Dynamite! Un ordigno letterario e politico scagliato novant’anni fa (e non smette di esplodere)

Dynamite! di Louis Adamic è uno dei libri più famosi sulla lotta di classe nel ventesimo secolo. Uscito per la prima volta nel 1931, ampliato e rivisto dall’autore tre anni dopo, negli USA sollevò un polverone che sapeva di cordite e fulmicotone.

Il successo fu tale che dovettero leggerselo anche i padroni, e gli sbirri, talvolta seguendo consigli inattesi. Un’azienda chimica di Pittsburgh, la Federal Laboratories Inc., ne acquistò un centinaio di copie e le spedì a industriali e capi della polizia, accompagnate da una lettera che diceva:

«Leggete questo libro e guardate cosa succede, quanti morti provoca l’utilizzo nello scontro di classe di armi da fuoco e di dinamite. Affidatevi invece alle bombe lacrimogene della Federal Laboratories e rendete gli scioperi selvaggi e le manifestazioni dei disoccupati incruente, indolori, civilizzate!»

Louis Adamic, autore di Dynamite, Laughing In The Jungle e molti altri libri

Alojzij Adamič, in arte Louis Adamic (1898 – 1951)

Dynamite!, è il caso di dirlo, fece il botto. Non solo per le storie che narrava, ma anche per il modo in cui era scritto.

Agendo d’impulso, Adamic – di nascita e madrelingua slovena, autodidatta nell’uso dell’inglese – aveva piazzato l’ordigno all’incrocio di più filoni della letteratura statunitense a venire: il reportage narrativo; la scrittura working class (storie proletarie scritte da proletari); l’autobiografia migrante (qui sono in gestazione opere future, a cominciare da Laughing In The Jungle) e, ultima ma tutt’altro che ultima, l’autofiction.

L’esplosione fece arrivare Dynamite! in mezzo mondo. Divenne un libro di culto internazionale, omaggiato in versi da Bertolt Brecht, citato da Philip Roth nel Lamento di Portnoy – libro a suo modo non meno esplosivo – e consigliato dal sovversivo autore di noir Jean-Patrick Manchette. Anche il nostro Valerio Evangelisti rifletté a lungo sul libro di Adamic.

Dynamite! oggi, in Italia

Di questo classico ancora rovente proponiamo, alla buon’ora, la prima edizione critica e integrale in lingua italiana.

Lavoro portato a termine da Andrea Olivieri, che alla figura di Adamic ha dedicato anni di ricerche e un libro sorprendente, Una cosa oscura, senza pregio (Alegre, 2019).

Ci è sembrato giusto preparare un ordigno di nuova concezione, un ordigno stereoscopico: per la prima volta nella storia dell’editoria un titolo esce simultaneamente in due collane. Per giunta, due collane dalle personalità spiccate: Quinto Tipo, che dal 2014 fa decollare «oggetti narrativi non-identificati», diretta da Wu Ming 1 e Pietro De Vivo, e Working Class, che dal 2018 va in cerca di scritture proletarie, diretta da Alberto Prunetti.

Da qui la peculiare copertina double-face.

Un oggetto a tutta prima straniante. Sfruttando anche l’effetto-sorpresa, lo scagliamo nell’avvilente contesto – tanto letterario quanto politico – italiano, come nostro contributo a smuoverlo.

A rigore, col nuovo pacchetto sicurezza del governo Meloni, parti di questo libro sono illegali.

Data d’uscita e primo evento pubblico

Dynamite! arriverà in libreria venerdì 1 dicembre, ma è già acquistabile dal sito della casa editrice.

La prima presentazione si svolgerà a Roma il 6 dicembre, alle h.18.45, nell’auditorium dello Spin Time Labs, via di S. Croce in Gerusalemme 55.

Oltre al curatore e traduttore Andrea Olivieri e al condirettore della collana Quinto Tipo Pietro De Vivo  interverranno lo storico Alessandro Portelli, lo studioso di letteratura nordamericana Enrico Mariani e la dirigente sindacale Francesca Re David.

Dài retta al Chuncho: compra Dynamite!

Dài retta al Chuncho.

Chiudiamo quest’annuncio, e apriamo i giochi, con l’ultima battuta di dialogo del western rivoluzionario Quién sabe? (1966, regia di Damiano Damiani). La grida El Chuncho (Gian Maria Volonté), mentre lo braccano le guardie, a un peón che raccoglie da terra una moneta:

«Non comprarci pane con ése dinero, hombre! Compra dinamite! Dynamite!»

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