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Che cos’è la Wu Ming Foundation?

Altopiano di Macereto (MC), camminata di Alpinismo Molotov durante la festa «Diverso il suo rilievo», 3 giugno 2018, fotografia di Michele Massetani.

Nuova fase, nuova pagina di presentazione. Di quelle che sui blog si aprono cliccando «About» o «Chi siamo». Ché molte e molti ancora non sanno, o non si orientano, o vogliono avere il «quadro della situazione». Buona lettura e buone ricerche.

A proposito del Po in secca, dell’«emergenza idrica» e di come raccontare quel che sta accadendo

Questa foto è del 2017.

Ci investe l’ennesima ondata di immagini del Po in secca, e ogni volta i media fingono stupore. Si parla di «emergenza idrica», ma l’espressione evoca uno stato di improvvisa eccezionalità ed è perciò falsante, sottilmente eufemistica e diversiva.

Ricordiamo che il futuro del Po, del suo delta, delle terre che circondano il suo corso tra Emilia e Veneto è proprio il tema del progetto Blues per le terre nuove, che Wu Ming 1 ha descritto qui.

Ricordiamo l’apparente paradosso di quel territorio: la siccità, insieme alla subsidenza del suolo e ad altre dinamiche in corso, agevola l’ingresso dell’Adriatico, che nel frattempo si innalza per lo sciogliersi dei ghiacci polari. La mancanza d’acqua prefigura un mondo sommerso. Di questo non parla nessuno. Riportiamo alcuni stralci del testo linkato sopra:

«L’Adriatico reclama già la costa. Ogni tanto divora decine di metri di spiaggia in un sol colpo irrompendo negli stabilimenti balneari. Lo fa sempre più spesso. In una di quelle occasioni, nell’inverno 2018, sul quotidiano La Nuova Ferrara ho letto l’ossimoro “fenomeni eccezionali sempre più ricorrenti”.

L’Adriatico reclama i corsi dei fiumi. Il Po è indebolito dalla siccità, dalla scomparsa dei ghiacciai e nevai alpini, dall’incuria… Durante l’estate il mare è più alto e più forte, e risale il fiume per chilometri e chilometri, creando problemi all’agricoltura – con quell’acqua non puoi irrigare i campi – e pericoli per la falda potabile. Nel 2017 l’intrusione ha toccato i diciotto chilometri, superando l’asta della Romea. Il record risale però al 2006, quando l’ingressione fu di trenta chilometri e mandò in tilt l’acquedotto di Taglio di Po. Dai rubinetti usciva acqua salata. Prosegui la lettura ›

UFO 78 e altre storie: lavori in corso, eventi, stato dell’arte nel giugno 2022

Due titoli sulla stessa pagina: «È ancora possibile salvare Moro? Scontri per il piano Craxi» e «Un Ufo su Milano – rapporto ufficiale». UFO 78

Corriere d’informazione, 3 maggio 1978.

Dopo il punto della situazione pubblicato nel febbraio scorso, è di nuovo il momento di aggiornare lettrici e lettori sui vari progetti e lavori in corso, e di annunciare le date dei nostri prossimi impegni pubblici.

UFO 78

Finalmente, dopo anni di lavoro – in particolare l’ultimo anno intensissimo – il 26 maggio scorso abbiamo consegnato all’Einaudi la stesura finale del nostro romanzo UFO 78. «Finale» almeno per quanto riguarda questa fase, perché ora se ne apre un’altra, seppure più breve: sul testo si continuerà a lavorare nella versione redatta e impaginata. Al nostro imprimatur mancano ancora settimane di rilettura e revisione. La data d’uscita indicativa è il 10 ottobre 2022.

UFO 78 sarà il primo romanzo collettivo di Wu Ming del nuovo decennio, che è il quarto di attività del nostro ensemble, dato che cominciammo a scrivere Q alla fine del 1995. Dall’ultimo romanzo scritto a ranghi completi sono passati svariati anni, compresi due di pandemia che abbiamo vissuto in direzione ostinata e contraria.

Per noi è un’uscita cruciale, una tappa che riafferma e rilancia il nostro progetto letterario. Ci auguriamo di ritrovarvi anche a quest’appuntamento. Prosegui la lettura ›

Wu Ming riceve lo Stellfox Award 2022, assegnato dal Dickinson College

Notizie di questo tipo non siamo soliti riceverne, perché non partecipiamo a premi letterari. Come andò al Premio Strega del 1999 è sufficientemente noto. Competizione, gare, giurie, “eliminazioni”, gamification… Tutto questo non fa per noi, e si sa pure che evitiamo cerimonie e comparsate mediatiche. Dunque, premi et similia è raro che ne riceviamo.

Ma può capitare di ricevere premi senza “vincerli”, cioè senza dover competere né mettersi in mostra. Sono «premi» nel senso di riconoscimenti per il lavoro fatto, non nel senso di trofei.

Per farla corta: ci è stato assegnato un premio, lo Stellfox Award, conferito ogni anno da un prestigioso ateneo statunitense, il Dickinson College.

Negli anni scorsi hanno ricevuto lo Stellfox Award colleghe e colleghi quali Mario Vargas Llosa, Ian McEwan e Margaret Atwood. Prosegui la lettura ›

Su Pasolini e il suo centenario: di fascismi, algoritmi del dominio ed equivoci di lunga durata

«L’Espresso», 23 giugno 1974.

[WM1:] Ciclicamente si torna sulla vita e le opere di Pier Paolo Pasolini. Moltissimo sulla vita (e sulla morte), meno sulle opere, molto citate ma poco lette o, nel caso dei film, viste.

Stavolta si torna a Pasolini per via della ricorrenza tonda tonda che più tonda non si potrebbe: oggi è infatti il centenario della nascita, e da giorni siamo presi in un agencement di roba buona, scadente e pessima, tra convegni, mostre, documentari, podcast, monologhi teatrali, retrospettive cinematografiche, repliche televisive, riedizioni critiche e acritiche, coccodrilli impagliati nel ’75, memi con virgolettati fuori contesto.

Su tutto campeggia il volto di Pasolini, che gli zigomi forti fanno sempre sembrare scavato. La figura di Pasolini è prima divenuta icona, poi santino, poi significante qualsivoglia a cui associare qualunque significato. Prosegui la lettura ›

Una dichiarazione – politica e di poetica – sul virus del militarismo nel corpo sociale

Enrico Baj, «Generali», multimaterico s.d.

Nei nostri due libri del 2015 Cent’anni a Nordest e L’invisibile ovunque riflettevamo,  con gli strumenti dell’inchiesta e della letteratura, sul centenario della Grande Guerra e su come l’Italia lo stava celebrando. Lo facevamo avendo in mente le guerre jugoslave degli anni Novanta, nonché alla luce del conflitto in Ucraina. Perché, conviene ricordarlo, in Ucraina la guerra c’è dal 2014.

La conclusione era che, cent’anni dopo la prima guerra mondiale, il nostro Paese e in certa misura l’Europa tutta avevano più che mai bisogno, e sempre più avrebbero avuto bisogno, di anticorpi antimilitaristi, di esempi di diserzione, di rifiuto di ogni intruppamento. Perché quella del continente sul cui suolo non si sarebbero più combattute guerre era una fòla e nient’altro. Prosegui la lettura ›

Yekatit 12 | Febbraio 19. La Federazione delle Resistenze ricorda i crimini del colonialismo italiano.

Fucilazioni, impiccagioni e teste mozzate nel bassorilievo sul monumento a Yekatit 12 di Addis Abeba

Come già anticipato qui su Giap, anche quest’anno la ricorrenza di Yekatit 12 – 85° anniversario della strage di Addis Abeba – sarà l’occasione per ricordare i crimini del colonialismo italiano. Sabato 19 febbraio ci saranno iniziative a Bologna, Reggio Emilia, Padova, Milano e Roma, e i commenti qui sotto sono a disposizione per segnalare anche altre cerimonie, incontri, conferenze, rituali e blitz di guerriglia odonomastica. Qui trovate tutte le info che riguardano gli appuntamenti della Federazione delle Resistenze, nata l’anno scorso proprio attorno alle celebrazioni di Yekatit 12 in varie città.

Negli ultimi giorni, abbiamo anche ripreso l’aggiornamento della nostra mappa Viva Zerai!, per una topografia del colonialismo italiano. Eravamo rimasti parecchio indietro e ringraziamo chi ci ha indicato luoghi, targhe, monumenti ed edifici, magari chiedendosi per quale ragione non li avessimo ancora inseriti. Invitiamo tutti e tutte a non demordere, continuando a indicarci le tracce dei fantasmi coloniali, che spesso si nascondono in un nome dall’apparenza innocua, tra i simboli insondabili sulla facciata di un palazzo o dietro un’ingannevole Medaglia d’oro al valor militare. Prosegui la lettura ›