#Tolkien a #Genova

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di Wu Ming 4

Il tour di presentazioni di Difendere la Terra di Mezzo è agli sgoccioli. Mancano un paio di date a marzo, dopodiché ne avanzeranno forse altre due molto distanziate una dall’altra, a giugno e a settembre. Considerando che ad aprile inizierà il “grand tour” collettivo per L’Armata dei Sonnambuli, sarà giusto evitare le sovrapposizioni e reindirizzare le energie sul nuovo romanzo.
Colgo dunque l’occasione dell’annuncio della presentazione genovese per tirare un paio di somme. Prosegui la lettura ›

Di una locomotiva come una cosa viva: Wu Ming Contingent a #Bologna, 13 marzo

Cover Bioscop

[WM5:] Chi cerca i segni li trova. Al tramonto, prima del concerto allo Strike per la presentazione della Guida alla Roma ribelle, io e i compagni del Wu Ming Contingent guardavamo il cielo e seguivamo le evoluzioni degli stormi, la sincronia medianica tra centinaia di uccelli che si impennano, virano, cambiano configurazione come un cuore, un organo contrattile, mutevole, come un solo animale celeste. La musica che avevamo captato nei mesi precedenti, nell’aria, quella che sentivamo ci appartenesse, doveva negli auspici rispondere a dinamiche simili. La musica che avevamo captato era antica, apparteneva tutta a un altro secolo, eppure pensavamo che fosse doverosa, che ci rappresentasse appieno, che dicesse in modo inattuale qualcosa di focalizzato, parziale, fazioso, non pacificato sull’oggi, e che quello – suggestioni post punk, no-disco, kraut rock, garage – potesse essere il tappeto volante per portare in giro una parte delle storie di Wu Ming.

Poiché si è in cerca di segni, i segni compaiono. Prosegui la lettura ›

Desert Blues. Armi e chitarre dei Tuareg

Tinariwen

Tinariwen

di Wu Ming 5

[Il reggae e la musica afrocubana in Havana Glam, il free jazz e la cultura afroamericana in New Thing, la Somalia nel “romanzo meticcio” Timira, l’Africa orientale in Point Lenana… Ormai non sono pochi i libri – e molti sono gli articoli – dove abbiamo parlato di Africa (l’Africa che è in noi), di cultura afroatlantica, del rimosso coloniale, della condizione postcoloniale, delle musiche nate dalla diaspora africana e poi tornate a influenzare quelle del continente… In questo pezzo-con-colonna-sonora, Wu Ming 5 racconta la nuova musica elettrificata dei Tuareg e il suo rapporto con i conflitti nel Niger e in Mali.]

Se si dovessero riassumere in una timeline, la cronaca e la storia recente della rivolta in nord Mali restituirebbero già, senza bisogno di analisi approfondite, le dolorose contraddizioni di un processo postcoloniale che sembra aver riconsegnato intere aree del continente agli antichi padroni. La siccità e le carestie che hanno colpito il Sahel dalla fine degli anni ’60 in poi hanno radicalizzato la distanza tra Tuareg e arabi del deserto e popolazioni “nere” del sud. I Tuareg, che hanno una storia di resistenza accanita contro i colonialisti francesi, vedono nello stato del Mali e nei governi che si sono succeduti nei decenni nient’altro che la continuazione di quella dominazione. Riassumiamo un po’ di punti, che servono a riflettere sull’intreccio tra conflitto dispiegato, dimensione simbolica, arte e ideologia planetaria dominante. Prosegui la lettura ›

Intervista a Harry Browne, autore di «The Frontman. Bono (Nel nome del potere)»

Harry Browne

Harry Browne

[E’ uscita da pochi giorni in italia l’inchiesta di Harry Browne su filantropia, affari, fandonie e potere di Bono Vox. Quella che segue è la prima intervista italiana all’autore, in esclusiva per Giap. Le domande sono di Wu Ming 1 e Alberto Prunetti (curatori dell’edizione italiana) e dello scrittore Max Mauro. Quest’ultimo conosce bene Dublino, dove ha vissuto e fatto ricerca sulla cultura popular e le questioni di razza e classe nelle realtà urbane irlandesi. Un suo saggio su “razzializzazione” e calcio giovanile in Irlanda è incluso in questo libro. La traduzione di domande e risposte è di WM1.]

AP. Il tuo libro dà un contributo importante a un genere che ha valore anche dal punto di vista narrativo. The Frontman è una biografia, un saggio, un pamphlet politico, una miscela di tutti questi generi. Come mai hai deciso di impostare la tua scrittura su quest’ibridazione? Stavi seguendo qualche esempio, forse nella tradizione della pamphlettistica radicale?

HB. Sono lieto che lo riteniate un contributo importante! La cornice concettuale e di genere di The Frontman si deve a Verso, la casa editrice britannica, che pubblica la collana “Counterblasts”. L’idea di fondo della collana è rivitalizzare la tradizione del pamphlet tipica del diciassettesimo e diciottesimo secolo, con libri dedicati a singoli personaggi, che sono saggi biografici duri e polemici in forma di pamphlet estesi. O, per usare un’espressione vernacolare del XXI secolo, sono dei “takedown“. Prosegui la lettura ›

Scarica «Tifiamo 4». 34 fotoracconti scritti sull’Acqua.

Cover Tifiamo 4 definitiva

C’erano voluti due mesi per Tifiamo Asteroidel’antologia sorella di questa, e ce ne sono voluti altrettanti per Tifiamo 4 – Acqua (la scadenza per inviare le “giocate” era il 23 dicembre 2013).
Guidati da Mr Mill, il curandero, i 34 giocatori (uno dei quali bicefalo) hanno corretto, editato, migliorato e tagliato i loro fotoracconti. Poi lo stesso Mr Mill ha svezzato il pdf impaginando, prefazionando, sbozzando e disponendo. Troppo lavoro per un uomo solo: così, per la cover, ci siamo affidati a un ulteriore contest e Luigi Farrauto – copertinaro di Tifiamo Asteroide – ha scelto l’immagine qui sopra, realizzata da Davide Gastaldo. Prosegui la lettura ›

Quello che Cristicchi dimentica. Magazzino 18, gli «italiani brava gente» e le vere larghe intese

Simone Cristicchi

di Piero Purini (guest blogger),
con una postilla di Wu Ming e una breve linkografia ragionata.

[Abbiamo chiesto allo storico Piero Purini  – o Purich, cognome della famiglia prima che il fascismo lo italianizzasse – di guardare il discusso spettacolo di Simone Cristicchi e recensirlo per Giap.
Purini è autore del fondamentale Metamorfosi etniche. I cambiamenti di popolazione a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria. 1914-1975appena ristampato da KappaVu con una prefazione di Jože Pirjevec.
Consigliamo questo libro a chiunque voglia conoscere e capire la storia del confine orientale nel Novecento. L’autore ha scovato, consultato e confrontato non solo fonti “nostrane”, come troppo spesso accade, ma anche fonti in lingua tedesca, slovena, croata e inglese.
Per potersi dedicare alla ricerca degli «esodi» e delle migrazioni forzate nella zona che va dal Friuli orientale al Quarnero, Purini è dovuto andare all’Università di Klagenfurt, visto che in Italia aveva trovato solo porte chiuse. Metamorfosi etniche è l’espansione della sua tesi di dottorato.
Piero è modesto e non lo dice in giro, ma un paio di settimane fa lui e Poljanka Dolhar hanno messo in fuga da Radio 3 Marcello Veneziani, e senza nemmeno fargli «Buh!» Cliccare e ascoltare per credere, ma solo dopo aver letto l’articolo qui sotto.
In calce, una nostra postilla su «memoria condivisa» e rimozione del conflitto.
Ricordiamo che sotto il post ci sono due comandi: uno permette di salvarlo in ePub, l’altro lo apre in versione ottimizzata per la stampa.
AGGIORNAMENTO DEL 26/02: in fondo al post, ospitiamo la replica di Cristicchi.
AGGIORNAMENTO DEL 19/03: in fondo al post, Purini analizza la seconda replica di Cristicchi (e Bernas).]

Magazzino 18 di Simone Cristicchi mi è sembrato un’operazione teatrale molto furba con uno scopo politico più che evidente: fornire uno strumento artistico efficace per propagandare la cosiddetta memoria condivisa, tanto cara al mondo politico «postideologico», secondo cui tutti gli italiani devono riconoscersi in una storia comune. Storia comune di cui, fin dal nefasto incontro Fini-Violante del 1998, le foibe e l’esodo sono pietre angolari.

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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. Intervista allo storico Filippo Focardi

Copertina del libro di Filippo Focardi

Premessa – di Wu Ming 1

Ecco un’occasione da cogliere al volo.

Il 2014 si è aperto alla luminosa insegna degli «Italiani brava gente», la solita autonarrazione vittimistica e tossica su cui si basano tanto le versioni dominanti della vicenda «due Marò», quanto il discorso dominante sullo spettacolo Magazzino 18 di Simone Cristicchi. L’Italiano, chiunque e ovunque egli sia, va rappresentato come buono e come vittima: vittima dello straniero, delle circostanze, della sfortuna, di “traditori”…
Le parti di storia che vedono – o anche solo potrebbero vedere – l’Italiano nel ruolo di carnefice vanno minimizzate, quando non completamente rimosse. E’ sempre colpa di qualcun altro, sono «loro» ad avercela con noi. Prosegui la lettura ›

Noi, «piantagrane d’Europa». La BBC parla di Wu Ming e dei #notav

Europe's Troublemakers

Clicca sull’immagine per ascoltare la trasmissione.

Poco più di un mese fa abbiamo accompagnato in Val di Susa una troupe della BBC. Di Radio 4, per la precisione. Lucy e Mark stavano preparando una puntata della trasmissione Europe’s Troublemakers, che va alla scoperta di «controversial characters from different corners of the continent». Abbiamo mostrato loro i luoghi della lotta No Tav, a partire dal cantiere del «cunicolo geognostico» in Val Clarea. Ecco, in un breve flash, cos’è accaduto:

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Appello dei familiari dei 4 #notav arrestati per terrorismo

Obelix e Asterix dicono: la valle non si arresta
[Avremmo voluto introdurre quest’appello con “parole nostre”, perché abbiamo molto da dire sugli accadimenti recenti (ma anche sui meno recenti!) in Val di Susa, e torneremo presto a esprimerci al riguardo, e a esserci, ci saremo eccome, solo che in queste settimane il collettivo attraversa una fase emergenziale, da “comunismo di guerra”, e il tempo è poco,  e il fiato anche,  e così pubblichiamo senza preamboli, perché l’importante è diffonderlo, e diffonderlo adesso. Buona lettura, buone prassi. WM]

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. Prosegui la lettura ›