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Tutte le azioni di Yekatit 12 | Contro il colonialismo, e per riprendersi le strade.

Palermo, Yekatit 12. Rose per l’Etiopia in via Generale Magliocco

Partiamo dalla fine, in cauda venenum.

Stavamo ancora mettendo in ordine le foto e le testimonianze delle tante iniziative per Yekatit 12, quando sui giornali locali è uscita la notizia che l’Università di Bologna vuole concedere la laurea honoris causa ai suoi studenti, senza distinguere tra obbligati e volontari, dispersi durante l’invasione dell’Unione Sovietica, a fianco dell’esercito del Terzo Reich, in una campagna bellica che costò più di 20 milioni di morti al Paese aggredito. Il tutto, in una città che alla battaglia di Stalingrado ha intitolato una strada, via Mascarella Nuova, nel 1949.

Con lo stesso criterio, si finirà per attribuire un titolo ad honorem anche a chi scelse di abbandonare gli studi per andare a combattere in Etiopia, magari inquadrato nelle Camicie Nere.

O forse non ci si arriverà, se nelle piazze si terrà viva la memoria, come accaduto il 19 febbraio, per ricordare la strage di Addis Abeba e i crimini del colonialismo italiano. Prosegui la lettura ›

Yekatit 12 | Febbraio 19. Scusa, soldato, dove l’hai presa quella medaglia d’oro?

Reggio Emilia, città medaglia d’oro per la Resistenza, famosa nel mondo per i suoi  asili nido: dal cancello di via Salvador Allende, sul retro dell’Ipercoop, gli alunni entrano in file ordinate nell’edificio basso delle “Vasco Agosti“. Una bimba di prima elementare stampa un bacio sulla guancia del papà e a bruciapelo gli domanda perché la sua scuola si chiama così.

Il padre non sa la risposta, ma in pausa pranzo fa una ricerchina su Internet e scopre che al pomeriggio, quando andrà a riprendere sua figlia, dovrà dirle che Vasco Agosti è ricordato perché morì a Rarati, in Etiopia, l’8 agosto 1937, mentre partecipava alle grandi operazioni di “polizia coloniale” contro la resistenza dei partigiani locali, inquadrato nelle truppe dell’Italia fascista. E per completezza, dovrà aggiungere che Vasco aveva partecipato, da volontario, anche alla riconquista della Libia, dal 1923 al 1927, avendo sempre come nemici dei guerriglieri antifascisti.

Sarà che i miei figli hanno frequentato la scuola primaria XXI Aprile – giorno della Liberazione di Bologna – ma trovo davvero disgustoso che bambini e bambine tra i 6 e gli 11 anni debbano studiare tra quattro mura che portano il nome di un soldato invasore. Se poi quel soldato è l’equivalente di un tedesco della Wehrmacht sull’Appennino Tosco-Emiliano, morto in uno scontro con le Brigate Garibaldi, e per questo insignito di medaglia d’oro, ecco che il disgusto si trasforma in una domanda: perché i genitori non chiedono di cambiare nome alla scuola? Prosegui la lettura ›

Yekatit 12 | Febbraio 19. Storie di deportati, di confinati e dei loro figli.

Ras Immirù Hailé Selassié al confino a Longobucco (CS)

Terzo post, di quattro, in preparazione di Yekatit 12, il 19 febbraio del calendario gregoriano, giorno che abbiamo proposto per “agire la memoria” in ricordo dei crimini del colonialismo italiano.

Come abbiamo raccontato nel primo articolo della serie, quella data segnò l’inizio del massacro di Addis Abeba, durante il quale gli italiani uccisero migliaia di etiopi residenti in città (19mila, secondo la stima dello storico Ian Campbell nel suo più recente libro sulla strage).

Due settimane più tardi, ai primi di marzo del 1937, circa 187 alti esponenti della classe dirigente etiope vengono arrestati, insieme a 8 donne e 2 bambini, trasportati in aereo a Massaua e imbarcati sul piroscafo Toscana diretto a Napoli.
All’ultimo momento, però, la nave si dirige verso l’Asinara e i prigionieri vengono confinati nella Colonia sanitaria marina. Prosegui la lettura ›

Sulla morte di Marco Dimitri (13 febbraio 1963 – 13 febbraio 2021)

Marco Dimitri e Luther Blissett

Bologna, Cassero di Porta Saragozza, 1998, s.d. Volantinaggio congiunto Luther Blissett Project / Bambini di Satana. Marco Dimitri e un Luther.

Marco Dimitri è morto ieri, a Bologna, ancora non sappiamo come. Gli articoli usciti a botta calda risvegliano vecchie collere mai sopite, con la loro ambiguità, quel modo di usare il termine «setta», quell’insinuare che forse, chissà…

Paradossalmente, l’articolo più sobrio lo abbiamo letto sul Resto del Carlino, il giornale che con più zelo diede risalto alla sua persecuzione.

Marco è morto nel giorno del suo cinquantottesimo compleanno e nel ventiquattresimo anniversario dell’inizio del processo che gli triturò la vita.

Un processo basato su accuse false, testimonianze gravemente inattendibili, narrazioni – quelle sull’Abuso Rituale Satanico, SRA – che in molti paesi indagini e ricerche scientifiche avevano già derubricato a mere fantasie di complotto.   Prosegui la lettura ›

«A noi rimane il mondo». Un documentario sulla Wu Ming Foundation / Prima parte (di 2)

Il moodboard di accompagnamento alla sceneggiatura del 2018. Clicca per ingrandire.

[WM: A metà dicembre dell’anno scorso, in un post di notizie dal mondo del cinema, abbiamo rivelato per la prima volta che «una troupe bolzanina, diretta dal regista Armin Ferrari, sta girando in questi mesi un documentario sulla Wu Ming Foundation, ovvero sullo strano caso di collettivi e comunità sorte a partire dalle discussioni su un blog di romanzieri, per poi occuparsi di sentieri, di guerriglia odonomastica, di J.R.R. Tolkien, di bufale storiografiche, di cambiamenti climatici, di scrittura collettiva, di colonialismo…»
Per meglio spiegare di che si tratta, abbiamo chiesto ad Armin di raccontare la genesi dell’idea e il dipanarsi delle riprese dal vivo, che insieme a tanti materiali d’archivio andranno a comporre la traccia visiva del documentario. A questo proposito, chiediamo a tutte le giapster e i giapster in possesso di materiali audiovisivi – ma anche di foto e audio interessanti – su una qualche attività della Wu Ming Foundation, di mettersi in contatto con Armin e la produzione, scrivendo all’indirizzo info AT riffvideo.it.]

di Armin Ferrari

– E questa stanza è lontana? 
– In linea retta un 200 metri ma qui, purtroppo, vie dirette non ce ne sono.

A. Tarkowskij, Stalker,1978. Prosegui la lettura ›

Yekatit 12 | Febbraio 19. Zerai Deres, una mappa e una data per agire la memoria.

Secondo post, di quattro, per avvicinarci alla scadenza di Yekatit 12, il 19 febbraio, che abbiamo lanciato come giornata di iniziative per ricordare i crimini del colonialismo italiano.

Una settimana fa abbiamo reso pubblica la mappa qui a destra, in costante aggiornamento, dove intendiamo rappresentare i luoghi di una sterminata “topografia colonialista”: edifici, monumenti, odonimi, lapidi e fantasmi che incarnano nel paesaggio l’eredità coloniale d’Italia.

Abbiamo battezzato il progetto “Viva Zerai!“, in assonanza con il “Viva Menilicchi!” che architettammo a Palermo nel 2018. Ma chi diavolo era questo Zerai? Prosegui la lettura ›

Yekatit 12 | Febbraio 19. Ricordiamo i crimini del colonialismo italiano.

R. Graziani mostra le ferite riportate nell’attentato

Il prossimo 19 febbraio (Yekatit 12, nel calendario etiope) ricorrerà l’84° anniversario del massacro di Addis Abeba, uno dei peggiori crimini mai compiuti dal Regno d’Italia nelle sue colonie. La vicenda, dopo decenni di oblio e sottovalutazione, è ormai abbastanza nota, anche grazie alla traduzione italiana della monografia di Ian Campbell, Il massacro di Addis Abeba. Una vergogna italiana, pubblicata da Rizzoli nel 2018.

Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato, purtroppo fallito, contro il Viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, si scatena un’immane rappresaglia, condotta non solo da militari e camicie nere, ma anche da operai, burocrati e impiegati coloniali. Prigionieri o semplici passanti – colpevoli soltanto di essere africani – vengono uccisi a bastonate, a badilate, oppure pugnalati, fucilati, impiccati, investiti con automezzi, bruciati nelle loro case. Prosegui la lettura ›