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«Il piccolo regno»: il secondo romanzo solista di Wu Ming 4 torna in libreria

Il piccolo regnoA sette anni dalla prima pubblicazione, Il piccolo regno di Wu Ming 4 torna in libreria in edizione tascabile, al prezzo popolare di €10.

Per la verità, zitto zitto, questo titolo – solo apparentemente minore nella serie dei solisti usciti dall’officina Wu Ming – è sempre rimasto in circolazione. Ciò è dovuto soprattutto all’impegno di librai e libraie che in questi anni hanno continuato a consigliarlo, e delle insegnanti che lo hanno adottato come libro di lettura in classe e continuano a farlo. Il lavoro di queste persone non sarà mai abbastanza ringraziato.

Sette anni fa, a scrivere del libro furono quasi esclusivamente donne, appartenenti a mondi diversi.

Tra tutte ricordiamo:

■ la recensione e l’intervista che Paola Carmagnani, docente di letteratura comparata dell’Università di Torino, realizzò per L’Indice dei Libri;

■ la recensione della collega scrittrice e giornalista radiofonica Loredana Lipperini sul suo blog Lipperatura;

■ la recensione di Chiara Matteini, della Società Psicanalitica Italiana.

Il romanzo è anche uscito dai confini nazionali: nel 2016 è stato pubblicato in spagnolo dalla casa editrice colombiana Norma.

Lunga vita al Piccolo regno, quindi, nella sua nuova veste e in quelle che verranno.

«Mario Gasparini» è il primo racconto in musica estratto da Veglione rosso.

Gennaio è ormai agli sgoccioli, e noialtri a gennaio avevamo promesso di iniziare a presentarvi gli audioracconti derivati da Veglione Rosso, uno per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023.

Ecco allora il primo melologo, dedicato a Mario Gasparini: la voce e il testo sono di Wu Ming 2, la musica è suonata e composta da Stefano Pilia, alla chitarra elettrica.

– E lEnsemble Concordanze? – si chiederanno le persone più attente – Non dovevano esserci anche loro, nel progetto? Prosegui la lettura ›

Black Elf Power: il lato chiaro e quello oscuro degli Anelli del Potere

di Wu Ming 4

1.  «Io odio l’elfo nero»

La serie tv Amazon Gli Anelli del Potere, tratta dalle appendici del Signore degli Anelli, ha deluso parecchi fan tolkieniani e non solo loro. Pur mostrando il suo punto di forza nella resa immaginifica di panorami e skyline, nelle prove di alcuni attori e nella ricerca per così dire etnografica sui popoli della Terra di Mezzo, è parsa incredibilmente carente sul piano della scrittura, cioè per quanto riguarda la costruzione della trama e dei personaggi. [Qui un’estesa recensione/riflessione con spoiler]

Prima ancora dei giudizi trancianti sulle falle narrative però, la serie tv ha suscitato una quantità di polemiche e dibattiti sulla canonicità della rappresentazione, e sulle intenzioni politiche della produzione stessa. Amazon Prime è stata accusata di strumentalizzare le storie di Tolkien, reclutando un cast multietnico e presentando personaggi femminili clamorosamente più forti rispetto a quelli maschili, in ossequio ai dettami del politicamente corretto made in USA. Nei mesi scorsi, in giro per la rete e per i social media, sono state lanciate invettive per la presenza di un elfo, una regina numenoreana, una principessa nanica e alcuni hobbit interpretati da attori e attrici nere. La loro presenza non sarebbe filologicamente corretta – ha protestato certo fandom -, perché nelle storie di Tolkien le suddette razze non comprendono individui non bianchi, dunque inserirli sarebbe una forzatura strumentale, un «fare politica usando Tolkien» (in Italia ne sappiamo qualcosa, anche se più spesso si è trattato di una politica di segno opposto, ma tant’è).  Prosegui la lettura ›

Quattro passi contro il Passante. Un rituale apotropaico per incontrare I sollevamenti della Terra.

Clicca sull’immagine per navigare la mappa provvisoria del percorso

Bologna si è affacciata sugli anni Venti del Duemila dichiarando per bocca del suo sindaco di essere «la città più progressista d’Italia».

Il primo frutto di questo suo progresso, l’opera più importante dell’immediato futuro, sarà l’allargamento del nastro d’asfalto che l’attraversa, da oriente a occidente. L’infrastruttura formata dall’A14 e dalla tangenziale raggiungerà in alcuni tratti le diciotto corsie. Per chi non la conoscesse, si tratta di un’autostrada urbana, che corre a circa tre chilometri dal centro storico, nel ventre di quartieri popolosi, e dunque a ridosso di case, condominii, campi coltivati, parchi e scuole.

Nell’ormai diffusa e solida consapevolezza che occorre ridurre l’uso dell’automobile, un progetto del genere ha l’aspetto di un mostro riemerso dal passato. È quanto di più retrogrado, inutile e ingiusto si potesse immaginare per contenere l’inquinamento, l’impatto sul clima, gli ingorghi. Prosegui la lettura ›

Una dichiarazione – politica e di poetica – sul virus del militarismo nel corpo sociale

Enrico Baj, «Generali», multimaterico s.d.

Nei nostri due libri del 2015 Cent’anni a Nordest e L’invisibile ovunque riflettevamo,  con gli strumenti dell’inchiesta e della letteratura, sul centenario della Grande Guerra e su come l’Italia lo stava celebrando. Lo facevamo avendo in mente le guerre jugoslave degli anni Novanta, nonché alla luce del conflitto in Ucraina. Perché, conviene ricordarlo, in Ucraina la guerra c’è dal 2014.

La conclusione era che, cent’anni dopo la prima guerra mondiale, il nostro Paese e in certa misura l’Europa tutta avevano più che mai bisogno, e sempre più avrebbero avuto bisogno, di anticorpi antimilitaristi, di esempi di diserzione, di rifiuto di ogni intruppamento. Perché quella del continente sul cui suolo non si sarebbero più combattute guerre era una fòla e nient’altro. Prosegui la lettura ›

Il Passante «green». Una civica e coraggiosa colata d’asfalto.

«Non giocarti la testa col diavolo…»

Cinque anni fa, insieme a Wolf Bukowski, abbiamo condotto un’inchiesta in sette puntate sul «Passante di Bologna», ovvero l’allargamento a 16/18 corsie del nastro autostradale che attraversa la periferia del capoluogo emiliano, a poco più di tre chilometri dalle Due Torri.

I primi tre articoli vennero pubblicati sul sito di Internazionale, con le foto di Michele Lapini, nel dicembre 2016. Gli altri quattro qui su Giap, tra gennaio e marzo 2017.
Non si trattò di un lavoro fatto solo sulle carte: assistemmo agli incontri del farlocchissimo «percorso partecipativo», ci intrufolammo alle cerimonie di presentazione del progetto, incontrammo le persone che abitano a ridosso dell’opera, organizzammo iniziative e camminate a tema. Prosegui la lettura ›

Ancora in pista, ancora sui palchi, con l’Uomo Calamita e lo Zulù

Come promesso, L’Uomo Calamita è tornato in pista, fin dal primo giorno di quest’anno.

Il circo El Grito ha piantato il suo tendone nello spazio esterno del Teatro Kismet, a Bari, e sotto la sua cupola, per sette repliche, si sono esibiti Giacomo Costantini, Fabrizio “Cirro” Baioni e Wu Ming 2.

Oltre mille persone, dall’1 al 6 gennaio, hanno ascoltato e visto la storia del nostro supereroe antifascista e della piccola Lena, raccontata con parole, colpi di batteria, strani strumenti musicali, illusionismo e numeri acrobatici. Una miscela che ci dicono essere unica nel suo genere, perché il circo ha spesso trovato spazio nella letteratura, ma il contrario è decisamente una novità: un testo letterario declamato sulla musica durante uno spettacolo circense sotto uno chapiteau.

Le prossime date in calendario saranno il 21, 22 e 23 gennaio, allo Spazio Flic di Torino. Si tratta del “recupero” delle serate previste per novembre e poi rinviate causa Covid. Con l’occasione, rendiamo disponibile l’audio della presentazione che si è tenuta al Circolo dei Lettori e che avrebbe dovuto concludere le giornate torinesi di novembre. Prosegui la lettura ›