Guerriglia odonomastica anche a Messina! In un 2 giugno troppo simile al 4 novembre.

Non si arresta l’ondata di guerriglia odonomastica che attraversa la Sicilia ormai dall’autunno dell’anno scorso, con il Grande Rituale Ambulante Viva Menilicchi!, officiato a Palermo da un collettivo di collettivi, gemello del nostro “Resistenze in Cirenaica”.

Questa volta i soliti ignoti hanno colpito il monumento ai caduti delle batterie siciliane nella battaglia di Adua del 1896, meglio noto ai messinesi come “Batteria Masotto“, perché una delle due batterie era comandata dal capitano Umberto Masotto, volontario di lungo corso nell’invasione italiana del Corno d’Africa.

L’azione si è compiuta il 2 giugno e ha un retroscena che merita di essere raccontato.
Ogni anno, il 1° marzo, nell’anniversario della famosa battaglia, si celebra davanti al monumento una cerimonia militare, per quanto partecipata anche dalle autorità civili, dall’arcivescovo, da scuole e associazioni.

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Il tono dei discorsi che si tengono in quella circostanza è facile da immaginare e lo confermano gli articoli dei giornali che danno notizia dell’evento: eroismo, sacrificio per il bene della Patria, unità nazionale, l’esercito che amalgamò gli italiani, eredità da raccogliere, sentimento identitario, linfa vitale…

Quest’anno, una settimana prima del 123° anniversario della battaglia, alla base del monumento è comparsa una scritta nera: “Fanculo la Patria”, firmata con la A nel cerchio.
In tutta fretta, l’Autorità portuale ha pagato una restauratrice per cancellare la scritta e svolgere le celebrazioni senza turbamenti.

Ma per meglio purgare il luogo da pensieri d’anarchia, il prefetto Maria Carmela Librizzi ha deciso di festeggiare il 73° anniversario della Repubblica italiana proprio di fronte alla “Batteria Masotto”, con gran sfilare di carabinieri, marinai e militari assortiti, consapevole o meno del significato profondo di quella sovrapposizione. Una battaglia combattuta dal Regno d’Italia, legata a una delle pagine più vergognose della sua storia, che viene eletta a simbolo di una Repubblica nata proprio affossando quel Regno, ritenuto responsabile di troppe nefandezze. Che poi nel passaggio tra il Regno e la Repubblica si siano conservate troppe continuità è un fatto ben noto, ma che non per questo andrebbe celebrato.

La sovrapposizione che è andata in scena sul lungomare di Messina, non è un caso a sé stante e si può dire che faccia parte di una generale tendenza: quella che trasforma il 25 aprile in un 2 giugno, il 2 giugno in un 4 novembre (Festa delle Forze Armate) e il 4 novembre in un… staremo a vedere dove si spingeranno.

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Contro questa retorica, qualcuno ha voluto ricordare che tanti di coloro che combatterono ad Adua erano soldati di leva, a volte sorteggiati, o addirittura puniti con l’invio in Abissinia, e dunque vittime della violenza coloniale, per le quali risulta offensivo parlare di eroismo, bene della Patria, eredità da raccogliere.

Dopo la cerimonia ufficiale del 2 giugno, a quanto ci raccontano amici messinesi, il monumento è stato presidiato per tutto il pomeriggio dai fascisti del Terzo Millennio, che a quanto pare non sono capaci nemmeno di guardarsi le spalle, dal momento che il cartello è stato appeso e fotografato in pieno giorno. Forse a una cert’ora le nostrane Sturmtruppen hanno rotto le righe, richiamate a casa dalla cena di mammà.

Per i cultori delle tassonomie, resta da decidere se quella alla “Batteria Masotto” sia stata una vera e propria azione di “guerriglia odonomastica” e se sì di quale tipo, tra quelli catalogati nel nostro prontuario.

Se, come si evince dagli articoli di giornale, il nome “Batteria Masotto” (sottinteso “monumento alla”) viene usato anche per identificare il luogo («Messina celebra il 2 giugno alla Batteria Masotto»), allora si tratta di un odonimo popolare, e il cartello appeso è una chiosa, cioè un’aggiunta inserita in qualche modo per spiegare il nome utilizzato. In ogni caso, la tecnica è quella delle “pasquinate” o “statue parlanti”, utilizzata anche a Bologna, durante i preparativi per il G8 di Genova e in occasioni più recenti, ulteriore elemento del gemellaggio petroniano-siculo nel segno della guerriglia odonomastica.

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One commento su “Guerriglia odonomastica anche a Messina! In un 2 giugno troppo simile al 4 novembre.

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