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«L’acqua è crollata». Prosciugamenti, terraformazione e apocalissi culturali nel Delta padano

Il muro matto usato da Wu Ming 1 al convegno. Sullo sfondo, l’oasi di Cannevié.

di Wu Ming 1

[Versione integrale dell’intervento al convegno «Le Terre di Mezzo. Dalla valle del Mezzano alla valle Falce: scenari futuri di progettazione», Comacchio, 2 febbraio 2026, Giornata mondiale delle zone umide.]

Con il termine «bonifica» si intendono processi molto diversi tra loro, quando non antitetici. Usare lo stesso termine per quel che si faceva in epoche premoderne e preindustriali e quel che invece si è fatto in epoca capitalistica può essere fuorviante.

Per secoli il «governo delle acque» non implicò il prosciugamento completo delle zone umide. Gli obiettivi erano contenere i corsi d’acqua nei loro alvei, facilitare lo scolo delle acque dai terreni coltivati, e mantenere un equilibrio tra i coltivi, il bosco e la palude, perché all’agricoltura si integravano la raccolta, la caccia e la pesca.

«Bonifica», aggettivo sostantivato derivante da bonum facere, è termine che implica già una valutazione positiva. Chi «bonifica» fa il bene, ovvero rende buono un territorio che prima era cattivo. L’uso del termine ha facilitato il formarsi di una mitologia della Bonifica che poco ha a che fare con la storia reale di quei processi e delle loro conseguenze.

Adottando un nome più laico e più neutro, forse sarà meno arduo discuterne in modo critico. Per questo, nel riferirmi alle cosiddette «bonifiche» di età moderna e poi tout court capitalistiche – quelle meccaniche del XIX e del XX secolo – userò il termine «prosciugamenti». Prosegui la lettura ›

Favole artificiali a testa in giù. Ribaltare gli stereotipi, raccontare altrimenti.

È disponibile dai primi di novembre, sul sito dell’associazione Eks&Tra, l’ebook «Favole artificiali a testa in giù». Raccoglie i cinque racconti a più mani usciti dalla 11ª edizione del Laboratorio di scrittura collettiva meticcia, animato da Wu Ming 2 all’Università di Bologna.

Lo segnaliamo, in ritardo, perché il volumetto, – ancorché senza volume, – verrà presentato quest’oggi, 20 gennaio, alle ore 18, presso la libreria Modo Infoshop di Bologna, insieme alle persone che lo hanno scritto, a Filippo Milani, che segue il progetto per l’UniBo, e a Fulvio Pezzarossa, che quasi vent’anni fa ebbe l’idea di un laboratorio “universitario”, gratuito, aperto a tutta la cittadinanza, con particolare attenzione a richiedenti asilo, migranti e persone di origine straniera. Partito come palestra di scrittura individuale, con l’arrivo di Wu Ming 2 si è trasformato in un’esperienza di collaborazione narrativa. Prosegui la lettura ›

L’Officina Roversi di Bologna ci ha assegnato la Targa Anser Anser 2025

Bologna, assegnazione della Targa Anser Anser

Bologna, 29 novembre 2025, il teatro Testoni pieno durante la cerimonia di assegnazione delle targhe Officina Roversi.

Notizie così non siamo soliti riceverne, perché non partecipiamo a premi letterari. Come andò quella volta al Premio Strega è sufficientemente noto. Competizione, gare, giurie, “eliminazioni”, gamification… Tutto questo non fa per noi, e si sa pure che evitiamo cerimonie e apparizioni mediatiche. Dunque, premi et similia è raro che ne riceviamo.

Ma può capitare di ricevere premi senza “vincerli”, cioè senza dover competere né mostrarsi. Sono «premi» nel senso di riconoscimenti per il lavoro fatto, non nel senso di trofei.

A Bologna è attiva l’Officina Roversi, intitolata a Roberto Roversi, uno dei più grandi e mediaticamente schivi poeti italiani del Novecento, tanto allergico alle “comparsate” individuali quanto dedito alla cura di progetti collettivi e reti di relazioni tra persone. Un importante esempio per noi e per chiunque pensi che un altro modo di esercitare il mestiere letterario è possibile.

Di recente l’Officina Roversi ci ha assegnato la targa denominata Anser Anser, il nome dato da Linneo all’oca selvatica. È una citazione da La canzone di Orlando, di cui Roversi scrisse il testo, poi messo in musica da Lucio Dalla. Brano che a sua volta cita il finale di Orlando di Virginia Woolf. Prosegui la lettura ›

Calendario generale di Wu Ming, gennaio-febbraio 2026

Leonid Solomatkin, «Rompighiaccio», olio su tela, 1881.

Venerdì 9 gennaio
BOLOGNA
Wu Ming 2 presenta
Bologna. Deviazioni inedite raccontate dagli abitanti
(Ediciclo, collana Nonturismo)
in dialogo con Franco Cervellati
h. 18.30, Caffè San Domenico
Via Garibaldi, 5/D.

Mercoledì 14 gennaio
FERRARA
Wu Ming 2 presenta
Mensaleri
in dialogo con Marco Belli e Sandro Abruzzese
h. 17.30, libreria Libraccio
Piazza Trento e Trieste.

Sabato 17 gennaio
VENEZIA
Rodrigo Nunes presenta il suo libro
Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica
in dialogo con Wu Ming 1
h.16:30, Laboratorioccupato Morion
Calle del Morion 2951.
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«Tombolà» : continua la contaminazione tra circo, musica e letteratura

Il pubblico partecipa a «Come i pesci» di e con Giacomo Costantini, Clio Gaudenzi e Wu Ming 2

Tra Natale e San Silvestro, – il 27, 28 e 29 dicembre, – all’Auditorium Parco della musica di Roma va in pista «Tombolà», l’ottava produzione di Giacomo Costantini, del circo El Grito, e di Wu Ming 2.

Qui su Giap abbiamo raccontato più volte le avventure dell’Uomo calamita, che di questa collaborazione è lo spettacolo più longevo, nato ormai otto anni fa e arrivato a 138 repliche, con la partecipazione di quasi 25mila persone.

L’idea di mettere assieme musica, narrazione, circo e magia ha preso forma nel 2014, con la presentazione performativa dell’Armata dei sonnambuli. Intitolata Piccolo Circo Magnetico Libertario, comprendeva anche tre esercizi di «mesmerismo rivoluzionario» architettati da Mariano Tomatis. Da quel momento, leggere un romanzo sotto un tendone da funamboli non ci è più sembrata un’acrobazia impossibile. Prosegui la lettura ›

La cultura della strada | Terzo dispaccio da Mensaleri.

Il villaggio operaio di Bournville (West Midlands) in una pubblicità del cioccolato Cadbury

A poco più di due mesi dall’uscita, con una sola segnalazione sulla stampa nazionale, Mensaleri è stato ristampato e prosegue il suo viaggio. Prima della pausa natalizia avrà messo in fila ventisette tappe in undici settimane di tour. Quindici capoluoghi, di regione o provincia, dodici località «minori» e un solo festival, di quelli che durano più giorni e mettono in fila tanti appuntamenti.

L’impressione è che stia aumentando lo scarto tra una cultura che punta tutto sulla visibilità e una che invece scommette sulla presenza, l’intervento e la partecipazione. La prima non ha la minima idea di quel che accade nella seconda. I confini non sono più quelli tra il mainstream e l’underground, le categorie di un tempo si sono rimescolate. Cresce però la distanza tra chi opera in una bolla mediatica, prestando orecchio solo ai suoi riverberi, e chi si ostina a tenere il culo in strada, senza fingere che sia il paradiso. Prosegui la lettura ›

Il sogno di John Ball… prima della battaglia

Segnaliamo le due recensioni uscite finora del romanzo di William Morris tradotto da Wu Ming 4, Il Sogno di John Ball (Edizioni Alegre, 2025), delle quali riportiamo altrettanti stralci.

La più recente in ordine di tempo è quella di Antonio Montefusco su «Il manifesto» del 01/11/2025, intitolata William Morris, alter ego per una militanza bruciante:

A sognare, stavolta, è un uomo dell’Essex: non è più ospite (guest) del futuro, ma curioso esploratore del passato, con «una lingua che sa usare i versi». Un poeta, insomma, proprio come l’autore di cui costituisce la maschera e di cui si fa curioso portavoce. Siamo nel Kent, provincia meridionale dell’Inghilterra, nel 1381, e contadini e artigiani inglesi si preparano allo scontro con le truppe al servizio dell’odiatissimo duca John di Lancaster, che regge la corona in nome del nipote Riccardo II. […] La lotta del 1381 fu, in sé, vittoriosa: la servitù, molto diffusa, venne di fatto superata; ma l’uomo dell’Essex/Morris afferma stentoreo, e con un rivolo di fremito pessimista nella schiena: «lottate contro la servitù della gleba, che è in declino, mentre loro (i lavoratori del futuro) lotteranno contro lo sfruttamento, che sarà in ascesa». È difficile trovare in letteratura una migliore rappresentazione di quel misterioso appuntamento tra generazioni in lotta che Benjamin chiese, in un momento storico buio come il nostro, di verificare agli storici marxisti.

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