Un inverno di Resistenze in Cirenaica. #Bologna, 22 gennaio 2016

invernoincirenaica

[Quella che state per leggere è l’introduzione al libro Resistenze in Cirenaica, autoproduzioni Senza Blackjack, Bologna 2016. Qui potete vedere la copertina (pdf) – la grafica è un détournement di Medusa, un’antica collana Mondadori.
Il titolo, che inaugura la serie «I quaderni di Cirene», verrà presentato il 22 gennaio al Vag61 di Bologna, durante la prima delle serate invernali di Resistenze in Cirenaica. Chi è interessato ad avere o distribuire il libro può contattare Resistenze in Cirenaica, per il momento via FB, più avanti anche per altri canali.
Il secondo appuntamento del 2016 – segnatevi anche questa data – sarà il 19 febbraio. Nel rione Cirenaica di Bologna, mentre il Paese affoga nel pus della xenofobia e direttori di giornali vomitano testi intrisi di ignoranza e odio – pappagallesche ripetizioni della propaganda coloniale fascista – noi esponiamo i panni sporchi della storia rimossa e del razzismo italiano.]

«È falso che si possa difendere la libertà qui imponendo la schiavitù altrove.»
Benjamin Péret, Liberté est un mot vietnamien, 1947

Questa storia comincia da un lotto di terreno non edificato in via Ilio Barontini, lungo il confine orientale del rione Cirenaica, prima periferia est di Bologna. L’avamposto della Cirenaica è – o era – la stazione ferroviaria che i vecchi bolognesi chiamano ancora la  «Veneta», sebbene i treni di quella linea non vadano in Veneto ma a Portomaggiore, provincia di Ferrara, dove non c’è più alcun porto, né maggiore né minore, ma corre un altro confine sfuggente, quello delle valli del Mezzano, antiche paludi bonificate negli anni Cinquanta del ventesimo secolo. Ne sono sopravvissuti scampoli, vedute da quadro metafisico, o da prima serie di True Detective.

All’inizio del nuovo secolo, anche i dintorni della «Veneta» e il confine ovest della Cirenaica hanno subito una «bonifica», ma insensata, tanto che potremmo chiamarla «malifica». Grandi speculazioni edilizie, spazi vuoti riempiti di cemento e asfalto, nuovi palazzoni eretti in tempi da Guinness dei primati, con il loro corredo di finte piazzette e alberelli autistici. La stazione, in poco tempo, è stata inglobata, interrata, sottratta al paesaggio.

Quei palazzoni sono oggi mezzi vuoti, perché nel frattempo si è sgonfiata la «bolla». Si sente ancora il fffssssshhht, come di polmone forato. 

Questa storia comincia, si diceva, da un lotto di terreno sopravvissuto alle speculazioni, tra i numeri civici 13 e 17 di via Barontini – uno scampolo anche quello, come le «vallette» del Basso Ferrarese –  e dalla battaglia di abitanti del rione per farne un giardino pubblico. Oggi il giardino c’è e porta il nome di un ferroviere anarchico, Lorenzo Giusti, ma la battaglia non è finita, perché un giardino va fatto vivere. Dall’esigenza di farlo vivere è nata un’associazione, Spazi Aperti. Dall’incontro di Spazi Aperti con altri singoli e gruppi è partito tutto il resto.

Ma no… A volerla dire tutta, questa storia comincia molto prima, in una serata del 1949, quando il consiglio comunale di Bologna decide di cambiare i nomi alle vie del rione. I nomi di prima, come quello del rione stesso, celebravano le conquiste coloniali dell’Italia giolittiana e fascista, la «quarta sponda», la Libia invasa nel 1911. Via Tripoli, via Bengasi, via Derna… I nomi di poi, invece, ricordano caduti partigiani: via Paolo Fabbri, via Giuseppe Bentivogli, via Sante Vincenzi… Perché la Cirenaica era stato luogo di Resistenza, luogo di solidarietà, di covi, di «case sicure» e arsenali nascosti, e c’era persino una tipografia clandestina.

Solo via Libia mantenne il nome coloniale, anzi, colonialista.

Aspettate, però… C’era anche un’altra via, più antica del rione stesso. Si chiamava via Savena, perché fino alla seconda metà del Settecento il fiume Savena scorreva lì accanto.  La catena di eventi che portò a cambiare anche quel nome non ha un inizio preciso: in fondo ogni Origine è un mito, si può sempre andare più indietro. Però c’è un momento-chiave, una data precisa: 22 gennaio 1951. Quel giorno, dalle parti di Scandicci, una corriera investì la Fiat 1100 su cui viaggiava il senatore comunista Ilio Barontini, che morì sul colpo.

Per un primo inquadramento della figura di Barontini, internazionalista e antifascista par excellence, rimandiamo al testo Paulus contenuto in questo libro. Per un approfondimento, c’è la biografia scritta da Fabio Baldassarri Ilio Barontini. Fuoriuscito, internazionalista e partigiano, Robin Edizioni, Torino 2010. Qui basti dire che fu uno dei protagonisti della guerra partigiana a Bologna, che durante la clandestinità si faceva chiamare «Dario» e aveva come base un appartamento nel cuore della Cirenaica, in via Bengasi 2.  Per questo, dal 1952, l’antica via Savena porta il suo nome.

Poi ci sarebbe la storia del Vag61, acronimo che sta per «via Azzogardino 61», che è in tutt’altra zona della città… Ma se risaliamo tutti i fili facciamo notte, e mica una volta sola! L’importante è dire che Resistenze in Cirenaica nasce all’incrocio di tanti percorsi.

Che cos’è Resistenze in Cirenaica? È un cantiere culturale permanente che vuole fare del rione Cirenaica un laboratorio di memoria storica, antirazzismo, solidarietà a migranti e profughi, ritorno del rimosso coloniale, unificazione delle resistenze, antidoti ai veleni della guerra e del terrore.

Vogliamo liberarci di ogni sguardo italocentrico e anche eurocentrico. In Africa la resistenza antifascista cominciò molto prima della seconda guerra mondiale. La resistenza libica, prima di essere stroncata definitivamente nel 1931, durò la bellezza di vent’anni: contro l’Italia liberale dal 1911 al 1922, contro quella fascista dal 1923 al ’31. Dal 1936 al 1941 la resistenza etiope mantenne ingovernabile l’Etiopia occupata dai fascisti, finché con l’aiuto degli Alleati non vinse la propria battaglia, mandando in fiamme l’impero di cartone di Mussolini.

Le resistenze europee andrebbero lette come parte di un ciclo più lungo e inserite in un contesto planetario, quello della lotta anticoloniale. Si tratta di valorizzare il “rovescio” del Discorso sul colonialismo di Aimé Césaire: se il progetto hitleriano, all’osso, consisté nell’aver «applicato all’Europa metodi colonialistici che fino a quel momento avevano subito solo gli arabi d’Algeria, i coolies dell’India e i negri dell’Africa», allora la resistenza al nazifascismo fu anche una guerra anticoloniale nel cuore d’Europa.

Si può e si deve “sprovincializzare” e “creolizzare” la narrazione delle guerre partigiane. E i doppi nomi delle vie della Cirenaica forniscono uno spunto narrativo utilissimo.

È così che, dopo un lavoro di mesi, si è arrivati alla giornata del 27 settembre 2015. Una giornata di musiche, racconti, camminate, proiezioni, per disseppellire le storie di chi resistette ai fascismi, ai colonialismi, all’imperialismo tedesco e a quello italiano in Africa e nei Balcani.

Se solo una settimana prima ci avessero detto che centinaia e centinaia di persone avrebbero affollato il rione Cirenaica per guardare insieme le targhe coi nomi delle vie e ascoltare qualcosa come dieci ore di storie, storie che collegano il colonialismo italiano in Africa con un attentato avvenuto a Tripoli due giorni prima, con le attuali politiche dell’ENI nel Delta del Niger e con la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, storie che mettono insieme resistenza al colonialismo e guerra partigiana contro il nazifascismo in Europa, e ancora storie sullo sviluppo del rione, la sua edilizia popolare… Beh, ci avremmo creduto a fatica. Perché ci aspettavamo tanta gente, ma non così tanta.

Se ci avessero detto che l’intitolazione dal basso di via Libia alla partigiana Vinka Kitarovic detta “Lina” avrebbe suscitato lacrime di commozione e abbracci tra estranei ai bordi di un mega-capannello di quasi trecento persone…

Se ci avessero detto che, prima ancora di sapere che avremmo cambiato il nome a via Libia, altre persone avrebbero cambiato il nome di via Edmondo de Amicis intitolandola alla staffetta partigiana Tolmina Guazzaloca, nome di battaglia “Giuliana”…

Se ci avessero detto che una folla stipata nel giardino pubblico «Lorenzo Giusti» avrebbe tributato un’ovazione alla memoria del combattente libico Omar al-Mukhtar

Se ci avessero detto che alle dieci di sera, dopo un’intera giornata, a innalzare la targa a Lorenzo Giusti saremmo stati ancora in più di cento…

È stata una grande giornata, e questo libro intende documentarla.

E non è che l’inizio.

Bologna, 21 novembre 2015

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10 commenti su “Un inverno di Resistenze in Cirenaica. #Bologna, 22 gennaio 2016

  1. Dal 22/01 il libro «Resistenze in Cirenaica» sarà ordinabile on line sul sito Distribuzioni dal basso.

  2. Ciao, vorrei invitarvi a presentare il libro a Napoli, avete già in programma questa tappa? A presto!

    • Ciao, se intendi come Wu Ming abbiamo il calendario chiuso a doppia mandata, non riusciamo a infilare nulla, ma il coordinamento Resistenze in Cirenaica è una realtà più vasta e potrebbe esserci il modo. Ne parleremo tra noi dopo il 22, ora siamo concentrati sull’organizzazione della serata.

  3. Durante la presentazione del libro leggeremo anche «Un chiodo per Mussolini», un racconto dello scrittore libico ῾Alī Muṣṭafà al-Miṣrātī tradotto dall’arabo da Federico Pozzoli, che sarà presente e discuterà con noi di come la letteratura libica abbia raccontato l’occupazione e colonizzazione italiana.

  4. […] Anche la piccola azione simbolica dell’altra notte, anche gli adesivi fotografati qui sopra aiutano a ricordare quella storia. E torneremo a parlarne domani, al Vag61, per il primo appuntamento del 2016 di Resistenze in Cirenaica. […]

  5. Da questo momento il libro «Resistenze in Cirenaica» è ordinabile da qui.

  6. Wu Ming 1 e Kai Zen J live at Radio Città del Capo, 22/01/2016. Presentazione di Resistenze in Cirenaica e reading (voce + basso acustico).

  7. […] Stefano D’Arcangelo e Cristina Buono – sarà protagonista di un nuovo capitolo di Resistenze in Cirenaica con uno spettacolo su Carminè Pascià. L’ingresso è gratuito, l’ambiente accogliente, […]

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