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Alpinismo Molotov

La prima festa di #AlpinismoMolotov, 2-3-4 giugno al VisRabbia di Avigliana, Val di Susa

Oggi Alpinismo Molotov è un gruppo di lavoro, un blog, una pagina su Facebook, un profilo su Twitter, uno spazio di segnalazioni varie su Tumblr e soprattutto, corpi: quelli di compagne e compagni — in più accezioni del termine — che vanno in montagna in un certo modo.

Presto Alpinismo Molotov sarà anche un appuntamento nazionale, una festa che si terrà in Val di Susa.

Ma prima di essere tutto questo — prima ancora di avere quel nome — Alpinismo Molotov è stato una discussione su Giap.

Nella primavera 2013 l’uscita di Point Lenana ci diede la conferma definitiva dell’esistenza di una certa area, già subodorata dopo l’uscita de Il sentiero degli dei. Un’intersezione di tre insiemi:
■ le lettrici e i lettori dei libri di Wu Ming;
■ le appassionate e gli appassionati di montagna (si tratti di alpinismo, trekking, arrampicata e quant’altro);
■ gli attivisti di movimenti che si oppongono a grandi opere inutili, a pratiche invasive e deturpanti, allo scempio del territorio. Prosegui la lettura ›

«Non cedere all’adesso». Un viaggio che non promettiamo breve prosegue il suo viaggio #WM1viaggioNoTav

Un viaggio che non promettiamo breve

Si avvicina la terza edizione di Un viaggio che non promettiamo breve. Clicca sull’immagine per aprire la copertina completa con un nuovo testo sull’aletta (PDF).

Mentre Un viaggio che non promettiamo breve procede verso la nuova ristampa, ecco un nuovo speciale, lungo il filo delle recensioni apparse e delle riflessioni fatte, pescate, condivise in quest’inizio di 2017.

Il tour di presentazione oggi a Bolzano tocca la ventiduesima data e domani a Trento la ventitreesima, e la strada è ancora lunga e impegnativa.

L’immagine del libro che ci consegnano i primi tre mesi on the road sembra proprio quella – oltremodo foucaultiana – della «boite à outils», la cassetta degli attrezzi. Questa l’espressione usata più volte durante la presentazione al centro sociale Sisma di Macerata. In quella serata si è usato il libro per illustrare il rapporto tra il sistema delle grandi opere e la «strategia dell’abbandono» che stanno subendo le zone montane del centro-est colpite dal terremoto.

Quasi a ogni tappa del tour, la presentazione di Un viaggio che non promettiamo breve è diventata l’occasione per ragionare sui conflitti locali e il futuro dei movimenti contro le grandi opere e/o per il «diritto alla città». Nelle ultime settimane è successo a Vicenza – qui l’audio della serata, con introduzione di Nicoletta Dosio – e a Firenze; in questi giorni accadrà nel Trentino-Alto Adige dove si lotta contro il Tunnel di base del Brennero (BBT); la prossima settimana avverrà a Verona, dove va crescendo un movimento No Tav, poi a GenovaArquata Scrivia, nelle terre dei No Tav Terzo Valico.

Più in generale, presentare il libro diventa l’occasione per fare il punto sulla centralità della cementificazione nella fase attuale del capitalismo italiano, com’è avvenuto in quest’intervista rilasciata a Ernesto Milanesi in quel di Padova. Prosegui la lettura ›

Omnia sunt communia! Il coraggio della Valsusa e il nostro, nell’onda d’urto del «colpo globale» #WM1ViaggioNoTav

L'Internazionale

«Quando una cosa comincia in un punto, bisogna saper accettare di non commisurarla subito con la situazione globale. Il colpo che ci è stato inferto è di natura globale. È talmente globale da poter restare indistinto abbastanza a lungo. Ancora non sappiamo quali siano i suoi ingredienti principali, le sue localizzazioni prioritarie, che cosa succederà, ecc. Sentiamo solo il colpo ricevuto e l’impotenza. Dal punto di vista della situazione globale, non c’è per il momento nessuna cura possibile per l’impotenza. La presunta risposta globale, infatti, la conosciamo, è il vecchio ritornello sulla “ricostruzione della sinistra”. Questo significa ritornare alle vecchie abitudini… e preparare quindi la reiterazione senza coraggio delle circostanze che provocano l’impotenza. Quando si riceve un colpo globale, il coraggio che deve rispondergli è locale. È in un punto che potrete ricostruire la possibilità di vivere senza perdere l’anima negli effetti depressivi del colpo ricevuto. Il coraggio orienta localmente nel disorientamento globale.» (Alain Badiou)

Il 15 ottobre 2016 Un viaggio che non promettiamo breve era ancora in tipografia e non si poteva ancora presentarlo, al massimo pre-presentarlo.
Due giorni prima, in un perturbante passaggio di testimone, Dario Fo era morto e Bob Dylan aveva vinto il Nobel per la letteratura. Secondo alcuni commentatori, quella dell’Accademia Svedese era una risposta preventiva a uno dei due possibili esiti delle presidenziali USA. Mah.
Mentre scriviamo questo post, la notizia che muove la macina è proprio l’esito di cui sopra.   Prosegui la lettura ›

Il lupo è un clandestino. Intervista a Luca Giunti su #AlpinismoMolotov, seconda parte

esemplare-di-lupo

«Il lupo è un animale conflittuale, non è pacifico, né pacificatore, è uno che arriva e mette in discussione.»

Dopo la prima puntata, su Alpinismo Molotov prosegue la più articolata e sorprendente riflessione sui lupi che possa capitarvi di leggere.

«Progetto con una scuola elementare, iniziano le storie sul ritorno dei lupi. Io faccio tutto il discorsino: i lupi sono stati sterminati, mancavano gli habitat, mancavano le prede, qualcuno li ammazzava direttamente. Un bambino alza la mano e dice: “Maestra, ma allora è come con i curdi”.

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Il lupo è una questione politica. Intervista a Luca Giunti su #AlpinismoMolotov, prima parte

lupi

Sull’ailanto circola un’enorme quantità di stronzate («la pianta-mostro» ecc.), Alpinismo Molotov ha deciso di vederci chiaro e così è nato il lungo post Ailanto: l’albero maudit che porta il paradiso fra il cemento, segnalato qui su Giap nel giugno scorso.

Dopo il vegetale, l’animale. Dopo l’ailanto, il lupo. Anche sul lupo si dicono tante fesserie, e così Alpinismo Molotov ha dato la parola al naturalista Luca Giunti. Un’intervista-fiume illuminante, ricca di spunti, corredata da link e video. Oggi la prima parte, la seconda nei prossimi giorni. Un’unica anticipazione: c’entra anche la Nutella.

Ailanto, l’albero maudit che porta il paradiso fra il cemento

Ailanto a Bologna.

Bologna, imbocco di via di S. Luca, dall’altra parte rispetto al portico. Una fila di ailanti, come pellegrini verso il santuario.

Segnalazione rapida: un poderoso post di Filo Sottile sul blog di Alpinismo Molotov. Cosa fare dell’ailanto, pianta immigrata odiata dagli xenofobi? È dappertutto, toglie lavoro alle piante italiane, puzza pure, stop invasione!
Ma davvero è «dappertutto»? E queste foreste clandestine che spuntano all’improvviso nelle aree dismesse, che nascono dalla nostra incuria, che riempiono di fronde il nostro abbandono, sono davvero un problema? Lo sono sempre?
Alberismo Molotov! Passeggiata nelle libere repubbliche del regno vegetale. Un ossimoro fertile sul quale crescono ailanti.
Commenti di là, grazie.

Montagne contro la guerra. Depuriamo vette e crinali da nazionalismi, militarismi e memorie falsificate

«Nel corso di un secolo sulle vicende della mattanza che fu la Grande Guerra si è accumulato un enorme armamentario retorico […], narrazioni tossiche che in occasione degli anniversari tracimano nel discorso pubblico e strumentalmente vengono utilizzate per riplasmare gli eventi ai fini del presente. Uno dei fatti recenti che ci pare significativo e indicativo di questa onda retorica che tracima sono le bandiere tricolori esposte sugli edifici pubblici lo scorso 24 maggio, su indicazione di Palazzo Chigi, nella data di entrata in guerra dell’Italia nel 1915 […]
La guera granda rappresenta ancora oggi «l’agente patogeno primario» di processi di costruzioni d’identità artificiose quanto odiose per razzismo, identitarismo e revanscismo mai sopito […] Nell’anno delle celebrazioni per il centenario dell’inizio di una guerra, noi vogliamo ricordare gli ignari mandati al macello, i disertori e i fucilati per insubordinazione, il dolore, la disperazione e la fame di chi patì la guerra nelle trincee, ma anche lontano da queste, nelle case dalle dispense svuotate dall’economia di guerra. Indifferentemente dalla parte del confine in cui albergarono queste sofferenze […]
Lanciamo una proposta a chi segue il nostro blog, una campagna che provi a disinfettare parte di quelle montagne dalla cupa retorica della guera granda, seguendo l’esempio della spedizione molotov al Monte Učka del 1° marzo 2015

Prosegue (da qui al 1918) su Alpinismo Molotov →