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Bartleby

Me a sån Ciarliebdò, ovvero: Miseria dell’ateneo e della città di Bologna

Religious censorship. Protecting you from reality.

Accade all’Università di Bologna, la più antica del mondo, quella che non perde occasione di vantare i suoi nove secoli di vita. Chi oggi la governa intima a un’associazione studentesca di ritirare dalla circolazione il numero della rivista che redige (si chiama Fornofilia e Filatelia) e di cambiare stile editoriale, lasciando intendere che in caso contrario ci saranno ripercussioni. Dato che l’associazione riceve finanziamenti dall’università per il suo progetto culturale, le ripercussioni consisterebbero nel ritiro dei finanziamenti stessi.
Il motivo dell’ingiunzione? Sull’ultimo numero della rivista compare una vignetta ritenuta blasfema e oscena, ovvero lesiva dell’immagine dell’ateneo. [scarica il pdf e guarda la vignetta nel contesto per cui è stata pensata]
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Sgomberate Bartleby e facciamola finita

Avevate una città e l'avete distrutta. Maledetti. Un milione di volte maledetti.

"Avevate una città e l'avete distrutta!"

Questa pantomima è durata anche troppo. Tra l’altro la regia del serial, giunto ormai alla terza o quarta stagione, lascia davvero a desiderare. L’ultima puntata, un paio di giorni fa, si commenta da sé. Comune e Università propongono un nuovo spazio da destinarsi alle associazioni studentesche: un capannone fuori città, in mezzo a una zona industriale semidisabitata, di proprietà di un privato. Questo senza un progetto, senza un criterio di assegnazione, senza una consultazione con chi dovrebbe andare in quel luogo, con l’unica certezza che l’ateneo sborserà cinquantamila euro all’anno di affitto. Inutile dire che sarebbe bello se a Bologna si investisse ben di più per finanziare le esperienze di autorganizzazione degli studenti, ma se i progetti sono questi, allora è meglio risparmiare i soldi, perché si rischia di buttarli dalla finestra. Prosegui la lettura ›

Radio Giap Rebelde, novembre 2012 – #Altai e Paolo Vinti

From the Altai mountains

Dai Monti Altai. Foto di Francesco Pedemonte

WU MING 2 + CONTRADAMERLA – ALTAI IN READING – 1h 07′ 11″
WU MING 2 + CONTRADAMERLA – ALTAI IN READING – 1h 07′ 11″
(Il viaggiatore del mondo; Tre giorni di febbre)
Live at Bartleby, 18 novembre 2012.
N.B. Nella registrazione la voce “esce” rispetto alla musica; quest’ultima si risolleva e respira profondo negli intervalli. Prosegui la lettura ›

Il filo della parola Fútbologia 2012 #Bologna

foto di São Pedrinho

Ok, allora ci proviamo. Fútbologia, voglio dire.

Certo, lo sapete, il crowdfunding è andato ad minchiam (cit. prof. Scoglio), e si poteva pure immaginare, l’asticella era alta, il disastro sociale, non c’è un euro, eccetera. Ecco, sì, tutta questa roba e anche altra. Però ci proviamo lo stesso, se possibile rilanciando anche un po’, innanzitutto grazie alla grande tenacia tranquilla di Christiano (xho), e a un manipolo di amici e volontari che danno una mano ormai da tempo.

Dunque Fútbologia, sabato 3 novembre, gioca il calcio d’inizio. Prosegui la lettura ›

Hafa Café, Timira, Point Lenana. Une soirée panafricaine chez Bartleby

Panafrican flag

Radio Giap Rebelde presenta: audio della serata “panafricana” a sostegno di Bartleby, 17 ottobre 2012. E quando diciamo “Bartleby”, intendiamo lo spazio culturale più detestato e minacciato di sgombero dai poteri forti della città di Bologna: l’Alma mater capeggiata da Ivano Dionigi, il sempre più “lagnifico” rettore, & la classe digerente del PD, nello splendore grigiastro di tutte le sue ipocrisie.
Pietro Floridia, Antar Mohamed, Reda Zine e Wu Ming 1 hanno raccontato storie sospese tra Italia e Marocco, Italia e Senegal, Italia e Somalia, Italia e Libia, Italia e Kenya.
Buon ascolto. Al solito: per ascoltare in streaming senza lasciare questa pagina, clicca l’icona “>”. Per scaricare l’mp3, clicca sul link testuale e salva il file.
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Bartleby deve ri-morire!

La nostra ricetta del vecchio mondo
Un giorno gli studiosi di storia locale si occuperanno della lunga decadenza di Bologna. E chissà che non dedichino qualche minuto del loro tempo al paradosso di questi giorni, come cartina al tornasole del livello di imbarbarimento che la città ha raggiunto. Parecchi anni fa, lo storico frontman degli Skiantos, Roberto “Freak” Antoni, pubblicò una raccolta di aforismi e poesie intitolata Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti. Ecco, sembra che a Bologna questo sia vero due volte. Anche perché, nel caso specifico, si finisce a sbattere la testa sempre contro lo stesso muro, come i matti, con rispetto parlando. Lo si fa proprio mentre in provincia i muri sono ridotti a macerie e le preoccupazioni dovrebbero essere altre. In questo caso, il muro su cui si segna il livello di demenzialità è (ancora una volta) quello di Bartleby. Prosegui la lettura ›

Mugello Sottosopra. WM2 intervista Simona Baldanzi

Cantieri dell'Alta Velocità

«Uno può vivere tutta una vita senza sentir parlare dei minatori, una maggioranza preferirebbe addirittura non sentirne parlare. La stessa cosa avviene con tutte le specie di lavori manuali, ci tengono in vita e noi ci dimentichiamo che esistono.»

Sono passati quasi ottant’anni da quando George Orwell scrisse queste parole nel suo reportage sulla classe operaia dell’Inghilterra settentrionale, La strada di Wigan PierProsegui la lettura ›

Timira. Un romanzo meticcio e nove anni di parto – Preludio n.1

In uno dei capolavori del neorealismo, Riso Amaro di Giuseppe De Santis, oltre a Silvana Mangano in hot pants, compare una strana mondina dalla pelle scura. Dice poche battute, poi scompare.
Alcuni mesi dopo, ricompare come schiava africana in Fabiola, un peplum di Alessandro Blasetti datato 1949.
In quello stesso anno, la compagnia teatrale di Tatiana Pavlova, porta in tournée il dramma Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro. Nel ruolo di Layalé, la schiava nera di Medea, recita la stessa attrice: Isabella Assan.
Ma Assan non è il suo vero cognome. E’ il nome di sua madre, Ashkiro Hassan, una donna somala del clan degli Habr Ghidir. Isabella non la vede da quando aveva due anni.
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«Bartleby deve morire!»

«Potere salumiere / e sporca disciplina.» (Nabat, 1983)

Capitano cose strane di questi tempi. Anche stranissime.
A Bologna c’è un collettivo
di studenti, ricercatori, giovani lavoratori precari, che si chiama “Bartleby” (da un celebre racconto di Herman Melville) e da due anni organizza iniziative culturali nei locali assegnatigli dall’Università di Bologna, in via San Petronio Vecchio. Da qualche tempo l’assegnazione è scaduta e l’ateneo ha deciso di non rinnovarla, poiché pare che in quegli stessi locali dovranno essere eseguiti lavori strutturali per ampliare gli spazi della Facoltà di Scienze Politiche. L’ateneo non intende offrire alternative al collettivo Bartleby: probabilmente non ritiene interessante né utile l’attività che svolge.
Ecco la prima stranezza. Prosegui la lettura ›

Cosa fa un filosofo nella casa dei pazzi? Audio della «Serata Foucault»

Il 28 ottobre 2011, al Bartleby di Bologna, abbiamo presentato la nuova edizione italiana del libro di Michel Foucault Storia della follia nell’età classica (Rizzoli, 2011). Si tratta di un evento importante, perché per la prima volta il testo è pubblicato in Italia in versione integrale, coi due capitoli misteriosamente “saltati” nelle edizioni precedenti. Il merito è del curatore Mario Galzigna (filosofo, epistemologo clinico e storico della psichiatria), che ha anche reinserito la prefazione di Foucault del 1961. Al Bartleby, Galzigna ha catturato e tenuto per quasi tre ore l’attenzione di una sala gremita. E’ stata una grande serata, e siamo felici di proporne qui la registrazione divisa in quattro parti, ciascuna delle quali arricchita da un sommario. Cogliamo l’occasione per ringraziare chi ha reso possibile l’iniziativa, con particolare riferimento ad Alessio e Loris.
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