È fascista l’infarto? Un altro 15 ottobre – #15ott

di Luca (già Wu Ming 3)

Prendete questo commento come un intervallo.
Un time out di questa straordinaria discussione-elaborazione collettiva, per la quale non si può che ringraziare ciascuno.
Non ho seguito la manifestazione di sabato.
Venerdì 14, verso mezzogiorno, ho avuto un infarto.
«Infarto miocardico acuto st-elevato a sede infero-posteriore trattato con angioplastica primaria e stent non medicati multipli della coronaria destra.»
E’ una roba che dura di più di quanto uno immagina, almeno io, per nulla istantanea. Tanto da farmi supporre, ora, di averne avuti degli altri. E le indagini cliniche lo confermerebbero pure.
Alle tre mi stavano infilando in corpo qualsiasi cosa, sembravo un puntaspilli, ero sveglio, e il dottore mi parlava e lavorava di sonde millimetriche e palloncini infinitesimi dentro arterie e cazzi vari. Mi faceva un po’ la radiocronaca del match, e alla fine ho pure visto gli highlights con le azioni più belle. Bravo dottore, m’ha salvato il cuore e il culo, il resto si vedrà. Da venerdì, è ufficiale, sono un anziano. L’età non conta.
Veniamo a noi.
E’ fascista l’infarto? No, meglio, è nichilista l’infarto?
Cazzo, mi voleva uccidere! Bastardo.
Si trattava con ogni evidenza di una minoranza di stronzi che ha occupato le mie arterie mentre tutto il resto del sangue manifestava e scorreva gioioso e pacifico nel mio organismo. Ecco un primo punto. Gli organismi fanno fatica a tollerare, a gestire, ad assorbire, i conflitti.
Le società, gli aggregati umani, le collettività, NON sono organismi. Sono entità altrettanto complesse, che però potrebbero, se allenate, gestirli meglio, addirittura fare dei conflitti uno tra i principali fattori di sviluppo.
Ma poi, torniamo a quei fottuti bastardi: da dove sono spuntati, chi cazzo li ha chiamati? Cosa ci facevano a casa mia? Per di più con intenzioni omicide verso il sottoscritto.
Merde. Sterminiamoli tutti. Fotografiamoli e facciamoli arrestare.
Ecco, io invece direi che è il caso di ragionarci su. Perchè c’è una storia. Ci sono cause che vengono da lontano, e altre che interagiscono sulla contingenza immediata. Perchè i tempi sono lunghi, a differenza di ciò che ci fanno credere, e spesso i conti si pagano in differita. Ma si pagano sempre.
E noi, come è sacrosanto, la crisi non la vorremmo pagare.
Anche se sappiamo che non sarà così. Che non è così.
E allora? Solita domanda: cosa rimane?
Accenno la mia inutilissima e parzialissima ipotesi.
Non ci sono bicchieri.
Né vuoti, né pieni, né mezzi.
Le cose si muovono, e continueranno a farlo. In nessun caso le governeremo.
Però si può fare la propria parte senza rassegnarsi che tutto vada alla cazzo di cane. E lavorare per questo significa accettare i tempi lunghi, molto lunghi.
L’ho già scritto altre volte qui. La catastrofe c’è già stata. E prima che politica ed economica, essa è stata culturale.
Chi ha davvero a cuore (bah) le cose deve moltiplicare i luoghi come questo, che sono preziosi non tanto per gli ottimi contenuti, quanto per la modalità, l’attitudine, la pedagogia – che sembra una brutta parola – con cui invita al confronto, alla discussione, alla crescita e alla condivisione.
E al conflitto, cazzo. Anche il nostro, soprattutto il nostro.
E non solo dentro la rete. Anzi, servono soprattutto fuori.
Sono ancora troppo pochi.
Però le cose si muovono. Il 15 ottobre è già passato.
Serve una nuova alfabetizzazione. Emotiva e politica.
Non basterà una generazione a svolgere il compito.
Ma si potrebbe essere fieri di cominciare.
Occupy everything.
State bene.

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75 commenti su “È fascista l’infarto? Un altro 15 ottobre – #15ott

  1. @luca

    Ecco io credo che il tuo contributo sia completamente politico. Perché collega il conflitto dentro di sé con quello fuori di sé.

    Avevo già incontrato il tuo punto di vista quando hai parlato della tua esperienza con il gioco d’azzardo. E’ un’esperienza che conosco da vicino: mio padre è stato a un soffio dal burrone suo e di quelli che gli stavano vicini. E, coincidenza, ha avuto i suoi ictus plurimi. Ora è un simpatico vecchietto che le ha davvero viste tutte: dentro e fuori di sè.

    Ecco io, da figlio, penso che il gioco d’azzardo sia una metafora in cui la società di oggi si trova a dover fare i conti. E penso che hai ragione: ci vogliono più luoghi come questi, ci vogliono luoghi ove non temere il conflitto. Ci vogliono sistemi per riconoscere le qualità del conflitto. Che non è tutto uguale. Che non è tutto evolutivo.

    La chiave di volta – perché non ci sono più bicchieri – è quella di partire da sè. Come hai fatto tu quando hai parlato del gioco e, oggi, quando parli del conflitto che ti percorre il corpo.

    Ecco. Io penso che ognuno di noi ha dentro di sè “i fascisti” da combattere. E iniziare a riconoscere i propri è un gran bel modo per cacciare quelli di fuori.

    Stai bene Luca. Che una chiacchierata prima o poi mi piacerebbe farla con te.
    Mauro

  2. @Wu Ming un abbraccio a WM4, WM1, WM2 (ché li conosco meglio) per la fatica di qs momento.

    @luca in bocca al lupo e grazie per tanti interventi e per le chiacchiere di Maggio sulla filosofia coi bimbi.

  3. Vi seguo da poco e solo ora trovo il tempo e in qualche modo il *coraggio* di partecipare *attivamente*.

    @Luca/WM3
    Condivido totalmente il tuo intervento e come si era già detto nella discussione precedente (quella relativa al 15Ott) la prima RIVOLUZIONE da fare è quella *DENTRO DI NOI* … a quel punto, ma solo a quel punto, potremmo dire di essere pronti a portare quella stessa RIVOLUZIONE FUORI!

    Inoltre, quoto in pieno quando dici:*La catastrofe c’è già stata. E prima che politica ed economica, essa è stata culturale.* ed in qualche modo sono io il primo a sentirmi colpito da questa catastrofe *culturale* …

    In bocca al lupo Luca e complimenti a te e a tutto il collettivo WM.

  4. @luca
    leggo mentre passo velocemente e rabbrividisco. Sono felice che tu sia qui: non hai un’idea di quanto spazio hanno scavato i tuoi interventi nella mia testa. Compreso questo, enorme.

    @wm*
    quello che avete fatto in questi giorni con questo peso addosso è commovente. Non so come ce la fate, tutti.

    La fede dei credenti ha radici nel passato, quella degli altri nel futuro.

    Scusate la sbrodolata. Ciao.

  5. Ben detto Luca. L’unica rivoluzione possibile, al momento, è quella culturale. Quella dei contenuti. Quella che comincia nelle assemblee, nelle riunioni tra amici e tra collettivi all’università. E non soltanto in vista di una grande manifestazione. Bisognerebbe cominciare a riunirsi più spesso e più seriamente di quanto non lo si faccia ora. Basta alle assemblee fiume di 12 ore, in cui ognuno parla dei suoi scazzi e alla fine non arriva a una beata minchia.
    Ripensare il nostro modo di stare insieme per ripensare un nuovo modo di scendere in piazza. Un altro 15 ottobre non dovrà più tornare, e non parlo della guerriglia urbana, perchè a volte (se organizzata bene) uò risultare l’unica spiaggia possibile. Parlo dell’organizzazione dei movimenti, del dialogo, delle rotture e delle ri-aggregazioni.
    Partiamo dal 15 ott per non tornarci più.
    Per non commettere gli stessi errori.
    Grazie Luca.
    Grazie Wu Ming.

  6. Questo intervento di @Luca dimostra la possibilità reale di una prassi politica del “partire da sé”, chiaramente serve coraggio – in primo luogo nei confronti di sé stessi – per farlo, ma abbiamo bisogno di esempi come questo.

    “Serve una nuova alfabetizzazione. Emotiva e politica.”

    Ci trovo molta tenerezza anche, e bellezza (passatemela, via…). Soprattutto ci trovo – o forse è un mio bisogno trovarcelo in questi giorni – un afflato utopico, che immaginarci un tempo lungo lungo diverso aperto a nuove possibilità, partendo dalla consapevolezza che la catastrofe c’è già stata (anche se suoi danni li misureremo giorno dopo giorno e il peggio deve ancora venire), è fondamentale. Almeno, anche per me è fondamentale. Non una giustificazione all’immobilismo, ma motivazione all’azione.

    Azione è uscire dalla solitudine (L.Pintor).

    In bocca al lupo Luca.

    p.s. quoto @VecioBaeordo per quanto riguarda il lavoro del collettivo tutto, siete sorprendenti :)

  7. Ben tornato Luca. Pensi e scrivi maledettamente bene!
    Un abbraccio virtuale ai Wu Ming tutti.

  8. Se c’è una qualche sorta di individualismo metodologico sano, caro WM3, è proprio questo: quello che parte dall’introspezione. Evitiamo però, come suggerisci, di ricorrere a pericolose analogie di tipo organicistico. Il modo in cui credo si possa cogliere il tuo invito in maniera intelligente è allora proprio quello di riconoscere la contraddizione come interna, e non come qualcosa da espellere, in una sorta di repressione partecipata che fa venire davvero la pelle (e ad alcuni anche il becco) d’oca. Il WuMing straniero in ogni casa è allora forse metafora straussiana (in questo momento più che mai) di una buona coscienza che alberga in noi tanto quanto la cattiva, e che cerca di prevalere su quest’ultima con le sole armi dell’argomentazione.
    La genealogia dei problemi che il 15O ha mostrato è cosa, temo, non ancora elaborata a sufficienza. Nel momento in cui lo sarà, ci servirà comunque il numero del tuo chirurgo.
    Un saluto a WM* e un augurio di pronta guarigione al cuore di WM3 e…al nostro!

  9. tanto per fare la punta agli stronzi, bisogna chiarire se la violenza sia cultura o meno. io credo che sia frutto di stanchezza o di mancanza di idee, per cui, per adesso, preferisco appoggiare un ragazzo che si inventa un modo per raccogliere meglio i rifiuti di napoli, piuttosto che uno che lancia un estintore in testa ad un altro, che ha la sfortuna di avere un lavoro retribuito, in quanto proletario, che lo rende bersaglio mobile di un numero sempre crescente di gente col cervello sottodimensionato.
    infine, auguri di pieno recupero!

  10. Buona lotta Luca, c’è sempre bisogno di compagni come te per rimediare allo sfascio culturale di cui parli e far ripartire la lotta. Non fare stronzate eh!

  11. In bocca al lupo!
    Di certo la lucidità non ti manca nemmeno in un momento come questo, la salute piena spero seguirà a ruota.

  12. in bocca al lupo, luca

    (smrt fašismu, svoboda narodu)

  13. Dico solo in bocca al lupo a Luca/WM3 e grazie a tutto il collettivo per il lavoro che sta facendo

  14. Queste parole gettano uno sguardo sulle cose che chiamarlo obliquo è dire poco! :)

    in bocca al lupo a tutti i corpi che resistono e lottano,

    C.

  15. …che dire,
    seguo molto tutto il lavoro del collettivo, anche se in genere osservo in silenzio, e con attenzione. ma stavolta non riesco a non esprimere, “di tutto cuore” una miriade di auguri a guarire presto e bene per luca.
    in bocca al lupo

  16. Da commentatore abituale del blog, non posso che unirmi agli auguri di rapida guarigione per Luca e ai complimenti e ringraziamenti a tutto il collettivo Wu Ming per il lavoro prezioso che stanno svolgendo.

    La discussione sul 15O ha superato i 350 commenti, e molte delle riflessioni condivise in quello spazio sono davvero incoraggianti.

  17. Ieri mi chiedevo a quando il primo intervento di Luca, a quando uno dei suoi commenti-post che in questi mesi hanno avuto la capacità di distogliere lo sguardo, spostarlo su altri orizzonti. La discussione in corso è faticosa, analfabetismo politico e credo soprattutto emotivo. Il post qui sopra ha il merito di dare (almeno per me) nuovo ossigeno al cervello e alla muscolatura, di ridare un ritmo al respiro affannoso del post 15ott. Rileggendolo, mi è venuto in mente un passaggio degli ultimi scritti del Subcomandante Marcos nello scambio epistolare con alcuni intellettuali messicani. Lo riporto qui sotto, scusate la lunghezza e il “fuori tema”.

    “Il mondo come ora lo conosciamo sarà distrutto. Sconcertati e malconci, non potranno rispondere niente ai propri vicini quando gli domanderanno “Perché?”

    Prima, ci saranno mobilitazioni spontanee, violente e fugaci. Poi un riflusso che permetterà loro di tirare un respiro di sollievo (“pfuiii! è passata!”). Ma, poi arriveranno nuove sollevazioni, ma organizzate, perché vi parteciperanno collettivi provvisti di identità.

    Allora, vedranno che i ponti che hanno distrutto, credendo che fossero stati costruiti per aiutare i barbari, non solo sarà impossibile ricostruirli, ma si accorgeranno che quei ponti c’erano anche per essere aiutati.

    E loro diranno che verrà un’epoca di oscurantismo, ma non sarà altro che semplice rancore, perché la luce che volevano fermare e gestire non servirà assolutamente a quei collettivi che hanno fatto luce propria, e con essa ed in essa camminano e cammineranno.

    Il mondo non sarà più lo stesso mondo. Nemmeno sarà migliore. Ma si sarà dato una nuova opportunità di essere il luogo in cui sia possibile costruire la pace con lavoro e dignità, e non un continuo andare contro corrente in un incubo senza fine.

    Allora, messo in poesia, in una scritta su un muro distrutto si leggeranno le parole di Bertold Brecht:

    Voi, che emergerete dalla marea nella quale noi siamo annegati, ricordate quando parlate delle nostre debolezze, anche i tempi bui ai quali voi siete scampati. Abbiamo camminato, cambiando più spesso i paesi delle scarpe, attraverso le guerre di classe, disperati, quando c’era solo ingiustizia e nessuna rivolta. Eppure sappiamo che anche l’odio verso la bassezza distorce i tratti del viso. Anche l’ira per le ingiustizie rende la voce rauca. Purtroppo, noi, che volevamo preparare il terreno per la gentilezza non potevamo essere gentili. Ma voi, quando sarà venuto il momento in cui l’uomo sarà amico dell’uomo, ricordate noi con indulgenza.”
    http://www.caferebeldefc.org/?p=124 (qui il testo integrale)

  18. Serve una nuova alfabetizzazione. Emotiva e politica.

    Condivido in pieno. Il vuoto culturale che rende “liquida” la modernità, come dice Bauman, ha le sue radici (perchè sì, anche il nulla ha radici) nell’ “analfabetismo emotivo” di cui parla Galimberti. L’unico modo per uscirne e il presupposto necessario per un’alternativa è un’alfabetizzazione di umanesimo e umanità. Altrimenti anche le teorie saranno aria fritta e non diventeranno mai pratiche.

    P.S. propongo il boicottaggio de La Repubblica; che poi campa lo stesso per il finanziamento pubblico, ma almeno mi darà una certa soddisfazione.

  19. Che dire Luca…rimettiti presto. Che in tanti qua abbiamo tanto bisogno del tuo sguardo e dei tuoi consigli, senza i quali – almeno per me è così – spesso parleremmo solo annaspando.

  20. Quello che avevo da dirti, Luca, te l’ho detto in privato.
    Quello che avevo da dire sul 15/10, grazie alla vergogna della mia afasia davanti al tuo lucido cuore, l’ho messo di là, nel mucchio dei quasi 400.
    Stammi sano, ci servi tanto quanto i tuoi indispensabili compadres.

  21. e c’ha ragione girolamo: ci servi, stacci bene.

    «Se non sapremo dare vita a esperienze non effimere di resistenza e costruzione di forme pratiche di convivenza e produzione sociale, verremo travolti» (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=4575)

  22. In bocca al lupo Luca, e grazie. Grazie a tutti i Wu Ming, per tutto.

  23. In bocca al lupo Luca, straquoto quanto detto da Adrianaaaa, ci “servi” e parecchio!

  24. Non so se l’infarto è fascista ma so che il ciclo che il cuore compie – riposo, contrazione, riposo – si chiama rivoluzione: ho passato tante notti sveglia chinata ad ascoltarne una. Sono passati anni e c’è ancora.
    Ti abbraccio.

  25. Take care, bro. Fai perbene.

  26. Luca, tieni alta la guardia e continua a scrivere.
    Un abbraccio ad alto contatto.

  27. “Chi ha davvero a cuore (bah) le cose deve moltiplicare i luoghi come questo, che sono preziosi non tanto per gli ottimi contenuti, quanto per la modalità, l’attitudine, la pedagogia – che sembra una brutta parola – con cui invita al confronto, alla discussione, alla crescita e alla condivisione.”
    queste parole mi hanno colpito perche’ oltre a essere bellissime sintetizzano quello che e’ e cio’ che significa x me questo luogo.
    lunga vita a te al cuore tuo e a tutti i wuming
    keep pushing
    ps attendo con ansia un tuo nuovo pippone finanziario

  28. Mescolare il proprio vivere in prima persona con quello
    inserito nel pensiero e nella riflessione cioe’ la ricerca continua, lo sforzo verso la comprensione della sottile linea che separa verità e menzogna. Questo e’ il modo nel quale cercheremmo di stare in mezzo alla storia che viviamo.
    “Le cose si muovono, e continueranno a farlo. In nessun caso le governeremo.” Essere consapevoli di cio’ e’ tanto importante quanto l’aggire in modo critico per provare a migliorarle.
    Περαστικά Luca! (=che sia di passaggio!)

  29. in bocca al lupo luca

    un abbraccio

  30. Ringrazio anche io tutti voi. Ieri parlando con un’amica dicevo che Giap dovrebbe essere dichiarato “patrimonio nazionale” :-)

  31. Ringrazio uno per uno le sarte e i sarti che hanno cucito per me una giacca così morbida, così comoda, dentro la quale avvolgermi nei giorni a venire, quando l’inverno alle porte si farà più sferzante.
    Sono cose che scaldano il cuore. (battutona, risate obbligatorie, però quelle preregistrate alla ricci)
    Solo una cosa sul ‘patrimonio nazionale’, chè tanto ci sarà occasione di risentirsi e leggersi spesso. Tenere questa casa, questo ambiente, al riparo da miasmi, e accogliente, e sempre con un cioccolattino, o una caramella del vostro gusto preferito da scartare all’ingresso, è un gran lavoro.
    E fate molto bene a ringraziare i gestori che ogni giorno si preoccupano di questo e si fanno un bel mazzo.
    Tuttavia, il contenuto vero, grande e inestimabile, è la comunità di lettori, frequentatori e commentatori che anima e dà sostanza a questo spazio nel quotidiano.
    Avevo già notato nelle scorse settimane una scia che si allungava sempre di più di persone che intervenivano per la prima volta. E lo dichiaravano, tra l’altro molti sottolineando titubanze e ritrosie prima di essersi determinati, come si dice, a rompere il ghiaccio.
    Ecco, questa cosa è molto bella, perchè indica la voglia di tanti di dire qualcosa di vero, di proprio, e non di buttare lì le prime fregnacce che ci passano per la testa. E’ un segno di rispetto, di amore.
    E però, dall’altra parte, non siatene troppo schiacciati. Fatevi avanti, parlate, raccontate. In particolare lo sguardo e le parole femminili, così necessarie, indispensabili in un ambiente come questo.
    Abbiate fiducia nel vostro contributo possibile. I famosi due cents che potete lanciare, perchè come diceva il grande De Curtis “è la somma che fa il totale”.
    E fa pure la differenza.
    Grazie ancora.
    L.

  32. Accolgo l’invito di Luca intervenendo per la prima volta e scrivendo la prima fregnaccia che mi è venuta in mente: mel in ore, verba lactis, fel in corde (ah, ah, ah alla ricci), fraus in factis. Trovo geniale la giustificazione di er pelliccia:lanciavo l’estintore per spegnere l’incendio. Fa il paio con l’apprezzamento di Draghi: gli indignati hanno ragione. Ci prendono per il culo? Facciamo altrettanto.

  33. […] si incancrenisce. I quotidiani sull’anomalia delle donne violente: qui e qui. Due.  Un altro 15 ottobre (e un abbraccio forte a Luca, da parte mia). Tre.  A proposito di narrazioni e di rete che poco […]

  34. @Luca
    Non ti conosco, ma ti ho “studiato” tanto, come ho fatto con gli altri (quando ancora non li conoscevo). Quindi ci tengo a inviarti da qui il mio augurio. E un sonoro vaffanculo a quel bastardo che si è infilato a casa tua.
    Gaia

  35. Oltre che politica, la spiegazione che ci fornisce Luca è anche allegorica (e quindi parzialmente poetica); oltre a fare gli auguri di pronta guarigione, speriamo che la rivoluzione culturale di cui necessita questo paese non si fermi alla rete o alle sole persone che vi hanno accesso, ma si estenda alle menti di chi ci governa: reprimere tutto per sicurezza è quasi come “La corazzata P.”, una boiata pazzesca.

  36. Anch’io commento per la prima volta, sono un lettore quotidiano ma silente.
    In bocca al lupo a Luca, per il resto c’è tempo.

  37. Un augurio di pronta guarigione Luca!
    Bellissima questa analisi ;)

  38. Caro Luca,

    Lo sai, per me leggerti è un privilegio ed un arricchimento. E leggere il tuo commento ieri mattina è stato prima un shock poi un’occasione di profonda riflessione, grazie sempre per le tue parole.

    1000 di queste pagine (magari su altri temi…)
    Un abbraccio e stai bene
    Dan

    p.s ovviamente grazie anche ai tuoi compadres

  39. Non è facile contenere l’emozione in certi momenti, non lo è stato certamente nei giorni scorsi. Ma poi arrivano delle parole, l’ipotesi che si può fare la propria parte senza rassegnarsi. Un invito coraggioso, irrinunciabile che nei commenti al post precedente, se non già scritto, vibrava in risonanza. E’ da questi bagliori che si può e si deve cominciare.

    Buona guarigione Luca. Grazie Wu Ming.

  40. grazie di questo bellissimo articolo, con cui concordo, anche so ho una visione un po’ diversa di come sono andate le cose in piazza.
    per quello che è successo il 15 non lo so, comunque l’infarto è senz’altro fascista! auguri di pronta guarigione e poi

    http://www.youtube.com/watch?v=wyjNRmSPVMM

  41. Intervengo anch’io per la prima volta, anche se vi le leggo da molti secoli, per dire che sono cresciuta anagraficamente e culturalmente con voi.
    Leggevo la discussione sul #15ott e aspettavo il tuo commento, Luca, dicevo ma quando arriva, perchè proprio lui non ha ancora scritto niente?
    Eh si perchè è sempre te che aspetto con ammirazione, le tue parole, il tuo stile, la tua poesia.
    Ecco poi quando sei arrivato, che botta, non ci potevo credere, però adesso sono qui anch’io a darti forza, dai, che abbiamo tutti bisogno di persone come te!
    E grazie ovviamente a tutti i WM per il solo fatto di esistere e tenere questo spazio per noi.
    Luana.

  42. In bocca al lupo, Luca, anch’io aspettavo un po’ le tue parole e quando sono arrivate…che dire, grazie per essere venuto qui, a farci sentire che esiste un “noi”, e grazie a tutti i WM per tutto
    un abbraccio
    paola

  43. L’infarto è bastardo. E, compiendo un semplice sillogismo, il resto va da sé.
    Credo che anche per uno di noi “Fantasmi” sia il primo intervento in questo spazio, ma lo amiamo, credo sia cosa nota.
    Preserva il tuo cuore, perchè, come dici tu, non basterà certo una generazione. Ma si potrebbe essere fieri di cominciare. E tu ci servi sano. :-)
    Alla tua guarigione dunque. E al conflitto, cazzo. Dentro e fuori da qui.

    Ste&CompagniaFantasma

  44. Quando si dice metterci anima e corpo: questa è biopolitica, biofilosofia, biopoesia.
    Grazie per condividere poeticamente (come da traduzione in Stella del mattino) e politicamente la tua esperienza drammatica declinandola al futuro, al comprendere le cose, per me un grande esempio di comportamento (*materialistico* ?)

    ““Don’t mourn, organize!” – Joe Hill

  45. anche un cuore forte può far fatica a sostenere un animo grande. un abbraccio compagno!

  46. L’infarto è infarto, Luca.
    In bocca al cacciatore – che il lupo tiene già tanti cazzi a cui pensare – comunque.
    A lui, all’infarto, va lo stesso augurio che abbiamo portato in giro per Roma sabato scorso: “vaffangul’ammamt”.
    https://picasaweb.google.com/105362305012918054382/15Ottobre2011#5665212251537784274
    p.s. – E’ un comune modo di dire….. non è che ora si apre una polemica pseudo/para/proto femminista?
    :-P

  47. Di catta e di briga vanno guglielmi bui nel bosco, pedrini e contenti, si inseguono e di me(gli)o ci sara’!

  48. È un po’ ridicolo, io non ti (la?) conosco se non come un una serie di parole che appaiono di tanto in tanto su un sito “web”, ma mi dispiace.
    Sarà che quella serie di parole porta un senso che trovo maledettamente importante.
    Stai bene.

  49. Ma che cazzo, Luca… non ti sento e non ho tue notizie certe da molto moltissimo tempo, ovviamente per mia inettitudine… ed ecco, mi compro il manifesto e leggo un’articolo dove riporta questo tuo intervento. Ma non capisco, infarto fascista… e che è…una metafora? Col dubbio mi collego al sito di Wu Ming e leggo sconcertato che di infarto si tratta… Ma che cazzo, Luca… e che modo di avere tue notizie, quasi da infarto per me!!! Mi sembra di capire che la crisi sia superata e metabolizzata col tuo intervento. Meno male, tiro un sollievo e faccio le raccomandazioni della zia: riguardati la salute!!!
    Quando riuscirò a venire a Bologna (e sono già alcuni anni che non lo faccio!) prometto che ti vengo a trovare, per ora in culo alla balena e un forte abbraccio.
    Pedro

  50. Luca, ti auguro sinceramente di riprenderti al meglio.

    Per quanto riguarda il “soprattutto fuori” non posso che condividere pienamente sia l’esigenza che la difficoltà di un atto di questo tipo. In questo senso stiamo lavorando da un po’, accompagnando la prassi associativa con un profondo lavoro teorico [che non si esclude, anzi, invita, anche al teoretico]. Un giorno, quando saremo più “grandi” e “forti” -cioè, quando avremo capito dove cazzo stiamo andando a parare fino in fondo xD- ci piacerebbe indagare nel profondo la relazione fra la necessità di un ripensamento di strutture economiche, di prassi associative e politiche, di testimonianza attiva, con la necessità di una riformulazione filosofica* di ampio raggio. E, qualora vi fosse la possibilità, sarebbe di nostro estremo interesse instaurare un dialogo anche in questo senso che, a nostro parere, potrebbe fornire linfa vitale al generale processo di “alfabetizzazione”. In sede separata, se necessario.

    *chi lo dice non è né un fanatico analitico né un metafisico alla “Ivan Drago”.

    ps: ho parlato al plurale non in quanto affetto da qualche rara sindrome, ma perchè ho espresso la volontà comune di tutto un gruppo di studio di cui faccio parte. Dunque non era corretto parlare solamente a nome “mio”.

  51. Qua solo un in bocca al lupo e un grazie. Come dicevo una volta su Finzioni, io v’ho sempre considerato non solo come scrittori, come parte del mio immaginario culturale e di lotta, ma anche come compagni, quindi niente, t’auguro di star bene con lo stesso calore con cui lo augurerei a uno qualunque di quelli che vedo dal vivo una sera si e una no.

  52. trovo che molti dei guai che passiamo collettivamente e tra persone di cerchia ristretta origino dal non volerci bene.
    la dico un po’ semplice: ci stiamo sul cazzo tutti.
    vai a sapere perché.
    una mezza idea ce l’ho (separazione spinta: tv/macchina, che poi si innestano sul nostro essere portati al derby, di città, quartiere, via o palazzina) ma non intendo imporla né qui né in posti meno lucidi.

    immagino che lo stato attuale sia così; non ci si vuole bene dunque non possiamo non solo opeare in un verso collettivo, ma neanche criticarci per bene, ché scatta subito il veleno.
    è un’impasse, suggerisco di riconoscerlo.
    qualche povero vecchio di rango cerca di riunirci sotto il tricolore.
    sappiamo bene che non basta, e neanche è un inizio [è una fine, direi]
    il luogo subalpino mi sembra steso, ko. so che ci sono energie ragguardevoli. non sembrano poter attecchire malgrado la loro focosa essenza.
    dopo tutto ‘sto pippone penso che possiamo migliorare, uscire dall’adolescenza sociale e diventare una società non dico totalmente consapevole ma almeno decente. la pratica dovrebbe essere un costante “no” positivo, mi si passi la contraddizione, a tutto: qualsiasi cosa ci venga proposta deve essere vista con sospetto, per almeno i prossimi dieci anni finchè la febbre non è passata. e proporre in cambio una sobrietà allegra e scanzonata.

    e a proposito di malattia mando un bacio a chi ha subito l’infarto ed è ancora qui: è bello che tu sia ancora qui.

  53. In bocca al lupo Luca, davvero.
    Per quanto sembri strano a dirsi, vi sento compagni di lotta molto forti, incredibilmente vicini. Se sono arrivato a certe elaborazioni lo devo a voi(wuminghi o ex).
    Luca rimettiti in piedi, che di compagni come te non si può fare a meno.

  54. manifesto di ieri 19/10, p. 5:

    La Babele del corteo si interroga sui riot di San Giovanni di Roberto Ciccarelli

    Nel magma di invettive, analisi e reprimende che in questi giorni si è addensato nei blog e sulle mailing list, tra i post con hashtag al seguito, è possibile individuare le tendenze che orientano il dibattito dei «movimenti» sulle cronache tumultuose della manifestazione di sabato 15 ottobre.
    La spaccatura è profonda: da un lato c’è chi, come gli studenti della Sapienza, considera gli scontri avvenuti lungo il percorso verso piazza San Giovanni come un «attacco alla manifestazione» causato dalla «volontà minoritaria» di alcuni gruppi di sovradeterminare il corteo. Dall’altro lato c’è chi, ad esempio il centro sociale milanese «Il Cantiere», sostiene: «Chi afferma che il 99% (del corteo, ndr) è contro gli scontri, le azioni, la resistenza di Roma è disinformato e in malafede: il 99% è contro quell’1% che detiene la ricchezza e fagocita risorse e beni comuni». Se Global Project, il sito dei centri sociali del Nord-est e della rete studentesca «Unicommon», sostiene che le azioni distruttive contro edifici e macchine «avevano quasi come unico obiettivo, tutto politico, di colpire il Coordinamento 15 ottobre», InfoAut – la rete dell’area antagonista – ribadisce che «doveva finire con qualche comizio in piazza, è finita con ore di resistenza… Que se vayan todos (ma proprio todos)».
    La polemica è dura, come si legge nella missiva – sorprendente – di un gruppo che si auto-definisce «black bloc» pubblicata su «Antifascismo militante». Titolo: «A voi pacifisti dedichiamo un vaffanculo». «Il 15 – si legge – tra chi ha bruciato le macchine, non c’era chi il 3 luglio in Val di Susa ha cercato di riappropriarsi del cantiere». In compenso loro erano tra i 5 mila di San Giovanni, ma «non eravamo organizzati». Si dissociano dalla distruzione della statua della Madonna in via Labicana, dall’assalto alle macchine di precari «come noi», ma sono d’accordo con la «sfasciatura simbolica delle banche». Ribadiscono di non «essersi mai permessi di rovinare cortei altrui».
    La condanna dell’invito alla delazione di massa fatto da alcuni media è unanime, così come la proposta di Di Pietro di tornare alla legge Reale. Ma ciò che sembra mettere d’accordo gli opposti è che le cariche della polizia a San Giovanni hanno provocato una rabbia collettiva che si è espressa con una «resistenza». La blogger Baruda scrive: «sono felice, oggi la mia città era bella, migliaia di persone hanno resistito con tanta rabbia alle cariche». Il «collettivo politico comunista» Militant di base a Roma aggiunge: «La piazza ha esondato e scavalcato ogni struttura, gruppo, sindacato o partito».
    Lo stesso concetto ricorre nel comunicato del coordinamento studentesco Univ-aut di Bologna. Sta sempre più emergendo la sensazione, già denunciata nelle reazioni a caldo dopo gli scontri del 14 dicembre 2010 a Roma, che esista un’indignazione sociale che non trova una forma, o un linguaggio, per esprimersi. Sul sito wumingfoundation, dov’è in corso una colossale discussione sul 15, Luca (già Wu Ming 3) del gruppo di scrittori autori di Q (come Luther Blisset) o di 54, ha scritto un post politico e, allo stesso tempo, intimo in cui racconta di essere stato colto da un infarto venerdì scorso. «È fascista l’infarto? No, meglio, è nichilista l’infarto? – domanda – Si trattava con ogni evidenza di una minoranza di stronzi che ha occupato le mie arterie mentre tutto il resto del sangue manifestava e scorreva gioioso e pacifico nel mio organismo». Da dove sono spuntati «questi fottuti bastardi che volevano uccidermi?». L’allusione è agli «infiltrati» che vengono contrapposti al corpo sano della mobilitazione.
    Un infarto avrebbe dunque colpito i movimenti. Ma visto che la società non è un organismo, che fa fatica ad assorbire i conflitti, ma un’entità complessa che invece deve gestirli, bisogna attrezzarsi per ricostruire un’alfabetizzazione emotiva e politica dopo la catastrofe culturale, prima ancora che politica o economica, che è avvenuta in Italia. «Non basterà una generazione a svolgere il compito – conclude Wu Ming 3 – Ma si potrebbe essere fieri di cominciare.Occupy everything. State bene».

  55. “Mi rivolto, dunque mi diramo” Così dovrebbero parlare gli uomini al rogo che eleva la loro ribellione.

    René Char

    Il mio segno di rispetto, di amore. Per te, Luca, per voi, WuMing, e per tutti coloro che, partecipando di questo spazio e di questo tempo, rendono sempreverdi le mie diramazioni.
    Sara

  56. Ho dato una rapida occhiata in giro per la rete, e ho l’impressione che alcuni stiano fraintendendo il post di Luca, fermandosi al paragone allegorico tra l’infarto e i supposti “neri” – o supposti “infiltrati” – di sabato scorso e non andando oltre.
    Forse, benché siano passati solo pochi giorni, inizia già a “sfuggire” il contesto?
    So che per molti sarà come sentire spiegare una barzelletta, ma scansare gli equivoci è importante: Luca sta dicendo che non ha alcun senso definire i “barbari” di sabato “fascisti”, come purtroppo hanno fatto in moltissimi, o dichiararli “estranei a noi”, “estranei al movimento”, come ha fatto ancor più gente. Non ha senso, come non avrebbe senso dire che è fascista o estraneo a noi un infarto.
    L’infarto è in tutto e per tutto *parte di noi*, è la conseguenza di difetti congeniti o del modo in cui ci si è trattati nella vita.
    Allo stesso modo, quel che è accaduto a Roma sabato scorso andrebbe letto come conseguenza di difetti d’impostazione (addirittura atavici, probabilmente) e del modo in cui tutti noi ci siamo trattati.
    Da qui l’esigenza di un lavoro “ri-educativo” e auto-terapeutico di lunga durata etc.

  57. @WM1,
    mi sento proprio una vecchia zia professorina, ma penso che il post di Luca (e la sua ricezione) dovrebbe essere preso come “caso di studio”, occasione per tirare le fila di molti dei ragionamenti che sono stati fatti da queste parti…
    – La scarsa “alfabetizzazione retorica”. Le persone, in giro per la rete, dimostrano di non aver compreso il paradosso su cui il post è costruito. Leggono le parole di Luca in modo letterale. A maggior ragione perché quella che Luca racconta è un’esperienza personale, molto “intensa”, a contatto con la “grande rimossa” dei nostri tempi.
    – Come abbiamo a che fare con il nostro corpo? (e c’entrano le riflessioni di @WM5 sul libro di Zoja, capitate proprio “a fagiolo”, alla vigilia dell’uccisione e dell’esposizione del corpo di Gheddafi). Lo usiamo, lo svendiamo, ce lo dimentichiamo, molta natura, troppa natura, poca natura. Mai equilibrio. E l’equilibrio, si sa, ha dentro gli opposti. E il corpo sano siamo noi, il corpo malato siamo noi.
    – La responsabilità dei propri gesti e delle proprie decisioni, come individui e come società. Tirati su a forza di “godi, godi quanto più puoi”, bombardati da immagini sempre più piatte – talmente bidimensionali che quasi assomigliano, ormai, all’unidimensionalità più becera –, non riusciamo più a farci carico, collettivamente, di quelle che potrebbero essere storture (non riusciamo neppure a coglierle, forse…)
    In questo senso le tue parole, @Luca, “pesano”, perché non sono semplicemente un’analisi del 15ott, ma oltrepassano quella giornata, e le danno un senso più pieno. Ho come l’impressione che la grande fiammata di sabato si sia già spenta (sarà stata tutta l’acqua di ieri che ha mandato a fondo la città?), e che ora, che bisogna costruire, l’invito a “(ri)educarci” sia quanto mai necessario…

  58. Ecco l’esempio più chiaro di come, per “analfabetismo retorico” (come dice Danae) o per malafede (conoscendo certi trascorsi che riporto sotto), si possa distorcere il discorso di Luca, facendo anche “sottile” ironia su quel che gli è successo.
    Oggi su “Saturno”, ineffabile inserto culturale de “Il Fatto Quotidiano”, appare un trafiletto anonimo (quindi attribuibile al direttore, il solito Chiaberge):

    L’INFARTO DI WU MING 3

    I Black Block [sic], dopo i casini di sabato scorso, hanno subito ogni tipo di paragone. Michele Serra ha scritto che sono come dei banchieri, elitari, organizzati in gruppetti chiusi e in grado di causare danni enormi. Luca, già Wu Ming 3, ha avuto un infarto il giorno prima della manifestazione e li ha paragonati ai coaguli che hanno attentato alla sua vita: “Si trattava con ogni evidenza di una minoranza di stronzi che ha occupato le mie arterie mentre tutto il resto del sangue manifestava e scorreva gioioso e pacifico nel mio organismo”. E’ fascista l’infarto? No, meglio, è nichilista l’infarto?, si chiede su Wumingfoundation.com. Difficile attribuire etichette: “Le cose si muovono, e continueranno a farlo. In nessun caso le governeremo. Però si può fare la propria parte senza rassegnarsi che tutto vada alla cazzo di cane.” E la morale della favola è che Internet, i blog letterari come quello di Wu Ming, può essere un luogo di confronto per annullare il conflitto. Di certo il movimento degli indignati ha avuto un infarto, e anche Wu Ming 3, a quanto pare.

    E’ un trafiletto stupido, per vari motivi.
    1) Come scrivevo poco sopra, Luca non ha affatto paragonato i blecche blocche al suo infarto, ma ha svolto un ragionamento paradossale su quella che è già una “lingua di legno”, inutile a comprendere quel che sta accadendo.
    2) La morale, poi, non è affatto che luoghi come questo possano “annullare il conflitto”, come incredibilmente ha inteso o finge di aver inteso l’autore del trafiletto: Luca diceva proprio il contrario, ovvero che i movimenti non sono organismi, e che il conflitto può essere fattore di ricchezza. E questo è da sempre uno dei nostri cavalli di battaglia.
    3) Inoltre, chi segue con un minimo di attenzione i discorsi che da tempo facciamo sulla rete, troverà curiosa l’idea che secondo noi “Internet e i blog letterari” siano la soluzione ad alcunché.
    4) Infine, squallida la chiusura del trafiletto, dove, con un “a quanto pare”, si insinua che l’infarto di Luca possa essere soltanto un espediente letterario.

    Riguardo ai precedenti, ricordiamo che Chiaberge è quello secondo cui noi non saremmo durati (“Dura ming!”) ed è quello sotto la cui direzione è uscita la notizia falsa sul fatto che pretenderemmo mille euro a presentazione. Per approfondimenti, questo link:

    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=4916

  59. “Le società, gli aggregati umani, le collettività, NON sono organismi. Sono entità altrettanto complesse, che però potrebbero, se allenate, gestirli meglio, addirittura fare dei conflitti uno tra i principali fattori di sviluppo.”

    Questo passaggio dell’intervento di Luca è chiarissimo. I travisamenti, francamente, non me li spiego.

  60. non aggiungo altro all’analisi del trafiletto: bastano i punti elencati da WM1 per dimostrare lo squallore (umano e intellettuale) in cui si agita chi l’ha scritto…

  61. Occhio a eventuali epiteti e contumelie. Viste la tigna e la facilità alla ripicca, il soggetto in questione potrebbe querelarci, e sarebbe un “colmo” da barzelletta sui carabinieri. Non abbiamo tempo da perdere tra carte bollate descriventi bassezze. Dire che il trafiletto è squallido è un conto, dire che il suo autore “si agita nello squallore” offre già un miserevole appiglio.

  62. Come si diceva una volta, ricevere attenzioni non proprio gradevoli dalla stampa di destra è sempre motivo d’orgoglio.
    Caso mai immeritato.
    L.

  63. @WM1,
    riformulo: mi riferivo allo squallore del trafiletto.
    scusatemi!

  64. ma poi il fascismo non e’ (anche) rimozione del conflitto? l’ idea che ci sia una comunita’ (ad es. quella nazionale) armoniosa e a-conflittuale, la cui armonia viene turbata da qualche estraneo (ad es. l’ extracomunitario), non e’ tipico del fascismo?

  65. Scrivo mentre mio padre, due piani sopra questa fredda e affollata sala d’aspetto, è in terapia intensiva dopo un intervento chirurgico a cuore aperto; tanto per farvi capire quanto possa trovarmi in sintonia con voi e con Luca. Quest’ultimo ha ragione: Il Fatto contiene – mescolate a cose degne come l’analisi di Striscialanotizia di Nicola La Gioia o la campagna su Stefano Cucchi – alcune delle caratteristiche tipiche della stampa di destra.
    Non c’è bisogno – per conprenderlo – di scomodare il giustizialismo. Sto parlando piuttosto della grammatica giornalistica.
    Un esempio su tutti: gli editoriali di Travaglio, sorta di corsivi che fanno bella mostra in prima pagina e che sono il tratto identitario di quel giornale. In quella colonna ci si prende gioco degli avversari storpiandone il nome. Trattasi di un tipico espediente retorico del giornalismo reazionario. Roba che assomiglia piú alle campagne anticomuniste del Borghese che agli editoriali di Fortebraccio sull’Unità di una volta, per capirci…

  66. @jimmyjazz

    1. situazione pesante, provata analoga non tanto tempo fa con i miei fratelli, sala d’aspetto lugubre d’ospitale bresciano. Dai, un abbraccio.

    2. a citare @jumpinshark, la colonna di destra…

    @luca

    Compagno, presi tra mentula e canis, resta ora solo Il Mattino con interpretazione calcistica:
    «[…] il noshtro compesano emigrato […] morale della favola è che Internèt, i blog come quello di Wu Ming, può essere un luogo di confronto per annullare il conflitto tra Lega e AssoCalciatori».

    C_

  67. Jimmy,
    un abbraccio, sono dure le attese nei corridoi degli ospedali.
    Intendevo proprio ciò che affermi.
    Solo un paese ridotto assai male come siamo può collocare in senso unanime un quotidiano come Il Fatto, tutto spostato sull’asse law and order, a sinistra.
    Si tratta di puro giornalismo conservatore. Rispettabilissimo per carità. Ma di destra.
    L.

  68. Di la verita’, lo smalvino ti e’ venuto al rigore del Bayern. :-) Spero che sia tutto ok…

  69. Grazie di tutto a tutti e 5

  70. […] this Wu Ming blog post, plus anything I’ve been reading over the last […]

  71. @luca – per rimetterti presto, dovrai trovare la via, ovvero quella parte di te e di vita che è entrata in conflitto col sistema, quindi buon viaggio verso la guarigione.

    @WM e a tutti; colgo l’invito a intervenire con il mio punto di vista di donna e di femminista. Purtroppo non riesco a trascrivere in un commento senza essere lunga e prolissa cosa vuol dire violenza/nonviolenza, oppresso/oppressore, ragazze buone/ragazze cattive e gli stereotipi che propongono i media mainstream. Ma vi propongo un link di una trasmissione che abbiamo registrato martedì scorso in cui a partire dal #15O riflettiamo su queste categorie. Mi ero ripromessa di tirare fuori un abstract, e di postarlo anche qui, ma sono passati 6 giorni e ancora non l’ho fatto. Spero che qualcun* di voi abbia tempo e voglia di ascoltarlo.
    mfla.noblogs.org/post/2011/10/18/riflessioni-femministe-sul-15-ottobre/

  72. […] Here’s part of a comment from the  Wu Ming blog post […]

  73. gli accampati di trieste festeggiano la giornata delle forze armate:

    http://www.youtube.com/watch?v=T-3zfXht6LY

    http://www.youtube.com/watch?v=j-XWIY5fRrA