Gli utili idioti neofascisti e il futuro delle lotte contro il «green pass»

[Riceviamo e pubblichiamo una riflessione a caldo sui fatti di Roma scritta dal sociologo Niccolò Bertuzzi, di cui abbiamo già segnalato alcuni articoli.

Di nostro aggiungiamo: ci sono mobilitazioni cittadine contro il lasciapassare in cui i fascisti sono stati emarginati nelle piazze e cacciati dalle assemblee, come è giusto, come vuole il minimo della decenza.

È un dato di fatto, questa mobilitazione è molto differenziata e decentrata. Questo è al tempo stesso il suo limite e la sua forza. Ci sono situazioni arretrate in cui i discorsi sono confusi e ambigui, dai cortei partono slogan e canti a nostro avviso ripugnanti e i legami col mondo del lavoro sono labili, e ce ne sono altre più avanzate e interessanti, come quella di Trieste, dove sono attivi collettivi di compagne e compagni, il deprecandissimo ex-leghista ed ex-forzanovista Fabio Tuiach è stato allontanato dall’assemblea cittadina e, soprattutto, la lotta contro il lasciapassare si fa forte del protagonismo dei lavoratori del porto. Sicuramente nemmeno lì è tutto rose e fiori, ma il conflitto, almeno per ora, sembra dispiegato lungo la giusta linea di frattura. Vale la pena tenere d’occhio quel che succede nella città ex-asburgica.

Ora: non è detto che Trieste debba essere per forza l’eccezione, la “stranezza”, e Roma la regola, la “normalità”. Forse la situazione romana – che pure, come nota Bertuzzi, non corrisponde in toto alla narrazione mainstream di queste ore – è meno rappresentativa e più peculiare di quanto sembri. Una delle varie malattie dello sguardo da cui dobbiamo curarci è un certo “romacentrismo” propugnato dai media. Come abbiamo detto più volte, ogni problema o questione si capisce meglio dai confini, dalle estremità, e peggio dal “centro”.

Quando la realtà viene osservata solo dal “centro” e riportata a forza alla logica del “centro”, il suo resoconto diventa narrazione tossica. In questo caso, la narrazione tossica «chi è contro il green pass è fascista» serve a ostacolare l’evoluzione della lotta, serve a ostacolare chi i fascisti vuole allontanarli.

Detto questo, buona lettura. WM]

di Niccolò Bertuzzi *

Articolare compiutamente quanto avvenuto sabato a Roma, discuterne le conseguenze e cercare di uscire dal vicolo cieco in cui ogni giorno di più ci stiamo infilando – quello di un conflitto sociale ai piani bassi della piramide, mosso da ragioni inedite e soprattutto produttore di fratture inedite – è difficile ma necessario.

Per ecologia mentale inizio riassumendo il ragionamento per punti, che cerco poi di sviluppare in seguito.

1. È retorico ma imprescindibile iniziare dicendo che i fascisti che hanno occupato la sede nazionale della CGIL sono nostri nemici senza se e senza ma.

2. Il «green pass» è uno strumento da combattere, oggi come ieri. Questo non cambia di una virgola dopo sabato, anzi.

3. Questa presunto movimento “no-vax” / “no green pass” – sul confine c’è sempre più confusione – va studiato con attenzione. È un fatto che da settimane, ogni sabato, ci sono decine di migliaia di persone nelle piazze italiane in assenza di una reale organizzazione partitica o di movimento che le mobiliti.

4. Mi pare sia in corso un’enorme operazione che definirei di «redwashing», volta a riabilitare – spesso tramite retoriche legate alla Resistenza – un pezzo di “sinistra” (sindacale e politica) le cui colpe, specie in anni recenti, non si possono dimenticare.

5. A fare il paio con quanto sopra, c’è il rischio di un’ulteriore legittimazione delle politiche draghiane, già sostenute non solo da Confindustria ma in gran parte anche dai sindacati confederali e da buona parte di quella sinistra, non solo il Pd ma anche un po’ di mondo “a sinistra del Pd”. Ricordarsi sempre che il fascismo fa schifo, ma la tecnocrazia sviluppista neoliberale non è il nostro alleato.

6. Last but not least, l’aspetto su cui negli ultimi anni abbiamo completamente perso la guerra (e spesso la faccia): il ruolo giocato dall’informazione. Con tutta la consapevolezza di passare per «complottista», questa grande fiducia di molte/i compagne/i nel condividere contenuti di Repubblica, Corriere, Linkiesta, Huffington Post continua a lasciarmi piuttosto spaesato.

Fatta la scaletta, cerco di svolgere i sei punti.

Milano, 8 agosto 2021.

1. Il fascismo fa schifo, tocca perfino ribadirlo…

Il fatto di dover iniziare un pezzo come questo, su un blog come questo, puntualizzando l’ovvietà per cui i tizi di Forza Nuova che hanno occupato la sede CGIL sono dei nemici giurati, la dice lunga sulla deriva che ha preso il discorso pubblico.

Qualche anno fa, ma letteralmente nel 2019, questo era assodato. La premessa antifascista era data per sottintesa. Ancor più non c’era bisogno di spendere cinque righe di captatio benevolentiae antifascista per poi dire che comunque si è contro le politiche e la visione del mondo propugnata dall’ex presidente della BCE, da Brunetta e da Confindustria.

Comunque poco male: ribadire il fatto che i fascisti fanno schifo è un sacrificio che tutto sommato si fa sempre volentieri. Aggiungo: Forza Nuova andava sciolta anche prima, se quest’episodio servisse ad accelerarne la scomparsa, “ben venga”.

2. Non per questo il lasciapassare e la post-democrazia diventano belli

Il fatto che il fascismo faccia schifo non toglie che a partire da venerdì 15 ottobre saremo l’unico paese del “mondo sviluppato” a vincolare l’esercizio di una qualsiasi professione dipendente all’esibizione di un lasciapassare che certifica l’assenza di una singola malattia. C’è chi ne è fiero, e in generale questo non stupisce.

Non stupisce, ad esempio, che ne sia fiera Confindustria, ossia il soggetto che ha governato la pandemia in Italia quantomeno a partire dall’estate 2020… ma anche prima, se includiamo la sua opposizione alle zone rosse nel bergamasco.

Stupisce invece che alcune/i compagne/i siano innamorati del green pass, e che esultino all’idea di lavoratori e lavoratrici che perderanno lo stipendio – ed eventualmente il posto di lavoro, se non in certi casi il permesso di soggiorno.

Essere riusciti a incartarsi così tanto da non opporsi a questa barbarie è stato un esercizio che ha richiesto un certo sforzo. Lontani i tempi in cui si potevano accusare gli aperturisti e i “no vax” di «pensare solo all’aperitivo» o sminuire la questione perché «al massimo non andranno al cinema o al ristorante». Si poteva continuare a mantenere quella posizione, ma almeno opporsi all’utilizzo del lasciapassare come certificato-bis di idoneità al lavoro.

Su questo punto – opinione personale e assolutamente opinabile, forse anche ingenua – il problema non è nemmeno di tipo politico ma proprio di tipo psicologico: mi pare che molti/e siano proprio ormai incapaci o totalmente restii all’ipotesi di cambiare idea o semplicemente contestualizzare le situazioni al di là di una logica binaria bianco/nero, buoni/cattivi, ossia quella dipinta dall’informazione mainstream (vedi punto 6). Ricorda molto la terza superiore quando a scuola si sapeva chi era il tuo nemico e, anche se per caso diceva qualcosa su cui eri tendenzialmente d’accordo, gli davi addosso per ipotesi, invece di provare a declinare le sue istanze con registri diversi e migliori dei suoi.

È un problema che evidentemente eccede il vaccino, il lasciapassare etc. È proprio un problema di democrazia e dibattito pubblico. Mentre andiamo sempre più nella direzione di una post-democrazia tecnocratica dove anche il parlamento è esautorato e decide tutto il governo dei tecnici, sarebbero più che mai necessarie assemblee popolari o altre forme di partecipazione diffusa, per evitare l’incancrenirsi delle posizioni e la possibilità – perché no – di dire ogni tanto: «caspita, effettivamente potrei anche cambiare idea su qualche dettaglio».

Che gli italiani siano frustrati dalla classe dirigente e dall’agone politico attuale è chiaro anche a un bambino di otto anni: solo il Pd può veramente pensare che le elezioni di inizio ottobre – con più di metà degli aventi diritto al voto che stanno a casa – siano un trionfo del progressismo e una sconfitta dell’antipolitica e del populismo.

3. Le piazze del sabato: un nuovo movimento sociale?

Non sembra implausibile ritenere che molte/i dei non-votanti abbiano frequentato e frequentino le piazze di queste settimane. Seconda banalità di base dell’articolo, dopo il disclaimer antifascista: non si partecipa solo andando alle urne, lo si fa anche in altri modi, a partire dalle manifestazioni di piazza. Su questo spero che siamo ancora tutti d’accordo e, en passant, colgo l’occasione per esprimere solidarietà agli arrestati del sabato precedente a Milano, durante un corteo contro il lasciapassare che niente aveva a che vedere con l’estrema destra. Se è importante ribadire l’antifascismo, dev’esserlo altrettanto ribadire il diritto alla protesta e al dissenso, così come l’opposizione all’autoritarismo.

Recentemente mi è capitato di discutere in alcuni convegni accademici – nei quali, va riconosciuto, per ora si riesce a parlare della questione in un modo civile e costruttivo – se questo dei “no-vax” / “no green pass” sia un movimento sociale o meno. Al di là del dibattito accademico, la questione mi sembra centrale anche in termini politici. Di certo ci troviamo di fronte a forme di partecipazione e conflitto del tutto inedite, e ad alleanze – o per lo meno a convivenze – ancor più inedite. Se per movimento sociale intendiamo qualcosa che implichi un’identità collettiva precisa, dei referenti socio-culturali definiti, un posizionamento chiaro sull’asse destra/sinistra e un insieme di pratiche condivise, è chiaro che non è questo il caso.

Forse la cosa più simile, per quanto con notevoli diversità, va ricercata nel periodo in cui emergevano i cosiddetti «nuovi movimenti sociali» negli anni Sessanta-Settanta: il primo ecologismo, il consumerismo, la controcultura giovanile. Anche quei fenomeni, come le piazze di oggi, vennero inizialmente derubricati a capricci delle classi medie, in contrapposizione alle lotte operaie: certamente le classi medie c’erano allora come ora, ma la frattura appare trasversale, riguardando solo in parte l’identità di classe.

Oltre a questo, è difficile parlare di un movimento di respiro nazionale, data la differente composizione delle varie piazze che, spesso, rispecchia quella del singolo tessuto di movimento a livello cittadino: non è un caso che a Milano e Torino le piazze siano relativamente più “di sinistra”, a Roma “di destra”. Il che porta a un’obiezione in linea di massima corretta, ma maggiormente valida se rivolta ai gruppi militanti anti-lasciapassare di sinistra che se rivolta al signor Gino o alla signora Maria: e cioè che in piazza coi fascisti non bisogna proprio starci.

Trieste, 25 settembre 2021.

Al netto delle ricostruzioni storico-sociologiche, c’è un dato di realtà: questa gente esiste ed è piuttosto varia. Solo quei compagni che da decenni non escono dal loro orto – che sia la sede di un mini-partito di sinistra, un centro sociale autoreferenziale o qualche altro circolo underground della sinistra – possono seriamente essere convinti che si tratti esclusivamente, o anche solo principalmente, di un mix di fascisti e milanesi imbruttiti. È una convinzione data molto spesso non da malafede ma proprio da una scarsa dimestichezza col mondo fuori. Le bolle social non sono solo su Twitter o fra i cospirazionisti: non gliene faccio dunque nemmeno una colpa.

Semplicemente il dato di realtà – cosa nota a chi frequenta questo blog, ma più generalmente a chi ha visto alcune di queste piazze o a chi semplicemente ha un minimo contatto con quanto avviene fuori dal proprio orto – è che fra i cosiddetti “no-vax” / “no-green pass” c’è tantissima “gente normale” e anche un certo numero di compagne/i di varia estrazione, provenienti dall’anarchismo, dal mondo degli ecovillaggi, da quello delle medicine alternative, del volontariato o ancora dal pensiero decoloniale. Gente, per altro, che non corrisponde per niente alla narrazione che li vorrebbe come egoisti dediti solamente a pensare a sé stessi. Sarebbe evidentemente più semplice se fosse così, ma non lo è. Ritenere che questi siano più nemici di Draghi o Brunetta solo perché a un certo punto le carte sul tavolo sembrano andare in quella direzione, è una decisione da prendere davvero con la mano sul cuore.

4. Resistenza e «redwashing»

Intanto nei giorni scorsi si è fatta strada una retorica giocata sulla Resistenza che, lo dico con grande rispetto per chi l’ha fatta propria, risulta alquanto autoreferenziale. Il fatto di sabato è grave, ma nella sostanza sono personaggi che hanno saputo utilizzare l’occasione di una piazza per fare un coup de theatre e che – come avvenuto per l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2020 – hanno agito con il sostanziale beneplacito delle forze dell’ordine. È su questo che bisognerebbe riflettere. Avrebbero potuto assaltare i palazzi governativi o la sede di Confindustria e invece, guarda un po’, hanno assaltato la sede di un sindacato. Ma d’altra parte, sono fascisti e quell’assalto ha un valore simbolico.

Ribadire i valori della Resistenza, così come ribadire che i fascisti fanno schifo, è sempre buona cosa, ma francamente, e davvero con tutto il rispetto, capita di leggere cose scritte da compagne/i che sembrano uscire dalla bocca del parroco o del Presidente della Repubblica. Questa cosa, al di là del macchiettismo, rischia di salvare capra e cavoli in un momento in cui forse non sarebbe il caso.

Quando parlo di «redwashing» mi riferisco al tentativo di restaurare la facciata di certe strutture  – non solo alcuni sindacati, ma anche una certa “sinistra” che di fatto governa da anni con la Lega e coi tecnocrati autoritari – tramite l’uso di argomenti simbolici che rimandino a un passato vagamente “compagno”. Questo, ad esempio, porta alla trasformazione del vile attacco fascista di sabato scorso in un mega-spot della “sinistra” come rappresentante della parte sana del paese.

Nel presentare una certa area come quella dalla parte giusta della Storia, il recupero di alcuni simboli si sposa con il sostanziale appoggio alle politiche della governance neo-liberale. La dinamica è davvero simile a quella del greenwashing: per opporsi ai negazionisti climatici si abbracciano soluzioni sviluppiste, tecnologiche, di mercato, ma apparentemente riferibili al mondo dei buoni. Nuovamente la logica binaria che si impone, nel tentativo di espellere le opzioni di opposizione radicale al modello dominante.

In questo modo anche il sindacato e persino una certa parte di sinistra extraparlamentare possono diventare pedine dell’ecumenica alleanza draghiana.

5. Per riconoscere il nemico va ristabilito il senso delle priorità e delle proporzioni

È difficile prevedere quanto avverrà nel breve-medio termine, ma non stupirebbe un ulteriore innalzamento dei toni e dello scontro. Ovviamente in una situazione di questo genere, sarebbe necessario per il premier godere di ampio consenso e ancor più ribadire il suo profilo di padre buono, utilizzando la sua nota postura da mariantonietta.

Aver sdoganato il fatto che Draghi possa sì essere un nemico sul piano delle politiche economiche ma in fondo anche uno che vuole il nostro bene, è una cosa effettivamente incredibile. Mario Draghi è sempre colui che ha mandato sul lastrico milioni di famiglie greche in nome dell’austerity e che non perde occasione per ribadire che il green pass «serve a tenere aperte le aziende». L’assunto Draghi = buono vs. un cristo qualsiasi che per varie ragioni – mediche, politiche, culturali, di paura – non si vaccina = cattivo andrà ridiscussa fra qualche anno, finita questa difficile situazione, speriamo presto e in modo relativamente “indolore”.

6. «L’ho letto su Repubblica»

Da ultimo, come anticipavo, c’è la questione dei media, su cui non mi soffermo eccessivamente, avendo scritto qui e qui cose un po’ più strutturate. Tuttavia, al netto di tutto quanto sopra e parlando dalla posizione “privilegiata” di chi non sta perdendo il lavoro e soprattutto non ha avuto problemi particolari legati al Covid – ennesima banalità che però è sempre meglio puntualizzare! – mi pare che il problema principale provocato da questi due anni di pandemia sia la quasi totale scomparsa dell’approccio critico verso l’informazione mainstream. La battaglia si combatte (quasi) sempre a partire dalla definizione del reale offerta dalle fonti “ufficiali”.

L’ipotesi antisistemica si basava anche, direi soprattutto, su una messa in discussione dello statuto di veridicità della cosiddetta “stampa di regime”. Se andassimo seriamente a rivedere le narrazioni delle manifestazioni del 2001 – non solo Genova ma anche quelle appena precedenti – ci verrebbe l’orticaria, e diremmo giustamente che erano narrazioni funzionali al potere. Non si capisce davvero per quale ragione non debba essere così vent’anni dopo. Certo i soggetti in campo sono diversi – black bloc vs. fascisti; sinistra alterglobalista vs classe media/gente comune – ma la regia appare molto simile. Genova è un simbolo, ma lo stesso discorso si potrebbe fare per altre proteste degli scorsi anni, da quelle contro le grandi opere a quella contro Expo, passando per l’Onda studentesca.

Trento, 24 luglio 2021.

Di fatto, la stragrande maggioranza della gente che era a Piazza del Popolo sabato scorso è stata caricata e respinta con gli idranti (sounds familiar?), e non ha assolutamente partecipato all’attacco alla CGIL; tuttavia la narrazione è che sono tutti/e avversari della democrazia, ignoranti, egoisti, nemici del progresso.

L’idea che alcuni compagni ritengano quest’ultima riflessione sul ruolo dei media un «delirio complottista» mi spiazza, ma segna plasticamente una delle grandi vittorie ottenute dal neoliberismo in questi ultimi anni.

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* Niccolò Bertuzzi è PhD in Sociologia Applicata e Metodologia della Ricerca Sociale (Università Milano Bicocca). Ha lavorato e insegnato in diverse università, e pubblicato su numerose riviste internazionali fra cui: American Behavioural Scientist, International Journal of Sociology and Social Policy, Social Movement Studies, Journal of Consumer Culture, European Journal of Cultural and Political Sociology. Fra i suoi principali interessi di ricerca: mobilitazioni collettive, sociologia dei consumi, ecologia politica, giustizia climatica. Attualmente è ricercatore in sociologia politica presso l’Università di Trento.

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Postilla di Wu Ming – 13 ottobre 2021

Leggiamo in giro che definire i fascisti «utili idioti» sarebbe… «complottismo». Leggiamo anche pseudo-riassunti di questo post e della discussione secondo cui Bertuzzi e/o noi avremmo definito i fascisti «infiltrati» nella piazza romana, direttamente manovrati dal governo ecc.

Chi scrive cose del genere dev’essere alquanto digiuno di studi storici sugli ultimi centodue anni e delle analisi del fascismo fatte in ambito marxista, anarchico e in generale anticapitalistico. Comunque sia, è una “lettura” – le virgolette sono d’obbligo – appiattita sulla cronaca contingente e costretta nella cornice che i media e la politica spicciola impongono al dibattito: ogni cosa diventa «complottismo», ogni critica al potere è «complottista», non è più lecito pensare fuori dall’opposizione binaria «complottismo» vs. «anticomplottismo».

I fascisti sono sempre stati strumento del potere capitalistico e funzionali alla stabilizzazione. Non è un “complotto”: è la loro oggettiva funzione sistemica, qualunque cosa facciano. Per comodità rimandiamo a questo sunto di qualche anno fa. L’azione dei fascisti è sempre diversiva rispetto ai problemi reali e ai conflitti reali. A rigore, non c’è nemmeno bisogno di infiltrarli o manovrarli direttamente.

La narrazione di una piazza romana che di suo sarebbe “pulita” e scevra da contraddizioni ma sarebbe stata «infiltrata» dai fascisti non sta in piedi, ma non solo perché, come ripetono tutti, la manifestazione di sabato aveva tra i propri promotori, organizzatori e oratori “ufficiali” soggetti di estrema destra. Il punto non è questo, dato che: 1) non significa in automatico che tutte le migliaia di persone convenute fossero fasciste, e soprattutto 2) anche quando la convocano altri, la piazza è comunque attraversata da contraddizioni.

Infatti non solo ci siamo guardati bene dal proporre la narrazione di una piazza “buona”, ma questa è già negata dal nostro assunto di partenza, più volte ribadito in questi mesi, a ogni fase di sviluppo delle nostre riflessioni.

L’assunto di partenza è che un grave deficit di opposizione critica alla gestione governativa dell’emergenza pandemica ha lasciato vuoti immensi spazi che altri discorsi hanno in parte riempito e in cui altre soggettività – fascisti, arruffapopoli cospirazionisti, sedicenti guru – cercano protagonismo. E spesso lo trovano, ma lo trovano per colpa nostra, per mancanze di chi si pensa anticapitalista.

Quegli spazi, tuttavia, sono spazi di conflitto, seppure maldiretto, confuso. Sono mobilitazioni basate su nuclei di verità, cioè su problemi e disagi che la gestione pandemica ha esacerbato.

Ragioni sensatissime per opporsi al lasciapassare ce ne sono a iosa, le abbiamo riassunte qui e alcune sono condivise da tutti i sindacati di base, tanto da essere parte della piattaforma comune dello sciopero generale di ieri.

Disconoscere in toto le mobilitazioni in corso, rifiutarsi di comprenderne la composizione sociale e i possibili sviluppi, accontentarsi di facili etichette proposte dal mainstream è un errore tragico. Bisogna discernere.

Discernere. La narrazione di una piazza romana che senza l’azione organizzata dei fascisti sarebbe “pura” non sta in piedi… ma ancor meno sta in piedi quella opposta di una mobilitazione anti-lasciapassare che in tutta Italia sarebbe «in mano ai fascisti». Chi si dice anticapitalista o anche solo “di sinistra” e poi sottoscrive questa caricatura ideologica propugnata dal governo, dal PD e dall’informazione mainstream – questa «regia», come la chiama Bertuzzi, perché è proprio un film – testimonia solo della propria bancarotta intellettuale e politica: pur avendocela sotto gli occhi, non sa più riconoscere la demonizzazione del conflitto sociale.

Quelle piazze sono molto diverse l’una dall’altra e, come dimostra il caso triestino, possono avere un’evoluzione sorprendente, che sfida ogni cliché e ha tra i propri fulcri la solidarietà di classe.

Qualunque sia l’esito di queste mobilitazioni, nessun fuoco di sbarramento mediatico, nessuno shitstorm, nessuna strumentale e ipocrita union sacrée neoliberale, nessun uso strumentale dell’epiteto «complottisti» potrà rimuovere questi dati di realtà, il fondo di nuda roccia sotto la fuffa su cui prima o poi il piede deve poggiare.

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74 commenti su “Gli utili idioti neofascisti e il futuro delle lotte contro il «green pass»

  1. Riflessioni importanti, da tenere nella massima considerazione. La protesta contro il green pass è trasversale alla politica e alla società, così come l’adesione al green pass. Molti lavoratori vaccinati e dotati di green pass ne sono fermi sostenitori per paura: ritengono di essere protetti dal green pass (degli altri) anziché dalla propria vaccinazione. Il risultato è che il green pass divide gruppi sociali che dovrebbero essere uniti e solidali, ed è in queste divisioni che i neofascisti trovano spazio per infiltrarsi. D’altra parte l’infiltrazione giustifica la repressione che i lavoratori pro green pass tendono ad approvare. In fondo al discorso c’è il principio che il terrore è un eccellente strumento di governo ed i governi hanno usato la pandemia allo scopo di produrre il terrore, con toni millenaristici. Uscire dal clima che è stato creato non sarà facile.

  2. Volevo contribuire con un racconto di prima mano. Non trovando nessuna alternativa(sono di Roma) e volendo manifestare da tempo contro questa gestione pandemica da operetta, mi sono unito due volte alle piazze #nogreenpass in particolare seguendo il canale Telegram omonimo.
    Già il fatto stesso che stia commentando Giap può dare una misura della mia orticaria quando buttavo occhiate alle attività del gruppo Telegram, sia per i post della “testa” che per i commenti della “base”. Erano(e sono) per la maggior parte commenti che riassumerei col loro incipit: “Sveglia!…”. Non mancavano bandiere italiane, segnacci vari, motti più o meno rimasticati, un uso delle parole poco equivocabile tipo scrivere “Nazione” sempre e comunque al posto di stato o paese.
    Nonostante questo fastidio(per usare un eufemismo) ero determinato ad andare a vedere come fossero veramente composte le piazze del Sabato. La mia speranza era di trovare delle persone, che come me, non sapevano dove sbattere la testa e, magari, una zona grigia con la quale, seppure senza sovrapposizioni culturali idilliache, trovare l’entusiasmo di sostenere la singola protesta e niente più.
    Devo dire che in parte questa speranza non è stata tradita. Soprattutto nella manifestazione di piazza San Giovanni c’era pochissima robaccia e un gruppo veramente eterogeneo di persone. Si distinguevano parecchie generazioni: fricchettoni, mamme pancine, qualche pischellaccio, borghesotti con gli occhiali da vista con le stecche colorate e, inevitabilmente, anche qualche gaglioffo con un equipaggiamento da bancarella di trombette durante i mondiali di calcio.
    Il palco è stato niente male anche per la musica passata, figurarsi che hanno chiuso la programmazione musicale con “El pueblo unido…”.
    (blocco 2500 battute mi costringe a continuare nel commento al commento)

    • (Continua)
      In definitiva credo che queste siano delle piazze dove c’è molto da salvare e, personalmente, ritengo che i tanti “primavoltisti della piazza” siano una cosa da osservare col massimo compiacimento. Al contrario la presenza di persone che non hanno mai avuto niente a che fare con attività di piazza è stata spesso, se non strumentalizzata dal gonfalone pro-vax, comunque oggetto di sferzate da parte di compañeros, con contributi tipo questo:
      https://contropiano.org/corsivo/2021/09/24/ribelli-no-0142405
      veramente una lectio magistralis su come si riesca a comporre al 100% di cazzate un testo.
      Ad onor del vero devo dire che recentemente mi sono cancellato dal canale Telegram #nogreenpass e la goccia ce ha fatto traboccare il vaso è caduta durante il down di Facebook&c. Gli amministratori hanno fatto un post che recitava più o meno “Facebook e Whatsapp al buio, chissà costa stanno nascondendo…” seguita da un profluvio di commenti che vi lascio solo immaginare. Per quante buone intenzioni possa tenere nel cuore, sono umano anche io.
      Un’ultima osservazione sul recente attacco fascista a CGIL. Sempre da romano, niente di quello che ho visto è una novità: solito schema coi fasci immischiati e la polizia che se li guarda facendoli accomodare dove vogliono. Purtroppo, come già descritto da più parti, queste #nogreenpass non sono piazze tecnicamente in grado di espellere gruppi così nutriti di fogna nuova.
      In definitiva dal mio misero osservatorio, senza pretesa di avere alcuna significatività sociologica, ho constatato che in queste piazze c’è tanto tanto da salvare e vorrei vedere più rispettati i “nuclei di verità” dietro le intemerate con protagonisti Gates e Soros quali baroni malvagi dei vaccini ripieni di microchip.

      • La tendenza a sbraitare «questi dov’erano quando si trattava di manifestare contro X e Y?!» di fronte a persone che si mobilitano per la prima volta è tante cose insieme:

        1) una verità parziale generalizzata indebitamente, perché in quelle piazze non ci sono solo “primavoltisti” ma anche una pluralità di persone che lotte ne hanno fatte, e che alla domanda «prima voi dov’eravate???» potrebbero agevolmente rispondere: «Dove fino a qualche tempo fa eri anche tu… Tu invece dove sei adesso

        2) uno scatto identitario e proprietario: «manifestare è cosa nostra, è parte della nostra tradizione, in piazza c’eravamo prima noi!», dice “quello-di-sinistra”. Peccato che la piazza non sia di sua proprietà e, soprattutto, che lui l’abbia lasciata vuota. La piazza non è di nessuno se non di chi se la prende.

        3) una manifestazione di snobismo di fronte a una mobilitazione “senza pedigree” e non più leggibile coi soliti parametri, e dunque: «Pfui, ma chi sono questi parvenus?» È, appunto, gente pervenuta. È “quello-di-sinistra” a non essere pervenuto.

        4) il modo più rapido di liquidare una mobilitazione che mette “quello-di-sinistra” di fronte a contraddizioni che non ha voglia (né capacità) di affrontare.

        5) un modo per tacitare la propria cattiva coscienza: l’adesione acritica alla gestione pandemica ha spinto “quello-di-sinistra” nella totale subalternità e passività: «lasciamo fare a chi ci salva la vita». Ora il soggetto passivizzato è semiconscio del fatto che motivi per scendere in piazza ce ne sarebbero, le politiche di Draghi sono eclatantemente padronali, ma niente, non ce la fa, perché una volta che sei sprofondato nel tran tran passivo (per la spinta inerziale della paura provata, per tanti motivi) è molto difficile scuoterti, e allora covi rancore contro te stesso, e contro chi – con tutti i limiti – mobilitandosi ti ricorda la tua passività.

        «Perché proprio ora?» e «Perché proprio per il green pass?» sono due domande importanti, ma diventano futili se poste come le pone “quello-di-sinistra”, cioè in modo ricattatorio e liquidatorio.

        Ha anche poco senso concionare filosoficamente sul presunto abuso del termine «libertà» nella comunicazione di queste piazze. Una parte di ceto medio proletarizzato e impaurito, non conoscendo altri linguaggi rivendicativi e non essendo erede di tradizioni di lotta con vocabolari consolidati, traduce in termini di libertà “borghesi” la rabbia per il proprio declassamento recente o in corso o imminente, per l’ingiustizia che sente di aver subito a seguito di com’è stata gestita l’emergenza pandemica.

        Le accuse di «anarcocapitalismo» e «ideologia libertarian» rivolte a queste piazze, i paragoni col “riaperturismo” confindustriale, trumpiano, bolsonarista sono fuori fuoco, perché il più delle volte non si sta davvero parlando (solo) di «libertà»: si sta parlando di proletarizzazione, ma in virtù del processo di “traduzione” di cui parlava qualche tempo fa qui su Giap l’utente Rinoceronte Obeso, si dice: «Ho male alle cure», «Ho male al vaccino», «Ho male alla libertà». Che significa: «Ho male dappertutto».

        Mi è tornato in mente un articolo molto intrigante che lessi su Lundi Matin durante il “momento giallo”, nell’autunno 2018, si intitolava «Classe moyenne et révolution» – poi raccolto nel quaderno 4 di Lundi Matin dedicato ai gilets jaunes – e a un certo punto vi si leggeva (traduzione mia veloce):

        «[…]Il momento in cui gente del ceto medio dichiara che una tale decisione governativa è la goccia che fa traboccare il vaso, e agisce di conseguenza, è il momento in cui si afferma quella verità sociale di cui tutti fanno esperienza: le costrizioni economiche sono costrizioni politiche. Quando si hanno entrambi i piedi in questo mondo, quando dunque non si ha alcuna ragione di considerare che esista altro oltre il mondo del denaro, allora una tassa, una svalutazione del salario, un qualunque decreto “economico” è vissuto direttamente come un potere che viene esercitato, come un abuso dichiarato. Questa situazione può in ogni momento esplodere in una sollevazione. Non serve a nulla domandarsi perché proprio quella goccia tra milioni di altre. È capitato che quella goccia fornisse l’occasione.»

        • Ti ringrazio per avermi dato nuovi spunti da mettere in cascina per le varie discussioni sempre in corso con amici, conoscenti, parenti e serpenti. Tanto è tutto stampato con la stessa matrice dello snobbismo, se ne possono fare 100mila esempi. Che poi sono tutte manifestazioni esteriori del convincimento diffuso (ahimè) “la democrazia è sopravvalutata”, del “io non farei votare nessuno se non si abilita prima con un esame di educazione civica”, mi sembra ce ne sia un riferimento veloce anche nel vostro (WM) articolo con la spiegazione della vostra sparizione dai social.
          Da un punto di vista psicologico-emotivo rappresenta l’atteggiamento, banalmente, di chi vuole rimanere chiuso nella sua zona di comfort e, se sente delle dissonanze nell’aria, si tappa le orecchie e strilla “da-da-da-dad-a”.
          Inoltre è anche l’atteggiamento psicologico di chi deve per forza mantenere un punto. Se lo modifica anche di un nonnulla, si sente automaticamente a “lesser person”.
          P.S. @WM1 ti devo fare un complimento e te lo devo fare in romanesco:
          “c’hai na penna mortacci tua…..”
          Me lo hai suscitato una volta in più col commento qua sopra :-)

      • “Purtroppo, come già descritto da più parti, queste #nogreenpass non sono piazze tecnicamente in grado di espellere gruppi così nutriti di fogna nuova.”
        Non lo sono perché quelle piazze (Roma) sono DI fn sin dall’inizio della pandemia. Questo argomento dell’infiltrazione in una manifestazione che altrimenti sarebbe riuscita, secondo me non regge. L’hanno organizzata loro e sul palco ci sono andati loro. A Roma (da altre parti pare sia diverso: vedi i resoconti di tuco da Trieste), prendendo in prestito le parole del compagno Vanetti, “per le sue caratteristiche sociali prima ancora che politiche questo movimento reazionario non può essere “conteso alle destre”, “attraversato” o fesserie simili: è semplicemente un nemico, come lo erano i Forconi a cui del resto assomiglia molto.”
        E non mi sento di snobbare la piazza ritenendo fondate e giuste queste parole.
        Se posso anche provare compassione per qualche verginello delle piazze che non si pone la questione di chi quella piazza l’ha convocata, non posso invece che provare rabbia per chi vuole vederci ad ogni costo una novella massa rivoluzionaria.

        • Guarda, io ho imparato a diffidare dal paragone tra X e i “Forconi” da quando fu usato per liquidare i Gilet Gialli, che invece si sono rivelati tutt’altro: un’ondata di sollevazione antisistemica trasversale, ricca, composita, per molti versi fondativa. Con tutte le contraddizioni anche acute che la attraversavano, sia chiaro.

          Proprio il paragone omologante – e in quel caso provincialotto, angustamente italocentrato – col fuoco di paglia dei “Forconi” impedì a molti di capire i GG. Erano «i forconi francesi», punto. Rilascio di endorfina, tutto ok, passiamo ad altro.

          E invece è stato un Evento, di quelli veri. La più lunga ondata di movimento della storia francese. E per la sua composizione e le sue dinamiche e tattiche, una prefigurazione delle mobilitazioni a venire.

          Nemmeno in questo caso il paragone mi convince, perché i Forconi furono un fenomeno effimero, durarono pochissimo, mentre qui abbiamo centinaia di realtà cittadine che da quattro mesi, imperterrite e cocciute, riempiono le piazze richiamando sempre più gente.

          Situazioni, come si diceva, molto diverse tra loro, mentre il paragone le “indifferenzia”, le omologa non una ma due volte:
          1) le omologa a un fenomeno di dieci anni fa che probabilmente c’entra poco;
          2) le omologa l’una all’altra, in uno schemino “nazionale” – tarato su Roma, il più delle volte – che impedisce di cogliere importanti differenze e specificità e di comprendere i processi di soggettivazione in corso – e di conseguenza i possibili nuovi scenari.

          Per dire: paragone, schemino e sentenze sommarie – «reazionari!», «nemici!» – non spiegano in alcun modo la simbiosi triestina tra piazza anti-lasciapassare e lotta dei portuali contro uno strumento che discrimina i lavoratori. In più c’è l’odierna convergenza con lo sciopero generale dei sindacati di base (che sono ben presenti al porto). È per caso «reazionaria» quella situazione? A me non pare proprio.

          Le compagne e i compagni che tra mille difficoltà intervengono là dentro non sono partite da una lettura aprioristica, non hanno pensato di risolvere tutto in frasette a misura di Twitter: hanno cominciato a fare lavoro politico in quella situazione, stando nella contraddizione anziché schivandola.

          Perché è inutile fare gli scongiuri: le mobilitazioni del futuro partiranno “spurie”, man mano che il capitale, in un’accelerazione vertiginosa della sua sussunzione reale, proletarizzerà e divorerà sempre più esistenze. Partiranno spurie perché ai soggetti che le avvieranno mancheranno i retroterra che ci piacerebbe avessero: la memoria delle lotte operaie e dei movimenti sociali, una coscienza di classe, una tradizione di conflitto sociale in famiglia ecc.

          Anzi, spesso saranno “biconcettuali”: proletari per nuova condizione vissuta e borghesi per residuo di mentalità. Perché in un primo momento, proprio per via dello shock del declassamento, cercheranno di coltivare ancora i valori piccolo-borghesi di prima, scampoli dello status precedente.

          Come dice George Lakoff, ai “biconcettuali” ci si approccia rivolgendosi alla parte del loro cervello che hanno in comune con noi. Dunque bisognerà “parlare” alle loro condizioni materiali, a ciò che vivranno nel corpo.

          Mobilitazioni e situazioni del genere richiedono maggiore fatica interpretativa, maggiore immaginazione politica e maggiore pazienza. Solo con la pazienza, e rinunciando all’impulso di categorizzare subito quel che sta avvenendo, si può sperare di innescare sintesi proficue. La fretta da social, quella sì ci è senz’ombra di dubbio nemica.

          Nel caso dei Gilet Gialli, la memoria delle sollevazioni precedenti quei soggetti la acquisirono nel corso della lotta, quando affluirono nella mobilitazione sempre più reduci degli scontri pregressi – ultimo in ordine di tempo la rivolta di massa contro la Loi Travail di Macron – e protagonisti di lotte territoriali ancora in corso – come la lotta della ZAD a Notre-Dame-de-Nantes.

          • Paragone fra l’altro fatto apprendendo qualcosa sulle piazze esclusivamente da repubblica, visto che manco Napoli Monitor pare vada bene (di questo articolo, che per quanto ne so è l’unico a tentare una qualche sistematizzazione, non parliamone neppure visto che è su GIAP e quindi).
            Dalle reazioni mi pare di poter dire che ricapitolando con i fascisti ci puoi fare il governo (Giorgetti è un seguace di Freda, come ricorda Piersanti); puoi ospitarli nei circoli; puoi serenamente accettare i loro endorsement per i tuoi candidati; puoi commerorarne gli antenati, puoi usarne il linguaggio nei confronti di immigrati (soprattutto) e poveri in generale ma se durante una manifestazione non sei pronto a scatenare l’inferno per cacciarli via sei un povero stronzo e idiota. Fico.

        • Ti hanno già risposto altri, ma ci tengo a precisare e capire:

          «“per le sue caratteristiche sociali prima ancora che politiche questo movimento reazionario non può essere “conteso alle destre”, “attraversato” o fesserie simili: è semplicemente un nemico».

          Se si sta parlando di FN, ovvio che sia così.

          La frase però parla di “questo movimento” per cui credo si intenda “tutti” quelli che hanno manifestato a Roma e secondo me questa è già una approssimativa semplificazione (di quelle che normalmente non piacciono), ma non conosco Roma né tantomeno le sue piazze, per cui potrebbe anche essere.

          Se si vuole estendere però il ragionamento a “tutti” quelli che in tutta Italia manifestano contro il green pass a meno che non siano dipendenti organizzati e sindacalizzati a me sembra un errore colossale.
          Estromettere sempre e comunque “il signor Gino o la signora Maria” o peggio ancora ridurre i loro problemi a mera “reazione” non mi sembra faccia un gran servizio a nessuno, nemmeno al proletariato di cui spesso, anche senza contratto da dipendente, potrebbero far parte anche i suddetti Gino e Maria.

          Anche perché (correggetemi se sbaglio) la “reazione” pensavo fosse quella dei ceti medio-alti a qualcosa di politicamente “brutto” per loro ma “bello” per il proletariato (tipo “la terra ai contadini” o il salario minimo garantito o la settimana di 35 ore).

          E non mi sembra proprio che il GP, l’obbligo vaccinale, le altre scelte di politica del lavoro ad esempio nella PA perpetrate da questo Governo e contro cui manifestano queste persone siano propriamente riconducibili al sol dell’avvenire! (leggasi: riconducibili a qualcosa di “bello” per la sinistra e “brutto” per i ceti medio-alti che vi reagirebbero).

  3. Su questo punto, di cui qualche giorno fa ragionavamo anche con WM1: i gruppi Telegram contro il greenpass sono espressione di una nicchia, “militante” tra molte virgolette, e in molti casi non hanno nessun ruolo nell’organizzazione delle manifestazioni. Per chi, per qualsiasi ragione, voglia seguire le mobilitazioni possono essere persino fuorvianti.
    A Trieste questo è un dato certo e provato dal fatto che tutte le scadenze sono state decise in assemblee in presenza, aperte (nell’ultima delle quali, come ricorda l’introduzione al post, sono anche stati allontanati noti fascisti), e il coordinamento triestino ha anche scelto di non avere né pagine Facebook né su altri social, ma solo una pagina web molto essenziale, che peraltro Google non indicizza https://nogreenpasstrieste.org
    Malignamente sarei portato a pensare che per molti giornali (e ahimé per molt* compagn*, come rileva Bertuzzi) è più semplice perpetuare il mito dei «canali telegram no vax»: permette di appiattire tutti i contenuti sulla merda che gira là dentro. Inoltre permette di scrivere un bel po’ di articoli (e indignatissimi post FB e tweet) senza allontanarsi dal confortevole desk casalingo.

    • Il fatto che la mobilitazione finora più riuscita, interessante e inclusiva sia anche l’unica che non ha puntato sui social, che ha come ambito deliberativo le assemblee in carne e ossa e addirittura pratica il degoogling a me sembra altamente significativo. Correlazione non è causalità, certo, ma il nesso è da approfondire.

  4. A conferma di quanto abbiamo scritto più volte, e cioè che gridare al nemico pubblico “No Vax” serve anche a demonizzare il conflitto sociale tout court e qualunque movimento antisistemico, ecco Molinari che approfitta del clima da “santa alleanza” per dire cose gravissime contro il movimento No Tav e invocare la più dura repressione. L’Emergenza come metodo di governo funziona così.

    https://www.notav.info/post/le-deliranti-parole-di-maurizio-molinari-sui-notav/

    • Visto sul web, letto con piacere la risposta dei NoTAV. A me non ha stupito tanto Tajani che dopo una mezza sillaba di condanna dell’assalto alla CGIL ha provato a ribaltare, tirando in ballo il movimento NoTAV che con la situazione non c’entrava assolutamente nulla. Non mi ha stupito Molinari, con la sua ributtante e menzognera tirata (è arrivato a dire che “i NoTAV a Torino sono avvertiti dalla gente come pericolosi terroristi”).
      Quello che ho trovato desolante, ributtante e fastidioso è che Landini non abbia nemmeno abbozzato una reazione. Si sta parlando dell’assalto alla CGIL, a casa tua, e tu accetti che per 5′ senza contraddittorio nè obiezione l’argomento diventi completamente diverso.
      Tu senti accomunare un movimento di popolo che dura da 30 e più anni, coinvolgendo una intera valle, a una azione squadrista di un manipolo di fascisti che devasta come 100 anni fa la sede CGIL e non li mandi nemmeno a stendere? Anche se non condividi le finalità di quel movimento avresti il dovere morale di denunciare che le due situazioni sono proprio su pianeti differenti!

  5. Segnaliamo:

    Green pass, i lavoratori portuali di Trieste: «No all’obbligo, il 15 ottobre pronti a fermare il porto»

    https://archive.is/g3lC4#selection-3729.1-3729.104

    • Ultime da Trieste.

      Oggi pomeriggio almeno 10mila in corteo contro il green pass. Grande partecipazione operaia (portuali, ferrovieri, alcune grosse fabbriche). Slogan incentrati soprattutto sul lavoro: il green pass è giustamente percepito come strumento di ricatto e di controllo dei padroni. Una piazza che mantiene comunque anche un certo livello di entropia, e cazzate varie qua e là se ne sentono sempre.

      In mattinata c’è stato il corteo dell’ USB e dei cobas, un migliaio di lavoratori, e lì ovviamente si percepisce una maturità politica maggiore, anche nel modo in cui è articolata l’opposizione al geen pass. Una parte di loro comunque erano presenti anche nel corteo del pomeriggio.

      Domattina corteo studentesco per la sicurezza delle scuole, dopo la chiusura di una sede per caduta di calcinacci in aula, e la minaccia di risolvere il problema sbattendo tutti in DAD.

      Senza idealizzare la piazza di oggi pomeriggio, che come ho detto di contraddizioni ne ha parecchie, quel che è certo è che Trieste è *molto* lontana da Roma.

      • Oggi A Trieste un corteo bello grosso di studenti medi che chiedono scuole sicure (nel senso proprio della statica, dei crolli, roba così), e non vogliono che la DAD venga utilizzata per evitare di risolvere questo problema, che c’era da ben prima del covid. Gli studenti sono i primi ad essere usciti dal virocentrismo.

        Al di là del (sacrosanto) merito specifico della protesta, il fatto stesso che si siano ripresi lo spazio pubblico dopo due anni in cui sono stati accusati di ogni nefandezza è un fatto profondamente politico. Non credo che l’apparato politico-mediatico che li ha confinati in casa per un anno e mezzo potrà mai riuscire a fare il bis.

  6. Concordo praticamente su tutto della riflessione di Bertuzzi.

    Credo di poter aggiungere molto poco, ma i punti 3, 5 e 6 in particolare contengono degli argomenti che per me sono un fatto assodato (oltre ovviamente alla premessa del punto 1).

    E’ fondamentale secondo me l’invito a ristabilire il senso delle priorità e delle proporzioni, che aiuta molto di più a “fare squadra” che non la ricerca di una fantomatica “realtà” condivisa.

    Cosa sta “a monte?” Quali sono i valori comuni che non possiamo negoziare? Io non mi “alleo” con te anche se sei un compagno e nemmeno ci discuto e ti chiedo anche una professione di fede prima di parlare perché siccome credi all’omeopatia (ma fosse anche agli ufo o alle scie chimiche o “Dio non voglia”, alle cure alternative) sei un decerebrato e forse fascio? (e che faccio? mi schiero con il Governo!?)?
    Oppure visto che entrambi condividiamo valori comuni ben più importanti e prioritari, la difesa di diritti fondamentali e un’idea di società più giusta ed equa possiamo fare un pezzo di strada insieme? Ragionare assieme su cosa proprio non va? come dice l’autore «Ricordarsi sempre che il fascismo fa schifo, ma la tecnocrazia sviluppista neoliberale non è il nostro alleato», sempre di destra e di futuro tendenzialmente distopico si tratta.
    Sul punto 6, poi con me sfonda una porta aperta. Se “complottista” è qualsiasi cosa non sia pubblicato sul mainstream* e a dirlo siamo proprio “noi”, boh, mi sa che abbiamo già abdicato a qualunque possibilità di critica “al sistema”.

    *un poscritto un po’ così, ma finisco in fretta: ieri sera agonizzando davanti alla TV ho visto qualche pezzo di The Island, un film di fantascienza con Ewan McGregor e Scarlett Johansson in cui ho notato qualche assonanza con la situazione * informativa * odierna.
    Lì c’erano dei tizi che vivevano sotto terra credendo ci fosse stata una catastrofe planetaria e sperando di essere sorteggiati per andare sull’unico posto incontaminato rimasto, ma le cose non stavano proprio così. [evito spoiler].
    Ora, ovvio che il paragone non ci sta: la pandemia c’è stata e sono tuttora possibili altre ondate, ma il parallelismo è sul fatto che “visto che c’è stata”, ci facciamo andare bene qualsiasi cosaccia ci propinino per “il nostro bene”.

  7. La settimana scorsa il governo mi ha costretto, de facto e non de iure, a cambiare un televisore non nuovo ma perfettamente funzionante.
    Domani, molto probabilmente, mi appiederà costringendomi, de facto e non de iure, a sbarazzarmi della mia auto diesel non nuova ma perfettamente funzionante, in ossequio al quel greewashing citato nell’articolo (e senza macchina non vado a lavorare, quindi motivo per incazzarmi e protestare ne avrei). Il governo mi frustra e mi manipola, portandomi, de facto e non de iure, esattamente nella direzione nella quale vuole portarmi, facendomi fare esattamente quello che vuole che faccia. Col green pass la tattica è esattamente la stessa, ma è solo contro il GP che scendo in piazza. Perché? Dov’è la logica? Dov’è la coerenza? Perché quando si parla di GP mi comporto in un modo e quando si parla di televisore in un altro? Eppure la platea è la stessa. La presa per i fondelli da parte del governo è la stessa. Il principio sotteso a queste imposizioni mascherate è lo stesso.
    E allora, forse, ha ragione rinoceronte obeso, secondo cui questa è l’occasione per esternare e portare all’attenzione il mio male a tutto. Farei attenzione, dunque, a concentrare le analisi sociologiche sul GP, che forse è poco più di un pretesto. In mezzo alle proteste forse c’è tutto, e operare dei distinguo in mezzo a quel tutto potrebbe rivelarsi un esercizio sterile, oltre che faticoso. E non vorrei che “no GP” sia solo un utile specchietto per le allodole, un utile slogan per attirare la gente in piazza sventolando l’argomento divisivo, l’argomento-sfogo, reso tale da un anno e mezzo di delirio.
    Ecco, pensavo questo fino a qualche minuto fa. Poi ho letto la citazione dal quaderno 4 di Lundi Matin riportata da WM1. ‘sti cazzo di francesi….

    • Si puo’ porsi questa domanda su tante cose che meriterebbero una mobilitazione più che forte ma non ottengono attenzione alcuna. Perché in Italia non ci si è mobilitati contro Monti? O contro Draghi, che ha stilato la distruzione del diritto del lavoro quando era alla banca d’Italia http://www.costituzionale.unige.it/lara.trucco/Lettera.pdf e ne ha avuto in cambio la presidenza della BCE per poi tornar qui a compiere l’opera dell’altro Mario? Perché la sx ha voluto “la rotta d’Europa” anziché “la lotta d’Europa”? Sostanzialmente non un fiato né allora né ora, e se ci si ricorda di chi sia Draghi è solo per la Grecia, certo più spettacolare quando ha negato la liquidità di emergenza al governo sgradito di Tsipras per renderlo obbediente, ma non l’unica delle sue prodezze di bravo del padrone.
      Perché per il lasciapassare si’?
      Per quanto riguarda la “sx” è un mistero, o meglio non è un mistero se si considera la sua subalternità profonda, molecolare all’UE, che data da trent’anni, si declini in un riformismo velleitario o in un’ostentata quanto finta indifferenza, entrambi profondamente ipocriti e quindi sostanzialmente inutili. Per gli altri, forse perché appare più “lecito” e appare più lecito perché è più affine alle libertà borghesi, benché copra un disagio di forte impronta economica. Quindi rassicura sulla possibilità di rimanere bravi cittadini perbene che semplicemente non ne possono più degli impedimenti a condurre “la vita di prima”. Il disfarsi an-nichilista del 5* puo’ avere lasciato in giro un bisogno di esprimersi e di esserci che si sposa con le correnti no vax che hanno percorso quel partito. Poi ci sono ovviamente tutti coloro che le chiusure hanno danneggiato, tipo i ristoratori, che protestano semplicemente perché il lasciapassare gli dà degli obblighi che loro rifiutano per principio: nessuno deve intromettersi nella loro iniziativa privata.
      Di sicuro pero’ i GJ non sono la stessa cosa.

      • Però questo non è così vero: in quegli anni ci sono state lotte importanti contro il debito, sul diritto all’abitare (contro il “decreto Lupi”), e soprattutto le varie iniziative di protesta contro la EZB – penso in particolare a Blockupy Frankfurt (2012, 2013, 2015: me lo ricordo bene perché sono stato fra i molti italiani fermati dalla polizia dell’Hessen durante la prima edizione) – che, fra tutte le difficoltà del caso, cercavano di rilanciare in senso europeo la lotta contro l’austerity che ha segnato la fase post-2008. È vero che alla fine non si può dire di essere riusciti ad aprire un ciclo di lotte europee, ma che quello sia il fronte ci sono pochi dubbi.

        • @Frn: ti riferisci per caso a quelle « carovane » detto in senso positivo, che partivano un po’ da tutta la UE per andare a protestare in Germania e Belgio? Le ho incrociate anch’io, piuttosto sparute, ahimé, ma non ho saputo molto del loro arrivo a destinazione. Ho visto solo cose molto locali e molto contenute. M’interesserebbe saperne di più e sono molto contenta di avere incrociato qualcuno che vi ha partecipato.
          Diciamo che il non essere riusciti a aprire un ciclo di lotte europee, come dici tu, è forse proprio il segno di quanto sia più difficile e non più facile lottare su quel piano. Piantare tutto e partire per migliaia di km, con mezzi di fortuna, non una volta o due l’anno per contarsi e incontrarsi, ma per portare fino in fondo una lotta minimamente vittoriosa contro simili nemici di classe è davvero per pochi (soldi, tempo, energie) e non lo dico, è bene precisarlo, in modo recriminatorio né contro chi lo fa né contro chi non riesce a farlo. Eppure, quello è il fronte, non potrei esser più d’accordo: la normativa sul lavoro, sulla esternalizzazione dei servizi pubblici, sulle politiche di austerità che è stata costruita in Italia e nel resto della UE emana da lì e alla faccia della sussidiarietà è stata costruita apposta perché la mano (o la tastiera) armata del padrone fosse più distante e meno identificabile possibile. Pochi se ne rendono conto, mentre la cosiddetta sx locale usa il redwashing – concetto geniale del post che stiamo commentando per definire una pratica che sarebbe davvero da sviscerare e analizzare a fondo nei suoi aspetti, forme e costruzioni – per mascherare la propria acquiescenza sostanziale e povertà ideologica nei confronti di questo duro cemento che si innalza senza più timore davanti a noi.

      • Intanto ti segnalo che già si è parlato di qualcosa di simile in dei commenti poco sopra, come questo magistrale di WM1:

        https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/10/fascisti-utili-idioti-e-lotte-contro-lasciapassare/#comment-45703

        Io ti giuro che questo atteggiamento non lo capisco. E’ come se tu e chi usa il tuo stesso metro di giudizio per chiunque porti avanti le proprie istanze, voleste (visto che siamo in tema) una tessera a punti dove ognuno riporta tutte le proprie esperienze di protesta e la protesta n-esima potesse essere accolta solo dopo aver raggiunto una certa quota punti.
        Poi sti punti chi li dovrebbe decidere? Una bella invettiva a mezzo stampa contro Monti al tempo va bene? O serviva fisicamente scendere in piazza? E il movimento anti globalista? Aspè aspè ci siamo scordati il 20ennio di Berlusconi…
        Aspettarsi di non arricciare il naso dopo aver fatto le pulci ad una piazza gremita costituisce di per sé un auspicio e, come tale, va rispettato, di sicuro è un “moto dell’intelletto” che abbiamo sperimentato in tanti. Trasformare, invece, un auspicio in una cartina di tornasole per sferrare giudizi tranchant e, aggiungo io, trasformare un auspicio in una buona scusa per convincersi a rimanersene a casa è un modus cogitandi che mi lascia molto più che perplesso.
        Inoltre non vedo cosa ci sia di scandaloso nel fatto che “i ristoratori protestano semplicemente perché il lasciapassare gli dà degli obblighi che loro rifiutano per principio”(tra l’altro affermazione tutta da verificare, ma in questa sede te la concedo) e che ci sono “dei bravi cittadini che vogliono tornare alla vita di prima”. Talmente scandaloso appare, che usi queste pennellate come chiosa, della serie “v’ho detto tutto”.
        Vi lascio con degli interrogativi(non voglio rimbrottare solo te @dea del sicomoro).
        Siamo proprio sicuri sicuri che, col (spesso fu) borghesotto ristoratore di turno il quale si è scoperto incazzato per una morsa che sempre più lo stringe, noi non abbiamo niente niente a cui spartire? Siamo sicuri che non possiamo trovare in lui una caccoletta, una briciola dalla quale iniziare un discorso di condivisione o quantomeno una piccola istanza che vorremmo aiutarlo a difendere?

        • Il « rimbrotto », soprattutto personale, non è un piano accettabile di discussione.
          Per il resto, la tua risposta non c’entra molto con quello che ho scritto, né con quello che ha scritto @Marcello cui il mio commento risponde.
          Ma siccome siamo appunto sul piano del rimbrotto, mi fermo qui.

          Per il moderatore dei caratteri:
          Cielo limpido, venti calmi, temperatura nelle medie stagionali. Evoluzione prevista: parametri stabili. Mari: qui non ci sono.
          Su tutto l’esagono tempo bello tendente al secco. Annuvolamenti temporanei nelle ore centrali della giornata. Temperature crescenti nelle ore pomeridiane.
          Il mal tempo viene dalla frontiera dell’est.

          • Te l’abbiamo già detto e te lo diciamo ancora: se non ti piacciono le regole di questo blog – specificamente, il limite minimo di caratteri – sei liberissima di commentare altrove. Questo continuo, lezioso sfotticchiare ha rotto le scatole da un pezzo.

            Il limite ha motivazioni precise che abbiamo più volte ricapitolato. È una delle garanzie che il dibattito resti il più possibile sul terreno delle argomentazioni. Il non aver superato il limite minimo dovrebbe indurre a ripensare al proprio commento. Quasi sempre, se c’è da mettere del “riempitivo” significa che era prescindibile anche il resto: una battutina, una boutade, un metacommentino, una roba con troppo poca “ciccia” per stare in piedi da sola ecc.

            Ad esempio, qui sopra hai appena risposto che non valeva la pena rispondere. Una roba del tutto superflua.

            • Trovo un po’ impreciso utilizzare il verbo « piacere » e di parlare de « le regole » in assoluto.
              Concordo con un limite che eviti le risposte alla social. Apprezzavo la possibilità di correggere, che adesso non mi compare più.

              Tuttavia trovo che il limite delle novanta parole che avete, se non erro, aumentato in concomitanza con la pandemia, penalizzi molto non solo la scrittura ma soprattutto la leggibilità dei numerosissimi commenti, incitando alla prolissità in generale, per evitare la noia di dover ripostare e deviando a volte l’attenzione dei lettori tutti su cose di minore importanza. Ad esempio, quando si risponde per precisare qualcosa che un altro commentatore, senza cattive intenzioni, ha semplicemente interpretato male, punto che a me pare molto importante in qualsiasi discussione. È il caso della mia risposta a AleM qui sotto, che per me avrebbe potuto esaurirsi nelle prime quindici o trenta parole, un limite più ragionevole, a vantaggio davvero della leggibilità complessiva della discussione su un pezzo interessante che parla – infine, verrebbe da dire – di altro. Idem per il commento all’ultimo post sulle foibe con cui ho avvertito che il link ai file di Casarrubea era rotto. D’accordo, li’ i commenti erano pochi, ma avrei volentieri anche ringraziato WM1 per la risposta e detto che avrei letto volentieri i file quando avesse avvisato che erano stati ripristinati. Oppure si potrebbe voler postare un fatto, un dato, una fonte che arricchirebbero una discussione senza bisogno di grandi commenti.
              Ci possono essere comunicazioni necessarie che semplicemente non richiedono novanta parole.

              Proprio per il coacervo per me non dominabile di commenti tutti piuttosto lunghi non ho visto dove mi abbiate rivolto uno o più, non è chiaro, commenti « sulle regole ».
              Ricordo d’altra parte di avere sempre usato riempitivi fin dai primi anni di lettura del blog: ero una di quelle che si rivolgeva direttamente – raro privilegio! e altra « regola » che apprezzavo – a Saint Just.

      • Ciao, rispondo qui a te ma il commento è più generale.

        «Poi ci sono ovviamente tutti coloro che le chiusure hanno danneggiato, tipo i ristoratori, che protestano semplicemente perché il lasciapassare gli dà degli obblighi che loro rifiutano per principio»

        Secondo me tendi a metterla troppo su un piano economico/di classe e su una serie di retropensieri. Ok che il piano economico e il “materialismo” sono sempre degli ottimi punti di partenza per analizzare i fenomeni, ma non mi sembra che in questo caso particolare siano del tutto sufficienti.

        «Perché proprio ora?» e «Perché proprio per il green pass?» secondo me ha radici più profonde ed emotive.
        Credo che il perché vada ricercato nel fatto che qui si tratta di accettare un Trattamento Sanitario (praticamente) Obbligatorio, rinunciando completamente a ogni forma di obiezione o dubbio in materia.

        Anche con tutta la paura passata per il covid e con tutta la voglia di uscire da 2 anni di pandemia che spingono e hanno spinto moltissimi non solo a vaccinarsi ma anche a ritenerla l’unica strada percorribile “per tutti”, a molti altri questo step ha fatto scattare campanelli d’allarme.
        Perché non è più il televisore, il contante o la macchina diesel come ben suggerisce mars9000, ma si tratta di accettare “dall’alto” l’ordine di assumere un determinato farmaco, per sé e per i propri figli.
        Certo, i bimbi dell’asilo erano praticamente già obbligati prima, ma lì forse “il campanello d’allarme” aveva coinvolto fasce più minoritarie perché l’obbligatorietà era meno evidente, la sensatezza della cosa era abbastanza innegabile, il famoso rapporto costi benefici favorevole anche per l’uomo della strada.

        Quasi tutte le persone non vaccinate che conosco, *indipendentemente* da precedenti storie politiche, personali, di credo religioso oppure complottista, e indipendentemente anche dal livello di formazione, oggi hanno invece “percepito” l’urgenza e il monotematismo delle istituzioni sull’argomento, la totale mancanza di scelta e di “discussione” come un “pericolo su scala globale” e non come un’opportunità per uscire dalla crisi né come un dovere.

        Si può indagare sul perché di questa reazione e autonarrazione, e ci sono qui persone molto più preparate di me per farlo, ma non si può certo negare, secondo me.

    • Verissimo che questa cosa del green pass sia solo la punta dell’iceberg rispetto a una situazione che già a monte esigerebbe una mobilitazione dal basso. E perché solo adesso vi è una tale insubordinazione rispetto allo stato brutto e cattivo? Mia risposta che può essere anche del tutto fuoristrada: perché si è toccato il lavoro. E tale sollevazione non nasce come sacrosanta reazione ideale alla violazione degli articoli 1 e 3 della Costituzione, ma come reazione naturale (direi quasi pavloviana) che si basa sulle fondamenta stesse della nostra società che è capitalistica in nuce: prima di una società di cittadini, si è una collettività di lavoratori (o peggio, di servi dei padroni e del mercato). E così è più facile che ci sia una sollevazione agguerrita nei confronti del divieto di lavorare prima ancora che rispetto al divieto di circolare liberamente, spostarsi da un luogo all’altro, divieto di riunirsi, ecc. Mi pare chiara la distopia. Ma è anche chiaro che in una società dove se non lavori (e ovviamente non hai un patrimonio alle spalle) sei sostanzialmente un emarginato non solo economico, ma anche sociale (l’rdc ha dato almeno un fermo dal punto di vista economico, ma non certo allo stigma sociale che porta l’inoccupazione) produce tali conseguenze. In questo caso, il tragico slogan nazista “il lavoro rende liberi” è stato perfettamente introiettato dalla società capitalista. Da questo punto di vista, a mio parere un errore clamoroso del governo Draghi: una tale azione muscolare del gp sul lavoro non era necessaria, e polarizza soltanto le parti in causa, dando voce a una opposizione difficilmente gestibile e acefala che di fatto non ci sarebbe stata se non si fosse tirata la corda a tal punto (è il governo del consenso e dei migliori, no? Che piace a tutti. Dai leghisti smemorati eurexit alla sinistra smemorata che non si ricorda chi c’era a capo della BCE quando si faceva deliberatamente e impunemente macelleria sociale in Grecia). Tra l’altro non c’è più un movimento 5 stelle pronto a catalizzare e sviare il dissenso.

      • @Mars perdonami, ma il lavoro « si è toccato » già a partire dai governi Craxi 1984 e Amato 1992. Abolizione della indicizzazione dei salari (scala mobile), quindi calo della mediana e della quota salari sul PIL (sia esso un indicatore appropriato o no per valutare il benessere non importa qui) rispetto ai profitti; creazione dei contratti precari cococo ad opera del governo Prodi I, si’ quello con la sx dentro, che vittoria! E poi ci si stupisce dell’ « incapacità » di quella borghesia???, congiunta a blocchi delle assunzioni nel pubblico impiego, che da sempre svolge una funzione di calmiere su salari e diritti; prosecuzione con Prodi II che non ha mosso un dito sulla legge Biagi di Berlusconi in continuità con l’opera treuprodiana. Si sono toccati con i ticket sanitari, perché i servizi pubblici sono salari indiretti, con la riforma delle pensioni, cioè salari differiti, di Dini 1995, altro sbarcato da Banca d’Italia, introducendo il sistema contributivo (calcolo sui contributi e non sui salari, molto più basso). Si è toccato il lavoro con l’esternalizzazione bipartisan a aziende di caporalato, mascherate da « cooperative » sociali o culturali che in buona parte si proclamano di sinistra, eh, a proposito di redwashing, di settori interi di pubblico impiego (musei, biblioteche, guardiania tanto per fare i primi nomi), le quali si giovano di una legislazione che permette loro di non assumere personale stabile e di usare le PIVA per decenni. Si è toccato il lavoro con l’abolizione definitiva dell’art. 18 che impediva il licenziamento senza giusta causa, rendendo di fatto precario qualsiasi nuovo contratto fuori dal settore pubblico – e mi stupirei che Draghi, dato il mandato ricevuto e i pupazzi di cui si circonda, non finisse col pensare anche a quello. Si è toccato il lavoro con la riforma Madia del pubblico impiego, spaccandolo di fatto in due pezzi con pochi dirigenti che tanto più prendono quanto meno spendono, cioè quanto più riducono i servizi, e una massa di persone tenute al livello più basso vita natural durante…

  8. Il pezzo è molto convincente, argomentato in modo chiaro e preciso.
    Saro’ fissata ma per capire meglio cosa sia questo amalgama di cose diverse bisognerebbe esaminare più da vicino le sue eventuali analogie o affinità non tanto con i GJ ma con le attuali piazze contro il pass sanitaire in Francia.
    Certo, i GJ (per cui nutro una totale stima congiunta all’ammirazione per l’audacia e la tenacia) hanno saputo costruire la cornice e le modalità che ora sono state riprese in tono molto minore contro il lasciapassare, e solo quelle della seconda fase, cioè quella svoltasi nei luoghi simbolo dei centri urbani, soprattutto Parigi, e non quella iniziale delle rotatorie, come se l’energia di quel movimento non ne volesse sapere di uscire dalle piazze.
    Nei GJ manifestava la nuova povertà e ed è possibile che sia la stessa cosa adesso, un disagio che, contrariamente al loro, non riesce ancora ad ammettere la propria natura economica, men che meno le sue cause immediate, che i GJ del resto non hanno apparentemente mai compreso. C’era anche, almeno sulle rotatorie per forza di cose stanziali, una sincera esigenza di trovarsi e organizzarsi insieme.
    Sarebbe interessante ad esempio sapere se questo tipo di proteste sia o meno una costante dopo un’epidemia, quali ne siano le richieste, anche se a volte in passato la morte di tante persone ha finito paradossalmente col permettere condizioni migliori e non peggiori di vita.
    Di certo in Francia oggi è palese il tentativo di una parte della destra (l’antieuropeista Philippot, magari con fini auto promozionali all’interno della dx stessa) di coagulare attorno alla questione del lasciapassare un generale scontento in opposizione a Macron, in vista delle prossime elezioni.
    Capire se e in che modo ci sia un tentativo di emulazione o addirittura di collegamento tra le due proteste e a che livello potrebbe essere utile per meglio definire il fenomeno odierno.

    Nota a margine: dalla pandemia in qua, escluso Wolf Bukowski, è il primo intervento esterno su Giap che si riesce a leggere e a condividere con convinzione.

  9. Preciso fin essere stata forse troppo ottimista, perché, allo stato attuale, (precisazione questa indispensabile quanto invisa a molti che pur menano vanto dei propri titoli in faccia al volgo succube delle proprie lacune metodologiche) sarebbe forse più appropriato parlare non di « dopo » un’epidemia quanto di contenimento della sua fase più acuta, grazie a vaccini sulla cui durata molto si ignora ancora.

    Tra l’altro – lo preciso per arrivare alle novanta parole e non perché ci tenga ad aprire una discussione sulla natura dei medesimi – quanto a durata si parla esclusivamente del vaccino Pfizer. Gli altri sembrano scomparsi: egemonia delle aziende USA nel mercato del vaccino raggiunta?

  10. @Mars: posto qui sotto perché non riesco a farlo di seguito alla prima parte della risposta che ho dovuto spezzare in due causa moderazione. Questa è la fine della risposta a Mars che non entrava nelle battute precedenti.

    Si è toccato il lavoro con le delocalizzazioni rese più facili dalla libera circolazione delle merci, che ha svuotato la forza delle lotte internazionali E deindustrializzato intere regioni. Gli ultimi quaranta anni hanno visto l’ininterrotta demolizione delle conquiste del lavoro, rendendolo non solo più povero ma *spezzandone la forza contrattuale* conquistata in due secoli di lotte, e, mi si permetta, anche di norme che ne erano spesso l’esito. Poco possono a questo punto le superstiti palestre popolari autorganizzate et similia…
    Gli anni ‘90 sono stati questo: e a che cosa si giocava?
    Il punto è se mai: perché proprio adesso ci si sia resi conto che il lavoro è stato falcidiato, oltre e prima che dal lasciapassare, da un’epidemia, anche e soprattutto perché era stato demolito qualsiasi sbarramento prima, qualsiasi rete sociale. Quanto questa coscienza sia forte e quanto lucida, pero’, non saprei dire.

    Sto postando molto di seguito perché se non lo faccio subito poi perdo del tutto i commenti e non riesco più a seguire la discussione. Per non intasare del tutto il blog, rispondo a Frn e poi smetto per un po’. Nel frattempo ho visto che è scomparso l’editing?!

  11. Il commento è fuori fuoco, non si sta parlando della pandemia, dei suoi numeri, di statistiche sui contagi, di allarmismo vs. riduzionismo: si sta parlando della composizione sociale e delle prospettive delle piazze.

  12. @AleM: no, personalmente non ho detto che siamo nella fase più acuta, ho scritto anzi che quella fase è stata contenuta, oggi sostanzialmente grazie ai vaccini e a qualche misura individuale, come le mascherine al chiuso. Avremmo anche i mezzi per ridurla ulteriormente, tracciando in modo attendibile i contatti, ma non mi sembra ci sia l’intenzione di utilizzarli, semplicemente perché richiederebbero investimenti in strutture e *pubbliche* e interventi sulla produzione. Cosa accadrà dato che tutto è tornato alla piena capacità e arriva l’inverno che si passa al chiuso, non lo so, né mi pare che l’ISS lo dica.
    La mia domanda verteva su cosa potrebbe accadere a livello vaccini. Proprio mentre la UE ha prolungato la validità di dosi che avrebbero dovuto scadere a giorni: https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1279946/Aggiornamento_importante_periodo_di_validità_Comirnaty_04_10_21.pdf
    E mentre i paesi che hanno vaccinato per primi si trovano davanti al problema della fine dell’immunità.
    Comunque, ripeto, non voglio finire in una discussione sui vaccini :-) né finire col molestare troppo il sistema dei commenti.

  13. Eppure è una lezione antica. Nessun movimento sociale si presenta mai in forma perfetta, ovvero nei modi e nelle forme che vorremmo, che rispecchiano le nostre aspettative di “marxisti” o comunque ci si voglia definire in quella waste land che è la fu sinistra. Solo lavorando sulle contraddizioni, solo facendole esplodere ed affrontandole, si potrà valutare l’esito di una rivolta dal basso.
    Senza voler fare paragoni di sorta, visto che oggi non esiste alcuna organizzazione politica minimamente paragonabile, se i bolscevichi fossero rimasti ad aspettare la contingenza perfetta, altro che tesi di aprile, mi viene da dire.

    Molto dipende da come la piccola borghesia spossessata dalla crisi e dalla pandemia – sia quella che oggi si presenta in piazza in modo confusionario e pencola a destra (o si fa perfino cammellare dai fascisti, com’è successo a Roma), sia quella che resta a casa, soprattutto dai seggi elettorali – reagirà nel momento in cui in piazza arrivano i lavoratori organizzati. Oggi in Italia, come in Francia, tutti i sindacati di matrice marxista, dai più radicali ai più consociativi, sono schierati contro il Green Pass. E lo sono dal punto di vista della tutela dei lavoratori dipendenti, a prescindere da come la pensino quest’ultimi singolarmente presi. Ieri c’è stato lo sciopero dei sindacati di base, sabato prossimo ci sarà la manifestazione a Roma della CGIL, in certi casi specifici come Trieste c’è già una convergenza in piazza. Alla buon’ora. Perché è chiaro che se quello spezzone di piccola borghesia rimarrà alieno alla discesa in piazza dei lavoratori dipendenti e li guarderà con sospetto, è facile che finirà per polarizzarsi a destra. Ma non è necessario che vada così. Certo andrà così se si è già deciso che così deve andare.

    Ad ogni modo è appunto lezione antica che molto dipenda da come si muoveranno le soggettività in campo. Non sta succedendo quello che ci piacerebbe succedesse, ma qualcosa sta succedendo, e non sarà cercando conferma ai nostri pessimi presentimenti (da una pagina social) che si potrà interagire con quello che succede.
    L’impressione è che molti stiano cercando proprio questa conferma per avere ancora una giustificazione, l’ennesima, della propria consolatoria irrilevanza. L’irrilevanza è anche quella che ti porta ad assuefarti alla governance autoritaria, dopo averla giustificata per due anni in nome della salute pubblica, quando ormai il capitale non salva nemmeno più le apparenze di un’alternanza, e comanda senza nemmeno più bisogno del Parlamento borghese, tenendo tutti assieme, da Leu alla Lega. Ogni margine di politica politicata è azzerato, comandano i tiranni “illuminati”, nella fattispecie un commissario della BCE. E a contestarlo è un’umanità varia, socialmente e politicamente composita quanto confusa, e una piccola parte del movimento sindacale.

    La sensazione – suffragata sempre da quella vecchia lezione – è che se si vorrà vedere accadere qualcosa di davvero interessante, bisognerà imparare a rivolgersi «al signor Gino o alla signora Maria», per citare l’articolo di Niccolò Bertuzzi, piuttosto che parlarsi addosso tra «gruppi militanti anti-lasciapassare di sinistra». E certo senza per questo accettare di andare in piazza con i fascisti.

  14. Riguardo alla piazza triestina, segnalo che Il Piccolo di Trieste – che di tutto aveva provato per fingere di non accorgersi di cosa stava montando in città già dall’estate – oggi proclama in prima pagina che erano almeno 15mila le persone al corteo di ieri – più millecinquecento la mattina con Cobas e USB – e snocciola le varie realtà produttive presenti (leggi «posti di lavoro, in contesti proletari» come direbbe qualcuno): ovvero portuali, ferrovieri, lavoratori di diverse aziende, tra le quali Wärtsilä e Flex, tassisti, ovviamente insegnanti e poi genitori e studenti. E aggiungo, perché non riconoscibili, dal momento che sono quelli che stanno subendo maggiori pressioni, molti anche i lavoratori della sanità.
    Oltre a ricordare che la città conta poco più di 200mila abitanti – ne ha persi 25mila negli ultimi 25 anni, perlopiù per emigrazione – vale la pena tenere presente che i settori produttivi prevalenti in città sono terziario e servizi, quindi di fatto ieri in piazza erano riconoscibili tutte le realtà industriali più importanti – salvo il porto non organizzate perché Cgil, Cisl e Uil si tengono ben alla larga: ho fotografato, ad esempio, uno striscione METALMECCANICI CONTRO IL GREENPASS, fatto a bomboletta sopra un lenzuolo, con un bel blocco di tute blu al seguito, per dire della «rappresentanza».

    Voglio però citare un paio di passaggi di un intervista sullo stesso giornale a Franco Belci, storico e già segretario locale della Cgil per diversi anni, emblematici secondo me perché pronunciati da chi oggi avrebbe tutto l’interesse a etichettare la protesta contro il GP come manovrata dai fascisti e, soprattutto, contro i lavoratori. E invece:

    Domanda: Belci, perché una protesta così partecipata anche a Trieste?
    Belci: «Una partecipazione sorprendente, che si è ripetuta del resto più volte. Non facile da spiegare».
    D: Conta la presenza storica della destra in città?
    B: «A Roma l’infiltrazione fascista è stata pianificata e organizzata. A Trieste vedo un’umanità molto varia. Le presenze neofasciste, se mai ci sono, appaiono del tutto minoritarie. Quella triestina è una forma di dissenso trasversale, legata al merito: le scelte del governo sul Green pass».
    D: I portuali in piazza?
    «L’aspetto forse più inaspettato e che dà una connotazione più articolata e complessa alla manifestazione. Più in generale, e se pure a Trieste la violenza non è fortunatamente di casa, sarebbe opportuno che gli organizzatori tracciassero sempre una discriminante antifascista ed emarginassero preventivamente i facinorosi».

    • Ho letto gli articoli che il Piccolo dedica alla giornata di ieri. Il tono è di stupore non solo per la magnitudo di questo strano terremoto cittadino, ma anche, direi, per il non aver trovato particolari appigli, per la difficoltà di descrivere quel che sta avvenendo in modo caricaturale. Ne deriva una “copertura” tutto sommato decente e a tratti persino rispettosa di una situazione complessa. Ricorre il disclaimer (plurivocale) sul fatto che quanto accaduto a Roma sabato non c’entra niente. E parliamo di un quotidiano che a livello cittadino è conservatorissimo e a livello nazionale è parte del gruppo Gedi o come si chiama adesso. Quando una mobilitazione “curva” la percezione collettiva in questo modo, occorre prestarvi grande attenzione.

  15. Leggo in giro che definire i fascisti “utili idioti” sarebbe “complottismo”.

    Chi scrive cose del genere dev’essere alquanto digiuno di studi storici sugli ultimi centodue anni e di analisi del fascismo come fenomeno sociale. In ogni caso è appiattito sulla cronaca contingente e costretto nella cornice che i media e la politica spicciola impongono al dibattito.

    I fascisti sono sempre stati strumento del potere capitalistico e funzionali alla stabilizzazione. Non è un grande complotto: è la loro oggettiva funzione sistemica. Per comodità rimando a questo sunto di qualche anno fa:

    Antifascismo e anticapitalismo nell’Italia di oggi

    • Da quando scendere in piazza il primo maggio per celebrare la liberazione dal nazifascismo è stato definito pratica nazifascista, da quando portare il proprio corpo all’aria aperta è stato definito libertà borghese, non mi stupisco più di niente. Del resto questa melma cognitiva (prima che politica) è il prodotto atteso di ogni doppio legame schizogeno. Mi sa che gran parte dei “posizionamenti politici” attuali sono solo razionalizzazioni a posteriori del modo in cui ciascun* si è gestito individualmente il proprio sistema nervoso durante il confinamento di massa della primavera del 2020.

  16. Commento per esorcizzare il profondo sconforto che mi ha (ri)preso oggi e che è cresciuto di giorno in giorno dai fatti di Roma.

    Ho provato, di nuovo, a dialogare con alcuni dei miei contatti (quando dico contatti intendo sempre “uomini e donne di sinistra tra i 30 e i 70 anni”) per spiegare la complessità del fenomeno, le sue criticità e le sue peculiarità.

    Niente.

    Ogni argomentazione è per loro un fumo di parole che serve a difendere l’indifendibile e ad arrampicarsi sugli specchi.
    Una persona, uomo non più giovanissimo con un passato in politica, proprio oggi mi ha addirittura detto che le persone che scendono in piazza sono un gruppo di smidollati che hanno paura di una punturina. Mi ha chiesto “che razza di uomini sono?”. Proprio così. Mi pareva di scrivermi con un gerarca fascista.
    Inutile ribadire che il movimento è trasversale in ogni senso e che partecipano sia vaccinati che non vaccinati. Nulla, tutto torna al vaccino e al dirmi “quelli che hanno paura di perdere stipendio o posto di lavoro? semplice, basta che vadano a farsi vaccinare”.

    Non lo so ragazz*, io periodicamente penso di aver superato il peggio ma poi la rabbia, lo sconforto e la confusione tornano peggio di prima…

    Sempre grazie a voi.

  17. I Wu Ming che linkano”La Fionda” per interposto “ospite”……ringrazio Iddio che non siate più su Twitter ; ci risparmiamo di “scoprire” quanti “tweet di separazione” vi avrebbero legato al Comunardo o al Pedante.

    Quos vult Jupiter perdere…..

    P.S: I Gilet-movimento borghese “gollista” -si sono assunti la responsabilità di ogni atto di violenza politica e non si sono mai fatti penetrare dal Front (molto più “serio”- e quindi “pericoloso” -di FN); non hanno usato squadracce fasciste per esaudire i loro desideri profondi (l’assalto alla CGL è stato proposto dal camerata Castellino alla piazza che”non lo ha rifiutato”) salvo dire di essere stati”infiltrati”.

    • Non siamo sui social e, soprattutto, non vogliamo su Giap commenti da social.
      Definire “gollista” e “borghese” un movimento complesso e radicale come i Gilets Jaunes denota disinformazione, tanto più che i fascisti venivano cacciati dai cortei da gruppi di compagne/i e a volte anche da gioventù delle banlieues. Noi fonti sui GG ne abbiamo proposte, poi se a uno non interessa almeno non ne parli.

      Per il resto, il dito indica la complessità di un fenomeno pieno di differenze e propone come studio di caso l’anomalia triestina che forse ha dentro di sé più “universale” di quel che sembra, ma niente, nemmeno il dito guardano: peggio, guardano Forza Nuova e Roma. Inchiodati.

      • 1) La mia definizione dei Gilet era “elogiativa” e la confermo; credo che “ideologicamente” la loro connotazione sia stata la stessa della Resistenza francese (alleanza tra un “centro” gollista ed esperienze militanti di sinistra-con tutta la sua gloria e la sua ambiguità). Situazione tipicamente “francese” che non può essere presa a modello (né politico né “ermeneutico”).

        2) L’intervento che avete”ospitato” non riguardava Trieste ma Roma. E il mio dito era puntato su un link ad un’articolo dello stesso autore pubblicato sul foglio dei “sovranisti chic”. E’ una direzione in cui voi stessi avete puntato il dito più di una volta due/tre anni fa. Non credo che allora facevate male. Non credo difare male io ora.

        Au revoir

        • Malgrado abbia storto il naso anche io aprendo il link e scoprendo che portava a “la fionda”, penso che arrivare a scrivere un commento in cui si allude a una svolta rossobruna di giap e dei suoi autori sia proprio da stronzi. Primo perché non rende giustizia del lavoro che fanno da anni, e secondo perché manca proprio di una base argomentativa. È una roba tirata per i capelli insomma, buttata qui solo per flammare.

          @Cugino_di_Alf
          Guarda, certezze ne ho molte poche, e la mia opinione su questa ondata di manifestazioni è contrastante. Da un lato condivido in pieno e solidarizzo con chi manifesta contro il lasciapassare da una posizione rigorosa e scientifica (passami il termine), da vaccinati insomma. Dall’altra non mi va giù che quelle piazze siano “condivise” con fascisti, e cospirazionisti vari.
          Però ammiro davvero tanto la coscienza di classe dei portuali di Trieste. Non si lascia un compagno indietro: non lo lasciate entrare a lavorare, non entra in porto più nessuno!

          • Ti ringrazio della risposta e prendo atto della tua opinione, e anch’io ammiro la coscienza di classe dei portuali cui va tutta la mia simpatia e la mia stima, davvero, fuor di retorica!
            (sembra che gli siano stati proposti i tamponi gratis e loro abbiano detto no, niente GP sul lavoro o niente).

            A questo punto però, ti faccio un’altra domanda:

            «Da un lato condivido in pieno e solidarizzo con chi manifesta contro il lasciapassare da una posizione rigorosa e scientifica (passami il termine), da vaccinati insomma.»

            Ma allora, il Gino e Maria dipendenti non vaccinati cosa dovrebbero fare? (non ammettendo però la risposta: “farsi furbi”, vaccinarsi e smettere di far parte di una minoranza e essere un problema)?

            Stare a casa ad aspettare da un lato le scelte del Governo oppure dall’altro l’intervento salvifico di altri, vaccinati e titolati a esprimersi e manifestare, che però con una posizione più accogliente e tollerante della tua difendano i diritti di tutti, anche quelli rimasti indietro perché “non scientifiici”?

            Meno male che ci sono i portuali allora, davvero!

        • Lo vedi? Com’è tipico dei commenti da social, il tuo fa saltare ogni grado di separazione e fa a meno di qualunque problematizzazione.

          Noi, con le nostre note posizioni aliene e ostili a ogni discorso non solo sovranista ma proprio patriottico (il “canto ripugnante” a cui alludiamo nell’intro qui sopra è l’Inno nazionale), pubblichiamo sul nostro blog, altrettanto noto per il suddetto posizionamento, un pezzo di un compagno che è sociologo, pezzo che di sovranista non ha nulla. Il compagno segnala en passant due suoi precedenti interventi, nessuno dei quali ha alcunché di ambiguo: uno gliel’ha ospitato Infoaut, un altro un sito la cui linea editoriale complessiva è discutibile e discutenda ma che da qualche tempo ospita pezzi per nulla ambigui e anzi ineccepibili, come quello a difesa di Barbero che abbiamo segnalato la settimana scorsa. Il pezzo di Bertuzzi non ha nulla che non vada, così lasciamo il link, confidando nell’intelligenza di chi legge e nella capacità di discernere e problematizzare che è tipica della community di Giap. Qui non sono usuali le letture e reazioni frettolose.

          Il tuo commento salta tutti i livelli di cui sopra e comincia proprio evocando le reazioni frettolose e le fatwah da social, da qui la risposta che hai ottenuto.

          Può ben darsi che, saltando tre gradi di separazione, sui social qualcuno ci stia dando dei “sovranisti”. Cazzi loro se sono instupiditi e vivono nel livore algoritmato. Magari è la stessa gente che durante #iorestoacasa faceva l’apologia “da sinistra” del tricolore ai balconi e dell’Inno di Mameli, “un nuovo senso di comunità e solidarietà” ecc. Vadano affanculo.

          • P.S. Il pezzo che abbiamo ospitato non è affatto «su Roma», ma sulla complessità e differenziazione delle piazze a livello nazionale, complessità e differenziazione da cui lo spettacolo romano finisce per distogliere l’attenzione.

  18. La riflessione di Bertuzzi è di grande interesse. L’argomento è molto complesso, ma non è poi così difficile intuire il motivo principale che spinge gli sciamani del neoliberismo a sostenere il Green pass: inasprire il controllo padronale sui luoghi di lavoro fa parte dell’ennesima ristrutturazione del rapporto tra capitale e lavoro (a vantaggio delle classi dominanti, ça va sans dire!).

    Detto ciò, sono rimasto perplesso dal fatto che non sia stata menzionata l’importanza della vaccinazione collettiva. Le dinamiche anti-sistema che stiamo osservando si stanno sviluppando in un contesto di terrificante confusione culturale: per la sinistra (comunista, marxista, femminista e anticapitalista) è pertanto più che mai necessaria una presa di posizione netta a favore della vaccinazione di massa.

    I vaccini infatti, pur non essendo risolutivi, sono parte essenziale nel preservare la vita e la salute di miliardi di persone. La vaccinazione, in determinati periodi storici, smette di rappresentare una questione di scelta individuale ed entra a far parte della sfera delle necessità collettive.

    Quando questo accade, uno Stato può imporre la vaccinazione obbligatoria per tutti (e non solo per alcune categorie di cittadini). In questo senso, il Green pass altro non è che uno strumento politico ipocrita, utilizzato da una classe politica tanto pavida quanto sciagurata.

    È urgente dunque rivendicare l’accesso gratuito di tutte le popolazioni alla vaccinazione e alle cure sanitarie complessive, mettendo al centro del tavolo il diritto alla salute, l’abolizione dei brevetti, la nazionalizzazione dell’industria farmaceutica, la sicurezza sul lavoro, lo stato sociale, la scuola etc, etc…

    Oltremodo, senza questo tipo d’approccio politico, le generalizzazioni sulla “gente normale” (che cosa significa questo aggettivo quando si fa riferimento al modo di pensare e di inter-agire di un “Homo sapiens” nel XXI secolo?), e su eventuali compañeros y compañeras di “varia estrazione”, possono risultare assai approssimative.

    Insomma, al di là del decennale processo di de-politicizzazione di massa, sarà forse essenziale ricostruire un discorso politico complessivo pragmatico che posi le sue fondamenta sul pensiero ecosocialista.

    • Giampaolo, questo non è certo il primo pezzo che dedichiamo alla gestione dell’emergenza pandemica e delle lotte post-pandemiche. Se non parla di vaccino e vaccinazione (che comunque non sono la stessa cosa) è perché diversi altri interventi precedenti hanno quel focus. Ti invitiamo a leggere in particolare la miniserie in due puntate “Ostaggi in Assurdistan” e la relativa discussione.

  19. CGIL, CISL e UIL mi richiamano alla mente i Ghostbusters Peter Venkman, Ray Stantz ed Egon Spengler all’hotel Sedgewick di NY, chiamati ad intervenire in seguito all’apparizione di esseri orripilanti, abitualmente invisibili, anche se, nella realtà, sempre presenti ovunque.

    È cosa risaputa, tra l’altro, che il manifestarsi di certe entità minori, come i Vinz Clortho e gli Zuul, avvistati Sabato 9, a Roma, sia indicativo del probabile, prossimo avvento di Gozer il Distruttore.

    Le tre organizzazioni sindacali sembrano ora chiamate a recitare il ruolo delle eroine, redentrici di un paese/azienda terrorizzato da entità occulte. Tre eroine arruolate in una missione, Sabato prossimo, durante la quale dovranno riuscire a nascondere nuovamente l’entità maligna (la stessa che si aggira per l’Europa da secoli) agli occhi della gente, infrattandola in una rinnovata Muontrap ideologica.

    Pare infatti che il marchingengno economico denominato «neoliberismo», utilizzato fin quì per contenere la bestia, con tutta la sua furia distruttiva, abbia dei seri problemi di tenuta stagna. Praticamente è inutilizzabile. Serve un nuovo congegno, una nuova scatola ideologica.

    Il guaio è che questo nuovo prototipo nessuno sà bene nè cosa sia, nè come cazzo chiamarlo e men che meno come farlo funzionare. Si sà soltanto che deve continuare a contenere la bestia e che ha a che fare con lo stato. Bón.

    Ah, e che ci vogliono montagne di cash per farlo funzionare!

    Immagino quindi che i Proton Packs, Sabato, sprigioneranno scariche di retorica a raffica, su di una piazza gremita, puntando a trasformare il conflitto sociale, di classe, che è tutto in divenire, in qualcosa di più gestibile, la tradizionale battaglia culturale/ideologica tra destra e sinistra. Conflitto classico che rimane da sempre strumentale in quanto irrisolto.

    Una cosa è certa: per mantenere, in un futuro prossimo, il ruolo di protagoniste sulla scena sociale e politica, le tre organizzazioni sindacali, come Peter, Ray ed Egon nel film, dovranno prima di tutto intrappolare Vinz Clortho e Zuul nella nuova Muontrap e poi riuscire a convincere la gente che Gozer, in realtà, non esiste o se c’è è in realtà innocuo, che non è affatto intenzionato a distruggere la vita sul pianeta.

    Cosa, credo, assai difficile in quanto sembrano essere sempre di più le anime, giovani e meno giovani che, in maniera più o meno netta, sembrano aver percepito la vera natura e le intenzioni reali della bestia capitalista.

  20. “A partire da venerdì 15 ottobre saremo l’unico paese del ‘mondo sviluppato’ a vincolare l’esercizio di una qualsiasi professione dipendente all’esibizione di un lasciapassare che certifica l’assenza di una singola malattia” –> Il lasciapassare non certifica l’assenza della malattia. Piuttosto, a quanto indica generalmente la comunità scientifica, in termini probabilistici esso è correlato ad una più probabile assenza del virus che può portare alla malattia, rispetto a chi ne è privo. Ma nè le terapie preventive nè i test diagnostici certificano l’assenza del virus o – che è cosa peraltro diversa – della malattia. Un certificato attesta dove sei nato, quando sei nato, il tuo codice fiscale, che vaccini hai fatto, tutti elementi inequivocabili; il green pass non può attestare l’assenza di una malattia, tantomeno di una così sfuggente come questa. Ritenetele sottigliezze lessicali, ma bell hooks ci ha insegnato tanto e riconosciamo quando il discorso del potere guida le nostre penne. Se, come scrive, certificasse l’assenza di una malattia le basi scientifiche nel discorso di sensatezza del green pass avrebbero maggior valore di quello che hanno; e minor senso di quello che ha avrebbe l’opposizione. (Tra parentesi, e non è domanda retorica: ha scritto “sviluppato”, ma esistono paesi del mondo “non sviluppato” che richiedono una cosa simile?)

    “L’assunto Draghi = buono vs. un cristo qualsiasi che per varie ragioni – mediche, politiche, culturali, di paura – non si vaccina = cattivo andrà ridiscussa fra qualche anno, finita questa difficile situazione, speriamo presto e in modo relativamente ‘indolore’.” –> Nell’inciso tra le varie ragioni della non “vaccinazione” ci starebbero anche quelle razionali ivi nè mai incluse di persone a cui è stata insegnata nei corsi universitari una diversa definizione ortodossa di vaccino e/o che hanno una visione complessiva statistico-demografica sociale e non medico-burocratica (e politica) alla contabilizzazione dei morti.

  21. [1/2]

    Bah! E lo ribadisco: Bah!

    punto 1. Vabbè

    punto 2. Qui ormai mi sembra che siamo in pieno autoreferenzialismo. Il Green Pass è il male. Perché? Perché è il male. E chi lo dice? Noi.
    Non sto a ribadire qui perché a mio avviso il Green Pass non è né incostituzionale, né irrazionale, né illeggittimo, né strumento di controllo. L’ho già fatto fin troppo spesso. Posizioni legittimamente diverse come ci siamo detti.

    punto 3. Quindi quando il movimento per la Vita guidato da Pillon-Adinolfi porta 100mila persone in piazza è un interlocutore con cui discutere e capire il disagio dei suoi militanti e convogliarlo nella futura lotta di classe?
    Ammesso e non concesso che sia legittimo per un militante di sinistra antifascista trovarsi nella stessa piazza in cui parlano Fiore e compagnia demmerda (per me non lo è, per me era sbagliato finanche essere negli stessi comitati referendari contro la riforma costituzionale di Renzi); ma quando questi simpaticoni cantano l’inno nazionale con il saluto romano, assaltano la sede della Cgil o il pronto soccorso di un ospedale sarà il caso che voi “gente per bene che per caso vi trovate in piazza con qualche fascista e in quella manifestazione siete la maggioranza” li prendete prima per un’orecchia e poi li prendete a calci in culo fino ad accompagnarli democraticamente fuori dal corteo?
    No. Semplicemente non potete farlo e sapete perché? Perché sono loro in quella manifestazione la maggioranza.
    Altrove è successo? mi fa piacere, ma non in quelle più importanti (Milano e Roma) resta il fatto dell’opportunità di certe scelte.

    • «Quindi quando il movimento per la Vita guidato da Pillon-Adinolfi porta 100mila persone in piazza è un interlocutore con cui discutere e capire il disagio dei suoi militanti e convogliarlo nella futura lotta di classe?»

      Alex, senza entrare nel merito degli altri punti, su cui a tratti possiamo anche essere d’accordo mentre su GP e vaccino sappiamo di essere agli antipodi, questo punto qua sopra è secondo me proprio sbagliato e capzioso e volutamente riduttivo, perché equipari un movimento “contro la libera scelta” (e con un ben specifico target sociale e politico di riferimento) a uno molto più trasversale, nato dal basso come critica alla discriminazione legata al GP e “anche” per difendere chi vuole esercitare una “libera scelta” di non vaccinarsi e di non sottoporsi a un trattamento sanitario deciso dall’alto da terzi (e qui non stiamo parlando della utilità o scientificità di detto trattamento o di detta libera scelta).

      • Io comunque eviterei di descrivere queste mobilitazioni come incentrate sulla “libera scelta”, perché questo viene recepito male, fa collassare la critica al lasciapassare sulla critica al vaccino, mentre moltissime persone contrarie al primo (tra cui noialtri WM) sono vaccinate.

        Lo sciopero generale di ieri – che era contro le politiche economiche di Draghi e anche per questo aveva tra i propri punti l’opposizione al lasciapassare, contro chi dice che quest’ultimo non ha a che fare con le prime – e le punte più avanzate della mobilitazione di piazza si basano proprio sul rifiuto di identificare lasciapassare e vaccino e di assecondare il dualismo vaccinati vs. non-vaccinati.

    • «Qui ormai mi sembra che siamo in pieno autoreferenzialismo. Il Green Pass è il male. Perché? Perché è il male. E chi lo dice? Noi.»

      Alex, scusa, ma ti sei dato al trolling? Secondo te qui su Giap non abbiamo argomentato e riargomentato le critiche al pass? A me sembra di sognare.

      Tutto il resto del tuo commento è improntato a questo (e tralascio l’esempio completamente sballato di Adinolfi/Pillon perché è addirittura offensivo rispetto alla complessità che cerchiamo di tenere in campo su nuclei di verità, composizione di classe e quant’altro): al ricominciare da zero, dalle premesse, come se non esistesse tutto il lavoro che è stato fatto su Giap in un lunghissimo periodo di tempo. Costringere gli interlocutori a ricapitolare tutto ogni volta non è un buon modo di discutere, anzi, distrugge le discussioni e impedisce di fare passi avanti insieme.

      Tempo fa avevi scritto che «agreed to disagree» e che non avresti più insistito, perché i termini del tuo dissenso (e del nostro dissenso sul tuo dissenso) erano stati tutti enunciati. Poi però sei tornato diverse volte a ricominciare la diatriba da capo. Era meglio essere d’accordo sull’essere in disaccordo.

      • Chiedo scusa, ovvio che l’avete fatto e che io continui a non trovarle convincenti ma non mi riferivo a Giap mi riferivo all’articolo di Bertuzzi. Mi sembra che lui dia per scontato che il Green Pass sia un male, e noi di sinistra che non lo consideriamo tale dovremmo semplicemente prenderne atto e cambiare idea. Certo che qui su Giap se n’è discusso, e infatti non mi sono rimesso a ripostare tutte le MIE argomentazioni per cui il green pass non è il male.
        Sul resto mi sembrano osservazioni legate alla manifestazione e quel che è successo lì che mi sembra confermare quanto sostenevo e cioè che era una strada sbagliata.

        Mi dispiace per il fraintendimento ma sul riportare la diatriba da capo sinceramente no, non mi sembra di averlo fatto, tutt’al più ho smentito qualche panzana no vax fra i commenti come quella che inghilterra stavano morendo un sacco di persone fra i vaccinati.

        Poi può darsi che mi ricordi male, ma mi sembra che da tempo non ho postato più nulla su questo tema.

        • Scrivendo un articolo per Giap, Bertuzzi sapeva bene che non c’era bisogno di ribadire per filo e per segno le argomentazioni contro il lasciapassare, e le ha date per scontate. Tra l’altro, ormai sono diffuse e facilmente reperibili anche altrove, le ha fatte proprie anche lo sciopero generale di ieri.

          Del resto, se si vuole trovare una critica di fatto all’obbligo di lasciapassare per poter svolgere qualunque lavoro nel pubblico e nel privato basta varcare la frontiera e uscire dalla bolla italiota: in nessun altro paese, nemmeno negli altri 4 paesi UE su 27 che hanno introdotto uno strumento simile, il lasciapassare è inteso, declinato, utilizzato e imposto in questo modo. Poiché noi non siamo i migliori di tutti, e anzi abbiamo avuto la gestione della pandemia più demenziale, non si capisce perché dovremmo essere gli unici ad avere ragione e il resto del mondo quello che ha torto.

          Altresì non si capisce come possa essere possibile una netta discontinuità tra la gestione “all’italiana” e il lasciapassare “all’italiana”, come se all’improvviso la «dittatura degli inetti» fosse diventata brillante.

          Ovviamente non è questo il caso, e infatti il lasciapassare (strumento che sintetizza in sé tutta la dittatura degli inetti) causa talmente tante incongruenze e contraddizioni, è in modo tanto palese uno strumento diversivo neoliberale e un modo di scaricare ogni responsabilità verso il basso mentre il governo – legittimato anche e soprattutto dalla cornice della guerra contro il virus – fa macelleria sociale, che sta facendo esplodere pezzi di società, in un autunno caldo di cui solo un preconcetto ideologico, un voler a tutti i costi “tenere la parte” impedisce di accorgersi.

  22. [2/2]

    punto 4. Sul rewashing di forze di presunta sinistra si è già detto tutto, non credo che ci sia molto di aggiungere se non che leggere e rileggere “Il fascismo degli antifascisti” di Pasolini fa sempre bene come qui hanno ricordato spesso i WM. Però anche in questo caso, inutile trovarsi in una manifestazione fascista e lamentarsi che questa viene catalogata come fascista dopo che sono stati commessi atti fascisti. Qui non si tratta di bancomat bruciati e assalti alle carcere, si parla di attacchi i sindacati e ai giornali. Oltre a Pasolini forse è utile parafrasare Marx (Groucho): “se una manifestazione si comporta da manifestazione fascista, se fa atti fascisti, se partecipano i fascisti, non fatevi ingannare… è effettivamente una manifestazione fascista”.

    punto 5. Sul riconoscere il nemico come dico da mesi, bisognerebbe avere sangue freddo e razionalità. Il nemico sono le politiche economiche di Mario Draghi. Per questo bisogna scendere in campo contro quelle. Non contro il Green Pass dando modo di parlare solo di quello (questo sì in piena continuità con la gestione pandemica di Conte-Speranza) a Draghi e alla stampa.
    La protesta dovrebbe essere: Draghi dove sono le assunzioni in sanità promesse? Draghi dove sono le aule pollaio divise? Draghi dove sono i mezzi pubblici aumentati? Draghi dove troverai i soldi per restituire il recovery fund?
    E invece si scende in piazza con Forza Nuova a strillare contro il green pass dando forza ad argomentazioni demenziali dei novax e, peraltro, quando questo sembra effettivamente funzionare molto bene e allontanare nuovi lockdown. Se volevamo trovare il modo per NON far parlare delle politiche di Draghi l’abbiamo trovato. E del resto anche nei prossimi giorni tutte o quasi le proteste, anche quelle qui segnalate, hanno lo slogan fondamentale “no all’obbligo”.

    punto 6. La situazione dell’informazione in Italia è quel che è e lo sappiamo tutti. Però io posso anche fare un atto di fiducia nelle vostre narrazioni che altrove (leggi Trieste) i movimenti no greenpass non sono così strumentalizzati dall’estrema destra. Poi però anche sulle immagini di Local Team (non quelle di Repubblica o Sky) vedo che a Trieste in prima linea ci sono gente che canta l’inno nazionale facendo il saluto fascista e i poliziotti che si tolgono gli elmetti in segno di rispetto.

    Bah. Continuo a dire che mi sembra la strada sbagliata. E pericolosa.

    • Trovo inaccettabile seguitare a fingere che la maggior parte del movimento sindacale italiano (come quello francese) non sia contraria al GP pur non essendo NoVax. Dai sindacati di base alla CGIL chi si occupa di lavoro e rappresenta la parte organizzata dei lavoratori italiani contrasta l’obbligatorietà del GP. Parliamo proprio di chi le rivendicazioni sociali di cui sopra le porta avanti da mesi. Ma no, vogliamo vedere solo quello che rientra nella narrazione bianco/nero, buoni/cattivi, scienza/superstizione, ecc.

      Domani ci sarà il delirio. Anzi c’è già oggi. Perché il governo degli inetti non sa manco le tabelline e non sa fare 4 milioni di lavoratori X 3 tamponi a settimana = 12 milioni di tamponi a settimana da trovare, da prenotare e da fare in lungo e in largo per la penisola. Nelle farmacie. Che saranno prese d’assalto, rimarranno senza, non potranno fare altro che questo, ecc. Chissà perché gli altri paesi non si sono impelagati in una cosa del genere? Sarà mica perché non sono così inetti?

      L’obbligo vaccinale era quello che voleva Confindustria. Il GP obbligatorio è il compromesso che gli ha offerto Draghi per non assumersi responsabilità “di stato” (Draghi sa bene che perfino nella comunità medica ci sono dottori che ci vanno con i piedi di piombo e una class action sarebbe disastrosa). Ma il GP non funziona. È una bailamme annunciata. E tutto questo mentre al momento non c’è nessuna emergenza sanitaria reale in corso nel paese. Se questo non è incartarsi da soli non so cosa lo sia.

      • Fra le tante assurdità che saranno generate dal delirio che inizierà venerdì, ce n’è una che tanto assurdità non è, e che è stata accennata da un intervento di Isver di qualche giorno fa (scusate, non ho ancora imparato a linkare i post). Diceva, più o meno: in fabbrica alcuni lavoratori con GP, già dicono che vogliono avere in busta paga l’importo che il datore eventualmente sborserà per pagare i tamponi a chi non si è vaccinato. Era in risposta ad un mio intervento nel quale, erroneamente, paventavo un braccio di ferro fra lavoratori e padroni. Questo potenziale conflitto fra lavoratori, se si sviluppasse, potrebbe portare a conseguenze difficilmente prevedibili. Dubito che chi ha concepito l’obbligo di green pass abbia pensato a questo. Forse era convinto della risposta compatta della chiamata alle armi.

        • Si esatto ed infatti i portuali hanno risposto più o meno “noi con la circolare del ministero ci puliremo il culo, la richiesta è 1: niente green-pass per NESSUN lavoratore”.
          Come dici giustamente tu, questo è uno dei tanti bubboni che si preparano a scoppiare da Venerdì. Un altro filone di casini è stato pefettamente descritto qui sotto (sempre) da Isver.
          Mi accodo alle vostre riflessioni con un altro paio di piccoli esempi per quanto riguarda gli aspetti di “dispositivo” del green-pass.
          Sono esempi che mi sono venuti in mente l’altro giorno avviando con un mio amico la solita tiritera green-pass=ennesima-carta-identità, tiritera sulla quale non ho intenzione di soffermarmi, ma che mi ha fatto pensare a degli aspetti quasi unici che ha questa carta(il lasciapassare) rispetto ad altre nostre esperienze:
          1) Può essere rilasciata da un qualsiasi farmacista. Da notare che le farmacie ricominceranno anche a somministrare vaccini. In altre parole il farmacista X può rilasciare o non rilasciare (con la massima arbitrarietà) una carta che de facto regola l’accesso alle normali attività della vita quotidiana. Le Farmacie diventano dei piccoli “municipi”, se mi permettete l’azzardo.
          2) La certificazione verrà controllata, spesso, da un comune cittadino che sia il ristoratore di turno o il responsabile in fabbrica. In altre parole (a proposito di spingere in basso le responsabilità) allarghiamo il carabinierato appioppandolo all’uopo al signor Gino. D’altronde non è una novità, basti pensare al “barista col metro” che misura i centimetri esatti di distanza tra gli avventori e si porta in capo, da più di un anno, la responsabilità di evitare assembramenti pena la chiusura del suo stesso bar.
          Gli aspetti già citati da te e Isver, questi modestamente fatti notare da me qui sopra e probabilmente altri che non ci vengono in mente, stanno già generando disfunzioni prevedibili ed altre che avverranno nel futuro imminente, ma che, per quanta fantasia usiamo, non riusciamo nemmeno ancora ad immaginare.

      • Segnalo, riguardo alla questione tamponi come “soluzione”, che oltre al grattacapo matematico relativo alle forniture, evidenziato quì sopra da WM4, in UK, da un paio di settimane, si stanno riscontrando preoccupanti anomalie anche nei processi di identificazione dei contagi.

        In particolare Public Health England ha avviato la settimana scorsa un processo di raccolta dati e indagine, a livello nazionale, relativo ad un elevato e crescente numero di casi di persone che risulterebbero positive quando sottoposte a Lateral Flow (LF) test e invece negative a un successivo Polymerase Chain Reaction (PCR) test.

        Le possibili ragioni di questa anomalia sembrano poter essere numerose ed è sicuramente un fatto promettente che la ricerca sia stata avviata in maniera spedita, nonostante l’evidenza sia, per il momento, esclusivamente a livello di aneddoti. Per dire, due miei vicini mi hanno confidato di aver fatto questa precisa esperienza al ritorno dalle vacanze, qualche giorno fà.

        Rimane comunque evidente in sottofondo, anche quì, una totale incapacità/volontà di interpretazione politica, di critica radicale del sistema di produzione, che aiuti a metter a fuoco e inquadrare meglio, per tentare di risoverlo, il problema.

        https://web.archive.org/web/20211007065730/https://inews.co.uk/news/covid-lateral-flow-tests-negative-pcr-1236141

    • “La protesta dovrebbe essere: Draghi dove sono le assunzioni in sanità promesse? Draghi dove sono le aule pollaio divise? Draghi dove sono i mezzi pubblici aumentati? Draghi dove troverai i soldi per restituire il recovery fund?”

      Esatto. Invece chi doveva fare quelle domande si è messo a dare delle risposte. Del cazzo. La prima delle quali, come ricordato recentemente in un altro commento, è che di fronte all’ineluttabilità della crescita esponenziale del virus, un sistema sanitario vale l’altro. E tanti saluti al tema – “negazionista”… – della sanità.

      La seconda risposta, la più importante, quella universale, è che… c’è il vaccino! Anche nella variante demenziale del vaccino gratuito, che si sente ripetere ovunque in questi giorni.

      A causa del vaccinocentrismo, il virocentrismo è diventato un’ideologia paradossale, che giustifica ogni mezzo ritenuto utile al conseguimento della massima copertura vaccinale – compreso il TSO, che la maggior parte della gente che invoca l’obbligo palesemente considera naturale conseguenza dello stesso – mentre nella realtà – scaramanzia a parte – l’attuale copertura vaccinale sembra offrire una protezione più che discreta dal virus. E non sembra solo a me, visto che è l’argomento usato da tutte le virostar proprio per giustificare, in maniera del tutto illogica, l’accanimento sulle ultime sacche di resistenza. Grazie ai vaccini stiamo ottenendo grandi risultati… quindi se non arriviamo al 100% di copertura sarà una catastrofe! E ovviamente sarà colpa del delta, qualunque esso sia, prima che della Delta.

      E’ per tutto questo che bisogna parlare del lasciapassare. Di quello che rivela e di quello che nasconde. Perché non solo è uno strumento, ma è proprio il simbolo dell’enorme presa per il culo che è stata la gestione della pandemia. Invece stiamo a dare la caccia ai no-vax, come la davamo ai runner e ai pisciatori compulsivi di cani. E i pupazzi a molla di Twitter, di fronte ai lavoratori lasciati senza stipendio e alla stretta sulle manifestazioni, ancora la menano con la libertà individuale e il ribellismo anarcoide.

  23. L’enorme inettitudine di chi ha architettato il casino Green Pass si vede dalla mancata previsione di alcune conseguenze piuttosto ovvie, che ora vengono tirate fuori dal cilindro – emergenza nell’emergenza – il giorno prima dell’entrata in vigore del decreto.
    Tper, l’azienda dei trasporti dell’Emilia Romagna, si è accorta dall’oggi al domani di avere 88 dipendenti non vaccinati e contrari al lasciapassare, il che costringerà agli straordinari gli altri autisti, nonché a un inevitabile taglio di corse. Alla faccia del provvedimento per tutelare la salute e prevenire il contagio! Grazie al decreto sul GP nei luoghi di lavoro, ci si affollerà di più in autobus per andare al lavoro. Chapeau!

    Per non parlare del calcolo, facile facile, su quanti tamponi serviranno per gli oltre 4 milioni di lavoratori che non sono vaccinati. Dice: tranquilli, i kit ce li abbiamo (e già su questa rassicurazione qualche dubbio viene). Ma tesoro mio, i kit li deve poi somministrare qualcuno. Come siete messi a personale? Niente panico, ce ne siamo lavati le mani: se ne occupano le farmacie. Il problema è che ogni farmacia gestisce le prenotazioni per fare i tamponi che può fare. Non è come per il CUP e le altre visite mediche: se hai bisogno di una gastroscopia, il farmacista sa dirti in quale struttura c’è posto, anche fuori Regione. Ma se hai bisogno di un tampone, per andare a lavorare, la farmacista sa dirti soltanto se lì da lei c’è posto, e se il posto non c’è, se per quel giorno è tutto pieno, non sa dove indirizzarti. Devi attaccarti… al telefono finché non trovi un posto libero. Devi girare con l’agenda e battere le farmacie del quartiere finché non hai riempito i giorni che ti servono, e spesso non è sufficiente battere il quartiere, devi andare più lontano, e se stai in un paese che ha una sola farmacia, forse devi andare in quello vicino, magari a 20 chilometri, chissà. Ed è chiaro che in una situazione del genere i livelli di nervosismo e psicosi diventano insopportabili, con minacce al farmacista che non può farti il tampone perché ne fa già uno ogni dieci minuti per otto ore al giorno, con richieste di fare il tampone all’ora X, e non a X-1, se no dopo 48 ore ti scade il GP e non puoi partecipare alla riunione Y, che è due giorni dopo proprio all’ora X, e via delirando.
    Per parafrasare quella canzone degli Skiantos: “Impazzirai sanissimo, ti piacerà pochissimo”.

    • Guarda, ci pensavo ieri sera, che sono andato a fare un tampone per un appuntamento “di lavoro” di stasera in cui sarà cmq necessario il GP (oggi era già tutto prenotato).

      Io sono autonomo, quindi posso gestirmi un po’ di più, ma per certi tipi di commesse con la P.A. anch’io so già di dover avere il GP attivo in giorni cadenzati a breve (in teoria già domani, ma mi sono organizzato per “non esserci”, è la mia piccola forma di sciopero), e sarà un bel casino (senza contare quel che diceva tuco altrove, anche gli autonomi e gli operai “pranzano fuori”, e non è un lusso borghese ma l’alternativa al panino o alla schiscetta).
      E adesso comincia a fare freddo.

      Tornando al lavoro e all’organizzazione, miei conoscenti dipendenti in varie fabbriche e aziende della zona hanno già tutti i tamponi prenotati per i prossimi 15 giorni. Poi non si sa.
      Nella mia zona ci sono un paio di farmacie che li fanno a prezzi calmierati e sono già tutte prenotate. Io ieri ho anche saputo di avere una necessità GP anche lunedì e ho provato a chiedere se nella mattinata mi avrebbero fatto un tampone: mi han fatto vedere l’agenda, tutta piena, cercare altrove.
      L’altra farmacia in cui sono già prenotato per i prossimi giorni al momento non risponde al telefono perché ha tutte le linee occupate.
      Dovrò provare da un dentista (l’ultima volta 30 euro) o in un centro medico convenzionato (l’ultima volta 40 euro).

      E cmq, a costo di sembrare il complottista della pubblicità, non so quanto ci sia di inettitudine al governo, e quanto di ricerca volontaria del casino e del disservizio.
      C’era un video in cui questo tipo di problemi (fisici, perchè cmq piacevole non è, economici e soprattuto organizzativi) venivano incensati da chi li proponeva come la giusta “punizione” per gli “opportunisti”.

      Edit: sulla rassegna stampa di ieri sera si parlava di portare la scadenza del tampone a 72 ore, ulteriore prova provata dell’inesistenza di ragioni sanitarie nel GP.

    • Questa è la storia di un paese che viaggiava abbastanza velocemente verso l’80% di copertura vaccinale, con la gente che tornava a lavorare – pur in un contesto di crisi – e che finalmente vedeva all’orizzonte il ritorno a una parvenza di normalità. Da intendersi non nel senso del mito politico reazionario che si è imposto a sinistra qualche lustro fa, ormai. Bensì come condizione necessaria all’equilibrio psichico.

      Questo paese però era governato non da semplici governanti inetti, ma da governanti inetti dall’ego ipertrofico. Pfui, cosa ce ne facciamo di un 80% di copertura vaccinale? Noi siamo i migliori. Glielo facciamo vedere noi al Macaron, chi è più bravo a fare i biscotti. O il 100% o niente. Agire sul denominatore se necessario.

      Adesso il paese viaggia sempre verso l’80% di copertura vaccinale, rischiamo una crisi nella crisi con ripercussioni catastrofiche e siamo di nuovo tutti in trincea.

      Ottimo lavoro.

      • Ciao Isver,
        guarda, oggi, nonostante mi fossi ripromesso di non dare nemmeno più un clic a quel certo giornale di quel certo gruppo, sono andato lo stesso a controllare per vedere come stanno descrivendo la situazione su scioperi e GP.

        Ebbene, mi sono fatto malissimo (soprattutto a leggere i commenti, ma così imparo a venir meno ai buoni propositi) perché c’era un titolo e un articolo sull’ultimo rapporto Gimbe che diceva più o meno così (citazione e sinossi libera a memoria mia):

        la quarta ondata non c’è stata, tutti i dati del contagio sono in discesa MA i no-vax resistono.
        QUINDI
        serve il vaccino obbligatorio…

        Per dire della logica applicata al buon governo…

        Non è più la pandemia il problema, o i contagi. No, è che tu hai fatto il vaccino e il tuo vicino no, quindi mandiamo il solito Piemonte Cavalleria a stanarlo e a vaccinarlo…

        • Esattamente. Come dicevo in un altro commento, bisogna concludere che la realtà semplicemente non interessi più. Perché questi non solo la vedono, ma la interpretano anche nel modo giusto.

          Per merito della copertura vaccinale _che abbiamo già_ sembra che stiamo riuscendo a gestire la situazione, anche se il virus in una certa misura continuerà a circolare.

          Il green pass (obbligatorio per lavorare) è stato un fallimento. Lo dice la stessa fondazione GIMBE, che rileva un calo costante dei nuovi vaccinati, a fronte di un grosso aumento di tamponi rapidi che rischia di far saltare il sistema della diagnostica. Nonché di creare allarme ingiustificato, per un aumento di contagi dovuto eclusivamente all’intercettazione di una fetta molto maggiore di asintomatici. Cosa in sé positiva, peraltro, e auspicata in primis da tutti gli allarmati/allarmisti.

          Quindi? Quindi obbligo vaccinale. Che ha le stesse identiche probabilità di fallire, per gli stessi motivi.

          Inoltre, come dicevo sempre in un altro commento, bisogna stare attenti a parlare con leggerezza di obbligo vaccinale, perché l’obbligo vaccinale che vuole chi lo invoca non è l’obbligo vaccinale che conosciamo già. I bambini non vaccinati, anche se non possono iscriversi all’asilo, nessuno li vaccina a forza. Per i genitori c’è una sanzione che va da 100 a 500 euro, una tantum. E quando il bambino compie 6 anni, può, anzi deve (scuola dell’obbligo) andare a scuola come tutti gli altri. Al compimento dei 16 anni, poi, allo stato non frega più un cazzo se quella persona è vaccinata o no.

          Ultimamente, quando sento parlare di obbligo, ho quasi sempre la certezza che chi lo fa, queste cose non le sappia. Unita alla certezza che se le sapesse, pretenderebbe che i bambini non vaccinati fossero sottratti ai genitori e inoculati a forza.

          Almeno noi che queste cose invece le sappiamo, se già non siamo contrari per altri motivi, dovremmo resistere alla fascinazione per la chiarezza e l’eleganza formale di questa soluzione. Obbligo oggi vuol dire TSO.

  24. Buongiorno compagnə, faccio solo una domanda che ha a che vedere con la composizione di molte piazze organizzate nel passato recente, in particolare sul sindacato FISI. La mano neofascista si è allungata con forza anche lì, per ignoranza mia non saprei dire da quanto tempo, particolare sicuramente rilevante e che andrebbe indagato. Il nome di Pasquale Bacco, già candidato con Fiamma Tricolore e più tardi Casapound, compare tra quelli di chi ha organizzato lo sciopero.
    Non è l’unica presenza dubbia: Fronte del Dissenso e 100 giorni da Leoni sono solo due delle sigle che hanno aderito alle piazze FISI. Le notizie che arrivano da Trieste sull’allontanamento di fascisti dalla protesta rincuorano, ma secondo voi non sarebbe il caso di tentare una più ampia operazione di esclusione di FISI dagli scioperi? Anche a costo, purtroppo, di allontanare tantə lavoratorə non fascistə che negli ultimi mesi vi si sono avvicinatə a questa pseudo-corporazione. Non credo ci sia solidarietà di classe, o anche solo qualcosa di simile, al fianco dei fascisti.
    Anche organizzazioni più meritevoli come Studenti contro il Green Pass hanno tenuto il piede in due scarpe, avendo aderito allo sciopero generale dell’11 e a questo sciopero FISI di domani. Questa apertura a soggetti politici/sindacali (neanche troppo) ambigui, soprattutto visto che si parla di studenti, fu un problema nell’Onda e credo sarà un problema in futuro se non si dovesse porre con forza una “mozione di allontanamento”.
    La mia ignoranza sulle proteste dellə compagnə francesi dai gilet gialli in poi non mi aiuta di certo a capire quale potrebbe essere l’evoluzione della protesta. Di certo non mi sento sicuro (non “a mio agio”, dato che di protesta e non di agio stiamo parlando: non mi sento proprio sicuro), da antifascista, anche solo a “maltollerare” la presenza fascista al mio fianco.
    Grazie in anticipo se doveste rispondermi, e buon lavoro.

    • Ciao Pietro, a noi risulta che lo sciopero di venerdì sia indetto – indipendentemente rispetto a FISI – anche da AL-Cobas e SOA (Sindacato Operai Autorganizzati, questo), e che il Clpt aderisca a questo, non a quello della FISI. Così almeno dice il comunicato ufficiale del 13 ottobre, che incorporiamo qui sotto.

  25. Grazie mille per la risposta!
    Immaginavo che a Trieste non avessero aderito allo sciopero FISI.
    La preoccupazione rimane per tutte le altre piazze… Spero che si decida di fare la cosa giusta. Ho visto, subito dopo aver scritto il primo commento, di uno scontro, anche fisico, a Roma tra Studenti contro il Green Pass e Studenti medi (in particolare FGC, secondo la ricostruzione dei primi). Questi diverbi in una giornata di sciopero generale organizzata per la prima volta da tutte le sigle di base e conflittuali, insieme in piazza per la prima volta dalla morte di Adil Belakhdim, non promettono per nulla bene. Staremo a vedere.

  26. Nota di Wu Ming concernente la nostra politica “redazionale” nei prossimi giorni

    Da sempre il primo commento di qualunque nuov* iscritt* a questo blog finisce nella “coda di moderazione”, dove viene vagliato. Lo sblocchiamo solo se è in tema, se non contiene insulti, se non contiene link tossici, se non ha contenuti fascisti, razzisti, sessisti ecc. Serve a sbarrare la strada a troll, odiatori, provocatori, “cavalli di Troia” e quant’altro. È uno dei nostri modi di mantenere alta per quanto possibile la qualità della discussione e delle interazioni.

    [Un altro consiste nella presenza di filtri, automatici e non: un commento con un link a Byoblu e altri siti del genere va diritto nello spam; I link diretti a social network come FB o YouTube vengono sostituiti da link a copie archiviate di quelle pagine, prive di cookie, pop-up e altre schifezze. Ecc. ecc.]

    In questi giorni di ennesima sovraesposizione e traffico del blog alle stelle, anche a seguito di alcuni articoli su di noi apparsi sui media mainstream, siamo letteralmente presi d’assalto da nuove iscrizioni al blog e relativi primi commenti. La coda di moderazione degli ultimi post su gp e dintorni è stracolma.

    A una prima occhiata, molto è il guano, ma ci sono anche commenti pubblicabili. Solo che il compito di vagliarli tutti è davvero superiore alle nostre forze. Già è dura monitorare le discussioni tra chi ha già un account: tenete presente che noi riceviamo una notifica via email per ciascun commento lasciato sul blog. Sono centinaia al giorno.

    Nelle nostre giornate non ci dedichiamo solo a moderare le discussioni sul blog, anzi: dobbiamo tenerci aggiornati, riunirci come collettivo, studiare per poi scrivere i capitoli del romanzo attualmente in stesura, fare presentazioni, e questo solo per quanto riguarda il tempo di lavoro.

    A malincuore, abbiamo deciso di dichiarare una “moratoria” di una settimana all’accettazione dei commenti di nuov* iscritt*. La discussione proseguirà solo tra utenti che hanno già un account su Giap. Non è poi questa gran restrizione, a pensarci: poiché il blog esiste da più di dodici anni, a rigore gli iscritti sono oltre 42.000!

    Torneremo ad accettare commenti di nuov* iscritt* mercoledì 27 ottobre 2021.

    Scusateci, ma non siamo robot. E non possiamo permetterci un tracollo delle forze in qusto momento.

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