L’uccisione di Omar al-Mukhtar – Compagnia Fantasma #Cirenaicaresistente


È l’11 settembre 1931 quando Omar al-Mukhtar, comandante della guerriglia anticoloniale in Cirenaica, viene ferito a un braccio, disarcionato e fatto prigioniero durante uno scontro nei pressi di Slonta. Lo portano a Bengasi in catene.

Omar al-Mukhtar ha più di settant’anni e combatte contro l’Italia fin dalla prima invasione della Libia, quella del 1911. La sua abilità strategica, la conoscenza del territorio e l’appoggio della comunità hanno consentito alle bande armate beduine – i duar – di infliggere gravi perdite alle truppe d’occupazione e ridicolizzarle con tattiche mordi-e-fuggi. Ma la deportazione di quasi tutta la popolazione civile della Cirenaica, la chiusura del confine libico-egiziano con una muraglia di filo spinato e i bombardamenti con l’iprite hanno ormai piegato la resistenza.

Il processo si tiene il 15 settembre nel Palazzo littorio di Bengasi, è una farsa e dura appena tre ore, perché il verdetto è già deciso.
Omar viene impiccato il giorno dopo. Raccontiamo quel momento con le parole dello storico Angelo Del Boca:

«Sono le 9 del mattino del 16 settembre 1931. Intorno alla forca eretta nel piazzale del campo di concentramento di Soluch, in Cirenaica, sono assiepati oltre 20 mila libici, fatti affluire da Bengasi, da Benina e dai lager della Sirtica. Sono qui per imparare che la giustizia fascista è severa, spietata, inesorabile. Sono qui per assistere all’impiccagione di Omar al-Mukhtar, un capo leggendario che, per dieci anni, ha dato del filo da torcere agli eserciti di quattro governatori italiani.

Quando il vecchio Omar, avvolto in un baracano bianco, viene fatto salire sul patibolo, il silenzio nel campo si fa totale. Ostacolato dalle catene e tormentato dalla ferita al braccio ricevuta nell’ultimo combattimento, il vicario della Senussia muove a stento i passi, tanto che debbono aiutarlo a salire i gradini del palco. Mentre gli sistemano il cappio intorno al collo, guarda per l’ultima volta la folla silenziosa, che trattiene a fatica il dolore e la rabbia. Poi, con un calcio allo sgabello, gli spezzano il collo.

Con Omar al Mukhtar finisce anche la ribellione libica, cominciata vent’anni prima. Ma non finisce la leggenda di Omar.»

Lion of the Desert

Nel 1979 il regista siriano-americano Moustapha Akkad gira il kolossal Lion of the Desert, ove si narrano vita, cattura e morte di Omar al-Mukhtar e, attraverso di lui, l’orrenda saga della «riconquista» libica. Una coproduzione internazionale, con un cast di tutto rispetto: l’anziano Anthony Quinn presta i solchi del proprio viso alla dolente e ferma dignità di Omar; Oliver Reed maramaldeggia nel ruolo di Graziani; Rod Steiger dà corpo e smorfie a Benito Mussolini.

Il film non è un capolavoro, ma non è peggio della maggior parte dei film in costume hollywoodiani, e ha il merito di far conoscere in Occidente la figura dell’insegnante-guerrigliero, capo della resistenza popolare all’invasione fascista.

Tuttavia, agli spettatori italiani viene negato il diritto di vedere coi loro occhi e giudicare con la propria testa. Non è ammissibile che nei cinematografi d’Italia si mostrino gli «italiani brava gente» rappresentati come di solito si rappresentano le SS. Non è tollerabile che gli italiani vedano le loro forze armate intente a compiere un genocidio! Come osa quel regista arabo, quel volgare calunniatore?

Rispondendo all’interrogazione parlamentare di un deputato missino indignato per le sequenze che gli sono state descritte, il sottosegretario agli Esteri Raffaele Costa manda un chiaro messaggio ai produttori: il film non otterrà mai il visto ministeriale per la distribuzione in Italia. Non v’azzardate nemmeno a chiederlo.

Nel frattempo, dato che il film è proiettato negli altri paesi, si alzano comunque grida di sdegno. L’Associazione Nazionale Alpini, ad esempio, protesta per le sequenze dove soldati con la penna nera decimano la popolazione del Gebel Achdar.

Di conseguenza, Lion of the Desert diventa un film di culto clandestino. Nel marzo 1987, per protesta contro l’impossibilità di vederlo in Italia, attivisti del Coordinamento per la pace proiettano il film in una piazza di Trento. La Digos interviene a sequestrare la videocassetta e la magistratura incrimina quattro persone – Marta Anderle, Franco Esposito, Renato Paris e Paolo Terzan – per «rappresentazione cinematografica abusiva». Nel febbraio 1988 gli imputati sono condannati a pagare un’ammenda di centomila lire a testa.

Nel corso degli anni, il veto politico su Lion of the Desert è in parte caduto. Il film è stato doppiato in italiano e trasmesso su un canale nazionale privato. Oggi si trova facilmente su Internet, ma rimane un titolo scomodo, urticante, del quale non si parla volentieri. Omar al-Mukhtar fa ancora paura.

fantasmi_di_Omar

In Compagnia del Fantasma di Omar. Foto di Michele Lapini. Clicca per vedere la galleria su ZIC.

La sera del 27 settembre 2015, durante l’evento «Resistenze in Cirenaica», la Compagnia Fantasma ha raccontato la sua storia, mentre il suo volto campeggiava su spille e T-shirt vendute per finanziare l’iniziativa. Il giardino «Lorenzo Giusti» di via Barontini era gremito.
Si era mai sentito un applauso di italiani a omaggiare il vecchio ribelle senussita?

Per giunta, in un rione di Bologna che si chiama «Cirenaica».

Giustizia poetica, ci piace chiamarla.

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Print Friendly, PDF & Email

Altri testi che potrebbero interessarti:

6 commenti su “L’uccisione di Omar al-Mukhtar – Compagnia Fantasma #Cirenaicaresistente

  1. […] post «L’uccisione di Omar al-Mukhtar» abbiamo esaminato un pezzo di “curriculum” italiano nel mondo arabo e alcune prodezze […]

  2. A “Il tempo e la storia”, una puntata dedicata all’impero coloniale fascista (aspetti politico-militari e propagandistici). Ospite in studio la storica Ruth Ben-Ghiat.
    Sia il documentario che gli interventi mi sono sembrati validi.

    Vi segnalo il link:
    http://www.raistoria.rai.it/articoli/limpero-fascista-realt%C3%A0-e-propaganda/31537/default.aspx

  3. […] Se ci avessero detto che una folla stipata nel giardino pubblico «Lorenzo Giusti» avrebbe tributato un’ovazione alla memoria del combattente libico Omar al-Mukhtar… […]

  4. […] fascista, finché nel 1931 – già settantenne – non fu catturato, portato a Bengasi, sottoposto a un processo-farsa e infine impiccato nel campo di concentramento di Soluch, di fronte a migliaia di civili libici […]

  5. […] L’uccisione di Omar al-Mukhtar – Reading della Compagnia Fantasma, 2015 […]

  6. […] Al termine, tutt* al VAG61 per l’evento sportivo Cirenaica Résistance, dedicato a un altro partigiano, Omar al-Mukhtar. […]

Leave a Reply