Si balla! (L’inizio del crack, quello vero)

Interno sera, una macelleria come tante. Anzi, come poche.

[Luca:] Dunque, compadres, in pratica ci siamo.
E’ il vecchio adagio bukowskiano: – Come ti sei ridotto così?
– Prima poco alla volta. Poi di colpo.
Ecco, a occhio e croce, siamo giunti al “di colpo”.
Il governo più debole della storia della repubblica da oggi dovrebbe affrontare la più grossa tempesta economica che abbia mai investito il paese da cento anni in qua.
Da oggi siamo preda di raid economico-finanziari di ogni tipo, e se pensiamo di averne già viste molte, credo che rimarremo sorpresi un bel po’. Da stamattina gli interessi sul debito-Italia hanno preso a salire vertiginosamente, dopo aver raggiunto ieri i massimi, e mi sa che questo è proprio l’inizio del crack. Quello vero.
Le conseguenze sulle persone credo che facciamo fatica anche a immaginarcele.
Penso che una cosa potrà aiutarci. Il fatto che molte persone lo avevano capito da tempo, che si andava a sbattere. Ed eccoci.
Siamo con il culo scoperto come non lo siamo mai stati e mancano pochi giorni alla fuga di massa dei più vergognosi governanti dell’Occidente contemporaneo.
Per me il governo non passa luglio. E’ arrivato il momento dei tecnici, della macelleria. Del direttorio Napolitano.
Compagni, serviranno grandi sforzi, grande forza, enorme fantasia. E un mare di gente.
La nuova capitale della Grecia oggi è Roma.
Bisognerà fare nostro, tutti, lo slogan dei resistenti della Val Susa. Sarà dura.
Il meteorologo consiglia: mettetevi il tight, indossate le scarpe di Fred Astaire.
Si balla.

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248 commenti su “Si balla! (L’inizio del crack, quello vero)

  1. A chi esita (B. Brecht)

    Dici:
    per noi va male. Il buio
    cresce. Le forze scemano.
    Dopo che si è lavorato tanti anni
    noi siamo ora in una condizione
    più difficile di quando
    si era appena cominciato.

    E il nemico ci sta innanzi
    più potente che mai.
    Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
    una apparenza invincibile.
    E noi abbiamo commesso degli errori,
    non si può più mentire.
    Siamo sempre di meno. Le nostre
    parole d’ordine sono confuse. Una parte
    delle nostre parole
    le ha travolte il nemico fino a renderle
    irriconoscibili.

    Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
    Qualcosa o tutto ? Su chi
    contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
    via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
    comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

    O contare sulla buona sorte?

    Questo tu chiedi. Non aspettarti
    nessuna risposta
    oltre la tua.

  2. Non so se le previsioni di Luca (WM3) siano esatte, ma certo l’aria che tira nel governo, prima ancora che nella maggioranza, è quella di smobilitazione a suon di coltellate nelle costole, nonostante gli annunci di Sir Berlus. Quindi presto o tardi toccherà agli uomini del Direttorio. A Bersani.
    Uno che la pensa così:
    «Credo che ci sia assoluta legittimità nel non essere d’accordo con una decisione [la TAV], vuoi per problemi di impatto locale, vuoi per altri ragionamenti. Tuttavia il problema è ora, più che una ferrovia, come funziona una democrazia. Una decisione democratica la puoi contestare, non la puoi impedire. Non esiste nessuna possibilità di accettare o giustificare atti violenti. Il Pd su questo non scherza e chiede a tutti di essere precisi e non equivoci».
    http://www.unita.it/italia/tav-riunione-a-porte-chiuse-br-tra-bersani-fassino-e-aubry-1.311682
    Io invece mi chiedo se costui abbia chiaro che quello che stanno per mandarlo a fare è lo stesso lavoro di Papandreu Jr.: imporre tagli draconiani alla spesa in nome di nessuna “decisione democratica”. Forse spera che la gente si lascerà taglieggiare la vita con qualche brontolio, come secondo lui dovrebbero fare i valsusini, mentre il posto dove vivono viene sventrato e reso inabitabile per anni perché qualcuno, senza mai interpellarli, ha deciso del loro destino sulle loro teste. Democrazia… Mi chiedo se Bersani creda davvero alle cose che dice. Ma no. Probabilmente pensa di trattare con Germania e Francia una buona uscita dalla merda per l’Italia, ovvero un suo permanerci con un tubino che arriva alla superficie per respirare.

    “[Frodo] aprì gli occhi ed emise un respiro. Era più facile respirare lassù oltre le fetide esalazioni che stagnavano nella pianura.
    – Grazie, Sam – bisbigliò affannosamente. – Quanta strada rimane da fare?
    – Non lo so, – disse Sam, – perché non so dove stiamo andando.
    (Il Signore degli Anelli, libro VI, cap. III).

  3. Stiamo uscendo dal maelstrom.
    Ci siamo entrati 10 anni fa esatti e, se tutto precipitasse attorno al 20 di questo mese, si potrebbe considerare la faccenda come una specie di risarcimento simbolico, tipo gli dei che ti strizzano l’occhio, giusto per far sapere che ci sono.

    Un decennio spaccato, dopo un secolo quasi esatto nella sua declinazione italiana: 29 lug 1900 – 20 lug 2001, alla faccia di Hobsbawm e alla mania di fare le lapidi ai vivi.

    Comunque è accademia, e ora passa in secondo piano.
    La boje! Anche fosse merda, la boje!

  4. Post un po’ troppo catastrofista secondo me. E poi le rivoluzioni non le fa un’intera nazione ma una sorta di intenzionalità collettiva localizzata come con in Val di Susa. Il resto del paese va avanti come se nulla fosse. Non credo che queste ondate toccheranno il cuore del sistema perché non c’è un cuore del sistema ma tanti centri locali. E anche il cuore del sistema romano è un centro locale, localizzato appunto a Roma. Mi piacerebbe sentire un economista serio su queste cose, piuttosto che preoccuparsi per delle impressioni certo fondate ma legate al mondo dell’informazione. Stiamo a vedere

  5. Il listino di borsa di oggi penso che sia abbastanza chiaro per capire che Luca ha ragioni da vendere. Siamo all’ammazzacaffè. Non c’è più un cuore del sistema, ormai è il fuggi fuggi generalizzato. Draghi sta cercando di costruire le ultime barricate, ma può reggere qualche settimana. Forse l’autunno, ma la sorte (economica) di questo paese è segnata.
    Attenzione però si parla di quella formale: ovvero delle aziende quotate, delle banche, dei giornali. L’economia spicciola, il cosiddetto sommerso, è sempre più lontano da Confindustria e da questi lemming fuori tempo massimo. Probabilmente il famoso ‘paese reale’ esiste, e andrà avanti per la sua strada, indipendentemente dai listini di borsa e dallo spread con i bund. (scusate l’estrema concisione e il taglio con l’accetta, ma un analisi compiuta, pur arrivando alle stesse conclusioni, occuperebbe spazi troppo ampi).

  6. Anni fa Sbancor ci disse che per l’Italia c’erano 2 alternative: un lento declino (10-15) oppure un crollo stile Argentina….
    Inizio a pensare che era un inguarbile ottimista, sotto-sotto: ci hanno propinato la prima alernativa e ora ci tocca la seconda….

  7. Forse è il caso di iniziare a disintossicare un po’ l’evento dei nervi #saldi?

  8. Come movimenti non siamo preparati all’eventualità Argentina, men che meno come società; sarà una lunga agonia. In merito suggerisco il bel volume del prof. Perna:

    Eventi estremi. Come salvare il pianeta e noi stessi dalle tempeste climatiche e finanziarie. Edito da Terre di Mezzo.

  9. @ mostrofame
    se i nervi sono saldi, si puo’ disintossicare (e defeticizzare, vedi thread su rete e referendum). Se non lo sono, qualunque tossina prevale.

  10. Concordo, avendo seguito la diretta su twitter, era facile prevedere un afflusso mega al thread aperto qua relativo al nuovo conio di #saldi. Ed è molto interessante confrontarlo con ciò che precedentemente (e da sempre) salta fuori qui su Giap riguardo all’evento, all’Evento e alle loro narrazioni più o meno tossiche. Anche dopo aver letto il post di wm3, mi spaventa immaginare quali potrebbero essere le risposte e le azioni se ci si autoinfetta con idee come eroi, popoli colorati di qualcosa se si passa allo stato “di colpo”.
    A proposito, qualcuno ha seguito la divertente saga di #notterete e #nottedellarete, con decine di twit che invitavano ad utilizzare l’hashtag ufficiale ..o giusto? Ecco, questo!

  11. prendo spunto da un video greco messo da voi su twitter : debtocracy. Siamo nell’era della debitocrazia il debito comanda su tutto, il mantra di questo governo di pagliacci e’ stato “tremonti ci ha salvato , non abbiamo fatto la fine della grecia ” cazzata colossale perche’ sono stati i debitologhi a salvarci fino a ieri con la formula del total debt del paese. Mi spiego meglio l’Italia ha un debito enorme ma ha anche una propensione al risparmio ben sopra la media europea e chi studiava i debiti sovrani considerava l’Italia un paese quasi virtuoso in quanto il debito totale (pubblico+ privato ) appariva sostenibile, ma ora che anche questa barriera e’ crollata tocca a noi .Come dice bene Luca finiremo ben presto nelle mani del direttorio napolitano e la risultante potra’ essere solo una: na’ bella fajolata di patrimoniale e tagli alla cazzo alla spesa. praticamente una rivisitazione del 92 senza la svalutazione, sara’ chiamato il tecnico di turno e il cetriolo gigante sara’ venduto come inevitabile. Ora il quesito sara’ riusceremo a far deragliare il treno ed entrare su un binario vivo alternativo o resteremo nel binario morto (magari un po’ piu’ incazzati) della debitocrazia ??

  12. Un mese fa mi aspettavo cose diverse. Non prevedevo per niente l’ondata No Tav e avrei puntato tutto su Berlsuconi che arrivava a fine mandato. Bersani che vinceva le elezioni con strani appoggi con Casini e sponda di Fini, Confindustria che dettava agenda politica, Lega all’angolo e protagonismo di Sel. Insomma, mi sono inventato un mucchio di cazzate.
    Da questo schemino preordinato salvo una sola roba, che mi porta a essere in disaccordo con Luca: la continuazione del governo Berlusconi. Insomma, se devo puntare qualche spiccio secondo me non cade, o almeno non cade ora. Forse cadrà prima della fine del mandato. Se sbaglio, mi ritengo in debito di un caffè. Ad ogni modo non mi sembra l’elemento di novità più interessante. Gli elementi interessanti in questa fase non sono quelli della politica istituzionale.
    Gli eventi di queste settimane hanno avuto il grande merito di far saltare il tappo berlusconiano. Si parla di politica al di fuori di Berlusconi. Si parla di territori, si parla di clima, si parla di esigenze dei cittadini, si parla di Unione Europea. Non che non sia mai capitato ma questa volta ho l’impressione che il discorso si stia attaccando.
    Secondo me una grande mano l’hanno data Bersani e Fassino. Il palesarsi agli occhi di tutti del fatto che siamo di fronte a due repressori che non sono di centrodestra, che fanno di tutto per recuperare voti dal suo avversario pur affrontando le decisioni (la “democrazia”)nello stesso modo, ha rotto gli schematismi più immediati del berlusconismo.
    Lo slogan “i politici sono tutti uguali, destra e sinistra” rimane nell’aria, ma forse si sta aprendo. L’indignazione è corredata dalla voglia di partecipazione (in fondo lo diciamo dai referendum) che però non in nessun modo va a finire nel “facciamo un altro partito che sia nuovo e diverso”. Ne rinnova la fiducia in partiti già esistenti, di fatto annichiliti dagli eventi. La prima crisi profonda che abbiamo davanti è quella della rappresentanza e mi sembra si stia aprendo una fase in cui le nostalgie in questo senso non sembrano molte.
    Non solo, si stanno incrinando un po’ di discorsi. Se avete visto questo filmato del Movimento a 5 stelle (mi riferisco soprattutto a questa semplice testimonianza http://www.youtube.com/watch?v=sEjI_hKsJJE&feature=player_embedded#at=752… sia chiaro che non voglio né salvare Grillo, né parlare di lui… dù maròn), secondo me ci sono degli elementi che non avrei mai ipotizzato solo un mese fa. C’è forse una rottura della ricerca dello scandalo e del giustizialismo tucur.
    Il mero fatto che ci siano stati atti violenti (uso questa parola per farmi capire) appoggiati da tutto il movimento, considerati legittimi, o comunque considerati motivati da una repressione straordinaria, forse ha aperto delle brecce in alcuni discorsi del tipo “i poliziotti sono lavoratori”, che in fondo discendono dal “ma è legale quello che stiamo facendo?”. Non trovate strano che il giornale che più sta cercando di leggere il movimento No Tav sia il FAtto? Ossia un giornale di profondo approccio giustizialista.
    Detto ciò credo che tanta cacca debba ancora arrivare. Non sono sicuro che quello di oggi il “colpo” e non sono sicuro che dalle istituzioni arriverà mai un punto di rottura definitivo. E (non per fare una critica diretta a Luca, ma perché secondo me è da un altro punto di vista che è meglio affrontare il discorso) se proprio devo aspettarmi un colpo, me lo aspetto dal basso, non dalle istituzioni o dalla borsa o da Moody.

    In soldoni la nuova previsione è: Berlusconi supera l’estate, si assesta in autunno fra la rabbia generale, la rabbia si smorza, ma a primavera succede qualcosa, le alternative istituzionali non appaiono già più credibili da parte di nessuno, rivoluzione, vittoria, felicità, Bersani negli States a studiare tecniche di golpe adatte ad amministratori di condomini e D’Alema a vendere ceramiche

  13. era gia’ stato discusso tempo fa’ nel precedente post di luca (sorry), ma non ci sara’ modo di affrontare la tempesta guardando solo ai fulmini del debito (pena ricadere nelle storie da signoraggio etc…per carita’). quello che luca ha descritto molto bene sono i segnali della fine dell’efficacia della terapia (il debito) per tenere in vita una zombie. ma lo zombie era stato consumato da un’altra malattia (descritta molto meglio dal colletivo militant nella precedente discussione). come si vede nel doc debitocracy mentre si annuncia ai lavoratri greci che devono prepararsi ad essere annichiliti, allo stesso tempo lo stato greco continua a (e’ forzato a) comprare sistemi d’arma prodotti da famose ditte tedesche e francesi. insomma bisogna continuare ad andare al centro commerciale, anche da zombie (dawn of the dead). ma anche l’ultima terapia per tenerci semi-vivi non funziona piu’. sara’ dura. scusate per la sconclusionatezzza di questo primo (yeah!) intervento su giap, ma di qua’ dall’oceano e’ ancora orario di laboratorio.

  14. cambio il tema rispetto agli ultimi commenti del post, just for fun.
    Visto il periodo buio, come immagine di ballerino propongo fierolocchio che balla sulla spiaggia… ( http://www.youtube.com/watch?v=2zosXWuievo ) al posto di fred astaire

  15. Mah: fattomi un giretto di info, dopo la ricezione del post, ho deciso di seguire la stessa traccia seppur in maniera meno secca (http://comunistimogliano.wordpress.com/2011/07/08/che-sia-il-caso-di-prepararsi/).
    Certo che non si vede nulla di buono all’orizzonte, e questo varrebbe anche se le profezie tragiche si dimostrassero eccessive: fatevi due conti su cosa significhino i tagli previsti nell’ultima manovra in termini generali, ed ancora di più in chiave locale, e vedrete che anche senza il crack ci sarà qualcuno che ci lascerà le penne.. E non saranno pochi!

  16. Catastrofe (e catastrofismo).

    La casa è vecchia.
    Avrebbe bisogno di manutenzione, lavori, revisioni. Però va tutto. Non vale la pena spendere.
    La casa è più vecchia. Crepe nell’intonaco, impianto non a norma, piccole perdite idrauliche. Intervenire sarebbe costoso, non è il momento adatto. In fondo va ancora tutto, la struttura tiene.
    La casa è sempre più vecchia. Fatiscente. Le finestre non si chiudono più bene, macchie d’umido emergono dalle pareti.
    Metterci una pezza ora sarebbe davvero troppo costoso, eccederebbe il valore dell’immobile. Si tengono chiuse alcune stanze, si sta in spazi più piccoli. L’importante è avere un tetto.
    Una mattina come tutte le altre, ti svegli all’alba. Ondeggi verso la cucina per il necessario caffè.
    Non si accende la luce.
    Durante la notte non c’è stato alcun nubifragio, nè terremoto. Nessun attacco terroristico ha causato un blackout generale.
    E’ l’impianto che è andato. La casa non ha più corrente elettrica.
    Provi a farti lo stesso il caffè.

    La catastrofe non è (solo) lo tsunami, l’uragano, la guerra, l’evento fine di mondo che tutto sconvolge.
    E’ slittamento. Bradisismo quotidiano, quasi impercettibile.
    E’ una mattina qualsiasi. Che non si accende più la luce.
    O riunisci tutti i condomini e vi organizzate, oppure non passi l’inverno.
    L.

  17. Mi piacciono gli interventi di Luca perché sento allegria nella sua previsione di crisi, questa voglia di ballare ce l’ho anch’io.
    Se l’italia crolla, allora è il posto giusto dove stare! Io che pensavo di trasferirmi a vivere in Grecia con la famiglia, allora aspetto un attimo. Perché dove le cose sono crollate veramente inizia quel processo inebriante che è la ricostruzione, e se adesso la casa italia è vecchia e malmessa, ma ancora in piedi, per cui c’è in quasi tutti rassegnazione, dopo la mattina qualsiasi in cui ci si sveglia senza tetto, ecco il momento per fare insieme qualcosa di nuovo e di bello.
    Mentre in Luca sento voglia di ballare, in molti commenti sento invece paura di cambiare, Berlusconi e questa italia fatiscente con le macchie di umido alle pareti, anestetizzano chi ci abita. mi ricorda la rana che bolle pian piano nell’acqua tiepida. Chi se ne frega di Berlusconi, ormai!

  18. Mi pare che Luca voglia porre l’accento soprattutto sull’aggregazione e sulla ricomposizione sociale che scaturisce dalla crisi. L’analisi economica e il pensiero sul capitalismo che viviamo passa quindi in secondo piano. Poco ci importa di capire “perchè” e “come” accade la crisi (sia crisi che decadenza, sia discreta o continua) ma si getta lo sguardo sul Dopo, sul Novum che ne sorge.
    Se però questo passaggio sembra troppo veloce (e io la penso così) vale la bena di spendere ancora due parole su ciò che stiamo vivendo proprio dal un punto di vista dell’analisi.
    Io ho già detto che la penso come Luca, e che ritengo questo periodo di transizione in cui siamo ormai storicamente esaurito, ma la spiegazione dei meccanismi è perfetta come la descrive Andrea Fumagalli qui (http://uninomade.org/crisi-greca-biopotere-mercati-finanziari/). Cito lui perchè è un economista, e incredibilmente chiaro.

  19. Pero’ attenzione, Luca non sta dicendo che sara’ una grande festa. Andiamo verso momenti tragici. Il punto e’ che dobbiamo prepararci mentalmente ad affrontarli, e salvarci il culo *il piu’ collettivamente possibile*, senza soluzioncine, senza l’illusione di potercela cavare “tirando a campare” e basta. Attenti tutti, anche quella del “tanto peggio, tanto meglio”, anche l’attesa del crack come momento catartico e salvifico diventa narrazione tossica. In Grecia stanno lottando disperati, col coltello ai denti che ferisce le labbra. Ci attende questo, non un rave party.

  20. Caro WM1 non sono d’accordo. Io credo nel crack come momento di ripartenza. E in Grecia i miei amici che vivono lì sono ovviamente preoccupati, ma siccome non sono nè difensori dello status quo come gli impiegati statali, nè distruttori e basta, vedono l’opportunità della decrescita.
    La decrescita è felice, in questa fase storica.
    Nessun rave party, ma un ritorno al fare delle piccole cose.

  21. @deepwalker
    Quando una nave affonda, è molto improbabile, vista la vastità del mare, che il naufragio avvenga proprio sulla riva di una bella isola lussureggiante. Bene che vada, c’è almeno un braccio di mare da attraversare a nuoto, gente che affoga, onde, vecchi e bambini da aiutare… Non proprio uno scenario che definirei “felice”, almeno nell’immediato.

  22. Stavo per dire la stessa cosa. Questa narrazione tossica del crack che ci salva tutti la sento da anni, e sinceramente la trovo parecchio orba, oltre che paradossale. Ricordo a tutti coloro che la sostengono che il mondo è pieno di paesi che sono diventati colonie del FMI e in cui i fermenti liberatori di ricostruzione non sono esattamente la cifra della vita politica.
    L’Italia è un paese fatiscente, come ha detto benissimo Luca, e non ci aggiriamo tra i suoi ruderi sperando che un’alluvione disastrosa porti finalmente via tutto.

  23. @ deepwalker
    che vuoi che ti dica? Io a queste visioni unilateralmente virate in rosa non riesco a crederci. Mi sembra si stia costruendo un mito tecnicizzato della decrescita, a meta’ tra chiliastico e fricchettone. Io penso che ci si debba concentrare su contraddizione e conflittualita’, la decrescita non puo’ in alcun modo essere solo “felice”. Siamo in uno scenario di durissima guerra di classe.

  24. @deepwalker
    purtroppo non credo nel passaggio sereno da una fase all’altra e che questo sia l’inizio di una nuova vita. Personalmente posso fregarmene del crollo di un sistema economico nel quale non ho mai creduto e pensare la mia vita in mille altri modi (forse), ma il punto non è questo.
    La questione è, troveremo la coesione necessaria per rinascere nel migliore dei modi? Dai discorsi che sento intorno a me direi NO, non ora. Gran parte degli italiani cercherà di pararsi il culo alla meglio, corrompendo, assicurando il posticino a figli e parenti e lottando duro solo e unicamente per questo, più che mai. Io sono certa che questo squallore ci aspetta in un primo momento, poi forse si penserà a cambiare in meglio, ma il percorso è lungo e nel frattempo in molti rimarranno fuori.

  25. “L’attesa è una sensazione come un’altra, svuotata dell’ansia può essere piacevole” Così in free karma food. Anche io non credo che sia sano aspettare che passi la piena sia stando sulla riva che buttandocisi in mezzo. Senza dubbio, tra i tanti altri, vedremmo passare il nostro cadavere e non vedo nulla di rivitalizzante in questo. Però a federica vorrei chidere cosa pensa di ciò che è stato in val di susa, a me è sembrato fosse un momento di coesione di quelli mai visti, nè sperati, in Italia (sarà che non è nato ieri come narra la stampa o la grande comunicazione in generale..).

  26. Va bene, vi capisco. Però non lasciamoci andare al sano pessimismo, un po’ di insano ottimismo! Buoni segnali ci sono, e ci saranno. Se no cosa ci stiamo a fare, se non per combattere per un mondo migliore per i nostri figli?
    Come in tutte le crisi ci saranno morti e feriti (e “vecchi e bambini da aiutare”, giusto!). Come in tutti i cambiamenti ci saranno difficoltà. Ma senza cambiamento non c’è crescita interiore, e oggi in italia c’è morte piatta.
    E fricchettone proprio a me no, eh! E neanche chiliastico.
    Può essere guerra, certo. Ma combattuta con armi nuove.

  27. Ci risiamo. Stavolta ci siamo noi nel mirino. Tooca un po’ a tutti, perfino alla Germania 2 volte (quando la Merkel propose la legge per vietare vendite allo scoperto sui mercati finanziari, una botta micidiale alla speculazione, e quando ha annunciato la chiusura delle centrali nucleari). Per ovvie ragioni la Germania ha ballato un attimo ma ha resistito bene, mentre Grecia, Portogallo ed Irlanda no. Adesso nel mirino hanno messo l’Italia del Berluschino al quale vogliono far pagare le amicizie imbarazzanti di Gheddafi e Ben Ali (gasdotto Greenstream) e Putin (Southstream) che tiravano fuori l’Italia da un tradizionale assetto politico-energetico filo USA per spostarla altrove. Saro’ un complottista ma secondo me una regia superiore e’ sempre presente. Allora crolla tutto? Forse si. Potrebbe essere un bene, come anche non esserlo, non dimenticatevi che i Paesi falliti vengono venduti un tanto al pezzo ad altri membri UE e all’FMI, e comunque tutta la compagnia politicante adesso si aggrappa disperatamente alla TAV in quanto una delle pochissime fonti di merdosi ma indispensabili soldi rimasta. Capisco l’entusiasmo di ricostruire, io sono emigrato anni fa e tante volte ho pensato che sarebbe meglio un bel collasso e poi le energie migliori inizieranno la ricostruzione. E’ un processo lento e molto doloroso, tante delle energie migliori si perderanno per strada, tuttavia a qualcosa bisogna pur aggrapparsi e da qualcosa bisogna cominciare e questo qualcosa si chiama “tessuto sociale” ormai liso e sfilacciato. Secondo me questa e’ la ricostruzione prioritaria dalla quale cominciare, la miglior pratica resistente possibile e bisogna cominciarla ora.

  28. Ciao Mostrofame
    Certo che quello della Val di Susa è stato un momento di coesione, anzi, non usiamo già il passato che vanifichiamo tutto. Il movimento no tav E’ coesione, i movimenti per i referendum SONO coesione, anche il movimento della decrescita felice è coesione tra persone che cercano di proporre una via diversa. Non voglio sminuire o sottovalutare nulla di tutto ciò. Su questo penso siamo d’accordo e sul fatto di dover nutrire in modo intellegente certe lotte. Poi, però, viene l’insieme della società. Questa crisi colpisce tutti, anzi, forse colpirà di più la vita di quelli abituati a non muoversi e delegare sempre piuttosto che la mia o la tua e allora qui nasce il “problema”. Come li includi nella TUA lotta? Certe lotte rimangono tutt’ora nostre, non le abbiamo allargate e anche se tutti fossero pronti a lottare, quale può essere il denominatore comune? Inoltre, c’è sempre da fronteggiare quello che “narra la stampa o la grande comunicazione”.

    Due esempi che forse calzano, forse no, dimmi tu se ti sembrano pertinenti.
    – i movimenti di liberazione nel nord Africa. Non hanno ancora prodotto i cambiamenti sperati e anzi la società civile rischia di farsi ingabbiare in strutture di potere simili alle precedenti. Non solo, c’è anche chi il cambiamento non lo vuole affatto!
    – i movimenti di liberazione dalle dittature in genere. Ogni volta che si istaura una dittatura (e il terreno era sempre comunque pronto…) nasce un movimento di protesta, ma ci sono anche tutti quelli che appoggeranno la dittatura per i motivi più disparati e assumendo vari ruoli. Nei processi ai sostenitori della dittatura argentina c’è una cantilena che accompagna le risposte degli accusati: “l’ho fatto perchè avevo una famiglia da mantenere”, “‘avevo dei figli da crescere”.
    Cavolo!! Questo è lo scontro sociale e di classe!

    Cosa voglio dire. Quando le persone hanno paura perdono dignità, altro che lotta. Può accadere che il mio vicino si unisca a me nel ribellarsi, ma può anche accadere che mi volti le spalle e mi lasci morire in nome della sua sopravvivenza.
    In questo sono d’accordo con Wu Ming 1 quando dice che siamo in uno scenario di durissima guerra di classe e aggiungerei in un paese che da tempo fa ipocritamente finta di non avere più classi sociali molto diverse fra loro.

  29. Per come la vedo io, aspettare la crisi, quasi invocarla, mi sembra un atteggiamento troppo simile a quello degli speculatori per poter essere quello giusto. O una danza macabra. Un abbaglio o un opportunismo, in ogni caso una cecità: cecità nel vedere che non ce lo si può permettere o che in troppi non se lo possono permettere. Quanto alla “decrescita”, credo che sia un’altra truffa, come l’uso della parola “austerity” per significare macelleria sociale. Quale decrescita, quale austerity? Decrescita di ospedali e di scuole pubblici, di beni comuni: questa è la “decrescita” che ci aspetta (che è già iniziata da un pezzo, e che continua) se non facciamo qualcosa. La crisi inizia sempre a fare vittime partendo dal basso, dai più deboli. La crisi è di risorse e di sistema, e può travolgere tutti, poveri e ricchi, ma è anche “scenario di durissima lotta di classe” come dice Wu Ming 1.

    C’è bisogno vero di decrescita e di austerità, certo, ma non si otterranno quelle “giuste” senza un radicale cambio di paradigma, che può partire anche dal basso, ma non senza lotte, non senza il risveglio della classe che negli ultimi trent’anni ha quasi smesso di lottare, senza mai smettere di prenderle.

  30. Negli ultimi mesi, quando parlo di Tav con qualcuno che non si è ancora informato, concludo così: se si vince vinciamo tutti, se si perde perdiamo tutti e il pareggio non è contemplato.
    Attualmente non ho le competenze – ma mi sto documentando – per capire quanto vicini siamo all’orlo del burrone, ma sono sicuro che il “si salvi chi può” è una maniera terribile (fratricida!) di perdere tutti.
    Ripescando la metafora usata da Luca qualche post più in su, è questo il momento di fare le riunioni di condominio, è questo il momento per tessere le reti e elaborare le strategie.

  31. … e a quelli che non vengono alla riunione di condominio gli si va a suonare il campanello

  32. come uno scenario di decrescita possa risolvere non solo il conflitto sui cui e’ incardinato un mondo intero, ma addirittyra risolverlo a nostro favore, proprio non lo capisco. decrescere cambiera’ il codice genetico di questo sistema socio-economico? non credo. quello che vedo dalla grecia e’ che in questo scenario il conflitto aumenta esponenzialmente e il nemico di sempre diventa ancora piu’ violento. non vuole seghe (come si dice dalle mie parti), e’ disposto a far affandore tutta la barca pur di continuare a riprodursi. quoto al 100% WM1:Siamo in uno scenario di durissima guerra di classe.

  33. Concordo anch’io su un outlook per niente positivo, in caso di grave crisi economica.
    Non dimentichiamo che il tessuto socioantropologico dell’Italia è estremamente variegato (e potenzialmente conflittuale) – in caso di crisi *davvero* pesante, quello che si rischia è la balcanizzazione, non certo l’«unione per il bene comune»… Esattamente come, dal punto di vista politico, tendono a guadagnare voti i partiti di estrema destra e/o le posizioni opposte ai governi in carica.
    Sarà molto difficile distribuire collante per uno scafo sotto pressione…quando la gente non ha da mangiare, prevale l’homo homini lupus, e non ci si ferma a pensare, analizzare, socializzare.
    Detto questo, qui è il nostro posto e qui stiamo: non volevo postare un commento dai toni negativi. *Se* la tempesta arriva, e forte, si ballerà parecchio, ma i timonieri, i capitani e anche i mozzi sul ponte, non è che abbiano un altro posto dove andare, e il loro sporco mestiere, al meglio – per quel che la tempesta permette – devono pur farlo… Quelli che abbandonano la nave (se la metafora tiene), sono i topi. Però bisogna prepararsi mentalmente al fatto che, quando vai a suonare al tuo vicino di casa per la riunione di condominio, sia possibile che quello apra la porta e ti tiri un cartone in faccia.
    «Si balla» – come (per quelli della mia generazione) diceva Xadhoom, in un fumetto che ha fatto epoca. Lei usava questo come grido di battaglia, era tosta, e si faceva rispettare. :-)

  34. Ciao Uomoinpolvere,

    Capisco il tuo punto ma secondo me tu confondi “decrescita” con “regressione”. La regressione e’ quella che ti viene imposta dall’alto con finanziarie che ti tagliano servizi ospedalieri e sociali che tu davi per acquisiti da 20 anni, oppure l’approvazione di una nuova legge sul lavoro che di colpo cancella diritti per cui si era lottato tanto in precedenza. La regressione ti viene di solito imposta in nome della stabilita’ dei conti invocata da altissimi potentati finanziari e contro la quale tu scendi in piazza.

    La decrescita invece e’ qualcosa che tu decidi di praticare per una vita piu’ sostenibile. Ad esempio: grazie ai fertilizzanti chimici oggi otteniamo un’altissima produzione per ettaro di cereali. Peccato che questi fertilizzanti siano altamente inquinanti, distruggono la flora e penetrano nelle falde acquifere. Ancora peggio; sono tutti derivati del petrolio, se quest’ultimo scarseggia i fertilizzanti costano di piu’ e di conseguenza anche i cereali, se il petrolio finisce il mercato collassa e la borsa crolla. Per uscire da questa follia tu ti compri il tuo pezzetto di terra e la coltivi con metodi assolutamente biologici (qualcuno li chiamerebbe medievali) rinunciando a vendere con profitto le tue colture sul mercato ma ottenendo l’auto-sufficienza alimentare.

    In entrambi i casi tu pratichi una resistenza in risposta a qualcosa, ma nel secondo caso la resistenza e’ molto piu’ pro-attiva.
    Anche questa e’ lotta di classe, perche’ non e’ detto che la lotta debba avvenire sullo stesso piano che loro ti propongono. Se decidi di lottare allora devi anche essere capace di metterti nella condizione di scegliere il campo su cui questa lotta deve avvenire.

  35. Non solo il nemico di sempre diventa ancora più violento, ma va anche individuato. Non è che abbiamo davanti un unico orco da sconfiggere, sarebbe troppo facile.

  36. Se la china è quella, “salvarci il culo *il piu’ collettivamente possibile*” significa anche evitare che individualmente ce la si prenda sempre con i più deboli, che poi sono gli stessi da sempre, come in tutte le crisi: gli Altri.

  37. @ Geko

    io ho un orto, un bosco e una vigna, e li coltivo coi metodi che dici tu. Torno appunto da un pomeriggio passato a pulire il bosco. Il problema è che l’autosufficienza alimentare me la scordo; se lo faccio è più per uno sfizio, anzi a dirla tutta è un lusso. E comunque non di solo pane vive l’uomo. Infatti vive anche di ospedali, di scuole, di biblioteche, tanto per dire le cose che mi vengono in mente. Ma il punto è un altro.

    Se le poche energie che il sistema ti lascia le usi per coltivare il tuo orticello biologico mentre ti stanno fottendo la scuola, gli ospedali, l’acqua, le risorse, lo stato sociale, la “democrazia”, ti ci ritrovi proprio in pieno nel medioevo che hai sognato, con tanto di feudatari e imperatori, e ti ci ritrovi a fare il servo della gleba, se ti gira bene. O appestato se ti gira male. Eliminare gli sprechi è salutare, vivere quando possibile “in armonia con l’ambiente” pure, recuperare un modello diverso di agricoltura, tutto quello che vuoi. Adesso non so come vivi tu, e non mi permetto di ipotizzarlo, ma finora la decrescita l’ho sempre sentita esaltata da persone che abitano in città, guadagnano almeno 3 o 4000 euro al mese nel terziario, vestono abiti orrendi fatti però con fibre naturali, fanno la spesa bio, vanno al ristorante slow food, hanno una pianta di pomodori sul balcone, e il loro massimo impegno civile consiste nel convincerti a non comprare prodotti made in china. E pensano che si risolva tutto così. E pensano che bastino le nostre piccole scelte quotidiane a salvarci. E dimenticano che c’è chi soffre, chi vive nella miseria, magari da malato o anziano, chi questo discorso non se lo può permettere, chi non può far altro che far la spesa al discount e comprare wusterls e scarpe cinesi, chi è stato sfruttato e derubato da sempre e ora invece che lottare e recuperare una coscienza di classe dovrebbe “decrescere”, andare a zappare, chinare il capo ancora una volta e per sempre.

  38. veramente anch’io il “luogo del disastro” lo vedo molto piu’ simile a un racconto di ballard che all’ arcadia ritrovata.

  39. Boh, a me la lettura di quello che è successo venerdì sembra abbastanza semplice.
    Sta tutto delntro a Marx.
    Il capitale ha letto la mancanza di volontà del governo italiano di rientrare seriamente del proprio debito per raggiungere il pareggio di bilancio, per non perdere consenso ed ha agito di conseguenza.
    Ha capito che in queste condizioni, cioè con la volontà di governo di posticipare il tentativo di raggiungere la parità di bilancio al 2014, il maggior debito che si creerebbe sarebbe scaricato sul bilancio dello stato e lasciato in eredità alla prossima amministrazione.
    E allora si specula al ribasso sui titoli italiani, perchè quella liquidità al nostro governo serve e non avendo intenzione al momento di calare le spese (non entro nel merito del provvedimento, non esprimo giudizi a riguardo) la deve recuperare emettendo titoli del debito pubblico.
    Allora il capitale ricatta lo stato italiano chiedendo interessi sempre più alti per accollarsi il nostro debito pubblico comprando BOT.

  40. Un interessante articolo dell’economist che chiarisce meglio alcune dinamiche. Avvertenza: non e’ per niente rassicurante.
    http://www.economist.com/blogs/schumpeter/2011/07/italys-finances-0?fsrc=scn/tw/te/bl/pubskittlestheitalianversion

  41. Io credo che la decrescita a un certo punto ce la imporrà il pianeta. Penso anche però che per fare sì che sia “felice” sia necessario fare cose tipo redistribuire le risorse e sviluppare tecnologie in grado di sostenere effettivamente uno stile di vita meno inquinante ma non “regressivo”. Nessuna delle due cose, mi pare, può essere fatta ritirandosi in un villaggio ameno a predicare l’autosufficienza alimentare, che era già illusoria ai tempi in cui a fare i contadini erano i miei nonni e c’era una sola automobile in tutto il paese, si facevano al massimo le elementari e non si campava fino a 90 anni. Illusoria perché c’era gente che non mangiava.
    Oggi il rapporto tra produttori e consumatori di cibo è potenzialmente di 1 a 2000 se non sbaglio. Mettendoci la riduzione – se non l’eliminazione – degli inquinanti, degli OGM e quindi il passaggio ad un’agricoltura più sostenibile si arriverà a quanto? 1 a 1000? 1 a 500? Vogliamo veramente ritornare a quando ognuno zappava il suo campicello? Da nipote di contadini, lo trovo da matti.

    @Taliesin: fantastica Xadhoom! Ultimamente PK ritorna spesso nelle mie giornate, è il momento di rileggere l’intera serie per la ventesima volta :D

  42. Per quanto possa interessare, Uomoinpolvere mi ha tolto le parole di bocca. Sottoscrivo al 100% (decrescite, regressioni, ritorni alla natura…)
    Per il resto, attenzione a maneggiare il discorso sulla decrescita, si cammina sul filo del rasoio…

  43. uomoinpolvere le ha veramente tolte di bocca anche a me. Diventare tutti contadini non è la soluzione, sarebbe un problema

  44. Mi permetto di prendere in prestito l’allegoria di Luca manipolandola. Facendone magari scempio.

    Il condominio e’ vecchio. Avrebbe bisogno di manutenzione. L’amministartore allora chiede un prestito all’amico banchiere per la ristruttirazione (Credit). Con il prestito ottenuto pero’, l’amministratore, fa dare una tinteggiata ai muri e con il grosso del malloppo ci ristrutura la sua villa al mare. Pioggia e sole si alternano, gli appartamenti sono sempre piu’ in need di urgenti lavori. Gli inquilini hanno pagato le spese ma il puzzo di fogna ristagna. L’aria e’ oramai irrespirabile. L’intonaco stacca dai muri. A macchie grosse. L’antenna TV manco piglia il segnale digitale ekkekazzo! L’amministartore avvisa che i lavori costeranno cari…gli inquilini si lamentano ma si accollano spese e sacrifici. Again. L’amministartore si rivolge ancora una volta all’amico banchiere il quale gli rinnova il prestito. Altra imbiancata ai muri e col resto…piscina e giardino botanico a sto giro, via! Il banchiere pero’, per pararsi il culo in caso di sbriciolamento della palzzina (Default) (…e conseguente tentativo di squoiamento dell’amministratore da parte degli inquilini) si rivolge a sua volta ad un amico assicuratore ed assicura i prestiti che ha emesso all’amico con la villa al mare (Credit Default Swap), just in case! L’assicuratore (Hedge Found) obviously oblige. E’ americano o inglese, boah. Comunque SPECULA sulla palazzina. Che ancora regge. Adesso chiama l’amico giornalista. E’ sufficiente un lancio di agenzia, una notizia che crei fermento, agitazione, tassi di interesse che si impennano…profiti che lievitano… il “tappeto di contanti nel cielo blu” che s’invola sempre piu’ in alto. Stiamo forse perdendo tempo facendoci le domande sbagliate?

    http://youtu.be/s_AFVQRdLRY

  45. Sulla questione della decrescita:

    la tematica della decrescita è piena di ambiguità, che (per fare un esempio) vengono tutte fuori nel documentario di Olmi Terra madre (2009), che parte benino poi s’incarta e alla fine diventa un apologo reazionario, neo-patriarcale e poderile, ah, la buona vecchia società contadina!

    Ovvio che su alcuni assunti di fondo sono d’accordo. Il linguaggio della “crescita”, del PIL, dell’aumento dei consumi va disarticolato. Ma è il modo in cui il discorso alternativo viene declinato e proposto a lasciarmi perplesso.

    Nel documentario di cui sopra, a un certo punto si vedono Vandana Shiva, Petrini e vari accademici e radical-chic visitare un casolare abbandonato in Veneto dove abitò una specie di eremita, uno che per quarant’anni, in scazzo con la famiglia, visse auto-recluso senza gas, senza elettricità, vestendo letteralmente di stracci, vivendo più o meno in mezzo alla propria merda. Per una buona ventina di minuti costoro tessono l’apologia di quel tale, dicendo né più né meno che era un pioniere della decrescita. L’accostamento tra il panegirico che ascoltiamo e le immagini che ci vengono mostrate non potrebbe essere più antifrastico: quel che vediamo ci fa capire che costui era sostanzialmente un misantropo, e che quella vita la conduceva per motivi tutti suoi personali (una delusione d’amore e una lite coi parenti). Tutti a dire: che bravo, che bravo! (ma loro col cazzo che vivrebbero mai in quel modo!)

    A un certo punto, la voce off ci informa che costui è – letteralmente – morto di fame dopo che la siccità del 2003 aveva compromesso il suo piccolo raccolto.

    Allora io penso: siete andati a scegliere un bell’esempio!

    Dopodiché, segue mezz’ora di apologia della vita di un contadino della valle dell’Adige che ha il suo podere, che coltiva biologico, che passa tutta la giornata in mezzo alla natura. Di sfuggita, si vede la moglie in casa col bimbo piccolo. Lui tira avanti la carretta, lei allatta.

    A parte che questo modello patriarcale lo giudico impresentabile e irriproponibie, e che io dalla campagna ci vengo, e so bene che quella che si viveva nella società contadina era una vita di stenti, di fatica nera, di miseria, di pellagra, di inedia, e a quarant’anni uno era già un rottame… A parte tutto ciò, io pongo una semplice questione:

    e chi non possiede un podere?

    Sul pianeta siamo sei miliardi e passa. La soluzione è sei miliardi e passa di poderi?

    Io e la mia compagna uscimmo dal cinema bestemmiando. Ancora oggi, pensando a quel documentario (e ci penso ogni volta che qualcuno tira fuori la decrescita felice) mi incazzo.

    Il modello che viene evocato in questi discorsi non porta da nessuna parte: non è contagioso, non è replicabile, si basa sulla rimozione di una parte rilevantissima di realtà e sulla rimozione del conflitto capitale/lavoro. Ci viene prospettata una società dove sono tutti piccoli proprietari, anzi, piccoli possidenti.

    Poi ci si chiede come mai fascisti di vario genere stiano infiltrando il mondo della decrescita con operazioni confusioniste etc.
    Accade perché l’ambiguità è a monte.

  46. @WM1
    Tra l’altro, non per fare sempre il lakoffiano frameologo, ma l’ambiguità è talmente a monte che già il nome “decrescita” risulta ambiguo. Si può definire un movimento di pensiero con un concetto negativo? De-crescita? Non è la solita storia del “non pensare all’elefante” (negare un concetto attiva quel concetto nella mente degli individui)?
    Un conto è se si tratta di un movimento di protesta contro un oggetto ben preciso (ad es. il TAV), ma in che senso uno è “contro la crescita”? Oltretutto il concetto di “crescita”, in quanto tale, non è nemmeno negativo. Tutti nasciamo per crescere, cresce la conoscenza, cresce l’esperienza. Sarà anche per questo che a me, fin dal nome, l’idea di “decrescita” non mi convince.

    Però nemmeno mi convince, @Taliesin, l’idea che “quando la gente non ha da mangiare, prevale l’homo homini lupus”. Temo che sia anche grazie a questi luoghi comuni filosofici che il turboliberismo ce l’ha messa nel culo per tanto tempo. Ci sono uomini che sono lupi per gli Altri, e lo sono sia che ci sia l’abbondanza sia che ci sia la miseria. Al contrario, ci sono situazioni di miseria dove gli uomini comprendono che per salvarsi il culo bisogna farlo “il più collettivamente possibile”. Non credo che la scarsità di mezzi generi per forza aggressività reciproca. Il lusso ne genera molta di più.

  47. mah,
    io credo che tra alcuni esempi di decrescita totale e la tendenza alla crescita totale ci sia tutta una serie di sfaccettature che potrebbero migliorare di molto le cose

  48. @uomoinpolvere @wm1
    le vostre sono le critiche più sintetiche e definitive alla “decrescita felice” che mi siano capitate sottomano da tempo. Usabilissime come “swiss knife” di lusso nelle polemiche con certa sinistra al caviale.

    @federica
    “il nemico va individuato”. Un’altra cosa che va individuata è quali sono i modi per cui tu diventi un nemico (un “target”) per altri, soprattutto se lo diventi senza intenzioni bellicose. Intendo: se i tempi sono quelli che ci aspettano, sempre di più chiamarci fuori farà di noi degli eretici e dei terroristi (le due cose stanno già cominciando a coincidere). Ad esempio: sottrarsi alla logica del consumo, che è la vera “ball and chain” dei tempi. O anche solo provarci, o anche solo scriverne o parlarne. E non sono convinto che in tempi di vacche magre questa logica verrà smantellata, anzi! Se oggi si minaccia l’acqua, in tempi più duri verrà minacciata l’aria, e il diritto stesso alla riproduzione e alla sopravvivenza potrebbero venire trasformati ancora più esplicitamente in “concessioni dall’alto”. L’abbiamo già visto: nel medioevo tassavano le finestre, in Cina si è controllata la quantità di figli per famiglia. Questo modo di applicare quella logica non differisce in nessun modo dai regimi teocratici. Il neoliberismo o ciò nel quale si trasformerà non è in fondo diverso dall’inquisizione o dai talebani.
    Ho sentito tempo fa Luca Mercalli parlare in tv del rischio di “ecodittature”. Non avevo mai connesso i due concetti, ecologia e dittatura. Ma potrebbe essere uno degli sviluppi possibili.

  49. Chiedo scusa per l’OT totale: forse dovrei postare nel thread #notav #saldi…
    Si parlava di una narrazione adatta a quell’argomento: dal momento che il TAV viene imposto come un dogma di una religione (neoliberismo), forse una metafora basata sull’eresia? Galileo, Giordano Bruno…?
    (vi prego di scusare la presunzione: sono solo un lettore, non certo uno scrittore :-)

  50. @lalica
    Certo che ci sono “una serie di sfaccettature”: critica al consumo, riduzione degli sprechi, Km Zero…
    Però la Decrescita è una teoria economica, si basa su principi ben precisi, non su sfaccettature.
    Per esempio, già il fatto di criticare la crescita in quanto tale non mi trova d’accordo. Penso bisognerebbe partire criticando piuttosto chi tale crescita la gestisce: in favore del profitto e non del soddisfacimento dei bisogni umani.

  51. @Wu Ming 2, @Taliesin,

    qualche volta mi torna alla mente la versione cinematografica de “La Strada” di McCarthy. Non ho ancora letto il libro, posso parlare solo del film che ho visto qualche tempo fa (con qualche problema per il mio stomaco).
    Il mondo è esploso e non esiste più l’intimità familiare, c’è solo la strada. Non si può più tornare a casa perché la casa è il luogo della morte. Si può solo camminare per provare a cercare un domani che forse neanche esiste e si può farlo solo lungo la strada che è il luogo delle scelte. Chi decide di non scegliere, infatti, decide di morire per la paura di essere corrotto da un’umanità brutale. Ma anche in un mondo finito, non tutto è lecito, perfino quando ne va della stessa esistenza: ci si può dare l’alternativa di rischiare di morire di fame piutosto che diventare cannibali.

    Forse la metto giù pesante ma per me McCarthy ci vuol dire che se si prescinde dall’ambientazione da dopobomba il cannibalismo (nel senso di assenza di qualsivoglia scrupolo) è parte integrante del nostro quotidiano presente: tutto è lecito per chi metta in prima posizione la prosperità individuale. Parlando dell’oggi, chi ha la possibilità di sentirsi felice e appagato almeno all’interno della sua cerchia di parenti e amici o conoscenze, rappresenta un numero sempre più esiguo della società: il famoso assottigliamento della classe media. E questo lo porta a difendere con le unghie e con i denti quello che ha. Fuori dalla porta, l’umanità continua ad essere percepita come una alterità problematica. Hic sunt leones, ogni mezzo è lecito.
    Lo sbandieramento di una cultura (pseudo) liberista sana e salutare che continuamente ci viene ammannita quasi sempre da chi fa mostra di essere entusiasta della vita, col sorriso sulle labbra e ‘col sole in tasca’ nasconde, neanche troppo bene, una bieca cultura della prevaricazione.

  52. @Uomoinpolvere,

    Io ho altri due amici che fanno come fai tu e di tanto in tanto quando sono in ferie vado ad aiutarli. Autosufficienti lo sono per davvero e siccome hanno cominciato a farlo dopo che li ho conosciuti so quanto é dura.

    Questo pero’ e’ un esempio di decrescita che ho fatto e che adesso sta prendendo un po’ troppo spazio. Tornando alla regressione sono d’accordissimo che l’uomo vive anche di biblioteche, ospedali e scuole, ed é su questi temi che avviene la collisione inevitabile, lo scontro duro con chi ci governa, ed é qui, su questi temi che bisogna cominciare a ricostruire, come ho detto prima, quel tessuto sociale che chi ci ha governato negli ultimi 20 anni é stato bravissimo a distruggere. Infatti, come é stato detto giustamente, devi anche mettere in conto che il vicino che ti apre la porta di casa lo faccia per mollarti un cartone.

    In quanto e me vai tranquillo che 3000 euro al mese me li sogno ma se mi dici un posto nel terziario dove pagano cosi tanto faccio subito domanda ahahahah

    Più seriamente: sono 7 anni che lavoro nel settore umanitario quindi sono ben lungi dal dimenticarmi miserie e sofferenze, ma ricordati che c’é un fattore intrinseco ai servizi (ospedali, scuole…) che noi vogliamo e che questo fattore si chiama economia.
    E no, non sono le mie piccole scelte quotidiane a salvarmi, ma sono le nostre e putroppo c’azzeccano anche le scarpe cinesi, anzi é quello il punto di partenza.

    Io non faccio nessuna campagna tranne quella contro i miei acquisti ma se l’economia si sposta non ci sono soldi per mantenere i servizi come scuole e ospedali. Non credere che in altri posti come Francia e Olanda non ci siano mai stati tagli e riduzioni.
    Le nostre scelte non sono la nostra lotta ma parte imprescindibile di essa. E credo/spero di non stare a scrivere niente di nuovo.

    Il fatto é che secondo me la lotta deve essere totale, sotto ogni aspetto (politica, comunicazione, economia, energia, istruzione, pensiero…) e non vorrei sembrare un marziano a scrivere questo.

    Chi protesta in val di Susa lotta. Chi fa volontariato sociale lotta in un altro modo. Chi si trova il suo angolo di campagna decrescendo in modo infelice e costituendo una rete di agricoltori biologici lotta in un altro modo ancora.
    Da qui parti a costruire un tessuto sociale.

    Hai ragione, hai voglia a parlare di decrescita con una pianta di pomodori sul balcone e dimenticando i malati, ma hai anche una bella voglia a parlare di lotta di classe mentre compri scarpe cinesi e dimenticando i disoccupati (ex operai delle fabbriche di scarpe delocalizzate). Questi secondo me non sono due aspetti separati ma sono parte della stessa cosa.

    Non so, questo é come la vedo io, forse una visione un po’ troppo olistica

  53. Il punto è che lo stile di vita “decrescente” che traspare dalle parole di chi lo propaganda è a tutti gli effetti un *bene posizionale*, ossia qualcosa di desiderabile fintantoché a goderne sono pochi fortunati. L’estensione di quel bene ad una fascia più ampia di popolazione deteriorerebbe le condizioni della sua fruizione, per cui tutti i vantaggi connessi ad uno stile di vita basato sulla decrescita verrebbero meno.

    A meno che non si siano bevuti il cervello, coloro che propagandano la decrescita felice sono sicuramente consapevoli di questo fatto – che è poi una constatazione quasi banale – e per questo motivo stanno ben attenti a mantenere intorno al “prodotto” che vendono una certa aura “radical chic” che provvede già da sola a selezionare un certo particolare tipo di pubblico.

    In fondo, “decrescita felice” è un ossimoro… il successo di questo slogan è legato, secondo me, al bisogno, da parte della classe media benestante, di esorcizzare le possibili conseguenze del collasso economico sul suo stile di vita. Come dire: potremo continuare a vivere bene e in santa pace anche se il sistema implode, per cui smettiamo pure di preoccuparci… se ci fabbrichiamo in casa il pane e le marmellate abbiamo già risolto il problema.

    Il fatto che si tratti di un ragionamento profondamente reazionario è evidente, secondo me.

    Nelle considerazioni di WM1, poi, ritorna lo spettro di Proudhon, oggetto di un breve scambio di battute in un altro thread.

    Nella Prima Internazionale, i proudhoniani francesi contrapponevano, alla collettivizzazione della proprietà, proprio l’idea secondo cui la proprietà, per essere abolita sul serio, andava generalizzata. La loro idea si avvicinava in modo sorprendente alla visione, più o meno esplicita, dei teorici della decrescita: piccola proprietà, impresa individuale o familiare e… patriarcalismo.

  54. Secondo me non si ha a che fare con un dualismo dogma/eresia.
    Se la frase “Homo Homini Lupus” mette in evidenza una “devianza” endemica nella società, la dicotomia diventa tra modelli di società umane che contengono o tentano di eradicare l’endemia da veri e propri terreni di “cultura” in cui la diffusione è favorita.

    Non ricordo piu’ dove ho letto o sentito dire che il germe della società ultra neo-liberista si ritrova nel nazional- socialismo e nelle sue strette alleanze con quelle che poi sono ancora oggi tra le piu’ grandi corporation multinazionali (IBM ad esempio che realizzo’ le macchine automatiche con cui il regime nazista schedava la popolazione ebrea). E in effetti il Nazismo fu il disco petri della devianza del XX° secolo.

  55. Mi sembra che “decrescita felice” sia uno slogan come tanti altri, che va riempito di contenuti per poi vedere se intendiamo tutti quanti la stessa cosa e se siamo disposti a viverla.
    La nostra è una società complessa, ogni volta che si interviene su una materia si mettono in moto reazioni su decine di altre. Ad ogni azione corrispondono decine di reazioni fisiche. Il Ministro Tremonti, ad esempio, ha deciso di rinunciare a governare tutte queste reazioni quando ha deciso di usare lo strumento dei “tagli lineari”. Riduco tutto del 10% (azione) lasciando alle capacità del sistema il modo di trovare un nuovo equilibrio.
    La decrescita è davvero felice per tutti quando la metto in campo? Se io vado in bicicletta invece che in macchina, sono felice della mia decrescita dei consumi, ma lo saranno anche il benzinaio, l’autolavaggio, il venditore di auto, il meccanico, il gommista?
    E’ sufficiente dire che c’è un beneficio per l’ambiente a giustificare il fatto che la decrescita provocherà la disoccupazione del meccanico, del benzinaio, del gommista, ecc?
    Un vero governo dell’economia e della società deve trovare delle alternative per consentire a chi non farà più il gommista, il meccanico, il benzinaio, ecc. di continuare a vivere dignitosamente e usufruire anch’essi dell’indubbio beneficio (migliore qualità dell’aria) che la società ha, perchè va bene respirare aria pura, ma bisogna pure mangiare!
    Forse è questa parte della decrescita felice, le conseguenze non governate delle conseguenze che non convince WM1, WM2 e molti altri tra di voi.

  56. Aggiunta al commento precedente.

    C’è comunque una differenza: per quanto discutibile, la visione dei proudhoniani, a differenza della decrescita felice, si inseriva in un contesto di messa in discussione radicale dell’assetto sociale, economico e politico dell’Ancien Regime. Contadini e artigiani all’epoca facevano una vita di merda, la soluzione mutualista e federale era vista come un modo per uscire da quella condizione.

    Oggi, invece, il problema è l’opposto: trovare una visione che riconfermi e giustifichi una posizione sociale ed economica di relativo privilegio (di “vita felice” per restare alla retorica della decrescita), negando in tutto e per tutto la prospettiva di classe che se non altro animava la dialettica interna alla Prima Internazionale.

    In questo modo, si produce un effetto nefasto: le conseguenze inevitabili dell’idea di “decrescita felice” (bucolismo ingenuo e patriarcalismo) passano sottotraccia, vanno a nutrire la falsa coscienza di un ceto sociale incapace di percepire il suo posto nell’ordine sociale ed economico vigente. Uccidono sul nascere, cioè, ogni possibile conversione in chiave “rivoluzionaria” del ruolo di quelle fasce della popolazione.

    Personalmente, resto dell’idea per cui liberi professionisti, operai specializzati, artigiani e dipendenti statali non si contrappongano alla classe operaia, soprattutto in un contesto come quello italiano dominato dalla piccola-media impresa, dalle partite IVA e dal terziario. Anzi: molte delle istanze che provengono da quelle categorie professionali, opportunamente depurate delle incrostazioni reazionarie, poujadiste, perbeniste e xenofobe che spesso le rivestono, potrebbero svolgere un ruolo non indifferente nel creare un “blocco” critico nei confronti del sistema capitalistico.

    Il punto è che c’è una polarizzazione nefasta fra le componenti di quelle fasce sociali. Da una parte il populismo (Lega, berlusconismo ecc.), dall’altra certo finto progressismo (M5S, Partito di Repubblica, popolo di internet, decrescita ecc.), giocano a favore della logica del “divide et impera”.

    Probabilmente la mia visione è viziata dalla mia provenienza geografica. Nel Nordest deindustrializzato e dominato dalla produzione “molecolare”, qualsiasi cambiamento radicale è impossibile se non si fanno i conti con il “terzo stato” che nutre di consensi la Lega Nord e le altre forze reazionarie.

    La mia esperienza, purtroppo, mi suggerisce che se non si riconquistano ad una visione socialista del mondo produttivo quelle componenti, lo sbocco inevitabile della crisi sarà, qui in Italia, il fascismo. Non c’è infatti una classe operaia abbastanza forte e consapevole da fungere da traino per il cambiamento sociale e se facciamo affidamento ai lavoratori “cognitivi” stiamo freschi… anche perché molti di loro, di fatto, appartengono alla fascia di popolazione che subisce la polarizzazione di cui sopra.

  57. Amo il giardinaggio e da tempo lo pratico entro i confini ristretti di un micro balcone di città. Negli ultimi dieci anni ho avuto a che fare rispettivamente con: larve defogliatrici, ragnetto rosso, cocciniglia cotonosa, cocciniglia “a scudo”, afidi, mosche bianche, bruchi americani, larve minatrici, etc…
    Ora, uno ci prova pure a usare il metodo biologico, il ritrovato della nonna et similia, ma alla fine, dopo una lotta inutile protratta nel tempo, è inevitabile il passaggio alla soluzione chimica. È una questione di scelta. Decidi di lasciar vivere loro:
    http://www.idroponica.it/parassiti-conoscerli-ed-eliminarli_28-151.html
    oppure di salvare lei:
    http://www.fialki-kremenchug.com/wp-content/uploads/2011/04/Clematis.jpg
    e allora irrori le foglie dell’adorata Clematis con insetticidi non biologici smadonnando, nel contempo, contro il Creatore e la sua “geniale” idea di catena alimentare che esige che uomini animali e piante si debbano nutrire l’uno dell’altro.
    In conclusione: non sono un’esperta di agricoltura biologica (la coltivazione di piante decorative è differente e la mia esperienza è relativa a… 4 metri quadri di terrazzo!), ma immagino che sia cosa assai complicata. Insomma, dire “passa al biologico” è semplice, ma nella pratica poi…

    Per il resto, sulla *decrescita felice*, mi trovo in sintonia con il commento di Paco.

  58. @ Geko

    penso che ti abbiano già risposto in molti. Secondo me dice una cosa importante il Collettivo Militant in sole due righe: occhio che a parlare di decrescita ci si scotta. Io penso che non ci sia niente di più pericoloso che prendere due o tre esigenze *innegabili* (il sistema così non regge, mancano le risorse, senza l’ecosistema che stiamo distruggendo è la fine dell’umanità) trascurarne decine di altre (non sto qui a ri-elencarle), mischiarle insieme in un calderone di stereotipi e presumere di avere bell’e pronta non solo una teoria economica, ma un’ideologia politica de facto. Davvero, ripeto cose già dette da tutti: è la strada più breve per il fascismo o peggio.

    Detto questo non dubito affatto della tua “buona fede” o di quella dei tuoi amici decrescenti; ti suggerirei soltanto di iniziare a dubitare tu delle tue risposte e delle tue ricette, di “allargare i tuoi orizzonti” (e scusami se mi permetto troppo). Oppure, se non vuoi farlo, ti auguro quello che auguro a tutti: di combattere fino in fondo la tua battaglia culturale, di arrivare alla radice, di non fermarti sulla superficie o in un punto qualsiasi del percorso. Io, per me, se mai mi mettessi in testa di decrescere, col cavolo che mi spaccherei la schiena per diventerei un piccolo “proudhoniano senza il socialismo” come ben dice Don Cave. Io diventerei un cacciatore-raccoglitore, un primitivo barone rampante, uno scimpanzé che tira la merda addosso a quelli che passano. Sarebbe molto più divertente ed ecosostenibile.

  59. @ Geko

    e non volevo essere offensivo o sarcastico: penso davvero che il cacciatore-raccoglitore sia molto più “accettabile” del contadino. Tanto più che c’è chi vive così da millenni in amazzonia. E i contadini che praticano l’agricoltura di sussistenza sono i suoi primi nemici. Io non penso che ci sia *un* modo di vivere che vada bene per tutti e che meriti di essere esteso a tutti. Penso e spero che ci sia posto per centinaia di modi di vivere diversi. Poi, come han già detto in tanti, saremo presto in 9 miliardi su questo pianeta, forse addirittura di più: il grosso dell’agricoltura dev’essere industriale: anche ecologicamente, non soltanto ideologicamente, è la cosa migliore, di gran lunga.

  60. @ uomoinpolvere

    In effetti la decrescita declinata così, sa molto di corporazione. Chi è dentro partecipa ai benefici, chi è fuori cazzi suoi.

  61. Ma la dobbiamo per forza declinare così? Io non credo assolutamente che la decrescita sia la soluzione ai mali del mondo, ma il discorso non può essere ridotto in questo modo.
    Se vi devo dire la verità, in questo momento magari avessi un pezzo di terra! Certo, vengo da una famiglia che fino ad ora è stata felice e rischia la fame e quindi sarebbe un modo per rimanere nella mia bella classe sociale, poi, tipico di quelli come me, per sentirmi meno in colpa mi piacerebbe regalarne un pezzo a qualcuno ed aprirci un piccolo centro culturale che sia luogo di incontro. Mah… sarà. Forse il problema è che con due figli e gravi problemi di lavoro (devo dire anche per scelta perchè sono viziata e la schiava ad un certo punto ho rifiutato di farla) non so dove cavolo sbattere la testa e un pezzo di terra me lo curerei con amore, oppure posso appoggiarmi ai miei (vergogna!) che sono sempre stati agiati, infatti mio padre lavora da quando ha tredici anni perchè figlio di contadini e doveva portare uno stipendio a casa, ma in quanto artigiano libero professionista (aggiungerei mulo) è sempre stato considerato uno che non poteva stare nella lotta rivoluzionaria perchè non nella classe giusta. Che palla di storia!! Certo che è servita bene, così effettivamente mio padre è sempre stato fuori da certe logiche, ma anche da certe altre protezioni e lui e l’operaio non hanno mai pensato di essere due presi per il culo nello stesso modo!! O forse si, però non sapevano come avvicinarsi per colpa di certi pregiudizi. Si. Guardiamo a questo visto che la mia generazione credo stia pagando non solo per i mali di un capitalismo spietato, ma soprattutto l’isolamento.

  62. @ Federica

    “Ma la dobbiamo per forza declinare così?”

    Ma guarda che non siamo noi a “declinarla così”: stiamo criticando modi di declinarla molto diffusi e frequenti presso chi parla di decrescita. Il documentario di Olmi non l’ho mica girato io…

  63. @ Federica

    Se la “decrescita felice” prevedesse una collettivizzazione (e non una privatizzazione = il mio pezzo di terra da coltivare) delle risorse disponibili, allora sarebbe declinabile in modo diverso.

  64. @ Federica

    Il fatto è che la teoria della “decrescita felice” è un ulteriore ingrediente dell’allontanamento e dell’isolamento che metti in evidenza tu. Nella sostanza, si illudono determinati settori della società che una via d’uscita al sistema sia praticabile senza lotta di classe.

    In questo senso si tratta di un’ideologia reazionaria, non meno (anche se con segno politico apparentemente inverso) di quanto lo sia il poujadismo dei reazionari dichiarati, che pescano consenso nelle fasce produttive – materialmente non meno “proletarie” degli operai propriamente detti – tenute forzatamente lontane da una prospettiva di lotta di classe.

    Forse quello che dirò sembrerà filosoficamente ignorante e farà inorridire i marxisti più ortodossi, ma non riesco a vedere nell’artigiano, nel coltivatore diretto, nel libero professionista o nel piccolo commerciante dei “capitalisti”.

    Si può discutere su quanto questo sia vero *storicamente*, ma ragionando in linea di principio, mi sembra che i mezzi di produzione di cui si servono non rappresentino un investimento in capitale fisso in senso stretto, quanto piuttosto dei valori d’uso acquistati al semplice scopo di praticare la propria attività.

    Se “collettivizzazione della proprietà” vuol dire mettere nelle mani dello Stato la gestione di questi servizi e la proprietà dei mezzi di produzione necessari per realizzarli, secondo me quella che si prefigura è niente più che l’anticamera del totalitarismo.

  65. @Wu Ming1
    Ok, scrivo a Olmi :)
    @Paco
    Su questo siamo d’accordo.

  66. L’illusione di cui parla Don Cave (una via d’uscita al sistema praticabile senza lotta di classe) è spacciata a piene mani e ammantata di poesia e sentimentalismo che la rendono molto allettanti. Questo va ben considerato, e lo dico con preoccupazione. Ad esempio, io di mio ci devo fare attenzione, perchè le cose che state dicendo in tanti sulla decrescita reazionaria le penso da tempo, eppure ogni tanto la soluzione dell’orticello appare come la scelta che farei. Ma gente che vive in comuni agricole o esperienze simili ne conosco. Di felice, hanno solo il fatto di esser conseguenti alle loro scelte, per il resto si fanno un culo doppio del mio per una vita da primi del 900.

    Passiamo da Terra Madre a Into The Wild: scappare dal mondo, da questo mondo, è una tentazione per tanti. Per me, fortissima. Ma non ho nessuna intenzione di morire di inedia e diarrea vivendo da solo come un cavernicolo a qualche chilometro dall’autostrada. Quindi sarà dura… ma è ora di prendere lezioni e poi invitare al ballo tutto il paese ;)

  67. Purtroppo, già da diversi anni, il concetto di “decrescita” è utilizzato strumentalmente per seminare confusione e rendere accettabili in modo surretizio certi “vicinati” che altrimenti apparirebbero quantomeno discutibili. Ormai non è raro sentir definire la decrescita “l’ipotesi immaginata da Serge Latouche e Alain De Benoist”. Così, messi sullo stesso piano, senza alcuna specificazione, facendo passare De Benoist per un filosofo ecologista qualsiasi, o una figura del genere. Uno che gli stessi “tradizionalisti” italiani criticavano aspramente per un certo “sentore di zolfo crociuncinato”, un vago lezzo presente negli umori culturali tra cui si muovevano lui e il resto della cosiddetta “Nouvelle Droite”. Questo una trentina d’anni fa. Oggi costui, grazie anche alla decrescita, appare “sdoganato”. Anche da ex-compagni che ci tengono a “épater les camarades” esibendo un anticonformismo presuntamente shockante, e che in realtà è la solita solfa “né-né” (trasversalismo, confusionismo etc.)

    Ma non si tratta solo di De Benoist.
    Per puro titillamento della vostra curiosità, ehm, mi delizio di far notare che in Italia – in ambiente “grillino”, pensa un po’ – si organizzano convegni in cui, in nome della decrescita felice, si “rivalutano” le politiche economiche del Ventennio fascista. E sappiamo che questi ragionamenti introducono sempre una sineddoche: si rivaluta la parte per rivalutare il tutto. L’autarchia era ecologista ante litteram (!) e quindi il fascismo può essere “verde”; il Duce fece le bonifiche e quindi il fascismo non era poi male etc. etc.

    D’altronde, si potrebbe anche far notare che in Italia, in ambienti ecologisti, c’è chi si rallegra perché l’estrema destra “mutante” e confusionista sposa la decrescita. Contento lui, contenti tutti…

    Ancora più divertente (si fa per dire), l’uso… *fascio-berlusconiano* della retorica della decrescita: contributi di Giano Accame (ex-repubblichino, ex-missino, studioso di Evola), del sociologo “metapolitico” Carlo Gambescia, del solito De Benoist etc.

    Insomma, nel mondo della decrescita ci sarebbe bisogno, come minimo, di un chiarimento, e come massimo, di una robusta derattizzazione…

  68. @ frost

    “Farsi il culo doppio per una vita da primi del novecento” non sarebbe tanto grave in sè, come valore assoluto, se come valore relativo fosse il punto di sintesi per consentire a TUTT* una vita più dignitosa. E con dignitosa ci metto dentro l’istruzione, la sanità e una maggiore sostenibilità di quello che si costruisce.
    Per contro, proprio come negli esempi che riporta WM1, ho l’impressione che “il mito decrescita” sia propagandato da chi la vuole per noi e non per sè. Di certo, se il fascismo ha avuto momenti “verdi” e momenti “autarchici”, è altrettanto certo che non riguardava “la casta” di allora.
    L’autarchia per il popolo, la bella vita per i governanti.

  69. @Don Cave
    credo che siamo sulla stessa linea, ma io non so spiegarmi bene. Quando dico che mi piacerebbe avere terra da regalare e da rendere luogo di incontro sto dicendo che l’idea del pezzetto di terra mio e basta non va, però che quel pezzo di terra vissuto con altri mi renderebbe serena in un momento di difficoltà sociale per me e molti altri. Ora, se questo mio pensare è egoistico perchè penso solo a me stessa (ma non mi pare), allora bisogna fare in modo che questo noi in cerca di identità, ma anche di difesa, sia convogliato in una lotta comune che non è pensabile finchè si continuerà a parlare di partite iva fasciste e artigiani egoisti.
    Sento che non ne uscirò viva…ma mi piace ragionare (cosa che non mi riesce per niente bene…) così con voi.

  70. Per completare il quadro, la fuga dal “mondo civilizzato” e la decrescita sono presenti anche all’interno di alcuni filoni anarchici statunitensi (l’anarco-primitivismo di John Zerzan) la cui genealogia rimanda al “Walden” di Henry David Thoreau.

    Non c’entra niente, ma segnalo un altro dato a proposito delle “pericolose vicinanze” fra grillismo e neofascismo, per chi non ne fosse a conoscenza.

    Ieri sera stavo riguardando il documentario “Nazirock”. Carrellata della videocamera tra il pubblico dei partecipanti ad un meeting di Forza Nuova… “Cazzo”, mi dico, “quella faccia l’ho già vista”. Fermo il video e guardo con più attenzione. Sì, è proprio lui: Eugenio Benetazzo!

    Faccio una rapida ricerca in internet e constato che il sedicente operatore di borsa a cui Grillo ha dedicato tanto spazio in passato è stato invitato a più riprese ad incontri di FN.

  71. intervengo per titoli in una sosta del mio viaggio a piedi calabrese per dire due cose sulla decrescita, indeologia che ho avuto modo di frequentare per motivi professionali e che non mi ha mai convinto.
    Comincerei da qui: la nostra epoca é caratterizzata dalla crisi delle unità di misura del capitalismo. Il lavoro e il capitale, nelle forme della finanza e del lavoro cognitivo (che non é necessariamente immateriale), sono impossibili da misurare, ora più che mai. La ricchezza e la povertá dunque sono sempre più esercizio di arbitrio e violenza e sempre meno remunerazione dei fattori della produzione. Da qui bisognerebbe partire per decostruire l’idea del Pil e della *crescita*, invece che assumere, come fanno i decrescitisti, quei parametri e quelle unità di misura per riproporli in negativo.
    Quando Latouche viene messo alle strette su argomenti del genere, subito si ritira dietro una formuletta magica: la mia é solo una provocazione culturale, dice.
    Ma questa *provocazione* ha un effetto, che é anche motivo del suo successo editoriale e commerciale: individualizza problemi sociali e collettivi, li stringe de facto alla sfera del comportamento privato, costruendo forme di auto-assolvimento nella crisi.

  72. @Paco certo tutto il discorso starebbe più in piedi se fosse generalizzato – e condiviso. Ma appunto l’andazzo sembra proprio opposto.

    @federica da marito di una partita iva (per niente fascista, te l’assicuro… anzi :D) conosco bene il fastidio di queste categorizzazioni a cazzo di cane. Ma per stare ancora col post di Don Cave, se anche non è marxista (…mbè?!) son d’accordo con la sua visione, non penso si possa (più) dare a priori a queste categorie l’etichetta di “capitalisti”.

    E’ un’altra di quelle ricette facili, un po’ come coltivare il proprio campicello e farselo bastare :)

  73. Un altro grosso “limite” del discorso sulla decrescita, oltre a quello direi catastroficamente definitivo di offrire il fianco a fascismi e fascisti vari, è la sua debolezza intrinseca. Del frame “sbagliato” del tipo “non pensare all’elefante” ne ha già parlato Wu Ming 2, e basterebbe già questo per capire che “non ci siamo” come discorso. Quello che volevo sottolineare è: la decrescita individua alcuni problemi reali e importanti ma, oltre a mischiarli con robe fasciste o fascistizzabili, fallisce *proprio* nel dare una risposta convincente agli stessi problemi reali che ne alimentano la plausibilità. Fallisce per i motivi che già in molti avete elencato, e che potrebbero forse essere riassunti nella figura del “ritiro”: ritiro in campagna, ritiro nel proprio orto, non soltanto fisico, ma ritiro anche dalla lotta, dal pensiero, dalla realtà, dalla collettività. Ed è veramente tragico che uno dei movimenti che più parla e sembra far propria l’istanza “ecologista” (inteso nel senso più lato possibile), di importanza oggi così centrale, è tragico dicevo che sia anche quello che più fallisce nel dare risposte *reali* ai problemi.

    Ed è tragico che gente come Chiamparino, tanto per fare un esempio, abbia gioco così facile nel demolire l’istanza ecologica perché dall’altra parte c’è il discorso franoso e insostenibile della decrescita. Un movimento “verde” serio e che funzioni non può essere slegato dalle istanze sociali e dalla lotta di classe. In Italia è una delle tante cose che sono mancate e mancano. C’è bisogno secondo me di ribaltare la figura del ritiro: prassi e istanze “ecologiste” devono diventare prima di tutto incontro, luogo della collettività, apertura, e forse per essere efficaci devono anche dismettere i romanticismi medievalizzanti e dimostrare di essere “più moderni del moderno”.

  74. N.B. Ho cancellato un botta-e-risposta puramente “di servizio”, tra me e Frost su un problema tecnico poi risolto. E’ meglio se i problemi li discutiamo e risolviamo a parte, via mail o con DM su Twitter, per tenere i thread sgombri e facilmente percorribili. Grazie a Frost per la segnalazione!

  75. @uomoinpolvere

    Esattamente, il tema del ritiro o della fuga, è quello che ha già caratterizzato la fine di un sacco di movimenti che si poneva come obiettivo il cambiamento della società. Fuga nell’eroina, fuga nelle comunità hippy, fuga nel lavoro, le abbiamo già viste tutte.
    Credo che il focus non dovrebbe essere come decrescere felicemente, ma come mantenere lo stesso livello di qualità della vita, in modo più equo dal punto di vista economico, sociale ed etico.
    Per riportarci ai nostri discorsi recenti, non trovo che rinunciare alla TAV, per esempio sia una decrescita.
    Non credo che dimezzare il numero dei parlamentari sia una decrescita, non credo che dimezzare lo stipendio dei parlamentari sia una decrescita.
    Lo slogan va riempito di contenuti.

  76. Visto che me ne sono occupato spesso sul giornale (Carta) che a sua volta ha spesso rilanciato il tema, ecco i miei due cents. Che spero vadano proprio nella direzione di disintossicarsi da certe narrazioni

    In Italia abbiamo avuto almeno due modi di intendere il problema. Didascalicamente, quello interpretato dal giro Bonaiuti che ha come riferimento Latouche (http://www.decrescita.it) e quello di Pallante (http://decrescitafelice.it). Il primo è decisamente ancorato a sinistra dove il tema è soprattutto declinato in senso globale come modello di riequilibrio tra economie “sviluppate” e non (dobbiamo consumare meno noi, per far star bene loro) sul tracciato di un marxismo eretico che prende in considerazione la teoria del limite fisico delle risorse (il libro base di Latouche “Decrescita” è dedicato a K.M: Karl Marx). Il secondo pretende di essere postnovecentesco e postideologico (non esiste destra e sinistra), non si occupa di conflitto di classe né di guerra tra civiltà (Pallante ha scritto un libro su decrescita a migranti, da questo punto di vista, che la dice lunga) e tiene dentro realtà diverse: dalle associazioni ambientaliste al movimento di Massimo Fini (http://www.movimentozero.org). Tagliandola con l’accetta, ma per cercare di capirsi, il primo è decisamente neosovranista e pensa queste teorie come politiche da attuale a livello di stati nazionali e, per questo, si è decisamente scontrato con alcune evidenze: cosa si fa quando le tue politiche le decide Bruxelles o il FMI? E ancora: che chance di riuscita hai quando i processi democratici sono sovradeterminati da un’economia liberista di stampo oligarchico che rende i consigli di amministrazione più influenti dei parlamenti?
    Il secondo è più movimentista. Riconosce che c’è una dittatura monetaria e i partiti sono comitati d’affari, per questo la rivoluzione si fa dal basso. Autoproducendosi lo yogurth o istallandosi i pannelli solari. Ecco perché ha fatto molta presa sul Movimento 5 Stelle, per esempio. E’ nello spazio pubblico aperto dal dibattito tra questi due movimenti che sono nate molte delle suggestioni che Wu Ming 1 ha identificato come la porta dove sono riuscite ad entrare teorie dichiaratamente fasciste, patriarcali, ecc.

    Questo significa che la “decrescita” è una questione da buttare via in toto? Io penso di no. Intanto perché non è un movimento, ma un insieme di teorie e visioni anche molto diverse. Sono d’accordo sul tema linguistico (il frame d’interpretazione negativo) e, però, esattamente come successe per il frame “no global” (che non era e non “di sinistra” visto che contro la globalizzazione è anche Forza Nuova) ha prodotto alcune riflessioni interessanti declinate nei nostri ambiti. Penso alla fine del modello di produzione industriale basato sull’automobile rilanciato da Oscar Marchisio. Oppure ai pezzi di sindacato che hanno incominciato a interrogarsi sul lavoro come bene comune e quindi non a difendere i posti tout court ma a interrogarsi e interrogare su quale lavoro per quale società (Mario Agostinelli e la Fiom). Guido Viale ha scritto un libro (“La conversione ecologica”) che mette l’accento sul fatto che questo modello di sviluppo non ce lo possiamo più permettere e che bisogna spostare il conflitto capitale/lavoro su altri ambiti che lo rideclinano. Quando a Carta ce ne siamo occupati era per bypassare lo sbarramento ideologico che in Italia viene posto dai marxisti ortodossi che vede questo tema come fumo negli occhi. E per dire: guardate che la decrescita ci sarà, volenti o nolenti, perché così le cose non possono più funzionare e quindi è meglio attrezzarsi dal punto di vista teorico e materiale.

    Sono d’accordo con W1, il tema non è andare a vivere in un casolare diroccato come sembra postulare il film di Olmi. Fosse così non ci sarebbe discussione. Il tema – per esempio – è stabilire un nuovo modello di produzione agricola, un nuovo modo di disegnare le città in questo senso (ci teneva molto Marchisio), per rendere i territori autosufficienti ma non certo autarchici. Però a ben vedere è anche la leva teorica più importante che abbiamo per evitare scempi come la TAV.

  77. Secondo me certe questioni legate all’ ambiente e all’ ecologia, se declinate a sinistra, risuonano nella frase “vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose”. Che per me oggi puo’ significare: noi, le classi subalterne, non ci accontentiamo del pane che questo modello di sviluppo indubbiamente ci permette di guadagnare col nostro lavoro. Noi vogliamo anche vivere in un ambiente sano. Di piu’: vogliamo la nostra parte di bellezza, vogliamo che i fiumi, i boschi, i bei paesaggi non siano un privilegio dei ricchi, ma siano un bene comune al pari dell’ acqua, della cultura, della salute… Non accettiamo piu’ il ricatto: “se vuoi lavorare, devi rassegnarti a vivere in un posto di merda, circondato da cose brutte, e mettere in conto che ti ammalerai di cancro”. Noi, le classi subalterne, vogliamo un’ modello economico e un’ organizzazione della produzione e del lavoro che garantisca a noi e ai nostri figli una vita sana, bella, piacevole, in cui ci sia spazio per godere della cultura e anche della natura.

    Non conosco Susa, ma ho la sensazione che il messaggio che giunge da li’ sia anche, forse, qualcosa del genere.

  78. @Tuco
    mi sento di sottoscrivere in toto le tue parole.
    E aggiungo: gli esseri umani si nutrono di pane e di bellezza. Senza bellezza si è vittima degli stessi ricatti di chi è senza pane.
    Una canzone, una storia, una passeggiata nei boschi, una notte fittamente stellata son cose che migliorano di netto la qualità della vita.
    E poi il tempo: il tempo è un fattore determinante: la libertà di disporre del proprio tempo: è quello il furto primario da cui discendono gli altri!
    L’ho fatta un po’ lirica, ma è quello che penso.

  79. Dico un paio di cose sulla decrescita perché mi sembra che non sia un argomento da lasciare alla destra e ai fascisti. In generale, la sinistra è stata caratterizzata da produttivismo ed è stata una delle sue malattie più gravi. In nome di Stakhanov si glorificava lo sfruttamento in URSS e i partiti socialdemocratici si dimostravano grandi alleati dei padroni in occidente. Anche oggi, i sindacati sono malati di questo produttivismo che confonde la dignità del lavoro con la dignità del lavorare sempre di più.

    Come ha spiegato bene Mario Tronti, ma anche Engels prima di lui, il proletariato rifiuta il lavoro e il processo di sostituzione dei lavoratori che non vogliono lavorare con le macchine che lavorano sempre senza rompere le scatole è insieme cruciale per la lotta di classe e per il progresso tecnologico.

    Perché sottomettersi all’imperativo capitalistico della produzione invece di chiedere, come vorrei suggerire, ridistribuzione senza aumento di produzione?

    Perché non riconoscere che l’esodo, il sottrarsi alla schiavitù, è sempre stata una forma di risposta rivoluzionaria, anche quando ha assunto i terribili contorni dell’autodistruzione personale? Anche le droghe, anche l’alcolismo della classe operaia, anche il morire di fame piuttosto che sottomettersi alla disciplina della produzione hanno un loro valore simbolico che dobbiamo rivendicare alla lotta contro lo sfruttamento.
    Meglio ubriacone che onesto lavoratore, meglio in sciopero che eroe del cottimo. Soprattutto meglio sabotatore che complice; Meglio pigro che eroe del cottimo;

    La decrescita, in Italia, è già parte della coscienza comune. Il malthusianesimo spontaneo degli italiani, il loro rifiuto di fare figli, di espandersi, di moltiplicarsi ha un elemento tragico, ma anche una gloriosa rivendicazione contro il fascismo nativista e produttivista che sogna l’espansione come segno di salute

    Infine, il vitalismo del biopotere, il bergsonismo e il nietzschianesimo da rotocalco sono il vero fascismo oggi. Non ti fanno neanche morire in pace perché, dice Berlusconi, puoi ancora fare figli, anche in coma senza vita cerebrale. La decrescita è quanto nessuno dei partiti ufficiali metterebbe mai nel proprio programma. Vale la pena pensarci su se si vuole sfidare il fascismo del pensiero unico.

  80. Il problema in questo momento è chi sceglie cosa e temo, che “le classi subalterne” non saranno nelle condizione di scegliere quale decrescita potersi scegliere e solo perchè non hanno (magari in futuro l’avranno) organizzazione e mezzi per poter imporre le proprie scelte.
    Se domani il Governo stabilisce che tutte le cure mediche vanno pagate perchè le spese sanitarie non sono più sostenibili, a che punto si collocano “il pane e le rose”?
    Oppure, se domani le trivelle cominciano a sventrare la Val di Susa, con queli strumenti si può imporre la bellezza?
    Mi sembra che ci siano un sacco di discorsi su cosa fare (non molto finalizzati, confusi, ma con molte idee), molti meno sono quelli su come farlo.

  81. @paco

    A dire il vero io non parlavo nemmeno del “cosa fare”, figuriamoci del “come farlo”. Anche perche’, vivendo a 600km di distanza da Susa, non saprei proprio cosa dire ne’ sul “cosa” ne’ sul “come”.

    Quello che mi premeva di dire pero’ e’ che la lotta per la difesa di una valle non e’ affatto disgiunta dalla lotta di classe. La lotta per la difesa di una valle e’ *anche* lotta di classe, perche’ serve a difendere “le rose”, che sono importanti quanto “il pane”. Credo che far chiarezza su questo punto sia importante per elaborare una narrazione delle battaglie in difesa dell’ ambiente che non lasci spazio a nostalgie arcaicizzanti parafasciste o a sbrodolate da radical chic.

  82. da una ipotetica potenziale “rivoluzione” siamo passati a parlare di “decrescita felice”, perchè sappiamo tutti bene che la “rivoluzione” non è dietro l’angolo e nel frattempo è utile sfatare luoghi comuni inquinanti, piccoli palliativi sulla strada che distorcono l’attenzione dal problema di fondo: quello della lotta di classe, appunto per citare WM1. eppure tutte le volte m’intristisco a fantasticare di ipotetiche rivoluzioni che si dovrebbero presentare sul baratro della “nostro italico declino” anche se ci sono davvero segnali forti di “cambiamento” , però fra me e me mi convinco che spesso i “proletari” nutrono velleità piccolo borghesi, forse come me, e spesso i piccolo borghesi nutrono velleità rivoluzionarie, spesso insopportabili. Però aspetto e desidero con tutto il mio cuore che tutto cambi e tutto si trasformi e niente rimanga uguale. ma ho tanti dubbi perchè se i giovani ribelli del mediterraneo lottano per ottenere la democrazia, non si pongono davvero il problema del superamento delle differenze di classe e neppure molti di noi. purtroppo.

  83. Attenzione, battaglione: tra una decina di minuti circa pubblichiamo un nuovo post.

  84. Interessantissima discussione sulla decrescita.
    Noto però una certa confusione fra il concetto di *decrescita* e *critica al consumismo* schizzofrenico odierno.
    Ora, tutti noi siamo critici e combattiamo in forme e modi diversi il consumismo liberista di questi decenni. Consumismo che ci ha impoveriti materialmente ma ci ha fatto credere -ideologicamente- di essere diventati, nel corso degli anni, più ricchi. Magari oggi abbiamo il cellulare di ultima generazione ma fatichiamo a pagare l’affitto; non possiamo permetterci una macchina ma possiamo comprarci i mobili a 50 euro, e così via. Insomma, il consumismo ci ha impoveriti dei beni necessari per inondarci di beni secondari, sussidiari, sostanzialmente inutili, facendoci perdere la cognizione della realtà, per cui noi in questi anni siamo più poveri di 30, 40 o 50 anni fa. Siamo pieni di oggetti, ma non vuol dire che siamo più ricchi o più agevolati.
    Oltretutto, il consumismo sfrenato e il bisogno sociale di comprare oggetti inutili è anche la prima causa del problema rifiuti, che non riguarda solo Napoli o l’Italia. La causa originaria dell’inondazione della mondezza è che produciamo troppo e consumiamo ancora di più; poi vengono tutti i ragionamenti su come smaltire quello che si butta. Dobbiamo però tutti, come società, buttare meno.
    Ecco, in sintesi questa critica al consumismo è chiaramente giusta, è una delle evidenze di questi anni, e come compagni lo abbiamo detto in tutte le salse.
    Diverso è però il discorso sulla decrescita. La società non deve “decrescere”, è una discorso elitario e reazionario in partenza. Non dobbiamo diventare più poveri, non dobbiamo fuggire dalle città per rifugiarci nelle campagne e vivere ai modi del secolo scorso, non dobbiamo, come dire, gettare il bambino con l’acqua sporca. La crescita economica è un bene necessario, ma va anzitutto ricalibrato il modo in cui noi produciamo e cresciamo, e poi va redistribuito in maniera totalmente diversa ciò che la società produce.
    Ma perchè parlare di decrescita? (Che poi, nessuno di quelli che parla di ritorno alle origini vive in campagna col lumino a petrolio, stanno tutti ben chiusi nei loro appartamenti cittadini a scrivere al computer..al più nei loro poderi agricoli con annesso cottage..).
    No, noi dobbiamo tornare a crescere, altro che a decrescere. Ma crescere in un altro modo. Cambiare 20 mobili, o 20 cellulari, 20 jeans o 20 cose di tutto ciò che vi può venire in mente non ha migliorato la nostra vita rispetto a quando si comprava una cosa che durava tutta la vita: ha solo reso la nostra vita più superflua, facendoci però pensare di aver aumentato col tempo il nostro potere d’acquisto. Non è così. Dobbiamo cambiare il nostro concetto di crescita, non demonizzare un concetto come la crescita economica parlando di decrescite che non esistono.

  85. Standing ovation per l’intervento del collettivo militant.

    Domani mattina invece scopriremo quanto segna il greciometro.

  86. Non per essere troppo polemico, ma il post di Militant mi sembra fatto di slogan poco informati. Il problema non è il “consumismo,” una categoria moralistica degli anni cinquanta, ma il fatto, molto semplice, che a risorse limitate non può corrispondere una crescita illimitata. Siccome le risorse del pianeta sono limitate, l’idea di una crescita industriale infinita è una balla. Per di più è una balla che porta, rapidamente, alla guerra imperialista per dividersi le risorse.

    Decrescere non vuol dire “diventare più poveri.” Sono sorpreso che, di fronte ad un’ipotesi nuova, si cada subito nella retorica della società come un’unità. Non è la “società che deve decrescere,” ma il capitalismo come sistema che si basa sul costante incremento che deve essere fermato. Come si vede sui giornali ogni giorno, nel momento in cui il sistema finanziario e industriale smette di crescere, crolla. Il capitale è capitale solo quando circola costantemente: quando si ferma non è nulla. Il sabotaggio del capitalismo attraverso il rifiuto del lavoro è decrescita. Non siamo tutti sulla stessa barca.
    Mi sembra che serva un piccolo sforzo teorico per aggiornare gli slogan al presente, se no, con soviet e elettricità mica li fermiamo più a Stalingrado….

  87. a favore della decrescita: secondo me c’e’ un problema di interpretazione della parola decrescita che ha sicuramente un appeal semantico pari a zero. Sarebbe piu’ corretto parlare di disintossicazione della crescita, il vero obiettivo e’ combattere la controproduttivita’ e il disvalore creati dalla crescita sconsiderata. Ivan Ilich prende ad esempio il mercato automobilistico che nel suo sviluppo e crescita rende l’ automomobile controproduttiva e creatrice di disvalore sociale.Un altro esempio ancora piu’ calzante e’ l’alimentazione , gli animali morti viaggiano piu degli umani vivi, l’ obesita’ e’ una piaga, il progetto slow food e’ la declinazione gastronomica della decrescita. Per non parlare della crescita artificiale dei consumi indotta dalla finanza, la crisi dei subprime ha la sua causa principale nello stimolo folle della crescita dei consumi tramite la monetizzazione delle plusvalenze immobiliari. Il mondo occidentale cosi’ come e’ strutturato dipende dalla crescita illimitata dei consumi, questo e’ il paradigma da abbattere per le teorie decrescitologhe corrette . La crescita tossica nominale crea poverta’ futura e decrescita reale. E per per citare nuovamente Ilich” la scomparsa programmata della societa’ della crescita, dovuta ai limiti del pianeta e alle varie crisi ambientali che subisce non e’ necessaramente una cattiva notizia.”
    Per finire, concordo sul fatto che la teoria della decrescita possa essere strumentalizzata da xenofobi e fascistucoli di mezza europa, e allora ? le teorie vanno rielaborate adattate e messe in pratica in modo corretto, 4 scemi ne possono solo parlare a vanvera.

  88. Mi sento di poter rassicurare chi è inquieto: credo che qui nessuno voglia gettare i bimbi con le acque sozze.
    Però ci tengo anche a ribadire una cosa: *nessuna* delle posizioni sulla decrescita criticate in questo thread è stata inventata qui a scopo di caricatura. Sono tutte effettive declinazioni del discorso, facilmente ritrovabili e riscontrabili nei siti e nella pubblicistica. Se uno, ad esempio, va a leggere il sito di Movimento Zero, si renderà conto che certe posizioni NON sono in alcun modo “caricaturizzabili”. La realtà supera di gran lunga ogni possibile satira…
    Fateci caso, il lungo semi-OT sulla decrescita è partito come critica a un aggettivo sovente accostato al nome: “felice”. Ora, come spiegava anche Branzino nel suo dettagliato commento, l’espressione “decrescita felice” (ideologicamente molto carica) è usata come brand in quel settore di galassia decrescista dove i discorsi sono più facilmente esposti a derive reazionarie, etno-differenzialiste, cripto-fasciste (a volte senza il “cripto”). In quel settore di galassia, ai miei occhi, c’è parecchia confusione e si corrono grandi rischi.
    Raffaele, magari si trattasse solo di “quattro scemi che ne parlano a vanvera”: il confusionismo, in una fase dura come questa, miete vittime, falcia i neuroni a raffiche di mitraglia. Non mi preoccupano tanto i “quattro scemi”, quanto il diffondersi di sincretismi a cazzo di cane il cui sbocco è imponderabile, sincretismi che ricordano alcuni “cocktail” di una novantina d’anni fa (ne vediamo l’esempio in certo grillismo complottista). Soprattutto, mi preoccupano le ambiguità di fondo che possono consentire tali derive. E il pensiero della decrescita, anche quello ben più serio di Latouche, ha in sé aporie e limiti concettuali di cui dobbiamo parlare. Senza buttare via il bimbo quando svuotiamo la tinozza.

  89. @WM1
    Daccordo con te su quelli di ‘decrescita felice’, però, come faceva notare Branzino, non rappresentano la totalità del movimento per la decrescita, anche se in Italia per via di Pallante sono probabilmente i più noti, ma solo una parte, tra l’altro abbastanza in disaccordo con gli altri. Parlare di quello che dicono loro riferendolo in generale a chi è per la decrescita ha senso più o meno è come accusare Trotsky di quel che fece Stalin, ed è comprensibile che chi è per la decrescita ‘a la Latouche’ e non ‘a la Pallante’ si risenta.
    Personalmente di Latouche condicvido la maggior parte delle cose che dice, di Pallante pochissimo, e ho letto molti post con fastidio prima di riuscire a capire che stavate parlandosel secondo e non del primo.
    Insomma, daccordo con le vostre critiche, ma occhio a come vengono indirizzate.

  90. @ RobertoG

    tu scrivi:
    “Parlare di quello che dicono loro riferendolo in generale a chi è per la decrescita”
    Per quel che mi riguarda, sono stato molto attento a non fare questo. In ogni mio commento di questo thread ci sono distinguo, avvertenze e riferimenti specifici. Almeno, ho cercato di inserirli. Detto ciò, come ricordava Jimmyjazz/Giuliano, certe aporie (certi “vuoti concettuali” che poi altri corrono a riempire) si ritrovano in tutto quel filone di pensiero, e individuarle è un contributo utile al confronto, non un’aggressione.

  91. P.S. Faccio anche notare che i tentativi della Nouvelle Droite francese di strumentalizzare la decrescita (nella versione Latouche) e il correlato pensiero economico anti-utilitarista (Caillé, il MAUSS etc.) precedono di molto l’ingresso in scena di Pallante. Questa cosa ha costretto Latouche e Caillé a precisazioni, smentite etc. Quando scrivo che nel mondo della decrescita ci sono problemi, credo di sapere quel che dico, seppure “per sommi capi”. Capiamoci, non sono un “esperto” della tematica, ma qualcosa ho letto ed esprimo le mie perplessità. E se in rete si trovano articoli confusionisti dove Latouche e De Benoist vengono accostati superficialmente, dobbiamo tenerne conto. Per distinguere il grano dal loglio.

  92. Il punto e’ che il nostro modello di sviluppo consiste essenzialmente nello sfruttare esseri umani e nel distruggere l’ ambiente per produrre scovaze (=immondizia). Come se non bastasse, siamo moralmente e materialmente obbligati ad indebitarci per tenere in piedi la baracca. Questo e’ il capitalismo del xxi secolo, e non c’e’ comportamento individuale virtuoso che potra’ modificare questo paradigma. Uno dei punti deboli di Latouche e’ la presunzione che i capitalisti (dopo aver letto i suoi saggi) si ravvederanno e la smetteranno di agire con modalita’ predatorie. Non e’ cosi’, per il semplice fatto che un capitalista “buono” verrebbe fatto a pezzi dal dispositivo in cui e’ obbligato a muoversi. Nemmeno il crollo della disponibilita’ di risorse di per se’ potrebbe produrre un qualche tipo di “ravvedimento”, perche’ il capitale e’ come una iena che, in mancanza di cibo, comincia a sbranarsi da sola. Allora io penso che la decrescita ci sara’, perche’ un modello di sviluppo come questo e’ incompatibile con la finitezza delle risorse. Ma non sara’ felice, anzi, sara’ una macelleria. (Ricordate il video della Casaleggio&Associati? En passant, come se si trattasse di un videogioco, prefigurava un crollo della popolazione mondiale dagli attuali 6 miliardi a 1 miliardo nel 2050, come precondizione per uno sviluppo armonioso, eco-friendly e internet-based, e supercazzole varie).

  93. @ Erota
    Il consumismo non è una categoria “moralistica” degli anni cinquanta, ma lo sviluppo che ha intrapreso il liberismo economico dagli anni ’70 ad oggi. Quello di ridurre la vita degli oggetti comprati per farcene comprare molti di più, assecondando così il bisogno continuo di produrre merci meno durevoli ma a minor costo. Oltretutto, riempiendo ogni oggetto comprato di accessori inutili (custodie, buste, cartoni, involucri, foglietti, gadgets, ecc..), ma che servono allo stesso discorso di prima: dare continuità alla produzione.

    Dopodichè, qui non stiamo assistendo a nessun crollo dell’industria o del capitalismo, men che meno della finanza. Non sta crollando niente,ma quando mai, dal 2007 tutto è più forte di prima, il capitalismo come narrazione produttiva e politica su tutti (che poi voglio dire, stiamo assistendo in questi giorni ad un attacco finanziario all’Italia…all’anima del ridimensionamento della finanza, questa è più forte che mai).

    Non bastano le condizioni oggettive per determinare un cambio di regime produttivo o politico. Serve l’alternativa. Non è in corso nessuna guerra o scontro fra classi perchè manca il soggetto che capace di combatterla questa guerra.
    C’è solo un forte, lungo, interminabile attacco padronale (economico e politico) ai lavoratori occidentali (per non parlare di quelli orientali). Nessuna rivolta di questi tempi, in Italia, è *rivolta di classe*. Su alcune questioni si creano delle condizioni che permettono a variegate moltitudini di esprimere la propria rabbia, ma su temi che quasi mai sono *di classe*, e soprattutto, questa rabbia non è espressione della classe, ma appunto di moltitudini che trovano una pratica comune di determinati obiettivi. Ben vengano, ci mancherebbe, ma la produzione in tutto questo non viene mai minimamente toccata.
    Nessuno sciopero generale, nessuno sciopero di categoria, nessuna protesta contro la finanziaria, nessuna manifestazione contro i tagli. Non facciamo l’errore di considerarci come la Grecia, la si va avanti a uno sciopero generale a settimana, là è la classe che è scesa in campo. E infatti, appena sono spuntati fuori gli “indignados” greci, tutti gli organi democratici subito a complimentarsi e a farsi invidiosi, perchè la classe fa paura, la moltitudine che reclama parlamenti puliti non fa paura a nessuno.

  94. Un po’ di puntate precedenti (in francese). L’errore, in effetti, è stato non linkarle subito, scrivendo quasi come se tutti le conoscessero.

    Appel à la vigilance des milieux antiproductivistes et décroissants contre l’extrême-droite
    http://www.medialternative.org/047-appel-a-la-vigilance-des-milieux.html

    ALAIN CAILLE / Lettre ouverte à Alain de Benoist, Précisant une fois pour toutes que le MAUSS n’a rien à voir avec la Nouvelle Droite…
    http://www.revuedumauss.com.fr/Pages/ACTG.html

    Quando Alain Caillé scrisse questa precisazione era il 2003. Nella sua lettera ricapitola anni e anni di intrallazzi, parassitismi e millantato credito da parte della Nuova Destra (italiana e francese). Insomma, questo genere di problemi precede l’ingresso in scena di Pallante.

  95. A me sembra (e con questo esprimo tutta la limitazione della valutazione) che ci siano i sintomi di un cannibalismo del sistema liberale, che già si è mangiato la lotta di classe, ma che ora sta mangiando se stesso, creando capitale artificiosamente da investire per creare profitto virtuale su cui incassare provvigioni.
    E’ in ogni dove. E’ quello che è successo a Parma, il cui Comune ora ha un debito di 600 milioni di euro per aver giocato con il valore di terreni e immobili.
    Bisogna, tuttavia fare attenzione. Quando si afferma che tutto il valore virtuale che si scambia ogni giorno non corrisponde a quello di tutte le merci sul mercato, si dice una mezza verità. Non corrisponde al valore che hanno oggi le merci, ma non è detto che le merci non possano decuplicare il loro valore (leggasi prezzo) per giustificare il volume di denaro virtuale che circola. In fondo il valore (leggasi prezzo) lo fa chi è proprietario della merce.

  96. Scusate l’assenza, domenica de fuego.

    @WM2: avevo tagliato un po’ con l’accetta, ma non voglio passare per un «luogo comune filosofico» :)
    Il fatto che, in situazioni di estrema compressione di risorse, mezzi materiali e soglia minima di benessere individuale, l’uomo si abbrutisca e inizino a volare i coltelli è abbastanza attestato, tanto da un punto di vista sociologico che antropologico (occhio che ho detto: *estrema* compressione del benessere/delle risorse disponibili).
    Penso agli studi più avanzati sulle cause soggiacenti al genocidio in Ruanda, che non ne fanno [soltanto] una questione etnica, ma lo collegano principalmente a sovrappopolazione e quantità di terra disponibile (non trovo il riferimento preciso, mi pare sia pure in Todorov).
    Penso alle modifiche psicologiche e all’inselvatichimento in cui si incorre se reclusi in un campo di concentramento/di sterminio. (Senza arrivare all’esempio ovvio del superstite del disastro aereo che si nutre, a malincuore, dei propri compagni.)
    Penso anche solo ad alcune dinamiche della Grande Depressione, come descritte nei fumetti di Eisner. O – con risvolti più strettamente politici – al fatto che sia Weimar a fare da anticamera all’ascesa di Hitler.
    Il fatto che esista una percentuale di uomini che sono, ahimè, lupi per gli Altri nella vita corrente non c’entra con il fatto che, in situazioni economiche gravi (intendo: mancanza di mezzi di sussistenza, se l’Italia subisce un tracollo in «stile Argentina», ecc), la maggior parte degli uomini “innocui” (che coltivavano il proprio orticello, si facevano i cazzi loro, pagavano le tasse, ecc) diventi potenzialmente un lupo e subisca questa trasformazione. La sociologia e l’antropologia pare dicano questo. (E se ci sono studi fortemente contrari, mi fa molto piacere se qualcuno li linka!)
    Un dettaglio interessante: questa cosa si esplicita a livello di «sottogruppo»/comunità. Statisticamente, è più facile che, se tiriamo tutti la cinghia e i tempi sono duri, il vicino mi presti lo zucchero (se ne ha). Ma le comunità tendono a blindarsi e scannarsi fra loro (hutu/tutsi), o a cercare capri espiatori (nazisti/”complotto ebraico”). È la stessa leva che viene usata nel conflitto leghisti/migranti, che in tempi di grande abbondanza attecchirebbe molto meno (spero!).
    È chiaro che esistono culture, comunità e gruppi sociali che costituiscono una eccezione a questa regola (ad esempio: la struttura socioantropologica delle regioni “rosse” del Centro Italia, che infatti viene studiata anche all’estero – penso a Emmanuel Todd – o, per qualcuno, il concetto di “solidarietà” cristiana). Ma è importante sapere che, in situazione grave, queste sono le “sacche di resistenza da propagare”, non certo quello che c’è da aspettarsi dal comportamento della maggioranza…
    «Salvarsi il culo il più collettivamente possibile» (per citarti) è una cosa che all’uomo che ha MOLTA fame non riesce bene, se non in contesti antropologici particolari, ad uomini particolarmente civilizzati, o quando il nemico sia chiaramente *esterno* (l’asteroide in rotta di collisione, o l’escamotage al termine di Watchmen fumetto [cerco di non spoilerare]).
    Secondo me è importante saperlo, senza buonismi, altrimenti si rischia di uscire vestiti “per il ballo”, con le scarpe inadatte ad un tratto che magari va fatto di corsa e nel fango perché qualcosa è andato storto…
    Anche ieri al pub, un amico se ne è uscito con «Sono contento, se crolla il sistema Italia». Non si rende conto, di quel che afferma. Sto molto più con WM1, in questo: se butta (molto) male, saranno lacrime e sangue. E gli uomini *saranno* lupi. Possono poi avere la lucidità necessaria per fermarsi a riflettere un istante prima del morso, ma l’istinto di base, in tali circostanze, è quello. [oh, poi mi auguro che sia una prospettiva sbagliata, ma non è che fosse un’opinione buttata lì alla cazzo, eh! :)]
    Scusa la lunghezza, non è semplice essere sintetici senza essere cazzari…

    @uomoinpolvere, 10/7 ore 4:27 pm:
    «Decrescita» come frame è orribile (come ha fatto notare anche WM2), ma concordo sul dover essere «più moderni del moderno». Le economie di Germania e Giappone sono così solide proprio per la produzione di beni industriali concreti e/o d’avanguardia (rispetto alla fumosità “anglosassone” – sto ovviamente generalizzando). Il motore di una rivoluzione ecologica non dovrebbe essere «ritirarsi sui monti», ma spingere l’evoluzione tecnologica verso nuovi *mezzi di produzione* compatibili con il rispetto del pianeta e l’ottimizzazione delle risorse. In questo modo si costruirebbe anche un’avanguardia industriale che non può essere facilmente replicata, o prodotta più economicamente all’estero. Il problema è che la costruzione di una «avanguardia industriale di tecnologia ecologica» implica uno sforzo collettivo notevole, quanto meno su scala nazionale (e relativa volontà politica), tempo, e allocazione di risorse a istruzione, ricerca teorica, ecc…ti pare che stiamo andando in quella direzione?

    @tuco: «Vogliamo il pane, e vogliamo anche le rose» lo trovo uno slogan bellissimo :-)

    @nat, 10/7 ore 10:53 am:
    Mi sembra che la questione #notav si presti moltissimo a una narrazione. Almeno, a livello di brainstorming, già la ferrovia in sé stimola molto (“la locomotiva” di guccini, l’avanzata delle strade ferrate in nord america, il mito di tecnologia e progresso nell’italia del boom economico – o di fabbriche, produzione e “bene collettivo” nell’ex-blocco orientale…ecc ecc). Senza contare la contrapposizione fra stato e cittadini, violazione del territorio a livello locale e senso di impotenza del singolo individuo… Boh. Mi hai dato di che pensare mentre preparo il pranzo!
    [ti rispondo qui perché dell’altro thread non ho letto una parola. se mi dici che ne vale la pena, vedo se riesco a prendermi il tempo]

  97. @ Collettivo Militant

    Concordo sull’analisi di fondo. Nessuna rivolta oggi in corso in Italia o nell’Europa Occidentale in genere, ha caratteristiche peculiarmente di classe. Tuttavia bisogna anche essere pronti a cogliere gli elementi per così dire *classisti* che possono annidarsi nelle nuove rivolte. Le rivendicazioni degli studenti britannici che si ribellano contro l’irrigidimento classista dell’università, o quelle degli indignados spagnoli che insieme ad altre cose chiedono *anche* l’aumento del reddito minimo per i giovani, etc. possono essere punti di partenza interessanti. Anche perché, mano a mano che la crisi si incattivisce e la retorica tautologica del capitalismo si fa sempre più evidente, i nodi vengono al pettine e il margine per i compromessi si fa sottile, mettendo tutti davanti all’alternativa tra tirare a campare con poche speranze di sopravvivenza o ribellarsi. Per altro non va sottovalutato il fatto che la *classe* oggi fatica a trovare un’identificazione netta in Europa, dove le catene di montaggio si fanno sempre più virtuali (e non per questo meno forti, né meno forte si fa lo sfruttamento, anzi, se possibile è ancora più pervasivo), mentre la produzione pesante si trasferisce in altri continenti. Tanto per dire: parlare di centralità operaia in Cina, India o Brasile, è un conto; parlarne in Italia o in Spagna un altro.
    Insomma, personalmente penso che in un quadro in movimento sia comunque più probabile che emergano scintille di cambiamento, non necessariamente in grado di incendiare l’intera prateria, ma magari di rallentare la corsa verso il baratro e chissà, lo dico forse con troppo ottimismo, anche di stringere nell’angolo qualche governo. Certo questo non è affatto scontato, e la strada da percorrere in salita controvento è tanta.

  98. @Taliesin: credo che tu abbia colto nel segno nell’identificare la necessità di una complessiva “evoluzione” del sistema produttivo verso metodi sostenibili. Eppure, come mi pare che anche tu ti renda conto, questo implica un approccio sistemico impossibile da attuare. Innanzitutto per le dimensioni “epocali” atte a favorire questa trasformazione, per l’assoluta mancanza di volontà politica e di capacità (e senso di resposabilità) di disegnare politiche a lungo termine e per la natura intrinseca della produzione capitalistica in cui la variabile della “sostenibilità” non potrà mai essere considerata determinante fino a quando questa non diventerà “causa” dell’accumulazione di profitto. Gli stessi teorici della cosiddetta Ecological Modernization si sono dovuti, nel corso degli anni, correggere ed individuare negli Stati la colonna portante di questi cambiamenti tramite la “Smart Regulation” (Janicke mi pare). Affidando, ancora una volta ad entità politiche progressivamente più obsolete il compito di guidare delle entità che vanno ben al di là dei loro confini di controllo. Io penso che i meccanismi ci siano e passino attraverso l’individuazione di filiere produttive corte e quindi attraverso la ri-localizzazione di settori effettivamente ri-localizzabili. Penso innanzitutto all’energia (che è comunque la principale responsabile delle emissioni climalteranti ed una delle principali variabili di “potere contrattuale” sul tavolo politico internazionale) ed al cibo. In questi due settori in Italia io vedo un potenziale terreno fertile e, intervenendo a livello locale, una maggiore possibilità di “pressione” sulle istituzioni e di ri-costruzione del tessuto sociale per realizzare quell’effetto di “salvarsi il culo il più collettivamente possibile”.

  99. @Taliesin
    Gli esempi che fai non sono esempi di una guerra di tutti contro tutti. Quando scrivi che in tempi di profonda crisi le comunità tendono a scannarsi una con l’altra, sono d’accordo con te, e ovviamente sono in totale disaccordo con quanti pensano che la crisi possa essere un pranzo di gala. Tuttavia, se mi parli di “comunità”, questo significa che, anche in tempo di crisi ci sono legami sociali che si mantengono, e in generale, continuano a funzionare anche altri aspetti della natura umana che non sono riconducibili all’aggressività pura e all’istinto rettiliano.

    La citazione latina più antica, credo, che richiama la frase “homo homini lupus” si trova nell’Asinaria di Plauto e fa così:
    Lupus est homo homini, non homo, quom qualis sit non novit. ovvero: “L’uomo è un lupo per l’uomo, non un uomo, quando ignora di essere tale”. Io sono convinto che anche in tempi di grossa crisi la maggioranza degli uomini trovi quantomeno conveniente far appello alla capacità umana di stringere alleanze, collaborazioni, ecc… Questo non eviterà il conflitto (e quando mai?) ma nemmeno porterà alla guerra di “tutti contro tutti”, una situazione estrema che secondo me rimane un luogo comune o tutt’al più, un esperimento mentale buono per Hobbes e i suoi seguaci.

  100. Qui un intervento di D.Moro:

    http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtbg05-009323.htm

    sulla decrescita. Ci sono alcune riflessioni che condivido, ma non sono in grado di valutarlo fino in fondo. In coda c’è un altro suo scritto più articolato.

  101. @ WM2: hai ragione, ho pasticciato due concetti. Ho parlato di «rischio balcanizzazione» per un’Italia in grossa crisi (che ci sta) e poi sono slittato all’homo homini lupus. Guerra fra comunità nel primo caso, individui “tutti contro tutti” nel secondo. (Io stesso nell’ultimo intervento specificavo che mi riferivo più alla prima, e infatti ti ho portato esempi solo di quella.) Grazie per la precisazione e scusa il pasticcio, scrivo sempre fra mille cose e multi-tasking.

    @ Telesio: in un mondo “perfetto” (leggi: fantascienza) sarebbe auspicabile l’evoluzione di tecnologie ecologiche che fossero *anche* vantaggiose da un punto di vista economico (quanto meno perché d’avanguardia, per cui rivendibili – ma anche perché miglioramenti, in termini di “rendimento” rispetto all’esistente). Il problema è che è un punto di vista conveniente *su scala nazionale* (l’Italia possiede tecnologie d’avanguardia e le vende agli altri) , che non modifica nessuna struttura globale, e che richiederebbe una programmazione solida, di lungo termine e lungimirante. L’unico beneficio globale che vedo è in termini ambientali, di sostenibilità per il pianeta.
    Sono a favore della rilocalizzazione nel settore cibo [Slow Food], ma vedo problematica quella dell’energia…di solito, chi tocca gli interessi di quel settore, muore (e non sono tanto sicuro che sia un’iperbole!).

  102. Scusate, mentre posto in borsa volano gli stracci, e io, seppur sia interessato a capire che cavolo succederà, se questa decrescita avverrà davvero, mi chiedo: la decrescita non è ancora l’orizzonte comune. Cosa volerà via? Cosa ci chiederanno? Cosa ci toglieranno? A cosa attaccare le unghie? Perché prima di accettare la fine del capitalismo, questi piuttosto si taglieranno il pisello, se ne può star certi. E questo non mi preoccuperebbe. Quello di cui son sicuro è che il pisello lo taglierebbero a me piuttosto di non poterci fottere più. E allora: cosa ci fregano? Anziché attaccarci l’un l’altro, cosa difendiamo?

  103. Già. Volano gli stracci.
    E in ‘decrescita’ ci siamo già. Pure da un pezzo, sia in termini relativi che assoluti.
    Non è una festa, lo vediamo bene, e continuerà a non esserlo, anzi, sono proprio cazzi. Però necessari. Perchè la baracca non può più reggere. E sta venendo giù, un pezzo alla volta.
    Adesso tocca a noi. Con conseguenze grosse, non solo per noi.
    Questo “adesso” durerà un bel po’, e le incognite sono tante quanti gli esiti possibili.
    La crisi si avvita. Siamo nella fase in cui ogni mossa che viene fatta si ritorce contro. E anche ogni mossa che non viene fatta, per paradosso.
    Esempio:
    con il solo balzo avvenuto tra venerdì e oggi, gli interessi che l’italia paga sul suo debito sono cresciuti di 20miliardi di euro. All’anno.
    Cosa vuol dire?
    Vuol dire, come prima cosa, che la già molto aleatoria manovra del molto disastrato tremonti, è già decrepita. Carta da culo. I già molto improbabili 50 miliardi che la componevano sono ormai pochi.
    Eppure. Cosa chiedono tutti?
    E cosa tutti, direttorio napolitano in testa, bersani casini di pietro fini marcegaglia, si affanneranno a fare subito?
    Approvare la Manovra.
    Wow.
    Per scoprire subito dopo che non basta, anche se lo sai già adesso. E allora vai con un altro giro di spread.
    Ultimo esempio:
    nel fine settimana Obama ha messo all’ordine del giorno, in diretta televisiva, il possibile default USA.
    Una cosa impensabile. Fino a solo pochi mesi fa.
    A chi stava parlando?
    Di sicuro agli americani, e voleva dirgli: pensavate che vi avevamo già fatto un gran culo vero? ecco, da adesso molto di più.
    Di sicuro ai cinesi, che detengono più di metà del debito americano, e voleva dirgli: cari fratelli occhi a mandorla, facce gialle del cazzo, è vero noi occidentali abbiamo vissuto troppo oltre mezzi sostenibili, è vero insostituibili compagni, brutti pezzi di merda, abbiamo accumulato un debito troppo alto. E perciò ne dobbiamo parlare. Perchè non credo che lo pagheremo.
    Quella che stiamo vivendo è la grande crisi del debito mondiale. Durerà anni, e produrrà effetti della portata di una guerra mondiale, perchè lo è. E forse ne produrrà anche una vera e propria, di guerra mondiale.
    L’unica cosa che si può fare, credo, sia provare ad attrezzarsi per percorsi molto accidentati, per niente lineari. E saper riconoscere bene i possibili compagni di strada, e fare insieme il tratto più lungo che si può.
    E’ sacrosanto, non basteranno movimenti che chiedono parlamenti puliti.
    Ma neppure sanpietrini e bancomat sfasciati.
    Non ci sono transizioni morbide all’orizzonte. A sarà dura.
    L.

  104. @ wu ming 4
    Io sono d’accordo, altro che! Anzi, fra le esperienze che magari ho maltrattato nel post, quella degli “indignados” è una delle più interessanti, e alcune delle loro rivendicazioni sono molto “di classe”. Ad esempio, fanno anche tutto un discorso sulla produzione, sulla necessità di produrre meno, sulla redistribuzione del reddito. Però è difficile chiamarlo risveglio di classe, le differenze al suo interno, come composizione sociale, sono abbastanza evidenti. Si è abbandonata tutta una simbologia, e una retorica, che rendeva immediatamente individuabili certe proteste. Sono proteste di sinistra (per non dire di classe)? Mica è così scontato affermarlo. E’ un bene, un male? Chi lo sa, staremo a vedere…

  105. @ Militant
    Non sono d’accordo: il consumismo è una categoria inventata negli anni venti e divenuta popolare alla fine degli anni ’50 (tanto da comparire nei dizionari all’inizio degli anni ’60). È una categoria non marxista e, molto più importante, è una categoria sbagliata. Suggerisce l’idea, falsa, che ci fosse o che ci sia un buon capitalismo che produceva/produce non merce da scambiare, ma beni da usare. Tutte queste narrazioni servono da puntello ideologico al sistema, come quelle sul capitalismo produttivo contro il capitalismo finanziario. Tutte le volte che c’è una crisi si dice: è colpa di questo truffatore, è colpa di un eccesso di avidità, è colpa della finanza. Il risultato è che si fa credere che ci sia un altro capitalismo. Un capitalismo buono, che produce buone cose e un capitalismo cattivo. Questa è la gigantesca palla dello sviluppo “compatibile.” Si usano questi slogan per creare un’ideologia che consente di accettare un presente inaccettabile in nome di un futuro che tutti sanno non esiste, ma che tutti fanno finta che esista.

    @wu ming

    è vero che bisogna essere vigili. In Italia, Terza Posizione, già negli anni ’70, faceva dell’ecologismo nazista. Però questo non vuol dire che, anche dall’estrema destra, non si segnalino questioni vere. Sono le risposte ad essere criminali, ma continuiamo a imparare di più sullo stato e sulla modernità da Carl Schmitt e da Heidegger che da Bukharin e Stalin. I fascisti, in generale, sono spiacevoli e violenti, ma questi poveri palla che circolano ancora diventano pericolosi ideologicamente solo se noi rinunciamo a dare voce al disagio sociale. La decrescita mi sembra un problema vero.

  106. Io sono in accordo con te Luca, ma continuo per necessità umana a restare pratico: io sono convinto che il solo modo che conosce il mercato per recuperare spazio sui propri debiti sia sempre lo stesso: il recinto.
    Quando penso alla voglia di fregarmi l’acqua, o di fregarmi la salute per fare un buco di 50 km in una montagna che frutta dei gran soldi (che freganoa me), quando si usa una parola simpatica come austerity per dirmi che dovrò sucare, io non penso a come salvare solo il mio di culo. Penso: ci toglieranno assistenza medica? ci dirotteranno parte dei risparmi (la cassaforte d’oro Italia) per pagare il debito?
    Cosa metteranno nel loro recinto ancora?

  107. @erota, però deciditi: o si devono usare solo categorie strettamente marxiste, oppure Schmitt e Heidegger sono utili. Io sono per la seconda opzione, ma allora non si rimprovera l’interlocutore perché parole come “consumismo” non appaiono nei manualetti. A parte che un sacco di teoria sociale di impronta marxista ha analizzato la “società dei consumi” e questo non implica di per sé alcuna credenza in un capitalismo buono d’antan (con Militant sfondi diverse porte aperte, anche su economia produttiva e finanziaria)…

  108. Questo interminabile balletto intorno al concetto di “decrescita”, dove la cosa più importante sembra prendere le distanze da chi, sostenendola, non può esibire patenti di credito almeno post-marxista, mentre “la cosa” in quanto tale viene continuamente bypassata, fa pensare che le questioni nominali abbiano più peso di quelle sostanzioali, e che la paranoia identitaria sia veramente l’ultima religione.
    Per me la cosa è un po’ più semplice: la decrescita, prima ancora che la produzione di beni e servizi, riguarda il raggio d’azione della merce. La filiera corta, l’autonomia produttiva e l’autoconsumo, creano le condizioni concrete per cui una comunità possa effettivamente decidere del proprio territorio e rendono le proteste dei no TAV qualcosa di molto più rivoluzionario di quanto possa apparire in un’ottica che mette in discussione gli effetti perversi ma non il motore della globalizzazione.

  109. @ wu ming & Militant

    Vero, mi sono espresso male. Quando scrivo che
    “È una categoria non marxista e, molto più importante, è una categoria sbagliata,” è solo la seconda parte che avrei dovuto scrivere.

    Per quanto riguarda la società dei consumi, che è una categoria un po’ diversa dalla categoria “consumismo,” vale, secondo me, quanto si può dire della “risk society” o di tutte le altre categorie simili: sono categorie utili ha far passare alcuni messaggi, ma servono soprattutto a distrarre l’attenzione dal capitalismo. Si fa passare l’idea, questa sì pauperistica, che il problema è la qualità della produzione e la voracità delle società ricche. Il capitalismo, invece, vive di espansione ovunque esso sia, perché le merci e il capitale sono tali solo quando circolano. Fermare la circolazione del capitale, come suggerisce Latouche, anche con proposte assurde, come le monete iper-locali, vuol dire uccidere il capitale. Per questo, io credo, il vecchio Marx ha ancora tanto da dire (Grundrisse e Capitale). Così, se si parla di liberalismo, Schmitt è utile, ma se si parla di capitalismo, preferisco le categorie marxiane. : )

  110. “Ha far passare”?

  111. @ Valter
    per ragionare sensatamente sulle filiere produttive non è obbligatorio far comunella con nazi e mezzi nazi. E a prendere le distanze da certi ambienti sono in primis Latouche e Caillé. Saranno paranoici pure loro… Comunque, l’ultimo commento di Luca faceva sperare bene, ma finora siamo ancora ai chiodi di prima… :-/

  112. Hai ragione Giorgio, le tue sono domande fondamentali. Purtroppo la mia impressione è che le risposte siano SI’ e SI’.
    Di sicuro ci provano.
    Perchè alla fine nel recinto ci metteranno quello che permettiamo ci mettano. Si sa, chiedono il dito ma è il braccio che agguantano.
    Alla fine di questa guerra ci sarà da reinventare tutto. Produzione, mutualismo, welfare, cittadinanza. Sarà la generazione dei figli di wm1, 2 e 4, quella investita di trovare le soluzioni. In un mondo assai diverso da oggi.
    L.

  113. L’ultimo commento di Luca lo posso anche sottoscrivere parola per parola. Il fatto è che non riesco a vedere altra forma di organizzazione efficace se non quella fondata sul territorio, e questo non per motivi ideologici, ma proprio perchè le uniche e vere mobilitazioni significative (cioè capaci di produrre degli effetti su chi amministra) da anni a questa parte sono queste. Certo, ci sono le donne in piazza e le manifestazioni nazionali del sindacato, ma quello che portano avanti sono sacrosante questioni di principio, che anche quando condivise non possono portare a una decisione nell’immediato. Infatti poi l’operaio messo alle strette firma i referendum di Marchionne, e la lavoratrice la lettera di licenziamento in bianco in caso di gravidanza.
    Se tutto è sfilacciato, se le grandi unità politiche vanno in frantumi, è anche la lotta di classe intesa in senso universalista che risulta sempre meno comprensibile. L’antagonismo programmatico viene criminalizzato, anche perchè secondo me ha alle spalle un’analisi troppo rigida del capitalismo, dove capitalismo becero è tutto, dall’artigianato alla grande impresa, mentre chi ci ha lavorato sa bene che non è così. Dire che “piccolo è bello” non è solo una romanticheria, ma è la possibilità concreta di restituire al circuito economico un aspetto di relazione umana, dove i soggetti non possono rimpallare all’anonimato delle Corporations o dei flussi finanziari la responsabilità di scelte che sono loro (ti ricordi l’inizio di “Furore”?). Poi è chiaro che la possibilità dello sfruttamento si ripropone, ma a quel punto anche i rapporti di forza e la solidarietà di classe tornano ad avere un senso.
    E guarda che queste cose non le dico perchè mi piacciono, ma solo perchè le vedo.

  114. @ valter binaghi

    Ma non si puo’ pensare di fare il km zero, che so, a Milano. Una citta’ di tre milioni di abitanti non potra’ mai essere autosufficiente. Queste cose possono funzionare in piccole comunita’ rurali. Qui vicino, in Slovenia, funziona quasi cosi’. Pero’ gli sloveni sono 2 milioni su una superficie pari a quella della Lombardia, dove gli abitanti sono 10 milioni. E il 50% degli sloveni vivono in zone rurali. Lubiana pero’ dipende dalla campagna, come tutte le citta’ del mondo. (Aggiungo che chi vive in campagna, appena puo’, fa un salto a Lubiana o a Maribor per andare al cine, a teatro, in biblioteca…) (E aggiungo ulteriormente che le comunita’ rurali, in slovenia, sopravvivono solo perche’ ci sono internet e i i telefonini, un turismo gestito a livello di comunita’ locali, un sacco di fondi statali che arrivano dalle mille case da gioco posizionate lungo il confine con l’ Italia, e perche’ un po’ di ragazzi che hanno studiato in citta’ sono tornati in campagna e hanno portato idee nuove).

  115. E poi non so che dire, se cammino fino in fondo al molo e guardo verso il mare, mi viene voglia di partire. Stranamente, la stessa cosa me l’ha detta un mio amico senegalese. “Perche’ sono partito da Dakar? la miseria, certo. Ma la vera molla e’ stata la voglia di vedere altri posti, e adesso non posso nemmeno immaginare di tornare a vivere nel mio villaggio ai limiti del deserto.”

  116. @luca
    Sono d’accordo con te sul fatto che siamo alla grande crisi del debito (GCD). Difficile capire come uscirne. Se per quello americano si paventa uno scenario da guerra mondiale, per quello italiano se deve paventare uno da guerra civile, visto che il debito dello stato italiano lo hanno gli italiani.
    Secondo potrebbero provare la soluzione inflazionistica per dilatare e alleggerire le modalità di non pagamento. Purtroppo quando c’è inflazione sono i salriati a prendere gli schiaffi più grossi (tanto per cambiare).
    Solo per non fare allarmismo va detto che il costo per lo stato dell’aumento dei rendimenti non è da subito ma è stimato così a regime (cioè tra qualche anno). Per cui un eventuale finanziaria fatta bene (non da tremonti) potrebbe invertire un po’la rotta. Sinceramente non ho tanta smania di iniziare le danze….

  117. Consiglio la visione di questo documentario:
    http://www.debtocracy.gr/indexen.html
    interessante storia di come la Grecia (e non solo…) è arrivata dove si trova adesso.
    Ma soprattutto interessanti le proposte su cosa fare per salvarsi il culo.

  118. @tuco
    E’ evidente che non stiamo parlando di (impossibile) ritorno alle origini, ma di un ripensamento dell’abitare e del produrre che è reso possibile anche e forse soprattutto dalle nuove tecnologie. Però bisogna andare oltre certi canoni che sembrano irrinunciabili, per esempio quello metropolitano, che è il prodotto di uno sviluppo sequenziale e di un primato assoluto dell’economia di scala, ma che sta diventando peggio che tossico per chi non vive nei quartieri “alti”, e forse andrebbe abbandonato senza misericordia. Io la Slovenia non la conosco, ma conosco bene l’Italia: non c’è regione (Lombardia inclusa) che non abbia risorse territoriali per impostare i fondamentali di un’economia di sussistenza (poi non è che qualcuno pensa di proibire i commerci, eh!)
    Quanto al tuo amico senegalese, viaggiare si potrà sempre, credo, magari senza il mito di raggiungere l’Eldorado e poi trovarsi a vendere il culo per campare. Per esperienza, però, posso dirti che il viaggio come “condizione esistenziale” perde molto del suo fascino dopo i quaranta, e soprattutto dopo il primo figlio.

  119. @ Luca e altri

    Bisogna guardare la situazione italiana contestualizzando con quello che è il quadro politico.
    L’ho già scritto.
    Berlusconi ha chiesto a Tremonti di rinviare di 3 anni il momento in cui ci faranno il culo, per meri motivi elettorali.
    Questo fa sì che per i prossimi 3 anni dovremo chiedere i soldi che ci servono attraverso i BOT (che non sono solo in mano agli italiani risparmiatori) e chi ha i soldi (reali o virtuali che siano) tratta sul tasso di interesse ercando di strappare le migliori condizioni per il proprio investimento.
    Questo è quello che sta succedendo.
    Queste sono le condizioni di partenza.
    Chi farà il culo a chi, lo scopriremo nei prossimi mesi.

  120. Questa è una notizia interessante.
    Economisti di tutto il mondo unitevi!
    http://www.carta.org/2011/07/economisti-di-tutto-il-mondo-unitevi/

  121. @ valter binaghi

    ho 41 anni e due figli di 8 e 3 anni :-)

    Che il rapporto tra citta’ e hinterland vada ripensato e’ assolutamente vero. Che sia assurdo far costruire a Caltagirone quartieri satellite intorno a Roma, quando i borghi del Lazio sono spopolati, e’ assolutamente vero. Pero’ basta uscire dall’ Italia per vedere quel che si dovrebbe fare (conosco un po’ Amburgo e Berlino).

    La vita nelle piccole comunita’ rurali comunque non e’ un eden, nemmeno con il sostegno delle tecnologie. Sempre parlando di Slovenia, ma lo stesso discorso vale anche per il Friuli, gli studi medico-statistici dicono che il rischio di depressione e’ piu’ alto in campagna che in citta’ (con buona pace di Massimo Fini).

    E intanto in Slovenia sono ricomparsi nei supermercati gli ingredienti della cucina serba, e i ventenni organizzano festival di musica punk balcanica, chiamano a suonare gruppi di Belgrado o Sarajevo, con grande disappunto dei loro padri che vent’ anni fa hanno preferito chiudersi nella loro piccola patria.
    E l’ anno scorso a Pirano, sulla costa slovena, e’ stato eletto sindaco un medico ghanese, arrivato come esule in Jugoslavia ai tempi di Tito. E’ stato il primo sindaco di colore eletto in un paese dell’ ex blocco socialista.

  122. @Tuco
    Infatti la primissima cosa è sgombrare il campo da equivoci di purismo etnico presunto: la scelta è per un sistema reticolare piuttosto che per la ragnatela che ha un solo megacentro nella metropoli. E’ uno stile organizzativo, che tiene conto del passato prossimo e remoto e non impedisce l’interscambio, semplicemente non lo rende obbligatorio.

  123. @ valter binaghi

    si’ ma se si vuole sgomberare il campo dall’ etnicismo, bisogna evitare come la peste quelli che wm1 chiama “i néné”. ti assicuro che dall’ osservatorio triestino chi voleva vedere li ha visti benissimo all’ opera nei balcani. in un altro thread avevo segnalato la figura emblematica di dragos kalajic. qualcuno qui sopra ha parlato di balcani. ecco, i balcani appunto. sono il grande rimosso di questi ultimi vent’ anni. eppure anche li’ e’ cominciato tutto con una crisi economico-finanziaria, anche li’ il FMI ha imposto misure draconiane, ed e’ li’ che hanno fatto il loro debutto in grande stile le ideologie confusioniste rossobrune.

  124. @tuco
    Guarda, il confusionismo non so bene cosa sia, e per quel che mi pare qui si usano troppe semplificazioni caricaturali (“nènè” ecc) spesso a sproposito. Il problema è avere curiosità intellettuale e spregiudicatezza ideologica per riuscire a imparare anche a cinquant’anni o rinchiudersi per tutta la vita in quello che si è appreso e professato ai tempi dell’università, specialmente quando questo consente una certa rendita in ambienti intellettuali.
    Io non ho nessuna voglia di dimostrare di essere (sempre stato) di sinistra, perchè la sinistra in cui credevo era un misto di ingenuità e di cinismo, e il resto si è rivelato anche peggio. Certo, non ci si lava le mani, non si ostenta superiorità, si prova (oggi, per quanto mi riguarda) a scommettere sul Vendola di turno, ma senza troppe illusioni. Quello che può salvarti dalla barbarie non è un’appartenenza politica (come purtroppo la storia ha dimostrato), ma una devozione senza se e senza ma alla dignità umana. Il resto sono giochini di bandierine, che a ogni generazione trovano il modo di riposizionarsi, e di cui non m’importa più un accidente.

  125. @valter binaghi

    ma chi e’ che negli ultimi anni ha dimostrato piu’ spregiudicatezza ideologica, porco cane, se non i cascami delle nomenklature comuniste in decomposizione? e’ questo che vogliamo? vogliamo anche noi un milosevic che disseppellisca le ossa dei morti di qualche battaglia combattuta 600 anni fa, per farle benedire da un pope in vena di revanscismo? cosi’, tanto per rafforzare il sentimento identitario? (e tenersi stretta la carega sotto al culo). perche’ e’ di questo che si parla, quando si parla di ideologie confusioniste, di nènè, e compagnia bella. e guarda che non e’ paranoia: ci sono movimenti autonomisti, in friuli, che tra un latouche e un trattato sul signoraggio ti propongono un pamphlet sull’ etnonazionalismo voelkisch. e se segui la traccia, ti ritrovi a mosca in compagnia di un ex presidente del kkk…

  126. Minchia, Valter, sembri Alfieri… Un po’ meno stentoreo no? A parte che ‘sto commento, con minime variazioni, te l’ho visto lasciare su decine di blog decine di volte, possibile che tu debba ammantare di questa sorta di “eroismo intellettuale” (e ho-visto-cose-che-voi-umani, e la-so-più-lunga-di-voi etc.) anche la più banale delle prese di posizione? Lo capisco, ti dispiace che a noi facciano un po’ ribrezzo certi tuoi interlocutori e riferimenti, ma è più forte di noi. Sai come la penso: il tuo blogroll rimanda per vie più o meno dirette a persone e movimenti che nuotano a farfalla in una grande pozza di liquami razzisti, patriarcali, antisemiti, cospirazionisti, catto-integralisti e chi più ne ha più ne metta. Capisco la curiosità intellettuale, anch’io vado a leggere certe cose (conoscere il nemico!), ma ci sarà pure un confine tra curiosità intellettuale e legittimazione.
    Guarda, facciamo così: domani linkiamo il sito del Ku Klux Klan e se qualcuno ci critica diciamo: “ha ragione Binaghi, bisogna aprirsi, altrimenti a cinquant’anni saremo ancora i soliti comunistacci di sempre!” :-D

  127. Per tornare all’argomento principale del post.
    Riavvolgendo il nastro, vedo il blocco socialista e quello occidentale che si contrappongono, che propongono diversi sistemi di organizzazione della società. La percezione che ci fosse una lotta senza esclusione di colpi è viva: qualcuno l’ha vissuta, qualcuno l’ha sentita raccontare.
    Le armi micidiali non sono i missili, non sono gli eserciti, le armi micidiali sono la Coca Cola e i jeans, sono la televisioni e i film porno, sono il rock’n roll e i fast food, ma soprattutto la possibilità che tutti possano avere tutto questo.
    Da una parte un sistema che propone a tutti di vivere dignitosamente, dall’altra un sistema che promette di vivere a doppia velocità di consumo, di benessere, di piacere.
    Non è importante che sia vero, l’importante è che tutti ci credano, che tutti abbiano il loro sogno da inseguire: possedere tutto questo. Ancora di più ciascuno può avere tutto questo e molto altro.
    Ricchezza creata sul debito e col debito, società che vengono create per creare debito, analisti che guadagnano sul debito che fanno crescere, che creano.
    Noi siamo dentro questo meccanismo. L’Italia è un ingranaggio di questo meccanismo. I denti stanno per rompersi. Non solo quelli dell’ingranaggio. Quando spiegheranno che cosa vuol dire il maggior spread sui BOT, quando spiegheranno che costerà altri 13 miliardi all’anno da aggiungere alla finanziaria, molti denti salteranno.
    Non solo quelli degli ingranaggi.
    La violenza della Val di Susa era solo un assaggio.

  128. Ah, Valter, un’ultima cosa!
    Se vuoi sapere cos’è il “confusionismo”: è una strategia di travisamento ideologico e iconografico scientemente perseguita da gruppi fascisti e fascisteggianti per *sembrare di sinistra* o comunque rendere indecidibile (almeno di primo acchito) la loro matrice.
    Basti un esempio: c’è un gruppo di neo-fascisti, ex-ordinovisti e loschi figuri di quel demi-monde che si chiama… “Sinistra nazionale”. Costoro pubblicano un giornale che si chiama “Rinascita”, proprio come il vecchio settimanale del PCI. Su quel giornale si può leggere davvero di tutto, comprese rivalutazioni delle povere SS, dopo decenni di ingiuste calunnie e stereotipi. Ma la facciata è verniciata di rosso, la fraseologia è ibrida, i nomi scelti apposta per creare confusione.
    Del resto, già “Ordine Nuovo”, prima di essere scippato dall’ultradestra, era stato il nome di un importante giornale comunista.
    Ecco, questo è il confusionismo.

  129. @Wu Ming1
    Cazzarola, sempre sul blogroll andiamo a finire.
    Vuoi saperla tutta? Ci sono cose che è interessante vedere, e preferisco tenermele sottomano che cercare ogni volta su Google. Il che non vuol dire che rientrino nella mia sfera di elezione. Io sarò ripetitivo, ma anche tu non scherzi: eppure lo sai benissimo che sono una specie di cattocomunista e con il fascismo non ho niente a che spartire. Ma la domanda è: perchè uno deve sempre mostrare la patente anzichè essere considerato per quello che afferma nella fattispecie?
    Qui per esempio, questi ultimi thread sono interessanti perchè è molto forte il senso della fine di un’epoca, forse anche del capitalismo, almeno per le comunità che sapranno sottrarsi a quello che è il più potente dei suoi mezzi di seduzione, cioè l’onnipotenza dei desideri, o come preferisco dire io, la tentazione diabolica a “trasformare le pietre in pane”, che non è la legittima aspirazione a migliorare la vita umana, ma la negazione della condizione carnale, della finitezza.
    Qui forse la filosofia ha una parola in più da dire rispetto all’economia, perchè l’economia tende a legittimare se stessa come scienza della massimizzazione dei profitti, e nessun economista ammetterà mai che la sobrietà è preferibile al guadagno. Negli anni Settanta, quando uscì il libro di Schumacher (“Piccolo è bello”), dove si parlava dell’economia buddista, o quello di Ivan Illich (“Per una teoria dei bisogni”), o più tardi “Il pianeta dei naufraghi” di Latouche, io ho capito che la strada giusta era quella. Non è colpa mia se in ambienti destrorsi questi autori sono stati recepiti prima che altrove, e del resto non l’ho scritto io che se Marx l’avesse avuta vinta avrebbe trasformato il mondo in una fabbrica (Adorno, mi pare).
    Infine, trovo sbagliato anche agitare lo spettro della ex jugoslavia ogni volta che si parla di comunitarismo: ci si dimentica troppo in fretta che quei territori, prima di una breve unificazione durata poco più di sessant’anni, sono stati divisi per secoli tra due imperi e soprattutto attraversati da ostinate e feroci separazioni religiose. Quello che è accaduto lì non si spiega semplicemente con il declino di un potere centrale.

  130. Se non erro, anche il Fronte della gioventù era originariamente di sinistra, prima di diventare organizzazione dei giovani missini…

  131. Però cerchiamo anche di essere un attimo pragmatici quando parliamo di kilometri zero, autosufficienza alimentare, catene produttive corte, ecc…
    Oggi, per poter solamente immaginare di possedere un terreno agricolo, ci vogliono migliaia di euro (centinaia di migliaia..). Poi lo devi coltivare, e coltivare costa non solo uno sproposito in termini economici, ma costa uno sproposito di fatica, per cui se uno coltiva il proprio campo da solo non è che poi viene qua a scriverlo sul blog, ma alle 19.00 cena e va a letto (a meno che non stiamo parlando dell’orticello 2×2 che ci faremo tutti da pensionati per fare 3 barattoli di passata al pomodoro fatta in casa..).
    Poi questa roba che ti autoproduci o la fai per il tuo mero sostentamento, e quindi ancora devo capire come guadagni i soldi per avere tutto il resto (sanità, scuola, casa, luce, acqua, gas, cultura…una vita sociale…), oppure produci per vendere. E qui viene il bello, perchè tutti gli agricoltori europei (che non esistono quasi più, esistono le industrie del circuito alimentare), ripeto, tutti gli agricoltori europei vendono in perdita, sotto costo (per fare un esempio: un litro di latte costa al produttore quasi un euro, che poi lo vende alla grande distribuzione a circa 25 centesimi, che poi lo fa tornare sui nostri scaffali al prezzo che sappiamo).
    L’unica possibilità di poter andare avanti sono i finanziamenti dell’Unione Europea all’agricoltura. Finanziamenti illegali, che distorcono il mercato alimentare in maniera assoluta, visto che senza di questi potrebbero svilupparsi industrie agricole nei paesi del terzo mondo, che invece si vedono impossibilitati a competere nel mercato alimentare occidentale per via delle sovvenzioni all’agricoltura.
    Senza questi finanziamenti, e con un mercato veramente libero (che non esiste, è un ossimoro), tutti i prodotti agricoli costerebbero notevolmente di più.
    Altro che latte, uova, insalata, banane a 50 centesimi. Solo la grande produzione (nonchè la grande distribuzione) ha potuto abbattere nel corso del tempo il costo dei prodotti alimentari. Per non parlare poi del mercato della carne, quella ce la potremmo proprio scordare.
    Ecco perchè bisogna stare attenti a non gettare il bambino con l’acqua sporca. La produzione in scala va bene, è una forma di progresso che l’uomo ha raggiunto. Capire come organizzare questa produzione, questo è un’altro discorso, ma non demonizzare la produzione in scala in quanto tale.
    Cioè, non è che quando noi prenderemo il potere (ecco, ci siamo…) aboliremo l’industria e le produzioni di massa, il discorso sta nel riorganizzarle e renderle davvero sociali (e socialiste, magari..)

  132. Addenda.
    Oggi il fascista Maurizio Blondet scrive che la cosa più saggia sarebbe mandare a fare in culo i tedeschi e l’euro con loro, anzichè spremere sangue da tutti quanti per fingere di poter stare al loro livello.
    Qualcuno pensa che questa opinione è semplicemente demenziale?
    E comunque si può citare per una discussione o si diventa fascisti solo per questo?

  133. @ Valter, guarda che qui la patente non te l’ha chiesta nessuno, né in questa discussione né in quelle precedenti. E se qualcuno di noi avesse anche solo il lontano sospetto che hai a che fare col fascismo, credi che saresti ancora qui a discutere? Qui i fasci non ci mettono piede.
    No, la mia critica di fondo è a certi concetti che usi (in soldoni, la tua idea di comunitarismo) e certe exit strategies che proponi, muovendoti con eccessiva noncuranza in un territorio dove gli enunciati oscillano spaventosamente tra sinistra e destra. E i tuoi link, a chi sa leggerli, forniscono una mappa del territorio di cui sopra. E la tua insistita polemica nei confronti di una sinistra dai tratti molto caricaturali aggrava i rischi che secondo noi stai correndo. E cerchiamo di avvertirti. Tutto qui.

  134. @ jimmyjazz, che cazzo ci fai in rete dopo che hai camminato tutto il giorno??! Vai a dormire, sennò domani sei spompo… :-)

  135. i commenti di @tuco sono illuminanti

    vado solo leggermente e apparentemente fuori tema: a barcelona si sta ragionando molto sul post-acampadas, le energie sono molte, l’euforia è alta. una delle proposte è stata quella di decentralizzare l’autorganizzazione ai quartieri e ai paesi, immaginando uno scenario a metà strada (IMHO) fra l’autodeterminazione iperlocale (?) e le assemblee del 1936 (?!¿)… Molti si chiedono: ok le assemblee di quartiere, ma dove sono le assemblee del quartiere “Internet”? ;-)
    questo per dire che parlare di autosussitenza e km. zero è una cosa quando parliamo di patate, ma è un’altra completamente diversa quando parliamo di affinità, desideri, orizzonte politico, musica punk, letteratura, guerriglia della comunicazione…

  136. @Militant
    Cazzate. Il terreno agricolo costa pochissimo, e se ti allontani da aeree passibili di variazione di piano regolatore costa ancora meno. L’agricoltura è una cosa seria, che si avvale di strutture cooperativistiche (i pomodorini sul davanzale sono una caricatura) e che potrebbe fruire di zone collinari in Italia praticamente spopolate, di mercati locali e limitrofi. Non parlo solo del sud, parlo di province lombarde, venete, piemontesi. Lavoro duro, chiaramente. Ma certo, se preferisci il call center a seicento euro per poi avere tre o quattro ore al giorno per smanettare in Rete, accomodati finche ce n’è. A me sembra una vita da larve.

  137. Ma questo sterminato semi-OT non sarebbe il caso di ri-indirizzarlo verso il centro della questione affrontata da Luca, ovvero: crisi, aggravamento della crisi, risposta dei movimenti, possibili scenari delle lotte future?

  138. Vi sto leggendo da Barcellona, dove sto seguendo con attenzione il movimento del 15-M… leggendo gli ultimi post della discussione dove si parla di “etnicismo” e “sentimento identitario” non ho potuto fare a meno di pensare a come qua in Catalunya la questione dell’identità sia centrale. Nell’assemblea dell’acampada di Barcellona é stato deciso di inserire fra le richieste minime di base del movimento di riconoscere “il diritto all’autodeterminazione dei popoli e, pertanto, del popolo catalano”. A me una dichiarazione cosí ha fatto un po’ rabbrividire, faccio molta fatica ad associare l’idea di popolo con l’idea di nazione… Secondo voi in questo caso si puó parlare di “confusionismo” o la recente storia della Spagna (il franchismo) rende necessario sottolineare sempre e ripetutamente il valore dell’identità regionale?

  139. @Chiara, temo che da qui potrebbe partire una digressione *infinita*… Questo thread si sta “sfarinando”…

  140. L’impennata della crisi del debito italiano potrebbe portare ad una accellerazione inaspettata e sopratutto non voluta della cooperazione Europea. L’unica via di uscita al momento sembra quella dell’ emissione di obbligazioni federali europee che vadano a sostituire e rifinanziare i debiti dei singoli paesi. le nazioni perderebbero quasi completamente la sovranita’ fiscale ma potrebbero emettere debito sotto un unico cappello europeo a tassi piu’ convenienti. All’ Europa del Sud verrebbe imposta una specie di germanizzazione tramite l’implementazione di riforme liberiste copia di quelle fatte da Shroeder durante il suo cancellariato.
    Chi non riuscira’ ad imporre le riforme a livello locale sara’ probabilmente estromesso dall’euro.
    Questa mi sembra l’unica via percorribile x evitare catastrofi nel breve termine. Sarebbe la soluzione migliore ? forse no ma probabilmente la meno dolorosa.

  141. @Wu Ming 1 Hai ragione scusate l’OT

  142. Se ci germanizzassero un po’ credo sarebbe anche una buona cosa. Ma è possibile?
    Uno dei problemi maggiori delleuropa è indubbiamente la mancanza di strumenti di unità politica funzionanti, che sta facendo danni a raffica. Visto che ormai l’unione economica e monetaria sono fatte, potrebbe essere il momento di un unione politica. Questa mi sembrerebbe una strada da percorrere piú che la particellizzazione. Ma è fattibile?

    Un altro aspetto che sta venendo fuori con prepotenza in questi giorni è anche la debolezza tremenda del nostro sistema bancario, che credo possa fare il botto forse piú del debito pubblico. Previsioni sul superamento degli stress test

  143. È partito scusate. Previsioni sugli stress test? I miei 2 cent sono per il no. E li saranno cazzi

  144. @ Valter Binaghi

    Suvvia, però, Valter, cerca di non voler fare l’antipatico a tutti i costi. Innanzi tutto nemmeno tu hai scelto di andare a fare il contadino coltivandoti il podere, no? Secondo: mi sembra che Militant abbia spiegato che l’agricoltura oggi in Italia e in tutta Europa non funziona più come cinquant’anni fa. E in effetti è così, io vengo per metà da una famiglia contadina e ho visto mutare le cose completamente. Campare di coltivazione diretta non è affatto una bazza, e non solo per il culo che uno deve farsi, ma anche per il crollo del prezzo dei beni all’acquisto. Senza parlare dello strapotere delle multinazionali agroalimentari che ben conosciamo e rispetto al quale non mi sembra granché sufficiente come risposta la coltivazione del campicello. Militant per altro non è entrato nel merito dell’allevamento, perché in effetti si aprirebbe un lungo OT nell’OT, ma il costo di una vacca oggi è niente rispetto a quello che era un tempo. La tendenza al monopolio e alla svalutazione delle materie prime non è un dettaglio, è insita nel capitalismo e in una certa concezione del consumo e della produzione. Insomma cerchiamo di non essere semplicisti e di connettere le scelte individuali, senza dubbio importanti, almeno con un quadro complessivo che difficilmente può prescindere dalle lotte sociali e politiche.

    @ WM1 (e ancora a Valter):
    A me pare che trovare delle risposte in questo momento sia la questione più difficile e drammatica. Uno degli scenari, prefigurato da altri in questo thread, e addirittura auspicato da certi destrorsi tipo Blondet, come ricordava Valter, è il default, l’uscita dall’euro e buona notte ai suonatori. Ora io, nella mia ignoranza, riesco a dire che un debito inestinguibile è soltanto un cappio che va tagliato. Ma sono però ben lungi dal pensare che se anche si arrivasse a questa opzione (che per altro chiunque, nella classe dirigente, si guarda bene dall’enunciare) staremmo tutti meglio. I PIIGS rimarebbero comunque terreno di conquista speculativa da parte dei paesi rimasti dentro l’euro e di tutti gli altri. Perché non è che ti buttano fuori, o ti lasciano uscire, per farti un favore, ma per *farti la festa*. Per questo resto dell’idea che la lotta andrebbe condotta almeno sullo scenario europeo. Se non altro perché esiste oggi, forse per la prima volta, una generazione di europei che il continente lo attraversa, ne popola le metropoli e non solo, ne parla le lingue. Ed è una generazione di *europei* che arriva fino al Nordafrica. Lo so, lo so, Militant, che non è la *classe* (qualunque cosa questo oggi voglia dire)… ma forse è uno spaccato di società relativamente giovane che sta smettendo di pensare alla Grecia, a Londra e a Barcellona, soltanto come luoghi di vacanze o di soggiorni studio. Non so se mi spiego.

  145. @Wu Ming4
    Hai ragione, ma le mie scelte di vita le ho fatte trent’anni fa.
    Adesso mi sembra diverso. Poi, sulla questione dei prezzi agricoli sono ben lungi dall’essere competente, ma attenzione a non rapportare un discorso che è tutto da impostare in prospettiva di una liberazione dalla tirannia delle corporation con il sistema dei prezzi imposto dalle medesime.

  146. Gli “speculatori” sono i “black Bloc”.
    Siamo sotto attacco di delinquenti finanziari che fanno il mordi e fuggi per ammazzarci.
    Uomini senza volto (col volto coperto) attentano l’integrità del paese. Ma l’attacco è ingiustificato, i “fondamentali” sono solidi. Il corpo è sano.
    Bisogna fare fronte comune, e resistere.
    Questa è l’insopportabile merda retorica che ci viene propinata. In maniera del tutto omogenea.
    Cazzate indigeribili spacciate come verità inoppugnabili.
    La Borsa diventa una Val di Susa virtuale.
    Ei lacrimogeni dove sono? Adesso arrivano. E come al solito li tirano a noi.
    L’Italia sotto attacco ci si è messa da sola. Diventando un paese inguardabile, impresentabile, fatiscente, obsoleto, decrepito.
    Poi. Gli analisti dei flussi sono concordi nel dire che, nel disastro di ieri, gli scambi sono stati abbastanza bassi. E molto poche le famigerate ‘vendite allo scoperto’.
    Che significa? Che hanno venduto italia ieri i cosiddetti investitori istituzionali. Quelli che i titoli ce li hanno davvero. Banche Stati, qualche fondo pensione.
    I “ribassisti” raiders, gli hedge fund e compagnia, per ora non sono gli attori protagonisti.
    Chi è pieno di titoli del debito italiano alleggerisce la sua posizione, e si copre altrove.
    L’Europa non sa che cazzo fare, perchè al suo interno ci sono forze e blocchi che tirano in direzioni opposte e confliggenti.
    La pacche, i sorrisi e i summit non contano una mazza.
    Questa strada era segnata da tempo. Pura progressione geometrica.
    Bastava un coglione qualsiasi (vedi me) a capirlo.
    Invece sono stati i broker con il passamontagna. Con i loro computer riempiti di ammoniaca.
    L.

  147. @ Luca, tuco, CM, VB ecc.

    (le passeggiate col cane portano consiglio)

    La decrescita fino ad ora è stata declinata come l’arma in mano alle classi subalterne per riprendere in mano il controllo della propria uscendo dalla sfruttamento del capitale. Quello
    che è successo venerdì e anche ieri all’economia Italiana, mi da invece l’impressione che sia proprio il contrario. Noi parliamo di decrescita come “una Stalingrado” stando dalla parte dei sovietici, mentre invece ci ritroviamo dalla parte dei nazisti. Si stanno creando le condizioni per cui non potremmo scegliere la descrescita, ma al contrario ci verrà imposta.
    E che la decrescita sia un’arma spuntata contro questa economia, lo evidenzia anche il fatto che quella che viene chiamata speculazione è la normale, del tutto regolata dal mercato, specie quello post industriale che stiamo vivendo, riproduzione di capitale. Tutto quanto avviene nelle regole del gioco.
    I fondamentali dicono che quando un bene scarseggia, quel bene aumenta valore. In questo caso il bene che scarseggia sono i soldi e chi ce li presta fa il prezzo. Attenzione perchè sono soldi che non servono per pagare beni voluttuari (in questo caso la decrescita sarebbe un’arma) ma per pagare pensioni, sanità, servizi all’infanzia, quindi la decrescita ci verrà imposta e la subiremo.

  148. Quando nel 2001 proponevamo di tassare le transazioni finanziarie, per mettere un granello di sabbia negli ingranaggi della speculazione finanziaria, venivamo additati come dei pazzi, dei “black bloc”, o semplicemente dei poveri neo-luddisti, ignari delle meraviglie schiuse dai mercati finanziari.

    Quando nel 2002 il crack Enron mostrò i rischi della enorme sproporzione tra speculazioni finanziarie e investimenti reali, continuammo ad essere noi i “black bloc”. Noi, non quelli che si erano venduti i risparmi e le pensioni dei poveri cristi. E così anche quando tra il 2002 e il 2003 l’Argentina andò gambe all’aria (con il corollario di carestie, mortalità infantile e ritorno al baratto nei giorni più neri, e il fastidioso corollario aggiunto dei tanti compagni, anche italiani, che cianciavano di «laboratorio argentino»), e si capiva bene che il default era una catastrofe sociale, altro che decrescita felice.

    Poi, nel 2008, quando la bolla speculativa dei subprime, ormai matura, ci scoppiò in faccia, tutti cominciarono a tuonare contro gli speculatori cattivi, come se fossero una sotto-categoria separata dalla finanza. Prima no. Nessuno aveva fatto domande, prima.

    In Italia una crisi così non si vedeva dal 1992. Io non posso ovviamente ricordarla, ma all’epoca ci vollero 4 anni per rientrare nello SME (e restarci dentro più di un mese consecutivo). Ne uscimmo per via di «lacrime e sangue», ma anche per via di liberalizzazioni e speculazioni finanziarie (l’apparente benessere dei late 90s italiani). Ma ne uscimmo anche — e mi scuso, perché so di semplificare molto — senza più manifatture, senza più tessile, senza più chimica, senza più mezzo indotto FIAT. I famosi “lavori che nessuno vuol più fare”, secondo la semplificazione leghistoide e fascistoide.

    Ora lo Stato non ha più risorse. Tecnicamente, e nemmeno materialmente. E fino a ieri i quotidiani titolavano su “Giulio e Silvio, un amore finito”. Come se la crisi finanziaria fosse una conseguenza degli scazzi interni alla maggioranza. E non il contrario.
    E senza capire che non è la politica che fa la finanza (casomai la politica militare, finché il debito pubblico non ti impedisce di pagare gli stipendi all’esercito) ma semmai l’inverso, da molto, troppo tempo.

    Se continuiamo così, non solo i giovani italiani cominceranno a vedere Madrid o Berlino come qualcosa in più che un luogo di vacanze o di Erasmus — il che, come dice Wu Ming 1, probabilmente è già accaduto — ma cominceranno a vedere i loro traballanti “redditi” come potenziali rimesse per la famiglia. Perché sulle pensioni delle nonne, faremmo meglio a non contarci.

    Tutto questo sembra apocalittico? Forse, sicuramente è molto semplificatorio in termini economici, ma in qualche misura ci siamo dentro.

    Nel 1982 Jacques Derrida ha scritto: “The end approaches, but the apocalypse is long-lived”. Lui voleva dire che la paura apocalittica nel post-moderno diventa permanente e di conseguenza perde il suo significato: da apocalypse now si passa ad un gioioso “apocalypse forever”. Io credo che questa frase oggi sia vera, a patto di intenderla nel suo senso pieno e non in senso ironico. La fine è prossima, ma ci attende una durissima traversata.

    Benvenuti nel deserto del reale, diceva qualcuno.

  149. A proposito della decrescita e dell’auspicato (da Valter) ritorno all’economia agricola e localizzata contrapposto a quanto detto dal collettivo Militant: si parlava dell’aumento del prezzo di carne, latte e altri generi alimentari. Onestamente, penso che questo non solo sia giusto ma necessario anche da un punto di vista fisiologico. Il consumo di carne che si fa in occidente è esageratamente superiore al nostro fabbisogno ed è diventata la prima causa di brutte malattie come obesità, tumori al colon e al fegato, malattie cardio vascolari e altro ancora, tutte sensibilmente aumentate con l’aumento dei consumi. Avere carne e latte più costosi significa mangarne meno, ossia il giusto (al massimo un paio di volte a settimana, come succedeva generazioni fa). Per non parlare dell’abbattimento di emissioni e consumi di acqua e terreno agricolo necessari al mantenimento dei grandi allevamenti intensivi.

  150. Per la serie, vent’anni dopo le barzellette non fanno più ridere:

    Nemmeno la crisi economica può migliorare gli italiani
    SAREMO PIU’ POVERI
    MA STRONZI UGUALE
    Già in distribuzione nei negozi le preziose toppe al culo di Krizia e gli esclusivi calzini rammendati di Trussardi – I guidatori di Pajero si accontenteranno di circolare con la clava e il forcone – Dolorosi tagli alle spese culturali: in Brianza contingentata la Gazzetta dello Sport – Riflettete: se un Ferrara sazio si comporta così, provate a immaginare un Ferrara affamato

    Da: “Cuore”, settimanale di resistenza umana, 6 gennaio 1992

  151. @ Valentina

    Quello che sta succedendo in Italia non è scollegato dalle scelte economiche del nostro Governo.
    Per 3 anni, dal 2008 a oggi, non si è affrontata la crisi per tutelare gli interessi del presidente del consiglio. Certo nel bilancio del nostro paese hanno pesato la gestione clientelare del potere, degli investimenti, delle opere pubbliche da realizzare, la mancanza della volontà politica di attaccare il lavoro nero e la corruzione nel nostro paese (quest’ultima stigmatizzata dall’Unione Europea), ma oggi non viene dato un giudizio sul Governo italiano, molto più semplicemente chi ha soldi da investire ha visto la manovra che è stata presentata e ha deciso di puntare sulla debolezza politica per ottenere il massimo profitto.
    Aspettiamo l’asta dei BOT di oggi e vederte che avranno il tasso più alto da molti anni a questa parte.

  152. Da questa intervista
    http://it.peacereporter.net/articolo/29400/Italia+sotto+attacco.++Borsa+peggio+dell%2711+settembre
    sembrerebbe che il momento critico sia dopodomani.

  153. @ RobertoG

    Solo che i riferimenti che ci sono nell’articolo sono già superati: lo spread con i titoli tedeschi sono passati da 290 a 330 e il tasso dei BOT è già arrivato a 6,5% da 5,5 che dice l’articolo.

    Ma ti faccio una domanda. Se tu avessi dei soldi, tanti soldi, in una banca in un paradiso fiscale, a disposizione di un trader che può portarti un 6-7% (o anche più) di interesse, mentre l’economia industriale va già bene se chiude i bilanci in pareggio, cosa faresti?
    E se quello stesso signore con tanti soldi in una banca in paradiso fiscale a disposizione di un trader fosse anche un importante uomo di governo del nostro paese (ipotesi di totale fantasia, sia chiaro) quale provvedimento prenderebbe per l’economia del nostro paese?

  154. Che paura.
    Sapete cosa trovo devastante di questo thread? Che sono anni, decenni che temo l’arrivo di questo momento, magari senza i dettagli e gli ingranaggi che ci spiega @Luca (sei terribile, altro che coglione qualsiasi ;) ma il senso era quello, è sempre stato quello, e mi sono sempre consolato pensandomi paranoico, catastrofista, pessimista. Finché sei il solo a pensare al peggio, il peggio non esiste, non è possibile. Sei tu che sei malato, bacato. Hai dei figli, non puoi pensare che su di loro arriverà il massacro perché nessun altro lo sta pensando, sei tu l’anomalia.
    Invece qui siete in tanti e tutti ben attrezzati…

    Il problema è che nel mio incubo la fase successiva è popolata di blindati e miliziani. Posso quasi azzardarmi a guardare certe persone in faccia e immaginare o indovinare la bestia che hanno dentro e che non vede l’ora di venir fuori. E non mi sembrano per niente pochi.
    Perché girando un po’ l’Europa in questi anni, anche solo mordi e fuggi da turista (sperabilmente “attento”) sono tornato a casa ogni singola volta con l’idea che qui siamo messi peggio non tanto in termini di benessere quanto di mentalità, cultura, disponibilità.
    Non ho visto in nessun posto la rabbia che qui si vive quotidianamente perfino ai semafori (detto da uno che viaggia principalmente coi mezzi pubblici, peraltro). Non ho sentito in nessun posto la puzza di coltelli nascosti che ristagna qui da troppo tempo. Quella fame di resa dei conti.

    Io non so nemmeno come si tiene in mano, un coltello… penso a Saviano che racconta che un kalashnikov trasforma perfino una scimmia in un soldato, e non credo che sarò tra quelli che riusciranno a mettersi per tempo dalla parte giusta del kalashnikov (quella dietro) e non perché sono giusto e buono ma perché sono incapace. Incapace di difendere la mia famiglia. E se è il medioevo elettrico quello che sta arrivando, non so quanto potrà funzionare che quelli disarmati con la famiglia da difendere si mettano tutti insieme dalla stessa parte (*noi* difendiamo le *nostre* famiglie). Nel medioevo ultimo scorso (o nei medioevi odierni appena un po’ lontani per ora da qui) non ha funzionato granché…

    Scusate la sbrodolata, ma davvero nessuno di voi ha paura? Siete tutti lucidi e speculativi e analitici? Eppure anche voi “tenete famiglia”… nessun altro sta vedendo questo film? Sono l’unico che ha comprato il biglietto? Meno male…. o no?

  155. @ nat

    Anche se stanno cercando di farci il culo, non è questa l’occasione definitiva, è solo un altro passo di avvicinamento.
    Di più. E’ stata una dimostrazione di forza del “capitale”. Ha dimostrato di poter sollecitare il mercato creando fibrillazione (tanto che al momento la borsa è tornata ad un -1% rispetto al -4,7% di questa mattina).
    Nel frattempo sono stati collocati un bel 6,75 miliardi di BOT a 1 anno, con un tasso del 3,67% rispetto al 2,14 % precedente, un 1,5% in più che fanno circa 10 milioni di euro di interessi in più, solo oggi, da aggiungere al nostro debito pubblico.
    Forse più tardi i listini saranno addirittura in territorio positivo, perchè poi chi detiene i titoli del debito pubblico e le azioni, sono gli stessi.

  156. io ho una visione molto meno catastrofista, i mercati stanno facendo quello che il popolo non e’ riuscito o voluto fare, l’attacco all’Italia e’ prettamente politico, la sfiducia e’ verso la capacita’ politica di produrre riforme.Penso che si creera’ un vuoto politico molto simile al biennio 92-94 e ci sara’ l’opportunita’ di rinnovare questo paese.Il post 92 e’ stato riempito da bombe, mafia e ricette finto ultra liberiste il post 2011 sara’ roba nostra.E’ triste pensare che la politica sia eterodiretta dalla mano invisibile dei mercati ma purtroppo in questo ventennio e’ stato cosi’ e dobbiamo accettarlo.
    Comunque meglio il crollo veloce che la lenta agonia alla quale ci stavamo abituando e assuefacendo.

  157. @ raffaele

    Hai mercati non è che interessa molto della politica, quello che interessa è il profitto.
    Non mandano messaggi a nessuno, fanno solo i loro interessi.
    Hanno capito che il nostro governo non ha intenzione di rientrare subito del disavanzo di bilancio, ma solo nel 2014, quando pensa di non esserci più o comunque che per giocarsi la rielezione deve posticipare alla prossima legislatura questo momento.
    Però al bilancio dello stato i soldi servono e come scrivevo anche ieri, la tempesta è durata quel tanto che serviva per alzare i tassi di interesse dei BOT.
    Attenzione a giovedì che vanno in asta BTP…

  158. @nat
    Ho recentemente ripreso in mano “V for Vendetta” (il fumetto, non il film) e devo dire che tutto puzza come fosse il prequel dell’opera di Alan Moore…

    Tra l’altro, il cancelliere Susan ricorda decisamente B.

  159. @paco infatti ai mercati non frega niente della politica ma la dirigono. le aste saranno oversuscribed perche’ c’e’ un corto colossale e non sono un problema in questa tornata. Ma il nostro tesoro e’ un forced seller ciclico e le aste sono periodiche e i compratori chiederanno tassi sempre piu’ alti. secondo me non e’ un problema di rientro del disavanzo ritardato ma l’incapacita’ di produrre crescita futura a creare sfiducia. Ti diro’ di piu’ a questo punto mi sono quasi convinto che neanche una patrimoniale funzionerebbe.

  160. @ raffaele

    Forse una patrimoniale non servirebbe, ma di sicuro toglierebbe dal piatto molti BOT e i relativi interessi passivi.

  161. @wm4 (1:52 am)

    io ci andrei molto cauto con l’ augurarmi catastrofi e immaginare palingenesi. (non mi riferisco a te, ma a valter binaghi e altri)

    prendiamo la grecia. mettiamo che la grecia vada in vacca e che esca dall’ unione europea. ora noi abbiamo visto i ragazzi di exarchia che fanno la guerriglia urbana. ma cosa sappiamo di quel che cova nella maggioranza silenziosa? e negli apparati dello stato? la grecia ha un passato recente non proprio limpido. la grecia ha una rivalita’ storica con la turchia. la grecia ha un’ altra rivalita’ storica con la bulgaria. la grecia non ama per niente la macedonia. una grecia alla deriva destabilizzerebbe per l’ ennesima volta l’ intera area balcanica. (mi rendo conto che sto rompendo le balle coi balcani, ma penso che per molte cose i balcani siano il nostro specchio, nostro di noi europei)

    @bani il riferimento al 1936 in spagna e’ molto importante, anche se privo di implicazioni pratiche, perche’ e’ un richiamo simbolico potente all’ internazionalismo, unico vero antidoto alle chiusure identitarie.

  162. @ valter binaghi

    “Infine, trovo sbagliato anche agitare lo spettro della ex jugoslavia ogni volta che si parla di comunitarismo: ci si dimentica troppo in fretta che quei territori, prima di una breve unificazione durata poco più di sessant’anni, sono stati divisi per secoli tra due imperi e soprattutto attraversati da ostinate e feroci separazioni religiose. Quello che è accaduto lì non si spiega semplicemente con il declino di un potere centrale.”

    ma infatti io non ho detto che quel che e’ successo e’ dovuto al declino di un potere centrale. io ho detto che la jugoslavia negli anni ottanta e’ piombata in una gravissima crisi economico-finanziaria, che il fmi ha messo il cappio al collo del paese, e che pezzi di apparato politico e militare, per salvarsi il culo, hanno pompato per anni sull’ identitarismo etnico e religioso. di piu’, hanno sdoganato la peggior feccia nazionalista e collaborazionista, a zagabria gli ustascia, a belgrado i cetnici di draza mihailovic, e cosi’ via.

    tu dici: “ci si dimentica troppo in fretta che quei territori […] sono stati divisi per secoli “. e io dico: ci si dimentica troppo in fretta che negli anni settanta e fino a tutti gli anno ottanta belgrado, sarajevo e zagabria erano citta’ cosmopolite.

  163. @ nat

    Io di economia non so un cazzo. Mai studiata. Posso dire però che un mio amico che se ne intendeva, Sbancor, scomparso prematuramente qualche anno fa, aveva prefigurato lo scenario attuale già nel 2006, o giù di lì. Non credo che fosse l’unico, ma chi sapeva non parlava (Sbancor era un *veggente* di fiducia: in molti lo conoscemmo per la prima volta nell’agosto del 2001, quando disse che a breve gli americani si sarebbero procurati un “attentatuni” per varare l’economia di guerra e dilazionare il default).
    Alcuni degli interventi in questo thread hanno cercato di spiegare che molto probabilmente non si assisterà a un’apocalisse palingenetica, ma a una *normalizzazione* dell’apocalisse. Io non sono capace di prefigurare scenari, mi mancano troppi elementi, ma ho l’impressione che molte delle cose che si sono date per scontate in questi anni non lo siano affatto. L’UE è una di queste. Nasce sotto la mannaia dei tagli e finisce allo stesso modo. I vecchi paesi forti, le ex-potenze coloniali, Germania, Francia, Gran Bretagna, pensano forse di salvarsi mandando a bagno i paesi euro-mediterranei. Ma questo non significherà un ritorno indietro, né un ritorno indietro può essere la soluzione, come pretenderebbero i fascistoidi di vario ordine e grado. Perché nel frattempo il mondo è cambiato, ci sono nuovi attori, e Cina, India, Brasile, non sono paesi che possono più essere trattati come colonie. Gli Stati Uniti poi, dei fasti di un tempo conservano solo la forza militare, che non è poco, ma ogni giorno che passa è sempre meno sufficiente a tenerli in sella. Mi sembra che la strettoia nella quale si trova Obama parli chiaro.
    Tutto questo per dire che io non sono ottimista come Raffaele sul fatto che il cataclisma (che non sarà “veloce”, ma dilazionato, rateizzato) possa portare a un rinnovamento e che l’immediato futuro “sarà roba nostra”. Me lo auguro, certo, e potrei dire che in un certo senso sarebbe l’unica seria via d’uscita dalle forche caudine, ma vada come vada, ha ragione Luca, sarà comunque durissima.
    Sottoscrivo in toto i timori di Tuco sulla Grecia. E però ci aggiungerei anche l’Italia, che quanto a tentazioni autoritarie non ha nulla da invidiare ai vicini balcanici.
    Poco fa un amico mi scriveva che il massimo che un governo di centro-sinistra potrà fare sarà tirare fuori Prodi dalla naftalina e mandarlo a Bruxelles con l’agendina nera in tasca (quella con i numeri dei suoi vecchi amici europeisti, invece che delle findanzate del liceo) a mendicare una dilazione sul debito, mentre qua si sforbicia a tutto spiano.
    In una situazione come questa avere paura è normale, e forse hai ragione nell’osservare che ci si rifugia un po’ dietro alle cifre e a un certo linguaggio tecnicistico per esorcizzarla, per rimanere freddi. Ma la questione non sarà tanto vedersi costretti a difendere la propria famiglia con il kalashnikov (non credo a questo scenario), quanto capire quale strategia di sopravvivenza collettiva potrà essere innescata.

    – Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni! – esclamò Frodo.
    – Anch’io -, annuì Gandalf, – come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.
    (Il Signore degli Anelli, libro I, cap. II)

  164. @wm4
    Dici “avere paura è normale”. Dovremo abituarci, imparare a vivere e ragionare e restare umani nonostante la paura o la sua normalizzazione. Forse la paura va vista anche come eredità biologica, la vita in generale fa i conti ogni momento con la paura: vivere senza tenerne conto è stato un nostro privilegio occidentale durato qualche decennio, non so bene in quanti altri momenti storici sia stato possibile sperimentare condizioni analoghe.
    Ma forse dobbiamo anche modificare la percezione di quello che accade ai nostri giorni. Salvo pochissimi (molti però in questo bel posto, e vi ringrazio tutti :) non esiste coscienza del fatto che ciò che temiamo per noi esiste già da sempre appena fuori dalla porta, e sono fatti nostri non solo perché dalla porta potrebbero entrare ed entreranno, ma perché “per quanto noi ci crediamo assolti siamo per sempre coinvolti”. Se si arrivasse in parecchi anche solo fin lì, credo che la strategia di sopravvivenza collettiva sarebbe già più a portata di mano.

  165. Chiedo scusa ma, vista la ripresa della Borsa trascinata principalmente proprio dai titoli bancari, non è ipotizzabile una “pura” e “normale” manovra speculativa in cui si sono venduti titoli per farne cadere il prezzo per poi ricomprarli guadagnando paccate di soldi? Oppure, che manovre possono essere state messe in campo per modificare il trend? Era davvero un avvertimento come da qualcuno ipotizzato in questo thread? Perdonate l’ignoranza e vogliate notare le virgolette agli aggettivi affibbiati alla speculazione.

  166. Capire di economia o di strategie politiche imperiali è sempre stato privilegio di pochi, e comunque ogni linguaggio esoterico finisce per alimentare scenari complottistici più o meno plausibili. Nei romanzi l’abbiamo fatto un po’ tutti (io per primo), certo quando la cosa diventa reale e rischi di vedere negate ai tuoi figli le cose che negli ultimi quarant’anni hai dato per scontate, non c’è elucubrazione che tenga, solo un brivido che sale su per la schiena.
    Poi cominci a riflettere, ti rendi conto che veramente dal secondo dopoguerra ad oggi l’occidente ha vissuto immerso fino al collo in una mitologia che aveva la forza di una profezia autorealizzantesi, ma solo perchè aumentava l’ammontare dei propri debiti. E allora pensi che forse è meglio vivere modestamente del tuo che continuare ad alimentare le aspettative crescenti dei consumi e delle garanzie. Vi sembrerà strano, ma io che ho una storia di disintossicazioone alle spalle in questa vicenda non riesco a non vederci anche qualcosa di positivo. Non solo la fruigalità è sana, ma anche dover ritornare alla mutua dipendenza delle generazioni (i giovani dai vecchi e poi viceversa), al posto del delirio individualistico che ha pensato di poter fornire ad ogni singolo un uovo foderato di comforts e assicurazioni per la vecchiaia, alla faccia della cementificazione e del surriscaldamento del pianeta, oltre che dell’indebitamento crescente degli stati.
    Certo, la disintossicazione è dolorosa (e credetemi, lo so bene) ci vogliono anni per ripulirti il sangue e il cervello, ma poi ti accorgi che la vita vera è questa, non quella di prima.
    E parlo anche e soprattutto dei rapporti umani: quando il fare comunità diventa necessario per la sopravvivenza, si scopre quanto irrealistico e dannoso fosse un sistema in cui ognuno finiva per considerare il proprio ombelico come il centro dell’universo.

  167. @ Telesio

    Devi guardare quello che succede con il filtro marxista: il capitale ha prodotto profitto utilizzando le scelti deboli del Governo (per inciso: la scelta forte sarebbe stata farci subito un mazzo così e se ora ci sono andati leggeri con una manovra da un paio di miliardi di euro, non voglio pensare come saremo ridotti quando dovranno recuperarne 40!) tanto che nei giorni di venerdì e lunedì ci si stupiva che il calo della borsa era avvenuto a fronte di volumi di scambi molto modesti. Ergo, c’era dietro una strategia: speculare sui BOT italiani. Missione compiuta.
    E non è detto che non si ripeta giovedì con i BTP, ma forse non ce ne sarà bisogno perchè si partirà dal tasso di 3,67 e non da quello di 2,41 da cui si partiva oggi.
    Ma il mazzo è solo rinviato.

    @ Valter Binaghi

    L’economia è semplice, tanto è vero che è in mano a matematici, quelli che hanno lavorato sugli algoritmi che massimizzano il profitto del capitale. Non ci sono complotti, solo soldi. Una montagna di soldi.
    Poi è chiaro, che la crescita economica a debito è stato uno degli strumenti utilizzati per affermare che una società liberista cresceva di più e meglio di una società socialista, ma questo è uno dei fondamentali, come il palleggio, il passaggio e il tiro in terzo tempo.

  168. @Telesio
    Bah non e` facile dirlo. Secondo me pero` non e` solo manovra speculativa che come dicevo quando si parla della grecia in genere avviene quando il danno c’e` gia` stato. Se il rendimento dei buoni del tesoro deve in qualche modo rappresentare la solidita` di un paese credo che il 3% di speread con la germania sia forse anche poco……
    Oggi non si e` proprio ripresa ma e` piu` un rimbalzo che pero` e` arrivato sotto la meta` di quello che si e` perso ieri. In genere la speculazione a breve (per quanto poco morale come attivita`) non e` quella che fa i danni peggiori visto che i movimenti oscillano intorno a valori determinati da altro. Pero` credo alla lunga il nostro sistema bancario sia nella merda e che il debito pubblico sia incasinato, soprattutto vedendo piu` che la debolezza direi l’incapacita` totale del nostro governo.

    @paco
    questa cosa che una cosa sia semplice quando e` in mano ai matematici mi sembra un po’ strana…

  169. @ pedrilla
    Anche a me che sono un matematico questa cosa sembra strana. E poi non mi sono mai accorto di avere in mano l’ economia. Anzi, a dire il vero, ogni volta che mi convocano in banca (tipo una volta all’ anno) per rimproverarmi della mia scarsa propensione al rischio, non capisco assolutamente un cazzo di quel che mi dicono, e bofonchio qualche scusa penosa per andarmene via il prima possibile.

  170. @tuco
    michia scappa, le parole “hai scarsa propensione al rischio” escono direttamento da un tubetto di vaselina. :)

  171. Scusate, ma stando a quello che si vede a me sembra che l’economia sia in mano a chi ha tanti soldi (e non sono i matematici), capace quindi di orientare scelte politiche e d’interpretare i comportamenti di massa con l’ausilio di fini psicologi (un po’ come la pubblicità).
    Gli elementi di irrazionalità che sono presenti nella borsa, legati anche e soprattutto alla presenza di piccoli risparmiatori, sono interpretabili più che altro in termini emozionali. Almeno questo è quello che scrivono i libri di storia a partire dalla crisi del ’29 in poi.
    Altrimenti pupazzi come Berlusconi o Tremonti a cosa servirebbero?

  172. @pedrilla

    con me cascano male, ma ho la sensazione che se questi rapaci antropomorfi perdono tempo dietro a uno stronzo qualunque come me per convincerlo a investire i suoi risparmi, allora vuol dire che stanno proprio raschiando il fondo del barile

  173. @wu ming @Militant @Paco @Luca @E tutti gli altri e scusate se vi metto tra tutti gli altri

    Chiedo un aiuto.

    Capisco che il momento è cruciale.
    Devo dire che fatico a prendere in mano i libri di economia, di sociologia industriale, di storia economica,di finanza.

    Mi piacerebbe ci aiutaste (a me e tutti gli altri poco tecnici) a formare una piccola biblioteca, una cassetta degli attrezzi per capirci qualcosa.

    A parte reminiscenze vaghe dell’università, ho letto Shock Economy della Klein, pochi passi dei grundrisse e del capitale e ho comprato mesi fa, sempre con questo intento ma non l’ho mai aperto, Lavoro e capitale monopolistico di Braverman.

    grazie

  174. @ Behemoth
    un grande classico anti-liberista, anzi, IL grande classico dell’antiutilitarismo: Karl Polanyi, La grande trasformazione (Einaudi). Invece, tra le uscite recenti, Finanzcapitalismo di Gallino e L’enigma del capitale di David Harvey.

  175. Ad un certo punto le società di investimento americane, hanno realizzato che per guadagnare in maniera speculativa sugli investimenti, dovevano spostare il denaro molto velocemente.
    La base dell’economia è: conosci una azienda o un prodotto e investi al rialzo o al ribasso su quel prodotto o su quell’azienda. Per fare una cosa di questo genere dovresti saper leggere i bilanci, conoscere il piano industriale, la tipologia e la differenziazione degli investimenti, la potenziale insolvenza dei clienti, i costi delle materie prime, la prossionalità delle maestranze, insomma una gran palla se si vuol far girare velocemente.
    La vecchia teoria della borsa era “compra e dimenticati di aver comprato, vendi e pentiti di aver venduto”. Ciò prevedeva il possesso delle azioni per lungo tempo.
    Negli anni 90 è emersa una nuova filosofia: non mi interessa guadagnare il 10%, preferisco guadagnare lo 0,1 in un gorno, tutti i giorni.
    Da quando i computer sono entrati in borsa le operazioni sono molto più veloci. Compro, cresce di 0,1% (su milioni di euro sono soldi), rivendo e mi sposto su altri titoli. In questo modo è possibile guadagnare anche un 1-2% al giorno.
    L’ho provato. Io che non ne sapevo niente, con un po’ di culo e qualche informazione potevo fare (come passatempo) il 10-15% in un anno, quando gli interessi dei BOT erano al 3%.
    Il passo ulteriore è stato (quello che succede anche in questo momento) la realizzazione di algortimi che valutano le operazioni da fare e le fanno, senza che uno che se ne intenda di economia sia necessario.
    Qualche mese fa, un operatore che aveva fatto una operazione “sbagliata” (consentitemi l’approssimazione i miei studi sono di ingegneria), ha fatto fibrillare la borsa inglese (vado a memoria) fino a quando non sono riusciti a capire che alla base della speculazione c’era un errore che aveva trainato una serie di algoritmi di investimento che avevano letto la perturbazione del sistema secondo i parametri che erano stati impostati.
    E ora vado a letto, che domani mi devo svegliare presto…

    Dagli anni novanta

  176. @paco

    quello di cui parli te è l’algo trading, che si è sviluppato dagli ani 90 per fare soldi in modo speculativo a brevissimo termine. E di fatto vedono un sacco di fisico li a scrivere algoritmi per fare in pratica degli arbitraggi, molto piú complicato di quelli di una volta ma piè sempre arbitraggi. Ora però questi non sono i padroni dell’ economia, ma sempre speculatori finanziari, come ci sono sempre sempre stati che in realtà non spostano tanto denaro. L’esempio che fai te credo su riferisca al flash crash del maggio 2009, dove il nasdaq ha perso qualcosa come il 9% (se ricordo bene) in tipo 10 minuti, port poi recuperare in mezzora. Anche in questo caso la speculazione iperveloce ha fatto del casino, na solo port poco tempo e poi tutto è tornato come prima.
    Oggi ho sentito dire da uno che sembrava sapere cosa diceva (insopportabile repubblicano per altro) che i tp sono risaliti perché si sono messi a comprarli i cinesi, non suo se è vero ma se lo è non è ottimo

  177. Scusate se è scritto cosi male, devo smettere di scrivere dal telefono

  178. @behemot
    se ti interessano testi non teorici ma che hanno avuto un grosso impatto sul mondo della finanza
    Globalizaton an its discontents di Josef Stiglitz
    il cigno nero di Nassim Nicholas Taleb
    peddling prosperities di paul krugam
    alchemy of finance G.Soros
    un film: Inside job
    @paco quello che dici e’ giusto ma riguarda una piccola parte del mondo finanziario. Le banche d’investimento post 2007 hanno fatto profitti all’80% su commodities e mercati obbligazionari di stati sovrani tramite un rapporto incestuoso con governi, banche centrali e organismi sovranazionali. I matematici, ingegneri e fisici sono gli operai (strapagati) della finanza
    e hanno studiato e continuano a studiare loopholes (arbitraggi) nei mercati. Ma la forza delle istituzioni finanziarie e’ nella collusione con le istituzioni *indipendenti* e la politica, un esempio stupido:Prodi, Draghi e Letta sono tutti ex goldman sachs e Mario Monti ministro in pectore e’ attualmente advisor di goldman. Ma questo e’ una caratteristica planetaria non solo una piaga italiana.

  179. @tuco
    stanno dietro a chiunque, anche alle nostre monetine, perché sono a loro volta schiavi e vengono valutati alla disperazione su quanto riescono a tirar su buttando la rete. Fino a una decina d’anni fa quelli più bravi (o più feroci, dipende dal punto di vista) facevano carriera, oggi forse riescono a non entrare nel prossimo giro di esuberi.

  180. @Behemot
    Dei classici quoto
    Karl Polanyi – La grande trasformazione, Einaudi (già citato da Wu Ming1)
    Sui più recenti meccanismi della globalizzazione e il ruolo delle istituzioni internazionali
    Confessioni di un sicario dell’economia (Minimum Fax)

  181. @Wu Ming 1 @Raffaele @Paco @Come scritto nel post precedente

    Grazie!

    Mi hanno parlato anche di Confessioni di un sicario dell’economia di Perkins.
    Utile?

  182. @Valter
    Post sincrono. Grazie, aggiungo alla lista.

  183. Ho letto un sunto della manovra di Tremonti e devo dire che sono rimasto attonito davanti al computer. Mi sembra la mazzata definitiva per le nostre residue speranze di vivere in un paese minimamente dignitoso, ci vorranno decenni per risollevarci dalla miseria in cui ci condanna oggi tutto l’arco parlamentare. Ovviamente il Pd sta a destra di Tremonti e invoca altre privatizzazioni, dopo aver ingoiato il rospo del referendum torna al consueto discorso liberista : d’altronde lo stesso Vendola aveva aumentato la tariffa dell’acqua il giorno dopo l’esito del referendum. Incredibile? Non credo proprio, è il cosiddetto “popolo di sinistra” ad essere minchionissimo fino all’ennseima potenza, stanno ancora con le bandiere arancioni in mano a festeggiare ed ecco che ci hanno ridottto in povertà per i prossimi vent’anni. Un’ultima cosa da dire sulla manovra che mi scandalizza in maniera particolare, cioè la completa e definitiva liberalizzazione di quello che un tempo fu il collocamento pubblico per i disoccupati. Non so più che pensare.

  184. Per Torino c’è un cartello del pd con scritto senti che bel vento.
    [Scusate il link al pd, ma volevo farvelo vedere!]
    Io mi sono sentito preso per il culo allo stato puro.
    Il vento era una scorreggia, la puzza di stronzo che prima si felicita per il referendum e poi pensa bene di fottersene, di privatizzare tutto e riempirmi di lacrimogeni se mi lamento.

  185. Ma il punto è: quando toglieranno, dobbiamo resistere. Altrimenti la mia non sarà vita (ho 28 anni e sono disoccupato, ovviamente).

  186. @ Giorgio1983

    negli ultimi giorni, anche a Bologna c’è un gran bel vento! :-D

    Puzza in città, era letame di galline
    Sabato pomeriggio centinaia di chiamate ai vigili del fuoco

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/11-luglio-2011/puzza-citta-era-letame-galline–1901064211618.shtml

  187. @ Giorgio1983:

    – Una volta mi sono fidato di una scorreggia e mi sono cacato addosso!
    (“Burke & Hare”, di John Landis, 2010)

    :-)

  188. I PIIGS ci uccideranno! :o)

  189. @Giorgio1983
    forse questo non è vero. forse è per il migliore…

    Ciao a tutti,
    da un paese che appartiene gia ai PIGS. Dopo tante recensioni che ho letto, ho deciso di raccontarvi quello che succede oggi, in un paese che ha già cominciato a distruggere a causa della crisi economica europea e globale, il sell-out, gli errori commessi dai politici che governano circa per 30 anni e gli abitanti di questo paese, che hanno votato per loro politici…= Grecia.

    Vi scrivo da Atene … al campo di piazza Syntagma o “piazza” come si dice qui. Sono qui, dal primo giorno (10 maggio). Sto lavorando in “gruppo di lavoro” e veramente c’ è troppo lavoro. Tutti che sono qui come “volontari” in gruppi, organizzano i loro lavori, le loro vite, in base alla esigenza della “piazza”.

    (Una retrospettiva: vedete che cosa è successo qui, in peccati ultimi 3 anni.
    – In Atene (2008) c’ èrano gli eventi di dicembre. L’ occasione, proposta di legge per educazione ed un’ economia schifosa. (La morte di un ragazzo che aveva 18 anni).
    – L’anno scorso (2010) le prime misure economiche (I Memorandum). La gente veniva a grandi tirature.
    (Hanno bruciato una grande banca e 3 dipendenti di questa banca, la gente comune ha provato di entrare in parlamento, senza successo, a causa della polizia).
    – Quest’anno (2011) le seconde misure economiche (II memorandum). Il 15 maggio (c’èrano inviti ad internet). La gente smesso i cortei di protesta (per molti anni non hanno portato risultato) e ha deciso di rimanere in piazza, urlando, bestemmiando opposto il Parlamento per “disturbare” il Governo, i deputati…
    Gridavano: ladri, traditori… (certo, come esempio, prima l’ Egitto e poi la Spagna) e la gente rimane sulla piazza circa per due mesi e continua…)

    Si, ora dobbiamo continuare… (Dopo, il settembre, c’ è il legge nuovo e”odioso” per l’educazione, l’attuazione di nuove misure economiche …)
    Questo che faciamo qui è molto, molto difficile. In “progetto” collaborano: la sinistra libera, i riformisti di sinistra, gli anarchici (non tutti i gruppi), indipendenti, alcuni sostenitori di Kornilios Castoriadis, e alcune persone sequaci di due partiti governativi. Siamo qui sensa identità partigiane… Si tratta di un esperimento. Vedremo…
    Qui, il “movimento” di persone estranei, raccolta nelle piazze e discutere politiche e ideologiche gli uni agli altri a centinaia, ogni notte, è una cosa mai provata prima, e questo “movimento”si diffuse rapidamente, quasi in tutto paese.
    E’ difficile cambiamo le nostro menti, le nostro stile di vita…, tante persone in così poco tempo?
    Il punto è: “non cambiare questo governo e portare un altro con lo stesso sistema politico ma cambiare l’ intero sistema politica e il consumatore stile di vita, tutti”.
    Voglio dire che in Grecia, c’ è un’ intensificazione degli eventi fra l’ ultimi 3 anni per arrivare a oggi… in resistenza del popolo.
    Penso che per succendere “La nuova Capitale della Grecia Oggi è Roma”, dovrebbe essere molte cose per molto tempo nel vostro paese… avete “lungo cammino” …ma dal’ altra parte, si sono sempre sorprese…
    Le domande sono identiche in tutti dui paesi … dopo il governo attuale, che risulta? che cosa succederà con l’economia, disoccupazione, educazione, cultura, la nostra vita…?
    Queste domande (soprattutto finanziari) esistono anche in altri paesi europei (vedete: Irlanda, Spagna, Portogallo Islanda…).
    Lo scorso fine settimana è stato un incontro a Lisbona, un primo contatto… per dibattito (hanno chiamato portoghesi), tra “commercianti” di paesi che ezistono problemi finanziari nell’ Europa.
    Abbiamo imparato che, le cose sono in forma embrionale ancora. Nella discussione che si è svolta… (Spagna/Portogallo – solo per problemi locali, Belgio (ancora senza governo) – discutibili, Islanda – comincia un nuovo partito politico, Italia – silenzio…)

    Non dovrebbe “La nuova Capitale della Grecia Oggi è Roma” dopo…”La nuova Capitale d’Italia Oggi è Parigi”, ecc…? Ma adesso questa cosa è possible?
    Non dovrebbe, la rezistenza, diffonde in tutta Europa… (in tutto il mondo se è possibile)?
    Tutti dicono che in Grecia diventa l’inizio… da parte del sistema finanziario europeo e globale o secondo da noi… comincia la resistenza. ‘E vero? Ancora non so. Vedremo a settembre…

    P.S. …gli occhi aperti… le cose gia hanno iniziato in Italia…

  190. […] ma non solo) e poi tutti a rallegrarci perche` il peggio e` passato. In realta’ il bello (o ballo) deve ancora venire, anzi sta proprio arrivando. A questo proposito e` interessante l’ultimo […]

  191. Il direttorio tecno-napolitano, come avete visto tutti, è già saldo in sella.
    Per ora commissaria governo e opposizione, azzera sovranità e diritti politici, già assai ridotti.
    Raddoppia la manovra che, con un paradosso omeopatico, è veleno spacciato per medicina.
    Preannuncia “altre prove di coesione nazionale”.
    Altre dosi massicce di veleno.
    Perchè già si sa che “non basta”. Perchè si sa che su quella via non basta niente.
    Il paese reale, reso astratto, stordito e sudato assiste sulle gambe, pugile incerto tra gettare la spugna e continuare a difendersi.
    Quando necessario il direttorio verrà insediato per via diretta. Le prossime due settimane ci diranno se questo avverrà subito o a settembre. La differenza vale solo per noi.
    Il direttorio a sua volta è una marionetta della tecnostruttura che sta portando al suicidio il pianeta.
    La tecnostruttura non è un complotto. Nulla avviene nell’oscuro, se non la mistificazione della realtà e dei dati oggettivi, anzi, mai come ora ne sarebbero chiari interessi convergenze e attori.
    La tecnostruttura è la casta globale dei sacerdoti del dogma che domina la scena da 40 anni, il teo-liberismo, la fase letale e terminale del capitalismo di rapina.
    La guerra mondiale del debito è questo. L’assalto definitivo della tecnostruttura per imporsi come elite permanente. Permanente perchè finale.
    Tutto ciò genera guerre, morte, fascismi, rigurgiti autoritari e localistici di ogni tipo. Ci lascia la scelta di aderire al fascismo wireless della tecnostruttura o a quello hardcore del rais locale, sangue e terre bastarde da difendere da altri bastardi con altro sangue e venuti da altre terre.
    Il direttorio, con la pretesa di salvare il paese e la democrazia, è fascismo che preannuncia altri fascismi.
    Sostenere la causa degli avvelenatori che si autoconfermano nel ruolo di medici unici è, bisogna dirlo, un crimine politico e sociale. Un crimine contro la convivenza e l’umanità.
    Ora, di nuovo, le condizioni per uno shock su scala globale sono tutte date. Vedremo se e come e quando questo avverrà. Di certo, noi non saremo risparmiati.
    Lunedì o martedì ci diranno che è poco. Che ancora non basta. Che si ricomincia da capo.
    Coesione Nazionale.
    Però, almeno alla fine, una buona notizia bisogna darla.
    La profezia dei maya è sbagliata. Il mondo non finirà nel 2012.
    Perchè so per certo che nel 2013 sbarcheranno i marziani.
    In Italia.
    E vinceranno le elezioni.
    L.

  192. @ luca

    sbarcheranno i marziani a meno che non diventino i nuovi protagonisti dei respingimenti beceroleghisti, *accolti* al grido di “Noi gli extra-terùn non li vogliamo”.

    gigi

  193. piccolo o.t.

    Oltre a Fanciullacci, oggi vorrei ricordare anche la rivolta degli operai austriaci del 15 luglio 1927:

    http://en.wikipedia.org/wiki/July_Revolt_of_1927

    Die Arbeiter von Wien:

    http://www.youtube.com/watch?v=2pmG7j5uLZI

    (sono in partenza. approfitto per salutare tutti e per ringraziare i compagni wuminghi per tutto il lavoro che fanno)

  194. @Luca
    scrivi luce scura, black hole sun, e teo-liberismo è *la* parola, la sintesi perfetta punto. Speriamo negli ufi non ci resta molto altro.

  195. Poteri forti. Menti deboli. Notizie rosa. Quote latte. Notizie al latte. Quote rosa.

    Libertà di Coscienza.
    Ratzinger, da Monaco di Baviera, invia un accorato monito ai politici italiani: “Bastardi ! Col cazzo che mi faccio arrestare.”
    Un’ora dopo il Vaticano precisa: “Oops! C’è stato un malinteso.”

    Stress Test Olimpici.
    Tutti quelli intenzionati a partecipare al salto in lungo, sottoposti ieri a un’importante prova di selezione.
    Dovevano saltare almeno dieci centimetri.
    Pare ce l’abbiano fatta in parecchi. Bravissimi.

    Stress Test Olimpici/2.
    Rosella Sensi nominata “assessore alle olimpiadi”.
    Organizzatori di Londra 2012: “Non ne sappiamo nulla”.
    Organizzatori di Rio 2016: “Nemmeno noi”.
    Alemanno: “Noi neppure”.

    Patti di stabilità.
    Il Presidente del Consiglio può restare. Anzi deve.
    Però non può parlare. Anzi non deve.

    Atti dovuti.
    Il Ministro dell’Economia è informato sui fatti.
    Interrogato sul suo collaboratore: “Non sapevo nulla. Mi ha mentito su tutto, anche sul nome. Pensate: è di Avellino”.

    Manovra di classe.
    Tremonti in aula in impeccabile Caraceni.

    Manovra di classe/2.
    Inserite all’ultimo minuto nella finanziaria le quote latte alle ginocchia.

    Manovra di classe/3.
    Tagliati costi della politica.
    Negato a Pannella l’accesso alla bouvette di Montecitorio.

    Manovra di classe/4.
    Raggiunto il pareggio di bilancio.
    Sei un pezzo di merda.
    E tu un frocio.

    Manovra di classe/5.
    Intervistato il Titanic: ” A essere sincero, non ricordavo che a bordo ci fosse un tale numero di stronzi”.

    Manovra di classe/6.
    Aumentano i poveri.
    Ancora intercettato Briatore: “Non accetteremo altre provocazioni”.

    Manovra di classe/7.
    Aumentano le tasse sui poveri.
    Di nuovo Flavio al telefono con Daniela: “Ok, ne accettiamo ancora qualcuna”.

    Corsa contro il tempo.
    Fiato sospeso in attesa dell’apertura dei mercati lunedì.
    Approvato decreto legge lampo bipartisan con il plauso del Presidente.
    Dopodomani è Martedì.

    Corsa contro il tempo/2.
    Il Presidente del Consiglio dichiara risolta per sempre l’emergenza rifiuti a Napoli.
    Ora la città si chiama Pulecenella. E’ anche più divertente.

    Corsa contro il tempo/3.
    Emergenza rifiuti a Pulecenella.
    Intervistato il Presidente del Consiglio: “Non ne sapevo nulla. Me l’hanno appena detto. Dateci tempo. Cazzo.”

    Spread.
    Più giù di brot.
    Più su di squeak.

    L.

  196. Nelle ultime ore stanno pompando ad arte questa polemica sui mancati sacrifici da parte della “casta”. Anche media di destra stanno cavalcando strumentalmente questa cosa. Mi sembra una campagna ambigua, figlia di una grossa coda di paglia : si dice in sostanza “i sacrifici li fanno tutti, anche i politici devono dare il buon esempio, ridursi i privilegi e se non lo fanno è uno scandalo”. Non ci siamo proprio, questa manovra è una grande rapina contro le classi popolari, non siamo di fronte a degli oggettivi e necessari, [inevitabili] sacrifici. Se diminuisci le autoblu o le pensioni dei deputati e lasci le privatizzazioni delle municipalizzate non hai risolto un granchè. Il fatto che ci sia gente che piuttosto che protestare contro la finanziaria si metta a ruota di queste campagne fintamente populiste mi fa riflettere.

  197. Due link, magari li avrete già visti. Sono due articoli di economia un po’ alternativi rispetto al mainstream, anche se “io non so un cazzo di economia” [ (C) WM4 e a. ;) ]
    http://goo.gl/zaUfv (“Perché la manovra non ci salverà”)
    http://goo.gl/GHCzs (“Attacco USA all’Europa”)

  198. Si si… ma ci hanno creduto che gli stress test sono stati superati davvero si si….

  199. Mi sono fatto persuaso che ci sia una anche una valutazione politica che fa muovere la speculazione in corso nei confronti dell’Italia.
    Ormai la credibilità del nostro governo è fortemente minata in ambiente internazionale e chi sta investendo sul ribasso punta sulla scarsa probabilità di tenuta della maggioranza.
    Non è più una questione di fondamentali economici, di rapporto tra il nostro debito e quanto di valore possediamo, il fatto è che lo gestisce B. e sapendo come ha gestito il paese nei suoi anni di governo, puntano sul fatto che non farà quello che serve al Paese per salvarsi, ma quello che serve a lui per conservare il potere.
    Ogni volta che il Presidente del Consiglio dichiara “non mi dimetto” parte una nuova ondata speculativa al ribasso.
    Ormai è questo che pensano di lui.

  200. La credibilita` dell’ inquilino di palazzo chigi e` minata da mo. Ora pero` ci vanno pesantemente. Secondo me gli schiaffi che hanno preso oggi le banche si sipegano che chi sapeva guardare dentro gli stress test ci ha visto robe brutte. In generale questa finanziaria non aiuta. Peggiora la situazione nel medio. Oltre che essere sulle spalle (e a sto giro in modo pesante) delle fasce piu` povere della popolazione non serve nemmeno allo scopo di rimettere a posto i conti e il rapporto dficit/pil. Perche` e` vero che fa risparmiare qualcosa ma coi tagli in quel modo fara` contrarre la spesa della gente in modo drammatico. E quindi rimarra` bassissimo anche il pil. come si suol dire cornuti e mazziati

  201. Tra l’altro visto che i cinesi hanno (pare) il 13% del nostro debito pubblico Frattini e` andato a rassicurarli. Frattini…..
    http://www.corriere.it/economia/11_luglio_18/frattini-pechino-manovra_b5bbf2e8-b16f-11e0-8890-9ce9f56cae65.shtml

    I sospiri di sollievo si sentivano fino qui…..

    Tra l’ altro secondo l’ articolo un giornalista cinese (famosi nel mondo per fare domande scomode….) ha fatto notare che tra adesso e quando ci saranno le misure vere e proprie ci sono le elezioni in mezzo, quindi la cosa non e` tanto credibile.
    Andiamo veramente a rotoli…

  202. Questa cosa che nel mezzo ci saranno le elezioni è la chiave di lettura di quello che sta succedendo.
    Chi può investire soldi in manovre di ingegneria finanziaria, sa che il govrno si è impiccato alle proprie decisioni politiche e farà pagare al paese le conseguenze delle proprie scelte.
    Dopo aver sanato tutto il sanabile, dopo aver condonato tutto il condonobile, dopo aver annunciato riduzioni di tasse, piani casa che fallivano come se fossero stati piani quinquennali dell’Unione Sovietica, dopo non aver incassato che la prima rata dei vari condoni fiscali (quella che era necessario pagare per potersi far accettare il condono) che credibilità ha il nostro presidente del consiglio?
    Qualche giorno fa, ho provato a spiegare ad una signora delle pulizie perchè non mi fido di Berlusconi. Le ho chiesto: “se il tuo capo ti dicesse che hai 10.000 euro a disposizione da dare a chi se le merita tra i tuoi colleghi di lavoro (te compresa) e che la decisione sarà solo tua, tu a chi li daresti?”
    Lei mi ha risposto: “li terrei per me”.
    Ecco, appunto, per questo motivo non mi fido di lui, perchè dovrebbe fare una legge che penalizza le sue aziende e/o le sue proprietà, se è lui a decidere?
    Un trader, però, vede questo solo in termini di probabilità di realizzare un guadagno, come mi disse un tale una volta, l’unica etica del capitale è il profitto.

  203. La cosa pazzesca è che questi adesso vanno in vacanza.
    Torneranno di gran carriera, con le facce stranite, i braghini corti e le infradito.
    A fare che? La solita cosa: farci il culo. Forse anche intervenendo nottetempo sui conti correnti.
    Siamo Willy il Coyote in quelle fantastiche sequenze durante le quali corre per un bel pezzo, ma la strada e i tornanti sono già spariti da un bel po’, solo lui non lo sa e va ancora avanti.
    Poi si ferma. Guarda di sotto. Si gratta in testa, e poi guarda noi. Spaurito. E sparisce nel vuoto.
    Nelle ultime due settimane la Deutsche Bank si è liberata del 90% dei titoli di stato italiani.
    Come dice quel coglione di Gordon Gekko il denaro non dorme mai. E non va in vacanza.
    Eh, però dai, sempre catastrofista, è che è la Grecia, e poi c’è l’Irlanda e il portogallo e la spagna, e poi che quando obama e quell’altro si mettono d’accordo passa tutto, che noi c’entriamo poco con questa storia….
    Ecco, appunto.
    Ce lo siamo meritato. Siamo un paese ignorante e presuntuoso come pochi altri. Ci siamo tenuti trent’anni di inenarrabile feccia sul groppone per farci levare la multa per divieto di sosta dal vigile urbano amico di un amico di famiglia. Furbi, eh?
    E adesso siamo in coma. Però con le infradito.
    Il meteorologo sussurra: tra dieci giorni controllare l’estratto conto.
    L.

  204. @Pedrilla

    Quelli che ipotizzavano che Pechino detenesse il 13% del nostro debito pubblico si sono prontamente rimangiati la proiezione al secondo giorno di visita del ministro, e tra l’altro si trattava di un’ipotesi abbastanza vecchia.

    Quando Frattini si è sottoposto alle domande dei giornalisti cinesi, io c’ero: penso che lo abbiano incalzato soprattutto perché in questo periodo la stampa cinese spara a palle incatenate sul debito pubblico occidentale, tanto per il timore di effetti negativi sulla loro economia che a causa di una serie di problemi finanziari e monetari interni dai quali è bene sviare l’attenzione. Il nostro ministro degli Esteri ha dimostrato una notevole inconsistenza, e ovviamente ha detto che non si era mai parlato di vendere debito pubblico italiano ai cinesi.

    Detto, fatto: negli ultimi giorni il direttore generale del Tesoro Grilli è andato con il cappello in mano prima a Pechino e poi a Singapore, dove ha incontrato i vertici dei fondi sovrani.

    Non penso che Frattini fosse lì per rassicurare sul debito che detengono già; probabilmente era lì per provare a vendergliene ancora….

    @Luca: sì, per quello che può valere, anche a me sembra che le premesse per una rapina dai nostri conti in banca ci siano tutte…

  205. […] l’8 luglio, spronati nell’analisi – diamo a Cesare quel che è di Cesare – da un lungimirante appello pubblicato da GIAP, il blog dei Wu […]

  206. […] invece l’augurio di un Direttorio Napolitano, di un governo di salvezza nazionale, di misure d’emergenza sembrano essere le sole parole da […]

  207. La conferenza stampa appena fatta da berl e trem è il più clamoroso sfoggio di incompetenza cui abbia assistito.
    Qualcosa che lascia senza parole.
    Un cane potrebbe guidare il paese con più raziocinio.
    L.

  208. Durante la diretta ero tornata su questa pagina e rileggendo il tuo intervento del 30 luglio m’e` scappato un sorriso (torneranno in infradito?)
    Comunque si sono degli incompetenti assoluti ma eseguono solo gli ordini da Bruxelles, o meglio ci provano. Li vogliono fuori, e ci vogliono massacrare nel frattempo. Tutti, governanti europei ed italiani. Qui e` pieno di cattivi, e i buoni dovrebbero solo prendere i forconi.

  209. Scusate lo sfogo. Oggi leggevo un articolo sulla Russia post sovietica e sulle sue difficolta` nel raggiungere le meraviglie del liberalismo occidentale, unica soluzione. Von Mises e Hayek. Siamo ancora li`. E le misure che ci tireranno addosso sono quelle fallimentari che ci hanno portato fino a qui. Perche` non possiamo crollare come l’URSS, nel senso che chi ci guarda dice “e` un sistema fallimentare, vedete?”
    Sono solo arrabbiata perche` ancora comandano quelli che il marxismo si e` dimostrato storicamente fallimentare.
    Ho scritto tre volte fallimentare, segno dei tempi, e del fatto che le letture americane fanno bene al mio inglese ma male al mio italiano.

  210. L’avevo scritto un mese fa (ho un riferimento abbastanza preciso in proposito).
    Berlusconi non vuole (non voleva?) pagare il prezzo politico delle misure necessarie a portare avanti una coerente politica conservatrice. Come conseguenza abbiamo avuto i BTP al 6,14% con gli interessi da pagare per i prossimi 10 anni.
    Ora l’intervento economico otterrà due cose:
    1) ridimensionare gli interessi passivi sui prossimi BTP (e di questo Berlusconi e Tremonti si intesteranno il merito)
    2) misure tatcheriane nei prossimi 6 mesi, additando l’opposizione e la CGIL come nemici dell’Italia quando faranno notare che in questo modo si massacrano i lavoratori a reddito fisso.
    Mi rimane sempre un dubbio.
    Supponiamo che un uomo molto ricco, che sia anche Presidente del Consiglio e abbia molti soldi da investire. Converrebbe a questa persona che i BTP abbiano un interesse superiore al 6% mentre la borsa perde il 20% dall’inizio dell’anno e il 13% in un sola settimana? Converrebbe a questa persona comprare BTP decennali a oltre il 6% di interesse, quando le aziende faticano a dare utili, visto che il PIL anche quest’anno crescerà dello 0,8 %?
    L’avevo scritto un mese fa e ora si è avverato.

  211. Dunque, vediamo.
    Il default c’è già stato. Giovedì, verso le tre del pomeriggio.
    Dopo la seconda consecutiva conferenza stampa disastrosa del governo, chiunque avesse anche solo un francobollo con sopra scritto Italia ha cominciato con frenesia a disfarsene.
    In un paio d’ore un effetto valanga ha scatenato l’ondata inarrestabile di crolli. Alle cinque del pomeriggio qualcuno ha staccato la spina ai server. Alla lettera. Per evitare che il 5 diventasse 10 e poi 15 e via così.
    Anime buone? Samaritani che hanno avuto pietà?
    Fin troppo ovvio che no.
    Dalla stessa serata l’Italia è stata commissariata da un conglomerato misto di Stati, Enti sovranazionali (Bce, FMI),
    e soggetti criminal-privati della finanza internazionale (banche d’affari, fondi pensione e sovrani, agenzie).
    Ogni fallimento comporta la perdita di sovranità economica, e non solo, di autonomia decisionale. E questo è appunto il nostro caso, che già ne avevamo ben poca.
    Solo questo vuol dire la grottesca e terza conferenza stampa avvenuta ieri sera. Le cosiddette misure annunciate non hanno alcun senso e dureranno meno del week end già in corso.
    Le due tragiche maschere che si sono presentate ieri, imbellettate e pallide come da commedia goldoniana, avevano solo una cosa da dire.
    Signori, non rivolgetevi più a noi. Siamo pupazzi infilati dalle braccia di ventriloqui. Balbettanti e terrei hanno improvvisato su un copione scritto altrove. Mezz’ora è stata più che sufficiente.
    Da lunedì l’Italia non sarà più un paese sovrano. Le richieste saranno continue, ripetute a cadenza sempre più ravvicinata. In tempi molto rapidi, da un aggiustamento all’altro, si venderà a pezzi ciò che resta di questa terra e di coloro che vi stanno sopra.
    Là dove il grottesco e il tragico si mescolano fino a non essere distinguibili, è che tutto ciò non farà altro che avvitare sempre peggio la spirale. Si infila la testa nel cappio mentre si annuncia di essere stati graziati.
    Ottemperare a tutte le richieste dello strozzino non significa estinguere il debito. L’esatto contrario.
    D’altronde non ci si poteva aspettare molto altro, data la qualità dei soggetti in campo, tra i quali non vanno dimenticati gli irresistibili oppositori.
    L’occidente si autofagocita nel suo ultimo slancio nichilista.
    Condisce le pietanze del banchetto finale con il veleno per secoli imposto ad altri.
    Da lontano assistono con stupore e divertimento all’ultima Grande Abbuffata.
    Festeggeranno con un rutto propiziatorio, come usa dalle loro parti.
    Comincia l’impero cinese.
    L.

  212. Scusa Luca, ma col declassamento del debito USA i cinesi che fanno, festeggiano a base di carta straccia?

  213. Addensa. Che pensate di questo?
    Ripreso anche da comedonchisciotte (che non vi piace) ma mi sembra interessante (il blog non lo conoscevo)
    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2011/08/cosi-viene-presentata-litalia-agli.html

  214. Addensa è un lapsus freudiano, ho il buco del culo stretto a punta di spillo.

  215. Valter,
    mi meraviglio di te. Davvero.
    Alla Cina i 1300 miliardi del debito usa che hanno in pancia, e potrebbero essere 2000 o anche il doppio, interessano solo per un motivo. Tenere il nemico per le palle.
    Trattare alle loro condizioni fino a quando gli conviene.
    Comprarsi pezzi del continente americano a piacimento.
    Sputare via il resto.
    Da quando è cominciata la guerra mondiale del debito (2007)
    ti faccio notare che la Cina, per via di una liquidità fantasmagorica che solo lei possiede come stato sovrano, ha comprato mezzo continente africano. Cash. In particolare le terre coltivabili. A milioni di ettari.
    Con il sudamerica le cose vanno di pari passo, anche se con variabili rispetto all’africa.
    Dall’inizio della crisi europea (2009) i nostri cugini a mandorla hanno, per un paio di miliardi, rilevato Patrasso dai poveri greci. Il più grande scalo portuale del mediterraneo.
    E anche Gioia Tauro per info è roba loro.
    E’ per quello che Ferrarone oggi rimpiange i bei tempi e si strugge di nostalgia per George W., almeno lui, pensa, gli avrebbe tirato tanti bei missilotti.
    Probabile che ci proveranno tra qualche anno quei geni dei Tea Parties.
    Sul successo dell’impresa però non ci giurerei.
    L.

  216. @ Valter e @ Luca

    Non conoscevo neanche io il blog che citi, ma molti punti della sua tesi mi sembrano deboli.

    Non è vero che nessuno ha pubblicato la notizia del declassamento di USA e Italia da parte di Dagong.

    Non credo che questo declassamento significhi automaticamente che Pechino non è intenzionata a comprare debito pubblico da Washington e da Roma.

    Non è vero che lorsignori stiano pensando di “tenere i cinesi fuori”: come potrebbero? Già a novembre dell’anno scorso le solite diplomazie “informali” si erano mosse con un incontro trilaterale Cina-USA- Ue organizzato a Pechino dagli ineffabili tizi dell’Aspen Institute. Erano i giorni in cui la FED aveva appena lanciato il quantitative easing 2, la manovra con la quale in pratica l’America stampa più dollari, diminuendone di fatto il valore. Tvemonti si aggirava contento per il vertice –che si è tenuto alla Scuola Centrale del Partito- e sembrava che cercasse qualche tipo di convergenza coi cinesi. Quando qualcuno ha cercato di incalzarlo sulla questione (il summit era ovviamente a porte chiuse), lui ha semplicemente fatto capire che i cinesi erano incazzati per il QE2, che diminuiva il valore del credito che vantano nei confronti di Washington.

    Ancora, a fine marzo c’è stato a Nanchino un summit finanziario del G20, organizzato dalla presidenza di turno francese e- per quel poco che ci hanno fatto seguire- anche lì mi è sembrato che il tentativo di Sarkozy (europeo, quindi) fosse quello di tirare dentro i cinesi, magari rispolverando l’idea di riformare il Diritto Speciale di Prelievo e impiegarlo come moneta di riserva alternativa al dollaro.

    Ma non so se un’accelerazione di questo processo serva davvero alla Cina: lo yuan è una moneta parzialmente convertibile, il cui tasso di cambio viene deciso dal governo. Lasciando da parte gli attacchi americani a questa politica, è comunque una moneta sottostimata nei cambi con l’estero, cosa che da un lato aiuta il Dragone ad accumulare un vantaggio negli scambi commerciali, e dall’altro intrappola Pechino nel dilemma di dover investire in qualche modo le immense riserve in valuta estera che ha accumulato. L’euro poteva essere una valida alternativa al dollaro, ma abbiamo visto tutti che cosa è successo. La stessa SAFE, l’authority cinese che controlla le riserve in valuta estera, ha ammesso che pur volendo differenziare i loro investimenti, mercati come oro e materie prime (soprattutto a carattere energetico) sono “troppo ristretti e troppo volatili, un acquisto troppo massiccio di queste commodities ne spingerebbe in alto i prezzi, aumentando il costo della vita dei cittadini cinesi.”
    Dagong è un’agenzia di rating nata per controllare lo strapotere delle tre sorelle e fornire voti alternativi per gli investimenti dei paesi già nell’orbita cinese; c’è praticamente la certezza che uno dei soci sia legato direttamente al governo (ovvio) e forse in particolare alla cordata di Wen Jiabao.

    Le statistiche dell’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino lasciano il tempo che trovano: se dicono che a giugno l’inflazione era cresciuta del 6.4% toccando un nuovo record, possiamo stare sicuri che in molte zone è già al 10%, e la gente è incazzata perché la metà del suo stipendio se ne va via in generi alimentari. Il luogo comune che il consumatore cinese risparmia è già al capolinea da tempo: il cinese è costretto a spendere sempre di più. Senza parlare della bolla speculativa immobiliare che c’è in atto in Cina e dell’indebitamento dei governi locali.

    Insomma, e scusate se sono stato lungo, a mio avviso gli americani sono drogati di debito e, al momento, la Cina è drogata del credito che deve continuare a erogare. Se, come dice Luca, l’impero cinese sta iniziando, dovranno comunque trovare parametri completamente nuovi. Ed è un pensiero che mi tiene sveglio la notte.

  217. P.S.: poi potremmo anche ragionare su vari tiri mancini che le potenze in gioco si stanno tirando sottobanco: penso alle cosiddette “proteste dei gelsomini” lanciate a febbraio sul web cinese, con l’allora ambasciatore USA Huntsman che si presenta sul luogo dell’appuntamento in giubbotto che manco Top Gun, oppure a tutto il caso Google vs. Cina.

    Penso che la guerra mondiale del debito, come la chiama Luca, si articola anche attraverso molti altri canali: per dirla con Giannuli, è asimmetrica, è coperta, è globale.

  218. @Luca – LiDong An
    Capito. Sarebbe interessante sapere se e fino a che punto l’Unione Europea, che ha un debito pubblico complessivamente non inferiore a quello degli USA, è nelle stesse condizioni coi cinesi, cioè se i cinesi ne detengono quote così consistenti. In caso contrario, un’azione importante sarebbe quella di resistere alla tentazione di vendergli non solo titoli di stato, ma anche proprietà. Non so dove vivete voi ma, dove vivo io, nell’alto milanese che è zona de-industrializzata, i cinesi arrivano con valigette piene di cash, fanno offerte che non si possono rifiutare e comprano di tutto: immobili, attività commerciali, capannoni da riadattare a magazzini ecc.

  219. @Valter

    A Torino il numero di bar e ristoranti rilevati e gestiti da cinesi (mantenendo uno stile italiano, da bar dello sport per capirci) è notevolmente cresciuto negli ultimi tre mesi, e non solo in periferia. Pagano in contanti, da quanto sento dire, e nessuno rifiuta l’offerta.

  220. Lo splendido e straziante “Memoria del Saqueo” di Pino Solanas è andato in onda, ieri su Rai5, come fosse in diretta.
    Da un paese qui a fianco.
    Come fosse uno specchio.
    Nel quale rifiutiamo di guardarci.
    Siamo abituati alla nostalgia del “come eravamo”.
    Non all’orrore del “come saremo”.
    Credo andrà in replica oggi stesso.
    Se avete occasione e voglia, guardatelo. Guardatelo bene.
    Seguitene con attenzione la cronologia, i tempi. Le connessioni.
    Fatene di vostre.
    Storicizzate sempre. Generate relazioni cognitive, non identità.
    Osservate bene i volti. Di una parte e dell’altra.
    Perchè c’è, una Parte. E c’è l’Altra.
    Bisogna rendere omaggio ai programmatori, non c’era momento più adatto per trasmetterlo.
    Però se siete al mare, e vi godete la giornata e poi la serata in tutt’altri modi e pratiche, non saprei comunque biasimarvi.
    L.

  221. chiedo delucidazioni in virtù della mia inesauribile ignoranza dell’argomento. In particolar modo @luca, ma in effetti a chiunque possa aiutarmi. Nello specifico, il pezzo sui cinesi che si sono comprati Patrasso… ecco, se si potesse trovare articoli o comunque approfondimenti, grazie!

  222. Dal giugno 2010 la COSCO, China Ocean Shipping Co., ha rilevato tutti i terminal container del porto del Pireo.
    Ciò è avvenuto attraverso un accordo col governo greco e il rilascio di una concessione per 35 anni sull’area, a un prezzo di circa 5 miliardi di dollari.
    E’ chiaro che chiunque controlli l’area container di un porto commerciale, è di fatto il padrone unico del medesimo.
    Il principale scopo strategico-commerciale e assicurarsi il maggiore scalo di influenza sulle aree dei balcani, di tutto l’est europeo e del mar nero. Nel giro di pochissimi mesi, attraverso accordi e penetrazione diretta, sono già state assorbite buona parte delle attività di ogni genere che vi gravitano intorno.
    In meno di un anno le relazioni contrattuali e salariali sono mutate radicalmente. In pratica è quasi sparita qualunque forma di sindacalizzazione. Si lavora a cicli continui, turni elaborati giorno per giorno, con disponibilità alla chiamata h24 tutti i giorni, anche di notte e senza straordinari.
    Per paghe che oscillano intorno ai 600 euro mensili.
    Quando i primi lavoratori chiesero le pause cesso, i capisquadra gli hanno risposto:
    -Pisciate a mare. E’ più comodo per tutti.-
    L.

  223. @Luca e tutti

    “Diario del saccheggio” in replica stasera alle 23.45 su Rai5.
    Visto l’altra sera, stavolta lo immortalo su dvd per rivederlo tra qualche mese. E se ballare ci tocca, per farsi almeno un’idea di che musica sarà, e come muovere i passi.

  224. @VecioBaeordo:
    grazie per il suggerimento di “Diario del saccheggio”: lo ho trovato illuminante :)

  225. Piccola nota, e un’occasione di investimento.

    Fa sempre impressione, per quanto uno lo sappia, vedere quanto questo sia un paese di destra.
    La tragica impreparazione con cui ieri si è presentato il governo, con nulla in mano, e il sussiego e la condiscendenza con cui tutti gli attori in scena commentano la situazione, formano un unico blocco.
    A parti invertite, l’incredibile pantomima di ieri, o le assurde capriole nonsense della scorsa settimana, o i fantasmagorici balletti verbali, avrebbero scatenato le piazze, anche il 10 agosto, potete giurarci.
    I media e tutti gli opinion leader “terzisti” (i più destri di tutti) ci avrebbero scaraventato di forza per strada. Avrebbero imposto la defenestrazione immediata di qualunque governo in carica.
    Invece la crisi è mondiale…, e adesso poi è la francia… e i governi nazionali ormai contano poco… e in fondo, poi quale sarebbe l’alternativa?
    Bene così. Siamo questi, e con questo bisogna fare i conti.
    In ogni caso, se gianni e pinotto non mettono sull’eurotavolo entro domani 30-40 miliardi di soldi veri come acconto (ripeto: acconto), noi giapsters il 18 agosto, con dieci euro a testa, potremo comprarci Fiat e Unicredit.
    Oggi, tutte le società quotate in italia valgono, in termini di capitalizzazione, meno di Apple da sola.
    Mettete da parte il deca per la colletta.
    L.

  226. Sul ruolo dei “politico” dei container consiglio il documentario:
    The Forgotten Space ->http://goo.gl/KDNOY
    (miglior docu a Venezia 2010…non la solita menata alla “zeitgeist”)

  227. Diventa interessante rileggere quello che abbiamo scritto un mesetto fa, maybe less, maybe more…

    http://www.carmillaonline.com/archives/2011/08/003994.html#003994

    Aggiungendo anche le considerazioni di Girolamo che ieri ha pubblicato questo su Carmilla.

    Al di là delle analisi dettagliate che aiutano a capire da dove arriva l’attacco e chi è il nemico in questo momento, la sintesi di quello che sta succedendo sta sempre dentro le analisi di Marx:
    1) è tuttora in corso una lotta di classe tra capitalisti e proletariati
    2) vince chi controlla il capitale

    Quella in corso non è “una speculazione a danno dei debiti sovrani”, ma il normale modo in cui il capitale produce profitto, quindi non stiamo attraversando una fase patologica, quanto piuttosto una fisiologica, nella quale chi detiene il capitale trova più comodo e più facile realizzare questo profitto utilizzando la debolezza economica dei paesi (debolezza che va letta in relazione al mondo di relazioni economiche e sociali che esistono all’interno di questi paesi) piuttosto che utilizzando i canali a noi noti dell’industria.

  228. anche a me il commento di girolamo su carmilla mi sembra la continuazione naturale del thread partito qui un mese fa e secondo me propone una riflessione fondamentale a quella discussione: La crisi odierna si puo’ combattere senza una seria discontinuita’ dal passato ? Questo e’ il punto fondamentale; non vorrei abusare di terminologie filosofiche usate da altri molto piu’ esperti di me ma la *fedelta’ all’evento* riguarda anche i mercati e l’evento in Italia c’e’ stato, un collasso del rischio idiosincratico di questa portata di un debito sovrano come il nostro e ‘senza ritorno. Non c’e’ finanziaria che tenga, c’e’ una soluzione in italia ed il mercato la detesta ed e’ la ristrutturazione del debito accompagnata da un prelievo forzoso sul risparmio(immobiliare) preferibilmente non una tantum . E con questo cocktail di misure si attaccherebbero le rendite parassitarie e non il lavoro e la crescita, le rendite immobiliari sono assimilabili allo sfruttamento del general intellect citato da girolamo perche’ vanno a dissanguare chi si muove verso le citta’ e affitta case per lavorare, studiare , insegnare e creare . I tentativi maldestri di salvataggi dei debiti sono tesi a preservare la sopravvivenza del sistema bancario cosi’ come l’abbiamo conosciuto negli ultimi anni, il mantra del *too big to fail* e’ un mezzo per garantire la continuita’ dello status quo . La citazione di Girolamo di Goldman Sachs e’ azzeccatissima perche’ testimonia l’incestuosita’ tra sistema finanziario e politico dove il blurring fra finanza e politica sta’ contagiando velocemente anche noi europei dove ormai il sistema finanziario e’ organico a quello politico e viceversa (sull’argomento consiglio “inside job” un film del 2010). Ecco perche’ la ristrutturazione del debito rappresenterebbe un fattore di discontinuita’ benefico x la rinascita del paese e probabilmente andrebbe a migliorare anche il rapporto capitale/lavoro nel momento in cui un reset generale andrebbe a demolire molte rendite di posizione sedimentate negli anni liberando risorse.
    @girolamo OT mi e’ piaciuto moltissimo il tuo nuovo libro di filosofia x dummies like me.

  229. Questo post non passa mai di moda. Vista la situazione consente sempre nuovi aggiornamenti.
    A proposito di conflitti, vorrei evidenziarvi quello tutto interno al rapporto capitale/mercato che è esploso ed è di tutta evidenza, dopo che il dinamico duo Merkel-Sarkò ha annunciato (non so se sia stato evidente che l’hanno fatto a nome dell’Europa intera, non parlando per conto di Germania e Francia) l’adozione per l’autunno della Tobin tax.
    Non saprei dire se la spinta che ha mosso la politica abbia le sue radici nello spirito dell’equità sociale, di fatto l’affermazione che viene da Francia e Germania (che questa estate non solo hanno commissariato l’Italia, ma tutta l’euro zona) è che “non abbiamo bisogno di questo tipo di mercato”.
    Ora lo so che molti di voi diranno “bella scoperta” e che molti altri penseranno che “è il mercato bellezza”, tuttavia, anche se non sarà mai troppo presto per accorgersene, sembra che “un altro mercato è possibile” e le perdite delle borse di questi giorni, non sono altro che i guizzi di un marlin che cerca inutilmente di liberarsi dall’amo del pescatore.

  230. Ritengo interessante, pertinente e per alcuni versi rivelatorio (anche se piuttosto lungo) il seguente articolo, riguardo “i primi 5000 anni della storia del debito”

    http://sos-iety.blogspot.com/2011/08/che-cose-il-debito-denaro-crisi-e.html

    lo posto qui perche’ credo ci siano diverse cose da analizzare, magari da cui discostarsi.
    Mi pareva il thread piu’ adatto, se per un qualunque motivo riteniate che il luogo giusto sia invece un altro, spostate senza rimorso alcuno!

  231. “Siamo stupidi. Moriremo.”
    (Blade Runner)

    Ultimo giro.
    Entro sessanta giorni finiamo nel burrone. Che poi ci siamo già. Porteremo con noi anche altri, se a qualcuno potesse far piacere.
    Stanno per saltare le banche. Stanno saltando Stati.
    Ritengo che stiamo vivendo i mesi finali dell’Europa come l’abbiamo conosciuta finora. Tra un paio di mesi il Nord (germania, scandinavia, benelux) prenderà decisioni molto gravi, di fatto staccando l’area euro-mediterranea. La Francia, se potrà, tenterà di agganciare quel vagone. Oppure amen.
    I partiti pro o contro non sono più equilibrati. Le condizioni nemmeno lo sono più. La baracca non regge, e non reggerà.
    Per fare ciò che deve, il Nord ha bisogno di una catastrofe.
    Non ci sarebbe bisogno di dire che l’evento ha la nostra precisa carta d’identità.
    L’autunno che s’appresta sancirà il nostro ingresso in una povertà di massa destinata a durare.
    Gli italiani si sveglieranno davanti agli sportelli blindati. Poi è probabile che vadano in cerca di un lavacro in un nuovo Piazzale Loreto.
    Non credo che parteciperò.

    Per chi facevamo il tifo? Non lo ricordo più.
    Per i Replicanti, o gli Umani? Chi erano, i Buoni?
    Dove eravamo, Noi? Con chi stavamo?
    Non ricordo.
    Ma ho l’oscura sensazione che mi sbagliavo.
    Che mi sbagliavo.

    “Più vita. Padre.”
    L.

  232. @ luca:

    Ti leggo sempre interessato, quindi non posso fare a meno di notare che non è la prima volta che prevedi cadute in burroni a brevissimo termine. Però, puntualmente, l’Italia e l’Europa strisciano e arrancano in avanti senza il famigerato tonfo.

    Prima o poi il crack ci sarà, però mi sembra che nessuno riesca a dire quando, e qualsiasi previsione sia fondamentalmente aleatoria.

    Che dici? Senza polemica, eh, la mia è pura curiosità mista ad interesse verso ciò che scrivi e come lo scrivi. :)

  233. Se ne hai voglia rileggiti un po’ di cose.
    Un anno, due anni, SONO il brevissimo termine. Capisco che adesso qualcuno immagini che sono i prossimi cinque minuti.
    Il post è stato scritto a inizio di luglio, tre giorni dopo che una manovra truffa aveva detto che eravamo a posto e faceva taglioni sul biennio 13/14.
    Da allora ci sono state altre tre (3) manovre e tutti pensano che non bastano a un cazzo, inoltre la Bce da un mese compra i titoli che altrimenti erano già carta da cesso, ma non ha affatto intenzione di continuare a farlo a lungo.
    Bisogna guardare i dati, non le opinioni.
    A me non interessa fare parte di quelli che hanno sempre ragione dicendo che può succedere A, o anche B, o forse pure Z e Y.
    Il brevissimo termine sono i prossimi cinque minuti solo per chi si occupa di videogames.
    L.

  234. @ luca

    Io nel tuo penultimo post datato 2 settembre leggo 60 giorni, da qui la mia domanda.

    (Domanda nella quale ho cercato, ma mi sembra invano dati i toni che avverto nella tua risposta, di evitare ogni polemica, ogni frecciata, ogni frase sotto intesa tipo “vuoi fare la parte di quello che ha sempre ragione”. Non l’ho scritto e non lo penso.)

  235. @Luca
    temo di essere d’accordo con te.

    Ci aggiungo un dubbio (l’ho buttata lì due giorni fa su twitter) in barba al rasoio di Occam che imporrebbe di non cercare spiegazioni nella malvagità laddove la stupidità sembrerebbe sufficiente.

    Vogliamo davvero credere che non ci sia un disegno?
    Che qualcuno, avendo visto la Grecia e fiutato l’affare, non stia coscientemente spingendo verso il disastro per poi rivendere i pezzi?
    Non sarà che le migliori energie di questi giorni siano già impiegati per pubblicare il listino prezzi, rimpinguare il portafoglio clienti, stabilire le percentuali delle mance e affannarsi per decidere chi starà dentro e chi starà fuori quando si dividerà la torta?

    Sì lo so che questo è complottismo, che quando il soggetto è “qualcuno” o peggio “loro” si tratta quasi sempre di paranoia. Ma non abbiamo avuto abbastanza prove che qui funziona tutto davvero così?
    E d’altronde non è andata esattamente in questo modo in Argentina?

  236. Sessanta giorni l’ho scritto perchè penso che nei prossimi due mesi accadranno un po’ di cose. Per niente idilliache.
    Il mio parere l’ho espresso, ho definito quella in corso Guerra Mondiale del Debito e ho azzardato che caratterizzerà in pieno gli anni ’10.
    E, come è ovvio, posso avere torto.
    Nessuna polemica.
    L.

  237. mettiamola cosi’: fino al 2008 il sistema del debito ci ha progressivamente condotti a una situazione di “mexican standout”. nel 2008 e’ cominciata la sparatoria. non e’ detto che alla fine qualcuno restera’ in piedi.

  238. leggo ora di un nuovo crollo in borsa in seguito alla pubblicazione dei dati sulla disoccupazione in usa. la cosa e’ interessante, perche’ fino a poco tempo fa bastava che un’azienda annunciasse riduzioni di personale perche’ i suoi titoli salissero in borsa.

  239. “Un uomo che abbia grossi debiti gode di considerazione. Per i suoi debiti non è lui solo a tremare, tremano anche i creditori.
    Sono costretti a passargli affari grossi, ché in caso contrario egli si dispera e lascia che tutto vada alla deriva. Non si può nemmeno tenerselo lontano, perché si tratta di ricordargli continuamente il debito. Per farla breve, è una potenza. E questo vale anche per l’uomo politico che abbia subito un numero sufficiente di sconfitte. Il suo nome è sulla bocca di tutti. Quelli che lo hanno seguito, sono finiti in un brutto impiccio, e un miglioramento della situazione se lo aspettano esclusivamente da lui.”

    “La cosa piu’ grande di Cesare erano i suoi debiti.”

    da “Gli affari del signor Giulio Cesare” di B. Brecht

  240. Domani Frattini incontra il direttore del fondo sovrano cinese.

    Stiamo provando ad appioppargli un po’ del nostro debito pubblico?

    E se accettano, che cosa vorranno in cambio?

  241. si balla! l’Economist insinua che l’Europa si può salvare escludendo “alcuni” paesi. Uno e la grecia, l’altro indovinate un po’ qual’è?
    http://www.economist.com/blogs/freeexchange/2011/09/europes-europe-crisis?fsrc=scn/tw/te/bl/insidersandoutsiders

    Sta iniziando l’ultimo giro sul Titanic, conviene correre alle scialuppe di salvataggio

  242. …ho come l’impressione che a quelle scialuppe non arriverò… Credo proprio di essere tra quelli della terza (quarta?) classe: sento in lontananza un’orchestra suonare, nessun giovin signore ha rubato un abito a sua sorella per portarmi a ballare su, nella sala, e neanche la parlo, la lingua di quelli che gridano le istruzioni per mettersi in salvo, e non so se ancora mi va di scrutare dai pertugi del fondo della nave, verso l’orizzonte, per essere la prima a gridare “terra!” (o forse, e sarebbe meglio, “iceberg in vista!”)

  243. @danae …blues

    l’idea era di correre fuori mentre la prima classe sta ancora ballando e calare noi le scialuppe, senza aspettare istruzioni che non capiamo, e che comunque servono a mettere in salvo quelli della prima classe, se avanza ci entra qualcuno della seconda, per noi non è previsto niente.

  244. Come Volevasi Dimostrare.
    Martedì scorso Lou Jiwei, il direttore del fondo sovrano cinese China Investment Corporation, ha incontrato Frattini e poi Tremonti.

    http://www.bloomberg.com/news/2011-09-12/italy-is-seeking-to-sell-significant-amounts-of-bonds-to-china-ft-says.html

    Stiamo cercando di affibbiare debito pubblico italiano alla Cina. Cosa possiamo offrire nel pacco come gadget? Magari qualche bella dismissione?

  245. Butto lì un’altra cosa.
    E’ imminente la nascita del PRB.
    Il Partito dei Ricchi Buoni sarà varato nel putrido stagno melmoso della crisi italica non appena si avrà un barlume di certezza su una qualsiasi data per elezioni politiche.
    Un primo elenco molto parziale: Montezemolo, Marcegaglia, Marchionne, John Elkann, Della Valle, Profumo, De Bortoli, Abete, Passera,- certo, profumo e passera vicini dovrebbero piacere molto a zu silvio ma forse non è questo il caso-, Colaninno e tanti altri che arriveranno. Credo che proporrebbero a De Benedetti e Scalfari di formare la corrente minoritaria di sinistra del partito, non so con che risposta.
    Al timone, ben coperto, dalla tecnoplancia di comando BCE-Goldman Sachs, Draghi.
    Alla bassa cucina politica locale, sempre necessaria, il sempre affidabile Casini.
    Si annunceranno con i 70 anni per le pensioni, le privatizzazioni di ciò che rimane e, mossa molto geniale, una patrimoniale da 300 e più miliardi euro, per riportare il debito intorno al 100% del pil, con cui si autoproclameranno salvatori della patria. In realtà sono i soldi con cui contano di comprarsi il Paese.
    Con il plauso del Presidente.
    Sapremo meritarci anche questo.
    L.

  246. Carmila oggi ripropone un pezzo di Sbancor, per molti versi, ancora attuale.
    Luca ha ragione il partito dell’interesse nazionale e’ pronto.
    Da Casini e Fini a Montezemolo, Abete passando per l’ineffabile Luca Cordero e la Marcegaglia.
    E i sindacati che faranno, dopo aver firmato uno sciagurato patto con la buona Emma?
    Si cerca una sinistra politica, intanto c’e’ la Fiom e il 15 Ottobre.

  247. A proposito di ricchi buoni, banche e Goldman Sachs: a quanto pare questi signori sanno essere più schietti di come li si dipinge.

    Come nel caso di questo trader, che da tre anni va a dormire sognando di arricchirsi grazie alla recessione e non ha problemi ad ammettere pubblicamente che “governments don’t rule the world, Goldman Sachs rules the world”. La banalità del vero.

    http://bit.ly/nL7o5W