Il senatore Alessandro Maran ci intima di cancellare il suo nome da Giap. Ecco perché gli rispondiamo NO.

Alessandro Maran

Alle ore 12.19 PM del 10 marzo 2016 il senatore del PD Alessandro Maran ci ha spedito questa email firmata di suo pugno [link aggiunti da noi, NdR]:

«In merito alla comunicazione pubblicata sul Vostro blog nella giornata di ieri, preliminarmente è doveroso precisare e ribadire che la prima versione dell’articolo pubblicata in data 6.3.2016 ha gravemente leso la mia reputazione e dignità avendo imputato condotte al sottoscritto mai poste in essere.

Tuttavia, anche l’odierna versione del post insinua (subdolamente) nel lettore una attività illecita posta in essere dallo scrivente, avendo di fatto favorito due ricercatori, a discapito di altri. Anche tali affermazioni ledono gravemente la mia reputazione ed il mio onore.

Pertanto, Vi invito formalmente entro e non oltre 24 ore dal ricevimento della presente ad eliminare dall’articolo pubblicato qualsivoglia riferimento al sottoscritto, precisando che qualora la presente comunicazione non dovesse trovare integrale accoglimento, sarò costretto a tutelare i miei diritti in ogni opportuna sede.

Distinti saluti,

Sen. Alessandro Maran»

Risposta di Wu Ming

Le frasi della «versione odierna del post» che Maran “incrimina” sono queste:

1. «Orbene, l’anno scorso il Presidente Urizio ottiene un finanziamento dal Comune di Gorizia e il supporto operativo del senatore del PD Alessandro Maran per effettuare una ricerca a Roma con Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni

2. «Rimane infine da chiedersi se i finanziamenti stanziati dal comune di Gorizia – e il supporto del senatore PD Maran – potessero essere spesi meglio che per produrre fiumi d’inchiostro e di livore alimentando un clima di isteria che si protrae da settimane.»

La Frase 1 è strutturalmente o contenutisticamente identica a quelle che compongono il seguente florilegio, tratte da diversi organi di informazione del Friuli – Venezia Giulia e non solo, oltreché da un comunicato della Lega Nazionale.

1b. «L’obiettivo è stato raggiunto grazie al supporto operativo del Senatore Alessandro Maran ed il suo staff che ci hanno aperto la strada degli Archivi ed al contributo del Comune di Gorizia alla trasferta stessa.» (Lega Nazionale, s.d.)

1c. «La comunicazione è venuta dal presidente della Lega nazionale di Gorizia, Luca Urizio, che per la caparbia ricerca si è avvalso della collaborazione dei dottori Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni, nonché del supporto del senatore Alessandro Maran e del suo staff per entrare negli archivi.» (Il Foglio Goriziano, 18/11/2015)

1d. «Nel corso di questa missione bipartisan resa possibile grazie al supporto operativo del senatore democratico Alessandro Maran e al contributo del Comune di Gorizia, Urizio e Buttignon hanno trovato la lista completa di quanti erano stati deportati dall’esercito jugoslavo nel maggio 1945 e, con essa, anche quella di chi riuscì a far ritorno dall’inferno.» (Il Piccolo, 19/11/2015)

1e. «Il team di ricercatori composto da Urizio, Buttignon e Lorenzo Salimbeni (Lega Nazionale di Trieste) ha potuto contare sul supporto del Comune di Gorizia e su quello del senatore Pd Alessandro Maran (nella foto). “Il mio apporto è stato marginale – si schernisce il parlamentare democratico -. Li ho solo aiutati ad entrare negli archivi perché, anche se non sono uno storico, credo che più si fa luce su certe vicende, meglio è per tutti”. Maran poi aggiunge: “Mi dicono che ci sono molte novità e che c’è spazio per nuove pubblicazioni”.» (Il Piccolo, 19/11/2015)

1f. «L’iniziativa bipartisan era stata sostenuta dal Comune di Gorizia e dal senatore dem Alessandro Maran.» (Il Piccolo, 10/02/2016)

1g. «L’iniziativa bipartisan è stata sostenuta dal comune isontino e dal senatore dem Alessandro Maran.» (Il Giornale, 11/02/2016)

1h. «Nei mesi scorsi, grazie al supporto del Comune di Gorizia e del senatore Alessandro Maran, Urizio e due storici (Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni) si erano recati in missione a Roma per cercare negli Archivi di Farnesina e Viminale elementi utili a ricostruire la vicenda delle foibe.» (Il Messaggero Veneto, 11/02/2016 e sullo stesso giornale anche il 23/02/2016)

1i. «Nei mesi scorsi, grazie al supporto del Comune di Gorizia e del senatore Alessandro Maran, lo stesso Urizio e due storici (Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni) si sono recati in missione a Roma per cercare negli Archivi di Farnesina e Viminale elementi utili a ricostruire la vicenda delle foibe.» (Il Secolo d’Italia, 18/02/2016)

1l. «Andare alla Farnesina semplice? Non molto, ci vogliono almeno sei mesi di richieste in anticipo e poi serve l’approvazione. Ci sono andato grazie alla collaborazione dello staff del Pd, di Alessandro Maran.» (Luca Urizio intervistato dal Messaggero Veneto, 09/03/2016)

Come si vede, a partire dal novembre 2015, per quattro mesi la stampa ha più volte scritto la stessa identica cosa che ha scritto Nicoletta Bourbaki. Non si capisce, dunque, come mai Maran si muova soltanto ora e soltanto con noi.

Nella Frase 2, dopo aver ricostruito ed esaminato la campagna antipartigiana nata da un uso improvvido di documenti storici, Nicoletta Bourbaki si chiede: i 500 euro stanziati dal Comune di Gorizia potevano essere spesi meglio? E il senatore Maran poteva spendere meglio il proprio supporto?

Sono due domande che qualunque cittadino potrebbe e dovrebbe porsi. Anzi, siamo sicuri che molti se le stiano ponendo. Domande che Nicoletta Bourbaki ha riformulato, in modo ancora più chiaro e incisivo, nel suo questionario diffuso ieri.

Secondo Maran queste due frasi – le uniche del post dove egli venga menzionato – «insinua[no] (subdolamente) nel lettore una attività illecita posta in essere dallo scrivente, avendo di fatto favorito due ricercatori, a discapito di altri.»

Nel post in oggetto non viene mai utilizzato il verbo «favorire», ma si sarebbe anche potuto utilizzare. Per la precisione, nel significato a che dà il Vocabolario Treccani:

«a. Dimostrare il proprio favore a una persona, accordandole aiuto e protezione e agendo in modo da spianarle la via per una buona riuscita: f. un giovane di buona volontà; analogam.: f. le tendenze, le inclinazioni (buone o cattive) di qualcuno […]»

Che Maran abbia favorito quei ricercatori è quanto ha dichiarato l’organizzatore della trasferta a Roma Luca Urizio, si veda l’intervista linkata sopra. Maran non li ha favoriti «a scapito di altri», perché lo scapito è «perdita di guadagno, rimessa di denaro; danno economico o morale» (Treccani, op. cit.), e infatti «scapito» è un termine assente dal post; certamente, però, il trio Buttignon Urizio Salimbeni è stato supportato al posto di altri.

Urizio riscrive la storia di notte

In Italia lavorano tanti novecentisti capaci, ricercatori scrupolosi, studiosi di chiara fama. Il Comune di Gorizia avrebbe potuto finanziare – e Maran avrebbe potuto supportare – uno/a qualunque di loro. Si è deciso di finanziare e supportare proprio Buttignon Urizio Salimbeni. Noi e Nicoletta Bourbaki abbiamo più volte chiesto conto del perché, e tuttora lo chiediamo.

Nella sua nota su FB, Maran scrive: «Avrei fatto lo stesso per chiunque mi avesse chiesto aiuto.» Ma Nicoletta Bourbaki gli ha chiesto:

«Il senatore era al corrente delle idee e dell’appartenenza ideologica di Salimbeni e delle relazioni di Buttignon con ambienti di destra (presentazioni a Casapound, interviste rilasciate al giornale ufficiale di Casapound, foto di gruppo insieme a personaggi dichiaratamente fascisti, collaborazione con Salimbeni)?»

Non abbiamo elementi per dubitare che Maran «avrebbe fatto lo stesso per chiunque», ma il punto è un altro: noi non stiamo parlando di chiunque, parliamo di quelle persone. Non chiediamo lumi su un ipotetico chiunque, ma su nomi e curricula vitae precisi. Aprire il link per credere.

Quanto all’«attività illecita», tale connotazione è stata introdotta nel dibattito per la prima volta dallo stesso senatore Maran, alle 12:19 PM del 10 marzo 2016, nella diffida che ci ha inviato. Prima, nessuno aveva parlato di questo, e certamente non noialtri. Un’azione può essere pienamente nel solco della legalità, e al tempo stesso essere inopportuna, sconveniente e addirittura politicamente inaccettabile. Questo può e deve essere oggetto di disamina e critica pubblica, e disamina e critica pubblica abbiamo svolto.

La richiesta di Maran è del tutto infondata, di fatto e di diritto.
Di fatto, lo abbiamo appena dimostrato.
Quanto al diritto, ecco le motivazioni.

In tema di condotte lesive dell’altrui reputazione, bisogna anzitutto ribadire e tenere presenti alcuni punti fermi. Le norme che nel nostro ordinamento tutelano i beni giuridici della reputazione e dell’onore sono state formulate nel 1930, nel 1942 e nel 1947. Con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, di tali norme s’è imposta una lettura alla luce del principio di libertà di cronaca e critica. Il bilanciamento implica che non possa darsi un’automatica prevalenza dell’un bene giuridico sull’altro, ma che all’interprete spetta stabilire quale dei due debba prevalere nel caso concreto. Per fare ciò, una giurisprudenza ormai incontrastata da anni ha messo a punto una serie di parametri:
1. se il fatto narrato è vero,
2. se viene esposto con continenza verbale,
3. se la sua divulgazione risponde ad un interesse pubblico,
i diritti di cronaca e di critica sono legittimamente esercitati. Altrimenti la tutela della reputazione prevale. Usiamo questa griglia interpretativa per vagliare il post di Nicoletta Bourbaki oggetto della diffida del senatore Maran.

Per «veridicità del fatto narrato», precisa la giurisprudenza, si deve intendere la scrupolosa verifica dell’attendibilità e affidabilità delle fonti. La fonte è attendibile quando ciò che in essa è esposto risponde ad un giudizio di ragionevole e obiettiva credibilità. In altre parole, chi usa una fonte non può fingere di ritenere credibile ciò che chiunque altro ritiene implausibile. Inoltre, ed a maggior ragione, la fonte è attendibile quando essa attribuisce un fatto ad un soggetto determinato e questi, essendone venuto a conoscenza, non la smentisce.

L’ultima catena causale descritta si attaglia al caso in esame: il post di Nicoletta Bourbaki, come descritto sopra, si riferisce alla persona di Alessandro Maran in due luoghi. Entrambi i passi trovano riscontro in precedenti articoli di stampa, pubblicati nell’arco temporale di qualche mese. Questi articoli forniscono informazioni sul lavoro del senatore Maran che appaiono credibili ad uno scrutinio di ragionevole plausibilità: né l’interessato ha mai richiesto una rettifica di tali articoli, nonostante questi circolino in rete da un tempo sufficientemente lungo perché lo staff di un senatore, o direttamente lo stesso Alessandro Maran, abbiano potuto prenderne visione. Le affermazioni contenute nel post di Nicoletta Bourbaki riportano fedelmente le fonti, di cui non alterano il contenuto: cosa della quale non pare infatti che il senatore si dolga.

Quanto alla continenza verbale sorgono due questioni.

Il senatore Maran lamenta che l’iniziale formulazione delle parti del post a lui attinenti ledeva  la sua reputazione. Sul punto occorre insistere: noi abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere perché l’iniziale formulazione, di cui abbiamo pubblicamente riconosciuto l’inesattezza, fosse eliminata dal web. In merito a tali frasi, nessuna ulteriore condotta è da noi esigibile, perché, anche volendo, ci è materialmente impossibile fare altro.

Nell’attuale formulazione del post, invece, dopo aver fedelmente riportato le fonti di cui si è detto sopra, vengono rivolte ad Alessandro Maran alcune domande a proposito dei fatti esposti dagli organi di stampa. Cioè si tiene un comportamento assimilabile a quello di un giornalista durante un’intervista: si fornisce la personale valutazione dell’autore circa i fatti esposti – fatti che, giova ribadire, nessuno ha smentito – e dei fatti, nonché della correttezza delle valutazioni, si chiede conto all’interessato.

A completare l’analogia con l’intervista, ricordiamo che il senatore Maran ha a disposizione lo spazio dei commenti di questo blog, qualora volesse controbattere nel merito. Un punto, però, va riaffermato decisamente: porre domande non significa attribuire un fatto determinato, né di conseguenza ledere l’altrui reputazione.

La seconda questione riguarda invece l’interpretazione delle parole di Nicoletta Bourbaki assunta dal senatore Maran. Egli sostiene che gli si stia subdolamente attribuendo una condotta illecita. Naturalmente Maran, come chiunque altro, può liberamente interpretare ogni testo nel modo che ritiene opportuno. Ma dal momento che delle parole di Nicoletta Bourbaki ha fornito una qualificazione giuridica – esse sarebbero gravemente lesive della sua onorabilità e dignità – è ai criteri dell’ermeneutica giuridica che bisogna fare riferimento, e non alla libera interpretazione.

La regola fondamentale dell’ermeneutica giuridica è che le parole vanno interpretate secondo il loro senso proprio, la loro connessione oggettiva e secondo il contesto entro il quale sono collocate, come vuole l’articolo 12 delle “preleggi”. Esprimere un giudizio critico su di una valutazione discrezionale, com’è quella che legittimamente il senatore Maran ha operato nell’aiutare chi si è rivolto a lui, non può in alcun modo voler dire che al senatore s’è attribuita una condotta illecita. Se vuole – e con la diffida lo ha fatto – Maran può esprimere il suo disaccordo rispetto alle critiche di Nicoletta Bourbaki: ciò che non può fare è asserire che quelle critiche costituiscano una condotta illecita da parte del gruppo di lavoro.

Non serve infine spendere molte parole sul requisito dell’interesse pubblico circa i problemi storiografici sollevati dal post in esame, poiché è lo stesso Alessandro Maran a riconoscerne l’esistenza. Ci si può limitare ad abundantiam a richiamare di nuovo l’opinione della giurisprudenza costante, che ravvisa la sussistenza dell’interesse pubblico ogni qual volta uno scritto abbia ad oggetto una questione di carattere scientifico e culturale. Nessuno, ci pare, mette in dubbio che il post sollevi spinose problematiche di carattere storico, con riguardo sia al metodo, sia alla più ampia questione dell’uso pubblico della memoria.

Poiché crediamo di aver dimostrato che l’indagine del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki si è mantenuta entro i confini del legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica, e che nessun illecito civile o penale è imputabile agli estensori del post, riteniamo nostro dovere non dare seguito alla diffida del senatore Maran.

Il suo nome rimarrà dov’è.

Wu Ming

[Questo post è commentabile qui.]

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