Laboratorio di magnetismo rivoluzionario | Sistema operativo magico #ArmatadeiSonnambuli

Torino, 6 maggio 2014
Soquant* avRanno sentito paRlaRe del «LaboRatorio di magnetismo RivoluzionaRio», e soquant* saRanno tRa chi ha pReso paRte alla séance toRinese del 6 maggio scoRso |

Si tratta della più perturbante e avvolgente delle prosecuzioni «transmediali» de L’Armata dei Sonnambuli: il mondo che abbiamo narrato escresce dal libro e vive, cammina!, grazie alle tecniche del mentalismo, della prestidigitazione, dell’ipnotismo | E’ tutto parte dell’Atto Sesto del romanzo: esperimenti presi da documenti veri o presunti del XVIII secolo | Evocazioni di scontri tra magnetisti nella Torino ottocentesca | L’irraccoglibile sfida di Silvan a Gustavo Rol (il più grande book test di tutti i tempi, chiedi al ’77 se non sai come si fa) | Donne in trance che cominciano a parlare romeno | Monarchi che perdono la testa | remseM id ecov aL | Un mago sconosciuto che fa apparire uova di gallina (gallina ipnotizzata, naturalmente) | eiscp0tvwhòepctnuòowv |

Benjamin Péret

Mariano Tomatis

Il «Laboratorio di magnetismo rivoluzionario» è un lavoro d’équipe, ma non esisterebbe senza le intuizioni, il lavoro, gli script, la regia e le presentazioni di Mariano Tomatis | Chi segue Giap oramai lo conosce, e forse legge avidamente il suo Blog of Wonders | Il meraviglioso è dappertutto, nascosto agli occhi dell’uomo comune, ma pronto ad esplodere come una bomba a scoppio ritardato | Il cassetto che apro mi mostra, tra rocchetti di filo e compassi, un cucchiaio da assenzio | Attraverso i fori di questo cucchiaio mi viene incontro una banda di tulipani che sfilano al passo dell’oca | Nella loro corolla si ergono dei professori di filosofia che discorrono sull’imperativo categorico | Ogni loro parola, moneta ritirata dalla circolazione, s’infrange sul suolo irto di nasi che le rigettano in aria dove descrivono cerchi di fumo | La loro lenta dissoluzione genera minuscoli frammenti di specchi in cui si riflette un filo di muschio umido | Queste ultime frasi, a partire da «Il meraviglioso è dappertutto», sono tratte da La parola a Péret, del poeta surrealista Benjamin Péret |

Mariano Tomatis

Benjamin Péret

Torniamo, senza essercene mai allontanati, al laboratorio di magnetismo rivoluzionario | Mariano ha raccolto tutti i materiali prodotti prima, durante e subito dopo la séance del 6 maggio, ma non gli bastava archiviarli, metterli on line per chi non era stato a Torino | Si trattava di farli vivere, mantenerli produttivi, ispiranti | Nasce così questo sito, «un ambiente che non si limita a presentare il (multiforme) stato dell’arte attraverso un diario di bordo, un album fotografico e la riproposizione dell’intero kja<hfocj8qwnòoetfy .qieuvytè spettacolo torinese, ma ha l’ambizione di stimolare ulteriori sperimentazioni» | Così scrive Mariano nella presentazione pubblicata sul suo blog, che vi esortiamo a leggere con attenzione, seguendo anche i link, soffermandovi a guardare i video e le immagini | Prendetevi il tempo che ci vuole, magari tornandoci sopra più volte, e poi inoltratevi nel ɐᴉɔsǝʌoɹ ɐllɐ opuoɯ del magnetismo rivoluzionario |

Laboratorio di magnetismo rivoluzionario

Clicca ed entra nel laboratorio di magnetismo rivoluzionario.

Uno dei prossimi post di Giap sarà una conversazione con Mariano sul suo ultimo libro, scritto insieme a Ferdinando Buscema: L’Arte di stupire (L.A.D.S., stesso acronimo de L’Armata dei Sonnambuli) |

Per quanto riguarda L’Armata dei Sonnambuli, abbiamo in programma nuovi speciali/florilegi e, più avanti, una conversazione con Andrea Cavalletti, autore del febbrile saggio Suggestione. Potenza e limiti del fascino ò<oah8e ràiwncrèù083 politico (Bollati Boringhieri, 2011), che citiamo in questa lunga intervista su Doppiozero | Perché «il problema del mesmerismo è un problema politico» | e il problema della politica è un problema mesmerico |

La prossima séance del Laboratorio di magnetismo rivoluzionario si terrà il 5 settembre al Festivaletteratura di Mantova |

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3 commenti su “Laboratorio di magnetismo rivoluzionario | Sistema operativo magico #ArmatadeiSonnambuli

  1. Magnetismo Rivoluzionario in Svezia: segnalo questa performance di un illusionista svedese che trova perfetta collocazione nel Sistema Operativo presentato nel post.
    http://www.marianotomatis.it/blog.php?post=blog/20140903

  2. Premetto che sono andato alla seance mantovana del laboratorio dopo aver visto quella torinese dal sito di Mariano e aver esplorato in lungo e in largo gli altri materiali del “sistema operativo magico”. Dunque sapevo più o meno cosa aspettarmi, e infatti la struttura della performance è rimasta quella, ed è potuta rimanere quella perché, come dice Ferdinando Buscema, è una struttura modulare, in cui possono essere inseriti, tolti oppure spostati dei blocchi: ciò che appunto è stato fatto a Mantova, con l’esercizio conclusivo di Ferdinando che ne ha sostituito uno presentato a Torino (in un momento diverso dello spettacolo). In più è stato inserito il video “Magic for Palestine” di Mariano. La coppia WM4-WM5 (Mantova), poi, si spartisce talk e reading in modo diverso da quella WM1-WM5 (Torino), e anche questo sposta qualcosa negli equilibri dello spettacolo.
    Comunque, a Mantova sono andato non solo *dopo aver visto*, ma *perché ho visto* la seance torinese, quindi di certo c’è che lo spettacolo mi è piaciuto. Sulle impressioni a caldo sarebbe ottimo sentire il parere di chi ha visto per la prima volta il lab a Mantova, a mente meno “condizionata” della mia.
    [A margine, nota sull’accessibilità: la performance non solo è perfettamente leggibile, ma non perde nulla in godibilità nemmeno assistendovi a vista esclusa, com’è per il sottoscritto. E questo è interessante, dato che di solito negli spettacoli di magia la vista è il senso decisamente più coinvolto]

    Direi però che la variazione più significativa rispetto a Torino è il contesto in cui il lab è stato presentato: alludo ovviamente al fatto che il Festivaletteratura è un megaevento, sul quale (cioè sull’opportunita di parteciparvi) i WM hanno scritto e detto in quantità. E qui vorrei dire che secondo me partecipare (partecipare in questo modo, intendo) è valso la pena, e che se gli interessati vorranno ripetere l’esperimento, secondo me non lo faranno a torto. Del resto immagino che tutte queste cose i WM non debbano sentirsele dire da un commentatore, ma le abbiano già belle che sviscerate. N’è valsa la pena sia perché la partecipazione del pubblico è stata numerosa e coinvolta (teatro esaurito, capienza 300 posti, se non ho inteso male), sia perché la proposta artistica è eccentrica rispetto agli standard di un festival in cui la stragrande maggioranza degli eventi è costituita da presentazioni tutto sommato tradizionali (conversazioni tra più autori, o tra autori e moderatori, al limite con l’aggiunta di momenti di reading musicale). E se una proposta eccentrica viene recepita bene, come mi pare sia avvenuto, vuol dire che anche gli organizzatori di festival letterari e in generale di eventi culturali possono e devono farsi qualche domanda in proposito. Certo il Festivaletteratura è frequentatissimo (quindi fa storia a sé), ma se il timore di chi si occupa di organizzare eventi è quello di perdere pubblico quando ci si allontana dalle forme canoniche, direi che la preoccupazione può essere molto meno fondata di quanto sembri senza aver fatto una verifica empirica. Soprattutto mi sembra che la riflessione avviata due anni fa non sia stata vana, anzi, stia dando i suoi frutti. Il laboratorio di magnetismo rivoluzionario è sicuramente l’esperimento di presentazione più deviante tra quelli devianti che i WM hanno proposto fino ad ora, e credo che sia circondato da parecchia curiosità.

    Evito di esprimermi sul prezzo del biglietto, perché non so quale sia la politica del festival, non so quanta parte dei costi coprano gli incassi, non conosco i costi di realizzazione dello spettacolo, e non so altre cose importanti per poter dare un giudizio sensato. Mi limito a dire che il prezzo di 10 € per me è sopportabile e, ferma restando la cautela di cui sopra, accettabile.
    Ho trovato appropriata anche la collocazione in un teatro: come ci insegnano sia L’armata dei Sonnambuli sia L’arte di stupire, la magia e il teatro vanno portati fuori dal teatro, nella quotidianità (anzi, la magia e il teatro *sono* la quotidianità), ma vogliamo lasciare i teatri in mano ai maghi controrivoluzionari? Dobbiamo tenere, o conquistare, anche quelli.