Sgomberate Bartleby e facciamola finita

Avevate una città e l'avete distrutta. Maledetti. Un milione di volte maledetti.

"Avevate una città e l'avete distrutta!"

Questa pantomima è durata anche troppo. Tra l’altro la regia del serial, giunto ormai alla terza o quarta stagione, lascia davvero a desiderare. L’ultima puntata, un paio di giorni fa, si commenta da sé. Comune e Università propongono un nuovo spazio da destinarsi alle associazioni studentesche: un capannone fuori città, in mezzo a una zona industriale semidisabitata, di proprietà di un privato. Questo senza un progetto, senza un criterio di assegnazione, senza una consultazione con chi dovrebbe andare in quel luogo, con l’unica certezza che l’ateneo sborserà cinquantamila euro all’anno di affitto. Inutile dire che sarebbe bello se a Bologna si investisse ben di più per finanziare le esperienze di autorganizzazione degli studenti, ma se i progetti sono questi, allora è meglio risparmiare i soldi, perché si rischia di buttarli dalla finestra.

Dunque, si risparmi e si sgomberi Bartleby, insieme ad Atlantide e a ogni esperienza che possa ricordare a questa città quello che nei momenti buoni sa essere. Si abbia il coraggio di affermare che questi luoghi non sono una risorsa per la città, ma un problema. Basta con la retorica, basta con il paternalismo, si dicano le cose come stanno senza infingimenti. Uno spazio autogestito che da anni produce eventi culturali gratuiti di qualità, attraversato da centinaia di musicisti, artisti, scrittori, studenti, attori, professori e ricercatori universitari, è irriducibile all’idea di città e di università che l’amministrazione e il rettorato condividono e vogliono realizzare. E’ così difficile ammetterlo?

La città immaginata prevede un centro storico omologato, da vetrina, svenduto a banche e boutique (sempre più vuote, le une e le altre), a misura di passeggio domenicale, e l’emarginazione di tutte le attività autorganizzate che non hanno un patrocinio, uno sponsor, una divisione degli utili, o non implicano reciproca soddisfazione politica, fuori dal centro abitato, al limite della campagna, dove non possono disturbare nessuno.

Quali apparenze si vogliono ancora salvare? Le aste degli immobili dismessi vanno deserte una dopo l’altra, in attesa della svendita agli speculatori edilizi. Solo qualche giorno fa un assessore ipotizzava di mettere a pagamento le altalene dei parchi pubblici. Tutto ciò che appartiene ai cittadini va dato in gestione a privati, ogni diritto – all’istruzione, allo svago, all’aria aperta, alla cultura… – deve produrre un profitto, nell’interesse dell’amico manager di Tizio, del cognato prete di Caio, della cooperativa di Sempronio… E’ la “sussidiarietà”, tutti dobbiamo genufletterci al suo cospetto.

"Gli esseri umani non possono parlare!"

In questo scenario, è ovvio che non vi sia posto per esperienze come Bartleby, che fa cultura pro bono, senza gonfiare il conto in banca a nessuno. E allora si mandi una buona volta la polizia, ci si assuma la responsabilità politica di questa barbarie, insieme a tutte le conseguenze. Ché un po’ di attributi alla buon’ora non guasterebbero, insieme a cose come il coraggio delle proprie idee e il far conseguire i gesti alle parole. Avanti, allora, si chiuda questa partita. E chissà che non diventi l’occasione per aprirne altre. Perché uno sgombero non è mica la fine del mondo, né di Bologna, ma potrebbe essere l’inizio della fine dell’ultimo equivoco.

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13 commenti su “Sgomberate Bartleby e facciamola finita

  1. Le altalene a pagamento e la chiusura degli spazi autogestiti. Non si può davvero pretendere di meglio per parlare finalmente di rovine e di progresso.

  2. Quelli di Bartleby farebbero bene a travestirsi da Casapau. Così si beccherebbero i soldi pubblici per comprarsi la sede e il sostegno delle istituzioni e di Peppe. Per sopravvivere bisogna saper riconoscere che vento tira e, da un po’ di tempo a questa parte, va di moda il nero.

    • In questa nera, nera nave che mi dicono che non può affondare…

      • …ma “a giocare col nero, perdi sempre”. Sono giorni che il carbone del fuochista mi brucia nelle orecchie, dopo quella citazione… immagino sia comunque preferibile ai jingle delle pubblicità.

  3. Da leggere:
    Bologna e Bartleby, le ragioni di un accanimento
    (sulle “passioni tristi” di chi amministra la città)

  4. Purtroppo ogni segnale, dal più piccolo al più grande (o meglio: mediaticamente rilevante) attesta la totale e definitiva omologazione di quello che autisticamente continua ad auto definirsi “centro-sinistra” riuscendo – non si capisce bene come dal punto di vista linguistico! – a mettere l’accento sul trattino!
    Ho sempre avuto poco da spartire e grandi contrasti con la cultura del PCI e relative “(d)evoluzioni”, ma ho sempre dovuto riconoscergli delle forme di differenza. POi magari era insufficiente o non mi ci trovavo d’accordo, ma diverso lo era.
    Lo era: appunto!
    Nel nostro piccolissimo (Mogliano: 28mila abitanti scarsi nel profondo nord verde) subiamo cose analoghe attribuendone la causa alla merda leghista. Il rischio è liberarci di loro solo per non aver più la giustificazione ideologica per lamentarci

  5. Come dire: la merda resta e sparisce solo il verde!

  6. Ecco come Repubblica-Bologna ha ripreso il nostro invito a sgomberare Bartleby una buona volta, ché non se ne può più.
    http://www.magazine.unibo.it/RassegnaStampa/1QSN/1QSNNQ.pdf

  7. […] e pubblico questo testo, intanto, Bologna continua a scivolare un po’ più giù, con Bartleby ancora una volta sotto minaccia di sgombero […]

  8. Profetici è dire poco…puntuale di mattina lo sgombero..

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/23/bologna-sgomberata-sede-di-bartleby/477796/

  9. Ciao a tutt*, credo importante segnalare qui su Giap che Bartleby ha indetto un corteo per domani, sabato 26, con concentramento alle 14 in Piazza Verdi a Bologna: ecco sul sito di Bartleby il testo di invito http://bartleby.info/?p=3310

    Sono usciti parecchi materiali, attestati di solidarietà e sostegno, difficile per me raccoglierli tutti. A caldo dopo lo sgombero di mercoledì c’è stata un’iniziativa di contestazione in rettorato, piuttosto partecipata (poco dopo, come avrete visto sui giornali, è volata anche qualche manganellata). La sera all’affolatissima assemblea presso la Facoltà di Lettere, in via Zamboni 38, è stata formulata la proposta del corteo di sabato. Wu Ming 1 ha visto l’imponente partecipazione, avendo fatto lì il suo reading.

    Vi segnalo anche questa intervista fatta stamane su Radio Città Fujiko, con Leo di Bartleby, Bea di Atlantide e Milvio di XM 24. Nei primi due file il montaggio dell’intervista, nel terzo un punto di Bartleby.
    http://www.radiocittafujiko.it/news/sabato-in-piazza-in-difesa-degli-spazi-sociali

    (Nonostante il titolo e la centratura dell’intervista sugli “spazi sociali”, all’assemblea di mercoledì scorso, come anche nella mobilitazione per Atlantide – che Wu Ming giustamente menzionate nel post “appaiata” alla questione Bartleby – mi pare non ci sia nessuna tentazione di ridurre queste campagne, che stanno produttivamente interagendo con intelligenza, a una difesa di orticelli.)

    Speriamo di vederci in tante, tanti e tant* in corteo domani :) è importante!

  10. Giusto per non far scendere il livello di merda, a Treviso intanto si sgombera ZTL (http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/01/27/news/assemblea-contro-lo-sgombero-ex-telecom-occupata-si-tratta-1.6423659), altro tentativo di dare un minimo di recupero culturale a realtà intorpidite.

    Il tutto nonostante la presenza di un comitato di garanti (tranquilli sessantenni…) e trattative in corso con la proprietà (che solo ieri il TGR dava come non interessata allo sgombero immediato).

    Vicenda che ho seguito poco, ma i cui contorni mi paiono anche troppo assimilabili a quanto succede a Bologna.

  11. […] Federico Bertoni, Christian Raimo, Antonio Scurati, Maurizio Matteuzzi, Donata Meneghelli, Wu Ming, il collettivo […]