Defize, una coppia di pittori belgi. Il testo verrà ripreso e pubblicato in Point du Jour (1934), ma al posto dei cognomi originali, Breton metterà due incognite, come forma di censura. Pare che i due artisti si fossero convertiti al realismo socialista, o forse c’è qualche motivo più prosaico.

Senza credere alla follia – scrive Breton – ho conosciuto durante la guerra un folle che non credeva alla guerra. A sentir lui, le pretese ostilità non erano, a una scala molto vasta, che l’immagine di un tormento inflitto a lui soltanto, sebbene non sapesse dire per quale motivo (e il mio caso non era poi molto diverso). […] Crediamo di scavalcare dei cadaveri, ma chi può dire che non siano stati messi là prima del bombardamento, tanto da supporre addirittura che siano di cera? […] Ho ripensato, davanti alle tele di X…, a quello stato di incredulità perfetta nel quale dobbiamo trovarci. L’ho riconosciuta in questa bendata

Secondo Marguerite Bonnet la tela di X… (cioè Defize) rappresentava un uomo con la testa bendata intento a giocare con un enorme diablo.

3) Il testo delle Entretiens venne scritto nel 1952 e poi letto in diretta durante una serie di 16 trasmissioni radiofoniche, nelle quali André Parinaud intervistò Breton a proposito di tutta la sua vita e del suo percorso artistico.
Per chi capisce il francese, l’intera serie si può ascoltare su Dailymotion.

***

Maquillage

Ho incontrato in quell’ospedale un personaggio, il cui ricordo non s’è mai più cancellato. Si tratta di un giovane, colto, che in prima linea s’è segnalato all’inquietudine dei suoi superiori, per una temerarietà portata all’eccesso: in piedi sul parapetto, in pieno bombardamento, dirigeva col dito le granate che passavano. La sua giustificazione davanti ai medici era delle più semplici: contro ogni verosimiglianza e benché quel comportamento non fosse nuovo da parte sua, non era mai stato ferito.

Queste le sue certezze: la pretesa guerra non era che un simulacro, costruito per tormentarlo e inflitto a lui soltanto. L’enorme scala di quell’inganno lo sorprendeva e si domandava quale fosse lo scopo di un simile esperimento. Forse fargli del male, forse farlo scoppiare o forse dimostrare una qualche astrusa teoria sociale. Nelle stazioni centinaia di figuranti, salivano sui treni e si dicevano addio, per poi tornarsene a casa, a recita finita. I grandi giornali, tutti d’accordo, grondavano Patria solo per risvegliare le sue passioni. Egli dunque, volontario per tutte le missioni pericolose, si prendeva gioco di quella flagrante impostura. Le parvenze di granate non potevano fargli alcun male, il sangue versato non era che maquillage, molti feriti avevano l’aria felice, e i cadaveri erano statue di cera distribuite la notte sui falsi campi di battaglia.

***

Ricordiamo che Schegge di Shrapnel è disponibile nei formati:
Vinile bianco trasparente + CD, tiratura limitata, 500 copie numerate oppure CD digipack sull’e-shop wunghiano dell’etichetta Woodworm
Digitale (si può acquistare su Google Play)
I brani sono registrati in Creative Commons ed è quindi possibile caricarli/scaricarli gratuitamente dove e come vi pare.

In streaming, lo si può ascoltare su Spotify.

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