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L’Armata dei Sonnambuli

Il ritorno di Mesmer. Un inesauribile bisogno di magia, contro i mentalisti al potere – di Mariano Tomatis

[Finalmente, dopo una lunga attesa, è uscito ed è ordinabile il secondo volume di Mesmer, la storia del mentalismo a cui il nostro compagno di strada Mariano Tomatis, scrittore e mago, lavora da molti anni.
Per chi non lo sapesse, il mentalismo è quel ramo dell’illusionismo nel quale, grazie a espedienti linguistici e retorici, si simulano “poteri della mente”: intelligenza superiore, telepatia, chiaroveggenza, capacità di ipnotizzare e/o condurre le altre persone in stati di alterazione quali la trance, il sonnambulismo ecc.
Perché una storia del mentalismo? E cosa significa «magia militante»?
Quali sono i rapporti tra l’approccio militante alla magia e il lavoro di Wu Ming?
Per quali motivi comprendere il mentalismo, e ricostruirne la genealogia, ha un’importanza politica, per i movimenti che sfidano lo status quo?
Nel testo che segue, scritto appositamente per Giap, Mariano risponde a queste domande.
A seguire, la prefazione a Mesmer 2 scritta da Filo Sottile.
Buona lettura. WM]

Uno dei primi esercizi che si imparano quando si studia il mentalismo si apre con la semplice domanda: «Preferisci le carte rosse o le carte nere?» Il verbo «preferisci» segue una precisa strategia verbale: in una busta abbiamo chiuso un tre di fiori, e vogliamo creare l’illusione che una persona sia in grado di indovinare valore e seme della carta. Se la risposta è «Preferisco le nere», elimineremo le rosse e proseguiremo chiedendo se, tra i semi neri, preferisce «fiori» o «picche»; se invece risponde «Preferisco le rosse», diremo: «Bene, ti consegno le carte che preferisci e proseguiremo con quelle che mi restano in mano»; dimenticando le prime, proporremo dunque la stessa alternativa tra «fiori» o «picche». Prosegui la lettura ›

Te lo si ascolta noi com’è che andò! L’#ArmatadeiSonnambuli a teatro e alla radio

Léo Modonnet circondato dai muschiatini.

Léo Modonnet circondato dai muschiatini. Tutte le foto usate in questo post sono di Claudia Nuzzo.

Le lettrici e i lettori di Giap sanno già che il 3, 4 e 5 novembre scorsi, al Teatro Nuovo di Napoli, è andata in scena L’Armata dei Sonnambuli. A questa produzione di Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro abbiamo dedicato diversi post.

L’idea di portare L’Armata a teatro in una veste straniata e con una produzione ambiziosa è stata di Andrea de Goyzueta.
Il lavoro di drammaturgia, davvero sorprendente per chi conosce già il romanzo e può fare «ingegneria inversa», è di Linda Dalisi.
La regia è di Pino Carbone, che ha spinto gli attori in un territorio estremo, dopo averli spogliati, lasciati letteralmente in braghetta.
La scenografia quasi da concerto rock è di Luigi Ferrigno. I costumi sono di Anna Maria Morelli, l’idea sembra quella di una tromba d’aria che ha investito un guardaroba del Settecento sparpagliando e sbrindellando tutto, dopodiché gli attori hanno raccolto e messo da parte, e ogni tanto ripescano qualcosa: un colletto, una parrucca, una palandrana…
Le musiche sono state composte da Fabrizio Elvetico, che ha lavorato su Paganini, e Marco Messina (99 Posse), che ha usato persino un coro registrato durante una manifestazione in Val di Susa: «Tout le monde deteste la police». Prosegui la lettura ›

«Terrorista, ecco la parola!» Torna in scena L’#ArmatadeiSonnambuli


Dopo il debutto sold out del giugno scorso, torna in scena a Napoli L’Armata dei Sonnambuli, nella versione acidissima – guardate il trailer qui sopra! – di Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, con le musiche di Marco Messina dei 99 Posse e Fabrizio Elvetico.Dal 3 al 5 novembre al Teatro Nuovo, via Montecalvario 16, Napoli. Qui l’evento Facebook.

In quei giorni sarà a Napoli anche Wu Ming 1. Prosegui la lettura ›

Ancora su L’#ArmatadeiSonnambuli a teatro: un saluto dalla #Napoli magnetica

[Come dicevamo, a Napoli, nelle sere del 17 e 18 giugno, tra i porticati del Cortile d’onore del Palazzo Reale andrà in scena una mesmerica versione teatrale del nostro L’Armata dei Sonnambuli. Qui c’è l’evento Facebook, qui si compra il biglietto. Noi non ci saremo (vedremo soltanto una sfera di fuoco ecc.), ma speriamo che lo spettacolo giri e di poterlo vedere in futuro. Orbene, quale lenitivo della nostra assenza, pochi giorni fa abbiamo ricevuto una lettera-diario dal vivo delle prove e dei preparativi. Ve la proponiamo qui sotto e, come suol dirsi: meRda! Ve lo si conta loro com’è che andò.]

Napoli, 30 maggio 2017

Terza settimana di prove
Arrivare in sala significa incontrarsi in trafficatissimi angoli del centro storico di Napoli, percorrere la città partendo dal suo cuore, anzi dal suo ventre (…quanto sono veri i cliché…), fino a raggiungerne la periferia, per arrivare a Gianturco, in un capannone della zona industriale.
Alto. Bianco. Pieno. Apparentemente uguale agli altri.
Mentre dentro si prova, dall’esterno arrivano rumori di carrelli, camion, muletti, e vattelapesca cos’altro.
Lavoratori trafficano con cavi, piantane, microfoni, proiettori, mixer, e vattelappesca cos’altro, cercando di rispettare un silenzio impossibile da ottenere.
Dentro, in sala, uguale. Prosegui la lettura ›

Wu Ming e il teatro. Va in scena L’#ArmatadeiSonnambuli! #Napoli, 17-18 giugno 2017

Scaramouche a Napoli

A quasi vent’anni dall’uscita di Q, i nostri romanzi non hanno ancora avuto adattamenti filmici né televisivi.

Per quanto riguarda il grande schermo, i numerosi “abboccamenti” da parte di produttori veri o sedicenti, le tante proposte velleitarie, la plateale inconcludenza e cialtroneria dei soggetti che hanno brevemente incrociato la nostra strada hanno provocato in noi un tale rigetto per quel mondo che davvero preferiamo non parlarne.

E la TV? Ma per favore…
È persino capitato che un’antologia di racconti a cui avevamo preso parte diventasse una serie TV Rai lasciando fuori il nostro racconto, MomodouProsegui la lettura ›

«Mesmer. Lezioni di mentalismo»

Mesmer2di Mariano Tomatis

«Prenda la matita e scelga liberamente uno di questi simboli.» Siamo a teatro o in cabina elettorale? A parlare è un illusionista o uno scrutatore? La differenza potrebbe essere solo superficiale. Come documenta l’enciclopedia magica di Edmé-Gilles Guyot del 1769, da secoli i prestigiatori sanno come pilotare le scelte del pubblico; quando invitano a pescare un biglietto dal mucchio, la scelta è effettivamente libera, ma tra foglietti che – in segreto – riportano tutti la stessa parola. Quanto sono altrettanto ingannevoli le opzioni sulla scheda elettorale? Esiste una vera alternativa, o ai tempi del Partito della Nazione le diverse proposte convergono tutte verso lo stesso indistinto (e indigesto) pappone?

È stato L’armata dei sonnambuli ad accompagnarmi alle origini storiche di questo strano intreccio; magnetismo animale e politica, suggestioni ipnotiche e storytelling emancipatorio, usi e abusi della manipolazione del linguaggio: il dibattito su questi temi muove i primi passi nel Settecento ed esplode letteralmente all’arrivo di Franz Anton Mesmer a Parigi. Proposte in ambito medico, le sue idee non avranno solo sviluppi terapeutici: se Robert Darnton ne sottolinea i risvolti politico-rivoluzionari, il mio sguardo da illusionista vi scorge importanti ripercussioni sulla magia dei prestigiatori.

Per documentare genesi e sviluppo di queste influenze, da un anno vivo nel Settecento: divoro libri dell’epoca, consulto quotidiani pre-rivoluzionari, mi oriento tra i pettegolezzi, a caccia di polemiche, attacchi spietati e recensioni al vetriolo. Muovendomi tra i ciarlatani del Pont Neuf e gli illusionisti cui Philippe Égalité chiede lezioni al Palais Royal, avverto un continuo senso di dejà-vu: i sotterfugi e le retoriche sono gli stessi degli imbonitori odierni, abili ieri come oggi a confondere l’opinione pubblica e manipolare i piani di realtà come si farebbe con un mazzo di carte. Prosegui la lettura ›

#TifiamoScaramouche per la bonifica (#Amianto a #Torino e altre storie)

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Circa sei mesi fa Roberto Gastaldo, giapster torinese e attivista No Tav, scriveva sul suo blog:

«Vicino a casa mia c’è un edificio che è stato negli anni prima la scuola elementare Casati, poi il centro sociale Gabrio, e che da circa un anno è vuoto, dopo che il centro sociale si è trasferito per permettere al comune di bonificare gli edifici dall’amianto che contengono.
Nonostante la gravità della problematica il comune procede con i tempi lentissimi che gli sono propri, tanto che noi che abitiamo in zona iniziamo a preoccuparci perchè la vernice protettiva con cui gli occupanti coprivano le parti in amianto per evitare rischi alla salute, propria e degli abitanti della zona, è un rimedio efficace ma di breve durata, la verniciatura va ripetuto ogni paio d’anni, e dall’ultima mano ormai ne sono appunto quasi passati due.»

Una settimana fa, l’aggiornamento: Prosegui la lettura ›