Un C.U.L.O. per la crescita

Loro si fanno il C.U.L.O.

Fatevi il CULO. Non per un vile scopo di lucro, ma per il bene del Paese.

[Riceviamo questa proposta da Luca – già Wu Ming 3 – e ben volentieri la pubblichiamo. Meditateci sopra durante il weekend, ma c’è poco da disquisire: prendere o lasciare. E se lasciate, ve la facciamo prendere lo stesso. Si è già detto d’accordo Scalfari e, più in piccolo, anche Scalfarotto.]

Le cose non vanno bene.
Il governo Monti sbaglia. Fa troppo poco. Ci vuole più coraggio.
Non cresciamo. E’ un fatto drammatico. Per ottenere la crescita bisogna favorire la crescita.

Solo incentivando la crescita possiamo raggiungere gli obiettivi che tutti auspichiamo: ottenere una crescita solida e duratura.
Dobbiamo crescere. Non possiamo andare avanti a palliativi, a mezze misure. Non possiamo permetterci altri costosi tabù. Dobbiamo attirare gli investimenti stranieri. Ce lo chiede l’Europa. Lo dobbiamo ai giovani. I mercati ci guardano.

Per la Crescita serve il C.U.L.O.

Il Contratto Unico Libero da Oneri è il nostro passepartout per la crescita. Ci porterà le imprese da ogni angolo del pianeta. Vinceremo la sfida della globalizzazione. Otterremo la Crescita. Una crescita esagerata.

Il C.U.L.O. è un contratto biennale rivolto a giovani e meno giovani, alle donne, ai disoccupati o inoccupati. Nei due anni previsti, gli assunti non percepiranno un salario, ma un punteggio che consentirà loro, una volta giunti alla scadenza, di scalare posizioni nelle liste per eventuali impieghi futuri. Di certo non è cosa da poco. Se consideriamo che si trattava in ogni caso di soggetti già privi di reddito, è del tutto evidente il carattere vantaggioso che una tale soluzione offre a tutti.

Questa è una Rivoluzione.
Grazie al C.U.L.O. avremo la Crescita eterna.
Il made in italy non morirà mai.

Firma anche tu per dare il C.U.L.O. al Paese.

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82 commenti su “Un C.U.L.O. per la crescita

  1. il C.U.L.O. e’ l’ obbiettivo primario di cio’ che in veneto si chiama C.A.S.S.O., Capitalismo Assoluto Senza Scrupoli Obsoleti

    • Ci fanno il C.U:L:O. a tutti perché ci vogliono trasformare tutti in gladiatori !..(una lotta tra poveri e tra generazioni, così rimarrà la classe del potere!)
      Nella battaglia tra gladiatori accadeva raramente che lo sconfitto venisse ucciso perché era considerato un “capitale” e perderlo voleva dire un grave danno economico sia per il lanista che per l’editor. Per il lanista che aveva comperato il gladiatore e lo aveva addestrato con un investimento lungo e costoso, quindi era per lui molto più conveniente che egli vivesse a lungo. Ma anche per l’editor che aveva sostenuto le spese per l’affitto del gladiatore (il prezzo mutava a seconda della sua bravura e della sua fama) e che, in caso di morte del gladiatore durante il combattimento, s’impegnava a risarcire il lanista con un indennizzo pari al valore dell’atleta.
      Serve una rivoluzione?

  2. Grandissimo post caro Luca.
    Il Governo fa finta di offrirci una F.I.C.A. (Formidabile Innovazione per Crescita Alta) per poi farci il C.U.L.O.

  3. Però, io un dubbio ce l’ho…
    Questa gente come Scalfarotto non rappresenta neanche i parenti e gli amici, fa il vicepresidente del PD ed è influente come un consigliere comunale di Tovo Sant’Agata. Ha vissuto una stagione di notorietà grazie alla solita sponsorizzazione di Repubblica…
    Il dubbio è: ha senso rispondere a queste mezze calzette? Non è retorica, non capisco davvero se è più utile ignorarli o se bisogna comunque rispondere punto su punto.

  4. @PaoloR
    mi faccio la stessa domanda anche io ogni volta. Il problema alla base è che discutere in luoghi superficiali, come il Post è di per sé tempo sprecato. Il luogo dove siamo noi e il luogo in cui sono poggiati i loro sederi d’oro sono come rette parallele, non si incontreranno mai. Solo un vizio di percezione, come la prospettiva (il fatto che il web sembri avvicinare le persone attraverso mezzi come i blog o twitter, etc) ci inganna.
    Il più delle volte credo che lo si faccia per spirito critico, o sperando che qualcuno, al di fuori dell’interlocutore principale, ci capti e inizi a porsi delle domande.

  5. Dalle mie parti c’è un detto “curu Culu ruttu e senza cirasi”. Tradotto, ho paura che ci tolgono dei diritti, ma senza crescita. Con queste riforme il paese è più attrattivo per gli investitori esteri: NO!

    Sarei d’accordo a una riforma totale del sistema del lavoro, liberismo da parte dell’economia (bruttissima regola imposta dalla globalizzazione), ma forte presenza dello stato con sussidi, ed aiuti sociali dall’altra. Se si vuole che le imprese non debbano avere un ruolo sociale, almeno il sociale lo deve farlo lo stato!

    Attualmente cosa accade: uno stato che ci succhia il sangue, e delle imprese che comunque ne sono vittima. Si sta innescando un circolo vizioso potentissimo. Perché se il compratore soffre, a soffrirne è anche l’imprenditore. Con imprenditore, intendo quello serio, quello della tipica P.M.I. italiana, che lavora sodo. Il problema è troppo serio, per ridurlo alle solite banalità: imprenditore contro lavoratore.

    Oggi a pagare gli errori della politica siamo tutti. Neolaureati che non trovano lavoro. Giovani sottopagati e senza certezze future. Quarantenni in cassa integrazione. Imprenditori che si tolgono la vita. Ecc ecc. Invece di parlare di PIL, come misura della ricchezza di un paese vorrei si prendessero dei sistemi più veri: come il tasso di natalità (non si fanno più figli), e lo stato della Salute degli individui. Cose di cui ci siamo dimenticati.

    Io non ho una ricetta per il futuro. Mi viene in mente solo una cosa: dov’è il tasto reset?

    • “Sarei d’accordo a una riforma totale del sistema del lavoro, liberismo da parte dell’economia (bruttissima regola imposta dalla globalizzazione), ma forte presenza dello stato con sussidi, ed aiuti sociali dall’altra. Se si vuole che le imprese non debbano avere un ruolo sociale, almeno il sociale lo deve farlo lo stato! “

      Comprendo in pieno la frustrazione e il disagio, però devo dire che leggo in queste parole una pericoloso sdoganamento proprio di quel concetto che cercano di propinarci, per cui i diritti del lavoro e sul posto di lavoro sarebbero comunque barattabili con una contropartita economica.

      Sorvoliamo pure sul fatto che, nel caso specifico, stiamo assistendo a una ben curiosa forma di contrattazione per la quale la contropartita per la rinuncia all’articolo 18 consiste in un peggioramento (!) degli ammortizzatori sociali, come a dire “se mi dai questo, in cambio tu mi dai pure quest’altro”.

      Sorvoliamo pure, dicevo, ma rimane un fatto fondamentale che non può essere dimenticato, ovvero che il rapporto tra lavoratore e proprietario dei mezzi di produzione è un rapporto intrinsicamente impari, assimetrico, nel quale la bilancia pende “naturalmente” dalla parte del secondo. Quando si parla di conflitto tra capitale e lavoro non si parla di una contrapposizione ideologica, ma proprio della natura di questa relazione economica, è questo che non capiscono o fanno finta di non capire i tanto Scalfarotti che in queste ore sentono l’impellente bisogno di propinarci le perle d’idiozia ritrovabili al link postato dai WM. Per questo il potere pubblico ha la responsabilità di normare questo rapporto di forza in direzione di un suo riequilibrio.

      Senza questo intervento, cioè senza il riconoscimento di diritti del lavoratore, gli ammortizzatori sociali si riducono a assistenzialismo, elemosina, carità verso bisognosi impossibilitati a riscattarsi da un orizzonte esistenziale che non include più la dimensione della dignità. Intendiamoci, lunga vita agli ammortizzatori sociali, anzi loro universalizzazione e generalizzazione, per affermare un diritto sociale di cittadinanza che rivendichiamo ormai da tempo. Ma senza contropartite e ricattucci, nossignore.

      Per usare la stessa analogia informatica, ci sono backup di sistema rispetto ai quali non si deve tornare indietro e – in attesa di superare questo mondo e approdare nei tanti altri possibili e migliori – per quanto mi riguarda uno di questi resta l’articolo 1 di una leggina del 1947 scritta, quella sì, con le lacrime e col sangue.

      PS. Scusate la retorica finale, ma queste ultime trovate dell’armata brancaBocconi stanno facendo incazzare anche la foto del bisnonno morto, e ha voluto anche lui dire la sua

      PS2. Ah, dice anche che il C.U.L.O. va bene, ma solo se è quello giusto e se è preso a calci

      PS3. in ultimo, anche dalle mie parti c’è un detto, dice così: l’è mèj aver il bragh rot in tal cul, che al cul rot in til bragh. Alla bisogna, sono sicuro che WM1 può tradurre agevolmente ;-)

      • “Per questo il potere pubblico ha la responsabilità di normare questo rapporto di forza in direzione di un suo riequilibrio.”

        il fatto e’che il potere pubblico rispecchia sempre questo rapporto di forza. in questo momento il rapporto di forza e’ tutto dalla parte dei padroni, e il potere pubblico ne e’ la rappresentazione fedele. solo i lavoratori organizzati possono imprimere un cambio di direzione. per questo l’ articolo 18 e’ cosi’ importante: e’ quello che garantisce la possibilita’ di un’ attivita’ sindacale vera e conflittuale sui luoghi di lavoro. e per questo l’ articolo 18 e’ il vero bottino che il padronato vuole portare a casa, al di la’ di tutte le supercazzole sulla flexicurity e via vomitando.

        • @tuco: sottoscrivo ogni singola parola

          A scanso di equivoci, forse mi sono espresso male, in quella frase che riporti avrei fatto meglio ad usare il condizionale, dal momento che la riforma del mercato del lavoro a firma Fornero non va certo in quella direzione, non c’è dubbio.

          In ogni caso quando uso il termine *potere* mi ostino ancora a intenderlo – anche – in un’accezione “arendtiana”, come qualcosa di non coincidente con la *forza* dello Stato, anzi come qualcosa che, quando si attualizza, travalica, e può andare anche contro, il potere istituzionalizzato.
          Quel qualcosa che dà ai “lavoratori organizzati” la capacità di “imprimere un cambio di direzione”, per intenderci.

          E – a costo di passare per ingenuo o ottimista – credo anche che questo manipolo di tecno-sbruffoni e il blocco sociale che li ha messi lì sia prossimo ad assaggiarne un po’.

          L’intervistatore del link più sotto, se invece che all’”happy hour” milanese fosse passato per qualcuno dei luoghi di lavoro che conosco io, in questi giorni avrebbe raccolto ben altre “ggiovani voci”.
          Ci sono lavoratori “somministrati” dalle agenzie interinali ai quali con questa operazione sull’art. 18, insieme all’ultima speranza di un “dopo” nel quale ritrovarsi finalmente stabilizzati e “garantiti”, stanno togliendo anche la paura di lottare e scioperare. Credo che lorsignori del loden non stiano tenendo in debito conto che per ricattare qualcuno bisogna pur sempre lasciargli qualcosa da perdere.

      • :D

  6. […] ci ho provato e riprovato ma non ce la faccio: DEVO rendervi partecipi di questo nuovo post di GIAP frutto della verve del già Wuming 3. Ve lo passo com’è: immagine e tutto, ringraziate i […]

  7. Scalfarotto chi?

  8. Le 20 inappuntabili righe di WM3, bastevoli a delineare la proposta del C.U.L.O., mi confermano che mentre i media di questo paese offrono tattici megafoni agli Scalfa-ri/rotti, e altri vari sinist-ri/rotti, l’unica soluzione che ci rimane è quella di interrompere ogni residuo dibattito con costoro e andare a riprenderci la piazza.
    Prendere o lasciare.

    m.

  9. “…e a un dio fatti il culo non credere mai.”

  10. Guardate che c’è un equivoco: Luca non ha “risposto a Scalfarotto”, l’idea del C.U.L.O. l’ha avuta per i fatti suoi, l’ha buttata giù e ce l’ha inviata. Il link al testo di Scalfarotto è opera nostra. Lo abbiamo aggiunto all’intro all’ultimo momento, perché certe supercazz… lucide prese di posizione liberiste sono le premesse del C.U.L.O.
    La fetta di PD che apprezza la “riforma del lavoro” Monti-Fornero è già una fetta di C.U.L.O.
    Tra poco se la taglieranno, la peseranno e la venderanno al meno peggio offerente.

    • Il problema vero è che anche fra noi contrari c’è una sorta di rassegnazione che così vanno le cose. E caggia a fa?

  11. Se ho capito bene, il C.U.L.O è una lungimirante estensione del già progettato T.F.A per aspiranti aspiranti (sic) docenti. Propongo solo un piccolo cambiamento, prolungherei il contratto ad almeno tre anni, giusto per restare nella fase anale. Prendere o essere presi…

  12. @Wu Ming 1
    Che il testo di Luca non fosse direttamente correlato all’articolo di Scalfarotto credo si capisca. Però è anche vero che quell’articolo del Post è di un qualunquismo incredibile (oltre a essere uno scritto come uno degli spot pubblicitari più brutti e grotteschi di tutti i tempi) e, come ha scritto qualcuno oggi pomeriggio su identi.ca, è un ipnotico sguardo verso l’abisso.
    Inoltre per chi è costretto per lunghe ore a stare davanti alla macchina risulta davvero difficile non fare di tutto questo un blob unico, collegando schizofrenicamente commenti, tweets, parole, e bestemmie dell’intera giornata appena trascorsa.
    Chapeau al C.U.L.O.

  13. In Grecia c’è già una situazione molto simile al C.U.L.O. ma non è ancora regolamentata a dovere: http://bit.ly/GJBXxZ
    Anche in Italia, se ci pensiamo bene.
    Ottima la proposta di Luca, da valutare attentamente. Potrebbe sembrare satira ma non lo è. Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma poi uno pensa agli stage, ai tirocini, a un certo tipo di “volontariato”, e scopre che il C.U.L.O. sarebbe senz’altro una prospettiva migliore. Il C.U.L.O. per intanto offrirebbe un contratto, certificherebbe una vasta serie di situazioni, e darebbe delle possibilità, per quanto esigue, ai migliori, di sopravvivere in futuro con un lavoro addirittura pagato. Perlomeno, a differenza degli stage, dei tirocini, delle collaborazioni varie a titolo gratuito, uno col C.U.L.O. saprebbe dove sta andando. Non oscillerebbe più tra sogni, illusioni e panico, angoscia. Vivrebbe in una dimensione certo dura ma certa nella sua durezza. Anche l’angoscia e il panico, non più alimentati (perché è così che funziona) da sogni e illusioni, sarebbero più contenuti. Darwinismo sociale puro e semplice, certo, ma regolato. Forse migliore di quello che ci aspetta.

  14. Nel frattanto, c’è chi se la gode, perché il C.U.L.O. in fondo è sempre quello degli altri, i poveri sfigati. Noi non saremo coinvolti, sono sempre gli altri a fare questa fine, non noi.
    E facciamoci un aperitivo, invece di pensare al C.U.L.O.
    Buona visione, e occhio ai conati.
    http://www.youtube.com/watch?v=KF5iczCmM5A

    • Zero conati. Molto magone.
      Io non guardo la tv, ho visto solo il tuo video. Probabilmente ho qualche anno in meno dei padri dei ragazzi del video. Probabilmente tra qualche anno i miei figli saranno in quella fascia d’età, probabilmente non saranno molto diversi. Magari un po’, ma forse non così tanto. Non nelle cose che contano. Conta mangiare. Questi mangiano e aperitivano perché c’è ancora papà. Ma per favore non tiriamo fuori la vecchia storia dei “figli di papà”: lo sappiamo tutti che non è più così da un pezzo. La cassiera del fast food non è una figlia di papà. Il fatto è che tra qualche anno probabilmente papà sarà a spasso e non mangeranno più né i padri né i figli. E si trattasse solo di fare a meno dello smarphone. Le traduzioni che si raggiungono dal filmato di @uomoinpolvere raccontano ben altro.

      Se vogliamo essere feroci (“ce lo chiedono i tempi”) va detto che la mia generazione e quella precedente, quella nata nel dopoguerra, meriterebbero pure di esser prese a calci nel culo (salvo casomai minoranze atipiche e ininfluenti nelle quali non oso nemmeno includermi) per non aver saputo passare niente ai propri figli, magari con la paura di farne degli sfigati, disadattati, segati fuori, “troppo diversi” (e non parlo in teoria ma in prima persona: provateci a trovare una misura, poi mi dite).
      Per avere omesso collettivamente tutti i propri doveri nei confronti della collettività. Per non aver voluto capire un cazzo, per aver pensato che non capire un cazzo fosse la cosa migliore, quella che pagava di più. E per un po’ ha pagato bene. Dico solo una parola: “fondi d’investimento”.

      Il fatto è che buttando fuori a calci noi si ferma tutto. Non saranno caselle che si vuoteranno e potranno essere riempite dai più giovani. Raccontarla in questo modo serve solo a dividerci. Dire ai giovani che io sono il problema perché ho (avevo) le garanzie, ma anche dire a me che dovrei vomitare vedendo i giovani (quelli, almeno) all’aperitivo “nonostante”, così come raccontare a tutti noi che il problema è mantenere i pensionati, o in queste ore attaccare gli statali perché sono gli ultimi ancora garantiti nonostante siano “tutti fannulloni” e “li pago io”, fa solo il gioco del nemico.
      Nessuno si salva se non si salvano tutti.

      • Il mio era ironismo. Questi sono gli sfigati di domani, quelli che quando finiranno i soldini di papà (che magari fa l’impiegato), saran fregati. Hanno 3 o 4 anni in meno di me, eppure pensano che il mondo non sia di loro interesse. Io non ho un televisore (l’ho eliminato 5 anni fa), questo video mi è stato passato in una mailing list di un collettivo. Piaccia o meno, gli universitari sono questa cosa qui, e i collettivi di cui facevo parte sono una stretta minoranza. Mi fa schifo, ma è così. A salvarsi il culo più collettivamente possibile questi non solo non ci pensano, ma gli farebbe pure schifo. Se io difendo diritti che non ho, è perché so che non è peggiorando le vite degli altri che migliora la mia. Ora è il momento di muoversi. Io rivoglio la lotta di classe, fatta da tutti e due i fronti: quella dei padroni mi ha rotto.

    • Conati no, ma sono pietrificato da queste risposte.
      Gli intervistati sono persone che vivono solo nel presente.
      Questa sarebbe la consapevolezza dei ggiovani sulla riforma del lavoro; precari sono sempre altri.
      Questo video da solo basterebbe a spezzare le gambe ai vari slogan “largo ai giovani” che circolano in certi movimenti e ambienti.

      • pero’ non sono tutti cosi’. io vedo che tra i miei studenti ventenni molti sono consapevoli e combattivi.

        non so che dire, non credo che queste 6 interviste possano essere considerate la rappresentazione fedele di una generazione.

      • Il video mi sembra montato secondo un criterio e se all’inizio ci sono (non) risposte di un certo tipo, le ultime sono invece di altro tenore.
        Poi non so com’è a Milano, ma a Roma l’aperitivo si fa intorno alle 20, spesso perchè costa meno di una cena fuori. Non sopporto il “largo ai giovani” ma concordo con il “Nessuno si salva se non si salvano tutti”.

    • Spero che sia chiaro che queste interviste sono montate apposta per dare l’immagine che più aggrada…
      Sarà un’enorme banalità, ma la dico lo stesso, i giovani non sono tutti così e ci sono menefreghisti e gente impegnata a tutte le età e in tutte le generazioni (pensi che non si potrebbe fare lo stesso video intervistando 30-40enni?)

      • Sì, penso si potrebbe fare con qualunque età, ma penso sia abbastanza vero che, piaccia o meno (e a me non piace) i giovani “impegnati” sono sempre pochissimi, il resto è una massa grigionerastra che sosta su un metro di marciapiede a fare aperitivo. Poi, per fortuna, ci sono anche quelli che si sbattono. Quelli che le cose le fanno, ma la repubblica del mugugno è quantomai ampia. E a me spiace un sacco, davvero.

  15. Il tutto, purtroppo, è stato determinato dalle T.E.T.T.E. (Trattamento Eterno di Tortura Televisiva Estenuante).

  16. Vorrei farvi un quadro della situazione “giovani” portando la mia esperienza, potrebbe offrirvi un quadro della situazione dal punto di vista di chi c’è dentro. Niente di pretenzioso, sono uno dei tanti.

    Io ho ventiquattro anni.

    Ho frequentato per due anni la facoltà di Scienze Infermieristiche perchè spronato dall’idea inculcatami dai miei genitori del “tanto quando ti laurei trovi il posto sicuro”. Ma tant’è che i miei genitori, una casalinga e un operaio, non avevano fatto i conti con il Mercato del Lavoro e soprattutto con le mie aspirazioni. Loro pensavano solo a darmi un futuro sicuro, dato che il loro non lo è.

    Iscriviamoci tutti a facoltà qualificanti, quindi, che ti insegnano una professione e ti immettono subito nel mondo del Lavoro. Questa è stata una delle grandi prese per il culo degli ultimi cinque, se non dieci anni.

    Tutti i miei amici adesso Infermieri sono dei disoccupati qualificati.

    Io volevo fare il giornalista, mica pulire culi (con tutto il rispetto verso una che più che professione è vocazione). Io volevo scrivere di quelli che puliscono i culi, magari.

    Continuo la mia vita facendo lavoretti in nero, mandando curricula ovunque, coltivando la mia passione per la scrittura, la musica, la lettura e la cultura e dormendo fino a tardi. Coltivo il sogno, un domani, di trovare un lavoro e pagarmi l’Università che mi piace senza gravare su una famiglia monostipendiata.

    Si, i giovani della mia età dormono fino a tardi. E se proprio vogliamo spaccare il mondo in due, posso dirvi che esistono due tipi di giovani:

    1) Quelli che si interessano, si informano, si laureano e sono disoccupati e senza speranze nel futuro. E dormono fino a tardi.

    1) Quelli che vogliono rimanere nell’ignoranza (perchè nell’era della multimedialità questo è un volere cosciente, perchè è veramente dura prendere coscienza della nostra realtà senza rischiare di perderci il senno) e sono disoccupati e senza speranze nel futuro. E dormono fino a tardi.

    Tutto questo pur essendo molto più qualificati e mentalmente aperti dei nostri padri e dei nostri nonni.

    Io, come tanti coetanei, darei il C.U.L.O. anche per stage, tirocini sottopagati e quant’ altro perchè il lavoro e la fatica non mi hanno mai spaventato. Voi dateci la possibilità, o continueremo a dormire fino a tardi.

    • Sono totalmente d’accordo con te, aggiungo solo una cosa: le persone che stanno nell’ignoranza sono tantissimi.

    • ciao Ratio, ti posso parlare a tu per tu, del caso tuo specifico? tu scrivi:”Ho frequentato per due anni la facoltà di Scienze Infermieristiche perchè spronato dall’idea inculcatami dai miei genitori del “tanto quando ti laurei trovi il posto sicuro”. Ma tant’è che i miei genitori, una casalinga e un operaio, non avevano fatto i conti con il Mercato del Lavoro e soprattutto con le mie aspirazioni.”
      Se ho capito bene non hai nemmeno una qualifica tipo ASA, ADEST, OSS. E questo tipo di qualifiche oggi è inflazionato da stranieri che a costo di enormi sacrifici han studiato nei corsi serali, anche a pagamento, e ora difendono con le unghie le posizioni assunte, accettando turni massacranti ai quali tu ti ribelleresti. Ma hai smesso Università perché non ti piaceva il corso da Infermiere.

      tu scrivi: “Tutti i miei amici adesso Infermieri sono dei disoccupati qualificati. ”
      So che in questo settore la ricerca è addirittura disperata, li vanno a cercare all’estero. Non mi è chiara la cosa, dovrei prendere uno per uno loro e parlarci.

      tu scrivi:”Io volevo scrivere di quelli che puliscono i culi, magari.”
      Prima di scrivere di quelli non sarebbe male sperimentarne mansioni e problematiche. Se avessi intrapresa professione, come Infermiere o con qualifica professionale semplicemente, nulla avrebbe potuto impedirti di cimentarti in approfondimenti (una mia cugina da infermiera divenne formatrice e traduttrice di testi e girava il mondo per convegni, ma al Forlanini girava con il camice e culi ne aveva puliti tantissimi, anche durante la seconda guerra).
      A questo punto devi decidere se mandare a monte i 2 anni (utile ciò che hai imparato cmq per chi ti sta accanto) o rivalutare quell’esperienza ed esami fatti continuando con obiettivi chiari in testa. Vai a convegni, quelli dove si entra gratis, spuntino compreso, e ascolta, chiedi, informati, vedi se ti piace l’ambiente o se lo senti estraneo. Ti aiuterà a scegliere.
      Cerca occasioni lavoro anche piccole solo se vanno in una direzione per te importante, tralascia il resto che non può servirti, non perdere il tuo prezioso tempo in settori per te inutili. Non cedere mai alla noia nei confronti di te stesso perché ogni giorno è diverso e tu sei in continua crescita.
      Queste poche cose non te le ha dette nessuno durante la scuola superiore a titolo di orientamento? Se è così è gravissimo, e per questo bisogna lottare anche, non solo per l’articolo 18 (che prenda un forte mal di testa a tutti quelli che ci stanno prendendo per il culo disorientandoci). Politiche attive, orientamento, servizi per l’impiego: non ne parlano. Quello che ho letto nel testo di riforma al riguardo lo scrivono da 20 anni. Se avessi la tua età occuperei i centri per l’impiego, tutti, pretendendo efficienza, professionalità e chiarezza nei percorsi. Diventerei il loro incubo notturno. Tutte le mattine a pretendere ascolto. Fino a quando si “riorganizzino”. Loro fan presto a dire: non c’è lavoro. E’ il modo migliore perché tu ti tolga di torno e ti rassegni. E’ falso. Lavoro ce n’è per tutti. Bisogna distribuirlo saggiamente e questo non vogliono farlo perché conviene vi siano molti poveri che chiedono elemosina. In piazza si dovrebbe pretendere distribuzione del lavoro e reddito per tutti, ma non sono questi gli slogan che si sentono. O si smaschera questo inganno (gli interessi delle singole organizzazioni che mantengono privilegi o vogliono conquistarli non cambiando nulla) o dal sonno si passerà direttamente alla morte. I presupposti per la terza guerra mondiale ci sono tutti.

  17. non è una gran novità io nel periodo 1983 / 1985 regalai il mio tempo allo stato …. allora si chiamava “volontariato”, e mi pagai pure l’assicurazione, non fu una bella idea, oggi lo sconsiglierei a chiunque,… il nostro culo se lo prenderanno cmq :-(

  18. Well, our workin’ season ended, but the drover would not pay,
    He said: “You went and drunk too much, you’re all in debt to me.”
    But the cowboys never did hear of such a thing as a bankrupt law,
    So we left that drover’s bones to bleach on the hills of the buffalo.

    http://www.youtube.com/watch?v=xZdGnAJGvrY

    • “ain’t got no home, I’m just a-roaming round,
      just a wandring worker, I go from town to town,
      and the police make it hard wherever I may go ..

      oh, the gambling man is rich and the working man is poor, and I ain’t got no home in this world anymore”..

      http://www.youtube.com/watch?v=GTnVMulDTYA&feature=related

      e poi il “farmer labor special full of union men” (“men of every colour, riding side by side”), non come quell’altro treno..

      http://www.youtube.com/watch?v=x0rEtUcKOcU

      (e guthrie non parla di union maids qui, ma altrove si’)

      assurdo come queste canzoni cambino connotazioni affettive in questo contesto, almeno per me (oppure, assurdo non averle sentite cosi’ prima).
      geniale tuco (o chapeau per la lezione di storia).

  19. […] teoria e’ reperibile su Giap!, ovviamente, sotto il titolo “Un C.U.L.O. per la […]

  20. […] di reddito, è del tutto evidente il carattere vantaggioso che una tale soluzione offre a tutti. – Giap Rate this: Share this:MoreShare on TumblrEmailDiggStampaLike this:LikeBe the first to like this […]

  21. Scalfari e Scalfarotto, Ichino e Ichinetto… “Sempre due essi sono, un maestro e un apprendista” http://www.maurovanetti.info/?q=node/817

    La battaglia si fa a tanti livelli su questa faccenda, facciamo tutto il possibile per fare come Luca e farla diventare una battaglia più che sindacale; dire “simbolica” è riduttivo, dire “culturale” è banale. Moltiplichiamo i post sarcastici, gli aneddoti, le battute, le prese per il culo contro queste grandi prese per il C.U.L.O.

    Una risata, una dozzina di scioperi generali/selvaggi/ad oltranza, diecimila assemblee, mille tweet, cento post e dieci libri, un centinaio di stabilimenti occupati e un’insurrezione armata li seppelliranno.

  22. il C.U.L.O. è il siero anti crisi.
    La globalizzazione è servita a convogliare (GLOBALIZZARE!!) il mercato mondiale sotto il potere di due o tre paesi che producono a basso costo. Lo schema è semplice: “tutta la ricchezza a pochi lasciando agli altri il diritto alla schiavitù sotto forma di volontariato”. Il lavoro è la vasellina dell’anima e il C.U.L.O. il suo migliore interprete.
    Però per venire incontro a quelli che il culo lo hanno usato già troppo forse si potrebbe anticipare l’iniziativa con una bellissima dogana per favorire il mercato interno. Un pò Vintage ma efficace.

  23. scusate ma ho trovato un buco nel C.U.L.O. e cioè poca chiarezza su quale debba essere il ruolo del sindacato nella contrattazione.
    Si stava discutendo con alcuni compagni su posizioni sindacali di colore tendente al giallo: l’argomento mi sembra importante e si dovrebbe allargare il giro.
    A cosa mirano i sindacalisti concertativi a me pare chiaro: la conciliazione preventiva sottintende un controllo fortissimo di ogni azione aziendale, quindi a monte la discussione congiunta sulle strategie di mercato e cogestione, agganciando ai buoni risultati il premio e ai cattivi la riduzione dell’orario di lavoro e salario relativo. In una fase decrescente di tesseramenti e crescendo la quota di anziani capaci di gestirsi da sè la posizione pensionistica senza dover ricorrere ai CAF vari, cosa rimane per mantenere in piedi la struttura sindacale? Ben poco, quindi devono rafforzare almeno tre versanti: quello interno, come dicevo, che rende imprescindibile al lavoratore l’iscrizione a un sindacato concertativo, quello in uscita, senza ricorso al giudice perché lo voglio vedere chi si rivolge al giudice non avendo dalla parte sua nemmeno il sindacato interno, outplacement da azienda a azienda, gestione doti per eventuale autoimprenditorìa, e quello in entrata intervenendo su formazione professionale, certificazione di contratti a tempo determinato di vario genere, secondo esigenze stagionali o lancio prodotti particolari o sostituzioni, con verifica necessità in organico mese per mese. In una società come la nostra dove diffusissima è la corruzione, alto è il rischio che invece di difendere realmente i lavoratori i sindacalisti, assumendo tanto potere, diventino specchio dei datori di lavoro, interiorizzandone le scelte, le decisioni, e rendendo ancor più deboli quelli che oggi con il ricorso a un giudice potrebbero difendersi, anche se con molta fatica. Quanto giallo c’è, diventa il problema, nella cogestione, e la contrapposizione, se c’è molto giallo, va a farsi benedire. Ovvio che ciascuno difenda se stesso e dica di essere immacolato e che abbia come ragione di vita il bene dei lavoratori. Dimostrando il contrario si può ridurre al silenzio qualcuno e far subentrare sindacalisti onesti e seri. Questi, poi, a loro volta dovranno mantenersi tali. Pertanto il problema è l’onestà con la quale viene gestito il tutto, internamente, in uscita e in entrata. Se si decide di voler cogestire. Altrimenti si decide di fare solo contrapposizione e lotta dura, laddove necessario. Questa è la scelta che si deve esplicitare. Quale ruolo affidare al sindacato? A me ad esempio ha dato molto fastidio sentir dire ai sindacalisti durante la fase iniziale della trattativa:”Fornero parla di reddito minimo garantito ma non ci sono i soldi”. Capite il senso? Io sindacato ti dico che non hai i soldi, e quindi devi fare come dico io, lasciando copertura a chi ce l’ha, i nostri iscritti, e per gli altri si soprassiede. Un sindacato che realmente ha a cuore i problemi dei lavoratori dovrebbe dire: “Trova i soldi, Governo, operando su sprechi, palazzi improduttivi, eccessive retribuzioni, doppi e tripli incarichi, enti inutili, partiti defunti, ecc. perché dobbiamo incominciare dal sostegno ai più poveri con efficaci politiche del lavoro (anche gestite dai sindacati se si decide come, e cioè con professionalità e non tanto per spillar quattrini) per metterli in grado di pagare affitto, mangiare, curarsi, far studiare i figli, e tramite questo aiuto far ripartire acquisti, produzione, benessere collettivo. Ma dato che questo significherebbe non avere più un bacino di povertà estrema su cui contare per rendere docili i lavoratori a qualsiasi ricatto prima (clientele) e durante (mobbing e sopraffazioni) e dopo (abbandono) le occasioni di lavoro, ecco trovato il discrimine fra sindacati gialli e sindacati sinceri. Fino a quando non cambieranno richieste, partendo dai più poveri, per me tutti gialli sono.
    E voi come vedete l’ingresso dei sindacati nel C.U.L.O.?

    • @ redditopertutti

      non lo vedo proprio, perché pare che a questo governo non freghi granché della concertazione sindacale. Anzi, Monti l’ha detto chiaramente che la concertazione è uno schema vecchio, superato, foriero di clientelismi e che frena la dinamicità economica. Direi che questo governo è riuscito a scavalcare perfino quello precedente. Berlusconi almeno cercava di distinguere sindacati “buoni” (da comprare con qualche osso lanciato sotto il tavolo) e sindacati “cattivi” (da lasciare fuori da tavoli e luoghi di lavoro). Monti non vuole nemmeno salvare le apparenze, dice la verità pura e semplice: del sindacato non so che farmene. E’ la linea Marchionne, il vero nume tutelare delle riforme all’italiana. Quindi la quadratura del cerchio si potrà trovare tutt’al più in Parlamento, con il cerino ben saldo in mano al PD (il fesso in mezzo).
      Per altro, le cose che tu vorresti i sindacalisti dicessero a Monti su dove andare a prendere i soldi (cioè là dove ci sono), mi pare che siano state dette, almeno dalla CGIL. Ma, appunto, le chiacchiere stanno a zero. Adesso è il momento di mettere in campo le mobilitazioni, di agitare la società. Di incazzarsi di brutto. Come hanno fatto i lavoratori liguri di Fincantieri qualche tempo fa, e oggi a Roma i lavoratori sardi dell’Alcoa. E si dà il caso che l’abbiano fatto con bandiere sindacali alla mano, stando alle cronache:
      http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/27/news/manifestazione_metalmeccanici_bloccato_il_centro_di_roma-32270925/?ref=HRER3-1
      Ma al netto di tutto questo dirò che, proprio perché non c’è da attendere alcuna manna sindacale dal cielo, sarà il caso che siano i lavoratori a prendere l’iniziativa. Per altro, tecnicamente il sindacato dovrebbe essere un loro strumento. Per fare questo devono sbarazzarsi di un approccio al sindacato come fosse un’istituzione pubblica, un pezzetto di “casta”, dalla quale aspettarsi benefici, o di cui lagnarsi, e su cui scaricare la responsabilità del fallimento di qualsiasi lotta. Atteggiamento questo che fa coppia con l’aspettativa che il messia della sinistra ventura giunga proprio dal sindacato. Cosa alla quale personalmente credo molto poco.

  24. CGIL Nazionale ‏ @cgilnazionale

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    #Camusso: “Su ammortizzatori si potevano fare azioni un po’ diverse. Siamo lontani dall’universalità che ci viene proposta”. #Cernobbio.

    Poche parole molto chiare (24 marzo) : se CGIL ritiene che si potessero fare azioni UN PO’ DIVERSE io smetto di seguire. Avrei indirizzato trattativa in modo BEN DIVERSO su questione così cruciale. Pertanto è ovvio aspettarsi proteste da parte di chi è tagliato fuori dopo tante belle parole.
    Per quanto riguarda cose dette e non considerate (reperimento fondi) è lì che doveva interrompersi trattativa, fare sentire voce piazza, e poi riprendere discorso al Tavolo con più energia. Se preferiscono che le proteste siano spontanee, non c’è bisogno di bruciare bandiere: si manda disdetta, cosa che fa molto ma molto male, e buona notte ai suonatori, prima a chi non tiene in debita considerazione l’universo della parte sociale che dovrebbe rappresentare (anche quelli quindi che al tavolo non sono stati tutelati), e poi ai partiti, prossima tornata.
    Certo che han perso una grande occasione, i sindacati, perché hanno ascoltato solo la parte che a loro in questo momento faceva comodo invece di guardare lontano, attraendo followers per il futuro. L’obiettivo generale dovrebbe essere un reddito per tutti uguale quando si è fuori dal lavoro, di base per l’indispensabile, ben assistiti dai Servizi perché la transizione sia breve e produttiva, e pubblicizzazione tariffe orarie categoriali da comparare con quanto viene proposto dai datori per evitare corsa al ribasso, oltre alla libertà di accettare lavoro a tempo indeterminato solo se confacente a proprie aspirazioni, mentre nel corso di sostegno accettazione obbligatoria di lavori brevissimi nel sociale e territorio che non leghino contrattualmene in modo da lasciarli appena possibile. Questa è la mia opinione.

  25. Vedo che c’è una parte dei precari di questo Paese disposti a lottare per i propri diritti che non ha capito cosa sta succedendo con questa riforma e si sta facendo turlupinare da una certa propaganda padronale e governativa che accusa la CGIL di voler difendere i lavoratori a tempo indeterminato ai danni dei precari. Credo che farsi fregare in questo modo sia estremamente pericoloso e sono molto d’accordo invece con il commento di Wu Ming 4.

    La trattativa è stata gestita male dalla CGIL? Senz’altro sì, perché non aveva alcun senso arrivare fino all’ultimo giorno per poi improvvisamente rompere, quando l’obiettivo era chiaro dall’inizio. Il motivo è politico: la Camusso non aveva alcuna intenzione di rompere per non mettere in imbarazzo il PD, ma l’arroganza della Fornero combinata con le pressioni dal basso che venivano dalla stessa base della CGIL (e dalle sue componenti più di sinistra come la FIOM, la Rete28Aprile di Cremaschi ecc.) hanno reso necessaria la rottura.

    Tuttavia, quello che dice per esempio @redditopertutti è sbagliato anche fattualmente. Non è affatto vero che la CGIL abbia chiesto alla Fornero di non mettere soldi nell’ASPI o di limitare gli ammortizzatori ai lavoratori a tempo indeterminato; la CGIL ha letteralmente chiesto più soldi per garantire l’universalità dei nuovi ammortizzatori: http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=18640 Così stando le cose, è evidente che l’ASPI è una grande fregatura.

    Ma la cosa più importante da capire, che viene taciuta da quasi tutti, è che in questa riforma ci sono anche degli attacchi diretti ai precari! Ne ha scritto proprio oggi con grande competenza il mio amico e compagno Avvocato Laser: http://www.avvocatolaser.net/2012/03/27/una-trappola-per-precari/ In questo post si spiega passo dopo passo quali grandi danni riceverebbero i precari se passasse questa riforma. Sono cose di cui si è sentito parlare poco, nel dibattito mediatico concentrato sull’articolo 18 (e chiedetevi come mai i giornali mainstream l’hanno focalizzato su quello). Cito solo la più scandalosa: la Fornero vuole abolire la causale dal primo contratto a termine che un precario stipula con un’azienda. Questo significa che i contratti a termine, che oggi possono spessissimo essere impugnati e trasformati in contratti stabili, sarebbero totalmente liberalizzati. E c’è qualcuno che pensa di leggere questa riforma in termini “garantiti vs precari”? Ma leggete tutto il post, ne vale davvero la pena.

    La realtà è che il sindacato difende male sia i precari sia tutti gli altri lavoratori, mentre il governo attacca bene sia i precari sia tutti gli altri lavoratori. La conseguenza logica a me sembra che sia quella di favorire l’unità di tutte le componenti della classe lavoratrice, invece di mettere gli interessi dei precari contro quelli degli altri (facendo così proprio il gioco del governo e dei vari Ichino) o fare una gerarchia di rivendicazioni per cui il reddito ai disoccupati sarebbe l’unica cosa davvero importante e rivoluzionaria (quando l’esperienza dimostra invece che sotto forma di elemosina te lo danno quasi volentieri perché tiene buoni gli operai che perdono il lavoro). E, alla stessa maniera, invece di fare discorsi “di pancia” contro i sindacati e sulla necessità di ritirare le deleghe (discorsi che incoraggiano il marchionnismo fra i lavoratori meno coscienti), si facciano discorsi di testa e di cuore su come fare a spingere i sindacati su posizioni su combattive e soprattutto su come fare ad organizzare la lotta utilizzando dal basso il sindacato e anche scavalcando, quando è il caso, le burocrazie sindacali.

    Per fortuna mi sembra che sia molti precari, sia molti lavoratori con contratto a tempo indeterminato, stiano facendo esattamente quel che mi auguro – con grande preoccupazione non solo del governo, ma anche della Camusso e di quelli come lei.

  26. Esprimo un’opinione personale. Il reddito ai disoccupati è la prima rivendicazione da esigere per garantire diritto alla casa, all’alimentazione, alla salute, allo studio e alla scelta del lavoro. Il discorso è di pancia e non è contro i sindacati in generale ma contro quei sindacalisti, politici e commentatori che impiegano il 90% del tempo a parlare di articolo 18 quando vi sono persone che si suicidano per mancanza del minimo necessario. I contratti si possono cambiare, i luoghi di lavoro si possono cambiare, se hai un reddito minimo su cui contare durante le transizioni puoi decidere della tua vita tutte le volte che vuoi e non sei costretto a subire vessazioni. Hai solo una vita, e non vale la pena di rovinartela stando male a causa di un datore di lavoro che non ti vuole. L’unità è indispensabile per raggiungere gli obiettivi ma quali sono gli obiettivi? Essere umiliati dalla mattina alla sera perché altrimenti non si può portare a casa da mangiare? Non mi piace questo modo di ragionare. Parto dalla base: 790 euro a tutti i maggiorenni e fino a 67 anni, età per la pensione, durante i periodi di non lavoro, ma con impegno a fornire 3 ore al giorno di attività nel proprio territorio (cura e prevenzione a favore di ambiente e persone). Servizi per l’impiego specializzati per settori. Formazione continua, per tutto l’arco della vita lavorativa. Libero ingresso e uscita dai lavori. Quando un lavoro piace si rimane altrimenti si danno le dimissioni, senza perdere beneficio di cui sopra. Il sindacato verifica norme di sicurezza e rispetto nei rapporti umani e nell’organizzazione del lavoro, trattando per miglioramenti continui (qualità). Si parte dal reddito minimo garantito e poi si va a correggere tutto il resto. E’ idea completamente diversa da quella espressa da avvocato.

  27. @ redditopertutti

    Io non so chi siano quei sindacalisti “che impiegano il 90% del loro tempo a parlare di articolo 18”. In questo momento contingente la lotta è su quello perché lo vogliono cancellare. E sinceramente non trovo un motivo al mondo per cui non si dovrebbe lottare per salvaguardare una parte (per altro ancora maggioritaria) dei lavoratori dal licenziamento facile. Per il resto è evidente che il problema del sindacato è, lapalissianamente, la desindacalizzazione di aree sempre più ampie di mondo del lavoro. Da un lato per motivi culturali (chi è causa del suo mal…), dall’altro per motivi strutturali: precarietà e disoccupazione. Se sei precario o disoccupato il sindacato lo vedi in cartolina. E la cosa è reciproca, per altro, perché pure per un sindacalista intercettare un precario è un bel casino; figuriamoci poi sindacalizzarlo e mobilitarlo.
    Quindi reddito di cittadinanza per tutti e abbiamo tagliato la testa al toro.
    Ecco, la prima cosa che mi viene da dire in proposito è che non capisco come sia possibile ottenerlo senza una lotta generalizzata. Manco il salario minimo siamo riusciti a inserire nel discorso politico corrente, e speriamo di farcela con il reddito di cittadinanza? Speriamo che il padronato rinunci al potere di ricatto del posto di lavoro e del salario in nome di cosa? Per un improvviso attacco di carità cristiana? A progettare sistemi che ci piacciono più di questo siamo buoni tutti, ma sono i rapporti di forza che ne determinano la fattibilità. E questo, con tutto il rispetto, non mi sembra un dettaglio da poco. Ecco perché torno sempre a battere sullo stesso chiodo: il punto non è lagnarsi della tale o alla tal altra organizzazione sindacale o politica, ma vedere un po’ quali movimenti e quale forza d’urto sociale si mettono in gioco. Sarà che ho il vizio di guardar le cose dal basso, invece di aspettarmi che dall’alto calino la soluzione…

  28. http://www.inventati.org/pianoterra/ più basso di così c’è il sotterraneo

    mi è capitato di partecipare a un’assemblea sindacale a Milano come precaria comunale, portai pure le firme dei colleghi: sapeste che fatica per convincerli a unirci a loro! ovvio che avessero paura di non ottenere il rinnovo. I precari a tempo determinato non sopportavano la presenza nè dei somministrati nè dei co.co.pro. che ritenevano fossero tutti raccomandati mentre loro avevano sgobbato per entrare con il concorso e i dirigenti sindacali invece di intervenire a supporto preferirono ignorare. Mai visti venire ad informarsi di cosa facevamo in quel luogo comune. Mandai anche la lettera al Ministero, come Brunetta aveva invitato a fare, ma si trattò di semplice ricognizione, e nessun diritto ne sortiva. E resterà immutata la situazione. Nessun sindacalista entra nel merito delle decisioni degli uffici, riguardo al personale, e le stabilizzazioni avvenute hanno riguardato pochissimi co.co.pro. ammessi a concorso mentre per i somministrati non è stato previsto nessun aiuto, perché sono considerati dipendenti dell’Agenzia che somministra, quindi estranei. Per non avere problemi in futuro basterà spostare i co.co.pro. a enti privati amici e appaltare il lavoro. Nel privato peggio ancora. Le monocommittenze possono diventare doppie e triple se i contratti se li passano fra aziende amiche, con cui dividere utili e problemi. Insomma, senza star qui a farla lunga, i modi per fregarti li trovano. Per questo, insisto, sposterei il problema non sulla fissazione nel posto ma nel fissare con riforma degli ammortizzatori le garanzie minime di reddito a prescindere dal luogo di lavoro e mansione, liberamente in entrata e uscita contando su proprie capacità personali fino a quando siano apprezzate e poi cambiare.

  29. Ciao a tutti! Purtroppo il C.U.L.O per noi insegnanti precari della scuola esiste già: molti vanno a fare ore a gratis negli istituti privati, pagandosi i contributi per accumulare il punteggio necessario a scalare le graduatorie delle scuole statali… Non diffondete troppo questa idea altrimenti qualcuno potrebbe prenderla seriamente in considerazione

  30. nel mio disegno dovrebbe funzionare così invece:

    3. L’ente organizzatore del servizio cura ove necessario l’addestramento specifico dei collaboratori, ne verifica l’idoneità e affidabilità al servizio, e li avvia, dietro rimborso di una quota prestabilita del costo, a) presso persone anziane, inferme, o disabili non autosufficienti, per l’approvvigionamento dei beni di consumo necessari per la vita quotidiana, per la pulizia o manutenzione ordinaria dell’abitazione, per l’addestramento all’uso degli strumenti informatici e della rete, per la lettura a persone non vedenti, o altri servizi analoghi che non richiedano elevata professionalità e non comportino rischi rilevanti né per chi li svolge né per chi li riceve; b) presso persone singole o famiglie per lavori domestici, per l’accudimento diurno o notturno di bambini, per servizi di insegnamento complementare, o per l’esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria; c) presso istituti scolastici o associazioni di genitori di studenti, per la sorveglianza all’entrata e uscita dalle scuole, lavori di manutenzione ordinaria e altri servizi utili per il loro migliore funzionamento; d) presso amministrazioni comunali per la manutenzione del verde pubblico, parchi e giardini; e) presso condomini, loro associazioni, o associazioni di famiglie, per la sorveglianza contro atti di vandalismo ai danni di beni immobili o mobili.

    A fronte di questo impegno per 3 ore giornaliere ti darei 790 euro netti mensili durante tutto il periodo di disoccupazione. Approvi? Modifica se vuoi, se interessato ti linko articolato completo.

  31. @ redditopertutti

    Io approvo anche, ma è sul quel “ti darei” che resto perplesso. Perché non dovresti darmeli tu quei 790 euro, ma lo stato italiano. E non capisco perché dovrebbe farlo.
    In altre parole, il tuo programma mi fa venire in mente uno stato socialista, non un paese dove la forza più a sinistra presente in parlamento è il PD.
    Resto dell’idea che possiamo raccontarci i programmi più belli del mondo, ma soltanto il concretizzarsi delle lotte e la loro consistenza potrà determinare i nostri destini e la praticabilità di una qualsiasi uscita a sinistra dalla crisi.

    • poi secondo me c’e’ anche un’ altra considerazione da fare. per accedere al reddito di cittadinanza immagino che si debba essere provvisti di cittadinanza (italiana o forse europea). ma ormai la riserva di lavoro sotto ricatto e quindi a basso costo e’ garantita soprattutto dall’ immigrazione. intuisco vagamente che un reddito di cittadinanza, soprattutto se calato dall’ alto, potrebbe rendere ancora piu’ difficile la saldatura tra le lotte dei lavoratori autoctoni e quelle dei lavoratori immigrati, e praticamente impossibile ogni discorso sullo jus soli.

  32. Lavoro
    Contratti locali e licenziamento
    Uno dei punti chiave della lettera della Bce riguarda il lavoro. Bruxelles sottolinea «l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi a livello d’impresa». La Banca centrale europea chiede anche «un’accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse».

    Rispondo accuratamente alle richieste, mettendomi nei panni del Governo italiano, fornendo garanzia che tutti siano assicurati nell’occorrenza della disoccupazione e riallocati tramite agenzie per l’impiego pubbliche e private ove vi sia possibilità presso privati e ove non vi sia mercato impiegando come detto sopra (immenso lavoro da fare nel territorio, prevenzione disastri/delinquenza, cura persone), eliminando lavoro nero, e utilizzando strumento buoni lavoro a scalare da reddito minimo garantito 790 ad personam. Praticamente solo chi rinuncia a reddito minimo perché vuole solamente studiare o viaggiare si autoescluderebbe dal sistema di partecipazione collettiva a esigenze territoriali. Se ho bisogno di fare piccolo trasloco chiamo centro impiego e mi faccio mandare persona forzuta, pago con buoni comprati alle poste, lui cambia alle poste, mese dopo riscuote da INPS 790 – valore buoni già riscossi, ed è assicurato. Appena riceve telefonata offerta lavoro come ingegnere mi saluta e io chiedo a centro impiego altro forzuto disoccupato. Fino a quando finisco trasloco. Idem aziende, enti, associazioni, liberamente entrando e uscendo da lavori ma sempre garantiti e assistiti. Così si respira.
    vedi progetto completo 6 documenti con articolati http://slideshare.net/redditopertutti
    chissà se piace a Ferrero http://www.paoloferrero.it/2012/?p=5456#comment-11199
    Questione complessa, qui spiegata:

  33. http://www.youtube.com/watch?v=r1dPLJfPOc0&feature=autoshare v. commento avevo appena visto servizio su anziani malmenati e non potrebbe accadere se fossero controllati da disoccupati sostenuti da reddito minimo garantito senza bisogno di fredde webcam anzi caldi sorrisi
    http://www.facebook.com/pages/Utilizzare-i-Buoni-Lavoro/199325943486202 nota bene che nella bozza di riforma è previsto si possano utilizzare per il permesso di soggiorno

  34. @redditopertutti
    Spero di aver capito male. Stai proponendo una forma di lavoro superflessibile con contratti individuali che durano un giorno?
    Bella merda!

    Se devi fare il trasloco paghi una ditta di traslochi che ha *assunto* dieci persone forzute con contratto a tempo indeterminato. Quando *loro* (e non tu o il padrone della ditta) decidono che basta, si licenziano e cercano un altro lavoro.
    Il fatto che questa bella pensata la chieda anche la BCE, cioè gli stessi che chiedono di ridurre i greci praticamente in fame e schiavitù, mi sembra dovrebbe far riflettere.

  35. si che hai capito male. Non si tratta di contratti ma di ore di disponibilità godendo di sostegno reddito 790 euro che non è poco, considerando che chi lavora ne prende 1.000 per giornata intera, ma ho considerato il minimo vitaleche ciascun individuo dovrebbe avere per un minimo di autonomia e dignità. Non ho parlato di grande trasloco, ditta specializzata, ma aiuto per piccolo trasloco, devo portare 20 scatole al piano di sopra, con calma, oppure devo lavare i vetri, e sono anziana e soffro di vertigini, oppure mi voglio far accompagnare al parco a fare una passeggiata di sera. Me la vuoi dare una mano o ti pesa? Dopo che ti ho dato 790 euro al mese vuoi che ti porto il caffè a letto la mattina?

  36. @redditopertutti
    Una cosa del genere sarebbe vero e proprio dumping sociale, in pratica i contribuenti (cioè in gran parte i lavoratori dipendenti) dovrebbero pagare di tasca loro la possibilità per chiunque di avere a disposizione degli schiavetti a ore. Tu parli di un piccolo trasloco, ma se permetti una flessibilità così estrema niente impedisce a qualcuno di usare quei lavoratori per qualsiasi cosa pagandoli tre lire e quindi usandoli per rimpiazzare dei lavoratori stabili e con dei diritti.
    Si dica invece che chi è disoccupato ha un reddito dignitoso garantito dello Stato (e agganciato ai contratti nazionali), che termina nel momento esatto in cui inizia a lavorare e ricomincia quando smette. Questo sì che ostacolerebbe il dumping sociale e costringerebbe i datori di lavoro ad alzare gli stipendi. In pratica i lavoratori dipendenti (da cui viene gran parte delle tasse) pagherebbero un sostegno solidale ai disoccupati in cambio del fatto di non averli come “concorrenti sleali” nel mercato del lavoro.
    Ma sicuramente qualcuno dirà che questo modo di vedere la questione è troppo “lavorista”…

  37. Sei esattamente in linea con mio discorso quando dici: “chi è disoccupato ha un reddito dignitoso garantito dello Stato (e agganciato ai contratti nazionali), che termina nel momento esatto in cui inizia a lavorare e ricomincia quando smette. Questo sì che ostacolerebbe il dumping sociale e costringerebbe i datori di lavoro ad alzare gli stipendi. In pratica i lavoratori dipendenti (da cui viene gran parte delle tasse) pagherebbero un sostegno solidale ai disoccupati in cambio del fatto di non averli come “concorrenti sleali” nel mercato del lavoro.”

    Tranne il pezzo fra parentesi: lo darei a tutti uguale proprio perché si tratta di solidarietà, e non va bene che chi ha guadagnato tanto abbia tanto e chi poco non ci arrivi. E poi dovrebbero partecipare all’assicurazione tutti, non solo i dipendenti, proprio perché a tutti può toccare di restare senza lavoro, anzi, a maggior ragione gli autonomi e a tempo determinato in varie maniere (somministrati, co.co.pro.partite iva, artigiani, agenti commercio ecc.).
    La formula che suggerisco su utilizzo buoni lavoro da 10 euro (7,50 netto), modificando normativa e considerandoli per ora e non in modo generico nominale, per i “lavoretti”, in attesa di contratto regolare appena possibile, servirebbe proprio a quello che dici: evitare concorrenza sleale fra chi ha sostegni e poi giocoforza cerca lavoro in nero essendo a spasso per arrotondare e chi non ha nulla. Diventerebbero tutti uguali, alla pari. Dato che quando utilizzi il buono devi telefonare prima all’INPS è tutto sotto controllo, non si può abusarne, c’è anche un limite personale. Preferisci vedere badanti, colf, vendemmiatori (fu per loro che Sacconi li inaugurò per primi), in giro in nero? Bella campagna informativa e minacciosa su sanzioni (già scritte ma non le conosce nessuno) e vedrai che prima di usare come schiavi soprattutto gli stranieri ci si penserà un momentino.
    L’obiezione al reddito minimo garantito è sempre che mangeresti pasta e pomodoro stravaccato sul divano: così non accade, perché hai ridato qualcosa alla collettività quando te lo ha chiesto con una chiamata da centro impiego. E poi la formazione: oltre alle 3 ore di attività (disponibile, se non hai chiamate non vai da nessuna parte) DEVI accettare formaizone offerta da catalogo a tua scelta. 3 +2 fa 5 ore giornaliere di disponibilità : così puoi rispondere ai Ministri Fornero Sacconi Brunetta “a chi bamboccione?” Me lo sono guadagnato quello che mi hai dato, e sto studiando per trovare prima lavoro. Rispettato, occupato anche se poco, e senza traumi da disoccupazione.

  38. scusate se rompo ancora con la questione degli immigrati. se ho capito bene, agli immigrati andrebbero questi “buoni lavoro”, utilizzabili anche per il permesso di soggiorno, ma non il “reddito di cittadinanza”. dal punto di vista dell’ immigrato, mi sembra un C.U.L.O.^2, perche’ a questo punto gli immigrati la cittadinanza se la sognano. e se gli immigrati restano riserva di lavoro a basso costo, sono stracazzi anche per i lavoratori autoctoni, perche’ la possibilita’ di contrattare se ne va a fan.C.U.L.O.
    insomma, mi pare che l’ idea di universalita’ che sta sotto al reddito di cittadinanza entri in crisi esattamente dove entra in crisi l’ idea di universalita’ che sta sotto al concetto stesso di cittadinanza, e cioe’ dove viene fissato il limite tra chi sta dentro e chi sta fuori dalla cittadinanza.

  39. bravo Tuco, queste sono le questioni da approfondire e io da sola non ci arrivo. Ho scopiazzato da proposte di legge inserendoci mia idea reddito per tutti e incoraggiamento a lavoro autonomo, anche per detenuti in uscita, laddove vogliano provarci senza rimetterci e caricarsi di debiti. Ben vengano le modifiche. Prima di insistere, ho chiesto in giro in facebook a persone disoccupate senza sostegno alcuno cosa ne pensavano e mi han detto che per loro andava benissimo, magari. Se no non mi permettevo.

  40. Se dobbiamo sognare un altro mondo possibile, 790 euro al mese mi sembrano troppo pochi.
    Ma allo stesso tempo, oggi in Italia c’è chi, per questa cifra o poco più, lavora sodo tutti i giorni. E che probabilmente non è molto propenso a sostenere una proposta del genere, perchè non riesce nemmeno a concepirla. Prima di parlare di reddito di cittadinanza, forse dovremmo essere capaci di ottenere un reddito dignitoso per chi un lavoro ce l’ha, e produce una ricchezza che rimane in mano altrui.
    Il problema dei salari infimi va di pari passo con quello del precariato, è il ricatto in cui siamo immersi. Non trovi lavoro, e quindi sei disposto ad accettare qualsiasi reddito. Hai lavorato per qualche mese e non hai messo da parte niente, quindi sei disposto ad accettare qualsiasi lavoro.

  41. Dico due parole anch’io sulla questione del reddito di cittadinanza.
    Domanda: quando parliamo di reddito di cittadinanza, di che mondo parliamo? in quale contesto sarebbe possibile? perché se stiamo parlando di un mondo in cui il capitalismo non esiste più ok, possiamo anche discutere di reddito di cittadinanza, ma la prima rivendicazione dev’essere la fine del capitalismo. Se invece stiamo parlando di questo mondo qua, il mondo in cui, come ha detto benissimo Tuco, la dirigenza politica è espressione diretta delle grandi imprese, delle banche e di gentaccia simile, beh è fantascienza, e per di più una fantascienza molto ingenua. Quando al timone ci sono questi, pensare di barattare i diritti in cambio di quattro soldi – soldi che poi da un momento all’altro potrebbero non valere più nulla, visto come se la passa l’euro – è secondo me un grosso errore. Per non parlare poi del fatto che tolti dal loro posto di lavoro, quelli che imprenditori,banchieri ecc non sono hanno le armi di cartone. Un domani che il Monti di turno vuole tagliare il reddito o fare qualche altra biricchinata, come lo fermi se non scioperi? Sei attaccato all’orlo dei suoi pantaloni, a quel punto.
    Un’altra cosa: a me pare che questa cosa del reddito di cittadinanza sia frutto di una visione un tantino incentrata su un mondo occidentale sempre più deindustrializzato, iper tecnologizzato e in cui sembra che l’unica tipologia di lavoro esistente sia il cognitariato. La realtà però è che le fabbriche esistono, esistono le miniere, esistono i campi da coltivare ed esitono miliardi di persone che ci lavorano. Come ho sentito dire molto intelligentemente a una ragazza che conosco proprio a proposito del reddito di cittadinanza: quando ascolto una cosa del genere mi chiedo sempre se può funzionare per tutto il mondo. Se la risposta è no, allora non va bene.

  42. Quando si parla di reddito, le specifiche sono fondamentali.

    Dunque non “di cittadinanza” ma di “residenza”, proprio perché altrimenti escluderemmo centinaia di migliaia di residenti senza cittadinanza.

    E tale reddito dovrebbe essere assolutamente incondizionato, altrimenti assomiglierebbe tanto a una semischiavitù, come giustamente osservato da maurovanetti

    Certo, Adrianaaaa, non è una cosa che si possa ottenere banalmente, è evidente, ma io proverei ad invertire i termini della questione. Se il precariato avesse una forza tale da imporre un simile tema, sottraendosi almeno parzialmente al ricatto costante del dover accettare qualsiasi cosa pur di sopravvivere, a mio avviso si innescherebbe un processo di dissoluzione dello status quo.

    Concludo con la tua osservazione sul cognitariato: è vero, in termini numerici i cognitari non sono certamente maggioranza. E’ parimenti vero che quando Marx ipotizzava che la classe rivoluzionaria sarebbe stata quella operaia, gli operai non erano certamente maggioritari, c’erano senza dubbio molti più contadini. E’ che, per l’appunto, nelle dinamiche dei rapporti tra cognitariato e capitale si possono osservare le “tendenze storiche” dello sviluppo del capitale stesso, a mio avviso.

    • Questa è un’osservazione interessante: il “cognitariato”, che io chiamerei semplicemente “lavoratori intellettuali”, oggi sarà anche minoritario, ma – dice whiplash – rappresenta una “tendenza di sviluppo” del capitalismo. Questo potrebbe intendersi in due modi: in senso quantitativo, che gli operai manuali saranno sempre meno e i lavoratori intellettuali sempre di più; in senso qualitativo, che pur coinvolgendo meno persone il lavoro intellettuale diventera sempre di più “decisivo” nell’economia. Quando Marx diceva che il futuro era del proletariato (sia manuale sia intellettuale) intendeva questa previsione in entrambi i sensi – e ha avuto ragione.

      Sul fatto che i lavoratori intellettuali possano diventare la maggioranza a livello mondiale ho qualche dubbio, anche se non lo si può escludere per il momento sembriamo molto indietro. Non sono maggioritari neppure in Occidente. Sul fatto che possano diventare decisivi ho altrettanti dubbi; la produzione di oggetti fisici resta una parte gigantesca dell’economia mondiale e se si conoscono potenze industriali che vivono benissimo senza bisogno di essere potenze agricole ancora non si vede in tutto il mondo un Paese che si regga esclusivamente sulla produzione di software, cultura e servizi. Inoltre il rapporto tra agricoltura e industria è antagonistico fin dall’inizio, mentre quello tra settore secondario e settore terziario è in larga parte simbiotico. L’idea che l’Italia possa deindustrializzarsi ma rilanciarsi attraverso il terziario è secondo me estremamente illusoria, dove il terziario è motore di crescita economica solida è perché si tratta di zone con una forte rete di industrie che producono oggetti fisici, come la Silicon Valley (lo dice il nome stesso). Queste industrie hanno bisogno di operai, magari non necessariamente in loco ma per ogni “cognitivo” che smanetta al computer nella Bay Area ci saranno cento o mille operai o lì attorno o dall’altra parte del Pacifico che lavorano nella stessa azienda o in aziende strettamente collegate allo stesso business.

      C’è poi un altro discorso da fare: il collegamento tra lavoro intellettuale e lavoro precario io non lo vedo. Il settore dove si usano più lavoratori interinali (somministrati) in Italia è quello metalmeccanico. I contratti a termine sono abusati a livelli di qualifica bassi. Il lavoro intellettuale sia impiegatizio sia tecnico sia creativo può essere precario oppure stabile a seconda dei casi.

      Anche sul precariato va di moda dire che i contratti precari tendono a diventare la maggioranza, ma non ci sono elementi seri per fare questa affermazione; sarebbe come dire che i contratti in nero tendono a diventare la maggioranza, ovviamente non è vero. Per loro natura i contratti precari sono utili alle aziende come “buffer” di cui liberarsi appena non servono (ci sono eccezioni, aziende dove sono tutti precari e cose simili… in una ci ho pure lavorato). Al capitalismo va benissimo avere un mercato del lavoro frammentato, dove ci sono un po’ di precari e un po’ di stabili, un po’ di lavoratori con contratto e un po’ di lavoratori in nero, un po’ si pagano i contributi e un po’ si evade, un po’ sono italiani e un po’ immigrati… Pensare che queste dicotomie siano provvisorie è sbagliato perché spinge a sottovalutarle, pensando che una delle due facce della medaglia sia destinata a scomparire – e quindi non valga troppo la pena incaponirsi a difenderla. La realtà è che questa porcheria di sistema incasinato è precisamente l’optimum dal punto di vista della borghesia in un periodo di declino del capitalismo globale.

      • Mauro, buona la seconda, intendevo in senso qualitativo. Per quanto riguarda le altre tue considerazioni, beh, non sono d’accordo e cercherò di spiegare perché, con qualche dato alla mano. In Italia nel 2010 il terziario comprendeva il 67% del totale degli occupati e il 71% del valore prodotto. Insomma, rispetto ai tempi in cui il manifatturiero faceva la parte del leone ne è passata di acqua sotto i ponti. Con questo non sto affermando che saremo (o men che mai siamo) tutti cognitari. Sulle dimensioni del fenomeno della precarietà, beh, anche lì ragionerei in termini di tendenze, perché le derivate prime e seconde ci spiegano tante cose rispetto a dove stiamo andando. Prendo la Lombardia, regione in cui risiedo, come paradigma, perché ritengo che tale regione sia storicamente “trend setter”. Ebbene, ho sotto mano i dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza che afferma che nel 2010 il 67.5% dei nuovi assunti è composto di precari (interinali e cocopro) Aggiungiamo a questo dato quello delle false partite iva monomandatarie, difficilmente stimabili quantitativamente ma che pure sono un fenomeno non irrilevante. Non ho in questo momento i dati del 2011, che pure ho letto qualche tempo fa dalla stessa fonte, ma per il 2011 la situazione lombarda è ulteriormente peggiorata e se ben ricordo il dato dei neoassunti precari veleggiava verso l’80% (ma potrei sbagliare, anche se sicuramente era un dato superiore al 67.5% del 2010). Concludo dicendo che il fabbisogno di produzione materiale è ovviamente ancora immenso e sempre lo sarà, ma i continui miglioramenti di processo e l’automazione sempre più spinta tendono a ridurre inesorabilmente il numero di addetti necessari. E’ per questo che ritengo che la partita si giochi sempre di più sul fronte delle conoscenze e dei saperi e che l’analisi delle dinamiche cognitarie sia dunque strategica e “dominante”.

        • Ciao e vorrei fare un plauso alla concretezza del tuo discorso, su queste cose troppo spesso si va avanti un po’ a slogan e non è molto chiaro cosa ciascuno intenda. Vorrei però fare qualche annotazione ancora.

          Il settore terziario ha acquistato molto peso nei Paesi dominanti dell’economia mondiale e sembra proprio che la tendenza in quel senso sia molto forte. Il mio discorso un po’ vago sul rapporto tra settore secondario e terziario non è volto a negare questo trend ma a dire che non penso che il terziario renderà “obsoleto” il settore industriale, al contrario mi sembra che si vada verso una fusione crescente tra questi due settori. Il caso hardware-software è significativo: il software ormai “pesa” economicamente più dell’hardware ma non lo ha certo soppiantato, anzi le grandi aziende informatiche puntano continuamente a penetrare nell’industria hardware sia direttamente sia indirettamente (Google con Android e GoogleTV è un esempio).

          Detto questo, non si parlava originariamente di industria vs servizi ma di operai vs “cognitivi”. Non sfuggirà a nessuno che se nel settore secondario gli operai manuali sono ovviamente molto numerosi, lo sono in realtà anche nel terziario; un’espansione del settore terziario non significa un’espansione nella stessa misura del lavoro intellettuale, perché comunque una parte importante dei posti di lavoro nel terziario sono di tipo manuale e anche quelli di tipo intellettuale sono soprattutto impiegatizi e per niente creativi.

          La cosa più rilevante però rispetto al discorso iniziale è il confronto stabili vs precari, che come ho già fatto notare ha poco a che vedere col cognitariato (i precari sono anche operai, i “cognitivi” sono anche stabili).

          I dati che citi sono veri e vengono citati spesso per dimostrare la crescita del precariato ma per un semplice motivo matematico non dimostrano affatto quello che si crede. Se 2/3 delle nuove assunzioni sono precarie, questo non implica che i precari stiano aumentando di numero a scapito degli stabili, perché i rapporti di lavoro precari per definizione durano meno di quelli stabili. Da quando sono maggiorenne io sono stato precario metà del tempo e stabile l’altra metà; eppure ho avuto una sola assunzione stabile e una dozzina di assunzioni precarie, della durata di pochi mesi o giorni.

          Per capire la linea di tendenza bisogna invece guardare al numero assoluto di precari, e vedere come cambia questo numero negli anni. Si scoprirà che non solo non è in crescita impetuosa, ma addirittura che negli ultimi anni è diminuito (per via della crisi). Ecco un grafico eloquente: http://www.sis-statistica.it/magazine/IMG/png_Fig3.png

          I precari sono tra il 10 e il 15% e probabilmente lì resteranno. Comunque sono troppi.

  43. Forse rischio di andare clamorosamente in OT ma il punto, imho, piu’ che nel reddito, non sta nell’emanciparsi da esso?
    Un reddito, come e’ noto, si consuma o si risparmia e con i tempi che corrono il risparmio e’ semplicemente procrastinato a consumo futuro.
    Non sarebbe il caso di liberarci dall’idea di avere necessita’ di un reddito? Non voglio attaccare un pippozzo sul baratto (ma anche un po’ si’) perche’ ci sono molte altre forme possibili di scambio intellettual-pratico e che tra l’altro facciamo dalla notte dei tempi (ti faccio ripetizioni di italiano e tu mi sistemi la caldaia o mi porti 2 piedi di insalata fresca).
    Piu’ che concentrarsi sull’ottenere un reddito, non sarebbe il caso di abbattere le necessita’ che ci “impongono” di averne uno? Magari evitando la dispersione della conoscenza di nonni/bisnonni su come coltivare 4 metri quadrati di terra, insegnare dalle elementari l’agricoltura di sussistenza (il tutto aggiornato dalle possibilita’ tecnologiche attuali in termini di “reti”). Chiunque di voi, suppongo, potrebbe portare i propri esempi riguardo al genio dei nostri bisnonni riusciti a campare dignotosamente senza una lira una.
    E quanto vale tutta questa conoscenza che stiamo perdendo? Perche’ io la risposta me la trovo davanti ogni giorno da quella maledetta zucchina a 1 euro e cinquanta.
    (Approfitto per ringraziare Mauro Vanetti delle consuete ottime spiegazioni e per gli annessi riferimenti, ho capito piu’ qui di questa controriforma che dal mese e mezzo di cazzate sul mainstream).

    • “Chiunque di voi, suppongo, potrebbe portare i propri esempi riguardo al genio dei nostri bisnonni riusciti a campare dignotosamente senza una lira una.”

      eh. io piu’ che altro potrei portare l’ esempio di come viveva mia nonna da bambina 100 anni fa.
      in cinque in una baracca di legno, e la malaria, e la disperazione se la stagione era troppo secca o troppo piovosa, e la scuola abbandonata dopo la terza elementare, che’ bisognava andare a lavorare…

      per quanto mi riguarda, e’ proprio il ritorno a questo, che vorrei cercassimo di evitare, il piu’ collettivamente possibile.

  44. Rileggo tante affermazioni e argomenti a favore del reddito di cittadinanza in questa discussione, mi procurano però uno strano effetto di straniamento, perché è da 20 anni almeno che questa proposta torna fra le rivendicazioni di – parte – dell'”antagonismo” italiano. Dico 20 anni perché ricordo che era il 1992 l’anno in cui uscì “Tute bianche” di Andrea Fumagalli e Maurizio Lazzarato, quindi ho un riferimento certo, un riferimento che cito perché ha a che fare anche con la mia storia personale di attivismo in quegli anni, come negli anni successivi. Penso che lo straniamento di cui sopra non sia un effetto nostalgico, è che mi pare che la proposta del reddito di cittadinanza sia divenuta negli anni un riflesso condizionato, mentre varchi sempre più larghi si sono aperti nella mia convinzione sulla giustezza di questa rivendicazione.

    Scusate, sono confuso. Il punto, su cui invece non sono affatto confuso, è che il nostro problema principale e fondamentale è la dissimetria di potere fra capitale e lavoro, che dall’inizio degli anni ’80 è andato sempre più a vantaggio del capitale, dei padroni, mentre il lavoro – e qui ci metto tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia di contratto a cui sono o non sono proprio sottoposti – incidono sempre di meno. E questo lo pagheremo sempre, perché se non si conta nulla, se non si riesce a pesare collettivamente dopo il C.U.L.O. arriverà il C.U.L.O. bis e poi tris e via dicendo…

    • Replico a me stesso perché nella foga e “preso male” ho scritto un pò di inesattezze: il libro è del 2002, quindi sono dieci anni che è uscito. Sono di più gli anni però che si parla del reddito di cittadinanza. Chiedo scusa.

      Mi sembra che comunque poco incidano queste inesattezze su quel che volevo dire.

  45. va bene l’orto, va bene la banca del tempo, va bene consumare il minimo, ma arriva la bolletta da pagare, l’affitto, e tutte le mattine la mia amica over 50 si dispera perché in Provincia la stan prendendo in giro, la mandano dove non vogliono persone come lei (disposizione della direzione max 45), o non ha ancora superato l’anno di assenza dal precedente lavoro per essere ripresa a tempo determinato (evidentemente rischierebbero la definitiva assunzione) e l’ultima le ha detto venga a vedere, proviamo, ma senza pagarla, per una mesata almeno. Allora io sono scema, perchè sono entrata nella stanza dei bottoni e invece qui nemmeno si propone. Una risposta a lei voglio tentare di dare: un minimo fino a quando trova lavoro, e un centro per l’impiego che non le rida dietro e la invii anche per poche ore a fare qualcosa perché non si disperi. Confermo che si parla di reddito di cittadinanza dagli anni 90 (personalmente dal 98) ed è termine improprio riferendosi a quanto ho proposto sopra: reddito per tutti dai 18 ai 67 quando sono a casa in cambio di opere necessarie ambiente e cura pagati con buoni (banca del tempo ha assegni nel blocchetto), perché i buoni INPS diventano denaro per pagare bollette mentre gli assegni della banca del tempo non li accettano alle Poste. Fa tanto schifo mettersi d’accordo per un sistema così da sperimentare? Direte: ma non siamo nella stanza dei bottoni, scherzavamo. Non lo avevo capito: sono anziana.

    • “va bene l’orto, va bene la banca del tempo, va bene consumare il minimo, ma arriva la bolletta da pagare”.
      Ecco e’ esattamente questo il punto, la bolletta da pagare non dovrebbe arrivare o arrivare molto ridimensionata, senno’ chiaro che non serve ad una beata fava.
      E non e’ che bisogna essere Luca Mercalli per provare a fare qualcosa (per “reti” intendevo anche energetiche) che limiti i costi; non si tratta necessariamente di consumare il minimo ma farlo con cognizione di causa. Semmai il punto saranno gli investimenti da mettere in campo subito e che costituiscono una barriera all’ingresso, tra l’altro parzialmente superabile da cittadini disposti a consorziarsi quando si fanno acquisti (mentre noi stiamo ancora ognuno nella sua casetta con la sua antennina wifi).
      Non volevo in nessun modo criticare il redd.di resid. che mi pare una svolta epocale ma presuppone uno Stato che funziona, e’ non e’ un’ipotesi da poco. Magari, mentre facciamo anticamere della stanza di bottoni, si potrebbe adottare uno stile di vita meno esposto/dipendente dai mercati.

    • se si parla di sostegno a chi non ha un lavoro o ce l’ha insufficiente è ovvio che sono d’accordo, nessuno qui è uscito dalla scuola di chicago e sogna un mondo in cui i lavoratori si facciano la pelle a vicenda in nome del vinca il più forte.
      Ma il reddito di cittadinanza è un’altra cosa. è un reddito incondizionato, indipendente dal lavoro e da altri redditi.
      Il punto è che non è che la tua amica – o la mia amica, o molti di noi che siamo qui – non ha un lavoro per destino, ma perché questo sistema economico genera povertà, in alcuni momenti più che in altri. Puoi metterci delle pezze, ma prima o poi i lavoratori distoglieranno lo sguardo o si troveranno schiacciati da qualche catastrofe, e a quel punto il capitale tornerà a succhiargli il sangue.

  46. Art. 4
    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    Secondo me redditopertutti ha tutte le ragioni, i centri sociali 20 anni fa rivendicavano il no copyright ed ora è lapalissiano che occorre ridiscutere completamente le questioni sulla proprietà intellettuale.
    Il “reddito per tutti” è garantito per legge, in questa Repubblica Italiana dalla Costituzione. Monti e con lui tutti gli amministratori della società, non sono capaci di garantire la legge, hanno gravi pecche meritocratiche.
    Dal punto di vista della produttività 3 ore al giorno a 790E potrebbero essere

    Perchè gli scienziati inventano i robot? Perchè Tim Berners Lee ha inventato il www?
    Solo per garantire ricchezze ad una minuscola minoranza?

    Non potrebbe essere una via d’uscita dal frame selezionato dalle elite per allineare al ribasso i diritti degli europei a quelli degli asiatici?
    Non potrebbe essere un’ottima occasione per fare una lotta comune? Unire nella stessa piazza statali e disoccupati? Metterla in culo al divide et impera?
    Ju Jitsu?

    Ma Monti, in fondo, sta solo cercando di placare gli spiriti animali dei mercati, è molto più cosciente di noi sui rapporti di forza mondiali, ha sicuramente più informazioni ed è capace di elaborarle, ci accompagna semplicemente verso il meno peggio rubandoci un tantino di vita il più equamente possibile.

  47. Adriana, io queste cose non gliele posso dire, lei piange, si dispera, minaccia di andarsi a incatenare davanti alla Provincia, ma so che non ce la farebbe perché è molto timida, si vergognerebbe troppo, e la signora che la vorrebbe gratis per prova le ha detto chiaro: “si vede che lei non ha le palle” … e si era rivolta al centro per l’impiego la signora …. allora io ESIGO che il centro per l’impiego mandi la mia amica a colloqui solo dopo aver controllato che effettivamente i requisiti sono quelli cercati e non a caso, tanto per levarsela dai piedi. ESIGO che le spese che fanno i parlamentari siano rimborsate a piè di lista e moderate perchè altrimenti sono schiaffi alla mia amica, ESIGO che laddove vi siano scarse opportunità lavorative si riducano i compensi alti, quelli dei vertici aziendali e governativi e distribuito il risparmio ai poveri. ESIGO solo che si sia onesti e umani. E dato che conosco bene i progetti che sono stati scritti da ISFOL e dagli uffici che si chiamano Settore Politiche del lavoro, e so che serve solo applicare ciò che è stato scritto da 20 anni almeno, ESIGO che si applichi quanto detto senza più prendere in giro chi è senza lavoro. L’unità dei lavoratori è fondamentale, le intelligenze di un Paese devono fornire linee guida, ma per riconoscersi in queste e lottare bisogna che arrivi un messaggio di convenienza per tutti poderoso. A me non manca nulla, ma sono preoccupata assai per gli omicidi e botte da orbi che vengon date agli anziani soli in casa. Già solo per evitare questo, devo muovere il mio culo e proporre qualcosa. Grazie a chi ha capito e sostiene: voi che siete certosini, meglio di me potrete sistemare la legge da presentare, dicendo ai parlamentari che meritano stima (pochi, ma credo che qualcuno lo possiamo salvare): o la presenti così o vai a fare in culo.

    • Tutto condivisibile, ma con che forza esigi? Perchè per esigere bisogna essere in grado di farlo.
      Credo sia questo il punto con tutto il tuo discorso, tutte le cose che proponi vanno bene, ma finchè l’idea è di chiederle a chi ci ha governato negli ultimi 20 anni sappiamo già la risposta. invece di perdere tempo a farcela dare forse faremmo meglio a cercare un’altra soluzione, chiedendoci assieme al ‘cosa’ fare anche il ‘come’. perchè se vogliamo avere qualcosa ci tocca andarcelo a prendere.

  48. certo, e invece di dire a Ministro Fornero “noi poverini non ce la facciamo più a vivere in queste condizioni” le dobbiamo sbattere sul tavolo il progetto definitivo e dirle: prendere o lasciare, queste sono le condizioni che assicurano a tutti un minimo di benessere e ce le dovete assicurare. C’è la posta certificata, se non potete entrare, e se non risponde alla posta certificata, la sputtanate in twitter in facebook e in tutti i social network della Comunità Europea. Ma mica solo a lei, ai sindacati pure, ai partiti, a tutti i decisori. I fondamentali devono essere da tutti condivisi, e come l’ho buttata giù, con vostre correzioni, non è male. Certo che se vai lì a dire “incondizionato” chi ti sostiene? si capisce: “io sto in poltrona e tu vai per me a lavorare”. Cuccù !! Vabbè io ho detto la mia, parlatene a Milano e mi raccomando: testo chiaro, che gli impiegati statali hanno figli disoccupati da sistemare e va bene anche a loro.

  49. A proposito di C.U.L.O..
    Come tutti sappiamo l’articolo 1 della Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
    Ritengo questa frase di enorme importanza per capire quanto sia fondamentale il lavoro per una democrazia: in Italia ci sarà democrazia fino a quando i cittadini, detentori del potere, avranno un lavoro (dignitoso). Infatti che potere può avere un lavoratore ridotto alla fame e pronto a dare il C.U.L.O. ai padroni per non perdere il tozzo di pane quotidiano?
    In mancanza del lavoro crolla la democrazia che è proprio fondata sul lavoro stesso. Chi vuole la dittatura rovesciando la democrazia deve attaccare, quindi, il lavoro rendendolo precario, sottopagato, pericoloso, nero.
    E chi è che attacca il lavoro? Chi vuole, in conseguenza di ciò, la dittatura? I padroni (grazie ad alcuni politici e ad alcuni venduti) perennemente affamati di denaro che considerano i diritti dei lavoratori delle “barriere” a guadagni che potrebbero essere maggiori. Del resto i fascisti sono il braccio armato dei padroni.
    La dittatura può avere una Carta che inizia così: L’Italia è una dittatura fondata sul lavoro non dignitoso.

    Diritti dei lavoratori = Democrazia
    Sempre

  50. […] Tratto da: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=7426#more-7426 […]

  51. da una collaborazione tra la “Pravda” e “Cioè”

    ecco a voi il primo fotoromanzo/pubblicità progresso per educare i giovani a dire “NO alla vita, SI’ al c.u.l.o.”
    si ringrazia la catena di supermercati per l’adesione

    http://www.repubblica.it/scuola/2012/04/15/news/pam_studenti-domenica-33351390/?ref=HREC1-9

    LEI: [vent’anni, si vuole laureare in legge a Ferrara e diventare magistrato]

    “eccomi qui da qualche domenica”
    “durante la settimana faccio la pendolare, non ho tempo per altro se non per studiare”
    “ora peso meno in famiglia e mi posso permettere qualcosa per me senza dover chiedere nulla a nessuno, ne vale pena”

    LUI: [di giorno si divide tra il lavoro di informatico e la falegnameria in una ditta di serramenti. La sera va a scuola in un istituto tecnico per prendere il diploma]

    “quando ho visto che potevo lavorare anche la domenica mi ci sono buttato subito”
    “da che è scoppiata la crisi ho messo da parte tutto e ho pensato solo al lavoro, poi ho proseguito gli studi e pazienza per tutto il resto”

    sorridono

    si baciano

    musica, dissolvenza

    claim: “PAM. Questo sì, chè è c.u.l.o.”

  52. PS – una considerazione semiseria

    In un anno ci sono 52 settimane, ergo 52 domeniche.

    La ragazza dell’articolo, che

    1) studia legge per diventare magistrato
    2) lo fa da pendolare, il che la porta, durante la settimana, a non avere tempo per altro se non per studiare
    3) ciònonostante la domenica, per un livello minimo di dignità, per potersi permettere almeno “qualcosa per sè” senza dover sempre andare a farsi dare la paghetta da mamma e papà, va a fare la cassiera in un supermercato

    ebbene la ragazza in questione, con la nuova riforma del lavoro, non ha diritto neppure alla mini-Aspi (78 giornate lavorative nell’anno, massimo 1.119 euro, una tantum annuale)

    Con i migliori saluti della Fornero a noialtri e ai nostri ragionamenti sul reddito minimo garantito

    • giusto, se andiamo a vedere caso per caso chi otterrà un’ASpI decente sarà sempre più un caso raro e troppe figure sono completamente fuori da ammortizzatori mantenendo la solita discriminazione fra cittadini che lavorano con tutele e altri no, pagando persino contributi superiori (non si dimentichi che il subordinato paga un terzo, pagando i due terzi il suo datore, mentre la piccola partita iva si paga tutto da solo)
      dato che qualche partito pone domande (ma non esplicitando chiaramente la sua proposta alternativa) ci provo io a sottolineare qualcosina

      http://www.italiadeivalori.it/interna/13325-10-domande-dellitalia-dei-valori-al-ministro-fornero-attendiamo-risposte?ml#jacommentid:16874

      a proposito dei precari della PA
      10) Si disponga attualizzazione del monitoraggio come da disposizione 2008 Ministro Brunetta per individuare figure precarie co.co.co., somministrate, esternalizzate presso agenzie/altri enti/cooperative ecc. che prestano servizio per conto delle Aministrazioni indicando inoltre a cura degli Uffici del personale se vi sono dipendenti che possano prendere il loro posto e tempi/costi previsti per la loro formazione specifica.
      a proposito delle tariffe applicate ai precari co.co. e iva
      9) Non essendovi possibilità di contrasto a utilizzo co.co.co. (ambito pubblico) co.co.pro. (ambito privato) e partite IVA, si disponga il rispetto di tariffe minime orarie publicizzate da CNEL per ogni tipologia di attività.
      a proposito del sostegno per la nuova occupazione e servizi per l’impiego
      8) Si disponga l’implementazione presso Uffici Comunali di un ufficio dotato delle seguenti risorse: almeno 1 pc collegato in rete con cliclavoro (che ha già collegamento con INPS) – 1 operatore di supporto al bisogno per chi non sa usare il pc – 1 addetto alla stampa e affissione in bacheche di offerte di lavoro provenienti da aziende/enti ecc. e opportunità corsi sia gratuiti che a pagamento offerti nel territorio, disponibile anche per la presa di contatto per informazioni specifiche a richiesta dei candidati. Si disponga l’obbligo da parte delle Agenzie private che assumano appalto servizi impiego di assunzioni a tempo determinato per tutta la durata dell’appalto come forma esclusiva contrattuale.
      ASpI per tutti (subordinati e no)
      7) Essendo le condizioni per poter usufruire di ASpI contraddistinte da limitazioni che diminuiscono di fatto la platea dei beneficiari (si vedano anche restrizioni art. 62), così come quelle previste per i collaboratori per usufruire dell’una tantum, come già verificatosi in tornata precedente durante Ministero Sacconi, si disponga in via sperimentale un doppio binario: a) sistema così come disposto nell’articolato b) reddito minimo garantito di 790 euro netti mensili con obbligo di accettazione attività di tipo accessorio e formazione (rifiuto solo in caso comprovati motivi salute) fino a libera scelta occasione lavorativa adeguata a caratteristiche del lavoratore disoccupato/inoccupato, verificando e confrontando al termine di 6 mesi benefici e costi subiti. Nel caso b) si renda possibile dimissionamento senza perdita possibilità di rientro automatico nel sistema (liberalizzazione).
      utilizzo buoni per cure familiari
      2) Si rendano disponibili a servizi per la famiglia (cura bambini, anziani, disabili, malati) le risorse di cui a binario b) domanda 7 e cioè disoccupati/inoccupati retribuiti con buoni lavoro a scalare da reddito minimo garantito mensile (riduzione spesa per servizi sociali). Chi dimostri di doversi occupare di proprio familiare utilizzerà buoni in famiglia.

      Nel caso illustrato qui sopra (studenti lavoratori) a fronte di 790 euro netti dovrebbero accettare chiamate di 3 ore (se vi sono) compatibilmente con impegni di studio senza invischiarsi in contratti impegnativi.

      Scusate se insisto ma penso sia l’unica maniera per liberarsi e cambiare fino a soluzione che vada bene
      nella propria personale e unica situazione, rispettando esigenze che non possono essere mai per tutti uguali in un ciclo di vita, dove gli eventi possono stravolgere da un momento all’altro la vita, e ciascuno deve poter trovare protezione immediata senza aspettare l’esclusivo ricorso a Tavolate sindacali che lasciano appesi sulle torrette per infiniti mesi a gelarsi mani e piedi con sotto la processione dei sindacalisti, parlamentari, ecc. che portano i viveri chiedendo: state bene? è alto il morale?

      Quelli che non hanno rappresentanza sindacale lo vediamo cosa fanno: si suicidano. E al Tavolo questo problema non è stato trattato perché non lo hanno considerato oggetto da Riforma del mercato del lavoro.

      vedasi anche giuste considerazioni di http://www.ilquintostato.it/tv-commons/la-nostra-aspi-razione/

      http://www.slideshare.net/redditopertutti

  53. ah, a proposito della mia amica: l’ultima sollecitazione a centro impiego dove spedisce il suo cv continuamente essendo una commessa esperta (mestiere molto ricercato, introvabili le commesse dicono i giornali e le statistiche ufficiali) ha avuto questo esito: se è in stato di indigenza vada da frate Ettore (che passa i pasti ai poveri).

  54. secondo i primi exit poll in grecia la sinistra antagonista (syriza+kke) sfiora il 30%.

    l’ altra faccia del voto pero’ e’ il 7% ai neonazisti di alba dorata.

    ci sara’ di che riflettere.