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Valsusa

La Valsusa brucia, e stavolta non è una metafora. Contro le «grandi opere», per l’Unica Grande Opera

L’incendio sopra Bussoleno stamattina alle 7:00. Fotografia di Cinzia Richetto.

Un enorme incendio sta divorando i boschi della Val di Susa, dai fianchi del Rocciamelone ai dintorni di Bussoleno, da Foresto a Caprie.

Preparato da un lungo, estenuante periodo di siccità e ora spinto dal forte vento, da due giorni il fuoco si alza, avanza, estende il proprio fronte e costringe a evacuare borgate, mettendo all’ennesima dura prova una valle già troppe volte aggredita.
E la valle resiste: ancora una volta, non ha alternative alla lotta.

E ci si sente, anche da lontano, come se le fiamme fossero intorno a casa, perché quella valle per molte e molti di noi è ormai casa, perché aprendimos a quererla, e non possiamo fare a meno di tornarci, coi ricordi e col corpo, ogni volta che possiamo.

Non è l’unico incendio grave di quest’anno, di quest’estate che a fine ottobre non vuole ancora diventare autunno: c’è stato il rogo di Messina a luglio, quello al parco della Majella ad agosto… Incendi dolosi, ma resi quasi indomabili dalle condizioni climatiche.

Gli incendi non sono l’unica conseguenza della siccità: fiumi e torrenti in secca, falde acquifere basse, il cuneo salino che entra nel Po, lo smog che affoga le città…

Né, tantomeno, la siccità è la sola conseguenza del cambiamento climatico: “bombe d’acqua” e trombe d’aria colpiscono le coste e i vicini entroterra, e le città si allagano perché la cementificazione ha reso i terreni impermeabili.
[La cementificazione ha anche effetti più profondi: se la pioggia non penetra nel suolo, le falde acquifere stentano a rialimentarsi, con conseguenze ben più vaste.] Prosegui la lettura ›

Un’estate #notav ad Alta Felicità. A Venaus, dal 27 al 30 luglio, ci saremo anche noi.

I concerti del festival. Clicca sulla locandina per visitare il sito ufficiale di Alta Felicità.

C’eravamo l’anno scorso, ci saremo anche quest’anno.

La seconda edizione di Alta Felicità si svolgerà a Venaus dal 27 al 30 luglio inclusi.

Di fronte alla prima edizione, persino «La Stampa», con tutta la sua ostilità nei confronti del movimento, si è dovuta togliere tanto di cappello, fino a paragonare il festival a Woodstock. Paragone in realtà improprio, perché Alta Felicità ha funzionato come un orologio e alla fine non è rimasta per terra nemmeno una bottiglietta di plastica.

Appunto, già nel 2016 il festival è stato maestoso, decine di migliaia di persone e un’atmosfera di convivialità difficile da esperire altrove. Quest’anno sarà ancora più grande, durerà quattro giorni anziché tre, suoneranno una cinquantina di band, ci saranno dibattiti, presentazioni di libri, escursioni…

E, come si diceva, ci sarà la Wu Ming Foundation. Di seguito, i nostri appuntamenti.
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