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Roma

#AlPalodellamorte. Presentazione a #EscNonSiTocca con reading di Elio Germano

Al Palo della morte

Il libro di Giuliano Santoro Al palo della morte – uscito da poco nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre – sta riempiendo le sale dove viene presentato e aprendo discussioni sui vari argomenti che mette in reazione: Roma e la sua storia recente, le trasformazioni delle nostre città, come immaginiamo i migranti, il cosiddetto «degrado» e il cosiddetto «decoro».

Al palo della morte è un’inchiesta lirica; è il diario in terza persona di una dérive psicogeografica con punto di partenza Tor Pignattara; è la storia di un omicidio, quello del giovane Shahzad Khan, picchiato a morte una sera di settembre in via Pavoni.  

Lo scorso 15 gennaio, Giuliano ha presentato il libro nella stanza dei genitori della scuola elementare «Carlo Pisacane» di Tor Pignattara, forse la più multietnica d’Italia, frequente bersaglio degli strali fascisti e leghisti. Nella primavera 2014 Mario Borghezio si presentò davanti al portone col megafono e fu cacciato via dalle mamme, con ignominia. C’è pure il video, guardate. Prosegui la lettura ›

Ci vediamo «Al Palo della Morte». Giuliano Santoro nella collana #QuintoTipo

Al Palo della Morte

Dopo PCSP di Alberto Prunetti, ai primi di dicembre arriva in libreria Al Palo della Morte di Giuliano Santoro. Proseguono gli incontri ravvicinati del Quinto Tipo. A cura di Wu Ming 1. Al Palo della morte è già acquistabile dal sito di Edizioni Alegre, cliccando sull’immagine qui sopra.

Roma, nella testa di molti abitanti del centro, finisce al Pigneto. Per questo capita di sentire domande come: «Per andare a Tor Pignattara faccio il Raccordo?». Tanti romani non hanno idea di dove sia Tor Pignattara, non sanno che si trova proprio a due passi dal Pigneto e dai suoi aperitivi. Ogni quartiere col nome di una torre è già al Palo della morte. Prosegui la lettura ›

Libero transito in libera #Roma. Due mesi e più di accoglienza volontaria e autogestita al centro Baobab

Baobab

di Roberto Viviani,
con la collaborazione di Francesca Pietroni

1. Breve cronistoria dell’emergenza migranti 2015 a Roma

11 Maggio 2015
Le ruspe danno il loro buongiorno e radono al suolo l’insediamento abusivo di Ponte Mammolo. In quel pezzo di Roma dimenticata, trovavano un rifugio precario circa 400 persone, per la maggior parte migranti in transito, cioè di passaggio in Italia, con l’obiettivo di raggiungere altri paesi europei e chiedere lì asilo politico.

Nessuna associazione che opera volontariamente nel centro (ad esempio MEDU) viene coinvolta nel piano di sgombero, a molti degli “ospiti” non viene neanche dato il tempo di prendere i documenti. Non c’è nessun “piano B” della prefettura o dell’amministrazione capitolina, nessuna soluzione temporanea per dare alloggio agli sgomberati che si ritrovano improvvisamente in mezzo alla strada e iniziano ad assembrarsi soprattutto nella zona della stazione Tiburtina. Prosegui la lettura ›

Il 19 Ottobre e la saggezza della Roma ribelle | #19O #OccupyPortaPia

Attenzione | In caso di lacrimogeni usare la maschera

di Giuliano Santoro (guest blogger)

«A giovano’,
sta mano po esse fero e po esse piuma.
Oggi è stata ‘na piuma…»

Come si smonta uno schema che sembra destinato a lasciarti annaspare nella palude del già visto? Il campo di forze che ha costituito la narrazione del 19 ottobre e la strana coalizione di soggetti che si è ritrovata in piazza e ha stracciato la sceneggiatura dell’annunciato remake del 15 ottobre 2011 fornisce una risposta interessante a questa domanda. Prosegui la lettura ›

WM5 recensisce «Ragazzi di strada» di Augusto Stigi

Ragazzi di stradaAnni fa, a Montréal, durante il viaggio di cui Grand River è resoconto, vidi una serie di interviste che illustravano l’esperienza di crescere in quella città. Ne usciva una topografia sentimentale, un afflato comune, e attraverso le parole si componeva una storia, un ambiente, un momento storico, una temperie. Tra i volti che dicevano la città ce n’era uno di una giovane donna che avevo conosciuto, due anni prima, in India. Raccontava l’esperienza da dentro una comunità asiatica, e la sua Montréal risuonava con le altre su una nota più acuta, più sofferta, più intensa.
Tornai a casa, in un Bologna semiaddormentata. Gli ultimi anni del berlusconismo, che cercava di perpetuare il rampantismo degli anni ottanta e il felicismo degli anni ’90 dentro un mondo segnato dalla guerra permanente, in un contesto globale distopico che preparava la Crisi. Prosegui la lettura ›

Il professore, il barone e i bari. Il caso #Tolkien e le strategie interpretative della destra

Sergio Chakotino, «Italiche nere grinfie sulla Terra di Mezzo», 2011

Sergio Chakotino, «Italiche nere grinfie sulla Terra di Mezzo», 2011

[Arriva oggi in libreria il numero 4 di Nuova Rivista Letteraria, sul quale compaiono due nostri articoli: uno analizza la dichiarazione di non-appartenenza «Né destra, né sinistra», ed è scritto da Wu Ming 1; l’altro lo trovate in questo post e prende le mosse dalla conferenza che Wu Ming 4 ha tenuto alla RASH di Roma nel febbraio scorso. A quella serata partecipò come correlatore Roberto Arduini, presidente dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani, e non è un caso che questo post sia gemellato con quello che oggi compare sul sito dell’ARST, la recensione di un saggio monografico molto fresco di stampa… e un po’ meno fresco di stesura.
AVVERTENZA: Il pezzo di Wu Ming 4 ha due livelli di lettura. C’è l’articolo nudo e crudo come esce in cartaceo, a uso di chiunque sia generalmente interessato all’argomento. C’è poi un apparato di note, che oltre a fornire i riferimenti bibliografici, costituisce una vera e propria espansione del testo (praticamente lo raddoppia), entrando più nello specifico, aggiungendo esempi e argomentazioni, per chi intendesse spingersi un po’ più addentro alla questione trattata.]

Gianluca Casseri[POST SCRIPTUM POST-STRAGE. Nel lungo articolo che segue, WM4 analizza soprattutto la raccolta di saggi «Albero» di Tolkien (Bompiani, 2007, a cura di Gianfranco De Turris), che raduna il gotha della pseudo-tolkienologia di estrema destra.
Avevamo appena terminato l’impaginazione, ieri pomeriggio, quando ci è giunta la notizia: uno degli autori del suddetto libro, Gianluca Casseri, aveva compiuto un massacro razzista a Firenze, uccidendo a colpi di arma da fuoco due ambulanti senegalesi e ferendone gravemente altri tre. Inseguito dalle forze dell’ordine, l’assassino si era infine suicidato.
Ad «Albero» di Tolkien Casseri aveva contribuito con il testo «Frodo Baggins, l’eroe che non ha fallito».
Dedichiamo la nostra piccola opera di controinformazione a Samb Modou, Diop MorMoustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike, vittime dell’odio fascista. Mentre scriviamo, gli ultimi tre lottano ancora per la vita.] Prosegui la lettura ›

Qui la diretta della manifestazione di Roma #15o #15ott #15oct

Visto che abbiamo un blog molto visitato e seguito, e che nella giornata di oggi l’informazione e la controinformazione saranno faccende di vitale importanza e urgenza, mettiamo a disposizione questo spazio.
Chi ha seguito le discussioni su Giap delle settimane scorse, sa che abbiamo forti perplessità su come è stata organizzata questa scadenza, ma oggi qualunque perplessità va messa in secondo piano: alla massima libertà di discussione devono seguire la massima unità nell’azione e la solidarietà a chi manifesta.
Per cause di forza maggiore, purtroppo non siamo riusciti a scendere a Roma, dunque cerchiamo di renderci utili in altro modo, approntando e implementando strumenti per seguire l’evento. Ricordiamo a tutti che la “visione panoramica” di chi sta fuori è sovente utilissima a salvare il culo a chi sta dentro.
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Con le code degli occhi, ovvero: il corridoio di «Profondo Rosso»

David Hemmings in Profondo rosso
[Rifrazioni è un quadrimestrale di cinema-e-oltre diretto da Jonny Costantino. Il n.7, uscito da pochi giorni, contiene un dossier intitolato “Folgorazioni”, nel quale diversi scrittori, critici, storici del cinema, registi e attori (si va da Wu Ming 1 a Enrico Ghezzi, e c’è persino un inatteso Rocco Siffredi) dedicano un pezzo a una scena di film che li ha colpiti, ispirati, meravigliati, o che riveste importanza nella loro vita e/o professione. Wu Ming 1 ne ha approfittato  per ribadire una dichiarazione di poetica che riguarda l’intero collettivo. Qui di seguito, il suo contributo. E’ stato scritto il 28 aprile 2011, ciò spiega il riferimento a una “installazione” di quei giorni, realizzata a Roma da Mimmo Rubino. Attenzione: il testo contiene uno spoiler. Se non avete mai visto Profondo rosso di Dario Argento (1975), vi rovina la sorpresa.
Per leggere l’intro del dossier e alcuni estratti, cliccare qui.]
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Pensiamo all’espressione “coda dell’occhio”. Una coda sta sul retro di un corpo. Per la precisione, sopra le terga. E’ il prolungamento della colonna vertebrale, oltre il coccige. La coda dell’occhio, metafora per l’estremo margine del campo visivo, è dunque associata al “retro” di un corpo, è l’ultima parte dell’occhio a cogliere, a percepire qualcosa di uno spazio che si sta lasciando. Ciò che appare nella coda dell’occhio è ormai lontano dal focus del nostro sguardo, è in-distinto, non si staglia su nulla, è già tornato parte dello sfondo, di ciò che lasciamo in fondo.  Prosegui la lettura ›

Sul libro «Bastardi senza storia» di Valerio Gentili. Un intervento di WM5

Bastardi senza storia

[La riflessione che segue prende le mosse dalla lettura di Bastardi senza storia, terzo libro di Valerio Gentili, già autore dei saggi La legione romana degli Arditi del Popolo (2009) e Roma combattente (2010). In BSS, Gentili recupera e “mette al lavoro” una grossa mole di materiali per troppo tempo ricoperti dalla polvere degli archivi e, con un taglio giustamente divulgativo (è un libro esplicitamente rivolto a chi tiene il culo in strada), racconta molte storie dimenticate. Protagoniste della ricostruzione sono quelle milizie di proletari (e sottoproletari) comunisti o socialisti – formazioni “cugine” dei nostrani Arditi del Popolo – che negli anni Venti e Trenta, in Germania, Austria, Francia e Belgio, cercarono di opporsi all’ascesa dei fascismi. Gentili passa in rassegna veri e propri eserciti della classe operaia, come lo Schutzbund (Lega di difesa repubblicana) della socialdemocrazia austriaca o la Reichsbanner Schwartz-Gold-Rot (Vessillo dell’Impero nero-rosso-oro) della socialdemocrazia tedesca, e formazioni forse meno numerose ma che ebbero un ruolo importante in seguito rimosso, come la RFKB (Lega dei combattenti rossi di prima linea) del partito comunista tedesco. Gentili racconta di come un simile arsenale di resistenza e contrattacco fu svuotato e mandato in malora, errore strategico dopo errore strategico, fino al compiersi della tragedia. Prosegui la lettura ›

Per Valerio Marchi

di Wu Ming 5

Ed ho aspettato che la notte arrivasse
e che la luna illuminasse un muro
ed ho scritto grande come il mio cuore
una scritta che spiccasse sul sole.
Klaxon, Libero


Siamo nati al centro del Novecento. Abbiamo sempre cercato di spingerci fuori, più lontano, più in alto di quel punto: ora dobbiamo esercitare il massimo dell’impegno, affilare una disciplina efficace, per non ritrovarci uomini del secolo scorso. Occorre imparare di nuovo, riprendere in mano i libri, riportare il culo in strada. Quest’epoca costringe all’efficacia, perché il tempo manca: se non comprendessimo bene questo punto, tradiremmo il lascito umano, spirituale e intellettuale di Valerio Marchi. Prosegui la lettura ›